Non perdetevi le mostre di fotografia consigliate per Settembre!

Spero abbiate trascorso delle splendide vacanze, ma eccoci che al rientro ci aspettano numerose mostre da non perdere!

Anna

PHEST – FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA E ARTE. IX EDIZIONE

 Polina Kostanda, Dalla serie Alice in Wonderland
© Polina Kostanda | Polina Kostanda, Dalla serie Alice in Wonderland

PhEST, il Festival internazionale di fotografia e arte riconosciuto per la sua capacità di integrare differenti mondi e visioni, torna ad affascinare il pubblico con una programmazione immaginifica incentrata sul SOGNO tema chiave di questa nona edizione con una retrospettiva dedicata a MAN RAY in occasione del centenario del Manifesto del Surrealismo. 33 mostre e installazioni di artisti internazionali, un ricco colophon di partnership e collaborazioni, un’inedita music line-up, un’autorevole presenza di lecturer ed esperti del settore, una residenza d’artista internazionale, workshop e visite guidate con artisti che esplorano temi contemporanei e prospettive globali. Dal 30 agosto al 3 novembre 2024, la città pugliese di Monopoli diventerà un luogo di dialogo interculturale e le sue strade, le piazze, i palazzi storici e le antiche chiese offriranno ai visitatori e ai tanti appassionati un’esperienza immersiva ed onirica.

Il Sogno è il tema centrale della IX edizione di PhEST. Nell’anno in cui si celebrano i 100 anni del Surrealismo, il cui primo manifesto fu scritto nel 1924 da André Breton, l’edizione 2024 di PhEST celebra l’onnipotenza del sogno, il gioco disinteressato del pensiero e lo esplora in tutte le sue forme. Per l’occasione PhEST vuole rendere omaggio a Man Ray, uno dei massimi interpreti della poetica surrealista nonché autore di una proposta fotografica in grado di stravolgere l’impiego del mezzo attraverso una assidua sperimentazione tecnica e innovativi approdi estetici che cambieranno per sempre la storia della fotografia. In collaborazione con l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee de La Biennale di Venezia, PhEST espone una selezione di fotografie originali tratte dalla mostra “Man Ray, testimonianza attraverso la fotografia” presentata in occasione della Biennale di Venezia 1976. La selezione delle opere della mostra antologica “La révolution du Regard”, a cura di Roberto Lacarbonara e Giovanni Troilo, costituisce un piccolo compendio della vasta esplorazione del medium fotografico, dagli studi sul volto, sul corpo, sulle forme, alle tecniche di stampa in camera oscura di cui Man Ray fu pioniere, come la solarizzazione e la rayografia. «Le strade sono piene di artigiani ammirevoli, ma di pochi sognatori pratici diceva Man Ray, ma noi quest’anno di sognatori pratici da tutto il mondo riempiremo le strade di Monopoli». Così dichiara il direttore Artistico Giovanni Troilo.

La mostra avrà sede nel prestigioso Castello Carlo V ma tutta la città sarà coinvolta nella manifestazione. Sono attese esposizioni e allestimenti a Palazzo Martinelli, nella Casa Santa e le sue Stalle, nella Chiesa della SS. Pietro e Paolo e in quella  di Sant’Angelo in Borgo, new entry dell’edizione fresca di restauro. A Palazzo Palmieri, quartier generale del festival, sarà allestita la Warka Tower. Progettata dall’architetto Arturo Vittori e presentata alla Biennale di Venezia nel 2012, la Warka Tower è una struttura alta circa 10 metri che raccoglie acqua dall’aria tramite condensazione. Costruita con materiali naturali come bambù e rete di polipropilene, può raccogliere fino a 100 litri al giorno senza elettricità, offrendo una soluzione sostenibile per comunità in regioni aride.

Tra le vie e le piazze saranno allestite mostre con la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e installazioni con la curatela per l’arte contemporanea di Roberto Lacarbonara.

Per la fotografia verranno proposte mostre di Nariman Darbandi, César Dezfuli, Bruce Eesly, Ismail Ferdous, Gauri Gill & Rajesh Vangad, Matthias Jung, Michalina Kacperak, Natalie Karpushenko, Polina Kostanda, Peter Menzel, Serifa, Richard Sharum, Lisa Sorgini, Valentina Vannicola, Paolo Ventura, Guillem Vidal e Jan von Holleben in residenza artistica. Molti fotografi saranno presenti nei giorni di inaugurazione per le attese visite guidate dagli artisti.

Dal 30 Agosto 2024 al 30 Novembre 2024 – MONOPOLI – Sedi varie

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RAGUSA FOTO FESTIVAL 2024

Ferdinando Scianna, Vallelunga, Sicilia, 1964
© Ferdinando Scianna | Ferdinando Scianna, Vallelunga, Sicilia, 1964

La dodicesima edizione di Ragusa Foto Festival prima manifestazione internazionale siciliana dedicata ai diversi linguaggi della fotografia contemporanea e alla valorizzazione dei giovani talenti, è un anche invito a trascorrere una piacevole vacanza in Sicilia, l’ultimo fine settimana di agosto, a Ragusa Ibla, nel quartiere più antico e suggestivo del capoluogo ibleo, e nei suoi meravigliosi dintorni.
Il borgo barocco è lo scenario dell’edizione 2024 dal titolo ‘Prendersi una pausa’, diretta da Stefania Paxhia, giornalista e fondatrice, e dal direttore artistico Massimo Siragusa, fotografo e docente allo IED di Roma, con la collaborazione del comitato scientifico e di una rete di partner culturali locali e nazionali.
Venerdì 30 agosto alle ore 18 all’interno del Giardino Ibleo, si inaugura l’edizione 2024 insieme ai suoi protagonisti, alle istituzioni e agli sponsor della manifestazione per celebrare la fotografia contemporanea e trascorrere insieme, come ogni anno, le tre giornate inaugurali del Festival.
Nelle giornate inaugurali, fino a domenica 1 settembre, esperti nazionali e internazionali del mondo della fotografia saranno impegnati in eventi, seminari, workshop e talk, visite guidate, letture portfolio e premiazioni che accompagnano il vernissage delle 15 esposizioni – 13 personali e 2 collettive – allestite in quattro splendide location (Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca, la chiesa sconsacrata di San Vincenzo Ferreri e l’interno del Giardino Ibleo).

“Ogni pausa è cielo in cui mi perdo” scriveva il poeta modicano Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura. Ragusa Foto Festival 2024 parte proprio da questi versi per offrire, grazie alla diversità degli sguardi degli autori selezionati, nuovi ‘cieli’ e nuovi orizzonti in cui potersi perdere. Dal 30 agosto al 30 settembre 2024 saranno in mostra i lavori che evocano il tema di quest’anno, che è una riflessione sul bisogno urgente di prendere consapevolezza del proprio tempo. La Sicilia è protagonista della ricerca artistica della dodicesima edizione con diverse opere in mostra che rappresentano alcune interpretazioni visive del concetto di “pausa” ambientate al Sud e in Sicilia.

“Dormire, forse sognare” di Ferdinando Scianna di Bagheria, primo fotografo italiano a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos, il cui file rouge è il momento intimo e universale del dormire, è in mostra a Palazzo La Rocca. Il lavoro inedito di Mario Cresci, realizzato in residenza d’artista a giugno scorso qui a Ragusa, in mostra a Palazzo Garofalo, nel centro storico di Ragusa Superiore, è frutto della sua interazione con il territorio ibleo e con le preziose cartografie della Sicilia, testimonianza della lettura geopolitica dell’Isola tra il Cinquecento e l’Ottocento, raccolte nella prestigiosa Collezione della Fondazione ‘Cesare e Doris Zipelli’ della Banca Agricola Popolare di Ragusa.
La Sicilia è protagonista di altri due lavori inediti: “Sicilia”, progetto appena realizzato, è di Loredana Nemes, artista rumena che vive a Berlino, sul legame tra gli alberi e l’uomo, voluto da Fondazione Sylva che si occupa di sviluppo locale attraverso la riforestazione e la creazione di progetti di sensibilizzazione sui temi ambientali; e infine “Stadi di Sicilia”, lungo lavoro di Umberto Coa, fotografo documentarista, realizzato con il contributo del giornalista Massimiliano Macaluso, per documentare la realtà sociale e culturale dell’Isola attraverso la mappatura dei piccoli campi di calcio. Entrambe le mostre sono allestite a Palazzo Cosentini.

Altro lavoro ispirato alla cultura del tempo libero al Sud è quello di Antonio Biasiucci e Mimmo Paladino dedicato al gioco della Tombola, che permette di ammirare l’opera di due grandi autori contemporanei, tra i più interessanti e innovativi del nostro tempo, che interpretano il senso di un gioco antico, quello della cabala del nostro tempo.

Completano il programma di mostre le opere di Angelo Raffaele Turetta tra i fotografi di scena più apprezzati in Italia che mette in mostra il mondo del cinema con uno sguardo surreale; Simona Ghizzoni, artista visiva e regista di talento, che partendo da un vissuto intimo, a Palazzo Cosentini, racconta del suo isolamento voluto per una riflessione sul proprio essere e per il desiderio di pensare un futuro nuovo; la mostra dedicata all’Editoria Indipendente a Palazzo La Rocca con 25 Case Editrici, che offrono uno spaccato della loro produzione contemporanea. Anche Viola Pantano, giovane artista performer espone a Palazzo La Rocca. Le immagini inedite di Luca Campigotto, fotografo veneziano che porta in giro per il mondo il suo concetto di ‘viaggio fotografico’, sono esposte per immaginare una tregua e un equilibrio possibile nella relazione tra uomo e natura. Così come la sequenza distopica di immagini di Marco Zanta, fotografo d’architettura pluripremiato, esposta a Palazzo La Rocca. In programma, anche le mostre relative al Miglior Portfolio 2023 di Alessandro Cristofoletti, e alle due menzioni, Ciro Battiloro Claire Power.

Dal 30 Agosto 2024 al 30 Settembre 2024 – Ragusa – sedi varie

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Life Dances on: Robert Frank in dialogue

Life Dances On: Robert Frank in Dialogue è una mostra che fornirà nuovi spunti sugli aspetti interdisciplinari e meno conosciuti della vasta carriera del fotografo e regista Robert Frank. La mostra approfondisce i sei decenni che seguirono lo storico libro fotografico di Frank, The Americans (1958) fino alla sua morte nel 2019, evidenziando la sua perpetua sperimentazione attraverso vari mezzi. In concomitanza con il centenario della sua nascita e prendendo il nome dal film dell’artista del 1980, Life Dances On esplora i dialoghi artistici e personali di Frank con altri artisti e con la sua comunità. La mostra presenterà più di 200 oggetti, tra cui fotografie, film, libri e materiali d’archivio, tratti dalla vasta collezione del MoMA insieme a prestiti significativi.

Sep 15, 2024–Jan 11, 2025 MoMA – NY

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Jessica Backhaus: The Nature Of Things

Le piccole cose e i dettagli raccontano molto del quadro d’insieme. Si scoprono molte cose leggendo tra le righe.
– Jessica Backhaus

Celebre per la straordinaria capacità di scovare la bellezza e la poesia nel quotidiano, Jessica Backhaus è autrice di immagini accattivanti, quasi sensuali, che nascono dall’esplorazione dell’identità e della storia di persone, oggetti e luoghi. Che siano frammenti di realtà o scatti costruiti in studio, le sue fotografie attingono alla materia ordinaria per rivelarne i simboli e i significati profondi. Il risultato è un gioco di colori e forme, luci e ombre che
ha origine nella sensibilità dell’artista, attraversa l’intuizione e giunge infine a una visione condivisa e coinvolgente.

Il suo processo creativo conferisce alle immagini un’apertura che permette allo spettatore di immergersi ed esplorare lo spazio narrativo, ritrovare il riflesso delle proprie emozioni, o apprezzarne l’appagamento estetico. Interni, nature morte, ritratti, collage, paesaggi appaiono radicati in un’incessante ricerca di ciò che giace al solo della superficie di un’immagine, ma perfino della vita stessa. Micamera presenterà una selezione di opere tratte da The Nature Of Things, una serie realizzata negli ultimi anni, che porta lo stesso titolo dell’ampia mostra presentata al Museo Haus am Kleistpark di Berlino nel 2023.

Dal 13 settembre al 12 ottobre – MICamera – Milano

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PhMuseum Days

I PhMuseum Days tornano per la loro quarta edizione che si terrà dal 12 al 15 settembre 2024 a Bologna.

Il tema scelto è CLOSER: viviamo in un’epoca in cui non è possibile immaginare alcun distacco oggettivo tra noi e la realtà. L’osservazione stessa tocca e cambia le cose, ogni racconto è contaminazione. I lavori in mostra non cercano di raggiungere un’impossibile neutralità, ma accettano la parzialità che è data dal guardare da vicino. Fanno dell’intimità la loro forza: nelle relazioni interpersonali tanto quanto nel rapporto con il territorio, con la storia, e con gli esseri viventi. Un invito alla condivisione e ad osservare con attenzione, al di là dei pregiudizi e degli stereotipi.

L’evento si svolgerà presso lo Spazio Bianco di DumBO a Bologna, un padiglione post-industriale di 1600 metri quadrati che ospiterà mostre, presentazioni, uno spazio dedicato all’editoria fotografica e un’area all’aperto. Ci saranno inoltre installazioni pubbliche in diversi luoghi della città, eventi e molto altro.

Dal 12 al 15 settembre – Bologna – Spazio Bianco, Dumbo

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Festival della Fotografia Italiana

La prima edizione del Festival ha per tema Dalla Terra alla Luna. Esplorazioni sulla Fotografia Italiana, un evidente richiamo evocativo al celebre romanzo di fantascienza di Jules Verne; un invito a scoprire nuovi orizzonti mirando a gettare un ponte tra la ricca eredità della fotografia italiana e le sue future direzioni. Come il viaggio verso l’ignoto che Verne immagina, il Festival invita a guardare oltre le superfici per cogliere la profondità e la complessità del nostro paesaggio visuale.

Attraverso la coralità delle 100 opere di 100 tra i più influenti fotografi del panorama nazionale della mostra Fotografia italiana: mappe, percorsi e linguaggi e l’articolata diversità di visioni di undici autori fra i più interessanti della nostra contemporaneità, il Festival offre allo spettatore una straordinaria pluralità di prospettive e linguaggi.

Entra in gioco anche l’Intelligenza Artificiale, piegata al concept principale con un progetto che vuol essere una provocazione per sfidare le convenzioni della tradizione, ponendo interrogativi sulla creatività umana e tecnologica.
Non poteva mancare, in questo contesto, l’esplorazione visiva del Casentino, rivelando come il paesaggio possa ispirare e rispecchiare le infinite possibilità del viaggio nel contesto della fotografia italiana.

Ed anche le mostre legate ai lavori selezionati delle due call Percorsi e Nuovi Sguardi, arricchiscono l’esperienza culturale, invitando alla scoperta di nuove prospettive frutto della genialità e della sensibilità dei talenti emergenti.

Uno sguardo al passato è dato, poi, dagli scatti della fotografa Eda Urbani, classe 1908, una coraggiosa e libera fotoreporter che ha sfidato le convenzioni dell’epoca.
In attesa di annunciare, il 7 settembre prossimo, il vincitore del Premio Editoriale Mariae Nivis 1567, saranno esposti anche i 20 libri della short list dei finalisti. Il pubblico potrà visionarli e votarli, in aggiunta ai risultati della giuria tecnica.

La mostra centrale del festival, intitolata Fotografia Italiana: mappe, percorsi e linguaggi, a cura di Denis Curti, riunisce i cento autori più significativi dal dopoguerra a oggi, presentando un panorama della fotografia italiana che si distingue per la sua estetica culturale e paesaggistica unica.La selezione dei cento autori rappresenta un tentativo di rileggere la storia della fotografia italiana moderna e contemporanea, offrendo una narrazione ricca di sfumature e prospettive. Tra gli autori presenti figurano Gabriele BasilicoLetizia BattagliaGianni Berengo GardinMario GiacomelliGuido HarariNino MiglioriPaolo PellegrinFerdinando SciannaOliviero Toscani, e Francesco Zizola. Per ciascun autore e per ogni singola immagine una descrizione accurata ne mette in luce l’importanza e il contributo alla fotografia italiana.

Dai grandi maestri della fotografia si passa a dieci autori contemporanei, selezionati in base al tema dell’anno: Dalla Terra alla Luna. Esplorazioni sulla Fotografia Italiana. Questa linea guida è ispirata al romanzo di fantascienza di Jules Verne del 1865 (Dalla Terra alla Luna) ed evoca l’immaginazione e la previsione del futuro, concetti fondamentali che hanno plasmato anche la storia della fotografia. Le dieci mostre degli autori selezionati – Lorenzo Cicconi MassiSimone DonatiFrancesco FaraciSimona GhizzoniSara MunariRaffaele PetrallaEdoardo RomagnoliStefano SchiratoIlaria Sagaria, e Valentina Vannicola – raccontano storie uniche e coinvolgenti e offrono una prospettiva diversa e uno sguardo unico su temi legati all’esplorazione, alla memoria, all’ambiente e alla nostra presenza sul Pianeta.

Dal 14 giugno 2024 al 6 ottobre 2024 – Bibbiena, Poppi, Stia (AR)

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Nuove avventure sotterranee – AA. VV.

Un progetto di committenza che mette in dialogo documentazione e ricerca artistica fornendo un punto di vista straordinario sulla costruzione di grandi infrastrutture.

I fotografi Domingo Milella, Stefano Graziani, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Luca Nostri sono stati incaricati di fotografare cinque infrastrutture sotterranee in quattro continenti (in Italia, Argentina, Canada, Australia e Nuova Zelanda) – costruite dalla società Ghella – lasciando intenzionalmente una distanza poetica e non didascalica tra le immagini e i cantieri. Quella distanza è lo spazio della ricerca, il luogo dove sviluppare riflessioni sull’immaginario delle grandi infrastrutture e intravedere nuove possibilità di racconto.

14 giugno 2024 > 25 settembre 2024 – Maxxi – Roma

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Michele Palazzo. This is Not New York: Generative explorations of the urban landscape

Questa innovativa collezione del fotografo  Michele Palazzo mette in mostra l’uso pionieristico dell’AI da parte di Palazzo per espandere le sue fotografie originali di New York City. Queste fotografie non sono semplici versioni alterate dei suoi scatti originali di New York City; sono una fusione incantevole di realtà e immaginazione, che invita gli spettatori ad esplorare una versione parallela e fantastica della città – un regno in cui il familiare si trasforma in qualcosa di veramente straordinario e affascinante.
“This is Not  New York” invita gli spettatori a entrare in un mondo dove il familiare diventa straordinario. Le fotografie di Palazzo si fondono a immagini generate dall’intelligenza artificiale, trasformando i paesaggi urbani iconici in scenari vibranti e onirici, sfociando in una fusione tra tangibile e immaginario. La mostra è una testimonianza del potere della tecnologia di migliorare e ampliare la visione  artistica, offrendo una nuova prospettiva sull’ambiente urbano.

Collaborando con l’intelligenza artificiale, sono riuscito a esplorare nuove dimensioni della mia creatività e superare i confini della fotografia tradizionale”, afferma Palazzo. “Queste immagini generate dall’intelligenza artificiale sono un’estensione della mia visione  artistica, un viaggio nei territori inesplorati dell’immaginazione“.
La mostra si preannuncia una festa per i sensi, un caleidoscopio di colori, texture e prospettive. I visitatori saranno rapiti dalla bellezza surreale delle creazioni di Palazzo, che sfidano la nostra percezione della realtà e ci invitano a reimmaginare il mondo che ci circonda.

19/06/2024 – 19/09/2024 Bologna, Big Eyes Art Gallery

MASSIMO SESTINI. ZENIT DELLA FOTOGRAFIA

Massimo Sestini, Etna, eruzione del cratere sud
© Massimo Sestini | Massimo Sestini, Etna, eruzione del cratere sud

“Come quando sei morto e improvvisamente ritorni in vita”: sono le parole di Ayman, migrante dalla Siria, che nel documentario Where are you? Dimmi dove sei del National Geographic racconta il momento in cui, dal barcone stipato di migranti al largo della Libia, dopo dodici giorni di tempesta, avvistano l’elicottero della Marina Militare Italiana in missione di salvataggio.  
Sull’elicottero, anche il fotografo Massimo Sestini, che proprio in quel momento scatterà Mare Nostrum l’immagine simbolo dei viaggi della speranza che dalle coste africane cercano di raggiungere l’Europa, selezionata tra le Top 10 images of 2014 da TIME, pubblicata su numerose testate in tutto il mondo (tra cui Photo France, The Guardian, Internazionale, The Economist, L’Espresso, Die Zeit, Time, National Geographic) e vincitrice del World Press Photo Award 2015 nella categoria General News. Da questo riconoscimento è partita la sua ricerca con il progetto Where are you? che, nel corso del quinquennio successivo, rintraccerà e fotograferà (dall’alto e perpendicolarmente) una decina dei migranti che erano su quel natante, ritratti nella loro vita definitiva, in giro per l’Europa, realizzando un documentario con National Geographic trasmesso in tutto il mondo.   L’iconico scatto, insieme a uno showcase della ricerca, saranno al centro della personale che Fondazione Brescia Musei dedica al fotografo toscano, MASSIMO SESTINI. Zenit della fotografia, in programma dal 24 settembre 2024 al 2 marzo 2025 al Museo di Santa Giulia.  
La mostra, curata da Angelo Bucarelli e realizzata con la collaborazione di Freccianera Fratelli Berlucchi, main partner dell’iniziativa, si inserisce nella VII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, quest’anno declinato attorno al tema Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico.  
L’esposizione inedita presenta una selezione di immagini capaci di raccontare oltre quarant’anni di carriera di Massimo Sestini, con particolare attenzione ai temi a lui cari, come l’immigrazione e i principali episodi della storia italiana contemporanea: la strage di Capaci, il naufragio della Costa Concordia, il terremoto dell’Aquila, la tragedia della Moby Prince, il funerale di Giovanni Paolo II, il funerale di Benedetto XVI, il Covid e molto altro.  “Come quando sei morto e improvvisamente ritorni in vita”: sono le parole di Ayman, migrante dalla Siria, che nel documentario Where are you? Dimmi dove sei del National Geographic racconta il momento in cui, dal barcone stipato di migranti al largo della Libia, dopo dodici giorni di tempesta, avvistano l’elicottero della Marina Militare Italiana in missione di salvataggio.  
Sull’elicottero, anche il fotografo Massimo Sestini, che proprio in quel momento scatterà Mare Nostrum l’immagine simbolo dei viaggi della speranza che dalle coste africane cercano di raggiungere l’Europa, selezionata tra le Top 10 images of 2014 da TIME, pubblicata su numerose testate in tutto il mondo (tra cui Photo France, The Guardian, Internazionale, The Economist, L’Espresso, Die Zeit, Time, National Geographic) e vincitrice del World Press Photo Award 2015 nella categoria General News. Da questo riconoscimento è partita la sua ricerca con il progetto Where are you? che, nel corso del quinquennio successivo, rintraccerà e fotograferà (dall’alto e perpendicolarmente) una decina dei migranti che erano su quel natante, ritratti nella loro vita definitiva, in giro per l’Europa, realizzando un documentario con National Geographic trasmesso in tutto il mondo.   L’iconico scatto, insieme a uno showcase della ricerca, saranno al centro della personale che Fondazione Brescia Musei dedica al fotografo toscano, MASSIMO SESTINI. Zenit della fotografia, in programma dal 24 settembre 2024 al 2 marzo 2025 al Museo di Santa Giulia.  
La mostra, curata da Angelo Bucarelli e realizzata con la collaborazione di Freccianera Fratelli Berlucchi, main partner dell’iniziativa, si inserisce nella VII edizione del Brescia Photo Festival, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, quest’anno declinato attorno al tema Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della nostra storia attraverso il racconto che gli artisti ne fanno traducendolo in opera d’arte che supera i confini del mezzo fotografico.  

Dal 24 Settembre 2024 al 02 Marzo 2025 – Museo di Santa Giulia – Brescia

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HENRI CARTIER-BRESSON e l’Italia

Henri Cartier-Bresson, Incoronazione di Giovanni XXIII, Città del Vaticano, 1958 © Fondazione Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

Dal 28 settembre al 26 gennaio, a Palazzo Roverella di Rovigo viene proposta la più importante mostra monografica italiana su Henri Cartier-Bresson, incentrata sul lungo rapporto tra il maestro francese e il nostro paese.

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è realizzata in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e la Fondazione CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux, e Walter Guadagnini, direttori delle rispettive Fondazioni.

Per la prima volta viene documentato in maniera esaustiva e approfondita il rapporto tra colui che è stato definito “l’occhio del secolo” e l’Italia. Attraverso circa 200 fotografie e numerosi documenti – giornali, riviste, volumi, lettere -, la mostra ripercorre le tappe di un rapporto iniziato prestissimo, già negli anni Trenta, e proseguito sino al momento in cui Cartier-Bresson ha abbandonato la fotografia, negli anni Settanta.

Scandita cronologicamente, la mostra inizia con il primo viaggio italiano avvenuto all’inizio degli anni Trenta da un giovanissimo Cartier-Bresson (nato nel 1908), che aveva appena abbandonato definitivamente la pittura per la fotografia, in compagnia dell’amico André Pieyre de Mandiargues, giovane poeta e scrittore, e della sua compagna, la pittrice Leonor Fini. Da questo viaggio di piacere, il fotografo scatta alcune delle sue immagini più famose, tutte presenti nella sezione di apertura della mostra.

Il secondo viaggio, non meno significativo, avviene all’inizio degli anni Cinquanta e tocca l’Abruzzo e la Lucania, allora terre di grande interesse culturale, sociologico e per l’appunto fotografico, emblema di quel Sud in cui si affrontavano tradizione e modernità, povertà e cambiamenti sociali. Figura centrale nella costruzione dell’immagine del Sud e in particolare di queste regioni è lo scrittore e pittore Carlo Levi, riferimento fondamentale per i tanti fotografi, italiani e stranieri, che si muovono tra Matera e i paesi del territorio, tra cui Scanno nei pressi di L’Aquila, divenuta celebre proprio grazie agli scatti di Cartier-Bresson e più tardi di Giacomelli. Particolarmente interessanti, anche dal punto di vista storico, sono le immagini della distribuzione delle terre, un momento cruciale nella storia recente del Paese.

Divenuto ormai una leggenda vivente della fotografia, Cartier-Bresson ritorna a più riprese in Italia tra gli anni Cinquanta e Sessanta realizzando servizi per le grandi riviste illustrate dell’epoca, tra cui “Holiday” e “Harper’s Bazaar”, dedicati soprattutto a Roma, Napoli, Venezia, le grandi città che suscitano l’interesse dei lettori stranieri, e a Ischia e alla Sardegna, tappe che permettono al fotografo di esercitare il suo sguardo sugli usi e i costumi del paese e dei suoi abitanti. In particolare, i diversi scatti realizzati a Roma restituiscono appieno il clima di quegli anni e la specificità di un paese non ancora omologato alla dominante cultura proveniente da oltreoceano. Alcune di queste immagini confluiscono non a caso in uno dei libri più noti del fotografo, “Les Européens” (1955), nel quale si racconta la nuova Europa che è ormai in pieno sviluppo dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

La mostra ha i suoi ultimi sviluppi e la sua chiusura con le immagini dei primi anni Settanta dedicate ancora a Matera, un vero e proprio ritorno sui luoghi frequentati vent’anni prima, in cui è facile leggere continuità e discontinuità del tempo, l’avanzare della modernità e la persistenza delle identità locali, e con quelle dedicate al mondo del lavoro industriale, tra Olivetti e Alfa Romeo, che spostano invece l’attenzione specificamente sulle nuove modalità di vita del periodo.

La mostra è composta di opere vintage provenienti dalla Fondation Cartier-Bresson, ed è accompagnata da testi esplicativi in ogni sala e da un catalogo, edito da Dario Cimorelli Editore, che riporta tutte le opere esposte, i saggi dei due curatori e di Carmela Biscaglia, quest’ultimo dedicato alle vicende e ai personaggi che hanno reso unico il rapporto di Cartier-Bresson con la Basilicata.   

28 Settembre 2024 – 26 gennaio 2025 – Rovigo, Palazzo Roverella

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TINA MODOTTI

Tina Modotti, <em>Donna di Tehuantepec</em>, Messico, 1929 ca.
Tina Modotti, Donna di Tehuantepec, Messico, 1929 ca.

“[…] Ma non voglio parlare di me. Desidero parlare soltanto di fotografia e di ciò che possiamo realizzare con l’obiettivo. Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore.” Tina Modotti, 1926 Dal 26 settembre 2024 al 16 febbraio 2025, le sale di Palazzo Pallavicini di Bologna ospiteranno una mostra dedicata alla fotografia di Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942), esponente di spicco della fotografia e dell’attivismo politico della prima metà del Novecento. 

Organizzata e realizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci della Pallavicini s.r.l., unitamente al Comitato Tina Modotti, l’esposizione, a cura di Francesca Bogliolo, intende ripercorrere, attraverso una raffinata selezione di circa cento opere e di alcuni preziosi documenti, la vicenda umana di una donna coraggiosa e anticonformista, che ha saputo farsi interprete del sentimento del proprio tempo, elaborando una poetica della verità foriera di valori umani capaci di oltrepassare i limiti dello spazio e del tempo.

Indipendente, libera, moderna, Tina Modotti coniugò l’amore per l’arte e quello per il vero al proprio ardore politico, che ne guidò le scelte e gli interventi da militante, con la volontà di contribuire alla creazione di un mondo migliore. In dialogo continuo con artisti e intellettuali durante l’evolversi dei suoi periodi espressivi, la Modotti sviluppò un linguaggio fotografico dal tono intimistico, capace di indagare le contraddizioni della realtà per penetrarne la lirica segreta. La totalità degli scatti esposti in mostra svela, fin da principio, un nuovo modo di osservare la realtà, partecipe della fuggevolezza dei suoi istanti: il percorso articolato lungo le sale desidera invitare l’osservatore al dialogo con la propria personale concezione del tempo, talvolta immobile e attonito, talora fugace e inafferrabile.

Quello che emerge con forza è una Tina felice e libera (felice perché è libera), come scrive lei stessa a Weston nell’aprile del 1925: una donna dall’intelletto vivace e dalla sorprendente capacità di introspezione, la cui natura poliedrica appare capace di orientarne le scelte. Articolato in sei sezioni, il percorso espositivo si propone di mostrare al pubblico le infinite sfaccettature di una fotografa abile nel tralasciare l’estetica per dedicarsi all’etica, sviluppando un codice visivo eloquente e personale, delineatosi ed evolutosi in un tempo brevissimo, pur tuttavia capace di lasciare traccia indelebile nel patrimonio storico e fotografico della prima metà del secolo scorso. Il continuo dialogo con le fotografie di Edward Weston, riverbero di un fitto scambio epistolare intercorso tra i due artisti, narra l’ossessione di Tina per la qualità fotografica e la sua volontà, reiterata in una dichiarazione del 1929, di registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti.

Numerose le fotografie biografiche, intrise di potenza narrativa, tra le quali si affacciano i volti di alcune personalità note dell’epoca e della dimensione artistica in cui la Modotti immerse la sua anima e seppe trovare la sua ispirazione: il fotografo e suo mentore Edward Weston, gli artisti Diego Rivera e Frida Kahlo, l’attrice Dolores del Rio, il giornalista rivoluzionario Julio Antonio Mella, il politico Vittorio Vidali. Nell’ottica di un appassionato e sincero attivismo, Tina utilizzò il mezzo fotografico come estensione del proprio occhio, strumento di indagine e denuncia sociale, con una coerenza espressiva capace di travalicare l’arte per consegnarla in dono alla vita,  quella vita che, a suo stesso dire, lottava continuamente per predominare l’arte.

Una vera e propria metamorfosi della vita in arte, che trova la sua trasposizione fotografica nelle celebri calle e nelle delicate geometrie esposte, che Tina tenta di convertire in astrazione per poterle conservare nella memoria, tralasciando gli elementi superflui per giungere, con fervore, al nucleo del sentimento. L’intensità della passione che guida la mano e l’occhio di Tina si ritrova tra i visi e le mani del popolo messicano, protagonisti di un’intera sezione, testimoni di una volontà di cambiamento e di una necessaria presa di coscienza, che nella sua visione assurgono a icone di possibilità di riscatto sociale. 

Vita, arte e rivoluzione: queste le parole chiave degli scatti che colgono i simboli della lotta di classe, i lavoratori, le donne del popolo, gli assembramenti, i dettagli. Intense le istantanee delle donne di Tehuantepec che, camminando velocemente per natura, raccontano la volontà di Tina di ricercare in una società antica una nuova verità e un senso poetico che divengano per lei inesauribile linfa creativa; austeri, in tal senso, gli sguardi dei bambini, che sembrano penetrare l’obiettivo nel tentativo di raggiungere l’anima di chi scatta. 

A chiudere la mostra, infine, una selezione di ritratti di Tina, tra cui alcuni di quelli da lei definiti immortali, realizzati da Edward Weston. Nell’osservarli, sembra udirsi l’eco delle parole di Federico Marin, che la descrisse come “una bellezza misteriosa, priva di volgarità […], ma non allegra, bensì austera, terribilmente austera. Non malinconica, né tragica”. 

Fascino e mistero restano tuttora intatti, poiché le parole scritte nelle lettere, il suo peculiare sguardo, l’ardita sperimentazione, collocano Tina Modotti tra i più grandi interpreti della realtà della condizione umana, colta nelle sue infinite sfaccettature. La natura immersiva dei suoi scatti, derivante da un’innata empatia verso i soggetti, si fa voce capace di narrare a chi guarda l’infinita varietà del mondo e, contemporaneamente, la sua universalità.

Dal 26 Settembre 2024 al 16 Febbraio 2025 – Palazzo Pallavicini – Bologna

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Sole a Mezzanotte – Francesco Caggese

Può il sole splendere a mezzanotte?
Una pianta riesce a generare sempre fiori bellissimi, anche quando ha vissuto molti frammenti di vita, se ce ne si prende cura.
Il progetto fotografico “Sole a mezzanotte” realizzato nella “Fondazione Casa di Riposo San Giovanni di Dio Onlus” a Troia (FG), rappresenta una qualsiasi situazione similare e nasce dal desiderio di raccontare il bisogno di affetto di chi, nonostante l’inverno della mente e del corpo, ha sempre il cuore in fiore. Il corpo invecchia, la mente può perdere la sua limpidezza ma la linfa che alimenta la vita di ogni creatura, l’amore, non muore mai!
Sono occhi che sperano la segreta speranza di vedere qualcuno che li vada a trovare e che gli riscaldi il cuore.
C’è ancora tanto amore che possono generare e i loro cuori possono ringiovanire di fronte all’amore.
Non lasciamoli soli sul finire del giorno, ma illuminiamo la loro mezzanotte.

Dal 14 al 21 settembre – Palazzetto dell’Arte – Foggia

PhEST – Festival internazionale di fotografia e arte

9 settembre – 1° novembre (Monopoli, Puglia)

VII edizione

Tema: FUTURO

Gli artisti internazionali confermati:
Nick Brandt, Alexander Gronsky, Davide Monteleone, Erik Kessels,
Bil Zelman, Arko Datto, Işık Kaya + Thomas Georg Blank,
Frederik Heyman, Emanuela Colombo + Michela Benaglia,

Marcel Top, Quinn Russell Brown, Manuela Schirra + Fabrizio Giraldi,
Francesco Tosini,  Noeltan Arts, Sano/Sano, Lisetta Carmi

3 residenze artistiche:

Matteo Balsamini – Il Futuro in Puglia

Alessandro Cracolici – PhACES – Progetto di Arte generativa

Piero Percoco / Sam Youkilis – Live From Monopoli

Roma, 22 giugno 2022PhEST – See Beyond the Sea, si conferma un luogo di forte attrazione per quanti per studio, passione e professione hanno interesse per il mondo della fotografia e dell’arte. Al via dal 9 settembre al 1° novembre a Monopoli in Puglia, la settima edizione del Festival internazionale di fotografia e arte ideato e diretto da Giovanni Troilo, in collaborazione con la curatrice Arianna Rinaldo. Oltre 20 esposizioni di alcuni tra i più quotati artisti di diverse nazionalità: Olanda, Inghilterra, USA, India, Turchia, Germania, Ucraina, Russia, Belgio, e altri. E ancora 3 residenze artistiche e letture portfolio gratuite con alcuni tra i più influenti esperti del settore. Ancora una volta, per quasi due mesi PhEST trasformerà le vie, gli spazi e i palazzi della città in un’esposizione a cielo aperto, portando a Monopoli il meglio della fotografia e dell’arte da tutto il mondo a indagare il tema dell’anno: “FUTURO”. Sarà l’occasione per evocare l’interconnessione tra differenti piani temporali immaginando un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dagli algoritmi. «Proveremo a declinare il tema in ogni modo possibile non solo dal punto di vista dei contenuti con più di 20 mostre dedicate al Futuro, ma quest’anno più che mai anche dal punto di vista della forma con l’uso nelle esposizioni di ledwall, VR, fotogrammetria, AI, robot, proiezioni immersive, realtà aumentata, riconoscimento facciale…» sottolineano gli organizzatori del festival.

Ecco i primi nomi degli artisti che hanno confermato la loro presenza a PhEST dove saranno coinvolti in mostre, talk, proiezioni e visite guidate:

Nick Brandt nel 2010 ha co-fondato la Big Life Foundation, un’organizzazione no-profit che impiega più di 300 ranger locali per proteggere 1,6 milioni di acri in Kenya e Tanzania. “The Day May Break” è un progetto globale che ritrae persone e animali colpiti dalla distruzione ambientale. https://www.nickbrandt.com

Alexander Gronsky è un’artista che vive e lavora in Russia la cui pratica fotografica si concentra su paesaggi che documentano un mondo in costante ripetizione di se stesso, catturando anche il grottesco. PhEST ospita “Reenact/Repeat” una serie di immagini di rievocazioni militari in Ucraina e Russia: una riflessione sull’anticipazione dei desideri nelle nostre società. https://www.alexandergronsky.com/work

Davide Monteleone è un artista visivo, National Geographic Fellow, i cui temi ricorrenti includono geopolitica, geografia, identità, dati e tecnologia. A PhEST propone “Sinomocene”, un progetto “data-driven” che prende spunto dalla documentazione dell’iniziativa cinese denominata “Belt and Road” o “New Silk Road” per indagare più ampiamente i temi delle nuove forme di colonialismo, della globalizzazione e del rapporto tra poteri e individui.

https://davidemonteleone.com/projects#/sinomocene

Erik Kessels, designer e curatore olandese, ha pubblicato oltre 75 libri delle sue immagini “riappropriate”, è editore della rivista di fotografia alternativa “Useful Photography” e ha scritto il bestseller internazionale “Failed It!”. Definito “stregone visivo” da Time Magazine e “antropologo moderno” da Vogue, Kessels sarà presente a PhEST con una mostra inedita in Italia. https://www.erikkessels.com

Bil Zelman è giornalista, fotografo e direttore commerciale. Con “And Here We Are” esamina la condizione del nostro paesaggio in rapido cambiamento, l’impatto punitivo delle specie non autoctone e invasive e i fragili spazi in cui l’uomo e la natura si scontrano. http://bilzelman.com/

Arko Datto è nato in India e ha studiato fisica e matematica a Parigi prima di avvicinarsi alla fotografia in Danimarca. Il suo lavoro è apparso tra gli altri su Time Magazine, National Geographic e Newsweek. PhEST ospita “Where Do We Go When The Final Wave Hits”, una sua esplorazione notturna che ritrae la precarietà dell’essere umano in balia del cambiamento climatico alla foce del Ganga-Brahmaputra-Meghna, il delta più grande del mondo. https://www.lensculture.com/arko-datto

Ișık Kaya, artista turca che indaga la maniera in cui gli esseri umani modellano il paesaggio contemporaneo, e Thomas Georg Blank, fotografo tedesco che si muove tra ricerca e interpretazioni speculative su immaginario individuale e collettivo, presentano “Second Nature”, una ricerca visiva sulla mimetizzazione delle torri cellulari sollevando interrogativi sul rapporto tra uomo e natura. http://isikkaya.com/second-nature/

Frederik Heyman è un artista e fotografo belga. Il suo lavoro, inatteso e surreale, elimina i confini tra fotografia, graphic design e space shaping. Con molte distorsioni (reali o digitali), Heyman crea un mondo destrutturato e affascinante. https://frederikheyman.com

Emanuela Colombo e Michela Benaglia si sono conosciute nel 2014 e da allora lavorano insieme a vari progetti fotografici. “Beatle in the Box” indaga l’uso degli insetti come risorsa alimentare, possibile risposta all’aumento globale della popolazione su un pianeta con risorse sempre più scarse, inquinamento delle acque, deforestazione e surriscaldamento.

 http://www.emanuelacolombo.com/?p=862

Beatle in the Box (gallery)

Marcel Top è un fotografo belga che esplora i limiti e i confini della fotografia. Con il progetto “Sara Hodges” mette in discussione l’uso delle tecnologie di sorveglianza di massa, esponendo la possibile minaccia che rappresentano. Sara Hodges è una cittadina americana inesistente, generata da un algoritmo raccogliendo oltre 50.000 post su Instagram che utilizzavano l’hashtag #iloveamerica. https://www.marceltop.com/sara-hodges

Quinn Russell Brown è un fotografo editoriale e commerciale di Filadelfia che si occupa di ritratti e still life. “Rewind” è un insieme di immagini impattanti che ci mettono di fronte al fatto che nel mondo tecnologico il futuro diventa velocemente passato. Una riflessione, con un tocco di nostalgia, sulla rapidità del progresso e i paradossi dell’evoluzione umana. https://quinnrussellbrown.com

Manuela Schirra e Fabrizio Giraldi sono un duo di artisti visivi che lavora su ambiente, energia e futuro. Il progetto “Da pietra a bosco” documenta il piano di riforestazione del Carso, ideato 200 anni fa, a oggi, il primo e più grande di cui si abbia testimonianza. Presentato all’Expo di Parigi del 1900, gli esiti di questo piano sono un’occasione unica per comprendere le potenzialità del rimboschimento di un ambiente inospitale. Schirra/Giraldi

Francesco Tosini artista multimediale, vive e lavora a Milano. La sua pratica artistica si concentra sulla visualizzazione dell’energia intrinseca in meccanismi naturali, come la morfogenesi, in relazione con il digitale. Utilizza 3d, software generativi e tecnologie analogiche per produrre immagini in movimento che fanno dialogare mondo virtuale e fisico. C’è molta attesa verso “Cielofuturo”, l’installazione site-specific che porterà a PhEST, risultato ultimo di una ricerca verticale sul video feedback iniziata nel 2016. FrancescoTosini/CieloFuturo

Noeltan Arts presenta “MaTerre VR Experience”, un film collettivo in cinque episodi tra tradizione, ecologia e innovazione. Un’esperienza prototipale di cinema di poesia che va oltre il cinema sfruttando le nuove tecnologie immersive VR. Ambientato tra i Sassi e lo struggente Parco delle Chiese Rupestri di Matera, il film rende i luoghi parlanti e le millenarie pietre di Matera Capitale Europea della Cultura, cassa di risonanza di un inno cross-disciplinare all’Europa dei popoli senza frontiere. http://www.noeltan.it/materre-vr-experience-online/

2021 è un progetto artistico pluridisciplinare ideato dal collettivo artistico Sano/sano, composto da Giorgio Di Palma e Dario Miale, rispettivamente ceramista e fotografo di Grottaglie. Nel 2018, dopo la notizia dell’imminente costruzione del primo spazioporto europeo sul territorio di Grottaglie, il duo ha iniziato ad attivarsi con l’intento di annullare le distanze tra spazio e terra che potessero includere tutta la comunità locale. A PhEST presentano un’installazione site specific che riprende alcuni interventi realizzati nel 2021 all’interno della Cantina Sociale Pruvas di Grottaglie. https://sanosano.it

Da segnalare quest’anno la collaborazione con “Panorama”, mostra itinerante diffusa organizzata dal consorzio ITALICS, che riunisce circa settanta tra le più autorevoli gallerie d’arte antica, moderna e contemporanea attive in Italia, e curata da Vincenzo de Bellis a Monopoli dal 1 al 4 settembre 2022, che porterà a PhEST una mostra dedicata a Lisetta Carmi con fotografie inedite scattate in Puglia, per festeggiare la carriera e l’opera dell’artista e il conferimento dell’Italics d’Oro. Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio 1924, in un’agiata famiglia borghese. A causa delle leggi razziali è costretta a rifugiarsi in Svizzera. Nel 1945 torna in Italia e si diploma al conservatorio di Milano. Negli anni seguenti tiene una serie di concerti ma nel 1960 interrompe la carriera concertistica e, proprio in Puglia, dove in seguito sceglierà di vivere e lavorare stabilendosi a Cisternino, si avvicina alla fotografia trasformandola in una vera e propria professione.

PhEST accoglierà tre prestigiose residenze artistiche:

  1. Mattia Balsamini, uno tra i più apprezzati fotografi emergenti del panorama internazionale, rifletterà sul tema dell’anno conIl Futuro in Puglia, un lavoro inedito in residenza. Dopo gli studi a Los Angeles e i primi lavori presso lo studio di David LaChapelle, Balsamini concentra la sua attenzione sulla tecnologia e le sue implicazioni sociologiche, approcciando il lavoro come fattore di identità dell’uomo.
  1. Alessandro Cracolici – PhACES – progetto di Arte generativa

PhACES è la faccia di tutti noi, e al contempo un volto che non esiste. Un’opera d’arte decentralizzata, dove l’artista è la community e il suo volto l’unione di tutti i volti dei visitatori di PhEST. PhACES è un’opera installativa interattiva che mostrerà animazioni di morphing (di trasformazione) di volti umani generati da un’Intelligenza Artificiale. L’AI sarà allenata in crowdsourcing, ovvero attraverso l’invio volontario di foto da parte dei fan prima attraverso una social call a partire da metà luglio e poi in presenza, durante il festival. Chi contribuirà sarà ricompensato con un NFT dell’opera alla fine del festival.

  1. Piero Percoco + Sam Youkilis – Live From Monopoli

In una instant residency l’inedito duo racconterà sui social la città di Monopoli e i suoi abitanti nelle giornate che precedono l’arrivo di PhEST in città. Il risultato della residenza sarà pubblicato sui social e presentato con una talk durante le giornate inaugurali.

Intanto PhEST ha chiuso con grande successo la sua POP-UP Open Call, il contest internazionale promosso insieme a LensCulture e in collaborazione con Leica Akademie Italy, per il quale sono stati presentati 454 progetti da 50 paesi per uno showcase di oltre 4000 immagini. I vincitori verranno annunciati nelle prossime settimane. Uno di loro sarà protagonista di una mostra personale nella edizione di PhEST 2022.

Ad aprire il Festival il 10 e l’11 settembre, le Letture Portfolio che porteranno a Monopoli alcuni tra i più rappresentativi esperti del settore. Il confronto tra alte professionalità e fotografi aspiranti, emergenti e consolidati rappresenta un’attività di grande prospettiva per un festival di livello. Questi i lettori che hanno già confermato la propria presenza:

  • Ronan Deshaies – Photo editor multimedia, M, Le Magazine du Monde, Le Monde, Francia
  • Emma Bowkett  – Direttrice della fotografia, FT Weekend Magazine, Financial Times, UK
  • Jim Casper – Caporedattore e fondatore, LensCulture, Olanda
  • Maysa Moroni – Photo editor, Internazionale e L’Essenziale, Italia
  • Chiara Bardelli Nonino – Senior Visual Editor, Vogue Italia
  • ●        Carol Körting – Photo editor LFI  (Leica Fotografie International), Germania
  • Maurizio Beucci – Head of Leica Akademie, Italia

PhEST – See Beyond the Sea è prodotto e promosso dall’associazione culturale PhEST, con il sostegno della Regione Puglia e del Comune di Monopoli.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha elogiato la proposta culturale della manifestazione: «Un programma con fotografi di fama internazionale, residenze artistiche sul territorio, letture portfolio con alcuni tra gli editor più importanti da tutto il mondo, ricadute turistiche economiche e lavorative per tanti giovani pugliesi nella loro terra. Tutto questo è PhEST il festival internazionale di fotografia e arte che rende ancora una volta Monopoli un crocevia della cultura mondiale e che la Regione Puglia sostiene con convinzione e entusiasmo. Quest’anno il festival torna a settembre e prosegue quindi nel solco della destagionalizzazione su cui da anni la nostra regione investe. Perché la Puglia è bella sempre, non solo in estate».

«Siamo al settimo anno con PhEST che in questo 2022 guarda al futuro quale segno di speranza dopo un lungo periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da pandemia. Da sette anni Phest è un appuntamento irrinunciabile per la Città di Monopoli e sul quale decidiamo di continuare ad investire ogni anno perché ha uno spazio importante nella nostra programmazione, attirando visitatori da ogni parte d’Italia e non solo. Un museo a cielo aperto nei luoghi simbolo di Monopoli in un percorso che consente al visitatore di ammirare le opere scoprendo le bellezze naturali e architettoniche della nostra città. E la partenza sul finire dell’estate consente di destagionalizzare il flusso turistico per una Monopoli che sia accogliente e accattivante tutto l’anno», afferma il Sindaco Angelo Annese.

Festival internazionale di fotografia e arte, nato nel 2016 a Monopoli in Puglia, PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo. Un modo per restituire voce propria alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, ridefinendo un nuovo immaginario.

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