Gianni Berengo Gardin. Da avere nella propria collezione.

Stories of photographerGianni Berengo GardinReportage in Sardegna 1968-2006Gianni Berengo Gardin, inediti ( o quasi )ManicomiVenezia e le grandi naviIl gioco delle perle di VeneziaStorie di un fotografoIn festa. Viaggio nella cultura popolare ItalianaVera fotografiaLa selezione dei libri scelti per voi continua, dopo Gabriele Basilico, un altro famosissimo autore italiano, Gianni Berengo Gardin. Ecco tutti i libri che abbiamo trovato!

Ciao, grazie.

Giovanni

 

1

Il volume presenta una completa antologia di Berengo Gardin. Duecentocinquanta immagini, divise in 11 sezioni, introdotte ognuna da un breve testo di Sandro Fusina, permettono di apprezzarne pienamente lo sguardo curioso e attento. In cinquanta anni di viaggi e lavoro, in Italia e nel mondo, il patrimonio visivo di Berengo Gardin, esposto in innumerevoli mostre, e custodito nei più importanti musei, costituisce una documentazione unica e irripetibile del nostro tempo. Questo libro è il racconto di una vita in fotografia, accompagnato da tre dialoghi dell’autore: su di sé con Goffredo Fofi, sulle sue foto con Frank Horvat, sui suoi libri con Floriana Pagano.

Gianni Berengo Gardin   Editore: Contrasto


 

2

Vera fotografia è il timbro che autentica il retro di ogni stampa fotografica di Gianni Berengo Gardin. Ma è soprattutto la chiave per farci comprendere quanto le sue immagini siano “vere” e non “illustrazioni”, come direbbe lui. Non frutto di elaborate manipolazioni, ma frammenti di realtà colti da uno sguardo attento e partecipe. Dalla Venezia degli anni Cinquanta (la sua città) fino alle fotografie più recenti dedicate alle Grandi Navi nella Laguna, il percorso del volume, e della mostra collegata, è insieme tematico e filologico. E dal momento che le opere di Berengo Gardin hanno raccontato un’epoca e costruito una visione, alcuni testimoni eccellenti (intellettuali, colleghi, registi, artisti, architetti…) hanno scelto e commentato ognuno una fotografia diversa, estratta dall’immenso archivio. Le 24 immagini commentate permettono ancor di più di ragionare sul valore della testimonianza sociale ed estetica di un grande maestro italiano.

Vera fotografia   Editore: Contrasto


 

3

“Cosa sia veramente la festa e impossibile dirlo. Si può solo mostrarlo. Quella compresenza di solennità e di gioco, di tradizione e di irrisione, di religione e di trasgressione, di esaltazione e di introspezione, di ricordanza e di licenza, di corporeità e di spiritualità, che è l’essenza del fenomeno festivo non si lascia afferrare dalle parole, ma in compenso resta imprigionata nell’obiettivo fotografico. Ne sono la prova questi bellissimi scatti di Gianni Berengo Gardin, che non si limitano a fornirci delle splendide immagini di questa o quella ricorrenza. Ma catturano proprio l’essenza universale della Festlichkeit, quell’ombra del passato che sorge e ritorna sempre nel dì di festa, come scrive Leopardi nel più vertiginoso dei suoi Pensieri. È l’ombra della società che risorge. Ci sta davanti come una visione, nostra e non più nostra. E squaderna le sue architetture materiali e immateriali di fronte all’occhio del fotografo.” (Dall’introduzione di Marino Niola)

In festa. Viaggio nella cultura popolare Italiana   Editore: Contrasto


 

4

Con occhio sempre vigile, attento a cogliere le svolte della storia, così come i passaggi minimi, più discreti del reale, Berengo Gardin ha narrato – e continua a farlo – avvenimenti cha hanno marcato in profondità la storia del nostro paese, sotto molteplici punti di vista. Le sue immagini sono uno spaccato della vita politica, sociale, economica e culturale dell’Italia dagli anni del boom a oggi, sia nei suoi risvolti felici, sia nelle sue pieghe drammatiche e a volte tragiche. Ma in ogni situazione non importa dove o impegnato in che cosa, Berengo Gardin cerca – e trova – l’uomo. Per quanto i suoi soggetti possano essere marginalizzati, isolati, dimenticati, disinteressati, occupati, arrabbiati, abbattuti, distanti o inconsapevoli, il fotografo non reagisce mai con sguardo accusatore, indagatore o paternalistico. Tuttavia sceglie – e dichiara – sempre una parte, prende posizione, si schiera a sostegno di un ideale, che pone al centro l’essere umano con la sua dignità, al di là delle contingenze.

Storie di un fotografo  Editore: Marsilio


 

5

In una delle avventure più amate di Corto Maltese, “Favola di Venezia”, il marinaio viene spinto dal misterioso Baron Corvo a ricercare un magico smeraldo. Parte così una caccia al tesoro che oggi, a quarant’anni di distanza dalla pubblicazione di quella storia, Gianni Berengo Gardin ha deciso di ripercorrere, facendosi guidare da due cultori dell’opera di Hugo Pratt: il fotografo Marco D’Anna e lo scrittore Marco Steiner. La seducente freschezza del segno di Pratt si lega all’intensa umanità degli scatti di Berengo Gardin, mentre D’Anna e Steiner seguono e guidano l’obiettivo del fotografo nei luoghi alle radici della leggenda di Corto. Un libro d’immagini come perle, legate da un leggero filo di parole.

Il gioco delle perle di Venezia  Editore:  Rizzoli Lizard


 

6

Il volume raccoglie le fotografie realizzate da Gianni Berengo Gardin nel bianco e nero rigoroso, sincero e perfetto di sempre, scattate dal fotografo tra il 2012 e il 2014. Immagini che testimoniano il quotidiano usurpante passaggio di mastodontiche navi da crociera nella laguna di Venezia. Sono lunghi due volte Piazza San Marco e alti una volta e mezzo Palazzo Ducale: i nuovi “visitatori” di Venezia sono le grandi navi da crociera che passano lungo il Canale della Giudecca e nel Bacino San Marco, e irrompono a scombussolare, anche solo nel momento del loro transito, l’abituale scenario cittadino. Gianni Berengo Gardin ha seguito il percorso di queste grandi navi, ingombranti e voluminose, documentando il loro apparire e scomparire sull’orizzonte della laguna. Il libro è arricchito da un testo di Andrea Carandini, Presidente del Fai, da una riflessione di Vittorio Gregotti e da un intervento di Camilla Bianchini d’Alberigo.

Venezia e le grandi navi  Editore: Contrasto


 

7

“Si era nel sessantotto. Franco Basaglia si batteva per la chiusura dei manicomi e insieme a Carla Cerati, fotografa milanese, avevamo realizzato delle fotografie per L’Espresso sui manicomi. Vedendole, Basaglia rimase allibito. Si trattava di fotografie mai viste prima in Italia. Così, abbiamo deciso di farne un libro, ‘Morire di classe’, che, con l’aggiunta di testi di Basaglia, ha fatto conoscere all’Italia le condizioni tragiche di questi malati.” In questo modo Gianni Berengo Gardin, in un testo recente, ricorda la genesi di uno dei lavori più forti, decisi e importanti della storia del fotogiornalismo italiano. La fotografia entrava in strutture proverbialmente chiuse e faceva luce – nel vero senso del termine – su condizioni e situazioni che non dovevano essere mostrate. Il sessantotto della fotografia italiana passava anche per queste immagini e attraverso un lavoro così prettamente sociale, riscopriva una sua urgenza, una centralità, un valore e una necessità intrinseca che poi è quella di rivelare, indicare e, come in questo caso, indignare. A distanza di anni, rivedere la documentazione completa realizzata da Gianni Berengo Gardin in quell’occasione – muovendosi con Carla Cerati e poi anche da solo in diverse strutture italiane, da Gorizia a Trieste, da Parma a Firenze e a Siena – permette di recuperare il senso di un lavoro straordinario.

Manicomi   Editore: Contrasto


 

8

Questo volume raccoglie 87 tra le più sorprendenti e inedite perle di Berengo Gardin. Fotografie mai viste insieme e altre poco note, tutte rivelano, dalla prima all’ultima, il tocco geniale del grande artigiano, la sapienza del narratore attento che riesce sempre a sorprendere e a meravigliare con la forza del suo sguardo. Nella lunga narrazione fotografica che con determinazione e passione Gianni Berengo Gardin ha costruito in questi ultimi cinquant’anni, molte immagini sono rimaste indietro, sepolte sotto altre più celebri o più rapidamente celebrate; dimenticate o semplicemente non viste con la dovuta importanza. Molte sono rimaste inedite. O almeno, quasi inedite. L’opera è arricchita da una preziosa sezione dedicata alla vita privata in cui il maestro in un colloquio con Alessandra Mauro commenta le immagini che lo ritraggono con altri fotografi, e racconta aneddoti ed esperienze condivise con amici e colleghi, veri e propri compagni di strada.

Gianni Berengo Gardin, inediti ( o quasi )   Editore: Contrasto


 

9

Immagini che scavano nel passato. E frugano nelle tasche dei ricordi. Composte, equilibrate, emozionanti. Gianni Berengo Gardin non è mai banale. Non fa uso di filtri o di chimica deformante. Le sue foto sono semplici in apparenza. Animate dalla presenza di corpi liberi, da prospettive ammaestrate, dove le fughe e le linee sono i mattoni per costruire una storia di luci e ombre. I suoi reportage in Sardegna assecondano gli orizzonti, i gesti della gente, non smussano gli angoli ma ci mostrano l’altra faccia della verità sociale del tempo. E tutto è ancora qui, in queste visioni dove non v’è rimpianto: il tempo non esiste dietro un obiettivo, il respiro calmo e l’occhio attento alle sfumature del mondo.

Reportage in Sardegna 1968-2006     Editore: Imago Multimedia


 

10

Gianni Berengo Gardin ha alle spalle cinquant’anni di fotografia. Anzi mezzo secolo, come preferisce definirli. Perché cinquant’anni sono tanti mentre mezzo secolo suona come un pezzetto di storia. E il concetto di storia, legato al tempo e agli eventi degli uomini, non può non piacere a un maestro dell’immagine. La storia raccontata dalle immagini di Berengo si snoda in un mondo in bianco e nero, fatto di volti, gesti, paesaggi, architetture, eventi quotidiani, nel quale il fluire del tempo sembra fermarsi. In questo consiste il segreto della modernità dell’opera di Berengo: nella capacità di conservare inalterato uno sguardo classico e allo stesso tempo di accettare tutti gli incontri, tutte le sfide che la realtà contemporanea mette sul suo cammino.

Gianni Berengo Gardin   Editore: Contrasto


 

11

Gli scatti visionari e creativi della realtà di ogni giorno di un “bambino” del nostro tempo. Considerato da molti dei uno dei più rappresentativi fotografi italiani, per quasi cinquant’anni Gianni Berengo Gardin è stato un narratore attento della vita quotidiana, in tutti i suoi molteplici aspetti e nella sua evoluzione, avendo immortalato la storia dell’Italia in oltre 1.250.000 immagini. Per il suo lavoro, preferisce il bianco e nero perché il colore distrae il fotografo e lo spettatore.  Le immagini sono ciò che conta. Persone, oggetti, monumenti storici. Immagini concrete, mai astratte, ma soprattutto immagini reali. È difficile non percepire la componente creativa e visionaria delle sue istantanee.

Stories of photographer   Editore: Rizzoli International Publications


 

La guida di New York basata sulle fotografie di Weegee. Fantastica!

La New York di Weegee, 70 anni dopo. Lavoro interessantissimo sulla città.

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I libri fotografici su New York sono un genere di particolare successo, che mostrino la città nel presente o nel passato, che siano il lavoro di fotografi emergenti o prestigiosi. Tra questi ultimi c’è sicuramente Weegee, il più famoso fotoreporter di cronaca nera nella New York degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, che ha ritratto la città in centinaia di scatti: molti saranno pubblicati nella Guida di Weegee a New York, che uscirà il 30 marzo per la casa editrice Prestel.

Le immagini, in bianco e nero, mostrano una città con poco traffico, pochi manifesti pubblicitari e molto fascino. La guida di Weegee – che per ora è soltanto in inglese, con il titolo The Weegee Guide to New York: Roaming the City with its Greatest Tabloid Photographer – è divisa in 11 sezioni, ognuna dedicata a un quartiere di New York. Le fotografie sono accompagnate da mappe, precise indicazioni e dettagliate descrizioni del punto esatto in cui Weegee si trovava al momento dello scatto. Le indicazioni sono così precise che Mark Lennihan, fotografo dell’International Center of Photography – che conserva oltre 20.000 fotografie di Weegee – ha fotografato la città com’è ora, pochi giorni fa, posizionandosi nello stesso punto.

Philomena Mariani, direttrice delle pubblicazioni dell’International Center of Photography e curatrice del libro, ha spiegato che «lo skyline di New York è incredibilmente cambiato dai tempi di Weegee, il turbinio delle costruzione di grattacieli ha nascosto negli ultimi anni molti degli storici palazzi di New York. Per questo libro abbiamo quindi scelto fotografie che mostrassero l’ambiente e la vita quotidiana della New York dell’epoca».
Weege, il cui vero nome era Arthur Felling, è famoso per aver raccontato la New York notturna di quegli anni, e soprattutto per essere stato un rapido, abile e famoso fotografo di scene del crimine. Proprio dalla sua bravura come fotografo di cronaca nera nasce il suo soprannome: “Weegee” deriva infatti da ouija, la tavoletta con le lettere dell’alfabeto utilizzata nelle sedute spiritiche. Il soprannome alludeva al fatto che la rapidità del fotografo fosse spiegabile solo con una capacità di preveggenza.
Il suo vero nome era Ascher Fellig: era nato nel 1899 a Leopoli, che ora si trova in Ucraina ma all’epoca faceva parte dell’Impero astroungarico. Emigrò con la famiglia a New York nel 1909, dove cambiò nome in Arthur e a 14 anni iniziò a lavorare come fotografo. Nel 1934 si licenziò dalla Acme Newspictures (che sarebbe poi diventata la United Press International Photos) – dov’era assunto come tecnico della camera oscura – e si mise a fare il freelance: bazzicava nel quartier generale della polizia di New York e appena arrivava la notizia di un delitto “interessante” ci si fiondava per scattare le foto e poi venderle. Nel 1938 ottenne il permesso di installare una radio della polizia nella sua auto, nel cui bagagliaio aveva anche allestito una piccola camera oscura, e riuscì a velocizzare ancora di più il suo lavoro.
Weegee è stato anche fotografo di moda, di star del cinema, di gente nei cinema, e, semplicemente, di New York. È oggi associato alla città e alla sua vita notturna così come, ad esempio, Brassaï è stato associato alla Parigi di quegli stessi anni. Ha collaborato con Stanley Kubrick lavorando come assistente agli effetti speciali per Il dottor Stranamore (l’accento austriaco del protagonista è ispirato al suo), mentre la sua stessa vita ha anche ispirato un film: Occhio indiscreto, uscito nel 1992 e diretto da Howard Franklin. Weegee è morto a New York il 26 dicembre del 1968 a 69 anni. Il suo archivio è conservato dall’International Center of Photography: comprende 20 mila stampe, negativi, manoscritti, lettere e oggetti personali.

Foto: (AP Photo/Copyright Weegee/The International Center of Photography, Mark Lennihan)

Postato da Anna