Buongiorno a tutti, spero che a qualcuno possa interessare quali sono i prossimi posti dove sarò con workshop e mostre in giro per l’Italia, vabbè, ve lo dico, così magari ci vediamo! Per conoscere i corsi che tengo a Milano guarda qui. Baci Sara
Febbraio
Venerdì 9 Febbraio ore 20,45 presso Spazio Fotografia San Zenone, Reggio Emilia
Sabato 10 e 11 Febbraio, presso Spazio Fotografia San Zenone, Reggio Emilia
Presso Libreria Mondadori Lecce
Venerdì 9 Marzo
Alle ore 18,30 presento il mio libro “Storytelling a chi? Manuale per fotografi cantastorie”
Indirizzo: Viale Felice Cavallotti, 7/a, 73100 Lecce LE
10/11 Marzo Workshop Street photography
Vi aspetto a Brindisi Associazione Culturale INPhoto
presso
Eventiteca:
via Isonzo, 29 – 72100 Brindisi
Tel. 320.819.1241 / 392.641.3943
Lettura portfolio a Ferrara in occasione del festival di Fotografia Riaperture
Data 15 aprile, dalle 10 alle 18
Un saluto a presto, spero di vedervi
Sara
Santiago- Sara Munari
Condividi l'articolo con gli amici, ci piace condividere!
Tanti fotografi stanno entrando nel mercato e questo significa più gente che vuole imparare o provare ad imparare, come fare foto migliori, come muoversi nel mondo della fotografia.
Le macchine fotografiche, questi amabili aggeggi, non costano più molto e rimangono oggetti di semplice utilizzo.
Questo porta alla sensazione di poter diventare fotografi con facilità.
Falso! Falso anche pensare che seguire un workshop, un corso, un master, faccia di voi fotografi.
Vi svelo un segreto:
Tenere workshop è bellissimo, parlare a persone che ti ascoltano è appagante, mettere nelle condizioni di migliorare il proprio livello fotografico è eccitante, condividere quello che si conosce è godurioso (almeno per me).
Crei piccoli gruppi, crei discussioni, impari, ai miei corsi, addirittura si son formate coppie stabili. 😀
Inoltre si guadagna bene, nel tempo.
Devi farti un nome, certo. Studiare, farti conoscere, perseverare, tenere duro e ricevere fiducia…non semplice, ma si può fare.
Però, però, però…
Se è vero che non esiste un modo giusto per insegnare ad un workshop è anche vero che si dovrebbe avere qualcosa da insegnare.
Molti studenti mi hanno confidato di aver seguito workshop, anche con fotografi di fama mondiale, affermando di aver imparato poco e niente.
Ricordate che non è detto che un bravo fotografo sia un bravo docente, così come un bravo docente, potrebbe non aver scattato una sola foto buona.
Ci vuole passione per la materia e passione per la gente.
Per ‘passare esperienza, nozioni e consigli’ bisogna amare le persone quanto la materia.
La Fotografia, inoltre, la si deve davvero conoscere e anche se il mercato dei workshop è in espansione, non significa che tutti abbiamo qualcosa da insegnare.
E adesso mi rivolgo a voi, a chi i workshop li segue e investe tempo e denaro nella speranza di capire qualcosa.
Ma volete andare un po’ a fondo quando scegliete le persone da seguire, oppure no? Lo sapete quanti ciarlatani convinti ci sono in giro?
Ci sono anche le mode a vostro sfavore. Va di moda un determinato personaggio e viene proposto dappertutto. Questo convince della validità della persona. Spesso non è così.
Un workshop non sono 30 persone intorno ad una ragazza nuda, soprattutto se in questa occasione non viene spiegato un cavolo sulla luce, sulla fotografia di nudo, sul ritratto.
Un workshop non è un autore, famoso o meno che vi parla del suo lavoro. Un workshop è quando tu, da iscritto, migliori il tuo di lavoro.
Un workshop non è un’uscita tutti insieme a fare fotografie, tipo “gruppo Torino vacanze”. Questi si chiamano esercizi, che potete anche organizzare da soli. Un workshop è un gruppo di studio, un seminario volto ad una specializzazione.
L’offerta è ormai talmente elevata che distinguere è davvero difficile.
Posso consigliarvi di leggere i curriculum di chi si propone come docente, di guardare i loro siti e di controllare le informazioni che inseriscono. Se in una biografia c’è scritto fotogiornalista, controllate per che giornali ha effettivamente lavorato e in che modo. Se c’è scritto photoeditor, chiedete se ha davvero prodotto progetti per qualcuno. Se c’è scritto fotografo, guardate in che genere è specializzato e se ha venduto o fatto mostre coi propri lavori…e così via.
La colpa è sia loro che vostra, se poi siete convinti di assolute cazzate e magari andate anche in giro a diffonderle.
Baci
Sara
Condividi l'articolo con gli amici, ci piace condividere!
Vi aspetto a Reggio Emilia, presso lo Spazio San Zenone!
Qui tutti gli altri corsi a Milano e workshop in giro…
Avvisiamo che a causa di un ritardo nei lavori, nella sede di Monza, TUTTI I CORSI si terranno a MILANO nello spazio coworking ROVESEI, Via Rovereto, 6 Metropolitana Rovereto – Milano Zona nord di Milano.
Workshop di lettura dell’immagine e linguaggio fotografico Gennaio 2018
Per poter capire il valore di una fotografia, sia essa prodotta da noi o di autori già affermati, è necessario comprenderne il valore e le qualità.
Come per la scrittura, nelle immagini fotografiche si asseconda una grammatica, che spesso non si conosce, che possiamo seguire o stravolgere.
Abbiamo l’opportunità di produrre un gran numero di immagini, sembra che ogni istante della nostra vita debba essere fotografato.
Proprio perché il potere delle immagini è sempre più rafforzato e presente, dobbiamo essere in grado di conoscerne i principi, le caratteristiche e gli elementi principali, per usarle e leggerle con più consapevolezza.
Il corso si pone come obiettivo quello di mettervi nelle condizioni di sapere quali siano gli elementi utili per una corretta analisi di un’immagine.
Ricordate un blocco per gli appunti e la macchina fotografica carica.
Prove pratiche in esterni.INFORMAZIONI
DURATA CORSO: un weekend
COSTO: 180 EURO iva compresaIl costo di 180 euro verrà versato tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare (vedi la scheda di partecipazione).
ORE DI CORSO 12/13DATE
13 Gennaio dalle 14.00 alle 18.00 dalle
14 Gennaio dalle 10.00 alle 18.00
Il reportage è una descrizione visiva della realtà attraverso la quale il fotografo deve essere in grado di raccontare uno spazio o un fatto. Il fotografo deve concepire, sintetizzare, imprigionare momenti, per esprimere e soprattutto descrivere agli altri quello che è davanti ai suoi occhi. Ci sposteremo tra realtà e simulazione, cercheremo di muoverci sul confine del genere reportage imparando a spostarci nella direzione dell’immaginario. Partendo dalla realtà, racconteremo una storia legata ad atmosfere e percezioni legate al sentire del fotografo. Un racconto personale che parte dal concreto e si sposta sul fantastico, basato sulle sensazioni.
Come si racconta attraverso i sensi?
I partecipanti saranno accompagnati al fine di portare questo concetto nella propria fotografia.
Portare macchina fotografica, carta e penna e testa.Data corso:
20 e 21 Gennaio 2018
Orario: 10.00-18,00/18,30
Ore lezione 15 circaINFORMAZIONI
Numero minimo di partecipanti: 6
Costo del corso: 230 euro iva inclusaPer la scheda di partecipazione sara@saramunari.it
Il portfolio fotografico, la creazione. Gennaio 2018
Il portfolio fotografico
Questo corso è volto a “smontare” i dubbi relativi alla realizzazione di un portfolio fotografico. L’intento è quello di dare le linee guida per realizzare un buon portfolio, sviluppare la visione fotografica dei partecipanti attraverso un approfondimento storico e teorico della fotografia e un confronto critico sulle immagini realizzate. Il corso è propedeutico al fine di capire come progettare, realizzare e presentare un portfolio personale. A chi e come presentare il proprio lavoro. Sistemazione di portfolio già creati e guida per la realizzazione di lavori futuri.TEMI AFFRONTATI
1. La visione fotografica.
2. Teoria della fotografia.
3. Caratteristiche e tendenze della fotografia contemporanea
4. Critica e sviluppo stilistico dei linguaggi
5. Editing delle fotografieLa giornata prevede esercizi in interni ed esterni, portare la macchina fotografica.Data Inizio corso: 27 Gennaio 2018
Orario: 10.00-18,30
INFORMAZIONI
Numero minimo di partecipanti: 6
Costo del corso: 120 euro iva inclusa
Corso di Streetphotography – UN WEEK END PER LA FOTOGRAFIA DI STRADA La street photography serve a trovare ordine in un mondo caotico. In questo genere devi anticipare l’azione, cercare interazioni e accostamenti divertenti o catturare momenti fugaci. A fine di questo corso, potrai comprendere meglio su cosa concentrarti per creare fotografie di strada di successo.
Dovrai esercitare i riflessi, diventare più audace, rompere con i vincoli della composizione classica, il tutto per strada.Il corso ti porterà ad una conoscenza delle tipologie, dei modelli esemplari e delle tecniche narrative del reportage urbano e della Street Photography.PROGRAMMA:
Le caratteristiche della Street Photography
Le scelte stilistiche e la filosofia dietro alla Street Photography
Come comportarsi in strada.
Equipaggiamento
Le leggi da conoscere
Il concetto di serie fotografica
Pratica delle tecniche apprese con un tema da seguire
Visione ed analisi degli scatti
Data Inizio corso:
24-25 Febbraio 2018
Durante le due giornate sono previste uscite con esercizi da svolgere e discussione delle fotografie scattate con il docente. Portare la macchina fotografica, carta e blocco per appunti.
Costo del corso: 250 euro iva inclusa
L’acconto di 150 euro verrà versato tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare (vedi scheda di partecipazione). La parte restante, verrà versata in loco durante il primo giorno di workshop.
La nostra avventura continua a l’Avana. Nel paradiso tropicale di Cuba.
Cuba ha un forte passato storico e ci offre una visione unica di un mondo che velocemente si sta trasformando. Fotografare Cuba ci darà l’opportunità di catturare la sua gente calda accanto alle sue straordinarie bellezze naturali e architettoniche.
Durante il workshop potrete avvicinarvi alla cultura della città lavorando con i residenti che si dimostrano sempre disponibili e affabili. I tempi sono sicuramente rallentati e l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, ma anche questo fa parte della cultura della grande isola.
Il mio obiettivo è di aumentare la tua consapevolezza e stimolare la tua creatività nella fotografia. Imparerai come trasformare un’immagine ordinaria in un’immagine straordinaria usando la tua creatività.
Lo scopo del workshop è la creazione di un portfolio che sia spendibile per mostre o pubblicazioni di vario genere.
Il nostro tempo insieme comprende discussioni individuali e di gruppo, idee ispiratrici e spero…divertimento.
Verrà organizzata una riunione preventiva al viaggio (data 5 Marzo 2018 ore 20.00 a Civate-Lecco in Piazza Antichi padri, 1) durante la quale si discuteranno tutti i progetti studiati e scelti dai partecipanti che verranno poi seguiti e portati a termine durante il workshop. Chi non può partecipare, discuterà il progetto al telefono o via mail.
Il workshop ha lo scopo di creare un portfolio finito, parte del lavoro dovrà quindi essere progettata antecedentemente al workshop.
Ogni partecipante è pregato quindi di studiare Cuba dal punto di vista sociale e territoriale prima della partenza.Il primo giorno, 30/03 la riunione è prevista per le ore 18.00. I partecipanti avranno quindi tempo di organizzarsi coi voli.
Il sabato 7 aprile la sera, ultima riunione.Quando: Date dal 30 marzo al 7 aprile 2018 Dove: L’Avana Durata: 9 notti Quota di partecipazione workshop: €990 per il workshop e soggiorno sul posto (il soggiorno va dal 30 marzo check in all’8 aprile mattina check out, per date differenti, organizzarsi autonomamente) Per alloggio: Vivremo in una Casa Particular (una grande casa a nostra disposizione).
Il luogo e le camere (che possono essere fino a triple) sono immerse nella cultura cubana, vivremo con una famiglia del luogo. Numero massimo partecipanti 9 Volo: escluso dal prezzo Albergo: incluso dal prezzo Pranzi e cene: esclusi dal prezzo• Il workshop è aperto a tutti, amatori, professionisti.
• Dopo aver spedito via mail a sara@saramunari.it la domanda di iscrizione, per confermare la partecipazione al workshop viene richiesto il versamento anticipato della quota di iscrizione. Verranno mandate tutte le informazioni via e-mail.
• Verrà organizzata una riunione nel mese precedente al workshop, durante la quale verrà consegnato materiale per prepararsi all’esperienza.
• Il workshop sarà tenuto in italiano.
Certo, non vanno bene tutti per raccontare storie. Gli storyteller migliori sono forse quelli di cui ci si dimentica il nome per ricordare, invece, le loro storie, diceva Einstein… mi pare.
Tenete ben presente il fatto che la narrazione, di qualsiasi tipo, richiede conoscenza e cultura. Per raccontare bene una storia si deve ‘conoscere’. Lo so, lo so che lo ripeto spesso, ma è così.
Chi racconta storie fantastiche, siano esse fotografiche o meno, ha determinate caratteristiche.
La creatività, per esempio, è un presupposto necessario da avere. Raccontare
storie significa far confluire fantasia, immaginazione e una forte capacità espressiva.
La creatività è sempre accompagnata dalla capacità di saper trasmettere un messaggio, condizione che diventa di primaria importanza.
Siete portatori di un punto di vista, di un messaggio che dovrebbe essere chiaro in voi, fin da quando iniziate il vostro progetto. In qualche caso potreste anche solamente prediligere un lavoro che si basi sull’estetica e quasi esclusivamente su questo.
Può funzionare, comunque, ma è più raro.
In generale, non si comunica tanto per, si comunica con uno scopo ben preciso. E quando si fa storytelling si parla a un pubblico per dire qualcosa, per trasferire ai lettori un messaggio chiaro e preciso.
Tutte le storie ci prendono, alcune più, alcune meno, a seconda delle emozioni che ci fanno provare. In un progetto fotografico, che sia di ricerca, fotogiornalismo, moda, dobbiamo suscitare emozioni. Facciamoli emozionare e facciamoli pensare, insomma. Tra l’altro, una cosa non dovrebbe prescindere dall’altra. Seducete chi guarda e, se
potete, portatelo a ragionare. Il ragionamento porta alle azioni e voi avrete raggiunto il massimo della potenzialità come storyteller. Un pubblico coinvolto emotivamente è molto più propenso a parlare di voi e delle vostre fotografie. Se annoiate, parleranno di quanto si sono annoiati! Siate chiari nei vostri intenti, non mentite e, se lo fate, che sia chiara la menzogna. Al pubblico di una mostra o di una vostra presentazione non piace essere preso in giro.
Se decidete che ironia e un progetto in bilico tra finzione e realtà sia la strada che volete perseguire fotograficamente, chi guarda deve essere messo nelle condizioni di capire le
vostre intenzioni. Rispettiamo sempre chi dedicherà tempo e attenzione al nostro lavoro. Rendete chiaro ciò che è complesso. Un portfolio fotografico strutturato bene può fare diventare semplice e comprensibile anche le situazioni più complicate. Siate convincenti, prestate attenzione alla scelta dei soggetti, alle scelte tecniche, all’editing del lavoro e alla presentazione dello stesso. Dovete dare la certezza di essere autentici, i vostri ammiratori vogliono sentirvi coinvolti in ciò che proponete. Non dovete esclusivamente convincere per la vostra accuratezza, ma, a vostra volta, coinvolgere.
Una storia non dice alle persone quello che devono volere, ma le fa sentire parte di qualcosa e in qualche caso, protagoniste. Identificarsi con il protagonista, significa anche prendere una posizione precisa,
schierarsi contro un nemico. Una storia non è mai un racconto oggettivo, è sempre un punto di vista.
Dove i vostri soggetti saranno persone, nel reportage per esempio, sappiate dare voce ai vostri personaggi. Dobbiamo riuscire a mettere nelle condizioni di identificarsi nei personaggi che proponiamo, sia nei pregi che nei difetti.
I temi relativi alle più grandi narrazioni sono spesso gli stessi e riguardano gli importanti temi che coinvolgono l’intero genere umano: amore, pace, tolleranza, fede, religione, confitti, devastazione…
Certo, sono temi astratti ed è all’interno di questi che dovete cercare un’idea che vi conduca al racconto di un argomento interessante per i più, perché riguarda l’umanità, quindi potenzialmente un vasto gruppo di persone, anche se si concentra su un singolo soggetto o su piccole comunità.
Ricordate però… Un personaggio a cui va tutto bene, perfetto, con una bella famiglia, amato e ben voluto, purtroppo, non verrà particolarmente apprezzato dal pubblico.
Molti mi chiedono come mai in fotografia funzionino solo storie di difficoltà, socialmente difficili, talmente tristi o complicate da far rabbrividire.
Temi che coinvolgono l’uomo che, molto spesso, non sempre, hanno a che fare con alcune particolari condizioni umane come la malattia, la guerra, il disagio, la droga, il sesso, il cibo, l’ambiente, le tragedie familiari. Mi sono data questa risposta: la verità è che abbiamo un lato oscuro e siamo morbosi. La morbosità dà una strana esaltazione, anche fisica, uno stimolo quasi animale che ha, probabilmente, anche un valore dal punto di vista evolutivo. Le gazzelle osservano fintanto che una loro simile viene divorata da un leone. E così conoscono a cosa sono esposte se sospendono la loro corsa e si distraggono. Se si pensa alla sofferenza degli altri, è possibile che ci si senta in qualche modo sollevati di averla scampata. Lo stesso motivo, a mio parere, che fa funzionare lavori fotografici “tragici”. Spesso, tra l’altro, se si fotografa qualcosa di vissuto in prima persona, si dà l’impressione di essere semplici, attendibili e qualificati per farlo.
Allo stesso tempo, di fronte a immagini di stragi, incidenti, scatta una certa autotutela: rimaniamo quasi impassibili. Guardando il TG a pranzo e sentendo notizie tragiche, difficilmente ci lasciamo coinvolgere emotivamente, cioè continuiamo a mangiare tranquillamente, come se quelle notizie non ci riguardassero più di tanto, o comunque
riguardassero qualcosa di molto. È ovvio che questo discorso non vale per tutti, ma è inutile negare che se sentiamo la notizia di qualche strage in TV, mezz’ora dopo siamo in giro con gli amici. Non dovrebbe crearsi un senso di sconforto e preoccupazione tali da reagire?
Schierarci, muoverci, prendere posizione, mobilitarci, in quanti lo fanno ancora? Eppure siamo tutti (chi più chi meno) affascinati dalle disgrazie altrui.
Pensate anche all’umorismo, che si basa in grande parte sul fatto che qualcosa di spiacevole avvenga a qualcun altro.
Concludo con le parole di Francesco Nacci, mi sembrano calzanti e mi piacciono molto: «[…] È infatti finito il tempo in cui saper produrre una bella immagine fotografica, conoscere i segreti del materiale sensibile e le tecniche di ripresa e di utilizzo della macchina fotografica, erano considerati un privilegio, e lo erano, di pochi fortunati, studiosi e sperimentatori, amanti dell’arte non senza una certa disponibilità economica. È anche finito il tempo della cultura intesa come possesso di molte nozioni, di un titolo di studio superiore, preferibilmente classico-umanistico, di un trascorso sui libri e sulla dissertazione filosofica, dedicato allo studio dei grandi maestri della storia, ai fatti e ai movimenti intellettuali del passato, alla speculazione illuminata.
Oggi la cultura, quando non scritta con la “Q maiuscola”, è capacità di interpretare il presente, di ragionare sulle cose, di riconoscerne i valori, gli interrogativi, i significati. Capacità di vivere coscientemente il proprio tempo».
Impariamo quindi a raccontare storie forti, impariamo a concepire la arte narrativa del nostro lavoro.
Eccoci finalmente con il nome di chi ci ha strappato un sorriso!
Oltre al vincitore, in questo caso vincitrice, segnaliamo anche altre foto che ci sono piaciute.
Complimenti alla vincitrice e grazie a tutti i partecipanti per averci inviato davvero molte immagini!
Come promesso, Liliana Ranalletta, avrà la possibilità di partecipare ad uno dei miei corsi con lo sconto del 50%. (valido per i corsi o workshop con un valore non superiore a 200 euro)
Ciao a tutti, ecco i progetti dei miei studenti elaborati durante il corso di Storytelling.
Sono molto fiera di loro. Partire da zero e creare un portfolio che soddisfi prima di tutto chi si è impegnato a seguirti, è una bellissima soddisfazione. Purtroppo non sono i lavori di tutti i ragazzi…
Spero piacciano anche a voi. I progetti sono in ordine sparso.
Ciao Sara
“Andrea su questo pianeta” Alessandro mazzola
Premessa:
Andrea è mio nipote. Ha 23 anni e soffre di un ritardo dovuto ad un problema avuto al momento della nascita. La sua “diversità” lo porta a non esprimersi in modo corretto e, in generale, a non essere completamente autosufficiente nella vita di tutti i giorni. Frequenta un istituto per ragazzi come lui che lo impegna durante il giorno nella preparazione di dolci, in attività fisiche e ricreative.
Andrea ha una sorella, Simona, di 19 anni. I suoi genitori sono Fulvio e Daniela, mia sorella. Nel realizzare la mia storia mi sono ispirato a “Il piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry.
Con “Andrea su questo pianeta” vorrei raccontare la sua quotidianità fatta di semplici gesti, ripetitivi, a cui lui è molto affezionato. Uno dei “temi” o messaggi dello storytelling vorrei che fosse, come nel racconto di Saint-Exupery, l’importanza che devono avere i legami, le cose semplici rispetto alle cose futili e superficiali a cui tutti tendiamo a dare importanza.
Sinossi “Andrea su questo pianeta”
Andrea è arrivato su questo pianeta per insegnarci il valore delle cose semplici. Non si è mai preparati quando un fiore con qualche petalo in meno arriva nel nostro giardino. A volte ci si chiede “perché?” e ci si domanda “cosa faccio ora?” e poi con il tempo la Sua quotidianità diventa la Tua.
Fatta di gesti semplici e ripetitivi: giocare con le matite smangiucchiate, passeggiare al parco, aiutarci nella spesa al supermercato, fare un giro in macchina e manipolare le carte con i nonni.
Appena prima mettersi le ciabattine per stare più comodo. E appena dopo mettersi in poltrona davanti al “51”, il suo canale preferito, dove poter guardare con dolce attenzione il meteo ed il telegiornale. Come se ad Andrea importasse ciò che accade nel mondo e l’avanzare dello stagioni quasi a sdrammatizzare il riflesso dei pensieri della sua famiglia sul “domani” e su ciò che lo circonda.
Andrea richiede una forma di addomesticamento gentile. I suoi occhi azzurri ti insegnano che è nelle cose di tutti i giorni, semplici, che si nasconde il vero senso di ciò per cui siamo qui su questo pianeta. E lui, un piccolo principe dei giorni nostri, ti porta nel suo mondo. Alla sua famiglia è chiesto di prendersi cura di questa rosa, a voi, che scorrerete le sue fotografie, di pensare a questo racconto, rallentare per un attimo e sorridere delle superflue necessità perché l’essenziale è invisibile agli occhi.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Il progetto di Alessandro è diventato un bellissimo libro che potete vedere in parte qui:
Epilogo
Andrea frequenta il Centro Diurno Disabili (CDD) Ferraris un centro accreditato dalla Regione Lombardia, specializzato nella proposta di attività sociali e sanitarie per persone con disabilità grave. Il CDD Ferraris si colloca all’interno di una Cooperativa di solidarietà sociale denominata “Cascina Biblioteca” una realtà aperta al territorio, luogo di incontro e aggregazione, e allo stesso tempo una realtà specializzata nell’offrire risposte a persone con fragilità.
Cascina Biblioteca Società Cooperativa Sociale Di Solidarietà A R.L. Onlus.
Via Casoria, 50 – 20134 Milano (MI)
Tel: 0221591143 – Fax: 0221592427
Email: cascinabiblioteca@cascinabiblioteca.it
Alcuni brani estratti dal libro “Il Piccolo Principe”
“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
“Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.”
“Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice.”
“’Da te, gli uomini’, disse il Piccolo Principe, ‘coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano… E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua… Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore’.”
Con questo lavoro voglio raccontare i miei sentimenti di fronte alla violenta trasformazione del rapporto con mio figlio.
E’ una storia di nostalgia per una relazione affettuosa e serena; di solitudine per i muri posti con le parole, i gesti, la tecnologia; di disorientamento di fronte al nostro caos emotivo ed al disordine interiore ed esteriore che ne deriva.
E’ una storia di alternanza di allontanamenti e rari avvicinamenti, di distanze siderali e sfuggenti momenti di intimità e delle strategie utilizzate per sopravvivere a questa incredibile tempesta.
Il lavoro si compone di un video: “Once Upon a Time”, a cui seguono le fotografie.
L’idea di fotografare i soci e le attività del Circolo Anziani del paese in cui vivo, Meolo, era nata per offrire una testimonianza e un ricordo per loro e per le generazioni future. Con il passare dei mesi la conoscenza sempre più approfondita degli anziani mi ha permesso di non fermarmi alle apparenze dei molteplici passatempi che svolgono, ma di comprendere i loro stati d’animo, desideri, difficoltà che ho cercato quindi di interpretare con le foto. Il “gioco lento” quindi, è il gioco delle carte, delle bocce, della ginnastica, della tombola, svolti con ritmi costanti e abitudinari, ma anche di una vita che non vuole sbiadirsi, di nostalgie di giovinezza, di sogni di libertà che spesso si scontrano con l’inevitabile declino. La lentezza è forse un modo per fermare il tempo che avanza, per nascondere una sottile e costante paura che si insinua tra i momenti di gioia e i pensieri per l’avvenire.
Il Mondo è spesso ingombrante e la frenesia, che caratterizza la quotidianità, lascia poco spazio alla libertà di vivere assecondando le vie dell’immaginazione.
Questo lavoro vuole portare via, creando un “non-luogo” in cui tutto è leggero ed impalpabile, dove il silenzio può essere un piacevole passatempo e la leggerezza una culla, nella quale riposare dalla quotidianità.
– “Arrivederci mondo” – ho sempre pensato iniziando a percorrere le sponde del fiume, lasciandomi alle spalle un mondo pieno di rumore, dove tutto passava in fretta togliendo il piacere delle piccole cose e – “benvenuta leggerezza” – ho pensato, lasciandomi cullare dal tempo, dalla luce e dall’acqua.
Ho scelto l’Adda, perché nello scorrere discreto di alcuni suoi tratti è facile perdersi: abbandonarsi al silenzio e svanire lasciando alla luce che rimbalza sull’acqua, costringendo gli occhi a socchiudersi, il potere di dar vita ad immagini che vanno al di là del luogo reale in cui si sta camminando.
Arrivasti all’attracco di un battello,
nemmeno troppo sicura di dove, quel viaggio, t’avrebbe condotta.
Quà e là i segni lasciati dall’uomo, ma non l’uomo.
Terra di confine, punto di congiunzione per due mondi lontani:
un mondo lontano dal cuore, il cuore lontano del mondo.
Cerchi d’acqua di vite segrete,
luce, che avvolge i rumori e riporta
in vita, il tempo intimo dei pensieri.
Appare quasi all’improvviso il non-luogo sognato nei sogni:
perdi la rabbia, il dolore
si lascia cullare dall’acqua,
raccogli i rumori e li nascondi dietro bagliori di luce disarmanti.
E la luce decide, continuando a giocare in superficie:
prende in giro la realtà
sfumando i contorni delle cose,
mentre l’acqua scorre cheta verso il mare, avvolta dalle braccia della terra,
mostra al cielo se stesso,
confondendo gli sguardi.
Respiri e sospiri, camminando lentamente accanto all’acqua.
Si ferma il tempo,
due mondi si fondono e confondono.
Muovendo ancora i piedi vola via
l’ultimo residuo di realtà,
Luce evoca Bellezza: ferisce lo sguardo liberando i sogni e l’immaginazione.
” Il teleschermo riceveva e trasmetteva simultaneamente. Qualsiasi suono che Winston avesse prodotto, al disopra d’un sommesso bisbiglio, sarebbe stato colto; per tutto il tempo, inoltre, in cui egli fosse rimasto nel campo visivo comandato dalla placca di metallo, avrebbe potuto essere, oltre che udito, anche veduto. Naturalmente non vi era nessun modo per sapere esattamente in quale determinato momento vi si stava guardando.”
1984 – Orwell
Sono passati più di trent’anni da quel 1984, anno in cui si sarebbe dovuta verificare la “profezia” di Orwell, ma il tempo è arrivato. Non è possibile camminare, parlare, appartarsi o fare qualsiasi cosa senza essere costantemente sotto gli occhi vigili delle telecamere.
Di sicurezza o di controllo, nessun attimo della nostra vita è immune da un occhio che ci spia e memorizza tutti i nostri gesti, tutte le nostre parole e forse tutti i nostri pensieri.
Questo portfolio riflette un mio percorso interiore alla ricerca di mondi paralleli, fantastici e surreali, fatti di luce, di buio e di acqua in cui si possono percorrere sogni alienanti, a tratti anche spaventosi.
Nel mio viaggio lungo gli scenari della mia infanzia ho ricercato immagini che rievocassero i film fantastici della mia gioventù.
In molti casi questi stessi scenari riattivavano in me un misto di paura e terrore ma soprattutto di curiosità, che ho cercato di trasmettere attraverso le foto che ho scattato.
Perché il lettore possa percepire cosa significa vivere in un mondo che sembra non vederti più.
L’afasico diventa “invisibile”
L’idea si sviluppa attorno a un lavoro creativo che Andrea ha sviluppato utilizzando le competenze acquisite nella nuova realtà.
Le angosce derivate dalla convivenza con la difficoltà di comunicare col linguaggio sono diventate più accettabili quando nasce interesse, anzi passione per disegno ed incisione.
E’ questo che può ridare entusiasmo .
E’ questo che Andrea vuol dire a chi deve ricominciare dall’ABCD.
Nelle immagini possiamo sentire tutta la solitudine e l’isolamento di chi non sembra più essere accettato della società. Ma non c’è disperazione, qualche volta rabbia sì, ma sempre speranza di porte che anche se chiuse si possono sempre aprire quando si voglia veramente ricominciare .
Ecco alcune delle immagini del libro
SE NON PARLI NON SEI NESSUNO
La frase è di Don Milani ed è il titolo perfetto per parlare e informare sugli aspetti e le problematiche legate all’afasia, un dramma che colpisce circa 20.000 persone all’anno in Italia.
E’ un male sconosciuto che isola dalla società le persone colpite. Solo una rieducazione adeguata può migliorare a diversi livelli la loro condizione di vita.
Fino a poco fa, probabilmente non avevate mai sentito parlare di afasia (letteralmente assenza di linguaggio), né tanto meno incontrato una persona afasica.
Quando, a causa di una lesione cerebrale, una o più componenti del linguaggio sono danneggiati, siamo di fronte ad afasia che provoca incapacità ad usare il linguaggio. La persona non riesce ad esprimersi o a volte anche a comprendere ciò che gli viene detto soprattutto quando si trova nel rumore o in presenza di chi parla velocemente. Parlare, trovare le parole giuste, capire ciò che gli altri dicono, leggere, scrivere, produrre e capire gesti significativi sono solo alcuni esempi dell’uso del linguaggio.
Spesso il disturbo si associa ad una paralisi della metà destra del corpo e ad altri sintomi, quali ad esempio difficoltà di attenzione o di memoria Si prova la stessa sensazione di non comprendere o non potersi esprimere in una lingua straniera. Le persone colpite hanno un problema simile nella vita di ogni giorno, proprio perché hanno perso la funzione del linguaggio.
L’Afasia può presentarsi in forme diverse, sia da un punto di vista quantitativo (gravità del deficit), che qualitativo, a seconda della sede e dell’estensione della lesione cerebrale. Altri fattori che possono rivestire un ruolo importante nel caratterizzare il quadro sono la competenza linguistica e la personalità. Alcuni soggetti non hanno difficoltà a comprendere il linguaggio, ma non riescono a trovare le parole per esprimersi e costruire delle frasi corrette. Altri invece hanno un linguaggio fluente ma difficile da comprendere a causa degli errori sia a livello di singole parole che di frasi; di solito in questi ultimi vi è un deficit di comprensione del linguaggio scritto e parlato. Nella maggior parte dei casi il quadro afasico si situa fra questi due estremi.
Un punto importante è che i pazienti afasici mantengono intatta l’intelligenza e non devono essere confusi o trattati come sordi o dementi!
Solitamente il quadro afasico tende a migliorare spontaneamente nei primi tempi dopo l’evento traumatico, anche se il recupero non è completo e solo attraverso l’impegno del paziente e l’aiuto della logoterapia, si può avere un ulteriore continuo miglioramento del deficit afasico.
Senza la ricerca e l’impegno della Prof.Anna Basso nello studio dell’afasia condotto negli anni, forse molti pazienti non avrebbero potuto recuperare fino ai risultati un tempo impensabili. La sua ricerca ha fatto scuola ed ha addestrato ottimi logopedisti che possono solo essere ringraziati per l’impegno e la capacità di fare recupero mirato per ogni situazione.
Il lavoro di Albertina Vago è sfociato in un bellissimo libro:
Anna Basso: la parola alle persone afasiche – oppure vai ai link seguenti.