Mostre di fotografia consigliate per settembre

Bellissime mostre ed interessanti festival di fotografia ci aspettano a settembre, non perdeteveli!

Anna

MAN RAY – Forme di luce

Larmes 1932 © Man Ray 2015 Trust / ADAGP-SIAE – 2024, image: Telimage, Paris

Man Ray è senza dubbio uno dei grandi protagonisti dell’arte del XX secolo. Fu uno dei primi a utilizzare la fotografia come un vero e proprio medium creativo, realizzando opere emblematiche che sono entrate a far parte della storia dell’arte del Novecento. 

La retrospettiva in programma da settembre 2025 a Palazzo Reale permetterà al pubblico di ripercorrere le tappe biografiche e della carriera di Man Ray. Grazie a un importante nucleo di materiali originali (stampe vintage, negativi, collage, documenti) è possibile documentare la storia di Man Ray dalla nascita (1890, Philadelphia), agli ambienti newyorkesi dove scopre le avanguardie europee e stringe amicizia con Marcel Duchamp, fino all’approdo parigino del 1921. 

A Parigi viene accolto dai poeti André Breton, Louis Aragon, Paul Éluard e incontra poi la cantante e modella Kiki de Montparnasse, sua amata e musa, creando fotografie immortali come Noire et blanche o Le Violon d’Ingres. In seguito, si dedicherà al mondo della moda e alla realizzazione delle famose “rayografie” e “solarizzazioni”. Rientrato negli Stati Uniti nel 1940, torna a Parigi nel 1951, dove rimane fino alla morte nel 1976. 

Attraverso un percorso tematico (gli autoritratti, le muse, i nudi, le rayografie e solarizzazioni, la moda), questa mostra propone la riscoperta di un artista unico nel suo genere e un geniale pioniere. 

24 settembre 2025 – 11 gennaio 2026 – Palazzo Reale – Milano

LINK

BRUNO BARBEY. Gli Italiani

Bruno Barbey, Palermo, 1963
© Bruno Barbey / Magnum Photos | Bruno Barbey, Palermo, 1963

La fotografia è sempre più al centro del calendario espositivo di Palazzo Falletti di Barolo di Torino, che dal 12 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 presenta la mostra BRUNO BARBEY. Gli Italiani. Prodotta da Ares in collaborazione con Magnum Photos e l’Archivio Bruno Barbey, l’esposizione nasce da una selezione fatta dallo stesso Bruno Barbey (Marocco 1941 – Parigi 2020) e si compone di un centinaio di fotografie in bianco e nero realizzate tra il 1962 e il 1966.
 
In particolare, il nucleo di scatti ricalca il reportage dedicato all’Italia e agli italiani che l’autore negli anni sessanta aveva presentato all’editore francese Robert Delpire, il quale avrebbe voluto pubblicarlo come terzo volume dell’Encyclopédie essentielle, collana di libri che accostavano testo e immagini e che già comprendeva Les Américains di Robert Frank (1958) e Les Allemands di René Burri (1962).
 
Nonostante le circostanze dell’epoca ne impedirono la realizzazione, il portfolio dedicato alla Penisola – immortalata da piazza del Duomo a Milano ai vicoli di Napoli, dalla scalinata di Piazza di Spagna a Roma al centro di Palermo – convinse Magnum Photos, nel 1964, a invitarlo a collaborare con l’agenzia. Eppure, Barbey dovette aspettare il 2002 per vedere realizzato il proprio progetto (Editions de La Martinière). Solo nel 2022 la casa editrice Contrasto pubblicò il lavoro, postumo, nel volume Gli Italiani, definendo il modello che oggi viene assunto come spartito per riprodurre la selezione in mostra.
 
A integrare il percorso espositivo è presente un video di 10 minuti girato da Caroline Thiénot-Barbey, moglie dell’artista, che ripercorre genesi e sviluppo del reportage, insieme a una serie di citazioni di figure di spicco dello spettacolo e della cultura, che aiutano a contestualizzare gli scatti nell’ambito sociale e artistico degli anni sessanta.
 
Un’epoca in cui, studente di fotografia in Svizzera, Barbey esplorò con il suo maggiolino l’Italia in tutta la sua estensione, per lui ricca di fascino esotico nonostante la vicinanza, piena di luce ed energia, registrando con la sua macchina fotografica una realtà in pieno cambiamento, ancora fiaccata dalla guerra ma già rinvigorita da nuove speranze, evidenziando analogie e differenze tra una regione e l’altra, con il Nord lanciato verso il sogno metropolitano e il Sud che faticava nella ricostruzione.
 
Barbey ha fotografato così tutti gli strati della società: l’Italia delle cerimonie religiose e delle feste di paese, del boom economico e delle tradizioni antiche, degli operai e dei contadini, dei proletari e dei borghesi, dei nuovi ricchi e soprattutto degli umili, che con la loro fierezza si facevano interpreti della più profonda identità italiana. A tratti, gli scatti di Barbey sembrano raccogliere i personaggi di una moderna Commedia dell’arte, popolata da mendicanti, preti, suore, carabinieri, contadini, famiglie, figure archetipiche che negli stessi anni davano sostanza e popolarità ai film di Pasolini, Visconti e Fellini.
 
Barbey non è stato solo un fotografo. È stato anche un radiologo – scrive Giosuè Calaciura nel testo che introduce il volume Gli Italiani, edito da Contrasto (2022) – In queste foto, con uno sguardo profondissimo, è riuscito a cogliere le permanenze di un’antropologia complicata, ancestrale. Quello che non cambia o che muta solo nei tempi lentissimi delle Ere. È il rapporto intimo con la propria antichità”.
 
Nella visione in bianco e nero dell’autore ritroviamo e riscopriamo così il nostro recente passato, quello dei nostri genitori e dei nostri nonni, la memoria di un’epoca che la guerra aveva privato delle sue certezze e che guardava al futuro con l’urgenza di ricreare prima di tutto una vita e una rete sociale, i legami e le storie che più d’ogni altra cosa tengono unito un popolo.
 
La mostra, prodotta da Ares in collaborazione con Magnum Photos e l’Archivio Bruno Barbey, è realizzata con il patrocinio di Torino Metropoli e con il supporto di freecards e Contrasto; Media partner Sky Arte.

Dal 12 Settembre 2025 al 11 Gennaio 2026 – Palazzo Falletti di Barolo – Torino

PhEST 2025 – THIS IS US – A Capsule to Space

©Martin Parr, Magnum Photos

È con gran voce che si acclama la X edizione del PhEST di Monopoli! Sede ormai storica, che ospiterà oltre 30 mostre di uno dei festival internazionali di fotografia e arte più rinomati d’Italia in uno scenario suggestivo, e che fino al 16 novembre si trasformerà in un palcoscenico di cultura e creatività. Mostra madrina di quest’anno la celebre Pleased to Meet You di Martin Parr. Inoltre, in anteprima assoluta sarà presente la mostra fotografica Jitter Period del visionario regista Yorgos Lanthimos (The LobsterThe FavouritePoor Things).

Ritroviamo alla direzione artistica Giovanni Troilo, con la curatela fotografica di Arianna Rinaldo, a quella dell’arte contemporanea di Roberto Lacarbonara e la direzione organizzativa di Cinzia Negherbon.

Un decimo anniversario che guarda avanti senza dimenticare da dove viene. Il PhEST 2025 prende il titolo di THIS IS US – A Capsule to Space, coniugando celebrazione del passato e visioni future in uno spazio ancor più esteso.

Come anticipato, ad aprire le danze e caratterizzare i dieci anni di festival la serie Pleased to Meet You di Martin Parr. Autore di cui abbiamo parlato a più riprese, tra i più pop e iconici dei nostri anni, che dà voce nei suoi scatti vibranti alle idiosincrasie della società moderna. Donne e uomini imbruttiti dal consumismo, immortalati tra i loro vizi e sprechi non certo senza una lacerante ironia.

In mostra anche nomi meno noti, ma che segnano l’importanza nazionale e non che la fotografia riveste. Si ammirano così gli scatti di Sam Youkilis di Under the SunAlexey Titarenko con City of Shadows e Pietro Terzini con Just One More Glass, Amore Mio.

Seguono le serie Rhi-Entry di Rhiannon AdamBangers di Arianna Arcara, ospite della Residenza 2025, e See Naples and Die 2014-2022 di Sam Gregg.

In collaborazione con Photoworks & IIC London, PhEST porta a Monopoli anche la serie The Silent Sun, Brighton di Piero Percoco, ospite a giugno 2025 della Residenza speciale a Brighton. Inoltre, il festival espone gli scatti di Dylan Hausthor in What The Rain Might Bring, un progetto interdisciplinare che esplora le complessità della narrazione, della fede, del folklore e dell’intrinseca stranezza del mondo naturale. L’italiano Lorenzo Poli presenterà invece la serie in corso The Geoglyphs of our Time, dove protagonista è la terra e le mutazioni antropocentriche che ne hanno trasfigurato il volto.

Un’edizione che spazia in lungo e in largo nel vasto panorama fotografico, accostando il surrealismo di Philip Toledano alla vena provocatoria di Gregg Segal, autore di 7 Days of Garbage. Infine, nelle antiche stalle annesse alla Casa Santa, l’artista José Angelino presenta il progetto site-specific Waiting for the Sun. Resistenze 2025, a cura di Melania Rossi. Una serie di installazioni scultoree e video che raccontano l’esperienza quotidiana sul pianeta terra.

Dal 9 Agosto AL 16 Novembre 2025 – Monopoli – Sedi Varie

LINK

Città Aperta 2025 – Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Diana Bagnoli

La città è un corpo che si muove, respira e si trasforma. Roma, Urbs per eccellenza, ne è un esempio perfetto: osservarla vuol dire verificare quali possano essere, in una città da sempre ritratta, fotografata, rappresentata ed evocata, i confini reali e immaginari del suo spazio in continuo cambiamento. L’anno del Giubileo rappresenta quindi una sfida straordinaria: la possibilità di registrare come Roma riesca a trasformarsi rinnovando la sua tradizione, il suo spirito di accoglienza, la sua necessità di innovazione e di apertura.

Le immagini di Alex Majoli sono dedicate in modo specifico alla “scena drammaturgica” del Giubileo; i volti dei fedeli sono catturati dallo sguardo di Paolo Pellegrin che realizza anche un personale “viaggio dentro Roma”, mentre Diana Bagnoli propone le sue visioni a colori di un misticismo diffuso, mobile, itinerante, in sintonia con lo spirito del Giubileo.

L’attenzione alla realtà vista con sguardo intenso e nuovo, la possibilità di trasfigurare le azioni e i gesti in scene dal forte valore simbolico, l’empatia che contraddistingue il loro lavoro concorrono a offrire un’interpretazione visiva contemporanea, originale e profondamente evocativa del Giubileo a Roma.

dal 26 giugno al 28 settembre 2025 – Sala Zanardelli del Vittoriano – Roma

LINK

Texas Trigger – Luca Santese e Marco P. Valli

The Texas Trigger exhibition, mirroring the recently published eponymous book, retraces the timeline of Santese and Valli’s journey across Texas at the height of the U.S. presidential election campaign, which culminated in Donald Trump’s victory. Over the course of just over a month, they drove approximately 5,000 miles, documenting a wide range of environments that are shaping American society today: immigration policy, the proliferation of firearms, political and cultural tensions, and the ongoing clash between conservative ideals and progressive movements. 
The photographic sequence, almost unchanged from the volume, is arranged in 33 modular frames that reflect the same dimensions and meanings of the triggers in the work. With 71 c-print photographs, the Texas Trigger exhibition also seeks to emphasize the material presence of the images and the narrative tension running through them. The authors will be present at the opening to introduce the project and guide you through the exhibition.

From 4 to 28 September 2025 – Palazzo Grillo, Genova

LINK

SARA MUNARI: LAPILLI

3 – 7 Settembre 2025 – SONOGNO – VERZASCA FOTO FESTIVAL

LAPILLI: Fin dall’antichità, i vulcani sono stati considerati simboli della furia degli dei, porta dell’inferno o donatori di beni. Sono temuti e ammirati in egual misura. Ogni volta che esplode un vulcano, vengono riesumate vecchie leggende e teorie che si muovono tra terrore e fantascienza.
E perché questa violenta eruzione? E perché adesso? E perché tanta distruzione e tanti morti? Cosa c’è veramente nelle profondità della terra?
I libri scientifici teorizzano cosa riempie la palla rotante in cui viviamo: la crosta terrestre, le placche tettoniche, il magma…e se fosse qualcos’altro di insidioso e molto più perverso? Finora nessuno si è tuffato nelle profondità del pianeta per attestare cosa c’è là, a parte gli avventurieri di Viaggio al centro della Terra, il romanzo di Jules Verne. Pura finzione, ma terrificante.
Per i greci e i romani, i vulcani e le loro eruzioni erano associati a manifestazioni divine. Il Cristianesimo li ha considerati come l’opera di Satana o come segno divino. Quando avviene un’eruzione, soprattutto nei paesi latini, viene posta una Madonna per bloccare l’evento e sembra che in qualche caso sia avvenuto
Le menti degli uomini di fronte a un’eruzione vulcanica, sono affascinate dall’indiscutibile bellezza e magia di quei fuochi che sembrano uscire dall’inferno stesso.

Il mio lavoro esplora il connubio tra l’imponente potenza dei vulcani e l’umanità, tentando di raccontare il modo in cui queste maestose formazioni naturali hanno influenzato le credenze, le leggende e le pratiche religiose e come invece, nel rapporto reale, la vicinanza con questi monti condizioni e cambi “il vivere” effettivo. Gli spettatori saranno invitati a esplorare come le eruzioni vulcaniche siano state interpretate come segni divini o punizioni, e come abbiano influenzato la vita e la cultura delle popolazioni circostanti nel corso dei secoli.
Senza le premesse scientifiche, cosa è sembrato agli abitanti di tanti secoli precedenti? Paura, sicuramente stupore, si aggiungono all’infinito dell’inspiegabile, come tante cose dell’universo. Le leggende sono un tipo di narrazione che manca di un autore specifico e di una versione originale conosciuta, si trasmettono di generazione in generazione, soprattutto oralmente, e raccontano di eventi soprannaturali, fantastici o religiosi, localizzati in un luogo e in un tempo ben preciso della storia. Storia che aiuta a renderli più credibili. Le leggende sopravvivono al passare del tempo cambiando il loro contenuto e adattandosi alle nuove generazioni, che lo modificano e lo adattano al loro modo di vivere o, al contrario, lo dimenticano.
Nella realtà, il vulcano è una struttura geologica molto complessa, generata all’interno della crosta terrestre dalla risalita, in seguito ad attività eruttiva, di massa rocciosa fusa, il magma, formatasi al di sotto o all’interno della crosta terrestre.
La fuoriuscita di materiale è detta eruzione e i materiali eruttati sono lava, cenere, lapilli, gas, scorie varie e vapore acqueo. La forma e l’altezza di un vulcano dipendono da vari fattori tra cui l’età del vulcano, il tipo di attività eruttiva, la tipologia di magma emesso e le caratteristiche della struttura vulcanica sottostante al rilievo vulcanico.
Sulla superficie terrestre il 91% dei vulcani è sottomarino (in gran parte situati lungo le dorsali medio oceaniche), mentre circa 1500 sono quelli oggi attivi sulle terre emerse.
In questo lavoro sono stati visitati i vulcani europei per indagare visivamente quel filo che corre tra realtà, leggenda e religione.

Lavoro completo 40 opere tra foto e tele

Durante il festival, offriamo una serie di mostre all’aperto e all’interno, presentazioni e incontri tra artisti e comunità locale, visite guidate, letture portfolio, proiezioni di progetti e musica dal vivo.
La nostra curatela si concentra su diversi temi accomunati da un profondo interesse per l’umanità, con i suoi sentimenti, le sue posizioni e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Le nostre esposizioni esplorano realtà e narrazioni regionali e internazionali, con un’attenzione particolare alla diversità, all’inclusività e alla conservazione.

https://www.verzascafoto.com/it/inizio

SI FEST 2025: GEOGRAFIE VISIVE

SI FEST 2025: GEOGRAFIE VISIVE

Torna a Savignano sul Rubicone, per tre weekend consecutivi, uno degli appuntamenti più longevi e significativi nel panorama della fotografia italiana: SI FEST, giunto quest’anno alla sua 34ª edizione.
Il Festival, in programma dal 12 al 28 settembre 2025, è un progetto dell’associazione Savignano Immagini, promosso dal Comune di Savignano sul Rubicone, con la direzione artistica affidata a un comitato scientifico composto da Manila Camarini, Francesca Fabiani, Jana Liskova e Mario Beltrambini.

GEOGRAFIE VISIVE – Il tema 2025
In un’epoca segnata da fratture ambientali, tensioni geopolitiche, migrazioni forzate e identità in trasformazione, Geografie Visive nasce come invito a ripensare il modo in cui abitiamo il mondo non solo nello spazio fisico, ma anche nei luoghi della memoria, della percezione, dell’immaginazione.

Il tema scelto per il 2025 si propone di mappare i territori visibili e invisibili dell’esperienza contemporanea, attraverso linguaggi fotografici che esplorano il paesaggio naturale, urbano e interiore. La fotografia diventa così uno strumento per decifrare ciò che muta, per riconoscere ciò che persiste, per dare forma a ciò che ancora non ha un nome.

Attraverso Geografie Visive, SI FEST continua il suo lavoro di indagine culturale sul presente, raccogliendo e intrecciando sguardi provenienti da luoghi, storie e sensibilità diverse, in un momento storico che richiede ascolto, complessità e immaginazione.

“Viviamo un tempo in cui i confini si spostano, si sfaldano, si ridefiniscono. I confini tra uomo e ambiente, tra vero e artificiale, tra intimo e collettivo. Abbiamo scelto Geografie Visive perché sentiamo l’urgenza di costruire nuove mappe – non per orientarsi, ma per comprendere. Ogni fotografia di questa edizione è una traccia: un frammento di paesaggio, una memoria incisa, una soglia che ci aiuta a leggere il presente e a immaginare il futuro.” — Comitato artistico del SI FEST

Alcuni nomi già confermati ci parlano della direzione intrapresa: Hashem Shakeri, autore iraniano tra i più lucidi interpreti delle fratture contemporanee, porta un lavoro potente sull’Afghanistan dopo il ritorno dei Talebani. Le sue immagini raccontano un mondo precipitato nel buio: donne private del diritto all’istruzione, minoranze perseguitate, esistenze invisibili. Ma nella scelta poetica della composizione e nell’empatia dello sguardo, Shakeri ci restituisce la dignità della resistenza. Ogni immagine è una soglia sospesa tra silenzio e grido, testimonianza e speranza. Una narrazione tanto dura quanto necessaria, che rifiuta il sensazionalismo e cerca invece la complessità. A cura di Manila Camarini. 

A raccogliere la sfida dell’attualità è anche Skagit Valley di Michael Christopher Brown, autore già noto per il suo lavoro realizzato con lo smartphone durante la rivoluzione libica. Il progetto riflette sul futuro dell’agricoltura e della vita rurale nella Skagit Valley, stato di Washington, attraverso immagini generate interamente da intelligenza artificiale. In un paesaggio post-apocalittico, distorto e visionario, l’AI diventa strumento per indagare ciò che resta – o potrebbe restare – della relazione tra uomo e natura. Un lavoro che spinge la fotografia documentaria oltre i suoi confini tradizionali, interrogando il ruolo dell’immagine nell’evocare scenari possibili e nel rappresentare un reale ancora inesistente. A cura di Manila Camarini.

Dalla finzione visionaria al rigore assoluto della testimonianza: Where the World is Melting del fotografo islandese Ragnar Axelsson – da oltre quarant’anni testimone delle comunità artiche – ci conduce nei ghiacci dell’Artico, tra Groenlandia, Siberia e Islanda. Le sue immagini in bianco e nero non sono semplici reportage, ma elegie visive su un mondo che si sta sciogliendo: quello delle comunità artiche, dei loro animali, delle loro tradizioni, dei loro paesaggi. In ogni fotografia si percepisce l’urgenza di uno sguardo che resiste al tempo, e che chiede di essere ascoltato prima che sia troppo tardi.

Se in Axelsson la resistenza è geoclimatica, in Spandita Malik diventa invece gesto politico e corporeo. L’artista indiana, basata a New York, intreccia fotografia e artigianato in una pratica corale e femminista che restituisce voce a donne sopravvissute alla violenza domestica. In Jāḷī—Meshes of Resistance, Malik stampa i loro ritratti su khadi, tessuto legato alla resistenza gandhiana, e le invita a ricamarli. Ogni opera è unica, costruita a quattro mani, in un dialogo profondo tra soggetto e fotografa. È così che l’immagine si trasforma in spazio di autodeterminazione: la donna non è più oggetto del racconto, ma autrice della propria rappresentazione. Una delle mostre più intime e radicali dell’intero Festival.

Dalla resistenza politica e corporea di Malik si passa allo sguardo che custodisce e preserva il fragile nell’opera di Evgenia Arbugaeva. L’artista russa racconta la Siberia artica con uno stile sospeso tra il reportage e la fiaba. I suoi scatti – colorati, onirici, pervasi di silenzio – trasportano lo spettatore in un altrove incantato, dove la realtà sembra sciogliersi nella luce. In un tempo accelerato e caotico, Arbugaeva ci invita a rallentare, ad ascoltare i ritmi lenti della natura, a riconoscere la bellezza fragile dell’invisibile. È forse questa una delle geografie più sottili e preziose: quella che sfugge, quella che resta negli occhi quando la luce si spegne. A cura di Manila Camarini. 

Un invito al silenzio e all’ascolto che ritroviamo anche in Doppia Uso Singola, il progetto di Lorenzo Urciullo – in arte Colapesce – a cura di Patricia Armocida, che porta per la prima volta in un festival di fotografia il suo universo visivo. Cantautore tra i più originali e apprezzati della scena musicale italiana, autore di graphic novel, spettacoli teatrali e colonne sonore, Colapesce firma con Doppia Uso Singola un lavoro fotografico intimo e stratificato, nato da oltre dieci anni di scatti raccolti durante viaggi, tournée, ritorni a casa. Camere d’albergo vuote, oggetti dimenticati, interni familiari: in queste immagini si riflettono la solitudine, il transito, la costruzione dell’identità in un tempo incerto e nomade. Nessuna figura è presente, eppure ogni spazio è carico di tracce umane, di tensione affettiva, di storie invisibili. Tra malinconia e pudore, queste immagini raccontano la solitudine come condizione esistenziale, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la vita in transito di chi è sempre altrove. 

Accanto ai progetti già citati, il percorso espositivo comprende una selezione di mostre che approfondiscono temi chiave del presente. La tedesca Barbara Diener esplora il desiderio di appartenenza e la spiritualità nelle comunità rurali tra Europa e Stati Uniti. L’iraniano Khashayar Javanmardi documenta l’agonia ecologica del Mar Caspio, lago senza sbocco minacciato dall’inazione politica. L’italiana Roselena Ramistella, attraverso un viaggio a dorso di mulo nei sentieri montani della Sicilia, restituisce un ritratto autentico della vita rurale contemporanea. Il franco-palestinese Taysir Batniji indaga il senso di perdita e l’esilio attraverso le chiavi di casa di chi ha dovuto abbandonare Gaza. La mostra collettiva “Oltre la soglia”, in occasione degli 80 anni della cooperativa Cocif, intreccia archivi e immagini contemporanee in un progetto inedito firmato da Mario Cresci.

Completano il programma i lavori premiati di Federico Estol (Uruguay), Aleks Ucaj (Albania/Italia) e Fabio Domenicali (Italia), il racconto corale dell’alluvione in Romagna, i laboratori con le scuole, e due importanti omaggi a Marco Pesaresi: uno dedicato al legame con la città di Bellaria Igea Marina, mentre l’altro – che si svolgerà a Rimini – è ispirato al libro Rimini di Pier Vittorio Tondelli ed è concepito come un dialogo tra il suo testo e le fotografie di Marco.

Dal 12 Settembre 2025 al 28 Settembre 2025 – Savignano sul Rubicone (FC)

LINK

Ragusa Foto Festival 2025

Cristina Vatielli, dalla serie Terra Mater
© Cristina Vatielli | Cristina Vatielli, dalla serie Terra Mater

Un intero quartiere che si trasforma in una galleria d’arte contemporanea nel cuore del barocco ibleo, nel Val di Noto. Ragusa Ibla, tra i borghi più suggestivi d’Italia, assume il ruolo di una destinazione culturale dove la bellezza della Sicilia dialoga con la fotografia contemporanea internazionale. È questo lo scenario del Ragusa Foto Festival, prima rassegna siciliana di respiro internazionale dedicata ai diversi linguaggi della fotografia contemporanea e alla valorizzazione dei giovani artisti. In questi anni il Festival, ideato e diretto da Stefania Paxhia, giornalista e ricercatrice sociale, ha saputo unire la ricerca artistica all’attenzione per il territorio, trasformando Ibla, quartiere più antico della città, in una vera e propria piattaforma espositiva diffusa tra i magnifici palazzi iconici – Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca, Auditorium San Vincenzo Ferreri – e i luoghi della vita quotidiana, come il Giardino Ibleo, cuore verde e quartier generale del Festival.

Patrocinata dalla Commissione Italiana UNESCO
, la tredicesima edizione, “Oltre l’apparenza”, sotto la direzione artistica di Massimo Siragusa, fotografo e docente di fotografia, in programma dal 28 agosto al 28 settembre, apre con quattro giornate inaugurali – dal 28 al 31 agosto – e un programma ricco di appuntamenti. Talk, letture portfolio, premi, workshop, seminari, proiezioni, visite guidate e presentazioni di libri, animeranno il lungo weekend insieme ad autori, critici, fotografi, curatori e professionisti del settore, provenienti da tutta Europa, per incontrare tanti giovani e appassionati di fotografia.
Grazie alla capacità della fotografia di rendere visibile ciò che spesso diamo per scontato, Jessica BackhausStefano De LuigiCharles FrégerMaria LaxMaud RallièreAlessia RolloJohannes Seyerlein e Cristina Vatielli sono gli artisti in mostra che ci offriranno la loro visione sul tema di quest’anno. Insieme al progetto dedicato al territorio di Francesca Todde, giovane artista di respiro internazionale, in Residenza a Ragusa grazie al sostegno di Fondazione “Cesare e Doris Zipelli” della Banca Agricola Popolare di Sicilia.

Tra i progetti esposti, il corto “Compagni di Viaggio”, diretto da Sara De Martino e prodotto da Fondazione Con il Sud; grazie alla collaborazione con lo IED di Roma (Istituto Europeo di Design), un lavoro interdisciplinare sul tema di quest’anno, realizzato dagli studenti del II° anno, per offrire una concreta opportunità di crescita professionale e creativa. In mostra la vincitrice del premio Miglior Portfolio 2024, Flora Mariniello, e il progetto in menzione di Antonello Ferrara.

Inoltre, quest’anno saranno in mostra i progetti selezionati con due call internazionali che hanno raggiunto un risultato sorprendente, che attesta l’attenzione e la partecipazione diffusa in tutto il mondo ed evidenzia la voglia di esporre al Ragusa Foto Festival. Andrew RovenkoDanae PanagiotidiMelisa OechsleO’Shaughnessy Francis e Cataldo – De Marzo sono i fotografi selezionati tra 250 candidature per la call dedicata alla fotografia analogica, realizzata insieme al collettivo Analog Milano. Risultato importante anche per la call dedicata al Circuito OFF del Festival, curata da Alfredo Corrao e da Emanuela Alfanocon la collaborazione del Circolo Fotografico ASA 25 di Vittoria (Rg), con 148 candidature e un totale di 625 immagini inviateda tutto il mondo, segno tangibile di un dialogo costante tra visioni locali e sguardi globali. Circa 40 gli autori selezionati che saranno esposti sia on line, in un’apposita sezione del sito del Festival, sia presso le diverse realtà che hanno aderito al progetto del Circuito Off.

Tra gli appuntamenti imperdibili delle giornate inaugurali, la presentazione della riedizione del libro “Viaggio in Italia”diLuigi Ghirri, in collaborazione con il MUFOCO, Museo della Fotografia Contemporanea, presentata dal curatore Matteo Balduzzi e da Carmelo Arezzo, presidente della Fondazione Cesare e Doris Zipelli di Baps, seguita dalla proiezione del film “Viaggio in Italia vent’anni dopo”.

Occasione preziosa per aspiranti fotografi e appassionati per confrontarsi con esperti, sono le Letture Portfolio che culminano con l’assegnazione del Premio Miglior Portfolio, un premio in denaro e l’esposizione del progetto vincitore nella prossima edizione del festival. I lettori di quest’anno rappresentano un panorama ricco e autorevole della scena fotografica contemporanea: Benedetta Donato, curatrice e direttrice del Premio Romano Cagnoni Award; Denis Curti, curatore delle Stanze della Fotografia di Venezia; Jessica Backhaus artista e fotografa internazionale; Tiziana Faraoni,photo editor de L’Espresso; Irene Alison, curatrice del “Rifugio Digitale” di Firenze e fotografa; Claudio Corrivetti, fondatore di Postcart Edizioni; Alessia Paladini, curatrice e fondatrice della Alessia Paladini Gallery; Paola Sammartano, inviata del magazine internazionale  “L’Oeil de la Photographie”.

Dal 28 Agosto 2025 al 28 Settembre 2025 – Ragusa – Sedi varie

LINK

Grenze Arsenali Fotografici. VII Edizione

Tianyu Wang, Hidng and Seeking
© Tianyu Wang | Tianyu Wang, Hiding and Seeking

Inaugura venerdì19settembre a Verona l’ottava edizione del Festival Grenze-Arsenali Fotografici, il festival Internazionale di Fotografia che coinvolge il quartiere di Veronetta e il Bastione delle Maddalene.
Il concept di quest’anno è “Anfällig”, cagionevolevulnerabilefragile, da un momento all’altro può cadere o ricadere.  Non siamo del tutto guariti ma ritorniamo nel mondo con una nuova delicatezza.
Il concept di Grenze 2025 – pensato dalla direzione artistica di Francesca Marra e Simone Azzoni – propone di esplorare la debolezza insita nelle cose, nelle persone e nelle situazioni quotidiane. Interpretare come la fragilità si manifesti, sfumando il confine tra la vita e la sua instabilità.
“Cagionevole”, dal latino causionabilis, “che può essere causato”. Siamo indeboliti dalle incertezze, influenzati, e influenzabili dal dubbio. Precari, con l’equilibrio sempre in bilico. Difficile affrontare le sfide con stabilità e forza, fermezza. Nell’apparente sicurezza, siamo minacciati e non possiamo resistere.
“Cagionevole” diventa così l’esposizione nuda alla bellezza nella debolezza, senza nascondere la sofferenza o l’incertezza che essa comporta. La fotografia diventa uno strumento per trasformare la fragilità in parte essenziale e inevitabile della nostra umanità.
Il Festival è organizzato in collaborazione con Assessorato ai Rapporti UNESCO e l’Assessorato alla Cultura – Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri del Comune di Verona.
Ad affiancare la direzione artistica ci sarà la curatela di Erik Kessels, artista, designer e curatore olandese. Colleziona fotografie che trova nei mercati delle pulci, nelle fiere, nei negozi dell’usato, ricontestualizzandole e pubblicandole con KesselsKramer Publishing. “Un maestro nel trovare vecchi album di famiglia, mostrandoceli sotto un nuovo volto, nella loro mondana bellezza e stranezza. È interessato dalle storie contenute nelle fotografie, piuttosto che dalle fotografie in sé”.
MAIN PROJECT Progetto d’eccezione all’ottava edizione del festival sarà Vida Detenida di Pedro Almodóvar. La mostra in esclusiva assoluta per l’Italia, raccoglie Still Life di oggetti quotidiani tolti dallo splendore del Pop cinematografico del regista spagnolo e abbandonati ad un riposo, ad una quiete domestica che ne rivela la malinconica e solitaria natura.
Le opere sono gentilmente prestate da Opera Gallery di Madrid. Abbinato alla mostra, curata da Simone Azzoni, il catalogo di LazyDogPress.
La mostra sarà allestita nello spazio de Il Meccanico di Via San Vitale 2b.
MAIN SECTION ➔    Bastione delle Maddalene – Vicolo Madonnina 12
Quattro i progetti esposti al Bastione selezionati dalla call:
◆     Nuno Alexandre Serrão con IcebergsUnderstanding the world by travelling inward:
un progetto intimista, sulla solitudine, sui mondi chiusi al di là dei silenzi, a cura di Simone Azzoni.

◆     FrédériqueDimarco con EIDOLONS: è una riflessione sul risvegliare gli occhi alla vulnerabilità del mondo in cui viviamo e a catturare, anche solo per un istante, la connessione con gli elementi e con il vivente. In relazione ai disturbi visivi, la fotografa sviluppa una tensione tra apparizione e scomparsa. A cura di Francesca Marra.
◆     Tianyu Wang con Hiding and Seeking che utilizza la performance art come processo creativo e le immagini come mezzo per far riflettere sulla violenza. A cura di Erik Kessel.
◆     Florine Thiebaud con COMING BACK, in cui l’artista dà voce ad un tremendo tumulto interiore. A cura di Erik Kessel.
➔    Prosegue invece la collaborazione e la rete con altre realtà Internazionali che si occupano di fotografia con i progetti
◆     Katarina Marković con InPassing – in collaborazione con Belgrade Photo Month e Sarajevo Photography Festival.
◆     Emanuela Cherchi con Tumbarino, selezionato dal Premio MUSA.
➔    – Il Meccanico, Via San Vitale 2B
◆     Alfio Tommasini con Via Lactea. L’autore ha visitato per lo più piccoli agricoltori e allevatori di bovini nelle Alpi e nelle Prealpi, nonché i grandi laboratori di latte e di inseminazione in Svizzera. Via Lactea presenta paesaggi che si estendono attraverso cinque inverni, oltre a dettagliati e al tempo stesso intimi e pittorici, ritratti di contadini e animali da fattoria. Tommasini intraprende uno studio visivo del rapporto tra uomo, animali e topografia nel contesto di un’agricoltura e di un’industria casearia in rapida evoluzione e sempre più meccanizzata.
SEZIONE OFF La sezione a cura di Lisangela Perigozzo arriva quest’anno a Veronetta.
Negozi, bar e locali ospiteranno durante tutto il festival i progetti di
●      Francesco Anderloni con Suspensia

●      Toby Binder con Common future for a Divided Youth

●      Federica Carducci con Yet still, rebirth. In the ordinary ache of waking

●      Francisco Macfarlane con Codificaciones

●      Marco Sempreboni con Impermanenze

●      Romina Zanon con Disperso e presente

Il progetto URBAN celebra la prima sinergia d’intenti tra Grenze e Tocatì:
➔    fotografia manifesta / poster photography.
In collaborazione con AssociazioneGiochiAntichi: nel quartiere di Veronetta saranno affissi i manifesti con uno dei celebri scatti di Dario Mitidieri, “Children playing in Gorazde, Bosnia 1995”: due bambini che nonostante la guerra, scendono da una discesa su un carrettino di legno.

Dal 19 Settembre 2025 al 20 Ottobre 2025 – Bastione delle Maddalene – Verona

LINK

PASSAGGI. Mario Giacomelli e Simone Massi

n occasione del centenario della nascita del Maestro della fotografia del Novecento Mario Giacomelli, il Premio nazionale Gentile da Fabriano e l’Associazione Gentile Premio presentano a Zona Conce a Fabriano, dal 21 giugno al 19 ottobre 2025, la mostra “Passaggi. Mario Giacomelli e Simone Massi” curata da Gianluigi Colin e Galliano Crinella: un inedito confronto tra il celebre fotografo e Simone Massi illustratore, autore, regista e maestro dell’animazione, entrambi marchigiani. Due linguaggi, lontani cronologicamente ma estremamente connessi nella rappresentazione della realtà, che svelano affinità elettive.

La mostra, resa possibile dal contributo di Diatech Pharmacogenetics, realizzata in collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli, Carifac’Arte e Zona Conce e con il patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche e il Comune di Fabriano Città Creativa UNESCO, sarà l’unica esposizione nella regione Marche che durante l’estate e parte dell’autunno celebrerà Mario Giacomelli, artista cui le Marche hanno dato i natali e che nella sua opera ha raccontato costantemente il territorio marchigiano e le sue radici.

L’esposizione fabrianese vuole essere un tentativo di dare una rappresentazione dell’opera di Giacomelli che va oltre il paesaggio e per questo è stata messa a confronto con le illustrazioni di Simone Massi.

Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 – Senigallia, 2000), al quale nel 1997 fu conferito dal Sen. Prof. Carlo Bo il Premio nazionale Gentile da Fabriano alla sua prima edizione, è un fotografo conosciuto e celebrato a livello internazionale. Simone Massi (Pergola, 1970), è un artista che lavora per il cinema, considerato oggi uno dei principali autori di cortometraggi di animazione italiani nel mondo, vincitore di un “David di Donatello”, quattro “Nastri d’Argento” e un Premio “Ennio Flaiano”, oltre che autore della sigla di tre edizioni della “Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia”.

In mostra 35 immagini dalle serie più iconiche di Mario Giacomelli come “Storie di terra”, i seminaristi di “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, “La buona terra”, ma anche “Scanno” e “Lourdes”. Ad affiancarle, altrettanti disegni a matita e pastelli di Simone Massi, che ritrae raschiando, quasi incidendo, la stessa terra, gli stessi volti e le stesse passioni.

Dal 21 giugno al 19 ottobre 2025 – Zona Conce – Fabriano (AN)

LINK

Il Sole Nero. La fotografia africana dal periodo delle indipendenze ai giorni nostri

Il Sole Nero. La fotografia africana dal periodo delle indipendenze ai giorni nostri, Maschio Angioino, Napoli

In occasione del suo anniversario millenario, Napoli si presenta al mondo come una città che guarda al futuro attraverso il dialogo culturale. Il progetto Il Sole Nero si propone come una piattaforma culturale articolata tra Napoli e il continente africano, valorizzando il ruolo della città partenopea come crocevia di culture mediterranee e ponte naturale verso il Sud globale.

Dall’11 agosto al 24 settembre, le Antisale dei Baroni del Maschio Angioino ospitano l’esposizione principale, dedicata alla fotografia africana dal periodo delle indipendenze ai giorni nostri, con oltre 250 opere di 44 artisti e studi fotografici da tutto il continente.

Prodotta da Andrea Aragosa per BlackArt, la mostra è curata da Simon Njami, in collaborazione con Carla Travierso e Alessandro Romanini, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Comitato Neapolis 2500, in collaborazione con il Comune di Napoli e le Università Federico II e L’Orientale. Il Museo delle Civiltà di Roma ha concesso il patrocinio.

Accanto alla sede napoletana, il progetto prevede una seconda fase internazionale, attuata attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura, dedicata alla dimensione immateriale, rituale e sonora della relazione tra Napoli e l’Africa. E’ in questo quadro che si inserisce la performance musicale in Africa di Enzo Avitabile, concepita come gesto di restituzione e attraversamento simbolico: una musica frutto di una ricerca delle proprie radici ma fortemente connessa con il continente africano e che restituisce e ricollega ciò che la modernità coloniale ha spezzato. Nell’occasione sarà proiettato un video con i contenuti della mostra Il Sole Nero, presso un Istituto italiano in Africa.
Una conferenza istituzionale, aperta al pubblico, con la partecipazione di Simon Njami ed Enzo Avitabile è prevista il giorno 17 settembre presso gli spazi espositivi del Maschio Angioino a Napoli.
Il Sole Nero si configura così come un progetto bilaterale che collega territori, linguaggi e sensibilità, promuovendo una narrazione culturale condivisa tra l’Italia e l’Africa. Un’iniziativa che riflette lo spirito di Neapolis 2500 e le direttrici del Piano Mattei, contribuendo a rafforzare la presenza culturale italiana nei Paesi partner e offrendo a Napoli un ruolo da protagonista nel disegnare nuove geografie della cooperazione culturale.

Illuminanti le parole di Simon Njami: « È impossibile parlare dell’Africa. È impossibile parlarne nei termini convenzionali del mondo dell’arte o dell’Accademia. Perché l’Africa, fin dagli albori dei tempi, è fantasia. Un contenitore fantastico in cui ognuno deposita le proprie angosce, paure o desideri. Come possiamo dunque narrare questo spazio contraddittorio? Come possiamo parlarne nella sua storia e geografia senza rivedere il nostro passato e mettere in discussione ciò che credevamo di aver capito? È fondamentale “disimparare l’Africa”. Ricostruirla con nuovi strumenti. E questi strumenti dipendono dalla contemporaneità. Solo il contemporaneo può tentare di rendere la molteplicità delle dimensioni di un territorio oscuro attraverso la sua trasparenza. Trasparente perché oscuro. ».

Il contributo teorico di Carla Travierso guida la lettura curatoriale della mostra: «Nel contesto post-coloniale, la fotografia africana si afferma come strumento critico e poetico, capace di raccontare un tempo “altro”, che attraversa la frattura storica senza rimuoverla. Non cerca di emulare estetiche europee né di rispondere a immaginari esotici: diventa invece spazio di confronto con l’invisibile e con ciò che la storia ha reso indicibile. Diventa luogo di riconciliazione: non semplice rappresentazione, ma pratica capace di mettere in discussione narrazioni consolidate, genealogie identitarie, categorie estetiche, geografie di appartenenza».

Come osserva la dottoressa Marilù Faraone Mennella, membro del Comitato Neapolis 2500: «Napoli, città plurale e crocevia di saperi e culture, ha oggi l’opportunità di rileggere criticamente la propria storia, mettendo a fuoco la persistenza di immaginari e disuguaglianze. Il Sole Nero, in questa cornice, diventa parte integrante della riflessione che la città propone su sé stessa in occasione del suo anniversario millenario. Una riflessione non celebrativa, ma consapevole, capace di fare della memoria uno strumento attivo e del passato un terreno di confronto».

Il Prefetto di Napoli e presidente del Comitato Neapolis 2500, Michele Di Bari, aggiunge: «In un momento in cui il Mediterraneo è attraversato da tensioni, migrazioni e sfide complesse, Napoli riafferma il suo ruolo di città-ponte: un luogo di dialogo e confronto con l’Africa contemporanea e la sua diaspora. Crediamo che solo attraverso una profonda conoscenza del passato e una cultura inclusiva, radicata nel rispetto e nel dialogo, si possa costruire una società più equa e aperta, capace di affrontare con coraggio le sfide del presente e del futuro».

Il Sole Nero partecipa alla ridefinizione del ruolo culturale di Napoli nello scenario internazionale, offrendo uno spazio di confronto, consapevolezza e rigenerazione culturale.

La mostra raccoglie in 91 cornici più di 250 opere di 44 artisti e studi fotografici. Tra questi: Omar Said Bakor, N.V. Parek, Malik Sidibé, Mama Casset, Salla Casset, Seydou Keita, Ambroise Ngaimoko, Jean Depara, Sanlé Sory, Studio Venavi, Tidiani Shitou, J.D. Okhai Ojeikere, Mory Bamba, Oumar Ly, Sanou Bakari, Bassirou Sanni, Cornelius Azaglo, Francis Ahehehinnou, Michel Kameni, Mombasa Studio, Adama Kouyaté, Ricardo Rangel, Adeghola Photo, Clement Fumey, Danisco Studio, Ali Maiga, Photo Sedab, Studio Mehomey, Studio Kwanyainchi, K.W. Ambroise, Studio Begbawa, W.K. Jerome, Islam Photo, M.A. Aliou, Maison Osseni, Photo Belami.

Dal 11 Agosto 2025 al 24 Settembre 2025 – Castel Nuovo – Maschio Angioino – Napoli

LINK

Mostre di fotografia consigliate per agosto

Ciao, date un’occhiata alle mostre in programma ad agosto. Sia che siate in spiaggia che rimaniate in città, ce ne sono di interessantissime!

Buone vacanze!

Anna

Les Rencontres d’Arles – Disobedient Images

“Our identities (…) aren’t rooted in a single territory. They extend, crossbreed, shift and constantly recreate themselves”.
In the spirit of the thought of Édouard Glissant, who extols the intertwining of cultures and the richness of encounters, this new edition of the festival proposes the exploration of the image in polyphonic form. Here, photography is not limited to an exoticizing gaze: it inscribes the elsewhere in a dynamic of exchange and ‘cultural translation’, extending the reflection of the anthropologist Alban Bensa. Photography is thus envisioned as an instrument of resistance, testimony, and social transformation in the face of contemporary crises.

Commitment pervades the entire program of this 56th edition. From Australia to Brazil, through North America and the Caribbean, while the world is shaken by rising nationalism, nihilism and environmental crises, the photographic perspectives presented offer a crucial counterpoint to the prevailing discourse, celebrating the diversity of cultures, genders and origins.

Through a dialogue between contemporary and emerging art, vernacular photography and modernism, the exhibitions presented as part of the Brazil-France 2025 Season celebrate the artistic vigor of the Latin American country. Ancestral Futures proffers a reflection on memory and identity: through a reinterpretation of visual archives, the artists question the colonial legacy and the struggles of the Afro-Brazilian, indigenous and LGBTQIA+ communities. Through a critical lens, they redefine representations, opening new perspectives on history and the future, while the debates on the restitution of patrimony and the rewriting of founding narratives intensify. In Retratistas do Morro, the daily life of the Serra community in Belo Horizonte, Brazil’s largest and oldest favela, is revealed through a collection of 250,000 negatives by photographers João Mendes and Afonso Pimenta. This dynamic is further explored in the exhibition dedicated to Claudia Andujar, whose activism is rooted in the struggles of the 1960s and 70s, before she devoted her work to the indigenous Yanomami people. Fort its part, the Foto Cine Clube Bandeirante (FCCB), founded in São Paulo in 1939 illustrates a pivotal period in Brazilian modernist photography, influenced by Neo-Concrete Art, Cinema Novo and Bossa Nova.

Another continent discloses a fascinating panorama of its photographic creation, from works by indigenous artists to its contemporary art scene. On Country: Photography from Australia explores the deep and spiritual relationship that Aboriginal people have with their land, which extends far beyond the merely geographical. In transcending colonial history and modernity, this bond is expressed through works in which photography becomes a tool of transmission and resilience in the face of climatic and political disturbances that threaten this cultural legacy.

The question of territories and their transformations extends to other geographical areas. U.S. Route 1 revisits Berenice Abbott’s unfinished project:  Anna Fox and Karen Knorr explore the mythical road between Maine and Florida, exposing the economic fractures, migration crises and identity tensions exacerbated by recent political turmoil.

With Raphaëlle Peria, winner of the BMW Art Makers program, the crossing of an expanse of territory is evoked through childhood memories, leading us to the banks of the Canal du Midi.

The exhibition dedicated to the foundational work of Louis Stettner links the American and European continents, exploring his role as a bridge between American Street Photography and French Humanist vision. Through 150 images and previously unpublished documents, his social and political commitment and the diversity of his artistic experiments are revealed from a fresh perspective. His images convey a deep sensitivity to social realities, an approach similarly found in the work of Letizia Battaglia. The Italian artist has captured the violence of the Sicilian Mafia with unrivalled intensity, while magnifying the beauty and vitality of Palermo. Her work resonates in the face of growing threats to investigative journalism and press freedom, a delicate issue also tackled by Carine Krecké, winner of the Luxembourg Photography Award, who questions how we comprehend information and remember conflicts.

Among the outstanding participants of this edition, Nan Goldin, winner of the 2025 Kering Women in Motion Award and emblematic figure of the festival, returns with a new proposal that reflects her unique, uncompromising visual style, focusing specifically on the bonds of family and friendship. What connects individuals hinges on complex relationships. Diana Markosian, Keisha Scarville, Camille Lévêque and Erica Lennard explore these diverse ties, forged by social, cultural and political dynamics. The works of Carmen Winant, Carol Newhouse and Lila Neutre redraw the contours of the notion of kinship. By integrating identitary and emotional legacies, they challenge the boundaries between biological and elected family.

Agnès Geoffray’s work on the reformatories for underage girls in France questions our relationship to history in a memorial register marked by acts of rebellion and emancipatory aspirations. Through photographic and textual re-compositions, she gives voice and presence to those who were labeled ‘uneducable’. In querying the social norms of her time, she brings to light ignored layers of the past.

In the wake of these forgotten narratives, the richness of anonymous images is made manifest through the Marion and Philippe Jacquier Collection. Comprising nearly 10,000 anonymous and amateur prints, it offers a vast corpus of visual stories that combine the intimate, the documentary, and the peculiar. This exploration of vernacular photography reveals fragments of past lives and snapshots of the everyday.

The exhibition Yves Saint Laurent and Photography, formed in collaboration with the Musée Yves Saint Laurent Paris and based on its collections, embodies the intertwining of photography and other disciplines. It offers an immersion into the world of the couturier, exploring his relationship with the photographers of his time, and his inner inspirations. Between rigor and graphic daring, his fashion finds a new dimension in photography, oscillating between thought and feeling.

Finally, the Festival upholds its commitment to showcasing emerging talent. The Louis Roederer Foundation 2025 Discovery Award exhibition, curated by César González-Aguirre, continues its exploration of contemporary issues in photography and returns to the Espace Monoprix venue.

Together with Aurélie de Lanlay and the entire Festival team, we look forward to welcoming you in Arles from 7 July to discover a vigorous and committed edition. More than ever, the image asserts itself as a space for awareness and reinvention.

From July 7 to October 5 – Arles

LINK

WILLIAM KLEIN – encore. still. ancóra

William Klein, Simone + Nina, Piazza di Spagna, Rome (Vogue), 1960 - courtesy © the artist | Ikona Gallery, Venezia
William Klein, Simone + Nina, Piazza di Spagna, Rome (Vogue), 1960 – courtesy © the artist | Ikona Gallery, Venezia

Il 28 luglio 2025, Ikona Gallery inaugura la mostra WILLIAM KLEIN – encore. still. ancóra, una personale dedicata al fotografo a quarantasei anni esatti dall’apertura della galleria, avvenuta il 28 luglio 1979.

William Klein, già presentato da Ikona Photo Gallery a Venezia nel 1981, ritorna ora con una selezione di sedici stampe originali in bianco e nero, provenienti dallo Studio Klein di Parigi. Le immagini scelte, dedicate ai temi delle città (New York, Mosca, Tokyo, Roma) e della Moda, raccontano una fotografia che ancóra – e sempre – afferma e condensa in sé l’avanguardia, la complessità e il contraddittorio.

Il sottotitolo di questa esposizione – encore. still. ancóra – esprime la continuità e il cambiamento.Tornare alla fotografia, che Ikona Gallery ha sempre messo in luce in questi quarantasei anni di presenza, significa affermare attraverso l’immagine, il significato di un avverbio che tanto parla di Klein quanto di Ikona. Significa inoltre proseguire nell’azione del presentare per chiedersi ancóra quale senso abbia fare, esporre e guardare la fotografia oggi. È significativo riconoscere nell’opera di William Klein un ideogramma dell’inedito che offre la chiave potente per dischiudere nuove letture della realtà.

Con questo sguardo, Ikona Gallery sceglie di esserci – encore, still, ancóra – nell’odierno nuovo capitolo di presenze a Venezia.

Dal 28 luglio 2025 al 30 novembre 2025 – Ikona Gallery – Venezia

LINK

Luigi Ghirri. Blu Infinito. In viaggio con Gianni Celati e Giacomo Leopardi

Ph. Luigi Ghirri
Ph. Luigi Ghirri

Luigi Ghirri approda al MARV: un evento di rilevanza nazionale nel cuore delle Marche
Una mostra inedita, un intreccio magistrale tra fotografia, cinema, poesia e paesaggio. Dal 12 luglio al 21 settembre 2025, il MARV – Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara presenta Luigi Ghirri. Blu Infinito. In viaggio con Gianni Celati e Giacomo Leopardi: un progetto espositivo di straordinaria rilevanza, che propone per la prima volta al pubblico 84 fotografie inedite del maestro emiliano, donate a una collezione privata dallo stesso autore e oggi rese per la prima volta visibili con il consenso della Fondazione Luigi Ghirri.

La mostra, curata da Luca Baroni, direttore della Rete Museale Marche Nord, nasce da una ricerca pluriennale condotta nei primi anni ’90 da Luigi Ghirri e Gianni Celati sul paesaggio padano e sulle sue tensioni poetiche e percettive. Al centro di questa indagine – concretizzata nel documentario Strada provinciale delle anime (1991), diretto da Celati e prodotto dalla casa di produzione Pierrot e la Rosa – vi è un viaggio sospeso tra reale e immaginario, a bordo di una corriera blu carica di amici, parenti, scrittori e musicisti. La pianura attraversata dallo sguardo di Ghirri non è solo uno spazio geografico, ma un territorio dell’anima, costellato di presenze umane, oggetti, dettagli altrimenti invisibili.

Queste fotografie, stampate sotto la supervisione diretta dell’artista, costituiscono un corpus autonomo, rarefatto e potentemente lirico. Le cornici blu scelte da Ghirri per riquadrarle – tema ricorrente che ritorna anche nel titolo della mostra – sono dispositivi visivi e simbolici: evocano il fuori campo, il fantastico, l’altrove inafferrabile dell’immagine e della parola. Come scrive Ghirri stesso, “blu oltremare è dove confluiscono tutti gli azzurri, è l’estremo punto del mondo, è l’altrove che continuamente si sposta”.

Oltre alle fotografie, e grazie al prestito straordinario della Fondo Gianni Celati della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, la mostra propone anche materiali filmici originali, appunti, carte e memorie del lavoro condiviso da Ghirri e Celati in quegli anni. Si ricostruisce così, in una narrazione profonda e delicata, un laboratorio creativo irripetibile che ha segnato la cultura visiva italiana del secondo Novecento.

La mostra  è realizzata con il patrocinio della Regione Marche, della Direzione Regionale Musei Marche, della Fondazione Marche Cultura, della Rocca Demaniale di Gradara e dell’associazione Gradara Contemporanea. Essa rientra tra le attività promosse dal Comune di Gradara e dalla Rete Museale Marche Nord, con la collaborazione del Comune di Apecchio e dell’Associazione Terræ. Il progetto è reso possibile grazie al sostegno del Comune di Gradara, di Gradara Innova s.r.l. e di sponsor privati. Gli allestimenti sono curati da NEXT s.r.l. di Fossombrone.

Ghirri, Leopardi, le Marche: un dialogo mai raccontato
L’intuizione curatoriale che anima Blu Infinito è potente e inedita: accostare lo sguardo di Luigi Ghirri alla visione leopardiana del mondo. Un confronto solo in apparenza paradossale, che invece rivela profonde affinità. Come la celebre “siepe” dell’Infinito diventa soglia tra realtà e immaginazione, così le cornici, le finestre, le ringhiere e i telescopi nelle fotografie di Ghirri si fanno dispositivi visivi per oltrepassare il visibile, per toccare l’altrove. In questo orizzonte simbolico, il blu – che per Ghirri è “l’estremo punto del mondo, l’altrove che continuamente si sposta” – diventa il filo conduttore di una poetica dell’infinito, del desiderio e della meraviglia.

Dal 12 July 2025 al 21 September 2025 – MARV – Museo d’Arte Rubini Vesin

LINK

Razza Umana

Arriva a Milano Marittima Razza Umana, il progetto corale ideato dal grande maestro della fotografia e realizzato grazie agli scatti di Toscani, dei suoi allievi e dei collaboratori. Una serie di fotografie in maxi formato, installate su totem, saranno posizionate su un tratto del lungomare per tutta l’estate, diventando parte di un dialogo visivo con il mare e celebrando la bellezza della diversità. Razza Umana by Oliviero Toscani Studio è uno studio socio-politico, culturale e antropologico che cattura la morfologia delle persone per osservarne peculiarità e caratteristiche, catturando differenze e similitudini. Oliviero Toscani, insieme al suo team, ha girato il mondo ritraendo esseri umani nelle piazze e nelle strade, allestendo di volta in volta uno studio fotografico itinerante e raccogliendo, a oggi, un archivio di circa 100mila immagini. Un corpus che esprime il senso della fotografia di Toscani: “mi commuovo di fronte all’unicità di ogni individuo e per questo fotografo gli esseri umani nelle molteplici espressioni”. 

Da luglio a settembre – Milano Marittima

Franco Carlisi e Francesco Cito. ROMANZO ITALIANO

Francesco Cito, Romanzo italiano - Matrimoni Napoletani
© Francesco Cito | Francesco Cito, Romanzo italiano – Matrimoni Napoletani

Dal 23 luglio al 27 agosto 2025 la Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM) si trasforma in uno spazio di incanto visivo e sonoro per accogliere la mostra-concerto “Romanzo italiano”, un’esperienza artistica che supera il concetto di semplice mostra fotografica e abbraccia la potenza evocativa del suono.

Promossa da GT Art Photo Agency in collaborazione con SMI GroupOperae Milò e il Comune di Catania, “Romanzo Italiano” intreccia le visioni di due maestri della fotografia italiana, Franco Carlisi e Francesco Cito, con l’intensità musicale del pianista e compositore Davide Ferro, che nella serata inaugurale di mercoledì 23 luglio si esibirà in un concerto live che darà voce e respiro alle emozioni evocate dalle opere esposte.

In mostra oltre 120 fotografie in bianco e nero raccontano, in un continuo scambio visivo e narrativo sospeso tra intimità e coralità, il rito nuziale attraverso linguaggi che si allontanano consapevolmente dalla tradizione. Lontani da stereotipi estetici, Carlisi e Cito restituiscono al matrimonio la sua complessità: un microcosmo di dinamiche emotive, aspettative, identità culturali e tensioni sociali. Le loro opere si alternano come voci diverse di un’unica sinfonia visiva componendo un autentico romanzo per immagini con uno sguardo poetico, talvolta ironico e altre volte disilluso, per una rilettura originale, contemporanea e suggestiva del matrimonio.

A rendere la mostra “Romanzo italiano” ancora più coinvolgente è la colonna sonora “Evocazioni”, nata contestualmente al progetto espositivo nel 2023 e composta appositamente dal pianista e compositore Davide Ferro, che ha saputo tradurre in musica la forza emotiva delle fotografie. Trenta brani originali per pianoforte solo danno voce alle immagini e amplificano le suggestioni visive. Un dialogo armonico e coinvolgente tra fotografia e musica, un incontro stimolante tra la visione artistica di due maestri della fotografia e la sensibilità di un compositore capace di trasformare l’emozione visiva in esperienza sonora.
I brani musicali composti di sottofondo che accompagnano la mostra possono essere sempre ascoltati dal pubblico anche dal proprio smartphone, grazie ai QR code facilmente accessibili lungo il percorso.

Dopo essere stati esposti per la prima volta insieme a Palazzo Brancaccio a Roma e al Centro per le Nuove Culture (Mo.Ca) di Brescia, i progetti fotografici di Franco Carlisi e Francesco Cito arrivano alla Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM), per offrire al pubblico un’esperienza visiva immersiva e di particolare impatto emotivo.
Nonostante le loro distinte cifre stilistiche, i due autori affrontano con sorprendente coerenza e sintonia un tema universale e culturalmente radicato come il matrimonio. Ne nasce un racconto visivo insolito e disarmante, capace di esprimere una profonda sensibilità e, al tempo stesso, una commovente leggerezza.

Le fotografie di Franco Carlisi provengono dal progetto “Il Valzer di un giorno”, opera pluripremiata (Premio Bastianelli 2011 e Premio Pisa 2013) che esplora il tema del matrimonio in una Sicilia intima e lontana dai cliché. Le sue immagini, visivamente potenti e quasi barocche per intensità e ricchezza di dettagli, fissano frammenti di vita autentici: un abbraccio improvviso, uno sguardo rubato, una lacrima, la commozione di un genitore.

Andrea Camilleri, nell’introduzione al libro Il Valzer di un giorno, sottolinea come Franco Carlisi sia capace di trasformare la fotografia matrimoniale da un’evanescenza romantica a una rappresentazione vivida e carnale: “L’occhio di Franco Carlisi coglie continuamente dei ‘fuori campo’ e ce li restituisce, direi proprio da narratore, con straordinaria vivezza e intensità. Le foto matrimoniali di solito anelano all’evanescenza, alla leggerezza, alla purezza, alla solennità. Invece, attraverso lo sguardo di Carlisi, tutto diventa carnale, vissuto forte, reale, senza mezze tinte.”

La selezione fotografica di Francesco Cito proviene dal progetto “Matrimoni Napoletani” (o “Neapolitan Wedding”), vincitore del prestigioso World Press Photo nel 1995 (terzo premio nella categoria “Day in the Life”). Anche in questo caso, l’autore si distacca dalla tradizione della fotografia matrimoniale convenzionale, dando vita a un linguaggio visivo unico e fortemente personale.

Con uno sguardo critico e riflessivo, Cito esplora le dinamiche sociali del matrimonio, raccontandole con un approccio che sfida le rappresentazioni più tradizionali, come scritto da Michele Smargiassi nell’introduzione al libro Neapolitan Weddings: “Sposarsi qui non è solo folclore ed esibizione. Non è solo un giorno speciale…è la sospensione dell’ordinario, il trasferimento momentaneo ma radicale di un’intera comunità parentale, amicale, sociale in un’altra dimensione, senza più alcun rapporto con l’esistenza ordinaria di tutti.”

Come per le precedenti edizioni, la mostra a Catania è resa possibile grazie alla preziosa collaborazione di SMI Group, che rinnova il suo impegno a favore dell’arte e della cultura: Per le aziende del gruppo SMI, coltivare una passione significa innanzitutto imparare a rispettare sé stessi, gli altri e l’arte in tutte le sue forme. Iniziative come il progetto espositivo Romanzo italiano – che dopo le tappe di Roma e Brescia approda ora a Catania in una sede altrettanto prestigiosa – offrono un’occasione unica di incontro tra la passione e l’incanto che scaturisce dalle opere di due straordinari artisti.”  (Cesare Pizzuto, CEO).

L’edizione catanese della mostra vede due nuove partnership che hanno un ruolo importante nell’organizzazione: il Comune di Catania, che ha anche scelto di patrocinare l’iniziativa, e l’ente culturale Operae Milò di Catania, operativo sul territorio da 15 anni con finalità di promozione culturale e artistica e di diffusione del Design, dell’Artigianato e delle Arti Decorative.

Dal 23 Luglio 2025 al 27 Agosto 2025 – GAM – Galleria d’Arte Moderna – Catania

LINK

Jacopo Benassi libero!

Jacopo Benassi libero!, Palazzo Ducale, Genova
Jacopo Benassi libero!, Palazzo Ducale, Genova

Con la più grande mostra mai realizzata sul suo lavoro, Palazzo Ducale esplora il mondo di Jacopo Benassi – designato dalla rivista Artribune “artista dell’anno” – in cui si riconoscono tutti i suoi soggetti più noti, dai ritratti ai luoghi della musica underground, dai più banali oggetti del quotidiano fino ai frammenti della natura.

La mostra si concentra sulla produzione recente dell’artista, mettendo a fuoco i passaggi fondamentali che lo hanno condotto allo sviluppo di un linguaggio personale, complesso e riconoscibile in cui si fondono fotografia, scultura e performance. Attraverso una serie di grandi installazioni che intrecciano tra loro alcune delle opere più note di Benassi con altre produzioni inedite, l’esposizione costituisce una profonda interrogazione sul ruolo della fotografia oggi e sulla sua capacità di resistere e confrontarsi con il contemporaneo.

Immagini tagliate, sovrapposte, capovolte e nascoste all’interno di un display di allestimento pensato appositamente per gli spazi di Palazzo Ducale, stimolano gli spettatori a ricercare un proprio punto di vista, frustrandone al contempo le aspettative. Nell’era della iper-visibilità, Benassi usa paradossalmente la fotografia come strumento ambiguo e opaco, che non si limita a dare visibilità al mondo, ma lo frantuma in una serie di visioni oscure e imprevedibili, sul confine tra apparizione e scomparsa.
La mostra sarà accompagnata da una serie di performance live che si svolgeranno in un’area dell’esposizione appositamente allestita.

Il progetto è anticipato da una residenza d’artista all’interno di Palazzo Ducale, che scaturisce da un bando indetto dal Ministero della Cultura. L’Associazione Blu Breeding and Learning Unit – vincitrice della selezione – realizzerà durante la residenza un’opera fotografica che sarà inserita in mostra e che sarà poi donata al Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce. Durante la residenza, inoltre, Jacopo Benassi terrà incontri, workshop con studenti e una performance pubblica.

Dal 12 luglio 2025 al 14 settembre 2025 – Palazzo Ducale – Genova

LINK

Olivo Barbieri. tOUR

Olivo Barbieri site specific, Roma 04
© Olivo Barbieri | Olivo Barbieri site specific, Roma 04

Dal 26 giugno al 26 settembre 2025 la Sala Pïana della Biblioteca Malatestiana di Cesena ospita la mostra tOUR, nata dal dialogo tra alcune opere dall’archivio di Olivo Barbieri e una selezione di volumi antichi provenienti dai fondi della stessa biblioteca.

La mostra, promossa dai comuni di Cesena e di Castelfranco Veneto (TV), dall’Università di Bologna e da OMNE Osservatorio Mobile Nord Est, è a cura di Stefania Rössl, Elena Mucelli e Paolo Zanfini e si inserisce nell’ambito del progetto OMNE LAND. Altre tempeste, sostenuto da Strategia Fotografia 2024 e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

tOUR si sviluppa come un viaggio visivo e neurale che percorre epoche e linguaggi differenti confrontando, forse per la prima volta, l’archivio di un fotografo contemporaneo con un’antichissima biblioteca. Le vedute delle città e delle architetture conservati all’interno dei libri della Malatestiana, intessono relazioni analogiche o dissonanti con le opere contemporanee di Barbieri che, osservando il paesaggio prevalentemente dall’alto, ne mette in luce stratificazioni e trasformazioni.
La mostra nasce dall’incontro tra due mondi: da un lato il paesaggio contemporaneo, fotografato da Barbieri con sguardo analitico, dall’altro le vedute storiche che, assieme alle architetture monumentali contenute nei testi a stampa, portano alla luce un prezioso patrimonio documentale custodito presso la Malatestiana svelandolo proprio in occasione della mostra. A coniugare questi due mondi è l’idea di dettaglio – di paesaggio inteso come frammento – che guida il percorso espositivo offrendo al visitatore un’inconsueta chiave di lettura sull’Italia e sul mondo.

Le opere di Barbieri selezionate descrivono paesaggi urbani e architetture in cui l’inquadratura e l’uso della messa a fuoco selettiva rivelano significati inattesi e latenti. Le rappresentazioni contenute nei volumi antichi allo stesso modo restituiscono attenzione a ciò che spesso sfugge allo sguardo abituale e a sguardi precostituiti.

tOUR
 propone così un percorso che invita a riflettere sul significato dell’immagine, sui fondamenti culturali dell’immaginario e sul valore di uno sguardo critico in grado di svelare un potenziale inesplorato. Il dialogo tra fotografia e archivio, tra contemporaneo e antico, si traduce dunque in un inedito controcampo in cui le immagini di Barbieri e l’iconografia di mappe, vedute e incisioni storiche arricchiscono, confrontandosi, la riflessione sulla rappresentazione e sull’identità del paesaggio.

Per consolidare l’idea di viaggio tra le immagini, oltre alle 39 opere di Barbieri, di cui alcune inedite, la mostra ospita la proiezione LA CITTÀ PERFETTA, un film di 7942 immagini fisse riprese dall’alto, intercalate da partiture cromatiche -RGB- e 22 sequenze filmate da terra, che racconta un’area di 400 km di costa adriatica, da Vasto a Ravenna, attraversando Abruzzi, Marche e Emilia-Romagna, senza cedere a un approccio documentario o descrittivo.

In occasione della mostra sarà pubblicato il volume tOUR, edito da Skinnerboox. Il volume raccoglie immagini, ricerche bibliografiche e saggi critici proponendo un dialogo visivo e concettuale tra antico e contemporaneo.

La mostra tOUR è inserita nel più ampio progetto OMNE LAND. Altre Tempeste, che nell’arco dell’anno prevede diverse iniziative che coinvolgono sedi di eccellenza nella formazione, ricerca e promozione della cultura fotografica.  Il prossimo appuntamento sarà con la mostra “Altre Tempeste” ospitata al Museo Giorgione di Castelfranco Veneto (TV) dal 26 di settembre al 2 novembre 2025.

La mostra presenta in anteprima ed integralmente il nuovo corpus fotografico realizzato da Olivo Barbieri frutto di un’indagine sul paesaggio contemporaneo veneto ispirata alla figura e all’opera di Giorgione.

Avviata nel settembre 2023, la ricerca di Barbieri si concentra sulle trasformazioni urbanistiche, architettoniche e culturali del territorio veneto, intrecciando riferimenti storici e visioni contemporanee. Al centro del progetto, il dialogo tra pittura e fotografia, tra l’eredità simbolica del paesaggio raffigurato da Giorgione e la contemporaneità.

Dal 26 giugno 2025 al 26 settembre 2025 – Biblioteca Malatestiana – Cesena

LINK

Walking Through – Daniele Cinciripini e Serena Marchionni

C’è un modo di camminare che non serve ad arrivare. Così è Walking Through, un archivio aperto, in movimento, che si lascerà attraversare.
Spazio Murat ospita dal 17 luglio al 31 agosto Walking Through, un progetto espositivo del duo Daniele Cinciripini e Serena Marchionni (fondatori di ikonemi), curato da Federica Mambrini. Frutto di un’accurata selezione estrapolata dall’archivio fotografico costituito a partire dal 2018 e in corso, la mostra raccoglie gli esiti di un lungo lavoro di ricerca sul campo, attraverso l’Italia e il tempo. 
Le fotografie in mostra sono il risultato della pratica artistica di ikonemi che nasce dal camminare, dall’andare a piedi come atto estetico e politico, come un modo di essere indifesi, tra le cose. Il paesaggio attraversato è quello ordinario, quotidiano. Lo sguardo attraversa e si lascia attraversare.

Walking Through è un invito a perdersi. A muoversi nella nebbia, nelle crepe, nei margini, nei vuoti. Camminare, in questo progetto, diventa un atto di fiducia.” _ Federica Mambrini, curatrice della mostra

Walking Through Da Palermo a Mazara del Vallo, da Castelfranco Veneto a Padova, passando per l’Adriatico tra San Benedetto del Tronto e Pescara: unisce contesti eterogenei in un archivio pulviscolare e irregolare. 
Le fotografie sono ordinate in sezioni che non seguono gerarchie o cronologie ma affetti. Per ikonemi la fotografia di paesaggio è intesa come pratica percettiva e narrazione aperta. La mostra propone un’installazione che rompe con la linearità e, come nel camminare, accoglie lo sguardo erratico di chi osserva.

Come scrive la curatrice Federica Mambrini nel testo critico:
“Walking Through è un invito […] a rimanere dove nulla è ancora definito. A stare dove le cose non sono ancora chiare, dove la ripetizione non è mai uguale a se stessa e si trasforma in sorpresa. Dove la fotografia non ferma, ma apre, scompone, interroga.”

Walking Through è anche un dispositivo editoriale: un ambiente da abitare fatto di testi, immagini, riflessioni. Naturale prosecuzione della mostra e strumento critico per chi voglia approfondire le pratiche del cammino e della fotografia a esso legata.

dal 17 luglio al 31 agosto – Spazio Murat – Bari

LINK

Lovett/Codagnone. I Only Want You To Love Me

 Lovett/Codagnone, After Roxy, 1998/2015. Courtesy Estate of Lovett/Codagnone
© Lovett/Codagnone | Lovett/Codagnone, After Roxy, 1998/2015. Courtesy Estate of Lovett/Codagnone

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea presenta I Only Want You To Love Me, la prima antologica dedicata a Lovett/Codagnone, duo di artisti formatosi nel 1995 e composto da John Lovett (Allentown, Pennsylvania, 1962) e Alessandro Codagnone (Milano, 1967 – New Jersey, 2019).

La mostra, promossa dal Comune di Milano e realizzata in collaborazione con Participant Inc  di New York, è curata da Diego Sileo.

Al PAC saranno esposti alcuni primi lavori fotografici e video, insieme a installazioni scultoree più recenti e cartelloni pubblicitari, oltre a un’opera neon inedita, prodotta appositamente per la mostra.

Nella produzione dei due artisti amore e potere sono protagonisti di un gioco delle parti teso a smascherare i rapporti di forza nelle relazioni interpersonali e nelle strutture sociali. Attraverso fotografia, performance, video, suono e installazione, il loro lavoro fa proprie alcune tattiche di resistenza underground e riflette sui processi di normalizzazione che soffocano le sub-culture, le pratiche di dissenso e l’affermarsi dell’identità individuale. Da qui il costante riferimento a figure radicali per la storia della letteratura, del cinema, del teatro e della musica punk.
Nel 2008, il duo Lovett/Codagnone ha fondato la band CANDIDATE insieme al musicista Michele Pauli.

Dedicata alla memoria di Alessandro Codagnone, la mostra sarà un’occasione unica per comprendere la rilevanza del duo artistico nel panorama internazionale e la sua influenza sulle generazioni successive.

Dal 4 luglio 2025 al 14 settembre 2025 – PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano

LINK

Mostre per il mese di aprile

Non perdetevi le mostre del mese di aprile, di seguito ve ne segnaliamo diverse!

Anna

Lapilli – Sara Munari

Sara Munari esplora il vulcano tra mito, scienza e arte – Dal 5 aprile da Focus Artphilein.
Focus Artphilein presenta, dal 5 aprile, la nuova mostra di Sara Munari, co-curata da Simone Azzoni.
Da sempre i vulcani affascinano e spaventano l’umanità. Simboli di distruzione e rinascita, di forza
primordiale e mistero, hanno ispirato miti, leggende e rappresentazioni artistiche nel corso dei secoli.
Dalle leggende antiche alle rappresentazioni di Plinio il Giovane, Hokusai, Turner e Dalì, fino al
contemporaneo, il suo immaginario si rinnova tra suggestioni cinematografiche e interpretazioni
artistiche.
Il progetto di Munari intreccia visione e realtà in un percorso immersivo, dove immagini, suoni e
narrazioni si fondono, esplorando il vulcano come fenomeno naturale e metafora profonda.
Durante l’evento sarà inoltre presentata la nuova pubblicazione di Artphilein Editions, il Cahier realizzato per la mostra, con testi di Simone Azzoni e Sara Munari.

Dal 5 aprile al 12 giugno – Artphilein focus – Paradiso – Lugano (CH)

WOMEN POWER – L’universo femminile nelle fotografie dell’agenzia MAGNUM dal dopoguerra a oggi

Listen Project, Iran, 2010-2011.
© Newsha Tavakolian/Magnum Photos

Il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme presenta WOMEN POWER. L’universo femminile nelle fotografie dell’Agenzia Magnum dal dopoguerra a oggi, una straordinaria mostra fotografica a cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi, che esplora, attraverso immagini iconiche dell’agenzia MAGNUM Photos, il ruolo della donna dal secondo dopoguerra a oggi, mettendo in luce la forza e la complessità del cammino femminile verso l’emancipazione e le trasformazioni sociali che hanno segnato la condizione delle donne negli ultimi settant’anni. 

Prodotta da CAMERA Centro Italiano per la Fotografia in collaborazione con Magnum Photos e promossa da Comune di Abano Terme – Museo Villa Bassi Rathgeb in collaborazione con CoopCultureWOMEN POWER si concentra su due aspetti complementari, le donne fotografe che raccontano la realtà con una visione unica, e le donne ritratte che emergono come soggetti di grande valore dalle lenti di Magnum, testimoni di sfide, conquiste e ruoli in contesti intimi e pubblici. 

Il percorso della mostra si articola in sei nuclei tematici che esplorano il contesto familiare, la crescita, l’identità, i miti della bellezza e della fama, le battaglie politiche e la guerra. Ognuno di questi temi è rappresentato da lavori realizzati da alcune delle più importanti autrici di Magnum Photos, tra cui Inge MorathEve Arnold, Olivia Arthur, Myriam Boulos, Bieke Depoorter, Nanna Heitmann, Susan Meiselas, Lúa Ribeira, Alessandra Sanguinetti, Marilyn Silverstone e Newsha Tavakolian. Autrici di fama internazionale accanto a giovani fotografe contemporanee, con reportage realizzati in contesti molto diversi da un punto di vista storico e geografico, che spaziano dai ritratti di Marilyn Monroe a quelli delle combattenti delle FARC in Colombia.  

La mostra fa emergere un confronto fra stili, linguaggi e generazioni, che danno vita a un inedito dialogo di voci e sguardi mai convenzionali. Le fotografie, pur diversissime tra loro, sono legate da lotte, emozioni ed esperienze che, attraverso la loro presenza e le posture, diventano simboli di un cammino di emancipazione, sia come individui che come collettività. 

Pur celebrando il contributo femminile alla fotografia, WOMEN POWER include anche scatti di celebri fotografi come Robert Capa, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Rafal Milach, Paolo Pellegrin e Ferdinando Scianna, che hanno saputo raccontare la condizione femminile testimoniando le sfide legate ai diritti delle donne.  La mostra offre anche uno spunto di riflessione sul rapporto tra il corpo femminile e la sua rappresentazione. Le fotografie immortalano donne in momenti di intimità, ma anche nel pieno impegno pubblico, dove la loro presenza e le posture diventano simboli di una lotta verso l’emancipazione, non solo come individui, ma come collettività.

22 marzo – 21 settembre 2025 – Museo Villa Bassi Rathgeb – Abano Terme

LINK

Italian Days – Richard Avedon

© The Richard Avedon Foundation

Gli “Italian Days” di Richard Avedon, che faranno da “apripista” ispirando alcuni degli scatti più celebri del fotografo americano, sono un ragazzo con le mani sul viso mentre rivolge lo sguardo ai sampietrini assolati di una strada di Roma, e poi Zazi, una performer di strada, e ancora la devastazione di un’Italia reduce dalla guerra, espressioni umane e di resilienza ma anche di ottimismo racchiuso tra giocose figure danzanti.
Il fotografo di New York che ha rivoluzionato la fotografia di moda con i suoi ritratti in bianco e nero, spesso di grande formato, capaci di svelare la dimensione intima e personale di celebrità altrimenti irraggiungibili, sarà in mostra nella capitale dal 12 marzo al 17 maggio. L’occasione è Italian Days, un percorso che porta alla Gagosian oltre venti fotografie scattate da Richard Avedon anche per le strade della Sicilia e di Venezia, diciotto delle quali della serie Italy (1946–48).

La mostra, che racchiude il lavoro di Richard Avedon globalmente dal 2011, è presentata qui per la prima volta nella sua interezza, in dialogo con ritratti di figure iconiche che incarnano il suo stile distintivo. Avedon compì diversi viaggi in Italia. A Roma arrivò nel 1946, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando l’Italia era ancora in gran parte inaccessibile ai visitatori.
Le serie di fotografie realizzate in questi anni sono state cruciali per lo sviluppo del suo sofisticato approccio al ritratto. Avedon era particolarmente attratto dalla potenza del belpaese e dall’enorme varietà di espressioni umane e di resilienza che osservava ovunque volgesse lo sguardo. Il suo interesse per un’interazione autentica tra fotografo e soggetto ha trasmesso ad ogni immagine una profondità di spirito e una gamma di emozioni inimitabili.  In ogni coppia di fotografie esposte alla Gagosian i visitatori vedranno riflessa una tecnica o una strategia compositiva diversa che trae origine dalle immagini italiane di Avedon. In ogni scatto sembra esserci un po’ di romanità. Persino il celebre ritratto del 1957 di una Marilyn Monroe dallo sguardo smarrito, o l’immagine del 1980 di Ruby Holden, impiegata del banco dei pegni, dell’iconica serie In the American West (1979–84), sembrano essere stati anticipati da un ritratto di strada romano scattato nel 1947. A Roma sembrano avere origine le radici di gioia e disperazione che Avedon ha catturato nella sua rappresentazione della Monroe e anche il suo autoritratto del 1963 ricorda la fotografia di un giovane siciliano fiero e simpatico, riemerso dalle ceneri della guerra per intraprendere una nuova vita. Anche i protagonisti di Italian Days manifestano ancora una volta la costante attenzione di Avedon verso un’umanità comune che trascende la tecnica o le circostanze. Lo sguardo verso il basso che caratterizza un’immagine del celebre drammaturgo in Samuel Beckett, writer, Paris, April 13, 1979, ad esempio, è preannunciato dall’antecedente Italy #6, Rome, 1946, in cui un ragazzo si porta le mani sul viso mentre rivolge lo sguardo ai sampietrini. Ci sono stati d’animo più leggeri, come quello trasmesso dalla modella americana Dorian Leigh in posa con un ciclista sugli Champs-Elysées, ma anche di Audrey Hepburn impegnata in un ballo con Fred Astaire sul set di Funny Face.
L’Italia, con il suo cuore spezzato e il suo spirito indomito, ha, nonostante tutto, illuminato la strada.

Dal 12 marzo al 17 maggio – Gagosian Gallery – Roma

LINK

Sebastião Salgado. Ghiacciai

<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Sebastião Salgado, <em>Isole South Sandwich</em>, 2009 </span><br />
© Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto | Sebastião Salgado, Isole South Sandwich, 2009 

Nell’anno internazionale dedicato ai ghiacciai, da un’idea del Trento Film Festival, il Mart e il MUSE, insieme allo stesso Festival, uniscono le forze e portano in Trentino il nuovo grande progetto espositivo di Sebastião Salgado. Con la direzione artistica di Lélia Wanick Salgado, a cura di Gabriele Lorenzoni (Mart) e Luca Scoz (MUSE), la mostra è prodotta in collaborazione con Agenzia Contrasto e Studio Salgado.

Tra gli artisti più noti del mondo, fotografo, attivista e umanista, nel corso della sua lunga carriera Sebastião Salgado ha raccontato profondi cambiamenti sociali, ambientali ed economici, dando voce agli ultimi del pianeta. In anni recenti ha dedicato centinaia di scatti a uno degli ambienti naturali più suggestivi e allo stesso tempo uno degli ecosistemi più a rischio: quello delle nevi perenni.

A Rovereto e a Trento, Ghiacciai diventa una mostra diffusa per la quale Salgado ha selezionato una serie di scatti, in buona parte inediti. Il progetto rappresenta un’occasione unica di conoscenza e approfondimento della poetica dell’artista e, allo stesso tempo, offre la possibilità di affrontare uno dei temi più urgenti del nostro tempo, quello del cambiamento climatico. La mostra si inserisce infatti in un più ampio contesto: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha infatti adottato all’unanimità la proposta di dichiarare il 2025 Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai. Fin dai primi monitoraggi scientifici negli anni Sessanta, è emerso con chiarezza come di decennio in decennio si possa registrare una costante, drammatica, riduzione di volume e superficie dei ghiacciai di tutto il mondo, alcuni dei quali sono già, di fatto, estinti. La scomparsa dei ghiacciai comporta in primo luogo la perdita culturale di panorami inestimabili, accecanti nella loro maestosità, capaci di affascinare generazioni di viaggiatori, artisti e poeti. Dall’altra, i ghiacciai sono elementi fondamentali nella regolazione del ciclo idrologico e del clima locale e globale, sono vivi e fautori di vita, da loro dipendono l’approvvigionamento di acqua potabile di due miliardi di persone e due terzi dell’agricoltura irrigua mondiale.

Il progetto di mostra si compone di due sezioni complementari allestite in due diversi musei i cui ambiti, l’arte e la scienza, corrispondono ai temi della mostra.

Per il Mart di Rovereto Salgado ha scelto oltre 50 fotografie in grande e grandissimo formato di ghiacciai di tutto il mondo, mentre per il MUSE ha progettato una grande installazione site specific negli spazi del “Grande Vuoto” che l’architetto Renzo Piano ha immaginato come cuore pulsante del museo. Scattate tutte in Canada, nel Parco Kluane Park, le fotografie esposte a Trento costituiscono un unico grande nucleo.
La mostra rafforza l’impegno del Trento Film Festival nella difesa dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e arricchisce i contenuti della 73. edizione, prevista a Trento dal 25 aprile al 4 maggio.

Un progetto Mart, MUSE e Trento Film Festival. Direzione artistica Lélia Wanick Salgado.

Dal 12 Aprile 2025 al 21 Settembre 2025 –  Mart Rovereto

LINK

Typologien: Photography in 20th-Century Germany

Candida Höfer, <em>Zoologischer Garten Washington DC IV</em>, 1992. Exhibition Prints
© Candida Höfer,by SIAE 2025 | Candida Höfer, Zoologischer Garten Washington DC IV, 1992. Exhibition Prints

Fondazione Prada presenta “Typologien”, un’estesa indagine dedicata alla fotografia tedesca del Novecento, a Milano dal 3 aprile al 14 luglio 2025 (anteprima stampa 2 aprile 2025). Il progetto, ospitato nel Podium, lo spazio centrale della sede milanese, è curato da Susanne Pfeffer, storica dell’arte e direttrice del MUSEUM MMK FÜR MODERNE KUNST di Francoforte.

Il progetto applica il principio della “tipologia”, nato nel XVII e XVIII secolo in botanica per classificare e studiare le piante, sviluppato dalla fotografia dall’inizio del Novecento e affermatosi in quella tedesca nel corso del XX secolo. Paradossalmente il principio formale proposto permette di stabilire analogie inaspettate tra artisti tedeschi di diverse generazioni e al contempo rivelare i singoli approcci alla fotografia.

Il percorso espositivo segue un ordine tipologico e non cronologico, riunendo oltre 600 opere fotografiche di 25 artiste e artisti affermati e meno noti, essenziali per ricostruire un secolo di fotografia in Germania, come Bernd e Hilla Becher, Sibylle Bergemann, Karl Blossfeldt, Ursula Böhmer, Christian Borchert, Margit Emmrich, Hans-Peter Feldmann, Isa Genzken, Andreas Gursky, Candida Höfer, Lotte Jacobi, Jochen Lempert, Simone Nieweg, Sigmar Polke, Gerhard Richter, Heinrich Riebesehl, Thomas Ruff, August Sander, Ursula Schulz-Dornburg, Thomas Struth, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Umbo (Otto Umbehr) e Marianne Wex. Un sistema di pareti sospese che divide lo spazio espositivo in partizioni geometriche suggerisce connessioni inaspettate tra pratiche artistiche diverse, ma accomunate da un comune principio o intenzione di classificazione.

Come afferma Susanne Pfeffer: “Solo attraverso l’accostamento e il confronto diretto è possibile scoprire cos’è individuale e cos’è universale, normativo o reale. Le differenze attestano la ricchezza della natura e dell’immaginazione umana: la felce, la mucca, l’essere umano, l’orecchio, la fermata dell’autobus, il serbatoio dell’acqua, l’impianto stereo, il museo. Il confronto tipologico lascia emergere differenze e somiglianze e coglie le specificità. Aspetti finora sconosciuti o ignorati della natura, degli animali o degli oggetti, dei luoghi e del tempo diventano visibili e riconoscibili”.

In fotografia applicare le tipologie implica affermare l’equivalenza tra le immagini e l’assenza di ogni forma di gerarchia in termini di soggetti rappresentati, temi, generi e fonti. Tuttavia, le tipologie sono un concetto estremamente problematico e complesso che opera in una condizione paradossale. Da un lato, questo approccio consente la documentazione sistematica di persone e oggetti basata su un’estrema soggettività, dall’altro, la tipologia corrisponde a una scelta individuale e arbitraria, un’azione disturbante e potenzialmente sovversiva.

L’ipotesi che la fotografia svolga un ruolo fondamentale nel definire fenomeni specifici, ma anche nell’organizzare e classificare una pluralità di manifestazioni visibili, rimane una forza vitale nelle ricerche artistiche di oggi che interpretano la complessità delle nostre realtà sociali e culturali. Con la diffusione delle immagini e delle pratiche digitali, l’idea della tipologia continua a essere messa in discussione e ridefinita da fotografi e artisti contemporanei.

Come sottolinea Susanne Pfeffer: “La qualità unica, l’elemento individuale sembrano confluire in una massa globale, nell’onnipresente universalità delle cose. Internet consente di creare tipologie nell’arco di pochi secondi. È proprio il momento chiave, per gli artisti, di osservare questi fenomeni più da vicino”. Come spiega ulteriormente Pfeffer: “Quando il presente sembra aver abbandonato il futuro, bisogna osservare il passato con maggiore attenzione. Quando tutto sembra gridare e diventare sempre più brutale, è fondamentale prendersi una pausa e usare il silenzio per vedere e pensare con più chiarezza. Quando le differenze non sono più percepite come qualcosa di altro, ma vengono trasformate in elementi di divisione, è necessario riconoscere ciò che abbiamo in comune. Le tipologie ci permettono di individuare innegabili somiglianze e sottili differenze”.

All’inizio del Novecento, Karl Blossfeldt (1865-1932) è tra i primi artisti ad applicare alla fotografia il sistema di classificazione degli studi botanici, dando vita a un vasto e rigoroso atlante vegetale. Si tratta di un momento chiave per la Neue Sachlichkeit (Nuova oggettività), movimento artistico e fotografico tedesco emerso negli anni Venti durante il periodo della Repubblica di Weimar. La Neue Sachlichkeit promuoveva, infatti, l’importanza di categorizzare e distinguere oltre che evidenziare la notevole capacità della fotografia di esplorare il concetto stesso di tipologia.

Un’altra figura chiave è August Sander (1876-1964) che nel 1929 pubblica il suo libro Antlitz der Zeit (Il volto del tempo), un estratto del suo progetto seminale Menschen des 20. Jahrhunderts (Uomini del Ventesimo secolo). Descritto da Walter Benjamin come un “atlante di formazione” della percezione fisiognomica, Antlitz der Zeit è un ambizioso tentativo di ritrarre la diversità e la struttura della società tedesca usando categorie distinte, come classe, genere, età, occupazione e contesto sociale, parte di un sistema di classificazione rigido e neutrale.

Sul finire degli anni Cinquanta, le tipologie di Karl Blossfeldt e August Sander esercitano un ruolo fondamentale per Bernd Becher (1931-2007) e Hilla Becher (1934-2015), che in quel periodo avviano un progetto di documentazione e conservazione dell’architettura industriale. Nel 1971 descrivono le “costruzioni industriali” come “oggetti, non motivi”. Come dichiarano: “L’informazione che vogliamo trasmettere si crea solo per mezzo di una sequenza, da una giustapposizione di oggetti simili o diversi accomunati dalla stessa funzione”. I loro monumenti in bianco e nero, definiti anche “sculture anonime”, isolati su cieli monocromi, centrali, inquadrati in un identico formato e disposti su una griglia, si rivelano riferimenti essenziali per gli artisti post-minimalisti e concettuali americani ed europei, nonché un’eredità imprescindibile per gli artisti e i fotografi tedeschi delle generazioni successive, fra i quali Andreas Gursky (1955), Candida Höfer (1944), Simone Nieweg (1962), Thomas Ruff (1958) e Thomas Struth (1954), che frequentano i corsi tenuti, a partire dal 1976, da Bernd e Hilla Becher all’Accademia di Düsseldorf.

Hans-Peter Feldmann (1941-2023), riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo fondamentale all’arte concettuale, segna una traiettoria complementare nella fotografia tedesca. Nei suoi lavori documenta oggetti quotidiani ed eventi storici e combina un umorismo impassibile con un approccio sistematico all’accumulo, alla catalogazione e alla riorganizzazione degli elementi della cultura visiva contemporanea. Nelle sue serie fotografiche elabora tipologie personali e politiche adottando un approccio simile all’istantanea e scegliendo un’estetica commerciale. Per Alle Kleider einer Frau (Tutti gli indumenti di una donna, 1975) fotografa in scatti di formato 35mm biancheria intima, collant, magliette, abiti, pantaloni, gonne, calze o scarpe posizionati su grucce appese al muro o su uno sfondo di tessuto scuro. Con le immagini che compongono Die Toten 1967-1993 (I morti 1967-1993, 1996-98), Feldmann commemora le persone uccise nell’ambito dei movimenti politici e terroristici della Germania del dopoguerra. Secondo Susanne Pfeffer: “Con le sue tipologie, Feldmann ha evidenziato l’equivalenza di tutte le fotografie, delle loro fonti e dei loro motivi iconografici, sottolineando la de-gerarchizzazione intrinseca a ogni tipologia.”

Gerhard Richter (1932) sembra negare o sfidare il concetto stesso di tipologia nella sua collezione apparentemente casuale di immagini trovate, personali o pornografiche, ritagli e foto storiche dei campi di concentramento nazisti, della RAF (Rote Armee Fraktion) o della Riunificazione Tedesca riuniti in un “album privato” intitolato Atlas (1962-in corso). Al contrario, Richter spinge al limite il principio dell’equivalenza tra le immagini e il loro processo di banalizzazione, dando vita a uno stridente contrasto e un’acuta presa di coscienza della repressione della memoria collettiva.

Negli anni Settanta e Ottanta, in un rapporto dialettico con gli insegnamenti dei Becher, Gursky, Höfer, Ruff e Struth abbandonano progressivamente il radicalismo e il purismo in bianco e nero dei loro maestri. Nelle loro serie fotografiche di ritratti individuali o di famiglia, nelle monumentali e dettagliate vedute urbane, nella spettacolare documentazione di siti culturali o turistici esplorano l’irruzione colorata dell’ordinario dando vita a una pluralità di tipologie contemporanee in contrasto tra loro.

Alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta, l’artista multimediale Isa Genzken (1948) avvia un confronto diretto con il mezzo della fotografia. Nel 1979 crea una serie fotografica intitolata Hi-Fi, in cui presenta pubblicità di dispositivi stereo giapponesi all’avanguardia organizzati in un immaginario catalogo commerciale. In un’altra serie, Ohr (Ear) (1980), l’artista ritrae, in primi piani a colori di grande formato, le orecchie di donne sconosciute che cattura nelle strade di New York. Genzken trasforma la ritrattistica tradizionale in un dettaglio fisiognomico e indaga con ironia l’assoluta singolarità e le infinite differenze individuali che il ritratto fotografico è in grado di registrare.

In occasione della mostra “Typologien: Photography in 20th-Century Germany”, Fondazione Prada pubblica un volume illustrato progettato da Zak Group. I

Dal 03 Aprile 2025 al 14 Luglio 2025 – Fondazione Prada – Milano

LINK

LAMPI DI GENIO – PHILIPPE HALSMAN

Philippe Halsman, Dalí Atomicus, con Salvator Dalí, Stati Uniti, 1948
© Philippe Halsman Archive 2025 / image rights of Salvador Dali reserved Fundacio Gala-Salvador Dali | Philippe Halsman, Dalí Atomicus, con Salvator Dalí, Stati Uniti, 1948

Si intitola “LAMPI DI GENIO” ed è la mostra fotografica diffusa dedicata alla fotografia di Philippe Halsman. L’esposizione, che si terrà dal 8 marzo al 2 giugno a Salerno, intende mettere in dialogo alcuni siti storico-artistici della città antica con l’arte fotografica di uno tra i più originali ritrattisti del Novecento. Dopo il successo dello scorso anno a Palazzo Reale di Milano, gli scatti di Halsman arrivano a Salerno con una mostra organizzata dall’Associazione Tempi Moderni e curata da Alessandra Mauro in collaborazione con Contrasto e l’Archivio Halsman di New York.
 
Il corpo centrale della mostra, che, in tutto, prevede l’esposizione di 106 opere di cui 7 inedite in Italia oltre a postcards della famiglia Halsman -anche queste inedite- libri e riviste d’epoca, sarà allestito nei saloni di Palazzo Fruscione, storico fabbricato del XIII Secolo. A questo si aggiungono la Corte di Palazzo Guerra, sede del Comune di Salerno; la Sala Esposizioni e la Cappella di San Ludovico dell’Archivio di Stato di Salerno; il Foyer del Teatro Municipale “Giuseppe Verdi”; la Cappella di Sant’Anna e l’Ipogeo di San Pietro a Corte; il Chiostro del Monastero di San Nicola della Palma, sede della Fondazione Ebris e, a far data dal giorno della sua inaugurazione prevista per il 25 Marzo 2025, lo scalone monumentale di Palazzo Ruggi d’Aragona, sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, interessato da un lungo lavoro di restauro.
 
Le opere fotografiche di Philippe Halsman sono il perfetto equilibrio quasi alchemico di forze opposte tra soggetto e personaggio. Per ogni sessione di posa riesce a mettere in campo intense e folgoranti drammaturgie, piccole e grandi, che ancora oggi colpiscono per intelligenza e freschezza” spiega la curatrice della mostra Alessandra Mauro. “Pochi – prosegue – come Philippe Halsman hanno impresso alla fotografia di ritratto un impulso così importante al punto da istituire un suo stile, inaugurare una cifra e un metodo, che è poi quello del ritratto psicologico, da cui non è più possibile derogare”.
 
Unitamente all’esposizione, tornano I Racconti del contemporaneo, arrivati alla loro nona edizione. Una rassegna, anch’essa denominata “Lampi di Genio”, che ancora una volta è un percorso corale che procede tra creatività e visioni, ma anche un importante spazio di riflessione sul processo culturale e sulla sua importanza nella storia dell’umanità. Tra gli ospiti di quest’anno: Luca Briasco, Andrea Tarquini, Michele Smargiassi, Paola Farinetti, Manù Squillante, Elisa Ridolfi, Paolo Talanca, Antonello Cossia, Valerio Piccolo, Simone Carolei, Stefano Pistolini, Chiara e Diego De Silva, Vincenzo Costantino Cinaski, Mimmo Locasciulli, Irvine Welsh, Setak, Joe Barbieri, Federico Pace, Alberto Bentoglio, Francesco Casetti.
 
Rassegna che entra immediatamente nel vivo sabato 8 marzo con il live a Palazzo Fruscione (ore 20.30 – ingresso a prenotazione fino a esaurimento posti) del duo composto da Roberto Musolino (piano e voce) e Salvatore Cauteruccio (fisarmonica). A loro toccherà raccontare, in note, l’incedere di questa rassegna, in un concerto che vuole essere un viaggio attraverso tutto quello che Tempi Moderni ha immaginato intorno all’opera di Philippe Halsman.
 
La mostra Lampi di Genio,a cura di Alessandra Mauro, è organizzata dall’Associazione Tempi Moderni in collaborazione con Contrasto e l’Archivio Halsman di New York, il Comune di Salerno, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, l’Archivio di Stato di Salerno; è promossa e finanziata da Regione Campania, Comune di Salerno con il Teatro “Giuseppe Verdi”. La rassegna “I Racconti del Contemporaneo IX Edizione” Lampi di genio è ideata e organizzata dall’Associazione Tempi Moderni, promossa e finanziata da Regione Campania, Comune di Salerno con il Teatro “Giuseppe Verdi”.

Dal 08 Marzo 2025 al 02 Giugno 2025 – Palazzo Fruscione – Salerno

LINK

Jason Fulford: Everything (LOL)

Dopo le performance sul tempo, il riciclo e la vita on the road, il Lots of Lots world tour di Jason Fulford arriva in Italia e fa tappa a Micamera, che esporrà, in prima assoluta, un’unica grande stampa contenente tutte le 684 immagini del libro presentate in una sequenza inedita. Everything (LOL) inaugura giovedì 3 aprile alla presenza dell’autore, che terrà anche un workshop nel fine settimana.

Lots Of Lots (LOL) è l’ultima opera di Fulford: quasi 700 immagini che hanno trovato una prima collocazione nel libro d’artista pubblicato a dicembre da MACK. Lots Of Lots è una rivisitazione di PhotoGrids dell’artista concettuale americano Sol LeWitt. Uscito nel 1977, PhotoGrids presentava 414 fotografie disposte nelle caratteristiche griglie di nove immagini per pagina. Lots Of Lots è una citazione, un omaggio a LeWitt: stesse dimensioni e stessa grafica per un volume che compone, attraverso le 684 fotografie di Fulford, una sequenza di forme interconnesse e giustapposte.

Everything (LOL) è una singola opera, una sequenza inedita che presenta tutte le 684 immagini in una cornice. Anche questa una nuova griglia non risponde a un principio di luogo o tempo; l’ordine e la rigidità fanno da contrappunto al disordine intrinseco al nostro mondo e le immagini, appunti sulla bellezza e la poesia del quotidiano, lasciano all’osservatore la libertà di scoprire o creare simboli e significati.

Questa mostra è inserita nel programma di Milano Art Week

Dal 3 Aprile al 3 Maggio – MICamera – Milano

LINK

Wildlife Photographer of the Year 60

Arriva al Forte di Bard la 60esima edizione di Wildlife Photographer of the Year, il più importante riconoscimento dedicato alla fotografia naturalistica promosso dal Natural History Museum. Le immagini vincitrici saranno esposte dal 21 marzo al 6 luglio 2025.

Il concorso quest’anno ha registrato un record di candidature, pari a 59.228 realizzati da fotografi di tutte le età e livelli di esperienza provenienti da 117 paesi.
Il fotoreporter canadese per la conservazione marina, Shane Gross, è stato premiato come fotografo naturalista dell’anno 2024 per l’immagine “The Swarm of Life”, un racconto magico nel mondo sottomarino dei girini di rospo. La fotografia è stata catturata mentre faceva snorkeling tra tappeti di ninfee nel Cedar Lake sull’isola di Vancouver, nella Columbia Britannica, assicurandosi di non disturbare i sottili strati di limo e alghe che ricoprono il fondo del lago. Una specie quasi minacciata a causa della distruzione dell’habitat e dei predatori.

Alexis Tinker-Tsavalas, fotografo tedesco, si è aggiudicato invece il Young Wildlife Photographer of the Year 2024 per la sua immagine ravvicinata “Life Under Dead Wood”, che raffigura i corpi fruttiferi della muffa melmosa e un minuscolo collembolo.

Dal 21 marzo al 6 luglio 2025 – Forte di Bard – Aosta

LINK

Pierpaolo Mittica, Chernobyl

©Pierpaolo Mittica, Chernobyl

WSP Photography è lieta di presentare “Chernobyl” la mostra fotografica di Pierpaolo Mittica che inaugurerà sabato 15 marzo alle ore 19 presso la nostra sede in Via Costanzo Cloro 58, Roma. In occasione dell’inaugurazione interverrà̀ l’autore che presenterà anche il libro fotografico “Chernobyl”.

Il 26 aprile 1986, all’1:24, si verificò la peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna. Quella notte esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl. L’esplosione liberò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che, trasportata dai venti, contaminò entrambi gli emisferi del pianeta, depositandosi ovunque piovesse. Quasi tutta l’Europa fu contaminata: sessantacinque milioni di persone furono colpite. Oggi, nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in aree con livelli di radioattività molto elevati e consumano cibo e acqua contaminati. L’80% della popolazione di Bielorussia, Russia occidentale e Ucraina settentrionale soffre di numerose malattie legate alle radiazioni. Dopo l’incidente di Chernobyl, è stata creata una zona di esclusione intorno alla centrale nucleare con un raggio di trenta chilometri. Tutti gli abitanti dell’area furono evacuati. Ma l’area che doveva essere una zona di esclusione non lo è mai stata. Nella zona c’è molta vita e più di 4.000 persone fanno parte della comunità della zona di esclusione di Chernobyl.

La mostra fotografica “Chernobyl” di Pierpaolo Mittica, raccoglie gli ultimi sei anni di lavoro del fotografo a Chernobyl, dal 2014 al 2019 dove ha documentato la vita all’interno e all’esterno della zona di esclusione di Chernobyl, in particolare storie che non erano mai state raccontate prima, come gli Stalkers di Chernobyl, il pellegrinaggio degli ebrei Chassidi o il riciclo dei metalli radioattivi. Non meno si parla anche delle conseguenze del disastro di Chernobyl sulle persone e sull’ambiente.

Questo progetto è stato pubblicato nelle maggiori testate internazionali tra cui National Geographic, Newsweek, Die Zeit, Der Spiegel. Inoltre oggi è pubblicato anche in un libro dall’editore inglese Gost Books intitolato “Chernobyl”.

Questa mostra è una testimonianza del più grande disastro tecnologico dell’era moderna, un ricordo di una delle più grandi ingiustizie mai accadute contro le persone, ma anche una raccolta di storie di umanità e di amore eterno per una terra persa per sempre.

Con l’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio 2022, proprio attraverso la zona di esclusione di Chernobyl, tutto è cambiato per l’Ucraina e anche per la zona di esclusione. Il movimento degli stalker è finito, non c’è più turismo e molto probabilmente non esisterà più in futuro dopo la fine della guerra, perché l’intera zona è stata minata per prevenire una nuova invasione russa. Gli ebrei Chassidi non possono più andare in pellegrinaggio alle tombe dei fondatori della loro religione e hanno perso le loro radici. I pochi anziani che ancora vivono nei villaggi abbandonati della zona di esclusione hanno dovuto spostarsi, alcuni sono stati deportati dai russi in Russia e Bielorussia, altri resistono e vivono completamente isolati, contando sulle poche forze rimaste e sugli aiuti umanitari che arrivano di tanto in tanto. Nonostante sia uno dei luoghi più contaminati della Terra, la zona morta di Chernobyl era piena di vita prima della guerra.

Oggi, la zona di alienazione di Chernobyl è diventata davvero una zona di esclusione totale, poiché si tratta di un’area di confine con la Bielorussia, e ogni accesso esterno è vietato. Tutto cambia e tutto muta nella zona, non solo la natura, non solo il genoma umano. Con la guerra in Ucraina, tutte queste storie sono cambiate o non esistono più.
Questa mostra rimane l’ultima testimonianza di quello che era la zona di esclusione prima della guerra.

Dal 15 marzo al 12 maggio 2025 – WSP Photography – Roma

LINK

Festival Fotografico Europeo 2025

Terra madre ©Peter Caton, courtesy of Action Against Hunger, Sud Sudan, resilienza

Il festival, giunto alla 13^ edizione, organizzato dall’Archivio Fotografico Italiano con il patrocinio della Commissione Europea, il contributo e il patrocinio di Regione Lombardia, delle Amministrazioni comunali di Legnano, Busto Arsizio, Castellanza e Olgiate Olona. in partnership con: Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, Archivio Tiziano Terzani, Centro Studi di Civiltà e Spiritualità Comparate,
Fondazione Giorgio Cini, Venezia, Rivista Africa, Istituto Italiano di Fotografia, 29Art Gallery Milano, Istituto Superiore “Giovanni Falcone” – Gallarate, gallerie e realtà private tra cui: Galleria Boragno Busto A., Albè&Associati Studio Legale Busto A. e Milano, Spazio Immagine Busto Arsizio, Andreella Photo si pone l’obiettivo di promuovere la fotografia d’autore e il linguaggio espressivo, attraverso
percorsi visivi articolati, aperti alle più svariate esperienze autoriali e professionali.

23 mostre, conferenze, proiezioni, presentazione di libri.
Un programma espositivo articolato che muove dalla fotografia storica al reportage d’autore, dalla fotografia d’arte all’architettura, dalle ricerche creative alla documentazione del territorio.

Le sedi espositive hanno luogo grazie e tra i comuni di Legnano, Busto Arsizio, Castellanza e Olgiate Olona.

ra i grandi nomi esposti a Busto Arsizio figurano Lee Jeffries con Portraits, Fulvio Roiter con Primi sguardi e la serie Luoghi della fede di Claudio Argentiero, curatore del festival. Segnaliamo inoltre Unveiled, il progetto al femminile di Farnaz Damnabi, ed Emil Gataullin con Moscow 2017-2024. E ancora, Oriella Montin in RicAmare il tempoElisa Mercadante col progetto Mi dispiace devo andare e Laura Giorgia Boracchi con Il mondo nella mente.

Gli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia, invece, presentano il progetto Paesaggi come stati dell’anima, rivolto all’esplorazione di sé attraverso il paesaggio circostante. Infine, le opere collettive raccolte in Silenzi di terra, celebrando la bellezza, valorizzano la ricchezza paesaggistica dell’Italia.

In mostra a Milano Malpensa vediamo invece EnergETICA di Marco Garofalo, dedicata alla sostenibilità energetica e alla difficoltà, in alcune parti del mondo, di approvvigionamento.

A seguire, animano Legnano gli scatti architettonici di Massimo Siragusa in Teatro Italia, Giovanni Hänninen con Layered MumbaiHashem Shakeri con Cast out of Heaven / Cacciato dal paradiso. Troviamo inoltre il reportage di viaggio Des Vies Traversées di Marie DorignySu quale sponda la felicità? di Tiziano Terzani, la celebre serie Dom di Stefano MirabellaCrisalidi di Ilaria Sagaria e gli scatti iconici di Francesca Chiacchio con Napolism.

Castellanza, il delicato conflitto palestinese diventa fulcro espositivo in Gaza. “I Grant You Refuge“. Al progetto hanno partecipato i fotografi Jihad Al-Sharafi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Omar Naaman, Saeed Mohammed, Jaras Shadi Al-TabatibiJerome Barbosa prosegue quindi la rassegna “No War” con Ucraina. Nonostante l’oscurità, spostando il focus sul conflitto russo-ucraino. Proseguono poi le mostre con Kamisaraki – 72 ore nelle altitudini di Nicole Pecoitz.

Infine, a Olgiate OlonaTerra madre espone le fotografie di autori noti ed emergenti inerenti i disastri causati dal cambiamento climatico nel continente africano. Fotografie di Petrut Calinescu, Luca Catalano Gonzaga, Peter Caton, Yasuyoshi Chiba, Stefano De Luigi, Andrea Frazzetta, Marco Garofalo, Alessandro Gandolfi, Marco Gualazzini, Alessandro Grassani, Luca Locatelli, Robin Hammond, Pascal Maitre, Steve McCurry, Frederic Noy, Tony Karumba, Andrew McConnell, Alessio Perboni, Kris Pannecoucke, Sumy Sadurni, George Steinmetz, Luis Tato, Sven Torfinn, Tommy Trenchard, Bruno Zanzottera.

Dal 15 marzo al 27 aprile 2025 – sedi varie

LINK

Contrasti, racconti di un mondo in bilico

Si rinnova la collaborazione tra il Forte di Bard e l’Agence France-Presse, una delle principali e più autorevoli agenzie di stampa al mondo. Dopo il successo di Non c’è più tempo che ha indagato nel 2024 le conseguenze dei cambiamenti climatici sul Pianeta, la mostra Contrasti. Racconti di un mondo in bilico punta nuovamente a scuotere le coscienze e a offrire spunti di riflessione sul mondo contemporaneo.

La mostra si compone di 84 fotografie che intendono evidenziare le contrapposizioni e le disuguaglianze che segnano la società e i Paesi di tutto il mondo. Dall’economia alla guerra, dalle tradizioni culturali al mondo dell’arte e dello spettacolo, senza tralasciare l’emergenza climatica e l’inarrestabile urbanizzazione. Questi sono alcuni dei temi portanti del progetto espositivo che mette in parallelo non solo contesti diversi e lontani ma anche situazioni di contrasto interne alle stesse realtà sociali, dalle Americhe all’Europa, dall’Asia all’Africa, fornendo un grande affresco di un mondo sempre più in bilico: il nostro.

dall’8 marzo al 20 luglio 2025 – Forte di Bard – Aosta

LINK

Oasis Photocontest Tour

Torna la Primavera, e le associazioni GF Color s Light Colorno APS e Pro Loco Colorno,
presentano una bellissima mostra fotografica naturalistica. La mostra, un’esperienza di grande emozione! Lo spettacolo della natura congelato in scatti unici selezionati tra i migliori lavori dei grandi fotografi del mondo.
Su 25 mila immagini selezionate solo 55 entrano a far parte della mostra Oasis Photocontest Tour.
Una spietata selezione perchè sono tante le foto di alto livello che rimangono escluse.
Le foto vengono stampate su grande formato (100×70) per rendere al meglio la loro bellezza. Il
pubblico ne rimane affascinato dai primi sguardi, vuole vedere e vuole capire. Interessanti didascalie raccontano la foto, i soggetti, e le tecniche utilizzate per realizzarla.
La mostra è intelligibile, un interesse che accomuna adulti, ragazzi e bambini, ognuno dal suo punto di vista. La mostra è prodotta e curata dalla rivista OASIS.

Dal 1985, Oasis è la più conosciuta e diffusa rivista italiana di viaggi, natura e fotografia. Diretto
da Alessandro Cecchi Paone, il magazine ha tra i suoi punti di forza i reportage realizzati dai più
grandi maestri internazionali della fotografia natura listica e le più prestigiose firme della
divulgazione scientifica. Tra gli altri: Folco Quilici, Piero Angela, Fulco Pratesi, Reinhold
Messner, Ermete Realacci, Piergiorgio Odifreddi, Roberto Giacobbo, Mario Tozzi, Licia Colò,
Raffaele Morelli, Francesco P etretti e Donatella Bianchi.
Il Premio Internazionale di Fotografia Naturalistica
Considerato come il “Premio Oscar” della fotografia naturalistica, l’Oasis Photocontest è il più
importanti evento italiano legato alla fotografia natural istica e uno dei più conosciuti a livello
internazionale. Un successo sottolineato dal prestigioso riconoscimento ricevuto nel 2003
dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Nell’ultima edizione erano in gara
30.000 immagini realizzate da fotografi di 68 nazioni di tutto il mondo. Il risultato è una
straordinaria selezione di fotografie che ritraggono animali, popoli, piante e paesaggi di tutto il
mondo.

Dal 29 Marzo al 27 Aprile 2025 – MUPAC – ARANCIAIA – Colorno (PR)

LINK

Lunga strada di sabbia – Daniele Cinciripini e Serena Marchionni

In mostra una parte delle fotografie realizzate in cammino, da Ancona a Pescara, sempre sulla sabbia, tra l’autunno del 2023 e quello del 2024, fotografie che fanno parte di un archivio ampio e complesso del paesaggio infra-ordinario della città adriatica. Un palinsesto di cose quotidiane, palazzi, hotel, lidi, e spazio pubblico demaniale lasciato aperto, indeterminato, esposto ed eroso perché di tutti e di nessuno.

Camminare è stato lo strumento principale di indagine e ricerca. Rallentando per sospendere ogni giudizio preconcetto e provare a comprendere cosa accade allo spazio pubblico demaniale. Camminare equivale a guadagnare tempo, a uscire dalle logiche frettolose di produttività e consumo esasperati, a costruire uno spazio di condivisione e osservazione non in vendita. Camminare serve a ridare interezza al mondo che si abita.

Lunga strada di sabbia è anche un progetto più ampio, a cura di ikonemi, il cui obiettivo principe è di aggregare energie ed esperienze per rianimare il demanio marittimo dalla mortifera monocultura turistica, cercando alternative non consumistiche per restare e abitare la lunga strada di sabbia anche attraverso le arti visive.

22 marzo – 6 aprile 2025 – GALLERIA SOTTO L’ARCO – Altidona (FM)

Tutti i corsi in partenza da Musa fotografia – Marzo – Aprile – Maggio

Ciao! Come stai? Vuoi migliorare la tua fotografia grazie a professionisti del settore? Da Musa Fotografia offriamo le letture portfolio su misura per aiutarti a:

Affinare il tuo stile-Ricevere feedback costruttivi-Espandere la tua rete di contatti-Aumentare la tua visibilità

Non perdere questa opportunità unica!

Corsi in partenza a Marzo e Aprile

Photoediting funzionale IN AULA con Paola Riccardi

Questo corso è progettato per aiutarvi a sviluppare le competenze necessarie per selezionare, elaborare e presentare in modo efficace le vostre fotografie in un portfolio professionale. In questo corso, che si basa sulla presentazione di progetti vostri alla docente, esploreremo le tecniche di editing e di selezione delle immagini, concentrandoci sull’organizzazione e sulla presentazione coerente e convincente del vostro lavoro.  🔜 Inizio: 22 Marzo 2025

Lightroom  ONLINE con Luca Cicchello

Se desideri portare le tue fotografie al livello successivo attraverso una post-produzione professionale, sei nel posto giusto. Musa Fotografia è entusiasta di presentare il corso intensivo “Lightroom di base”. Questo corso ti condurrà attraverso molti di Adobe Lightroom, consentendoti di sbloccare il pieno potenziale delle tue immagini, dalla cattura alla gestione.  🔜 Inizio: 25 Marzo 2025

Photoediting funzionale online

Il corso presenta regole e necessità dell’editing fotografico, toccando aspetti di stile, linguaggio e narrazione e riguarda la capacità di una fotografo di selezionare le proprie immagini in modo che rendano l’idea o il racconto per il quale il tuo progetto fotografico era stato pensato: creare un portfolio consapevolmente, presentare una mostra o più semplicemente sistemare il proprio sito in modo che la comunicazione sia più efficace.🔜 Inizio: 10 Aprile 2025

Fotografia di paesaggio e architettura IN AULA
Musa Fotografia è lieta di presentare il corso di Paesaggio Urbano e Architettura in Fotografia, un’ottima opportunità per esplorare o perfezionare la tua fotografia di contesti urbani nei quali le architetture comunicano con l’elemento umano.
Il corso sarà condotto da Lorenzo Linthout, un fotografo e architetto di rinomata esperienza, noto per la sua abilità nel catturare la bellezza e la complessità degli spazi urbani. 🔜 Inizio: 12 Aprile 2025

WORKSHOP sul racconto fotografico A ISTANBUL, PREVISTO DAL 21 AL 28 APRILE 2025 posti finiti

Eventi in programma per Marzo e Aprile

📅 SAVE THE DATE: 6 Aprile 2025

🕕 Ore dalle 14,30 alle 18,00
📖 Letture portfolio da Musa fotografia

Per informazioni LETTURE PORTFOLIO

Prenotati all’email info@musafotografia.it 

📅 SAVE THE DATE: 11 Aprile 2025
🕕 Ore dalle 14,00 alle 18,00
📖 Incontro con il fotografo Lorenzo Linthout il paesaggio e l’architettura

ore 20,30 presso Musa fotografia

A presto, Il team di Musa Fotografia

P.S. Seguici sui nostri social per rimanere sempre aggiornato sulle novità

Mostre di fotografia consigliate per marzo

Anche a marzo mostre interessantissime ci aspettano, non perdetele!

Anna

JOEL MEYEROWITZ – A Sense of Wonder Fotografie 1962-2022

A Joel Meyerowitz (New York, 1938), uno dei protagonisti della scena fotografica contemporanea, Brescia dedica un’ampia retrospettiva – la prima vera antologica mai organizzata in Italia – in grado di ripercorrere l’intera sua carriera, lungo sei decenni di attività, dagli anni Sessanta del secolo scorso ai nostri giorni.

La mostra, in programma al Museo di Santa Giulia a Brescia da marzo ad agosto 2025, a cura di Denis Curti, è promossa dalla Fondazione Brescia Musei. L’iniziativa è l’appuntamento più atteso dell’VIII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana.

A cominciare dagli anni Sessanta, Meyerowitz emerge come uno tra i giovani fotografi d’avanguardia più interessanti di New York. La sua ricerca corre in parallelo con quella di altri grandi autori quali Robert Frank, Gerry Winogrand, Diane Arbus. La rassegna presenta oltre 90 immagini organizzate per capitoli tematici e propone molte delle immagini che hanno contribuito a ridefinire il concetto di Street photography, all’interno del quale Joel Meyerowitz fa il suo ingresso introducendo l’uso del colore per interpretare e cogliere appieno la complessità del mondo moderno.

Per la prima volta in Italia, saranno presentati gli autoscatti realizzati dal fotografo durante il periodo del lockdown. Anche in queste opere più recenti, Joel Meyerowitz ricorda quanto la fotografia possa essere un mezzo di riflessione sul vissuto del singolo e della collettività, un dispositivo per riscoprire il presente in ogni suo aspetto.

Dal 25 marzo al 24 agosto – Museo di Santa Giulia – Brescia

LINK

WOMEN POWER. L’universo femminile nelle fotografie dell’agenzia MAGNUM dal dopoguerra a oggi

© Newska Tavakolian//MagnumPhotos
© Newska Tavakolian//MagnumPhotos

Dal 22 marzo al 21 settembre 2025, il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme presenta WOMEN POWER. L’universo femminile nelle fotografie dell’Agenzia Magnum dal dopoguerra a oggi, una straordinaria mostra fotografica a cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi, che esplora, attraverso immagini iconiche dell’agenzia MAGNUM Photos, il ruolo della donna dal secondo dopoguerra a oggi, mettendo in luce la forza e la complessità del cammino femminile verso l’emancipazione e le trasformazioni sociali che hanno segnato la condizione delle donne negli ultimi settant’anni.
 
Dopo DONNA MUSA ARTISTA – la mostra che attraverso i ritratti di Cesare Tallone indagava il ruolo delle donne nella società italiana tra Ottocento e Novecento – WOMEN POWER offre uno sguardo più contemporaneo e internazionale sul tema, proseguendo, dal punto di vista della fotografia, la riflessione avviata dal Museo sui cambiamenti sociali e culturali del mondo femminile.
 
Prodotta da CAMERA Centro Italiano per la Fotografia in collaborazione con Magnum Photos e promossa da Comune di Abano Terme – Museo Villa Bassi Rathgeb in collaborazione con CoopCultureWOMEN POWER si concentra su due aspetti complementari, le donne fotografe che raccontano la realtà con una visione unica, e le donne ritratte che emergono come soggetti di grande valore dalle lenti di Magnum, testimoni di sfide, conquiste e ruoli in contesti intimi e pubblici.
 
Il percorso della mostra si articola in sei nuclei tematici che esplorano il contesto familiare, la crescita, l’identità, i miti della bellezza e della fama, le battaglie politiche e la guerra. Ognuno di questi temi è rappresentato da lavori realizzati da alcune delle più importanti autrici di Magnum Photos, tra cui Inge MorathEve Arnold, Olivia Arthur, Myriam Boulos, Bieke Depoorter, Nanna Heitmann, Susan Meiselas, Lúa Ribeira, Alessandra Sanguinetti, Marilyn Silverstone e Newsha Tavakolian. Autrici di fama internazionale accanto a giovani fotografe contemporanee, con reportage realizzati in contesti molto diversi da un punto di vista storico e geografico, che spaziano dai ritratti di Marilyn Monroe a quelli delle combattenti delle FARC in Colombia.
 
La mostra fa emergere un confronto fra stili, linguaggi e generazioni, che danno vita a un inedito dialogo di voci e sguardi mai convenzionali. Le fotografie, pur diversissime tra loro, sono legate da lotte, emozioni ed esperienze che, attraverso la loro presenza e le posture, diventano simboli di un cammino di emancipazione, sia come individui che come collettività.
 
Pur celebrando il contributo femminile alla fotografia, WOMEN POWER include anche scatti di celebri fotografi come Robert Capa, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Rafal Milach, Paolo Pellegrin e Ferdinando Scianna, che hanno saputo raccontare la condizione femminile testimoniando le sfide legate ai diritti delle donne.
 
La mostra offre anche uno spunto di riflessione sul rapporto tra il corpo femminile e la sua rappresentazione. Le fotografie immortalano donne in momenti di intimità, ma anche nel pieno impegno pubblico, dove la loro presenza e le posture diventano simboli di una lotta verso l’emancipazione, non solo come individui, ma come collettività.
 
Il catalogo della mostra, edito da Dario Cimorelli Editore, accompagna il visitatore in un approfondimento critico sulle immagini esposte, attraverso testi curati da Walter Guadagnini e Monica Poggi.
 
Prodotta da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia in collaborazione con Magnum Photos.

Dal 22 Marzo 2025 al 21 Settembre 2025 – Museo Villa Bassi Rathgeb – Abano Terme | Padova

LINK

Oltre il Reale: David LaChapelle a Bologna

David LaChapelle, After the Deluge: Cathedral, Los Angeles, 2007
© David LaChapelle | David LaChapelle, After the Deluge: Cathedral, Los Angeles, 2007

Dal 1 febbraio al 15 marzo 2025 Galleria Cavour 1959 presenta la mostra “Oltre il Reale: David LaChapelle a Bologna”, una straordinaria mostra personale dedicata a uno dei fotografi e artisti più influenti e visionari del nostro tempo. L’esposizione è curata da Deodato Arte in collaborazione con Contemporary Concept.

La mostra propone un percorso immersivo attraverso le opere più iconiche di LaChapelle, offrendo al pubblico un’occasione unica per esplorare i molteplici filoni della sua produzione artistica: dalla riflessione spirituale all’analisi sociale, dai ritratti delle celebrità al dialogo con la moda, fino alle tematiche legate al cambiamento climatico. Con oltre 30 opere esposte, tra cui una inedita mai presentata al pubblico, lultimo capolavoro dellartista, la mostra celebra il genio di un artista che ha ridefinito i confini della fotografia contemporanea.

Il titolo “Oltre il Reale” è stato scelto per rappresentare la capacità unica di David LaChapelle di trascendere la realtà, trasformando ogni immagine in un mondo visionario. Le sue opere superano i confini del visibile, creando universi onirici che invitano lo spettatore a esplorare dimensioni simboliche, emotive e immaginative. In questa prospettiva simbolica anche lo spazio che ospita la mostra non è casuale. Il palazzo razionalista che dà vita a Galleria Cavour 1959 nasce infatti a fine Anni 60 già improntato a una visione sostenibile e avveniristica per l’epoca. Situato nel cuore della città, ha rappresentato la storia della moda a Bologna, il luogo dove da sempre si incontrano brand che rappresentano l’avanguardia per stile ed innovazione, crocevia di cultura e creatività, sede di mostre d’arte e di eventi culturali prestigiosi. 

Sono orgogliosa di ospitare la straordinaria mostra di David LaChapelle qui in Galleria Cavour 1959 – afferma l’Ingegnere Paola Pizzighini Benelli, Amministratore Unico di Magnolia Srl,  a cui fa capo Galleria Cavour 1959 – un luogo che nasce da una visione architettonica innovativa e che oggi si conferma come crocevia di cultura, arte e creatività. LaChapelle, con la sua capacità unica di trasformare la realtà in universi onirici e suggestivi, si integra perfettamente con l’anima visionaria di questo spazio. Fin dalle sue origini, Galleria Cavour 1959 è stata pensata come un ambiente capace di connettere tradizione e futuro, estetica e funzionalità, moda e arte. Le opere di LaChapelle dialogano con questa eredità, amplificandone la vocazione a essere un punto di riferimento per l’avanguardia artistica. Questa esposizione rappresenta non solo un evento culturale di rilievo, ma anche un’opportunità per continuare a valorizzare l’identità di Galleria Cavour 1959 come luogo di incontro tra visioni artistiche e architettoniche che guardano oltre il presente”.

Attraverso una selezione curata con attenzione, il visitatore sarà invitato a immergersi nell’universo visivo di LaChapelle, dove fotografia, simbolismo e narrazione si intrecciano in modo unico. Tra le opere esposte, spiccano: After the Deluge: Cathedral” e “After the Deluge: Statue”, che reinterpretano temi biblici in chiave contemporanea, esplorando il rapporto tra uomo, natura e spiritualità; “Snow Day”, un ritratto surreale che incarna la fragilità e la bellezza della natura; “Jesus is Condemned to Death”, una rilettura visivamente potente della Via Crucis; “Leonardo di Caprio”, un ritratto pop di una celebrità che fonde cultura contemporanea e critica sociale; “Earth Laughs in Flowers: Springtime”, una celebrazione del ciclo della vita ispirata alle nature morte fiamminghe; “Collapse in a Garden”, un invito alla riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente. Come in ogni fotografia di David La Chapelle, anche in questo caso ogni opera non fa testo a se ma racconta una storia, conducendo lo spettatore in un viaggio emozionante tra sogno e realtà. Un viaggio che vedrà il suo culmine nell’opera inedita “Tower of Babel” (2024), per la prima volta presentata al pubblico nella mostra di Bologna. 

La Torre di Babele era originariamente intesa per avvicinarsi a Dio. Ma gli esseri umani hanno fallitoOggi ci troviamo di fronte a Internet, a persone che parlano tutto il giorno, a influencer, podcast, politici… Ognuno ha un’opinione e vuole gridarla dai tetti. Tutti parlano, ma nessuno ascolta – dichiara David LaChapelle a proposito della sua nuova opera – Tower of Babel è un’opera reale, realizzata in studio. Abbiamo costruito il set e un modello della torre. Le nuvole sono state fatte di cotone e dipinte per armonizzarsi con lo sfondo. Il panorama della città è una proiezione di Los Angeles. Abbiamo fatto esplodere la torre in modo che si sgretolasse sui personaggi sottostanti. Ho curato attentamente questa scena con attori scelti specificamente per riflettere culture diverse provenienti da ogni angolo del pianeta” 

Dal 01 Febbraio 2025 al 15 Marzo 2025 – Galleria Cavour 1959 – Bologna

LINK

DA CINDY SHERMAN A FRANCESCO VEZZOLI. 80 artisti contemporanei.

Cindy Sherman, Untitled
Cindy Sherman, Untitled

DA CINDY SHERMAN A FRANCESCO VEZZOLI. 80 artisti contemporanei” verrà presentata in anteprima internazionale a Palazzo Reale, una mostra che mette in dialogo più di 140 opere e  80 grandi artisti contemporanei di tutto il mondo. 

Da Cindy Sherman a Lynette Yiadom-Boakye, da Nan Goldin a Nicole Eisenman, da Kiki Smith a Marc Quinn, da Lisetta Carmi a Francesco Vezzoli; tutti artisti presenti nell’inedita e prestigiosa sezione contemporanea della Collezione Giuseppe Iannaccone che, saranno legati e collegati da un dialogo sui più importanti temi sociali come il rapporto con il corpo, l’identità in continua evoluzione, il multiculturalismo e le complesse interazioni tra Oriente e Occidente.

Un’esperienza che attraversa confini temporali e spaziali, proponendo un dialogo tra visioni geograficamente distanti ma convergenti su temi sensibili e imprescindibili per la contemporaneità. La mostra rappresenta un’occasione unica per esplorare, attraverso gli occhi degli artisti che hanno sempre dimostrato di saper vedere oltre, i cambiamenti sociali e culturali che plasmano il nostro presente.

Dal 07 Marzo 2025 al 04 Maggio 2025 – Palazzo Reale Milano

LINK

Dina Goldstein. Un’artista tra fiaba e realtà

© Dina Goldstein, Courtesy Tallulah Studio Art, Italy | Dina Goldstein, In the Dollhouse, Passed Out

Tallulah Studio Art, in collaborazione con Fabbrica Eos, presenta la mostra personale di Dina Goldstein, l’artista visiva contemporanea israelo-canadese, residente a Vancouver, che attraverso il suo occhio fotografico invita a riflettere sulla bellezza e sull’ironia della vita. Nata nel 1969 a Tel Aviv, Dina Goldstein ha saputo crearsi un percorso che ha lasciato un segno nel panorama dell’arte contemporanea, distinguendosi per i suoi lavori che fondono il surrealismo pop con una critica sociale profonda.

Il percorso espositivo presenta una selezione dei suoi progetti più celebri, tra cui spicca In the Dollhouse, in cui Dina Goldstein esplora le tematiche della bellezza, del potere e della sessualità attraverso le immagini iconiche di Ken e Barbie. Queste due bambole, simboli di perfezione e aspirazioni irrealistiche, diventano protagoniste di scenari che mettono in discussione le nostre percezioni sulla vita reale. Dina Goldstein riesce a stravolgere l’idea di felicità perfetta per mostrarci che anche le figure più luminose possono nascondere ombre e insoddisfazione.
Il genio creativo di Dina Goldstein esplode in maniera ancora più audace con Fallen Princesses progetto in cui l’artista reinterpreta le amiche principesse dei nostri sogni infantili, presentandole in contesti che sfidano il tradizionale racconto delle favole. Le principesse Disney, spesso avvolte nella loro aura di incanto e serenità, vengono catturate in momenti crudi e reali, costringendoci a confrontarci con le difficoltà che la vita presenta. La sua visione ironica e provocatoria trasmette un messaggio potente: le favole non devono sempre avere un finale felice.

La serie Gods of Suburbia offre una profonda analisi del ruolo della religione e della fede nel mondo contemporaneo, mentre in Last Supper, East Vancouver, la Goldstein prende ispirazione dal celeberrimo dipinto di Leonardo da Vinci per ricreare L’Ultima Cena in un contesto urbano e moderno. Questa reinterpretazione non solo omaggia un capolavoro artistico, ma ci porta anche a riflettere sulle dinamiche sociali attuali e sui luoghi di marginalità, come il Downtown Eastside di Vancouver, dove storie di redenzione e caduta si intrecciano.
Dina Goldstein rappresenta una voce unica e potente nel panorama artistico contemporaneo. Con il suo approccio coinvolgente, esorta a vedere oltre la superficie delle immagini e a riflettere su temi complessi che riguardano la nostra società. Ogni scatto è un invito a esplorare non solo la bellezza, ma anche le sfide quotidiane che ciascuno di noi affronta. Una vera e propria artista visionaria, capace di trasformare la percezione comune della realtà in un’opera d’arte vivente. Il suo lavoro è stato riconosciuto da importanti premi, tra cui il premio speciale Arte Laguna nel 2012 e il gran premio del Prix Virginia nel 2014.

La mostra è organizzata in collaborazione con Fabbrica Eos Arte Contemporanea.

Inaugurazione giovedì 20 febbraio 2025 ore 18.00 – 21.00

Dal 20 Febbraio 2025 al 23 Marzo 2025 – Fabbrica Eos – Milano

LINK

Passaggi Paesaggi

Rachele Maistrello, The island, 2016. Courtesy Comune di Modena. Collezione Galleria Civica–Fondazione Ago
© Rachele Maistrello | Rachele Maistrello, The island, 2016. Courtesy Comune di Modena. Collezione Galleria Civica–Fondazione Ago

Un viaggio nella fotografia italiana: dal 14 febbraio a Palazzo Santa Margherita una mostra dalle collezioni di Fondazione AGO: 80 autori e 115 opere.

La mostra, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi, riunisce ottanta autori e 115 opere da una delle raccolte di fotografia più significative nel panorama istituzionale italiano, patrimonio di Fondazione di Modena e del Comune , e offre un quadro del panorama artistico della fotografia italiana dedicata al paesaggio degli ultimi 70 anni.
Visitabile fino al 4 maggio, spazia dai maestri del Novecento alla generazione degli artisti emergenti e propone quattro declinazioni dell’idea di paesaggio: dall’urbano al naturale, dall’umano all’immaginario. I paesaggi urbani dei maestri (Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Guido Guidi, Olivo Barbieri) scorrono accanto alle immagini dominate dalla natura, in una difficile e complessa relazione con l’uomo (Franco Fontana, Walter Niedermayr, Paola De Pietri, Mario Giacomelli, Luca Andreoni), mentre i paesaggi umani spaziano dal reportage (Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna) all’indagine antropologica (Mario Cresci, Franco Vaccari), ai ritratti e al cinema (Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti). Sono poi i paesaggi d’invenzione a racchiudere le ricerche sperimentali sul linguaggio fotografico che conducono lo spettatore sul terreno dell’immaginario (Rachele Maistrello, Paolo Gioli, Cesare Leonardi). 

Partendo dalla tradizione della veduta del territorio – tema che caratterizza la storia della fotografia italiana nonché le stesse collezioni, per il ruolo storicamente esercitato da Modena e dall’Emilia-Romagna nell’evoluzione di questo genere – è poi possibile, come spiegano i curatori, rintracciare una serie di passaggi: dalla generazione dei maestri alle ultime, dall’analogico al digitale, da un genere all’altro fino al loro superamento, valorizzando le riflessioni sul medium e le ricerche di confine. Tali passaggi accompagnano il visitatore della mostra nella ricchezza del panorama artistico della fotografia italiana, lasciando la possibilità di delineare evoluzioni passate e future. 
Artisti in mostra: Claudio Abate, Giampietro Agostini, Luca Andreoni, Enrico Appetito, Vasco Ascolini, Olivo Barbieri, Giorgio Barrera, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Paolo Bernabini, Davide Bertocchi, Bruna Biamino, Antonio Biasiucci, Fabio Boni, Andrea Botto, Pamela Breda, Luca Campigotto, Vincenzo Castella, Bruno Cattani, Fabrizio Ceccardi, Francesco Cocco, Giorgio Colombo, Mario Cresci, Mario De Biasi, Paola De Pietri, Irene Fenara, Giorgia Fiorio, Franco Fontana, Antonio Fortugno, Vittore Fossati, Massimiliano Gatti, Marcello Geppetti, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Luca Gilli, Paolo Gioli, Claudio Gobbi, Stefano Graziani, William Guerrieri, Guido Guidi, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Emilio Lari, Cesare Leonardi, Uliano Lucas, Rachele Maistrello, Tancredi Mangano, Eva e Franco Mattes, Marzia Migliora, Nino Migliori, Filippo Minelli, Simone Mizzotti, Paolo Monti,  Ugo Mulas, Pino Musi, Paolo Mussat Sartor, Carmelo Nicosia, Walter Niedermayr, Enzo Obiso, Cristina Omenetto, Paola Pasquaretta, Paolo Pellion Di Persano, Robert Pettena, Agnese Purgatorio, Francesco Radino, Laura Renna, Marialba Russo, Roberto Salbitani, Ferdinando Scianna, Marco Scozzaro, Tazio Secchiaroli, Paolo Simonazzi, Valentina Sommariva, Annalisa Sonzogni, Marco Tagliafico, George Tatge, Toni Thorimbert, Angelo Turetta, Franco Vaccari, Jacopo Valentini, Fulvio Ventura, Lorenzo Vitturi, Beppe Zagaglia, Virginia Zanetti, Marco Maria Zanin, Martina Zanin, Marco Zanta. 

Dal 14 Febbraio 2025 al 04 Maggio 2025 – Palazzo Santa Margherita – Modena

LINK

WALTER ROSENBLUM – Master of Photography

Walter Rosenblum rappresenta una figura importante della fotografia del XX secolo. Questa mostra vuole dare completezza al suo straordinario percorso espressivo attraverso un’importante raccolta di sue fotografie vintage, molte delle quali mai esposte prima. Verrà così offerta l’opportunità di conoscere il lavoro di questo straordinario autore, uno dei più importanti fotografi americani del secolo scorso. In Italia, dopo la grande mostra del 1999 a Padova, ritorna il suo lavoro con un percorso di oltre 110 fotografie e documentazione d’epoca.

Walter Rosenblum (New York City, 1919-2006) ha esercitato la professione di fotografo per più di cinquant’anni contribuendo notevolmente all’affermazione della fotografia nel corso del ventesimo secolo. A 18 anni entrò a far parte della Photo League, dove conobbe Paul Strand, suo mentore e amico, altri significativi fotografi, tra i quali Berenice Abbott e Lewis Hine.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Rosenblum prestò servizio come fotografo e cineoperatore nell’esercito americano e partecipò allo sbarco in Normandia a Omaha Beach. Si trovò tra i primi a filmare l’interno del campo di concentramento di Dachau. Rosenblum è stato uno dei fotografi più decorati della Seconda Guerra Mondiale.

Rosenblum ha fotografato alcuni dei più significativi eventi del ventesimo secolo: l’esperienza degli immigrati nella Lower East Side di New York, la Seconda Guerra Mondiale, i rifugiati della guerra civile spagnola in Francia, la vita del quartiere di Harlem, del sud Bronx e di Haiti. Eventi che saranno tutti documentati all’interno del percorso espositivo.

La sua carriera è stata arricchita da un’intensa attività didattica, e le sue fotografie sono presenti in oltre 40 collezioni internazionali, incluso il J. Paul Getty Museum, la Library of Congress, la Bibliothèque Nationale di Parigi e il Museum of Modern Art di New York.

Le sue fotografie riescono ad immortalare le qualità umane dei quartieri e dei loro residenti che affermano la vita e riflettono l’approccio socialmente consapevole che è stato il fondamento della sua carriera.

Come scrive Angelo Maggi, curatore della mostra: “Attraverso i suoi scatti, Rosenblum ha saputo immortalare l’autenticità dell’esperienza umana, regalando a noi tutti un messaggio di speranza e resilienza. Il suo lavoro, quindi, non si limita a essere una testimonianza del passato, ma continua a essere una fonte di ispirazione, invitandoci a vedere il mondo con occhi nuovi e a cogliere la luce nelle situazioni più oscure. L’opera del fotografo è ampia e ha dato un contributo importante alla storia della fotografia sia per il suo impegno e rilevanza teorica, sia per l’eccellenza artistica delle immagini”.

Andrea Colasio, Assessore alla Cultura del Comune di Padova: “Siamo particolarmente lieti di aver messo a disposizione la centralissima e prestigiosa Galleria civica Cavour e il supporto organizzativo e di comunicazione, per rendere omaggio a Walter Rosenblum, uno dei maggiori fotografi del Novecento, che per oltre cinquant’anni ha documentato gli eventi più significativi del secolo scorso. La mostra rientra nel progetto “30 Migno”, ideato dallo storico Gruppo fotografico per celebrare i trent’anni di attività, indissolubilmente connessa sia al magistero compositivo del fotografo americano, sia al suo umanista, rivolto alle persone comuni, ai poveri, agli ultimi. Nel corso della sua vita, Rosenblum ha incontrato molte persone malvagie e conosciuto le atrocità che ero state capaci di compiere – era presente alla liberazione del campo di concentramento di Dachau – ma ha continuato a credere che entro una società altruista solo le persone migliori prosperino. Grazie alla sinergia con l’impresa culturale Suazes, in mostra avremo centododici fotografie vintage – un numero che rende l’iniziativa la più estesa mai realizzata sulla sua opera, in Europa -, e un percorso espositivo che tocca le principali esperienze del grande fotografo e accademico americano.”

Da quest’immensa ricchezza di esperienze e dal prolungato rapporto con le diverse culture, la visione fotografica di Rosenblum si è caratterizzata per essere testimone della condizione umana come di una comunità globale in cui i bisogni fondamentali, i valori e le aspirazioni esistenziali sono universalmente condivisi.

Rosenblum cercò così di sottolineare la dignità dell’essere umano, con i suoi soggetti mai semplici vittime, ma persone integre e complesse, la cui umanità sopravvive intatta malgrado le circostanze avverse.

La mostra di Padova permetterà di approfondire tutte le principali esperienze del lavoro di questo autore riportando al grande pubblico un’opera che, pur essendo ben radicata nel suo tempo, continua a trasmetterci forza ed emozioni.

Il progetto è prodotto da SUAZES, in collaborazione con il Comune – Assessorato alla Cultura di Padova, con il supporto delle eredi Lisa e Nina Rosenblum e dell’associazione MIGNON in occasione delle celebrazioni dei suoi cinquant’anni di attività. La mostra è curata dal prof. Angelo Maggi dell’Università Iuav di Venezia.

Main sponsor è Insurance Opportunity S.r.l.

Il progetto sarà accompagnato da un volume del prof. Angelo Maggi, prodotto da SUAZES e edito da Silvana editoriale.

22 febbraio – 4 maggio 2025 – Padova, Galleria Civica Cavour

The Subject Matters – AA.VV.

Vanessa Winship, Frozen Marshland with Tendril, Holmes County, Ohio, U.S.A, 23.02.2020, 2020, stampa a pigmenti, cm 60 x 50 © Vanessa Winship, courtesy Viasaterna e Huxley-Parlour

Viasaterna is pleased to present The Subject Matters, group exhibition curated by Luca Fiore, which will open on Monday 20 January, from 6 to 9pm. 

The exhibition explores the potential of photographic language when confronted with subjects considered ordinary and of minimal importance, bringing together 45 works taken between 1992 and 2023 by five authors of different nationalities, histories and experiences: Gerry Johansson (Sweden, 1945), Guido Guidi (Italy, 1941), Takashi Homma (Japan, 1962), Terri Weifenbach (USA, 1957) and Vanessa Winship (England, 1960).

With the advent of photography, narrative capacity and verisimilitude, once fundamental to art as understood within that hierarchical framework, gradually lost their centrality. And it is in the 20th century that photography becomes the privileged medium for telling stories, starting with American photojournalism, and constructing myths, such as those of celebrities. However, art photography increasingly chooses to focus on subjects that the old hierarchy considers minor. Thus, landscapes, ordinary objects and fragments of everyday life appear, and become, subjects of extraordinary poetic power.

On view until 4th April 2025 – Viasaterna – Milano

LINK

Alessandro Grassani. Emergenza climatica. Un viaggio ai confini del mondo

Il Museo Diocesano presenta la mostra fotografica Alessandro Grassani. Emergenza climatica. Un viaggio ai confini del mondo, che attraverso una quarantina di scatti, articolati in quattro capitoli – Mongolia, Kenya, Bangladesh, Haiti – si focalizza sulla migrazione climatica che condiziona la vita nelle aree rurali e urbane di tutto il pianeta, influenzando le sorti dei loro abitanti, costretti a migrazioni forzate dovute a situazioni ambientale insostenibili.

Le fotografie qui esposte diventano quindi una testimonianza diretta e irrinunciabile dell’epoca in cui viviamo e suscitano inquietudine, ponendo domande sulle contraddizioni della nostra contemporaneità. Ci mostrano persone che inseguono il miraggio di una vita migliore: un’illusione che si infrange drammaticamente al loro arrivo nei grandi centri urbani. Qui questi uomini si scontrano con una dimensione cruda e respingente, nella quale le logiche del profitto li spingono sempre più ai confini della società, costringendoli a riversarsi in baraccopoli e nelle aree più degradate delle periferie cittadine.

Nella recente esortazione apostolica Laudate Deum (2014) Papa Francesco ha espresso preoccupazione su questi temi. Già nel 2015, nella lettera enciclica Laudato si’ sottolineava che “Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti”, e denunciava una generale indifferenza di fronte a tragedie come quelle raccontate in questi scatti. Il pontefice rileva come dietro alla crisi energetica si celi una crisi sociale ed umana che non possiamo non vedere: “non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali”. Papa Francesco indica nell’“esperienza di una conversione, di una trasformazione del cuore” la via per la cura della nostra casa comune.

Le fotografie di Alessandro Grassani spingono dunque ad aprire gli occhi di fronte a fatti troppo spesso dimenticati, e soprattutto richiamano il senso di responsabilità di ciascuno di noi, chiedendo di non restare indifferenti.

Dal 18 Febbraio 2025 al 27 Aprile 2025 – Museo Diocesano Carlo Maria Martini – Milano

LINK

I 30 ANNI DI MIGNON A PADOVA

Per celebrare questi 30 anni di attività, in collaborazione con il Comune – Assessorato alla Cultura
di Padova Mignon organizza tre mostre in altrettanti spazi importanti della città: le Scuderie di
Palazzo Moroni, la Sala della Gran Guardia in Piazza dei Signori e la Galleria Samonà. Tre
occasioni per ammirare una selezione del lavoro di 30 anni del gruppo.
Presso le Scuderie di Palazzo Moroni sarà ospitata la mostra “Jordan” (22 febbraio – 6 aprile) con
fotografie di Fatima Abbadi, Ferdinando Fasolo, Giovanni Garbo, Giampaolo Romagnosi, Davide
Scapin.
All’interno della Sala della Gran Guardia si terrà la mostra “Riconosco me stesso negli occhi di ogni
sconosciuto” (22 febbraio – 4 maggio) con foto di Fatima Abbadi, Ferdinando Fasolo, Alessandro
Frasson, Giovanni Garbo, Mauro Minotto, Giampaolo Romagnosi, Davide Scapin.

Presso la Galleria Samonà si terrà la terza mostra “30 MIGNON fotografia. Trent’anni di passione
(22 febbraio – 30 marzo) che descriverà il percorso espressivo di questo gruppo.
Tutte le iniziative saranno gratuite e si integreranno ad un programma di iniziative.
Il progetto dedicato ai 30 anni di MIGNON gode della collaborazione dell’Assessorato alla Cultura
del Comune di Padova e di Suazes. Main sponsor è Insurance Opportunity S.r.l.

Dal 22 febbraio al 4 maggio 2025 – Sedi varie – Padova

LINK

SHIRIN NESHAT

Shirin Neshat, Rebellious Silence, 1994. Courtesy l'artista e Gladstone Gallery
© Shirin Neshat | Shirin Neshat, Rebellious Silence, 1994. Courtesy l’artista e Gladstone Gallery

Prima ampia mostra personale in Italia dell’artista iraniana Shirin Neshat, che attraverso le sue opere filmiche e fotografiche esplora le rappresentazioni identitarie del femminile e del maschile nella sua cultura.
Nelle tormentate fotografie di donne, con il volto segnato da calligrafie in farsi o che indossano l’hijab impugnando pistole, lo sguardo della donna diventa uno strumento di comunicazione potente e pericoloso.
Tramite la poesia e la calligrafia vengono esaminati concetti come il martirio, lo spazio dell’esilio e le questioni di identità.
Nella sua pratica l’artista utilizza un immaginario poetico per affrontare i temi del genere e della società, dell’individuo e della collettività e del rapporto dialettico tra passato e presente, attraverso la lente delle sue esperienze di appartenenza e di esilio.

Dal 18 Marzo 2025 al 08 Giugno 2025 – PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano

LINK

CHROMOTHERAPIA. La fotografia a colori che rende felici

Maurizio Cattelan & Pierpaolo Ferrari, Toiletpaper. Courtesy of Toiletpaper
Maurizio Cattelan & Pierpaolo Ferrari, Toiletpaper. Courtesy of Toiletpaper

Giallo limone, blu intenso, rosso vivo e arancione brillante: i colori come terapia. Ecco il programma vitaminico della nuova mostra dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, CHROMOTHERAPIA. La fotografia a colori che rende felici.
 
Di scena dal 28 febbraio al 9 giugno 2025, la mostra che vede come curatori Maurizio Cattelan e Sam Stourdzé, ripercorre la storia della fotografia a colori lungo tutto il XX secolo attraverso lo sguardo acuto di 19 artisti. L’itinerario espositivo, articolato in 7 sezioni, ci trasporta in mondi vibranti e saturi in cui il colore colpisce la retina e mette in gioco l’intelletto.
 
Spesso denigrata e raramente presa sul serio, la fotografia a colori ha in realtà permesso agli fotografi di sbizzarrirsi, di mettere mano alla loro tavolozza per ridipingere il mondo. Sono in tanti a essersi liberati dai vincoli documentaristici del mezzo fotografico per esplorare le comuni radici dell’immagine e dell’immaginario, flirtando con il pop, il surrealismo, il bling, il kitsch e il barocco.
 
La conquista del colore in fotografia segue di poco l’invenzione del mezzo con i primi esperimenti a scopo scientifico a metà del XIX secolo. Nel 1907 fu messo a punto il primo procedimento fotografico industriale a colori grazie all’autochrome, creato dai fratelli Lumière. È l’inizio di un secolo di sperimentazione cromatica: dalle scene ordinarie alle riflessioni filosofiche e politiche, il colore trascende il semplice strumento per diventare elemento narrativo essenziale.
 
Tutte queste innovazioni del quotidiano rivelano un’immagine surreale, iperreale che reinventa i generi – dalla natura morta al ritratto – offrendo una visione gioiosa e colorata del mondo. Tra gli artisti in mostra, William Wegman (1943, Holyoke, USA) immortala con tenerezza i suoi cani, trasformando i simpatici amici a quattro zampe in icone artistiche, Juno Calypso (1989, Londra, UK) stravolge le convenzioni visive del cinema e della pubblicità per mettere in discussione le imposizioni che affliggono la femminilità, mentre Arnold Odermatt (1925, Oberdorf – 2021, Stans, CH), fotografo poliziotto, documenta gli incidenti stradali in composizioni meticolose, dove la poesia si sostituisce al dramma; e Walter Chandoha (1920, Bayonne – 2019, Annandale, USA), soprannominato “The Cat Photographer”, rivela una qualità umana nei gatti che fotografa su sfondi saturi, trasformando questi animali domestici in icone fotografiche. Ouka Leele (1957-2022, Madrid), dal canto suo, utilizza toni vibranti per cogliere la liberazione dei corpi nel contesto della rivoluzione culturale e sociale della Movida, e Martin Parr (1952, Epsom, UK), grande testimone dei nostri paradossi contemporanei, dirige il suo obiettivo su vassoi di patatine fritte, suggerendo ironicamente la bulimia del mondo moderno. Negli anni dieci del Duemila, il magazine Toiletpaper, ideato da Maurizio Cattelan (1960, Padova, IT) e Pierpaolo Ferrari (1971, Milano), al tempo stesso erede e precursore, degno discendente di questi artisti e assolutamente trasgressivo, dialoga e si nutre di questa piccola storia sfavillante e cromatica.
 
Che si tratti di amplificare i dettagli di una scena quotidiana, di ridefinire i codici di bellezza delle riviste o di immortalare soggetti impegnati, la fotografia a colori offre una visione intensamente cromatica del mondo. Tale varietà di sguardi e di pratiche rivela un comune filo conduttore: la volontà di mostrare le cose in modo diverso, infondendo nelle immagini la vita e l’emozione che solo il colore può trasmettere.

Dal 28 Febbraio 2025 al 09 Giugno 2025 – Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

LINK

IL MATTO È IL MONDO – TAROCCHI – Anna Luna Astolfi

I Tarocchi sono un’arte che non si lascia imprigionare da nessun genere di rigidità: gli Arcani che li compongono sono uno specchio e non una verità di per sé. Sono camaleonti, si trasformano per adattarsi a chi li osserva. Se in essi ci sembra di vedere la nostra vita, è perché l’accostamento delle loro immagini può contenere ogni storia, dunque anche la nostra.

Le fotografie che compongono Il Matto è Il Mondo – Tarocchi sono state create camminando attraverso ogni Arcano col fine di restare fedeli e insieme tradire costantemente l’iconografia originaria dei Tarocchi unendo tarologia, stage-photography e diario fotografico.

I Trionfi, o Arcani Maggiori, formano una narrazione che condensa in sé tutte le esperienze che un essere umano può vivere nell’arco della propria esistenza poiché espressione di un completo cammino iniziatico. In questo lavoro, attraverso l’immagine fotografica, ci si appropria delle fasi di tale cammino immaginando i Trionfi al di fuori della loro stessa carta. Sono qui resi vivi e fatti di carne, vengono osservati dentro i loro stessi abiti ed oltre il riquadro del foglio che li contiene.

Dall’11 marzo al 17 aprile 2025 – Spazio Labò – Bologna

LINK

Italia al lavoro

Operaia sorridente tiene in mano dei rotoli di carta nella fabbrica di macchine da scrivere Olivetti, Pozzuoli, 1960-1970 | Foto: © Giancarlo Scalfati, Fondazione Gramsci | Crediti fotografici: Foto Giancarlo Scalfati. Archivio Fondazione Gramsci
Operaia sorridente tiene in mano dei rotoli di carta nella fabbrica di macchine da scrivere Olivetti, Pozzuoli, 1960-1970 | Foto: © Giancarlo Scalfati, Fondazione Gramsci | Crediti fotografici: Foto Giancarlo Scalfati. Archivio Fondazione Gramsci

Palazzo Esposizioni Roma ospita la mostra Italia al lavoro, a cura di Sara Gumina, che ripercorre, attraverso fotografie e video d’archivio, l’evoluzione del mondo del lavoro in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi.

Le immagini testimoniano i profondi cambiamenti intervenuti a seguito delle grandi rivoluzioni tecnologiche, che hanno portato non solo alla nascita di nuovi modelli produttivi e industriali e di nuovi mestieri, ma anche a consistenti trasformazioni nella vita delle persone, della società e nell’organizzazione del lavoro.

Protagonisti di questa storia sono le lavoratrici e i lavoratori che con passione, impegno, forza e creatività hanno contribuito al successo del Made in Italy nel mondo, determinando così l’evoluzione e la competitività del nostro Paese.

Organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo.
Realizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Invitalia – Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo di Impresa, patrocinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il supporto di Confindustria.

Dal 06 Febbraio 2025 al 23 Marzo 2025 – Palazzo delle Esposizioni Roma

LINK

Alzheimer – Paolo Saracco

Mercoledi 26 Febbraio alle ore 19:00, si inaugura la mostra Alzheimer: mostra fotografica di Paolo Saracco,  all´Under factory in via Gran Paradiso 9 a Segrate – Milano. Mostra di 15 ritratti fatti a persone affette dalla malattia neurodegenerativa Alzheimer. A cura di Giuseppe Ferraina, direttore artistico della giovane fucina di talenti emergenti della fotografia di Segrate – Milano.

“Siddhartha visse nell’agio e nella spensieratezza, ma arrivato ai 29 anni cominciò a sentirsi annoiato da quella vita chiusa all’interno dei palazzi. Suddhodana, suo padre, non voleva che vedesse persone anziane o peggio ancora vecchie e ammalate. Non voleva che il suo futuro re si raffrontasse con la morte. Voleva difenderlo dall´angoscia del senso della scomparsa e dalla visione della sofferenza fisica. A questo modo di eludere le paure dell´esserci, se ne aggiunge un altro, opposto e ostentato: quello di aggirarsi per i camposanti e gioire (senza manifestarlo o esternarlo ovviamente, siamo persone dabbene, no?) del fatto di essere vivi e stare addirittura bene, trovando un certo ristoro nell´animo, dinanzi alle visioni funerarie. Potremmo citare un particolare ironico scritto sulla lapide della tomba del famoso artista Marcel Duchamp, su cui fece scrivere: “D’altronde sono sempre gli altri a dover morire”. Oppure il sarcasmo con cui si espresse anche  Sigmud Freud, dicendo che il giorno del suo funerale non poteva esserci perche´ sarebbe stato in vacanza. Insomma, una cosa e´ certa, noi amiamo fingerci perenni e funzionali e per questo crederci anche forti… (continua nel testo presente in mostra)”.

Dal 26 febbraio al 3 marzo – Under Factory – Segrate (MI)

LINK

CHE GUEVARA tú y todos

CHE GUEVARA A LAS VILLAS ESCAMBRAY PRIMA DELLA BATTAGLIA DI SANTA CLARA, 1958
CHE GUEVARA A LAS VILLAS ESCAMBRAY PRIMA DELLA BATTAGLIA DI SANTA CLARA, 1958

Il Museo Civico Archeologico di Bologna ospiterà, dal 27 marzo al 30 giugno 2025la mostra CHE GUEVARA tú y todos, un viaggio nella storia e nella vita di un uomo che ha segnato profondamente l’immaginario collettivo di intere generazioni, divenendo l’icona stessa del rivoluzionario: Ernesto Guevara de la Serna, universalmente conosciuto come Che Guevara.
 
Gli spazi del museo bolognese accoglieranno una significativa parte del vasto repertorio fotografico e documentaristico inedito dell’archivio del Centros de Estudios Che Guevara a L’Avana. La mostra offrirà al pubblico l’opportunità di esplorare, grazie a strumenti digitali e interattivi, i momenti cruciali della vita di Che Guevara, permettendo di scoprire la sua umanità, i suoi ideali e i suoi legami affettivi. Saranno contestualizzati gli eventi storici e geopolitici di un periodo cruciale, dagli inizi degli anni ’50 alla fine degli anni ‘60 che ha profondamente influenzato più generazioni.
 
La mostra, ideata e realizzata da SIMMETRICO Cultura, è curata da Daniele ZambelliFlavio AndreiniCamilo Guevara e Maria del Carmen Ariet Garcia, con una colonna sonora originale composta da Andrea Guerra. È prodotta da Alma e dal Centro de Estudios Che Guevara, il cui archivio è riconosciuto patrimonio di interesse “Memoria del Mondo” dell’UNESCO nel 2013, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, l’Università IULM e il Settore Musei Civici | Museo Civico Archeologico Bologna, con il patrocinio del Comune di Bologna.
 
La realizzazione del progetto ha visto la stretta collaborazione della moglie di Che Guevara, Aleida March, e del figlio Camilo Guevara, scomparso nel 2022, a cui l’intero progetto espositivo è dedicato.
 
Il significato del titolo: tú y todos
 
Il titolo della mostra, tú y todos, riprende un verso intenso e toccante di una poesia che Che Guevara scrisse alla moglie Aleida prima della sua partenza per la Bolivia, dove fu catturato e assassinato il 9 ottobre 1967, dopo un lungo interrogatorio.
Questo titolo sottolinea l’intento della mostra: restituire una dimensione intima e consapevole alla figura di Ernesto Che Guevara, distaccandola dal mito del guerrigliero intransigente e senza paura, costruito dai media dell’epoca, sia a favore che contro a seconda dello schieramento politico di appartenenza. La mostra racconterà l’uomo, il personaggio politico e il contesto storico in cui visse, attraverso oltre 2.000 documenti inediti, tra cui lettere, appunti, diari, fotografie scattate da lui stesso, immagini ufficiali e private, scritti autografi e video dell’epoca.
 
Un progetto per tutti
 
CHE GUEVARA tú y todos si rivolge a un pubblico ampio e trasversale, con l’obiettivo di raccontare una figura iconica e contemporanea come quella di Che Guevara. La mostra pone il visitatore al centro, coinvolgendolo direttamente e rendendolo parte attiva dell’esperienza, attraverso un approccio innovativo alla divulgazione, il percorso mira a creare una connessione emotiva con i visitatori, proponendo una riflessione su tematiche ancora attuali. La visita non sarà un percorso passivo, ma un’esperienza vissuta attivamente, in cui il pubblico si sentirà parte integrante del racconto.
 
Il percorso espositivo
 
Il percorso della mostra è strutturato in tre livelli narrativi, ciascuno dei quali utilizza soluzioni multimediali specifiche e mirate, di particolare efficacia comunicativa:
 
Contesto storico e geopolitico
Il primo livello narrativo, di stampo giornalistico, introduce immediatamente il visitatore al quadro geopolitico dell’epoca, ponendo le basi per comprendere il contesto in cui Che Guevara ha vissuto e agito.
 
Biografia
Il secondo livello, di natura biografica, presenta materiali d’archivio inediti che ripercorrono gli eventi pubblici e privati della vita di Che Guevara: dai suoi celebri discorsi ufficiali alle riflessioni sull’educazione, la politica estera, l’economia, il significato della rivoluzione e la speranza nell’“Uomo Nuovo”.
 
Dimensione intima
Il terzo livello, più intimistico, si sviluppa attraverso frammenti dei suoi scritti personali, come diari e lettere ai familiari e agli amici, fino alle registrazioni inedite delle poesie che Guevara compose per la moglie Aleida. Questo livello rivela i dubbi, le contraddizioni e le riflessioni che caratterizzavano l’uomo dietro il mito.
 
Una narrazione immersiva
 
La mostra si apre con una sfida simbolica per il visitatore: superare una “linea gialla”. Una parete a fasce mobili, retroproiettata, mostra immagini edulcorate degli anni ’50 – provenienti da Hollywood, dalla moda e dalla pubblicità delle grandi imprese consumistiche – che all’avvicinarsi del pubblico si dissolvono, rivelando un’altra realtà: quella della povertà, delle malattie, delle ingiustizie sociali e della mancanza di libertà, con un semplice passo riviviamo lo sconcerto del giovane Ernesto di fronte alla sofferenza degli ultimi e degli emarginati nei suoi viaggi in America Latina prima di diventare “Il Che”.
 
Rientrando in Argentina, Ernesto annota: “Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d’Argentina, e colui che li riordina li ripulisce: “io”, non sono io; perlomeno non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra “Maiuscola America” mi ha cambiato più di quanto credessi”. (Ernesto Guevara in Notas de viaje. 1952)
 
Superata questa soglia, il visitatore intraprende un viaggio nella vita di Ernesto Guevara, divenuto “El Che”. Centinaia di pensieri, diari e lettere permetteranno di esplorare in modo approfondito una delle personalità più complesse e influenti del XX secolo.
La narrazione si snoda lungo una linea temporale arricchita da immagini storiche, filmati e registrazioni di discorsi, dal 1959 – “Anno della Liberazione” di Cuba – fino al 1967, l’anno della missione in Bolivia, l’ultima avventura.
Tre installazioni speciali, disseminate lungo il percorso, permettono al pubblico di incontrare non solo il personaggio storico, ma anche l’uomo, con le sue riflessioni e le sue emozioni.
 
 
Un finale stra-ordinario
 
La mostra si conclude con un’installazione multidimensionale, realizzata dall’artista americano Michael Murphy, pioniere della Perceptual Art. L’opera, intitolata Che: ritratto di Ernesto Guevara, è una ricostruzione tridimensionale del celebre ritratto del Che, capace di trasformarsi nella sua altrettanto iconica firma.
 
Il direttore artistico e curatore della mostra, Daniele Zambelli, racconta:
 
“Dopo due anni di lavoro, ciò che mi rimane di questo dialogo ideale con Ernesto Che Guevara è la scoperta di un uomo intenso, che ha dedicato tutto sé stesso al servizio di un’idea ‘stramba’: un’umanità che ha come imperativo morale l’evoluzione verso una società più giusta. Un intellettuale che ha trasformato l’utopia dell’‘uomo nuovo’ in azione concreta, lavorando per costruire una società orientata al bene comune, una società che non dimentica gli ultimi. Un uomo che sentiva davvero, sul proprio volto, il bruciare dello schiaffo dato dal potere a una moltitudine di uomini e donne privati di speranza e dignità.
Dietro l’intellettuale e il rivoluzionario, però, ho scoperto anche la persona: fedele ai propri ideali, certo, ma anche attraversata da dubbi e incertezze. Le sue scelte, talvolta compiute con piena partecipazione, altre volte con sofferenza, sono sempre state una risposta a un imperativo morale di giustizia sociale, un impegno pagato sempre in prima persona.
Possiamo non essere completamente d’accordo con le sue idee o con i metodi adottati, ma resta per me profondo il rispetto per un uomo che non si è mai nascosto con ipocrisia dietro le parole, ma ha dato forma alle sue convinzioni attraverso le azioni, contribuendo a dare voce a chi non ne aveva.
Spero che la mostra permetta al pubblico, soprattutto ai più giovani, di instaurare un proprio dialogo ideale con il personaggio e con quel periodo storico così cruciale. Comprendere meglio il passato è essenziale per interpretare il presente che oggi viviamo”.

Dal 27 Marzo 2025 al 30 Giugno 2025 – Museo Civico Archeologico – Bologna

LINK
 

Contemplazioni naturali, in viaggio verso la meraviglia – Sabrina Tomasella

Sabato 1 marzo 2025 ore 16.00 inaugura la mostra fotografica dal  titolo:   “Contemplazioni naturali, in viaggio verso la meraviglia” di  Sabrina Tomasella.

Le immagini in bianco e nero nascono dall’ urgenza dell’autrice di visitare luoghi meravigliosi naturali e selvaggi, partendo da piccole camminate nei sentieri nel bosco, trekking in montagna, viaggi in paesi lontani.

Quello che contraddistingue tutto il lavoro è la ricerca di ambienti montani, poco antropizzati, dove la Natura esprime la sua forza e bellezza. La contemplazione di paesaggi sconfinati ci porta ad una pacificazione, eleva il  nostro benessere interiore. Spazi da preservare per la biodiversità, luoghi vitali per innumerevoli forme vegetali e animali.

dal 1 marzo al 16 marzo – Saletta Valentini – Prato

Mostre di fotografia consigliate per gennaio

Ciao a tutti! Iniziamo l’anno nel migliore dei modi, godendoci le mostre di fotografia che vi consigliamo!

Anna

Franco Fontana. Retrospective

Franco Fontana, Phoenix, California, 1979
© Franco Fontana | Franco Fontana, Phoenix, California, 1979

Una festa di linee geometriche e un’esplosione di colori celebreranno l’intera carriera di Franco Fontana. Un viaggio straordinario attraverso l’occhio unico di uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo, che ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia a colori, nella mostra Franco Fontana. Retrospective, curata da Jean-Luc Monterosso e in programma dal 13 dicembre 2024 al 31 agosto 2025 al Museo dell’Ara Pacis.
Curatore di fama mondiale, critico d’arte, storico fondatore e direttore della Maison Européenne de la Photographie a Parigi, Monterosso ci guida alla scoperta dell’universo creativo del fotografo modenese, svelando al pubblico aspetti inediti del suo lavoro e la sua profonda influenza sulla fotografia contemporanea.
Il visitatore scoprirà infinite possibilità ottiche: tra inquadrature ardite, profondità di campo ridotta e inquadrature dall’alto potrà ammirare immagini astratte e minimaliste caratterizzate da una giustapposizione di colori brillanti e da forti contrasti, elementi che hanno reso Fontana un precursore in un mondo fotografico bianco e nero. La mostra diventa, così, un’occasione imperdibile per scoprire l’evoluzione artistica del maestro e la sua capacità di trasformare la realtà in pura poesia visiva.
 
“La fotografia non è ciò che vediamo, è ciò che siamo” afferma Fontana. Sin dai primi anni della sua produzione, infatti, la sua visione risulta plasmata dal centro storico di Modena, dove è cresciuto, caratterizzato da edifici dalle facciate coloratissime.
I temi ricorrenti sono evidenti: i paesaggi, l’architettura urbana, le automobili, le ombre. Verso gli anni ’80 sperimenta la tecnica dell’assemblaggio sfidando le leggi della prospettiva e riorganizzando la realtà di diverse città europee ed americane. Gradualmente, attraverso lo studio delle ombre, introduce nelle sue opere la figura umana. Celebre è il reportage dall’atmosfera metafisica realizzato nel 1979 al Palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR a Roma.
La mostra illustrerà, inoltre, i famosi specchi d’acqua da cui emergono frammenti di corpi su uno sfondo blu intenso; per Franco Fontana la piscina è un’occasione per esaltare le curve femminili, ma questa discreta sensualità, raggiungerà la sua massima espressione in una serie di rare Polaroid.
Durante i suoi viaggi, ama fotografare in movimento, senza guardare attraverso l’obiettivo, rendendo così l’asfalto e la strada una parte importante della sua produzione: la Route 66 statunitense, El Camino verso Compostela e infine la via Appia, a rafforzare il suo legame con la città di Roma.
 
Il visitatore potrà, inoltre, muoversi in spazi immersivi, tra particolari installazioni e video che, insieme a una selezione di oltre 200 fotografie, mireranno ad offrire al pubblico una retrospettiva di un fotografo così genialmente prolifico che ha segnato la storia della fotografia e ha accompagnato l’arte contemporanea.
 
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei, Zètema Progetto Cultura e Franco Fontana Studio.

Dal 13 Dicembre 2024 al 31 Agosto 2025 – Museo dell’Ara Pacis

LINK

Gabriele Basilico. Roma

Gabriele Basilico, Roma, 2007
© Gabriele Basilico / Archivio Gabriele Basilico | Gabriele Basilico, Roma, 2007

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, il MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea e l’Archivio Basilico, presenta la mostra Gabriele Basilico. Roma. In occasione dell’ottantesimo anniversario dalla nascita del grande maestro della fotografia italiana, l’esposizione restituisce un inedito spaccato della sua ricerca visiva.
L’apertura al pubblico è prevista da giovedì 12 dicembre 2024 a domenica 23 febbraio 2025 nelle sale di Palazzo Altemps a Roma.
 
Curata da Matteo Balduzzi e Giovanna Calvenzi, la mostra presenta per la prima volta al pubblico un itinerario che attraversa le principali ricerche realizzate da Gabriele Basilico su Roma, città profondamente amata e intensamente frequentata dal fotografo milanese. Una selezione di oltre cinquanta opere in un percorso narrativo pensato appositamente per dialogare con gli spazi e le collezioni di Palazzo Altemps.
 
Filo conduttore della mostra è il legame tra Gabriele Basilico e la Città Eterna, costruito grazie a venti incarichi professionali ricevuti dal fotografo tra il 1985 e il 2011 e alle numerose campagne fotografiche che ne sono scaturite. Elementi fondamentali della ricerca di Basilico, come la stratificazione di epoche e stili e la dialettica tra monumenti e tessuto edilizio ordinario, trovano a Roma una propria apoteosi, fornendo al fotografo l’opportunità di raccontare anche una città moderna che sa includere simultaneamente le architetture imponenti, vivida espressione della modernità razionalista insieme ai templi, agli archi e palazzi della storia più antica dentro alla stessa grandiosa monumentalità.
                                                                                                                                        
Il percorso espositivo è articolato in due nuclei principali e spazia dagli affondi nell’architettura razionalista alla compresenza di edifici civili e monumentali come principio costante del tessuto urbano romano, dalle diverse sfaccettature del Colosseo, ai lavori che esplorano il rapporto tra figura umana e architettura contemporanea. Cuore pulsante della mostra e punto di congiunzione tra le due sale è il focus dedicato all’archivio del fotografo, che presenta 60 fogli originali di provini a contatto e una vasta selezione di appunti che Gabriele Basilico ha prodotto nel corso dei sette progetti principali realizzati su Roma, per un totale di oltre 250 immagini.
 
La mostra Gabriele Basilico. Roma accende i riflettori sulla straordinaria indagine dedicata alla condizione urbana che caratterizza la ricerca di Gabriele Basilico ed evidenzia il modo in cui il fotografo ha saputo dialogare con una delle città più ricche di riferimenti iconografici al mondo, traendone immagini che offrono punti di vista nuovi e inaspettati.
 
Amplia e completa il progetto espositivo la pubblicazione edita da Electa, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con il MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea e con l’Archivio Gabriele Basilico, e curata da Angelo Piero Cappello, Giovanna Calvenzi e Matteo Balduzzi.

Dal 12 Dicembre 2024 al 23 Febbraio 2025 – Palazzo Altemps – Roma

LINK

GLI ITALIANI di Bruno Barbey

Rome, Italy, 1964. © Bruno Barbey/Magnum Photos

Per la prima volta in Italia viene esposto il progetto fotografico che il celebre fotografo francese Bruno Barbey (Marocco 1941 – Parigi 2020) realizzò in Italia fra il 1962 e il 1966 mentre studiava in Svizzera. All’inizio degli anni ’60 Bruno Barbey, cercando di ritrarre gli italiani, fotografò tutti i livelli della società, sia per strada che in interni. Questo di Bruno Barbey, che dal 22 dicembre al 4 maggio sarà ospitato presso Galleria Harry Bertoia di Pordenone, è un progetto che gode del sostegno di Magnum Photos, Académie des Beaux-Arts di Parisi e dell’archivio Bruno Barbey e del patrocinio del Consolato di Francia e dell’Istituto francese di cultura di Milano.

Il giovane fotografo presentò questo insieme di immagini a Robert Delpire, celebre editore parigino, che suggerì subito di pubblicarle nella serie “Essential Encyclopedia”, una raccolta di libri che comprendeva già The Americans di Robert Frank (1958) e il volume Germans di René Burri (1962).

Le circostanze dell’epoca impedirono la realizzazione del libro, ma il portfolio di fotografie italiane convinse i membri dell’agenzia Magnum Photos delle potenzialità del giovane Barbey, che fu subito accettato nella cooperativa. Dopo decenni di lavoro e numerosi volumi su altri paesi, Barbey pubblicò una prima versione di quest’opera nel 2002, con un’introduzione di Tahar Ben Jelloun. L’idea, alla base di questo progetto, era di “catturare lo spirito di una nazione attraverso le immagini” e creare un ritratto dei suoi abitanti.

All’alba degli anni ’60, i traumi della guerra cominciano a svanire mentre albeggia il sogno di una nuova Italia che comincia a credere nel “miracolo economico”. Bruno Barbey è uno dei primi a registrare questo momento storico di transizione. «Disegnare il ritratto degli italiani attraverso le immagini era quindi l’ambizione di questo progetto», aveva affermato lo stesso fotografo. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, fotografa tutte le classi sociali: ragazzi, aristocratici, suore, mendicanti, prostitute. Il suo lo sguardo lucido e sempre benevolo coglie una realtà in movimento e rivela gli italiani.

“Les Italiens” è una suggestiva raccolta della moderna comédie humaine, tra mendicanti, sacerdoti, suore, carabinieri, prostitute e mafiosi; figure archetipiche il cui fascino esotico ha contribuito a rendere così popolari i film di Pasolini, Visconti e Fellini in un immaginario internazionale. L’Italia che “alza la testa” dopo gli orrori e le miserie generati dalla guerra. La classe media, dopo tante sofferenze, ha conosciuto il boom economico, un entusiasmo forse illusorio, una nuova società forse troppo all’americana per certi versi. La musica, la moda, la gioventù con i suoi riti e con le sue mode; la gente cominciava ad esprimere il proprio status in maniera marcata con qualche soldo in più nelle tasche.

Eppure, in questo contesto, c’erano ancora sacche di estrema povertà, soprattutto nel centro-sud del paese. L’Italia era una terra di aspri contrasti e questo ci viene raccontato in modo affascinante con un filo nostalgico da Barbey, che offre ai nostri occhi questo straordinario affresco dell’Italia di quel tempo.

Sono stati tanti i fotografi di altri paesi che hanno documentato l’Italia e gli italiani: da Henri Cartier-Bresson a William Klein, ma il reportage di Bruno Barbey è un fulgido esempio di come un fotografo capace di immergersi in un lavoro documentario, possa riuscire ad individuare certe sfumature in modo straordinario.

La mostra, curata da Caroline Thiénot-Barbey e Marco Minuz presenta una settantina di stampe.

Il progetto espositivo è promosso dal Comune di Pordenone, gode del patrocinio del Ministero della Cultura e al sostegno della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

22 dicembre 2024 – 4 maggio 2025 – Pordenone, Galleria Harry Bertoia

LINK

La Camera Oscura di Giacomelli

Mario Giacomelli, Paesaggio, anni 60. Courtesy Archivi Mario Giacomelli © Eredi Giacomelli
Mario Giacomelli, Paesaggio, anni 60. Courtesy Archivi Mario Giacomelli © Eredi Giacomelli

Nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Mario Giacomelli, che prenderanno il via nel 2025, l’Archivio Mario Giacomelliinaugura a Senigallia, città natale dell’artista, la mostraLa Camera Oscura di Giacomelli. Questo evento rappresenta un grande omaggio alla figura di uno dei più importanti fotografi italiani del Novecento, un maestro che ha saputo trasformare la realtà in visioni straordinarie attraverso un linguaggio unico e profondamente personale.

L’esposizione, ospitata dal 13 dicembre 2024 al 6 aprile 2025 nello storico Palazzo del Duca, 
offre un’immersione nell’immaginario e nella tecnica di Giacomelli. Il percorso espositivo si apre con un’installazione multimediale dal titolo Sotto la pelle del reale, che riproduce il flusso creativo dell’artista. I visitatori saranno guidati dalla sua stessa voce, tratta da un’intervista per Radio 3 Suite del 2000, mentre immagini in movimento e frammenti scritti di pensieri si alternano, evocando la sua visione profonda e poetica della fotografia come mezzo per esplorare la realtà e l’interiorità: qui, le immagini, nelle loro metamorfosi, seguono gli stessi moti delle impennate verticali e le cadute nel vuoto con cui Giacomelli rincorreva l’Infinito e ne imitano la gestualità in camera oscura, all’ingranditore, con la carta sensibile tenuta obliqua per immergere il mondo nella vertigine.

Fulcro della mostra è la camera oscura
, il luogo dove Giacomelli dava forma al suo immaginario trasformando la materia in visioni potenti e universali. Oltre alle opere esposte si trovano attrezzature originali, come la sua macchina fotografica Kobell, e oggetti di scena utilizzati per i suoi scatti. Accanto a questi, provini di stampa, appunti manoscritti e interviste documentano il processo creativo dell’artista, mostrando la sua incessante sperimentazione e la continua trasformazione del reale.

L’esposizione raccoglie circa cento fotografie originali, tra vintage e stampe d’epoca
, che attraversano tutta la produzione di Giacomelli, dagli anni Cinquanta fino al 2000, anno della sua morte. Particolare attenzione è riservata al rapporto tra fotografia e poesia, elemento fondante del lavoro dell’artista: poesia come cassa di risonanza delle sue emozioni, che fuoriescono sotto forma di immagini fotografiche. Opere come Io non ho mani che mi accarezzino il volto, ispirata ai testi di Padre David Maria Turoldo da cui trae origine la famosa serie fotografica dei Pretinidel 1961 e che apre il percorso espositivo, Passato (1986) di Cardarelli e Spoon River Anthology (1971-73) di Edgar Lee Masters, testimoniano come la poesia abbia sempre rappresentato per Giacomelli una fonte inesauribile di ispirazione e introspezione, un mezzo per esplorare l’essenza dell’uomo e del mondo.

Attraverso una narrazione che intreccia temi chiave della poetica giacomelliana, il percorso espositivo – suddiviso in otto saletematiche – rappresenta il mondo interiore di Mario Giacomelli, l’emersione di un mondo profondo e ancestrale che si manifesta in un continuo flusso di immagini come parole di un lungo discorso. Un racconto che, pur partendo da vicissitudini autobiografiche, parla con la voce antica e infinita dell’umanità. Nelle sue opere, paesaggi antropomorfizzati diventano ritratti umani, intrecciando memoria e materia in un dialogo continuo. La figura materna, evocata attraverso elementi simbolici, emerge come presenza costante e fondativa della sua visione artistica. La luce, elemento essenziale del suo lavoro, interrompe l’oscurità per illuminare piccoli e preziosi frammenti di realtà, offrendo una visione che oscilla tra l’immenso e l’intimo, tra il concreto e il metaforico.

La camera oscura torna
 ancora, a fine percorso, nelle riproduzioni fotografichecommissionate da Guido Harari in occasione del progetto editoriale “Nella camera oscura di Mario Giacomelli. L’antro dello sciamano” (Rizzoli Lizard, 2024), realizzato in collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli di Rita e Simone Giacomelli. Un lavoro di recupero e memoria di un luogo magico definito dallo stesso Harari “antro dello sciamano”. La Camera Oscura di Giacomelli non è solo un’esposizione, ma un viaggio nell’universo creativo di un artista che ha saputo parlare all’anima dell’uomo attraverso la fotografia, trasformando ogni immagine in un frammento di interiorità e poesia.

Nell’ambito delle Celebrazioni per il Primo Centenario dalla Nascita di Mario Giacomelli, che avranno inizio nel 2025, l’Archivio Mario Giacomelli, all’interno di un più complesso e articolato programma, darà corpo a una serie di grandi mostre che documentano l’intera produzione del grande fotografo e ne aggiornano la sua interpretazione critica.
Le prime due importanti mostre saranno quelle di Roma e Milano; la prima a Roma presso Palazzo delle Esposizioni, dal 17 aprile al 1° settembre 2025, seguita poco dopo da quella di Palazzo Reale, a Milano, dal 24 maggio al 21 settembre 2025, per proseguire con un calendario espositivo che toccherà varie sedi nazionali e internazionali per concludersi nel 2027.

La mostra è stata realizzata nell’ambito del progetto Senigallia Città della Fotografia promosso dalla Regione Marche ed è stata organizzata dal Comune di Senigallia e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.

Dal 13 Dicembre 2024 al 06 Aprile 2025 – Palazzo del Duca – Senigallia (AN)

LINK

Dorothea Lange

Dorothea Lange, Destitute pea pickers in California. Mother of seven children. Age thirty-two. Nipomo, California, 1936 The New York Public Library | Library of Congress Prints and Photographs Division Washington
Dorothea Lange, Destitute pea pickers in California. Mother of seven children. Age thirty-two. Nipomo, California, 1936 The New York Public Library | Library of Congress Prints and Photographs Division Washington

Dal 14 dicembre 2024 al 23 marzo 2025 la città di Perugia ospiterà presso Palazzo della Penna – Centro per le arti contemporanee la mostra “Dorothea Lange” organizzata dal Comune di Perugia in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino e con il gestore dei servizi per il pubblico e le attività di valorizzazione del circuito museale comunale, Le Macchine Celibi soc. Coop.

Fortemente voluta dalla Sindaca, Vittoria Ferdinandi, e dall’Assessore alla Cultura, Marco Pierini, la mostra è un primo tassello nel processo di evoluzione del profilo di Palazzo della Penna da Museo civico a “Centro per le Arti Contemporanee”, in linea con la politica culturale della nuova Giunta per la quale Palazzo della Penna, pur mantenendo la configurazione ormai consolidata di un contenitore con plurime funzionalità ha ora la necessità di qualificarsi con più ferma convinzione come luogo della “contemporaneità”, come ritrovata fucina in cui poter incoraggiare lo sviluppo di una riflessione e di una ricerca transdisciplinari, che spazino tra le varie forme dell’espressione artistica contemporanea: dalle Arti visive alla Letteratura, dalla Musica al Teatro, dalla Fotografia alle Nuove Tecnologie.

Si parte dunque con un focus su Dorothea Lange, autrice di Migrant Mother (1936) – una delle fotografie più celebri del secolo scorso – e protagonista indiscussa della fotografia documentaria del Novecento.
Curata da Walter Guadagnini e Monica Poggi, la mostra si compone di oltre 130 scatti che raccontano dieci anni di lavoro fondamentali nel percorso di questa straordinaria autrice. Il percorso espositivo si concentra sugli anni Trenta e Quaranta, periodo nel quale documenta gli eventi epocali che hanno modificato l’assetto economico e sociale degli Stati Uniti.

All’inizio degli anni Trenta, la visione di una folla che aspetta per ottenere un po’ di cibo e del lavoro, convince Dorothea Lange a uscire dal suo studio per dedicarsi interamente alla documentazione dell’attualità: così la fotografa abbandona il mestiere di ritrattista per diventare la narratrice delle conseguenze della crisi economica successiva al crollo di Wall Street.
Nel 1935 parte per un lungo viaggio con l’economista Paul S. Taylor, che sposerà alcuni anni dopo, per raccontare le drammatiche condizioni di vita in cui versano i lavoratori del settore agricolo delle aree centrali del Paese, colpito dal 1931 al 1939 circa da una dura siccità. Il fenomeno delle Dust Bowl, ripetute tempeste di sabbia, rende impossibile la vita di migliaia di famiglie costringendole a migrare, come racconta anche John Steinbeck nel romanzo Furore del 1939, seguito nel 1940 dal film di John Ford ispirato anche dalle fotografie di Lange.
Il lavoro documentario della fotografa fa parte del programma governativo di documentazione Farm Security Administration, nato con lo scopo di promuovere le politiche del New Deal, e permette a Lange di sperimentare e di raccontare al suo Paese e al mondo i luoghi e i volti di una tragedia della povertà. Dalle piantagioni di piselli della California a quelle di cotone degli Stati del Sud, dove la segregazione razziale porta a forme di sfruttamento ancor più degradanti, Lange realizza migliaia di scatti, raccogliendo storie e racconti riportati nelle dettagliate didascalie che le accompagnano. È in questo contesto che realizza Migrant Mother, il ritratto iconico di una giovane madre disperata che vive con i sette figli in un accampamento di tende e auto dismesse.

Questo lavoro termina con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che per gli Stati Uniti comincia nel 1941, con il bombardamento giapponese di Pearl Harbor; proprio alla popolazione americana di origine giapponese è dedicato il secondo grande ciclo di immagini esposto in mostra: dopo la dichiarazione di guerra, infatti, il governo americano decide di internare in campi di prigionia la comunità nativa giapponesenegli Stati Uniti, assumendo vari fotografi per documentare l’accaduto.
Anche in questo caso Lange lavora su incarico del governo, nonostante lei e il marito abbiano espresso pubblicamente il proprio dissenso. I suoi scatti documentano l’assurdità di una legge razziale e discriminatoria e di come questa abbia stravolto la vita di migliaia di persone ben inserite nella società, costringendole ad abbandonare le proprie case e le proprie attività. Lange, eccelsa ritrattista, riesce ancora una volta a raccontare il vissuto emotivo delle persone che incontra, sottolineando come le scelte politiche e le condizioni ambientali si ripercuotano sulla vita dei singoli.

Crisi climatica, migrazioni, discriminazioni: a quasi un secolo dalla realizzazione di queste immagini, i temi trattati da Dorothea Lange sono di assoluta attualità e forniscono spunti di riflessione e occasioni di dibattito sul presente, oltre a evidenziare una tappa imprescindibile della storia della fotografia del Novecento.

“È con grande emozione che inauguriamo oggi quella che rappresenta la prima mostra promossa dalla nostra amministrazione – ha detto la sindaca Vittoria Ferdinandi alla presentazione -. Ringrazio l’assessore Pierini per averci regalato l’opera straordinaria di Dorothea Lange, un’icona della fotografia che ha saputo catturare e raccontare la realtà di un’epoca difficile attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Le immagini esposte non sono semplicemente istantanee di vita quotidiana, ma veri e propri racconti umani che parlano di speranza, dignità e resilienza. Il lavoro di Lange trascende il mero reportage; riesce a cogliere l’umanità dei suoi soggetti, a trasmettere emozioni che vanno oltre le parole. Le sue fotografie diventano un potente veicolo di comunicazione, capaci di farci riflettere sulle sfide e sulle speranze di chi vive situazioni di vulnerabilità. La nobiltà che traspare dai volti degli adulti e la profondità degli sguardi dei bambini ci parlano di un’umanità autentica, di un desiderio di riscatto che è universale e senza tempo. In un periodo in cui ci troviamo a fronteggiare sfide globali e locali, la mostra di oggi ci ricorda l’importanza di ascoltare le storie degli altri, di comprendere le esperienze di chi ci circonda e di non dimenticare mai il valore della solidarietà e dell’inclusione”.

“Palazzo della Penna – ha detto il vicesindaco con delega alla cultura Marco Pierini – riafferma con forza la sua vocazione di polo dell’arte contemporanea aprendo le porte alla produzione di una figura di assoluto spicco nella storia della fotografia a livello mondiale.  Colei che è considerata la madre della fotografia sociale americana, con stile unico ed emozionante, ci porta nel cuore dei risvolti socio-economici della Grande Depressione, a contatto con drammi e miserie umane trattati sempre con empatia e sincerità attraverso immagini diventate simbolo di un’epoca. La serie realizzata a metà degli anni Trenta sull’emigrazione dei lavoratori dell’agricoltura californiani, in particolare, rappresenta un corpus straordinario in grado di documentare con efficacia fatti e condizioni e di fissare, allo stesso tempo, moti dell’animo che parlano ancora oggi alla nostra coscienza. Crediamo che questa iniziativa possa contribuire a posizionare al meglio il capoluogo umbro nel panorama italiano delle grandi mostre.
 
“Siamo onorati di contribuire alla ripartenza di uno spazio con potenzialità enormi come Palazzo della Penna attraverso la collaborazione con l’amministrazione perugina – ha commentato il segretario generale di Camera, Carlo Spinelli –.  La nostra Fondazione è nata dieci anni fa con una precisa missione: la divulgazione e la promozione dell’arte fotografica, anche nella particolare accezione della educazione all’immagine. Un’attività che siamo felici di proporre anche in questo territorio. A tal fine, prossimamente sarà pubblicizzato un programma di incontri finalizzati ad approfondire i contenuti di attualità che la mostra porta con sé”.
 
“La sfida è stata uscire dal tracciato più classico andando anche oltre immagini iconiche come Migrant Mother – ha ricordato la curatrice Monica Poggi -. Ci siamo concentrati su dieci anni particolarmente intensi in cui Lange ha lavorato per il governo Usa allo scopo di documentare le condizioni dei migranti della grande crisi economica e ambientale. Il messaggio che l’autrice ci consegna, ad ogni modo, non è solo drammatico, ma testimonia come la fotografia possa innescare cambiamenti sociali concreti. Un aspetto di cui rimanere consapevoli”.

Dal 14 Dicembre 2024 al 23 Marzo 2025 – Palazzo della Penna – Centro per le arti contemporanee

LINK

On Borders | Sui Confini. L’esperienza d’indagine di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea

John Davies, Boretto, Brescello, Poviglio, Gualtieri. Laboratorio di fotografia 5
John Davies, Boretto, Brescello, Poviglio, Gualtieri. Laboratorio di fotografia 5

Oltre 250 opere, tra fotografie e video, realizzate da 36 fotografi, tra cui artisti italiani e internazionali, che rappresentano la massima espressione artistica della fotografia contemporanea, costituiscono l’ampia esposizione che inaugura sabato 7 dicembre 2024 alle ore 17.00 – aperta fino al 23 marzo 2025 – negli spazi di Palazzo dei Musei di Reggio Emilia.

Dal titolo: On Borders | Sui ConfiniL’esperienza d’indagine di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, a cura
di Ilaria Campioli, William Guerrieri e Monica Leoni, la mostra espone le immagini dei protagonisti del rinnovamento nei linguaggi della fotografia, tra cui esponenti autorevoli della cultura documentaria, italiani ed europei.

La mostra rappresenta la prima ed esauriente esposizione in Italia della collezione di “Linea di Confine”, associazione culturale che nacque nel 1990 per volontà del Comune di Rubiera, con i Comuni di Boretto, Carpi (fino al 2018), Correggio, Fiorano Modenese, Luzzara, Scandiano e il Parco Casse d’espansione del fiume Secchia. Le immagini in mostra sono il risultato di otre trenta indagini dal 1990 al 2022, corredata da documenti, interviste, pubblicazioni e fotografie di documentazione dei momenti più significativi dell’attività dell’associazione (in deposito attualmente nella Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia). 
Coordinata da un gruppo di lavoro composto da fotografi, urbanisti e storici della fotografia, “Linea di Confine” ha avuto come interlocutori enti pubblici e soggetti privati. Ne è scaturita una delle esperienze territoriale più significative e lunghe nel settore della committenza pubblica che ha testimoniato: dai mutamenti dei paesaggi della via Emilia al racconto della costruzione di una grande infrastruttura come la TAV, fino al confronto con temi culturali e sociali come l’assistenza sanitaria pubblica, il welfare, il lavoro e i nuovi spazi della produzione.

Presenti in mostra sono artisti e fotografi come: Cesare Ballardini, Lewis Baltz, Marina Ballo Charmet, Federico Covre, Olivo Barbieri, John Davies, Tim Davis, Paola De Pietri, Cesare Fabbri, Gilbert Fastenaekens, Vittore Fossati, Marcello Galvani, John Gossage, William Guerrieri, Guido Guidi, Axel Hütte, Allegra Martin, Francesco Neri, Walter Niedermayr, Bas Princen, Sabrina Ragucci, Michael Schmidt, Marco Signorini, Franco Vaccari, Raimond Wouda, solo per citarne alcuni. 

Accanto i fotografi che hanno partecipato alle indagini esponenti di rilievo dei cosiddetto gruppo americano “Nuovi Topografi”: Lewis BaltzFrank Gohlke e Stephen Shore.

Il percorso di mostra, diviso in 7 sezioni, presenta, negli spazi centrali, gli esiti dei primi Laboratori di Fotografia, autentico esempio di produzione culturale sul campo che interroga la nozione di spazio nel paesaggio post-industriale. Prosegue con l’esposizione delle indagini successive Via Emilia. Fotografie luoghi e non luoghi 2 del 2000, oltre ai lavori tematici Work in progress del 2003 e Luoghi della cura del 2005, caratterizzate da un approccio più tematico, dove il “luogo” si lega anche ad aspetti culturali, sociali ed agli esiti della globalizzazione, attraverso nuove modalità di ricerca fotografica. Il tema della modificazione del paesaggio a del lavoro tornano poi nella sezione che presenta il progetto di ricerca Linea veloce Bologna-Milano incentrato sulle relazioni fra paesaggio e opere infrastrutturali costruite lungo il percorso della TAV (realizzato dal 2003 al 2009) e con Seccoumidofuoco del 2013, mentre con Welfare Space Emilia del 2010-2011 si esplorano complesse tematiche sociali. Negli spazi delle vetrine laterali sono invece presentati i materiali dell’archivio che si è costituito nel corso degli anni di attività dell’associazione, importante sistema ricco di informazioni e dati, aperto alla ricerca. 

Promossa dal Comune di Reggio EmiliaMusei CiviciBiblioteca Panizzi con l’associazione Linea di Confine per la fotografia Contemporanea e realizzata grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna, con il contributo di Coopservice.

Dal 07 Dicembre 2024 al 23 Marzo 2025 – Palazzo dei Musei – Reggio Emilia

LINK

Franco Carlisi – Francesco Cito. Romanzo italiano

Franco Carlisi, Romanzo italiano - Il valzer di un giorno
Franco Carlisi, Romanzo italiano – Il valzer di un giorno

Si svolgerà dal 21 dicembre 2024 al 19 gennaio 2025 con il patrocinio del Comune di Brescia nello Spazio espositivo del MO.CA Centro per le nuove culture del Palazzo Martinengo Colleoni di Brescia la mostra “Romanzo italiano” con le opere fotografiche di Franco Carlisi e Francesco Cito.

L’esposizione, curata da Giusy Tigano e organizzata dall’agenzia fotografica milanese GT Art Photo Agency in collaborazione con SMI Group (S.M.I Technologies and Consulting, Younified, Wyl e SM Innovation Polska), presenta 120 fotografie in bianco e nero di due dei fotografi italiani di maggior rilievo a livello internazionale, i quali si confrontano e lasciano che le loro opere dialoghino tra loro, creando una narrazione condivisa sul tema del matrimonio.

Le immagini di Carlisi e Cito ci offrono un racconto visivo profondo e originale, un romanzo per immagini che sfida la fotografia matrimoniale tradizionale, distaccandosi dagli stereotipi di stile e linguaggio. La loro esplorazione visionaria, narrando con toni poetici, ironici e disincantati le emozioni e i molteplici aspetti relazionali e sociali del matrimonio, si distingue per un approccio in netta controtendenza rispetto alle rappresentazioni più convenzionali del rito nuziale.

Le fotografie di Franco Carlisi sono una selezione del più ampio progetto “Il Valzer di un giorno”, vincitore del Premio Bastianelli nel 2011 e del Premio Pisa nel 2013. Il lavoro si concentra sulle nozze in una Sicilia nascosta, lontano dalle convenzioni, catturando l’essenza di un momento che si svolge oltre la rappresentazione scenica del matrimonio. Le immagini, dal grande impatto visivo e quasi barocche nella loro intensità, raccontano scene in cui il tempo rimane in sospensione per cogliere dettagli intensi e spontanei, come un abbraccio, uno sguardo, la lacrima di una sposa o la commozione di un genitore.
Andrea Camilleri, nell’introduzione al libro Il Valzer di un giorno, sottolinea come Franco Carlisi sia capace di trasformare la fotografia matrimoniale da un’evanescenza romantica a una rappresentazione vivida e carnale: “L’occhio di Franco Carlisi coglie continuamente dei ‘fuori campo’ e ce li restituisce, direi proprio da narratore, con straordinaria vivezza e intensità. Le foto matrimoniali di solito anelano all’evanescenza, alla leggerezza, alla purezza, alla solennità. Invece, attraverso lo sguardo di Carlisi, tutto diventa carnale, vissuto forte, reale, senza mezze tinte”.

La selezione fotografica di Francesco Cito proviene dal progetto “Matrimoni Napoletani” (o “Neapolitan Wedding”), vincitore del prestigioso World Press Photo nel 1995 (categoria “Day in the Life”, 3° premio). Anche in questo caso, l’autore abbandona la monotonia della fotografia matrimoniale convenzionale per creare un linguaggio visivo nuovo, fortemente autoriale, che esplora le dinamiche sociali del matrimonio con occhio critico e riflessivo. L’approccio di Cito scompone il matrimonio tradizionale, come scritto da Michele Smargiassi nell’introduzione al libro Neapolitan Weddings, analizzando con precisione il meccanismo socio-antropologico di questo rito: “Sposarsi qui non è solo folclore ed esibizione. Non è solo un giorno speciale… Tutto il contrario, è la sospensione dell’ordinario, il trasferimento momentaneo ma radicale di un’intera comunità parentale, amicale, sociale in un’altra dimensione, senza più alcun rapporto con l’esistenza ordinaria di tutti. Cito affronta una ‘struttura’ possente, coerente, collaudata, funzionante: il moderno matrimonio foto-genico nella sua fenomenologia più completa e pura. E la de-struttura per comprenderla e smontarla con cura”.

La mostra alterna le opere dei due autori, creando un’esperienza visiva coinvolgente che guida il pubblico attraverso un percorso fortemente emozionale. Pur nelle loro differenze stilistiche, Carlisi e Cito riescono a trattare un tema universale come quello del matrimonio, particolarmente sentito in Italia, con una visione condivisa e coerente, creando un racconto visivo inusuale e spiazzante con profonda sensibilità e commovente leggerezza.

Già presentati in Italia e all’estero singolarmente, i progetti di Carlisi e Cito, dopo essere stati esposti per la prima volta insieme a Palazzo Brancaccio a Roma riscuotendo un grande successo di pubblico e critica, arrivano al MO.CA Centro per le Nuove Culture di Brescia.

Come per l’esposizione a Roma, la mostra a Brescia è resa possibile grazie alla preziosa collaborazione di SMI Group, che rinnova il suo impegno a favore dell’arte e della creatività: “Per le aziende del gruppo SMI, coltivare una passione significa imparare ad ascoltarsi, a rispettare sé stessi e gli altri, a rispettare l’arte. Eventi come il progetto espositivo Romanzo Italiano che, dopo essere stato presentato a Roma a Palazzo Brancaccio, arriva a Brescia in una sede altrettanto prestigiosa, rappresentano un’opportunità di incontro tra la passione e la magia delle opere degli artisti”. (Cesare Pizzuto, CEO).
Durante il cocktail di inaugurazione della mostra di sabato 21 dicembre 2024, è prevista una performance musicale del pianista e compositore Davide Ferro in duetto con la cantante jazz e arpista Sonia Caputo (Resonance Duo). Davide Ferro è anche l’autore della colonna sonora “Evocazioni” che accompagna la mostra, composta appositamente per questo progetto, che fa da sottofondo al viaggio fotografico durante tutto il periodo espositivo.

Tutte le opere presenti in mostra possono essere acquistate come stampe fine art in edizione limitata, certificate e firmate in originale dagli autori, rivolgendosi all’agenzia GT Art Photo Agency.

Dal 21 Dicembre 2024 al 19 Gennaio 2025 – MO.CA – Centro per le nuove culture di Brescia

LINK

Cutini. Canto delle Stagioni

Giorgio Cutini, Silenzio grigio, 2022-2023
Giorgio Cutini, Silenzio grigio, 2022-2023

Da dicembre 2024 a marzo 2025 le sale espositive di Villa Pisani a Stra (VE) ospiteranno per la prima volta una retrospettiva del fotografo perugino Giorgio Cutini.

La mostra vuole essere anzitutto un momento di bilancio per l’autore, che è stato uno dei firmatari del Manifesto “Passaggio di frontiera” insieme, tra gli altri, a Enzo Carli, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli. Sostenitore di una fotografia di rottura, in antitesi con la fotocronaca e con la proposta neorealista, Cutini viola ogni vincolo estetico e tecnico-operativo per aprire il mezzo fotografico a sorprendenti possibilità espressive e fondative. La sua è una ricerca di nuove possibilità di visione, molto al di là di quella fotografia d’imitazione del reale che l’artista tende a leggere come esibizione dell’assenza delle cose.

Concepita come un percorso di introspezione artistica e umana assolutamente personale, Cutini. Canto delle stagioni è anche un viaggio universale dello sguardo attraverso le età dell’uomo. La prima sezione, Inquietudine, racconta dello stato di eccitazione, meraviglia e disagio proprio di un momento di scoperta della vita e della realtà. L’eccedenza della natura e delle cose soggioga l’artista e insieme si sottrae al suo tentativo di controllo. Nascono le condizioni per la scoperta di possibilità espressive al di là delle sicurezze della tecnica e della duplicazione del reale. Solitudine è il tema della seconda sezione. La maturità esige un momento di sosta, un faccia a faccia con quanto sta al di là. E solo nella solitudine, nell’opzione di un rapporto personale e individuale tutto ciò è possibile. La serie Egl’io, in cui Cutini interpella l’archetipo dell’albero e insieme interroga se stesso porta lo spettatore in una nuova situazione, che prepara al Silenzio, tema dominante della terza sezione espositiva.

L’artista ritrova qui la fonte della sua fotografia e tende con sempre maggiore decisione al bianco e al nero assoluti. L’immagine del padre perduto in tenerissima età è occasione di riflessione sull’irriducibile assenza di cui vive la fotografia. La vertigine del silenzio è quindi indagata da Cutini negli spazi sovrumani di un appennino divenuto metafora di uno stato dell’anima, disposta a misurarsi con un silenzio potenzialmente definitivo.
Punto di approdo è Requie(m), spazio di quiete che Cutini provocatoriamente mantiene in tensione tra definitivo annientamento della rappresentazione ed emersione/ rivelazione di immagini al di là dell’inganno consueto del reale. Il nero dominante è proposto come dimensione del riposo, non negazione radicale della fotografia. Nella crisi del riferimento, nella drastica frammentazione di mondo, è la Temporalità dello sguardo a segnare la via. Come nella Rothko Chapel di Houston – referente dichiarato di Cutini – il nero si fa ambito di rivelazione, a dirci che c’è ancora la speranza di un’immagine possibile, una speranza per lo sguardo dello spettatore contemporaneo.

Nel consegnarci questo intimo percorso dell’anima, Cutini ha voluto gli spazi di Villa Pisani a Stra per via dello spaesamento che essi sanno generare con le loro simmetrie esasperate e le labirintiche ripetitività. La drammatica tensione che porta il fotografo dall’inquietudine al silenzio passando per la solitudine si riverbera nell’esperienza di attraversamento della villa, tra eccitazione e perdita del riferimento. Ma l’incontro di Cutini con Villa Pisani avviene anche nel segno della Natura e del paesaggio, aspetti che connotano un’esposizione in cui la figura umana e il suo mondo di cose è singolarmente lontana quando non del tutto assente. Un’opportunità, per gli spettatori, di farsi guidare dall’immaginario dell’artista per gettare un nuovo sguardo sull’elemento naturale che avvolge la Villa con il suo monumentale parco. Con la mostra Cutini. Canto delle stagioni Villa Pisani si conferma dunque anche come luogo vocato alla fotografia e alla ricerca artistica contemporanea.

Dal 13 Dicembre 2024 al 16 Marzo 2025 – Villa Pisani di Stra – Venezia

MARTIN MUNKACSI. Pensa mentre scatti

Halston Headdress, Harper’s Bazaar, July 1962
© ESTATE OF MARTIN MUNKACSI – Courtesy of Howard Greenberg Gallery; New York and Paci contemporary gallery (Brescia-Porto Cervo, IT)

Pensa mentre scatti”, è il motto fondamentale del maestro della fotografia ungherese Martin Munkacsi. Mentre viveva con la macchina fotografica in mano e fotografava tutto ciò che vedeva, annunciò l’importanza del cogliere l’attimo, il movimento, l’idea che nasce nel momento in cui si fa clic sulla macchina fotografica.

La mostra allestita nella sede di Brescia della galleria Paci contemporary, un grande spazio dedicato alla fotografia, è realizzata in collaborazione con la galleria Howard Greenberg di New York e con l’Estate Martin Munkacsi (NY) ed è accompagnata da un volume antologico edito da Dario Cimorelli Editore, curato dallo storico italiano Andrea Tinterri, con una prefazione di Howard Greenberg.

In esposizione più di 80 opere, scatti celeberrimi e pluripubblicati, provenienti principalmente dall’Estate Martin Munkacsi, che fanno della mostra alla Paci contemporary una delle più grandi antologiche europee mai dedicate al maestro ungherese.

Ai suoi tempi, Martin Munkacsi era uno dei fotografi più famosi al mondo. Le sue fotografie dinamiche di sport, personaggi dello spettacolo, politica e vita di strada tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta erano realizzate in un nuovo stile libero che catturava la velocità ed il movimento dell’era moderna.

Come giovane fotoreporter, fotografò soprattutto eventi sportivi e, alla fine degli anni Venti, lavorò a Berlino con László Moholy-Nagy ed Ernő Friedmann (che in seguito divenne famoso come Robert Capa), per riviste innovative del fiorente mercato tedesco. Dopo gli eventi del 1933 lasciò la Germania.

Un contratto da Carmel Snow, l’editore di Harper’s Bazaar, lo condusse poi a New York, dove fece fama e fortuna soprattutto con la fotografia di moda.

Il suo stile dinamico fu di ispirazione per tutti i fotografi a divenire, tra cui Richard Avedon, che si dichiarò ammiratore del fotografo ungherese sin da ragazzo, “Siamo tutti dei piccoli Munkacsi” disse, e per Cartier-Bresson che vide nelle sue fotografie quell’attimo colto al volo che anche lui cercherà sempre di fermare.

Le fotografie di Munkácsi sono presenti nelle collezioni di tutto il mondo, tra cui il Museum of Modern Art (New York), l’International Center of Photography (New York), la George Eastman House (Rochester) e il San Francisco Museum of Modern Art.

dal 30 novembre 2024 al 30 marzo 2025 – Paci contemporary gallery – Brescia

LINK

ITALO ZANNIER Io sono io. Fotografo nella storia e storico della fotografia

Italo Zannier (Spilimbergo 1932), intellettuale, docente, curatore di celebri mostre, collezionista e fotografo, primo titolare di una cattedra di Storia della fotografia in Italia nonché figura di riferimento per il riconoscimento della disciplina nel nostro paese; la Mostra, a cura di Marco Minuz e Giulio Zannier, indaga proprio questa “moltitudine” della passione e dell’impegno di Zannier verso la disciplina fotografica.

Per la prima volta vengono raccolte le molteplici attività, legate alla fotografia, che Zannier ha portato avanti con una forza e una passione che non ha eguali nel panorama nazionale.

Il percorso si sviluppa in tutte le principali sue esperienze prendendo avvio dalla sua partecipazione nel movimento neorealista; appassionato di cinema, si cimenta prima con corti in Super 8 per poi dedicarsi totalmente alla fotografia.

Nel 1955, in una lucida analisi, stila il manifesto del Gruppo friulano per una nuova fotografia, cui aderiscono, tra gli altri, fotografi come Carlo Bevilacqua, Toni Del Tin, Fulvio Roiter, Gianni Berengo Gardin, Nino Migliori e gli amici spilimberghesi Gianni e Giuliano Borghesan e Aldo Beltrame.

Si riconosce proprio a questo sodalizio il merito di promuovere, tra i primi in Italia, il concetto di una nuova fotografia non più solo concentrata sull’estetizzazione dello scatto indirizzato al bello, ma ricercando una fase sperimentale e analitica in senso innovativo.

Dagli scatti di Zannier, quindi, si rileva subito il suo “racconto critico”, leggibile dai suoi personaggi, dagli ambienti, dagli oggetti e dalla tipologia sociale ed ai luoghi cui si riferiscono.

Una lettura che si sviluppa anche in riferimento all’ambito dell’architettura dove Zannier indaga il territorio del Friuli che vive di tradizione e cambiamento. Fotografie ricche ed essenziali diventano testimonianza di una comunità intera e, fissando storie, paesaggi e tradizioni trattenute in immagini che si fanno reliquie, nel tempo, ne registra l’evoluzione e il cambiamento.

Una società friulana che Zannier vede diventare italiana ed europea, da contadina diventa industriale. Nella serie delle diacronie – conclusa nel 1976 – Zannier emblematicamente torna a scattare in luoghi dove il suo obbiettivo aveva scattato quasi vent’anni prima, con i medesimi parametri e con gli stessi soggetti realizza un nuovo scatto che lascia emergere chiaro il trascorrere del tempo. Qui il passato diventa futuro e Zannier dichiara il ruolo imprescindibile della fotografia per registrare questo fluire storico che, nel caso degli ambienti da lui immortalati, diventa ancor più emblematico per il rovinoso terremoto che cancellerà molti dei luoghi da lui ripresi.

Ma il rapporto con l’architettura abbraccia anche le collaborazioni con le più importanti testate giornalistiche del tempo, come Il Mondo, Comunità,  Casabella e Domus.

Docente universitario dal 1971, primo in Italia ad essere titolare di una cattedra di Storia della fotografia, insegna allo IUAV e a Ca’ Foscari di Venezia, al Dams di Bologna, alla Cattolica di Milano ed in altre Università Italiane.

Si dedica alla pubblicazione di libri, saggi ed articoli, collaborando con riviste di settore come L’Architettura “cronache e storia”, Camera, Photo Magazine, Popular Photography, Fotografia Italiana “il Diaframma”.

Cura collane quali Fotologia “Studi di storia della fotografia” e Fotostorica, “gli archivi della fotografia”.

Dopo oltre trent’anni, Zannier riprende a fotografare: con un nuovo entusiasmo osserva gli spazi della globalizzazione che rendono standard la contemporaneità della nostra esistenza, come nel progetto “Veneland”.

Il percorso espositivo interesserà la sua produzione saggistica (oltre seicento), la curatela di celebri Mostre come la sezione fotografica della mostra The Italian Metamorphosis tenutasi al Guggenheim di New York nel 1994, “L’io e il suo doppio” alla Biennale di Venezia ed i progetti editoriali come il titanico lavoro, sostenuto dall’ENI, su Coste e Monti d’Italia, nove volumi che lo vedranno impegnato dal 1967 al 1976.

La mostra sarà presentata dal filosofo Massimo Donà (Università Cattolica di Milano)

Il percorso sarà completato da un’intervista inedita al professore Zannier.

La Mostra è promossa dal Comune di Pordenone, gode del patrocinio del Ministero della Cultura e sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

22 dicembre 2024 – 4 maggio 2025 – Pordenone, Galleria Harry Bertoia

LINK

Mitch Epstein. American Nature

Maple Glade, Hoh Rain Forest, Olympic National Park, Washington 2017. Mitch Epstein

L’esposizione, curata da Brian Wallis (CPW – Center for Photography at Woodstock), presenta per la prima volta riunite le serie fotografiche più significative degli ultimi vent’anni di Mitch Epstein in cui esplora i conflitti tra la società americana e la natura selvaggia nel contesto del cambiamento climatico globale: American Power, Property Rights e Old Growth. In American Power l’artista si concentra su come le nazioni e gli interessi privati sfruttano la natura, documentando l’impatto della produzione e del consumo di energia sul paesaggio e sulla popolazione degli Stati Uniti. Dal 2003 al 2008 Epstein ha viaggiato per il Paese per fotografare i siti di produzione di combustibili fossili e di energia nucleare, nonché le comunità che vivono accanto ad essi. Nella serie fotografica Property Rights, Mitch Epstein si domanda a chi appartenga la terra e chi ha il diritto di sfruttarne o saccheggiarne le risorse. Queste fotografie indagano le complesse dinamiche della proprietà terriera in un paese basato sull’espansione coloniale e sullo sviluppo industriale. Epstein ha iniziato la serie Property Rights nella riserva Sioux di Standing Rock nel 2017. Le sue conversazioni e le sessioni di ritratti con gli anziani nativi lo hanno ispirato a cercare altri conflitti fondiari, in cui la gente comune ha creato movimenti straordinari per difendere la terra dalle acquisizioni da parte del governo e delle imprese. L’ultima opera di Epstein, Old Growth – di cui si presenta in anteprima una parte commissionata da Intesa Sanpaolo – celebra le antiche foreste sopravvissute in regioni remote degli Stati Uniti. La quasi totalità delle antiche foreste americane, circa il 95%, è stato infatti distrutto nel secolo scorso. Epstein ha deciso di fotografare singoli alberi e biosistemi interdipendenti che sono sopravvissuti per secoli, molti per millenni.

Le sue fotografie, di grande formato, immergono i visitatori in una natura selvaggia primordiale non alterata dagli esseri umani, celebrando la maestosità e la resilienza di questi antichi regni viventi ed evidenziando ciò che l’uomo rischia di perdere a causa della crisi climatica.

dal 17 ottobre 2024 al 2 marzo 2025 – Gallerie d’Italia, Torino

LINK

Robert Adams, Composition of Earth

Robert Adams. Kerstin and Mrs. Leslie Ross, on the Ross Farm, near Peetz, Colorado, 1973

La mostra Compositions of Earth dedicata a Robert Adams si tiene presso Casa Mutina Milano dal 21 novembre 2024 al 20 marzo 2025. In via eccezionale, vista la quantità di prenotazioni ricevute, lo spazio sarà aperto anche il weekend del 23 e del 24 novembre. Curata da Sarah Cosulich e organizzata nell’ambito del programma Mutina for Art, l’esposizione esplora il legame tra la fotografia dell’artista e i materiali della terra. Una selezione di immagini iconiche degli anni Settanta e Ottanta del fotografo americano fanno emergere temi come la bellezza del paesaggio naturale, le trasformazioni ambientali, l’urbanizzazione e la frontiera americana del West. Le opere dialogano con installazioni di pareti in cotto multiforme create da Mutina, offrendo un’esperienza unica, in cui arte e design si intrecciano.

Dal 21 novembre 2024 al 20 marzo 2025 – Casa Mutina Milano

Azioni e ritratti / viaggi in Italia – Peter Hujar

Peter Hujar, Orgasmic Man, 1969

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta, da sabato 14 dicembre 2024 a domenica 11 maggio 2025, la mostra Peter Hujar: Azioni e ritratti / viaggi in Italia a cura Grace Deveney con Stefano Collicelli Cagol. 

La mostra è l’iterazione italiana del progetto espositivo curato da Grace Deveney, David C. and Sarajean Ruttenberg Associate Curator of Photography and Media, dell’Art Institute of Chicago, presso l’Art Institute di Chicago nel 2023, ripensata per gli spazi del centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e arricchita da un corpus di 20 immagini fotografiche realizzate da Hujar durante i suoi viaggi in Italia, tra gli anni Cinquanta e Settanta, e di una selezione di 39 scatti dedicati ai protagonisti della emergente scena della performance nella Lower Manhattan degli anni Settanta. 

Peter Hujar: Azioni e ritratti / viaggi in Italia si inserisce nella programmazione annuale di Toscana al Centro, insieme alla mostra Louis Fratino. Satura (sino al 2 febbraio 2025) e Margherita Manzelli. Le signorine (dal 14 dicembre 2024 al 11 maggio 2025) che inaugura contestualmente. 

Se la fotografia è stata a lungo associata alla documentazione e alla memoria, Peter Hujar (USA, 1934-1987) ha cercato di produrre immagini che costruissero una nuova realtà attraverso scambi sottili tra lui e i suoi soggetti. L’artista ha creato ritratti diretti ma enigmatici di persone e animali, immagini di performer e nudi maschili, in stretta sintonia con la scena che caratterizzava l’East Village di New York negli anni Settanta, dove emergeva il linguaggio della performance e si affermava lo studio sul movimento.

La mostra mette in relazione la sperimentazione perseguita da Hujar e dai suoi soggetti e le nuove realtà che ciascuno di loro ha creato, sia attraverso le fotografie che le performance. Il percorso espositivo comprende 59 scatti di Hujar e, in linea con lo spirito di collaborazione e scambio che caratterizzava la scena newyorkese degli anni Settanta, include un video di Sheryl Sutton e 3 opere di David Wojnarowicz, due degli artisti e performer appartenenti alla cerchia del fotografo americano.

All’inizio degli anni Settanta, Hujar viveva in un loft nella Lower Manhattan mentre, nelle vicinanze, Robert Wilson fondava la Byrd Hoffman School of Byrds, dedicata all’esplorazione di nuovi approcci al teatro e alla coreografia. 

Byrd Hoffman è solo una delle compagnie che Hujar avrebbe fotografato a lungo, insieme alla Ridiculous Theatrical Company, fondata da Charles Ludlam, e The Cockettes, compagine teatrale psichedelica di San Francisco. Hujar ha fotografato gli spettacoli di queste compagnie, ma spesso ha prestato maggiore attenzione a immortalare gli attori e i ballerini dietro le quinte, nei momenti di transizione, quando indossavano i costumi e il trucco, preparandosi a incarnare i personaggi che avrebbero interpretato. Questa mostra mette in relazione la sperimentazione perseguita da Hujar e dai suoi soggetti e le nuove realtà che ognuno di loro ha creato, sia attraverso le fotografie che le performance. 

La selezione di fotografie dei viaggi italiani di Hujar raccoglie una visione inaspettata del Paese che stava vivendo una repentina trasformazione, dal Secondo dopoguerra al boom economico. Hujar è stato in Italia in diverse occasioni, dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, in questi decenni ha avuto l’opportunità di visitare Firenze, Sperlonga, Palermo, Napoli, solo per citarne alcune. Durante questi viaggi, ha osservato le persone, il paesaggio e gli animali in modo da riflettere la complessità del Paese. Circa 20 opere forniscono una panoramica sulla comprensione di Hujar dei paesaggi italiani, degli animali e degli esseri umani, un dialogo reciproco con ciò che gli stava di fronte che trova corrispondenza nel suo approccio ai soggetti legati alla performance e al tema del ritratto.

14 dicembre 2024 – 11 maggio 2025 – Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

LINK

INSULAE AQUA. Gianni Berengo Gardin e Filippo Romano

Insulae Aqua è un elogio dell’isola, come dimensione fondante del nostro stare al mondo. Un’indagine fotografica in ascolto del territorio e della comunità che abita la piccola e incontaminata isola di Linosa, luogo affascinante e magnetico dalle peculiarità naturalistiche uniche, trionfo di complessità ambientale, biologica e vitale. 

La mostra, a cura di Alessandra Klimciuk e realizzata con il sostegno della fondazione Aedificante, presenta un prezioso nucleo di oltre venti immagini in bianco e nero, inedite e mai esposte prima, scattate nel 1991 nell’isola vulcanica da Gianni Berengo Gardin, maestro assoluto della fotografia, insieme al reportage a colori, realizzato tra il 2021 e il 2024, con quasi quaranta scatti di Filippo Romano. Un’isola remota è legata sia all’esperienza fisica dell’isolamento sia all’esperienza lirica di uno sguardo sempre rivolto all’infinito. 

Nella piccola isola di Linosa Berengo Gardin documenta l’umanità straordinaria di una comunità partecipata e attiva, che vive la dimensione dell’isolamento con grande calore. Una testimonianza del vivere altrove dove il tempo sospeso crea un legame sottile con l’indagine fotografica che Filippo Romano realizza oltre trent’anni dopo. La mostra è un’occasione unica per esplorare la dimensione esistenziale che accomuna quei lembi di terra circondati unicamente dal profondo blu, dove anche il modo di pensare assume le caratteristiche uniche del blue mind, perché tra noi e l’acqua c’è un legame primordiale e profondo, quasi magico e meditativo.

Dal 28 novembre 2024 al 19 gennaio 2025 – Acquario Civico di Milano

LINK

GEORGE HOYNINGEN-HUENE. Glamour e Avanguardia

Una prima assoluta in Italia, oltre 100 scatti iconici con stampe al platino raccontano l’importanza che George Hoyningen-Huene ha avuto nella storia della fotografia

Influenzato dall’arte classica e dal Surrealismo, è parte della cerchia ristretta di Man Ray, frequenta artisti surrealisti come Salvador Dalì, Lee Miller, Pablo Picasso e Jean Cocteau e collabora con Vogue e Harper’s Bazaar. I suoi scatti testimoniano il vivace contesto culturale dell’epoca, dai Ballets Russes di Diaghilev, a quelli dei ballerini Serge Lifar e Olga Spessivtzeva con i costumi disegnati da De Chirico.

 Dal 21 gennaio al 18 maggio 2025 – Palazzo Reale Milano

LINK

Fotografia Wulz.Trieste, la famiglia, l’atelier

Giuseppe Wulz, Il Palazzo Municipale in un giorno di mercato, Trieste, ca. 1876
Giuseppe Wulz, Il Palazzo Municipale in un giorno di mercato, Trieste, ca. 1876

Un percorso fotografico lungo oltre cent’anni, scandito sia dagli eventi che hanno collocato la città di Trieste al centro dello scenario internazionale, sia dalle tappe del suo sviluppo economico, demografico, sociale e culturale. Una lunga storia vista attraverso il filtro privilegiato della famiglia Wulz, che per più di un secolo gestì l’omonimo atelier fotografico triestino.

È Fotografia WulzTrieste, la famiglia, l’atelier, la mostra che si inaugura al Magazzino delle Idee di Trieste il prossimo 13 dicembre alle ore 18:00, curata da Antonio Giusa e Federica Muzzarelli.

Organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con la Fondazione Alinari di Firenze, l’esposizione presenta una selezione storica e critica dell’archivio dello Studio fotografico Wulz di Trieste (1868-1981), uno tra i più importanti complessi archivistici conservati oggi negli Archivi Alinari, divenuti patrimonio pubblico grazie all’acquisizione della Regione Toscana che li ha affidati alla Fondazione Alinari per la Fotografia.

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico dal 14 dicembre 2024 fino al 27 aprile 2025, inserendosi così nel palinsesto di “GO!2025&Friends”, il cartellone di eventi collegato al programma ufficiale di “GO!2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale europea della Cultura”.

Grazie alla selezione critica del patrimonio Alinari operata dai due curatori e alla presenza di altri materiali provenienti da istituzioni pubbliche, come la Wolfsoniana di Genova, il Museo Revoltella e i Civici Musei di Storia e Arte di Trieste, ma anche da collezioni private quali quelle della Libreria antiquaria Drogheria 28 di Trieste e la Collezione Sergio Vatta, con questa mostra si vogliono offrire nuovi spunti di riflessione e proporre letture nuove o aggiornate della produzione fotografica dei Wulz. Attraverso quasi trecento pezzi, tra scatti fotografici, negativi, vintage, documenti e oggetti dell’archivio dello Studio fotografico Wulz, la mostra ci restituisce una Trieste per certi versi inedita, una città calata in un periodo storico cruciale per la sua evoluzione, quello che va dalla seconda metà dell’800 alla seconda del ‘900 e non solo. Le immagini realizzate nell’ultimo periodo di attività dello studio, dalle sorelle Wanda e Marion Wulz, possono essere lette come l’occasione di visualizzare concretamente i progressivi mutamenti dell’identità delle donne, che nei primi decenni del Novecento intrapresero una delle fasi più importanti del loro percorso di emancipazione e indipendenza.

La mostra è sostenuta da Calliope Arts Foundation, ente impegnato nella salvaguardia e promozione del patrimonio culturale delle donne. Calliope cura pubblicazioni come The Curators’ Quaderno, che vedrà per l’occasione la stampa di un nuovo numero dedicato alle sorelle Wulz.

Accompagnata da un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale, la mostra avrà anche una serie di eventi d’approfondimento.

Dal 14 Dicembre 2024 al 27 Aprile 2025 – Magazzino delle Idee – Trieste

LINK

Mostre di fotografia consigliate a dicembre

Chiudiamo l’anno con una serie di mostre davvero interessanti.

Date un’occhiata qua sotto!

Anna

Kristine Potter: Dark Waters

foto: Kristine Potter, Road Ends in Water, 2018

Stati Uniti meridionali. Dark Waters è ambientato in questi luoghi e avvolto in un alone di mistero. Le acque del titolo, scure e cupe, sono quelle dei fiumi e dei laghi di queste regioni e portano nomi segnati dalla violenza, come il torrente Murder Creek o il fiume Bloody River.

Potter attraversa le regioni più orientali, risalendo il corso dei fiumi. Usa la fotografia per mettere in evidenza il legame tra natura e leggenda, il condizionamento reciproco tra ambiente e cultura: la natura alimenta un clima culturale – e questo, a sua volta, proietta le proprie paure sui luoghi della natura. 

Al centro di questo lavoro è la consapevolezza che le narrazioni di violenza contro le donne rappresentano una parte sostanziale del nostro consumo culturale.  

Cosa significa questo per le donne, che impatto ha sulla loro vita? Potter utilizza simbolicamente le murder ballad – letteralmente ballate assassine, siamo nel solco della tradizione country –  e in particolare le canzoni in cui si narra di donne uccise da uomini e poi abbandonate nei fiumi o in mezzo ai boschi.

Alcune di queste canzoni sono grandi successi che continuano a essere eseguiti e registrati; raccontano storie di crimini realmente accaduti e narrati anche al cinema, in televisione, nei podcast. 

Le fotografie di Dark Waters attingono a due linguaggi diversi: da un lato quello documentario, dall’altro quello delle immagini costruite. Laddove i due linguaggi si intersecano le differenze non si distinguono quasi più: sono increspate come la superficie dell’acqua, opache come l’identità femminile quando è sommersa dalle narrazioni della violenza, costretta a occupare lo spazio liminale tra realtà e immaginazione. Costantemente vigile, perennemente esposta.

In questo gioco tra realtà e immaginazione il lavoro di Kristine Potter, pur immerso nel contesto degli Stati Uniti meridionali, trova corrispondenza universale.

Dark Waters diventa un appello alla consapevolezza e al cambiamento a favore dell’esercizio di una forza inarrestabile come la marea, per allontanarci dalle persistenti correnti della violenza, verso un orizzonte in cui queste non esistano più, finalmente relegate al passato.

Dal 14 novembre al 14 dicembre – MICamera – Milano

LINK

Steve McCurry. UPLANDS&ICONS

Steve McCurry, Xigaze, Tibet, 2001
© Steve McCurry | Steve McCurry, Xigaze, Tibet, 2001

Biella si conferma città d’arte, oltre che città creativa Unesco, con una nuova grande mostra UPLANDS&ICONS dedicata a uno dei più famosi e apprezzati fotografi del nostro tempo, Steve McCurry.  
 
Dal 6 dicembre 2024 al 18 maggio 2025 a Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero saranno esposti 128 straordinari scatti del grande fotografo. La mostra sarà articolata in due sezioni, nella prima oltre cento foto scattate nelle UPLANDS, gli altopiani e le “Terre Alte” del Tibet, dell’Afghanistan, della Mongolia del Giappone, e poi ancora dell’Etiopia, della Birmania, del Nepal e del Brasile. Su tutto domina l’essenza incontrastata della montagna con il suo fascino estremo, il tempo dilatato, il silenzio, uno stile di vita che oscilla tra pericolo e risorsa in luoghi distanti per geografia, accomunati da una struggente bellezza. Insieme alle prospettive sconfinate di territori ancora intatti, si ritrovano i lineamenti dei guerriglieri afgani, dei pastori tibetani, delle tribù africane e i volti assorti di giovani donne, tra cui quella che è stata scelta per rappresentare la mostra. 
Nella seconda sezione alcune delle foto più rappresentative e più note di McCurry, le cosiddette ICONS, tra queste la famosa “ragazza afgana” insieme a una serie di documentari nei quali McCurry racconta il suo modo di interpretare la fotografia e descrive il suo modo di operare.
 
“A Biella, Città Creativa Unesco, nella splendida cornice del borgo medievale del Piazzo – la parte alta della città – tra le mura dei prestigiosi Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero, viene allestita un’importante mostra di Steve McCurry, fotografo di fama mondiale che, attraverso più di cento scatti e installazioni video di interviste inedite, sintetizza in modo compiuto l’originalità della sua opera. L’impegno per la realizzazione di grandi eventi culturali che ci vede partner insieme a Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Banca di Asti – dice il Sindaco di Biella Marzio Olivero – favorirà certamente il successo di questa eccellente iniziativa che offre al pubblico un’occasione unica di approccio estetico e conoscitivo a straordinari angoli della realtà attraverso il mezzo fotografico. La condivisione di ambiziose attività culturali favorisce in modo naturale una positiva promozione della città e del suo territorio, producendo curiosità, interesse e attrattività. Da cosa nasce cosa, e anche da questa straordinaria opportunità espositiva potranno venire nuovi stimoli ad ampliare la nostra rete di relazioni in un più vasto orizzonte culturale.”
 
“La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e la sua società strumentale Palazzo Gromo Losa srl, dopo il grande successo raggiunto con la mostra “Jago Banksy Tvboy”, è orgogliosa di presentare un nuovo straordinario progetto espositivo: Steve McCurry, uno dei più grandi fotografi viventi, porterà a Biella le sue immagini di montagna e una serie di ritratti iconici – commenta il Presidente Michele Colombo – Questa mostra si inserisce in un ampio lavoro di sviluppo territoriale e punta a portare a Biella flussi importanti di visitatori che potranno scoprire e apprezzare il nostro bellissimo territorio, un grande lavoro di squadra. Un progetto costruito con il Comune di Biella e con Biver Banca – Gruppo Banca di Asti, main sponsor dell’iniziativa, affidandosi ai professionisti di Creation per un’iniziativa in linea con i temi e i progetti legati a Biella città creativa Unesco e che sarà una grande vetrina per la città e il territorio anche grazie a uno speciale contest fotografico che inviterà al viaggio e alla scoperta del Biellese.”

Dal 06 Dicembre 2024 al 08 Maggio 2025 – Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero – Biella

LINK

Guido Guidi. Col tempo 1956-2024

Guido Guidi, <em>San Vito, 20.02.2007 | </em>Foto: Guido Guidi | Courtesy Collezione Fotografia MAXXI Architettura e Design Contemporaneo
Guido Guidi, San Vito, 20.02.2007 | Foto: Guido Guidi | Courtesy Collezione Fotografia MAXXI Architettura e Design Contemporaneo

La mostra affronta la ricerca di Guidi, tra i principali protagonisti della fotografia italiana, da un punto d’osservazione inedito, quello del suo archivio: casa, studio d’artista, luogo di lavoro, di vita e di incontro per giovani autori. Un accesso privilegiato alla sua “teoria” della fotografia e ai suoi processi, ai legami con la storia dell’arte, con i maestri e con gli altri fotografi italiani e stranieri. In mostra oltre 350 fotografie, quasi tutte vintage e con numerosi inediti, frutto di un intenso lavoro di ricerca condotto a fianco del fotografo nel suo studio. In mostra anche quaderni di appunti, documenti, libri, prove di stampa, dipinti, macchine fotografiche e un film realizzato dal regista Alessandro Toscano.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione monografica edita da MACK. In collaborazione con ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

Dal 12 Dicembre 2024 al 11 Maggio 2025 – MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Roma

LINK

Jacques Henri Lartigue – André Kertész. La grande fotografia del Novecento

Jacques Henri Lartigue, René Croquet sur une Théo Schneider de course, 1913, légendée par l'auteur "Grand Prix de l'Automobile Club de France, 26 juin 1912"
© Jacques Henri Lartigue © Ministère de la Culture (France), MPP / AAJHL | Jacques Henri Lartigue, René Croquet sur une Théo Schneider de course, 1913, légendée par l’auteur “Grand Prix de l’Automobile Club de France, 26 juin 1912”

Jacques Henri Lartigue (1894 – 1986) e André Kertész (1894 – 1985) sono nati lo stesso anno a cavallo tra il XIX e XX secolo. Avrebbero potuto conoscersi a Parigi tra le due guerre, ma il loro primo incontro non avvenne prima del 1972, a New York.

Hanno esposto al MoMA rispettivamente nel 1963 e nel 1964, dove sono stati descritti come un dilettante primitivo l’uno e come “l’inventore del fotogiornalismo”, l’altro. Entrambi pionieri della fotografia moderna, hanno lasciato opere con un’estetica singolare. Queste mostre sono state un momento cruciale che hanno segnato per Lartigue l’inizio del riconoscimento internazionale e istituzionale e per Kertész la riscoperta, dopo due decenni più silenziosi.

Le due mostre hanno inoltre contribuito ad affermare lo stile dei due fotografi nella prima metà del XX secolo, identificandoli come precursori di una modernità visuale. Lartigue è considerato un maestro dell’istantanea, Kertész un maestro della fotografia riflessiva.

Lartigue e Kertész non hanno mai intrapreso il percorso più facile verso il riconoscimento. Hanno costruito le loro opere con la massima libertà, lontano dai grandi movimenti artistici.
A partire dagli anni ’70, queste due personalità indipendenti venivano considerate come modelli senza scuola. Mettere in parallelo le loro fotografie, permette di mostrare sia le loro convergenze che le loro divergenze di vita e di punti di vista.

La mostra curata da Marion Perceval e Matthieu Rivallin, è promossa dal Comune di Riccione e organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con diChroma photography e Rjma Progetti Culturali.

Dal 23 Novembre 2024 al 06 Aprile 2025 – Villa Mussolini – Riccione

LINK

Inge Morath. La fotografia è una questione personale

Inge Morath, <em>Angolo di strada alla fine del mondo</em>, Inghilterra, 1954  © Magnum/Inge Morath Estate courtesy Fotohof Archiv
Inge Morath, Angolo di strada alla fine del mondo, Inghilterra, 1954  © Magnum/Inge Morath Estate courtesy Fotohof Archiv

L’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta comunica che venerdì 18 ottobre 2024, alle ore 18, verrà inaugurata, presso il Centro Saint-Bénin di Aosta, la mostra Inge Morath. La fotografia è una questione personale a cura Brigitte Blüml Kaindl, Kurt Kaindl e Daria Jorioz, progetto espositivo prodotto da Suazes con la collaborazione di Fotohof e Magnum Photos.

Il Centro Saint-Bénin ospita, fino al 16 marzo 2025, un’importante mostra dedicata ad Inge Morath, la prima fotografa ad essere nominata membro della celebre agenzia Magnum Photos, realtà questa fondata nel 1947 a New York da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandiver. Un nuovo progetto espositivo che permetterà di interfacciarsi con il lavoro e la sensibilità di questa autrice, ma soprattutto di conoscere, per la prima volta in Italia, nuove parti del suo lavoro mai esposte prima, alcune di esse di stretta attualità.

Attraverso oltre 150 immagini e documenti originali, l’esposizione ripercorre il cammino umano e professionale di Morath, dagli esordi al fianco di Ernst Haas ed Henri Cartier-Bresson fino alla collaborazione con prestigiose riviste quali Picture Post, Life, Paris Match, Saturday Evening Post e Vogue, attraverso i suoi principali reportagedi viaggio.
Il titolo scelto La fotografia è una questione personale è tratto da una dichiarazione dell’autrice e vuole evidenziare la stretta correlazione fra il suo cammino umano e quello professionale.
Che si trattasse di celebrità o di gente comune, di singole persone o di comunità, le sue immagini sanno cogliere le intimità più profonde dei soggetti. Le sue fotografie ne riflettono la sensibilità umana ancor prima che professionale, ma al tempo stesso sono assimilabili a vere e proprie pagine del suo diario di vita. Lei stessa, infatti, scrisse: “La fotografia è essenzialmente una questione personale, la ricerca di una verità interiore”. Il suo lavoro riesce anche ad immortalare l’anima dei luoghi, attraverso i suoi principali reportage di viaggio, che preparava con cura maniacale, studiando la lingua, le tradizioni e la cultura di ogni paese dove si recava, fossero essi l’Italia, la Spagna, l’Iran, la Russia, la Cina, al punto che il marito, il celebre drammaturgo americano Arthur Miller, ebbe a ricordare che “Non appena vede una valigia, Inge comincia a prepararla”.

Scrive la curatrice Daria Jorioz in catalogo: “Mi ha colpito apprendere che Inge Morath parlasse sette lingue ma in fondo credo che questo fosse il suo modo di stare al mondo: studiare, osservare, approfondire, conoscere e porre al centro della sua indagine l’essere umano, con rispetto e semplicità, secondo la filosofia condivisa dai membri dell’agenzia Magnum e con un approccio che la accomuna ad altri fotografi umanisti del XX secolo”.

Il progetto espositivo, realizzato specificamente per il Centro Saint-Bénin, si sviluppa per quattordici sezioni tematiche che ripercorrono le principali esperienze professionali di Inge Morath: prende avvio con le fotografie dei suoi esordi realizzate a Venezia del 1955, dove sono nati la passione e il rapporto con la fotografia,ai celebri reportage in Spagna, Inghilterra, Iran, Francia, Austria, Messico, Irlanda, Romania, Stati Uniti d’America e Cina. Un’ulteriore sezione sarà dedicata alla serie Mask, frutto della collaborazione con l’illustratore Saul Steinberg. Il percorso all’interno di queste sezioni sarà arricchito da molte fotografie a colori che dialogheranno con la produzione in bianco e nero di questa autrice.
La mostra, inoltre, si arricchisce di due nuove sezioni mai esposte prima in Italia, con istantanee a colori ricavate dai reportage che la fotogiornalista, originaria di Graz, realizzò nel 1959 in Tunisia e quello dell’anno successivo presso la striscia di Gaza.

Il visitatore potrà così approfondire il lavoro di Inge Morath attraverso una selezione di opere che attiveranno un dialogo fra la sua produzione in bianco e nero e quella di colore. Un rapporto, questo, che sarà analizzato all’interno del percorso espositivo con l’impiego di documentazione e pubblicazioni d’epoca, permettendo così di cogliere l’importanza del colore nel suo lavoro. Come evidenzia John P. Jacop, primo direttore della Fondazione Inge Morath e autore di uno dei testi presenti nel catalogo: “Nonostante un’apparente preferenza per il bianco e nero, la prova dell’importanza del suo lavoro a colori per la stessa Morath è supportata sia dall’elevata concentrazione di immagini a colori che ha selezionato per l’inclusione nel database Magnum Photos, sia dall’ampia raccolta di materiale a colori che ha conservato nel suo archivio personale.”

L’esposizione, prodotta da Suazes con la collaborazione di Fotohof e Magnum Photos, è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano-francese) edito da Dario Cimorelli Editore, con le riproduzioni delle opere e con i testi critici di John P. Jacop, Kurt Kaindl e Brigitte Blüml-Kaindl, Daria Jorioz e Marco Minuz. Il catalogo sarà acquistabile in mostra al prezzo di 30 euro.

Dal 19 Ottobre 2024 al 16 Marzo 2025 – Centro Saint-Bénin – Aosta

LINK

Ferdinando Scianna. La geometria e la compassione

Ferdinando Scianna, Ho Chi Minh Ville, Vietnam 1993 - courtesy © the author
Ferdinando Scianna, Ho Chi Minh Ville, Vietnam 1993 – courtesy © the author

Ferdinando Scianna uno dei fotografi italiani vivente, più autorevole e ammirato al mondo. La sua fotografia fa confluire sempre dati di realtà in meditazioni forti e incisive, sia che il soggetto sia esistenziale, vissuto, o esteriore legato al solo apparire. La mostra al Centro Culturale di Milano “Compassione” con 60 opere esposte, con un Libro Catalogo di Silvana Editoriale della Collana Quaderni del CMC con grandi scatti da vari Paesi del mondo, è una offerta a Milano, costruita dallo stesso Autore che medita sul senso della fotografia e la sua partecipazione alla condizione del mondo. Una mostra nata da Scianna che accoglie l’invito che Giovanni Chiaramonte gli rivolse pochi mesi prima della sua scomparsa (ottobre 2023), di pensare una meditazione sul tema del dolore. Come dice l’Autore non credo che la fotografia cambi il mondo, ma forse aiuta a vedere cose che non vogliamo vedere. Scianna ha selezionato immagini su quello che spesso ignoriamo, sappiamo ma non guardiamo e che lui ha incontrato sul suo cammino e trattenuto.

Ferdinando Scianna ha una longeva e straordinaria attività di photoreporter e autorialità di reportage che lo ha portato ad essere il primo italiano membro della storica Agenzia MAGNUM, presentato nel 1982 proprio da Chartier-Bresson. Dal 1987 alterna al reportage e al ritratto, la fotografia di moda e di pubblicità con successo internazionale. Borges, Kundera, Barthes, John Lennon, Monica Bellucci, Carthier-Bresson, Sciascia, Scorsese tra i tanti ritratti particolarissimi e intensi di intellettuali e artisti. Trasferitosi a Milano, siciliano di Bagheria, in Sicilia, diventa figlio della metropoli milanese a tutti gli effetti. Attento alla cultura intrattiene anche un’attività critica e giornalistica su temi di fotografia e di comunicazione. Esposto in loghi e musei di diversi Paesi del mondo, con una bibliografia piuttosto sterminata.

Dal 14 Novembre 2024 al 18 Gennaio 2025 – Centro Culturale di Milano

LINK

Wildlife Photographer of the Year. 60° edizione

Shane Gross, The Swarm of Life (Lo sciame della vita)
© Shane Gross | Shane Gross, The Swarm of Life (Lo sciame della vita)

Il Wildlife Photographer of the Year a Milano, quest’anno sarà ancora più speciale. 

La mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo, con i 100 scatti della 60ª edizione del concorso indetto dal Natural History Museum di Londra, presenterà per la prima volta nel capoluogo lombardo, in contemporanea all’esposizione londinese, le immagini che saranno premiate l’8 ottobre 2024. 

Lo spettacolo della natura va in scena nella nuova prestigiosa sede del Museo della Permanente dal 22 novembre 2024 al 9 febbraio 2025, con un allestimento straordinario e tecnologico dove gli scatti, su grandi pannelli, hanno una nitidezza e una profondità eccezionali grazie alla retroilluminazione a led, offrendo al pubblico un viaggio coinvolgente e immersivo e un’esperienza ‘viva’ della natura. Un grande schermo di 4 metri con slideshow in loop presenta altre 25 splendide foto premiate dal pubblico (People’s Choice). Infine, una sala video, con monitor da 80 pollici, propone imperdibili filmati di backstage delle foto vincitrici, interviste ai fotografi e altri contenuti legati alla mostra.
Organizzata come di consueto dall’Associazione culturale Radicediunopercento, presieduta da Roberto Di Leo, l’esposizione riunirà le foto vincitrici e finaliste del concorso, selezionate tra 59.228 scatti provenienti da 117 paesi; immagini straordinarie che documentano le meraviglie della natura, dal comportamento degli animali alle le specie in estinzione, dai dettagli sorprendenti del mondo vegetale agli scorci inediti dei paesaggi ancora incontaminati, ma anche i reportage in prima linea sui cambiamenti del clima e sulla crisi della biodiversità. Un monito a preservare il pianeta e un incoraggiamento a modificare le azioni umane, che continuano a plasmare l’ambiente, verso un futuro ecosostenibile. 

Il vincitore del Wildlife Photographer of the Year 2024 è Shane Gross, fotoreporter canadese per la conservazione marina, con The Swarm of Life (Lo sciame della vita), che mostra il magico mondo sottomarino dei girini di rospo occidentali, specie quasi a rischio a causa della distruzione dell’habitat e dei predatori, realizzata mentre faceva snorkeling nel lago Cedar sull’isola di Vancouver (Columbia Britannica). Il Young Wildlife Photographer of the Year 2024 è stato invece vinto dal tedesco Alexis Tinker-Tsavalas con l’immagine ravvicinata Life Under Dead Wood (C’è vita sotto il legno morto) che raffigura i corpi fruttiferi della muffa melmosa e un piccolo collembolo, catturato con la tecnica del “focus stacking” in cui vengono combinate 36 immagini, ciascuna con un’area diversa a fuoco, poiché questi animali possono saltare molte volte la loro lunghezza corporea in una frazione di secondo.
Per celebrare il sessantesimo anniversario del concorso è stato inoltre introdotto il premio Impact Award che riconosce il successo nella conservazione; una storia di speranza e/o di cambiamento positivo. L’Adult Impact Award è stato assegnato al fotografo australiano Jannico Kelk per Hope for the Ninu (Speranza per i Ninu), l’immagine di un bilby maggiore in una riserva recintata, in modo che il piccolo marsupiale possa prosperare dopo essere stato portato quasi all’estinzione da predatori come volpi e gatti. Liwia Pawłowska dalla Polonia ha ricevuto il Young Impact Award per Recording by Hand (Registrazione a mano): una sterpazzola rilassata durante l’inanellamento degli uccelli, tecnica che aiuta gli sforzi di conservazione registrando la lunghezza, il sesso, le condizioni e l’età di un uccello per aiutare gli scienziati a monitorare le popolazioni e tracciare i modelli migratori.  
Due le eccellenze italiane: Fortunato Gatto, vincitore della categoria Piante e funghi con lo scatto Old Man of the Glen (Il vecchio della valle) che mostra una vecchia betulla contorta, adornata da pallidi licheni “barba di vecchio”, nelle antichissime pinete di Glen Affric (Regno Unito), e con Menzione d’onore nella stessa categoria per High tide indicator (Indicatore di alta marea) A carpet of woods (Un tappeto di boschi)Filippo Carugati che ha ricevuto la Menzione d’onore nella categoria Subacquee con lo scatto Green, thin and rare to see (Verde, magro e raro da vedere).   Le foto esposte, realizzate da professionisti e dilettanti, sono state giudicate in forma anonima da una giuria internazionale di esperti, in base a originalità, narrazione, eccellenza tecnica e pratica etica, come illustrato nelle didascalie. I testi riportano i dati tecnici e raccontano le emozioni che hanno motivato l’autore nella realizzazione dello scatto, insieme ai dati scientifici sulle specie fotografate e a citazioni di membri della giuria e dei fotografi.

Le visite guidate alla mostra saranno condotte come si consueto ogni venerdì da Marco Colombo, noto naturalista e fotografo pluripremiato al Wildlife (tre turni h 18.30 – 19.30 – 20.30, acquistabili anche on demand). Non solo, i giovedì di gennaio saranno dedicati a speciali visite guidate tematiche, con Luca Eberle il 9 gennaio (Uccelli) e il 23 gennaio (Micromondo) (h 19.30) e con Francesco Tomasinelli, esperto fotografo naturalista e noto ospite della trasmissione Geo, il 16 gennaio (Mimetismo) e il 30 gennaio (Predatori) (h 18.30).
In occasione del Wildlife Photographer of the Year a Milano, l’Associazione culturale Radicediunopercento come sempre propone serate gratuite di approfondimento che si terranno il sabato (h 21) nella sede di mostra: il 14 dicembre, Federico Veronesi (uno dei più apprezzati fotografi di mammiferi africani al mondo) presenta il suo libro “Walk the Earth”, il 21 dicembre, Marco Colombo, Francesco Tomasinelli (fotografi di natura e divulgatori scientifici) e l’illustratrice Giulia De Amicis parlano di “Tentacoli: i misteri di polpi, seppie e calamari”, l’11 gennaio, Marco Andreini (regista e documentarista per BBC, RAI e NHK) presenta il suo documentario “Ogni volta che il lupo” e il 18 gennaio, Pietro Formis (fotografo subacqueo) racconta “Luci dal Profondo: Fotografia Naturalistica Subacquea”.

Per gli appassionati e per chi vuole saperne di più, durante il periodo della mostra, l’Associazione Culturale Radicediunopercento organizza Corsi teorici di Fotografia, Seminari di Scienze Naturali online e Workshop pratici in natura, con noti divulgatori scientifici e fotografi naturalisti di gran fama.
Oltre ai due massimi riconoscimenti Wildlife Photographer of the Year 2024 e Young Wildlife Photographer of the Year 2024, il percorso espositivo illustra le immagini vincitrici e finaliste divise in categorie: Comportamento: Mammiferi, Comportamento: Uccelli, Comportamento: Invertebrati, Comportamento: Anfibi e Rettili, Fauna selvatica urbana, Animali nel loro ambiente, Subacquee, Oceani – la visione d’insieme, Ritratti di animali, Le zone umide – la visione d’insieme, Arte della natura, Piante e Funghi, e le tre sezioni dedicate ai più giovani: fino a 10 anni,11-14 anni, 15-17 anni.
Ci sono poi le categorie documentarie: Premio per il miglior portfolio, Premio storia fotogiornalistica, Premio portfolio astro nascente, Fotogiornalismo, e la sezione Scelte dal pubblico presentata in slideshow su grande schermo.

Nello spazio bookshop, oltre ai tanti e variegati articoli WPY, a disposizione il catalogo della mostra Wildlife Photographer of the Year Portfolio 34 redatto da Rosamund Kidman Cox (lingua inglese, pagine 160, € 35) e il catalogo celebrativo 60 Years of Wildlife Photographer of the Year: How Wildlife Photography Became Art con più di 230 immagini (lingua inglese, pagine 336, € 50), pubblicati dal Natural History Museum.  

Dal 22 Novembre 2024 al 09 Febbraio 2025 – Museo della Permanente – Milano

LINK

Rebecca Norris Webb: A Difficulty is a Light

©Rebecca Norris Webb, Sunflowers, Near Lake Sakakawea, North Dakota, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano

Alessia Paladini Gallery è felice di proporre “A Difficulty Is a Light”, un nuovo straordinario progetto della fotografa e poetessa statunitense Rebecca Norris Webb.

In mostra 15 opere a colori che si intrecciano indissolubilmente con le composizioni poetiche di Rebecca Norris Webb, confermando la sua straordinaria capacità di esplorare le connessioni tra parola, immagine e memoria.

In questo nuovo progetto, l’artista si confronta con il tema della resilienza umana, ispirandosi ad una citazione del poeta francese Paul Valéry: “Una difficoltà è una luce. Una difficoltà insormontabile è il sole”. Profondamente poetico e meditativo, A Difficult Is a Light si colloca a metà strada tra diario personale e reportage artistico, raccontando come la difficoltà e la perdita possano rivelare bellezza e trasformazione.

Il progetto nasce come un’elegia dedicata al fratello, di cui Rebecca apprende la scomparsa mentre si trova a Trieste per lavoro nell’autunno 2022.

“Mio fratello si è tolto la vita, e quell’autunno è stato un turbinio di shock e lutto. Tuttavia, a gennaio, sono nate le prime terzine, dapprima libere e fluttuanti, poi lentamente avvicinandosi l’una all’altra. Solo gradualmente ho capito che ciascuna di queste stanze di tre versi rappresentava uno sguardo, verso il mondo esterno o verso il mio paesaggio interiore. In un certo senso, il mio occhio da fotografa mi ha guidato attraverso un anno di trauma e perdita, osservando – mentre viaggiavo da Cape Cod alle Dakotas, dal New England alla Carolina del Nord per fotografare la migrazione del rondone maggiore, fino alla costa della Bretagna in Francia, dove inaspettatamente ho assistito a murmurazioni (le spettacolari migrazioni degli storni, ndr) autunnali tardive. Mio fratello era un gemello identico, e per questo motivo questo libro di parole e immagini è pieno di doppi, naturali, umani, territoriali, a tracciare una geografia della perdita, sia personale che ambientale.” (Rebecca Norris Webb, A Difficult Is A Light, ed. Chose Commune)

Le fotografie di A Difficulty is a Light non si limitano a documentare il visibile, ma evocano ciò che è celato, nascosto, frammentato. I paesaggi naturali, gli oggetti quotidiani diventano tutti simboli di un mondo interiore in continua evoluzione. La luce gioca un ruolo cruciale: non solo illumina le scene ma diventa metafora della speranza, del superamento e della crescita, trasmettendo un senso di serenità anche nei momenti più bui. Come in molti dei suoi lavori precedenti, Rebecca Norris Webb utilizza la natura non solo come sfondo, ma come un personaggio a sé stante. I vasti orizzonti, le piante, gli animali e i cieli sembrano riflettere gli stati d’animo umani, offrendoci una visione intima e profonda del rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale. La bellezza austera di questi paesaggi rafforza il senso di introspezione e la ricerca di significato che permea l’intera opera, così come la grazia delle piccole cose, delle tracce lasciate dalla vita quotidiana. Ogni immagine è intrisa di una sorta di sacralità silenziosa, in cui la luce diventa il filo conduttore che collega le diverse esperienze e visioni. La sua fotografia non offre risposte facili o narrative lineari, richiede una partecipazione attiva da parte dello spettatore. Tuttavia, è proprio in questa ambiguità e apertura che risiede la forza del suo lavoro: la capacità di suggerire, anziché spiegare, e di coinvolgerci in un dialogo profondo con le immagini.

Dal 14 novembre al 18 gennaio 2025 – Alessia Paladini Gallery Milano

LINK

Taylor Wessing Photo Portrait Prize 2024

Warm Water Fish, 2023 from the series Hats It! By Toks Majek © Toks Majek

The Taylor Wessing Photo Portrait Prize returns for its 17th year, showcasing the work of talented young photographers, gifted amateurs and established professionals in the very best of contemporary photography.

The competition celebrates a diverse range of images and tells the fascinating stories behind the creation of works, from formal commissioned portraits to more spontaneous and intimate moments capturing friends and family.

The annual In Focus display also highlights new work by an established photographer.

The 2024 edition sees the unveiling of a new work for the Gallery’s Collection, created by 2023’s commission prize winner, Serena Brown.

14 November 2024 – 16 February 2025 – National Portrait Gallery – London

LINK

Storie di un Attimo – Festival popolare della fotografia

Giorgio Lotti, Zhou EnLai
Giorgio Lotti, Zhou EnLai

Dal 22 novembre all’8 dicembre 2024 la città diOlbia ospiterà la tredicesima edizione di Storie di un Attimo. Festival popolare della fotografia. Un festival diffuso che toccherà vari luoghi del centro storico – con esposizioni, dimostrazioni, proiezioni, laboratori e una mostra mercato di macchine fotografiche usate e storiche – e che, come suggerito dal titolo, metterà ancora una volta in dialogo grandi nomi della fotografia italiana e mondiale e professionisti e “amatori evoluti”, con un’inedita incursione nel mondo del fumetto con il progetto Reporter fra le nuvole, il fumetto incontra la fotografia co-curato da Bepi Vigna, che ospiterà anche fotografie di Francesco Cito. Tra i protagonisti delle mostre in programma per questa edizione: Giorgio Lotti con Una vita da reporter, in cui il grande fotoreporter si racconta attraverso alcuni dei suoi reportage più significativi; Francesco Malavolta fotogiornalista impegnato da oltre vent’anni nella documentazione dei flussi migratori che interessano il nostro continente; Marco Loi con il suggestivo lavoro Pratobello Delenda est che racconta il luogo simbolo delle proteste in Sardegna e il suo attuale degrado; Paul Ronald con una serie di reportage sul grande Marcello Mastroianni.

Il programma prenderà il via venerdì 22 novembre alle 10:30, presso l’Istituto tecnico Attilio Deffenu, dove il fotoreporter Francesco Malavolta incontrerà gli studenti per illustrare il suo lavoro dal titolo Popoli in Movimento, un racconto per immagini che vuole riportare in primo piano le storie delle singole persone composto in un contesto spazio-temporale in costante mutamento che lo ha portato a viaggiare lungo i confini di un’Europa sempre più blindata e difficile da raggiungere via terra o via mare. La sera, alle ore 18:30, Malavolta presenterà il suo lavoro in un incontro aperto al pubblico che si svolgerà presso il Politecnico Argonauti.

Sabato 23 novembre, presso lo spazio Corso Umberto 33, si svolgerà un incontro imperdibile  con protagonisti due dei più importanti fotoreporter di sempre: Giorgio Lotti – storico professionista di Epoca, autore, tra le altre cose, del ritratto al Primo Ministro cinese Zhou EnLai che divenne l’immagine più stampata al mondo – si racconterà in dialogo con Mauro Galligani, altro pilastro del fotogiornalismo italiano ed ex capo editor del famoso settimanale.

Sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre sarà invece la volta di Gerardo Bonomo, giornalista e divulgatore, che terrà sabato una lezione sull’esposizione perfetta e domenica sarà a disposizione per sviluppare e stampare i negativi con procedure tradizionali, coadiuvato da Marco Loi e Andrea Mignogna. Entrambi gli incontri si svolgeranno presso il Politecnico Argonauti.

Nel fine settimana del 7 e 8 dicembre, invece, presso lo spazio espositivo di Vicolo 74 a Olbia si svolgerà la tredicesima edizione della mostra mercato di fotocamere usate e da collezione, evento molto atteso e frequentato. Non mancheranno, infine, le proiezioni che si svolgeranno il 29 novembre e il 6 dicembre alle ore 19:30 presso la sala cinema del Politecnico Argonauti. In programma, rispettivamente, il film One Hour Photo, di Mark Romanek e Ritratto di Pablo Volta, di Giovanni Columbu.

Storie di un Attimo. Festival popolare della fotografia è organizzato dall’associazione Argonauti di Olbia e conta sul supporto di Fondazione di Sardegna, Comune di Olbia, Librerie Ubik, 12.1 Caffè restaurant, Green life, Punto Foto Group by Karl Bielser, collezione Maraldi, Giacomo Altamira Studio, Altergrafica pubblicità, Happier year web, ITCG A. Deffenu e GLASS studio – agenzia creativa.

Dal 22 Novembre 2024 al 08 Dicembre 2024 – Museo Archeologico – Olbia

LINK

Gianfranco Ferré dentro l’obiettivo

Collezione Gianfranco Ferré Alta Moda Autunno/Inverno 1987 I Ph. Herb Ritts. Courtesy of Centro di Ricerca Gianfranco Ferré, Politecnico di Milano
Collezione Gianfranco Ferré Alta Moda Autunno/Inverno 1987 I Ph. Herb Ritts. Courtesy of Centro di Ricerca Gianfranco Ferré, Politecnico di Milano

Dal 6 dicembre 2024 al 9 marzo 2025 l’esposizione Gianfranco Ferré dentro l’obiettivorealizzata dal Forte di Bard e a cura del Centro Ricerca Gianfranco Ferré del Politecnico di Milano e CZ Fotografia, presenta un percorso inedito dedicato al grande architetto e stilista a ottant’anni dalla nascita.

Il percorso espositivo è pensato per raccontare al pubblico il lavoro di Gianfranco Ferré a partire da immagini fotografiche, stampe in B/N, a colori, fotocolor, diapositive, provini e arricchito da abiti, schizzi e disegni.

Protagonista della narrazione è la sezione fotografica dell’Archivio Storico Gianfranco Ferré: oltre 90 opere,mai esposte prima, di otto maestri della fotografia di moda che con Ferré hanno lavorato a iconiche campagne pubblicitarie: Gian Paolo Barbieri, Guy Bourdin, Michel Comte, Patrick Demarchelier, Peter Lindbergh, Steven Meisel, Bettina Rheims e Herb Ritts.

Le sei stanze che accompagnano la galleria fotografica sono ispirate alla metafora della camera oscura e raccontano il processo di produzione dell’immagine attraverso provini, fotocolor, diapositive, scatti annotati dai fotografi. Al tempo stesso disvelano il processo creativo dello stilista introducendo sei principi operativi da lui spesso evocati – comporre, ridurre, enfatizzare, ricalibrare, decostruire, emozionare – che riconducono il linguaggio fotografico al lavoro di Ferré, accostando alle immagini altri elementi centrali della progettazione come i disegni, le cartelle materiali e gli stessi abiti.
Il percorso crea quindi continui rimandi che consentono di leggere il lavoro dello stilista nei tratti caratterizzanti dei diversi fotografi: dal rigore compositivo di Barbieri, agli scatti rapidi ed essenziali di Comte; dai racconti in chiaroscuro di Lindbergh, all’intensità dei ritratti di Rheims; dalle inquadrature eccentriche di Bourdin, alla ricercata naturalezza di Demarchelier; dal classicismo grafico di Ritts, sino alla complessità di Meisel, capace di far filtrare attraverso la realtà patinata della moda uno sguardo acuto sulla contemporaneità.

Una mostra che attraverso un percorso multidisciplinare e non cronologico e esplorazioni di realtà virtuale e aumentata sviluppate all’interno del Centro di Ricerca vuole restituire una visione completa del lavoro di Gianfranco Ferré, che a proposito della relazione tra moda e fotografia scrisse: 

“Lo stilista non deve soltanto sapere con chiarezza ciò che vuole, ma anche scegliere l’interlocutore adatto, quello che darà corpo, colore, luce e magia alla sua idea. Deve comunicare col fotografo, stabilire una complicità, dargli autonomia, ma con la certezza di potersi riconoscere nell’immagine realizzata. È una questione di feeling, di intesa. Certo, l’esperienza e la professionalità hanno una parte importante; ma senza la capacità di creare insieme, di condividere le emozioni, di fare lavorare insieme l’occhio e l’anima, la fotografia sarà vuota, fredda, inutile e falsa.”  – Gianfranco Ferré, Lettres à un jeune couturier, Balland: Paris,1995. 

Dal 05 Dicembre 2024 al 09 Marzo 2025 – Forte di Bard (Aosta)

LINK

Lorenzo Cicconi Massi e Christian Tasso – Il Respiro della Terra

© Lorenzo Cicconi Massi, Dina e Vincenzo Piersanti, Montale di Arcevia

Villa Baruchello ospita fino al 31 dicembre 2024 la mostra di Lorenzo Cicconi Massi e Christian Tasso. Il Respiro della Terra trova nella villa settecentesca di Porto Sant’Elpidio nelle Marche la sua collocazione ideale: entrambe sono infatti promotrici di un’attenta valorizzazione del territorio locale.

A cura di Alessia Locatelli, l’esposizione racconta l’esistenza dell’ultima comunità contadina locale, profondamente legata a tradizioni antiche, alla stagionalità e al proprio territorio.

Concepito con l’intento di mettere in luce il patrimonio culturale marchigiano e i suoi artisti, il progetto si fa portavoce di una rivalsa collettiva. Sebbene così piccola, la regione è infatti capace di attrarre turisti da tutto il mondo, ed è patria di numerosi artisti. È dunque qui che, affiancando un contesto prolifico e in continua evoluzione, la piccola comunità contadina si staglia come in un amaro gioco di contrasti.

Con una serie di oltre 60 bianchi e neri incisivi, potenti e a tratti malinconici, i due fotografi mostrano con dignità una realtà ormai destinata a scomparire. Nella campagna marchigiana, sempre più invasa dalle nuove tecnologie, persiste una concezione altra della vita, più lenta e ancorata al rispetto della natura. I contadini che la abitano hanno sposato la loro terra, le sue risorse e uno stile di vita ereditato da generazioni. Sono pochi e ne sono ben consapevoli: assistono con impotenza all’inesorabilità degli eventi, consci che in un futuro prossimo tutto questo scomparirà.

on un racconto visivo di rara bellezza, i due artisti marchigiani (Lorenzo Cicconi Massi è di Senigallia, mentre Christian Tasso è originario di Macerata) testimoniano le radici del loro paese attraverso una vena poetica e allegorica. Le immagini esposte, fine art su cornice bianca, superano i confini visivi e diventano metafora, storia e tradizione.

“Il set up avrà dimensioni di stampa e montaggio differenti, per dare un senso ritmico allo spazio espositivo della Limonaia, dal piccolo formato dei ritratti al grande photowall che costituisce il landscape (paesaggio) su cui si muovono le piccole storie individuali raccontate dai due fotografi” rivela Alessia Locatelli, curatrice della mostra. “Una serie di foto di medio formato galleggeranno al centro dello spazio della prima sala, e andranno a completare l’allestimento, che, come per la mostra storica di Steichen, ci ricorda che facciamo tutti parte della grande famiglia degli uomini”.

Dal 20 ottobre al 31 dicembre 2024 – Villa Baruchello – Porto Sant’Elpidio, Fermo

LINK

Metafisica Concreta – Giovanni Maria Sacco

© Giovanni Maria Sacco, Livorno

Dal 15 novembre le sale di Still Fotografia, a Milano, si arricchiscono con gli scatti del fotografo Giovanni Maria Sacco con la mostra Metafisica Concreta. L’autore, celebre per riuscire a intrappolare l’essenza di architetture e paesaggi, in occasione di Book City Milano presenta inoltre il suo libro omonimo, edito Contrasto. Curata da Benedetta Donato, l’esposizione espone 30 bianchi e neri di forte impatto, e sarà visitabile fino al 31 gennaio 2025.

Molto più che semplici edifici, le opere architettoniche catturate dalla macchina fotografica di Sacco sono l’emblema della storia e della cultura Italiana. In anni di ricerca attiva sul territorio, il fotografo si è dedicato allo studio e all’analisi di alcune delle costruzioni italiane più importanti, detentrici di una loro identità e di un patrimonio millenario. In un percorso che trascende la struttura fisica, Sacco pone l’accento sul legame che si crea tra uomo e paesaggio, tra oggetto concreto ed emozione scaturita.

“Ci troviamo a osservare estensioni di pensiero, dove la fotografia diventa il mezzo per rivelare un lungo processo di riflessione e di interpretazione rispetto all’ambito della metafisica”, commenta Benedetta Donato, curatrice della mostra. “Riportare attraverso le immagini un modo di sentire e vedere la realtà è un esercizio che l’autore conduce proiettando il proprio spazio mentale sul mondo, di cui restituisce quelle che egli stesso nella postfazione definisce metafore”.

Realizzati su pellicola di grande formato, gli scatti di Giovanni Maria Sacco si giostrano dunque sul confine tra realtà concreta, statica, e realtà invisibile, metafisica. Poiché è attraverso la facciata tangibile delle cose che si può percepire la loro essenza, il loro vero valore.

La metafisica si occupa di ciò che sta al di là dell’universo fisico che noi percepiamo. In questo contesto, uno degli aspetti rilevanti, e quello che mi interessa di più nella mia produzione fotografica, riguarda l’essenza delle cose, ossia come le cose sono realmente oltre l’apparenza. È evidente come ciò non possa essere descritto a parole, ma solo con metafore. Ed è quindi con metafore che ho cercato di descrivere quella che, per me, è la metafisica, e come dice il titolo, una metafisica concreta”. 

Dal 15 novembre 2024 al 31 gennaio 2025 – Galleria Still Fotografia – Milano

LINK