Ricordatevi di ricordarVi di voi.

La fotografia istantanea ha cambiato la storia della nostra vita. In una frazione di secondo, ciò che è del tutto usuale, viene trasformato in “ricordo”. Il presente diventa automaticamente passato e nel tempo raccogliamo attimi che andranno a costruire il percorso della nostra vita.

Mio padre nel suo studiodsc_0015

Le istantanee si diffondono dal XX secolo e oggi chiunque può produrre fotografie di ogni genere, cronaca, pubblicità, reportage. Fino all’avvento del digitale, tra lo scatto e la visione delle immagini, scorreva un lasso di tempo necessario allo sviluppo e alla stampa.

Quando arrivavano a casa le stampe era una festa. Ci si metteva in cerchio a scorrerle, ci si stupiva, si piangeva o gioiva.

Le istantanee ci mettevano, allora, nelle condizioni di riflettere sulla nostra mortalità, sul tempo che scorre.

Ci davano opportunità di scegliere a cosa dare importanza, i nostri soggetti erano speciali.

Ma oggi, cos’è oggi un’istantanea?

Spesso le fotografie che produciamo, non riguardano più persone, luoghi speciali o oggetti da ricordare.

Oggi le fotografie si scattano di continuo. Tutto è degno di essere fotografato, in qualsiasi momento.

Inoltre, le nostre immagini, non si vivono più in forma privata, la diffusione coi social media è quasi esasperante. Tutti vedono tutto di tutti.

Le nostre immagini raggiungono perfetti sconosciuti dall’altro lato del mondo.

Questo sta cambiando la storia delle nostre vite, quello che rimarrà di noi?

Il nostro bisogno di essere visti e approvati nell’immediato ci porterà a non essere più riconosciuti e forse nemmeno ricordati, nel lungo periodo?

Oggi mi son svegliata con queste domande in testa.

Ciao

Sara

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Edward Curtis, “Uomo che non ebbe mai tempo per giocare”

« Secondo l’uso degli indiani il mio nome sarebbe quello di “Uomo che non ebbe mai tempo per giocare” »
(E. S. Curtis, Memorie non pubblicate)

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Mi capita raramente, di fronte ad un ritratto, sia esso fatto ad un uomo o ad una donna, di rimanere bloccata. Con questo uomo mi è successo.

Son rimasta un po’ inebetita a cercare la storia nei suoi occhi.

Oggi ho aperto il suo libro, me lo aveva regalato Grazia Neri durante uno stage fatto da lei, molti anni fa. Le sue foto mi emozionano molto, in parte per i soggetti, che mi hanno sempre affascinata,  in parte per la potenza delle immagini ed in parte per la sua storia (dell’autore) che fino alla fine ha creduto in questo colossale progetto.

Edward Curtis, nato a Whitewater il 16 febbraio 1868, muore a Los Angeles il 19 ottobre 1952.

Esploratore e fotografo, è mosso dalla necessità di fotografare i nativi americani, consapevole della prossima scomparsa, quasi definitiva.

Documenta onestamente e con un lavoro di “quasi catalogazione”, usi e  costumi, ormai in via di estinzione, del popolo degli Indiani d’America.

 La sua opera, The North American Indian, termina solo nel 1930. Venti volumi e “portfolio” rilegati a mano in pelle,  1.500 fotografie e 4.000 pagine di testo.

Curtis stesso ha stampato 272 set completi  del lavoro.

Il suo primo ritratto di una nativa americana è del 1895 e si intitola“Princess Angeline” (1800-1896). La donna era conosciuta anche come Kickisomlo ed era figlia di Capo Sealth di Seattle.

Da qui comincia l’avventura. Curtis viene aiutato da un finanziere americano che gli offre 75000 dollari. Sarà in perdita per l’enormità del suo progetto per sempre.

Il primo volume dell’opera, è su prenotazione, l’ultimo della serie ben ventitré anni dopo, risale al 1930.
Nel 1914 gira un film sulla vita degli indiani del nord-ovest, per trovare altri fondi per continuare la sua ricerca, il film gli frutta 1.500 dollari ma ha un costo di oltre ventimila. Uno stoico sognatore, insomma…mi piace molto!

Curtis muore il 21 ottobre 1952 a causa di un infarto.

Questo il necrologio:
«Edward S. Curtis, esperto mondiale di storia degli indiani nordamericani, è morto a 84 anni nella casa della figlia, Mrs Bess Magnuson. Dedicò la sua vita alla compilazione di una storia degli indiani [d’America]. Le sue ricerche furono condotte sotto il patrocinio del defunto finanziere John Pierpont Morgan. La presentazione della sua monumentale opera editoriale è opera del presidente Theodore Roosevelt. Mr. Curtis era famoso per la sua attività di fotografo.»

QUI altre notizie su di lui

QUI altre notizie su di lui in inglese

Ciao a tutti, spero vi sia piaciuto, Sara

Quanti generi fotografici conosci?

Buongiorno, ecco un elenco di tutti i generi fotografici che conosco, se ho dimenticato qualcosa, ditemi pure, ciao Sara

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AEREA

Le prime foto aeree furono realizzate in Francia nel 1858, a bordo di un aerostato: a realizzarle fu Nadar (Gaspard-Félix Tournachon, 1820-1910), pioniere della fotografia.

Per la realizzazione di aerofotografia il fotografo può utilizzare elicotteri, aerei e oggi i droni.

In qualche caso ho sentito di fotografie scattate sfruttando il volo dei piccioni.

ARCHEOLOGICA

Già D.F. Arago, nel 1839 (anno in cui fu brevettata la fotografia) affermò che questa essere utilizzata nel settore archeologico. In quell’occasione egli dichiarò che con il dagherrotipo (procedimento fotografico positivo diretto), inventato da Daguerre, sarebbe stato possibile documentare i geroglifici in breve tempo, lavoro che,  senza l’aiuto della fotografia avrebbe implicato “l’uso” di decine di disegnatori per una ventina d’anni.

Oggi, in archeologia, la fotografia viene utilizzata per la documentazione di monumenti, reperti, oggetti, stratigrafie e per la pubblicazione di libri, inerenti agli stessi.

ARCHITETTURA

Il rapporto fra fotografia e architettura è antico quanto l’invenzione della fotografia stessa. La prima immagine ‘fotografica’ della storia, databile al 1826, rappresenta  proprio una sorta di architettura: la veduta da una finestra della casa di N. Niépce.

La fotografia di architettura è quella fotografia che predilige, nel suo svolgimento, strutture e forme architettoniche.

ASTRATTA  accostamenti di forme, colori e materiali

AUTORITRATTO

L’autoritratto è un ritratto che un fotografo crea di sé stesso.

Il primo autoritratto fotografico risale al 1839, quando Robert Cornelius, un pioniere della fotografia statunitense, realizzò un dagherrotipo di sé stesso. persona. Sul retro della fotografia scrisse: «Il primo dipinto di luce mai ripreso. 1839».

CERIMONIE

Tutta la fotografia che si svolge durante cerimonie, solitamente private.

A COLORI

Si intende fotografia a colori il genere fotografico nato molto dopo il metodo in bianco e nero, che ritrae la realtà con colori simili a quelli degli oggetti ripresi dal vero.

Molti fotografi, utilizzavano i pigmenti dell’anilina per aggiungere colore “a mano” alle fotografie che nascevano in bianco e nero. La richiesta da parte dei clienti di immagini a colori è stata a lungo davvero pressante, ma solo, il fisico scozzese James Clerk Maxwell che si cimentò per tutta la vita con la teoria del colore, arriva nel 1861 a produrre la prima fotografia a colori della storia.

CONCETTUALE La Fotografia concettuale inizialmente viene concepita nella mente del fotografo e poi messa in scena per realizzare e comunicare la propria visione.

CRIMINALE

La fotografia criminale o “segnaletica”, come la si chiama generalmente, è un ritratto che nell’uso suo proprio è adeguato per il riconoscimento di un individuo ricercato per diverse ragioni: un criminale sia come un bambino scomparso

FOTOMONTAGGIO

Il fotomontaggio è una tecnica che consente di utilizzare la fotografia in forma inusuale sfruttandone le potenzialità espressive, senza avere necessità di attrezzature particolari, nemmeno una macchina fotografica. Il fotomontaggio così come lo conosciamo nasce nell’ambito del movimento artistico Dada. Si ritiene che il primo fotografo a fare uso della tecnica del fotomontaggio sia stato l’inglese Henry Peach Robinson. Nella famosa Fading Away, l’immagine era composta da cinque negativi.

FOTOROMANZO

Il fotoromanzo è un tipo di racconto che avviene attraverso fotografie in cui i personaggi sono rappresentati da attori. le fotografie sono scattate su un set simile a quello cinematografico. Il  fotoromanzo è definito un «film statico».

GIORNALISTICA

Il fotoreporter è la figura che scatta fotografie giornalistiche, cioè per i giornali. In Italia non esiste l’albo dei fotografi né, tanto meno dei fotogiornalisti. Il fotoreporter è un giornalista che racconta i fatti attraverso le immagini fotografiche. Oltre a raccontare la cronaca con le immagini è spesso autore degli articoli che compongono il servizio, per questo motivo è iscritto all’albo dei giornalisti. E’ una figura che, dopo l’entrata della fotografia digitale, nella storia della fotografia, ha subito più cambiamenti, dovendo adeguarsi alla velocità tecnologica e alla nascita del “reportage cittadino” che può, a causa di scelte incaute, da parte dell’editoria, in qualche caso, sostituire la professionalità del fotogiornalista, che si trova scalzate le fotografie sui giornali, da meno consapevoli scatti effettuati dalla popolazione comune.

GLAMOUR

La fotografia glamour è uno stile in cui l’attenzione del fotografo si concentra sul fascino e sull’erotismo del soggetto, dando minore importanza ad ogni altro elemento presente nella fotografia

DI GUERRA

Nel 1853 Roger Fenton (1829 – 1869), considerato come il primo reporter di guerra della storia, racconta la Guerra di Crimea (1853 – 1856). Non si sa se effettivamente sia il primo, ma è considerato tale.

MACRO

Si tratta di macrofotografia quando il rapporto di riproduzione del soggetto è pari o superiore ad 1 (≥ 1:1), cioè quando le dimensioni dell’immagine su pellicola o sensore sono medesime o superiori alle dimensioni del soggetto su scala reale.

MODA

La fotografia di moda è un genere fotografico il cui fine è quello di riprodurre e valorizzare capi di abbigliamento o accessori legati al mondo della  moda. La fotografia di moda si utilizza per campagne pubblicitarie o servizi in riviste di moda

NATURA MORTA

In fotografia il termine still life, o natura morta, descrive la riproduzione fotografica di qualsiasi oggetto inanimato.

NUDO

Il nudo nella fotografia è una forma di ritratto avente come soggetto persone nude o parti di esse. Questo tipo di fotografia si è affermata immediatamente dopo l’invenzione del processo fotografico dagherrotipo.

PAESAGGIO

La fotografia di paesaggio è un genere fotografico che riprende il paesaggio naturale o in qualche caso urbano. Anche se in questo caso potrebbe essere definita fotografia urbana.

PITTORIALISTA

Il pittorialismo nasce per elevare la fotografia al pari dell’arte e della scultura. Si sviluppa alla fine dell’ottocento. Lo scopo del pittorialismo fu quello di apportare procedimenti fotografici manuali, durante o successivamente allo “scatto”, per migliorarne e per assimilarle alle arti maggiori.

PORNOGRAFICA

Immagini che rappresentano in maniera esplicita la sessualità umana. Genere che esiste da quando esiste la fotografia

REPORTAGE

Il termine francese reportage descrive un genere fotografico che dà informazioni e si impegna a verificare vari aspetti della realtà, sostituendo la parola scritta con le  immagini, in genere collegate in un editing, seguendo la  visione personale dell’autore o le necessità editoriali.

RITRATTO

Il ritratto è un genere fotografico nel quale si cerca di presentare le caratteristiche fisiche, psicologiche e morali delle persone riprese nelle fotografie.

SCENA

Che si riprende durante performance teatrali o su set cinematografici

SELFIE

Nel 2013 l’Oxford Dictionary ha scelto ‘Selfie’ come parola dell’anno. Selfie è entrata ufficialmente nel dizionario inglese con la seguente definizione: “una fotografia che una persona ha fatto di se stessa, normalmente con uno smartphone o una webcam, e poi ha pubblicato su uno dei social media”. Nell’ottobre del 2013 erano 140 milioni le immagini pubblicate con l’hashtag #me e su Flickr, per esempio, la ricerca del termine “self portrait” ha prodotto 1.469.127 foto  (ma la cifra aumenta ogni giorno).

SPORTIVA

La fotografia sportiva è il genere che si riferisce alla produzione di fotografie in ambito sportivo o nei contesti inerenti allo stesso ambito.

STILL LIFE

In fotografia il termine still life, o natura morta, descrive la riproduzione fotografica di qualsiasi oggetto inanimato.

STRAIGHT PHOTOGRAPHY

La straight photography nasce a cavallo tra ottocento e Novecento, in contrapposizione alle manipolazioni che I fotografia erano abituati ad apportare alle immagini, nell’epoca del pittorialismo.

La seguente testimonianza pubblicata nel 1904 dal critico d’arte Sadakichi Hartmann:

“E quella che io chiamo fotografia diretta (straight photography) – mi domanderanno – come può

definirla? Beh, è abbastanza facile. Affidatevi al vostro apparecchio, al vostro occhio, al vostro buon gusto, alla vostra conoscenza della composizione, considerate ogni variazione di colori, di luce e d’ombra, studiate linee; valori, divisioni degli spazi, aspettate pazientemente che la scena o l’oggetto che vi siete proposti di raffigurare si riveli nel suo supremo momento di bellezza; in poche parole, componete l’immagine in modo tale che il negativo sia assolutamente perfetto e non abbia bisogno di alcuna o tutt’al più di una modestissima manipolazione. Io non mi oppongo al ritocco,

alle eliminazioni o alle accentuazioni, fintanto che non interferiscono con le qualità naturali della tecnica fotografica. I segni e le linee del pennello, d’altro canto, non sono elementi naturali della fotografia, e io mi oppongo e sempre mi opporrò a fare uso del pennello, a imbrattare con le dita, a scarabocchiare, scalfire e sgorbiare sulla lastra, nonché al procedimento con la gomma bicromatata e con la glicerina, se tali mezzi sono usati soltanto per creare effetti confusi, indistinti.

Non fraintendete le mie parole. Non voglio che l’operatore fotografico stia abbarbicato a metodi prescritti e a modelli accademici. Non voglio che sia meno artista di quanto sia oggi, anzi io voglio che sia artista, ma solo nei modi legittimi… Voglio che la fotografia pittorica sia riconosciuta come arte bella. È un ideale che amo… e per il quale combatto da anni, ma sono altrettanto convinto che lo si può raggiungere soltanto con la fotografia pura.” (Newhall)

Credo che qui sia spiegata bene!

STREET PHOTOGRAPHY

La street photography il genere fotografico che si occupa della descrizione della vita urbana, fissata per strada. La quotidianità sotto molti aspetti, di cui il fotografo tenta di ritrarre l’eccezionalità.

SUBACQUEA

La fotografia subacquea è scattata sott’acqua, in immersione o anche praticando snorkeling. Per questo genere particolare sono necessarie apposite macchine fotografiche o coperture che rendano la macchina fotografica impermeabile.

Ciao Sara

Piccolo archivio fotografico, grandi risultati.

 

Ecco un bell’esempio di archivio storico fotografico gestito dalla Fototeca Tifernate. Quando mi imbatto in fotografie “d’epoca” mi chiedo sempre chi siano le persone ritratte, da dove vengono, cosa hanno fatto nella loro vita.  La Fototeca Tifernate, sorta nel 2001, continua a inserire nuove immagini nel suo sito. Sono già oltre 10.000, provenienti da numerosissimi fondi di archivio di famiglie altotiberine, di associazioni, di aziende e di enti pubblici e privati. Un patrimonio di fotografie selezionate e di grande interesse storico e sociale, che documentano oltre un secolo di vita, dagli anni ’80 dell’Ottocento. Sono a disposizione di tutti, on-line: basta accedere al sito della Fototeca (www.archiphoto.it) ed entrare nel suo Archivio Storico. Le immagini sono state archiviate con criteri scientifici, inserendo tutte le informazioni disponibili e rendendone possibile la ricerca per “parole chiave”. Spesso però, di una fotografia si hanno solo la data, il luogo e la descrizione dell’evento; manca invece l’identificazione di tutte le persone ritratte. Operazione interessante è quella di mostrare le foto nella speranza che durante le visite alla mostra, la gente possa riconoscere e indicare dettagli in più sui luoghi e le persone ritratte. Questo si chiede con questa quarta edizione di “Chi èno?”, si invitano i concittadini a contribuire a dare un nome a quanti compaiono nei gruppi fotografici esposti nella mostra. Il frutto di questo lavoro collettivo di identificazione servirà poi a integrare ed arricchire le didascalie di ciascuna immagine nel sito. http://archiphoto.it/new/it/fototeca.php

Didascalie delle fotografia

001 Negozio di Città di Castello (1893)

002 Fabbri ferrai della campagna alto tiberina (anni ’30).

003 Processione del Corpus Domini (1896).

004 Giovani contadini durante la mietitura (anni ’20).

005 Scampagnata lungo il Tevere (anni ’30).

006 Cacciatori di Città di Castello (anni ’30).

007 Tipografia Grifani-Donati (1942).

008 Ferrovieri della Società Appennino Centrale (1903).

009 Squadra di football di Città di Castello (anni ’20).

010 Tabacchine della Fattoria Autonoma Tabacchi di Città di Castello (1933).

011 Macelleria di Città di Castello (anni ’30).

012 Classe elementare tifernate (1939).

013 Lavandaia al Tevere (1955).

014 Enzo Ferrari a Monza (1924).

015 Fausto Coppi a Città di Castello (1954).

Il Centro Fotografico Tifernate è nato come libera associazione culturale all’inizio del 1980. Da allora ha avuto un’attività intensa e ininterrotta in diversi ambiti.

1) Mostre collettive dei fotoamatori del territorio. La prima mostra pubblica è stata nel giugno del 1980. Da allora ne sono state realizzate a cadenza praticamente annuale. Dal 2001 il Centro Fotografico Tifernate propone la produzione artistica dei soci anche nel suo sito web.

2) Attività didattica per avvicinare il pubblico alla fotografia. Il primo corso di fotografia fu organizzato proprio a pochi mesi dalla fondazione del club. La sua vocazione didattica mira a rendere partecipi i concittadini delle opportunità che offre la fotografia, coinvolgendoli in un’attività artisticamente e socialmente gratificante. Anche in virtù del successo dei corsi di fotografia, l’associazione ha avuto nel tempo un costante afflusso di nuovi soci.

3) Mostre fotografiche e documentarie retrospettive su vari aspetti della storia del territorio; ricerca, recupero e valorizzazione di fondi fotografici privati per costituire, insieme ai fondi pubblici, un patrimonio iconografico finalizzato alla conservazione della Memoria storica.

            Proprio nel contesto di questo filone di attività, il Centro Fotografico Tifernate ha promosso nel 2001, insieme al Comune di Città di Castello e al altri istituti locali (la Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello, il Centro di Formazione Professionale “G. O. Bufalini” e il Lions Club), la Fototeca Tifernate On Line. Da allora la gestisce a nome degli enti promotori e a beneficio dell’intera comunità.

            La Fototeca Tifernate raccoglie il patrimonio di immagini raccolto in una capillare ricerca nel territorio e in occasione di mostre retrospettive di grande impatto allestite dall’associazione sin dal 1983: “Ieri, il Tevere”, “Il carnevale tifernate”, “La storia del movimento dei lavoratori nell’Alta Valle del Tevere”, “Le trasformazioni dei paesaggio urbano”, “L’Alta Valle del Tevere in cartolina”, “Il fascismo e la Liberazione a Città di Castello”, “Enrico Hartmann fotografo nell’Altotevere”, “Il fascismo a Città di Castello”, “L’Alta Valle del Tevere e la Grande Guerra”, “Il Risorgimento a Città di Castello”, “La Fattoria Autonoma Tabacchi nei suoi 100 anni”, “Il centenario della Pinacoteca Comunale di Città di Castello”. Recentemente si è reso disponibile per il riversamento nella Fototeca l’immenso patrimonio di immagini dello Studio Fotografico Giuseppe Tacchini, donato alla città dalla famiglia.

            Il Centro Fotografico Tifernate considera dunque prioritaria la conservazione della Memoria storica di Città di Castello e del suo territorio. La Fototeca Tifernate si è ormai affermata come strumento di conservazione e di valorizzazione della Memoria storica altotiberina. Vi sono state già inserite ben oltre 10.000 e altre stanno per essere inventariate dai nostri archivisti, che operano secondo criteri scientifici condivisi con la Soprintendenza Archivistica per l’Umbria.

Ciao! Sara

Il potere delle immagini

Buongiorno a tutti, ho fatto una raccolta di alcune delle fotografie che sono state in grado di cambiare l’opinione delle persone a livello mondiale. Sono immagini forti, potenti che hanno permesso a tutti di ragionare a fondo sugli avvenimenti del mondo.

Ogni volta che le osservo mi si muove dentro qualcosa, anche se in qualche caso sono avvenimenti lontani, sia in termini di luogo che in termini di tempo.

Mi fa pensare come, le Fotografie, quando hanno determinate caratteristiche, non passano mai. Sono lì, stampate nella memoria, fino ai minimi particolari.

Anche se il fotografo che ha avuto la prontezza, la sensibilità o la sfacciataggine di scattarle, può sembrare crudele, ha cambiato un pochino la storia del mondo. Questo non smetterà mai di affascinarmi.

Foto di Kevin Carter che vinse il Pulitzer con questa immagine.  Marzo 1993. Le polemiche nate successivamente alla pubblicazione e alla vittoria, portarono il giovane fotografo al suicidio.

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1961 Hans Conrad Schumann scappa da Berlino est. Foto di Peter Leibing.

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1936 miliziano nel momento della sua morte di Robert Capa. Venne considerata da moti un forte simbolo contro il fascismo. Ancora oggi ci sono dubbi sulla veridicità di questo scatto.

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1855 Crimea, fotografia di Roger Fenton. Le palle che vedete sono palle di cannone che dimostrano la violenta battaglia avvenuta nel posto, senza rappresentare la battaglia nel suo avvenire.

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 1930 linciaggio di due giovani uomini di colore Thomas Shipp and Abe Smith, nell’Indiana. Fotografia di Lawrence Beitler la foto diventa uno dei motivi dell’inasprirsi della battaglia per i diritti civili. Ispira anche la canzone”Strange Fruit” di Abel Meeropol cantata da  Billie Holiday.

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1945 Nagasaki fotografia dell’esercito U.S.A. 80,000 uccise in un attimo.photos-Nagasaki_3428863k

1989 Tiananmen Square protest by Jeff Widener.L’uomo è stato portato via subito e mai più visto , ma il suo atto di protesta non violenta è stato un momento fondamentale nella storia del mondo.photos-tienamen_3428862k

The Falling Man di Richard North.World Trade Center 2001photos-twin-towers_3428876k

1972 Kim Phuc in un attacco con il napalm nel sud del Vietnam. Foto di Nick Ut. Per questa fotografia iniziarono grandi proteste contro la guerra in Vietnam

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Foto Abu Ghraib prison, AP photo. Tutti si indignarono per i maltrattamenti subiti dai carcerati.

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Il Generale Nguyen Ngoc Loan uccide un Viet Cong prisoner a Saigon; fotografia di Eddie Adams, 1968. Anche Adams vinse il Pulitzer con questa immagine.Photos-That-Changed-the-World-1

Elizabeth Eckford e Hazel Massery. Conti Will, 1957  Elizabeth Eckford è stata una delle prime studentesse di colore ammesse alla Central High School di Little Rock , Arkansas . Questa foto mostra il suo incedere a piedi verso la scuola, con Hazel Massery che le grida contro. Massery ha poi espresso rammarico per le sue azioni.

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Iwo Jima fotografia di Joe Rosenthal 1945. Una delle immagini più indelebili della seconda guerra mondiale, nonché vincitrice del Pulitzer è utilizzata come un omaggio all’eroismo americano. Dei sei uomini nella ripresa , tre sono morti nella battaglia.

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V – J Day a Times Square fotografia di Alfred Eisenstaedt 1945. La guerra è finita

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Spero vi siano piaciute! Ciao a tutti, Sara

Le prime fotografie … della Storia della fotografia

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Il primo negativo della storia della Fotografia

Il primo negativo della storia è stato realizzato da William Henry Fox Talbot che, dopo aver fatto un esperimento poco riuscito esponendo alla luce solare una foglia a contatto con carta imbevuta in una soluzione di sale da cucina e nitrato d’argento,

realizzò il primo negativo della storia della fotografia (agosto 1835, ripresa della finestra nella galleria sud della sua abitazione, Lacock Abbey) in cui è possibile, con l’aiuto di una lente (come ci suggerisce lo stesso Talbot) contare le circa 200 tessere di vetro componenti la vetrata.


ewqIl primo corrispondente di guerra immortalato dal primo fotografo di guerra.

Nel 1853 Roger Fenton (1829 – 1869), considerato come il primo reporter di guerra della storia, racconta la Guerra di Crimea (1853 – 1856) al fine di fornire documentazioni indiscutibili a sostegno di una guerra non certo amata dall’opinione pubblica, sconvolta dai reportage (scritti) del corrispondente di guerra (il primo della storia, anche in questo caso) William Howard Russell.


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La prima fotografia a colori

James Clerk Maxwell, nel 1855, mise insieme tre separate esposizioni di singoli colori in un’immagine sola per creare, attraverso l’unione un’immagine a colori.

Non riuscì nel suo intento.Solo nel 1861 con l’aiuto del fotografo Thomas Sutton (inventore della reflex).
Il 17 maggio dello stesso anno, ad un convegno al Royal Institute sulla teoria del colore, fu proiettata questa immagine che è l’insieme di tre lastre differenti.


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La prima foto digitale

È arrivata circa vent’anni prima dell’antesignana delle fotocamere digitali (cercala in quest’album, è del 1975), visto che è datata 1957. Russell Kirsch ottenne quest’immagine dalla risoluzione di 176×176 pixel effettuando una scansione di una normale foto del figlioletto di appena tre mesi. La risoluzione era così bassa perché il processo avveniva con un computer che ovviamente non poteva “reggere” di più, pur essendo al top per l’epoca.


800px-boulevard_du_temple_by_daguerre.630x360La prima foto di una persona

L’immagine ritrae il Boulevard du Temple, scorcio stradale in cui si scorgono due figure umane nella zona inferiore di sinistra: un lustrascarpe (la cui ombra si intuisce appena) e, più visibile, un suo cliente. Lo scatto ebbe bisogno di un “tempo di esposizione” di oltre dieci minuti, perciò non c’è traccia di persone o carrozze. L’uomo, intento a farsi lustrare le scarpe, restò invece fermo abbastanza a lungo da essere impressionato nell’immagine finale.


il-primo-autoritratto-della-storia-L-dEsVL1.jpegIl primo autoritratto

Nel 1975, tra gli scaffali polverosi della Philosophical Society spunta questo autoritratto. Sul retro, Robert Cornelius aveva scritto: “The first light Picture ever taken. 1839.


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La prima immagine dallo spazio ripresa dal sub-orbital V-2 rocket lanciato dagli Stati Uniti il 24 ottobre, 1946.


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La  Prima fotografia ritoccata

L’immagine della donna seduta sulla spiaggia, è stata la prima fotografia ritoccata con uno strumento di Adobe. Il titolo che è stato dato alla fotografia è “Jennifer in paradise”e la foto ritrae la moglie di John Knoll, uno dei fondatori di Photoshop. È stata scattata a Bora Bora nel 1987.

Buone vacanze

Sara


Aaron Siskind. Condizionati ad aspettarci di vedere.

Noi vediamo, come si dice, secondo l’educazione che abbiamo ricevuto. Nel mondo vediamo solo ciò che abbiamo imparato a credere che il mondo contenga. Siamo stati condizionati ad “aspettarci” di vedere. E, in effetti, tale consenso sulla funzione degli oggetti ha una validità sociale. Come fotografi però, dobbiamo imparare a vedere senza preconcetti. Aaron Siskind

Chi era?

Il ruolo premimente che Aaron Siskind ricopre nella fotografia statunitense è dovuto non solo all’originalità del suo lavoro, capace di inserirsi a pieno titolo nella nuova scena artistica del dopoguerra, ma anche al fondamentale apporto che l’autore ha saputo dare nel campo dell’insegnamento della fotografia. Nato da una famiglia ebrea di immigrati russi, si avvicina alla fotografia nel 1929 quando riceve come dono di nozze la sua prima fotocamera. Iscrittosi al circolo fotografico Workers Film and Photo League, tra i più attivi e prolifici di New York, trova un profondo stimolo creativo, e collabora a lavori collettivi di impianto sociale che documentano le vita quotidiana delle classe operaie, così come delle comunità più svantaggiate. È però dagli anni quaranta che Siskind incomincia a intraprendere una radicale evoluzione artistica: comincia ad interrogarsi sul lavore estetico dell’immagine, sperimentando una fotografia creativa e spontanea, priva di qualsiasi intento narrativo. I soggetti sono apparentemente insignificanti: oggetti quotidiani, muri e superfici urbane, elementi naturali, porzioni isolate di realtà che compongono un infinito universo di ricerca, un insieme di segni e forme primitive che l’autore trasforma in composizioni geometriche dalla forte valenza metaforica. Pur conservando lo stile diretto che ha contraddistinto il suo primo lavoro, le fotografie di Siskind rivelano ora un livello inesplorato di significato, proprio dell’immagine stessa, e capace di un’autonoma forza espressiva. Bio da Fondazione Modena Fotografia.

In inglese.

If he wasn’t the first, Aaron Siskind was certainly the preeminent abstract expressionist photographer. The abstract details he presents as new hyper-flat surfaces stand independent of their original subjects.
Abstraction in non-representational art celebrated in the modernist movement early 20th century has taken many forms; Kandinsky’s expressionism, Piccasso’s Cubism, Malevich’s a Constructivism, Stella’s Minimalism, Vasarely’s Op Art, etc) While photography quickly became the gold-standard of realism and consequently it took it longer than painting to embrace abstraction. (It’s arguable that the invention of photography forced painting to embrace abstraction.) Siskind’s images helped establish photography’s credibility as an abstract art.
But what kind of abstraction is Siskind’s abstraction? And what is the function of abstraction in Siskind’s work? Coming late to the game his work aggregates many previous sensibilities and ideas.
Like so many modernist’s he emphasized that what he made was not a representation of something else but “the thing itself” – an idea that has metamorphosed chimera-like since the Greeks and been repurposed by nonrepresentational artists and realists alike. But, while most modernists took pains to avoid including elements that suggest figurative images, Siskind’s images are peppered with them and because of their photographic nature they always reference something else, no matter how covertly. Like Jackson Pollock, Siskind prized directness and immediacy of expression but the personal authenticity derived from this becomes ironic given the essentially appropriative nature of photography. Like Franz Kline, Siskind’s images are riddled with poetic gesture, but none of the gestures in his images are made by hand or by him. Like Wassily Kandinsky, Siskind drew an analogy between his images and musical scores or performances, never mind that he worked without color or purely with tone.
Siskind’s abstraction defies resolution. Perhaps the most interesting thing about Siskind’s abstraction is that so many forms of abstraction and the ideas behind the coalesce into a single arena, the photographic frame.
Siskind’s work fascinated me instantly because in representing so little it demonstrated so much. A literal recording can be supremely abstract. Sometimes a photograph looks nothing like the thing photographed. To photograph is to transform. (And there are many ways to bring about transformation and many kinds of transformations.) A photograph is never the thing it represents and never just a photograph. P. Capongiro

Buona domenica Sara