Compito a Casa, leggiamo le tue fotografie. Mandacele!

Siamo al 4° “Compito a Casa” e andrò avanti. Nei miei tantissimi anni di dialogo coi fotoclub di tutta Italia moltissimi fotoamatori mi hanno scritto “ho compreso ora che la fotografia è un valore assoluto che non può essere mortificato da immagini generiche. Ho compreso con Voi che ci sono opportunità narrative di matrice superiore.” Cari lettori, io non ho mai promosso alcun concorso nel quale fosse ammesso il mortificante “tema libero”. Alcuni anni fa a Milano realizzai una Mostra che ebbe un eccezionale seguito. e che avevo titolato “IL SILENZIO”. Avevo concluso che, allorché si predica qualcosa, è d’obbligo impegnarsi in prima persona. E scelsi per me un tema difficile. Il silenzio è, difatti, cosa che non si vede e non si sente, e non si tocca. Continuerò quindi a proporre “i compiti” che sono una scuola irrinunciabile per chi desidera fare della Fotografia/FOTOGRAFIA. Ciao a tutti, Filippo Crea

Per partecipare alle letture dovreste inviare le vostre fotografie a pensierofotografico@libero.it con l’indicazione di nome e cognome dell’autore, e città di residenza, e il titolo del tema trattato, entro il  giorno 10 di ogni mese.

Ogni persona non potrà inviare più di 4 fotografie, NOMINATE CON NOME E TEMA (es. Filippocrea ombre) (in caso non si rispettasse questa regola, l’autore non verrà considerato).

Le fotografie dovranno rispettare questi parametri: formato JPG – profilo colore SRGB – risoluzione 72 – dimensione max 1920 pixel per il lato più lungo – peso max 2 MB. Le fotografie che non avranno queste caratteristiche o peseranno troppo, non verranno considerate.

Questa vuole essere un’opportunità per i fotografi che hanno voglia di condividere e capire le proprie immagini, non una vetrina per pochi eletti.

Ci scusiamo se non riusciremo a pubblicare tutte le immagini, nel caso ti dovesse succedere di non venire pubblicato, ritenta coi temi successivi.

Disegno di Filippo Crea

I temi per il prossimo mese:

l) LA MUSICA – per piacere, niente gruppuscoli musicali andini in centro città, niente bande musicali alla festa del Santo Patrono, niente violinisti con la ciotola per la raccolta delle monetine. OK per tutti?   

2) LA NOTTE – niente fotografie della Chiesa Matrice del Paese, o del Monumento ai Caduti nella piazza principale.

3) LE OMBRE – Sono un’opportunità creativa superiore. Cercatele con impegno programmato e con una inossidabile volontà di catturare prede di grande suggestione.

4) L’ATTESA – Considerate quante <attese> sono in attesa di un autore. Saranno almeno 9.999, e saranno tutte portatrici di narrazioni super.

5) L’UOMO ED IL MANIFESTO – andando in giro guardatevi intorno. Individuate un manifesto ruffiano, o mercantile, o politico, o di varia attualità, ed aspettate che davanti ad esso si materializzi una persona (o più) che dia vita ad un insieme che sia divertente, disturbante, armonico.

6)  “ALLO SPECCHIO” – Individuate superfici specchianti e fate in modo che diventino parte narrante delle vostre immagini.

Franca Donati di Bologna – VARIE
Cara e adorabile Franca e – cari e adorabili tutti. Lei è la prima a cadere sotto la falce delle regole non rispettate. E d’ora in poi sarà sempre così per chiunque. Lei mi indirizza quattro foto a dimensione <lenzuolo a due piazze> . Ed io ho sollecitato che le fotografie debbano essere di risoluzione 72. Capisca che se ognuno fa i propri comodi io non avrò tempo potabile per rimediare. Se crede ce le faccia riavere nel rispetto delle regole fissate. Perdoni, ma se ogni lettore fa i propri comodi, il tempo/lavoro diventa tre volte tanto.

Luciana Trappolino di Taranto – L’UOMO E IL MANIFESTO
Da cestinare. Perché? Da cestinare perché noi italiani non conosciamo la lingua “yddish” degli ebrei ortodossi e quindi non possiamo decodificare la relazione tra le due figure con il kippah e il testo del manifesto.

Michele Annunziata di Potenza – OMBRE
Michele, buongiorno. Noi chiediamo fotogrammi singoli e non . Pubblico una sua ombra, ed è bene così perché le altre due non si reggevano in piedi. Vediamola: è una immagine dotata di bella atmosfera d’ambiente; l’asfalto sbrecciato e le scritte volgarotte sul muro di fondo sono un concreto e funzionale complemento all’ombra del passante


Michele Annunziata di Potenza – LA NOTTE

Michele, parlo a lei, ma vale per tutti. D’ora in poi farò come ho fatto in passato. Cancellerò gli autori che, o per errore o per malintesa furberia, ci mandano più mail. A questa rubrica deve pervenire una SOLA mail con al MAX quattro immagini. Ok per tutti? Questa sua è molto OK; suggestiva la lama di luce che si allunga sul suolo, e suggestiva l’ombra che arricchisce l’insieme


Mariella Rizzotti di …, forse, Firenze

Cara Mariella, lei ci indirizza cinque immagini (la norma ne richiede solo quattro/Autore/MAX) – E le sue cinque foto, infine, lei le impasta malamente l’una sulle altre, trasformandole in un unico file. A noi toccherebbe di separarle, cosa che non vogliamo e non possiamo fare.
(===)


Mario Ciaruffoli di Pesaro – OMBRE
Carro Ciaruffoli, eccomi a lei. Molto bene per che è molo OK ma che non pubblico in quanto non è una immagine di ricerca, ma è un’immagine nata da una episodica. La legge lo consente, comunque. Le due ombre (quella con la scultura e quella con le sue gambe si è vista miliardi di volte) le cestini di corsa. Ecco qui la sua bicicletta che mio nipotino Nicolò avrebbe catturato senza difficoltà alcuna. Insieme alla sua le propongo una mia modesta rivisitazione che ha il plus di distendersi in orizzontale acquisendo un funzionale dinamismo ed un più armonico impianto. Verificate regolarmente l’equilibrio compositivo delle vostre foto e scoprirete se e quanto c’è da .
(foto 1 e foto 2)


Luciana Trappolino di Taranto – L’UOMO E IL MANIFESTO
Fotografia molto bella. Due figure di carta e due in carne ed ossa che passano oltre disinteressandosi del significato sociale dell’affiche. Elegante e funzionale all’immagine, infine, il sobrio monocromatismo dell’insieme. Scommetto che Luciana abbia percepito il manifesto, e che si sia messa poi in attesa dei personaggi giusti.

Federico Pasquetti di Roma – LO SPECCHIO
Questa sua prova sembra partorita da una battuta di caccia in una esclusiva riserva della fantasia. Un’immagine raffinata che, anche a motivo di certa sua indefinitezza, sa di mistero. Bravo!

Luciana Trappolino di Taranto – L’UOMO E IL MANIFESTO
Non supera gli esami e finisce nel cestino. Luciana, mi dica dove è la figura umana irrinunciabile in questo tema? Io non la trovo. Non si è ancora metabolizzato capito che Filippo Crea non accetta immagini “fuori tema”.

Federico Pasquetti di Roma – L’UOMO E IL MANIFESTO
Caro amico. NO, NO, e NO – per questo esercizio un imperativo assoluto è che davanti ad un manifesto ci sia una (o più) persona in carne ed ossa – con una relazione immediata tra affiche e figura umana. Lei ha fotografato nient’altro che un manifesto ed anche mia zia Gemma può far ciò senza difficoltà alcuna. A destra, infatti, entrambi emarginati, una suorina si allontana ed un uomo è lì, del tutto disinteressato. Ho stato spiegato?

Federico Pasquetti di Roma – LO SPECCHIO

Pasquetti, la sua ripresa realizzata, credo, in un garage, la porti di corsa all’inceneritore. E’ confusa, pastroccchiata, senza alcun plus.
Lo specchio che segue è , ed è mediocre. Io qui gliene propongo una versione ghigliottinata che è appena appena più potabile, pur restando mediocre. La sua è una foto . La mia, se non altro, è più e più pulita.
(foto A e foto B)

Marinetta Bisi di Bologna – LO SPECCHIO
Marinetta, davvero un bel nome. Complimenti per l’acutezza del suo sguardo che ha conciliato in maniera accattivante l’evidente fattura architettonica con la delle figure visibili nello specchio. Diverso è il caso delle tre consorelle, ingombre di troppa roba inutile e pastrocchiata, e la cui composizione è quindi assolutamente precaria.

Giuseppe Tarantino di Genova – LA MUSICA
Tarantino, speravamo che fosse uno stimolo per i fotoamatori ad impegnarsi ad uscire dal banale. Fiducia delusa. I marciapiedi delle città sono strapieni di violinisti in attesa della monetina, di chitarristi con cagnolini denutriti, e di complessini messicani con sombrero. Può e essere raccontata in maniera meno banale.

Mariano Alterio di Napoli – LA MUSICA
Originalissima ed impeccabile esecuzione del compito. Chi oggi fa musica può anche avvalersi di speciali supporti tecnologici. Da notare l‘espressione suggestivamente assorta dei due giovani insieme impegnati allo strumento. Una prova di matrice super a pieno titolo.

Marianna Albricci di Venezia – L’UOMO E IL MANIFESTO

Una proposta giovane e di presa immediata, e molto OK. Il ragazzo seduto in primo piano è chiaramente interessato alla sua coetanea di carta. E la complicità fra i due sembra già inossidabile. Ecco cosa si vuole da questo tema: che figura di carta e figura umana .

Marianna Albricci di Venezia – L’UOMO E IL MANIFESTO
Marianna ha evidentemente ben metabolizzato la nostra proposta tematica e non ha aspettato che l’occasione OK bussasse alla sua porta. Ha cercato ed indagato le 9.999 possibili soluzioni. E qui eccone una. La passante è elegante, e la figura nel manifesto è assolutamente coerente con lei. Ecco cosa significa cercare e non contare sul caso.
(foto)

Luciana Trappolino di Taranto – LO SPECCHIO
Luciana, forse la calura di questi giorni mi ha impedito di riconoscere le positività di questo suo … specchio. Un pastrocchiato foto/bazar da dimenticare di corsa.

Luciana Trappolino di Taranto – LO SPECCHIO
Delicato e tenerissimo questo nel quale è fondamentale ed è protagonista la dolcezza dello sguardo della mamma che fa capolino dal margine destro dell’immagine. Anche Vivian Maier con la sua presenza impalpabile impreziosisce questo foto/racconto.

Marianna Cuzzocrea di Milano – L’UOMO E IL MANIFESTO
Una proposta divertente e divertita, semplicissima, che Marianna ha beccato in Piazza del Duomo alcuni anni fa. C’è poco da commentare, il foto/bozzetto parla molto e bene da sé. E attendere e catturare l’espressione perplessa
del ghisa è la riprova che fa di Marianna un’osservatrice intelligente.

Sergio Polizio di Milano -LO SPECCHIO
Milano City si presta moltissimo a foto/ricerche originali e suggestive. Come in questo caso in cui l’Autore ha visto e messo in bel disordine compositivo le maschere di una bottega alla moda. E qui il plus della serialità fa la suggestione dell’immagine

Alexandrine Beyssac di Mentone – LO SPECCHIO
Alexandrine ha visitato il modernissimo MUDEC di Marsiglia ed ha fatto un giretto intorno al suo perimetro che guarda il mare. Ed ha catturato uno dei muri esterni del Museo dotato di una superficie specchiante. Il risultato? Una composizione con personaggi che umanizzato il palcoscenico.

Benedetta Bassi LA MUSICA

Benedetta, eccomi con questa sua soluzione che decisamente è molto accattivante e che lo è anche per essere in B/N – Il colore avrebbe infatti <impapocchiato> questa immagine che essendo ricca di presenze di marca, ne sarebbe stata penalizzata.

Benedetta, non è un imperativo inviare 4 fotografie. Fino a 4 sì, oltre NO.

Benedetta Bassi SPECCHIO

I giochini in post/produzione spesso fanno molto male alla Fotografia. Succede per il fatto che non sono pochi quelli che si smarriscono nel terreno del … pacchiano, convinti di fare della creatività. Qui lei ha scovato un volto <speciale> che una superficie specchiante (il finestrino di un treno, immagino) ha restituito elaborato con misura e con sicuro buon gusto.

Scattate buone fotografie, oppure no?

Ciao! Una delle cose che mi viene chiesta più spesso è:
Come faccio a capire se una mia foto è buona?
Bene, ci sono molti elementi che la possono fare  considerare tale. Alcuni riguardano l’aspetto tecnico, altri invece il contenuto ed il messaggio dell’immagine.
Vi scrivo cosa guardo io, spero possa essere utile.

1) Si percepisce bene quale sia il soggetto?
Guardate con attenzione, cosa verrebbe notato, a primo impatto, da chi osserva la vostra immagine?

Ricordate che dovreste far cadere l’attenzione sulle parti della foto che desiderate vengano lette dal fruitore finale, fate in modo di accompagnare lo sguardo attraverso i punti di interesse.

2) Ci sono elementi che distraggono?
Ombre, elementi sullo sfondo, colori vivaci che distolgono attenzione dal soggetto. Prestate attenzione, non basta beccare il soggetto, soprattutto per strada (ma in qualsiasi genere fotografico), dovete prestare attenzione alla composizione e alla relazione tra gli elementi che desiderate includere.
Le linee create dalle strutture, da ombre, da elementi umani o dal vostro soggetto, fanno in modo che la lettura della foto avvenga in modo corretto?

3) L’ esposizione è quella che desideravo? Non esistono foto corrette come esposizione o sbagliate… chiedetevi, dato che avete scelto di sovraesporre o sottoesporre o esporre sul suggerimento della macchina fotografica, se questo è funzionale all’immagine e al messaggio che volete mandare.

4) Ho usato la focale giusta?
La prospettiva della foto è quella che desideravo? Con quale focale avrei ottenuto una resa migliore?
Ricordate che più è lunga la focale, più si schiacciano i piani (otterrete inoltre, a seconda della quantità di sfocato, uno stacco maggiore dal fondo e meno elementi a cui dare peso), più la focale è corta, maggiore sarà il campo ripreso e la profondità di campo.

Fotografia di Anna Wu
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5) Cosa succede sullo sfondo?
Come ho accennato sopra, anche se in qualche caso non lo considerate, lo sfondo è da comporre quanto il soggetto principale. Spesso le foto migliori sono quelle in cui i due elementi comunicano tra loro.
Il contesto è fondamentale per strada, per esempio, imparate a considerarlo quanto gli elementi che metterete in primo piano.

6) La foto è composta bene?
Premetto che ci sono foto composte non seguendo nessuna regola precisa (per intenderci regola dei terzi) che funzionano benissimo. Spesso, se il contenuto della fotografia è molto potente, il fattore compositivo potrebbe passare in secondo piano.

Se state iniziando o è poco che fotografate, seguite tutte le regole possibili per poi infrangerle, piano piano, nel tempo.

7) Che genere di postproduzione richiede la foto?
Beh! Se state costruendo un progetto da tempo, avreste già dovuto scegliere quale tipo di postproduzione utilizzare per il vostro lavoro. Se invece è la prima foto di un progetto fotografico o una foto singola, ricordate sempre che un’immagine raramente viene migliorata dal fotoritocco.
Uno dei miei motti preferiti è:
Una foto di merda ritoccata bene, rimane una foto di merda! Sara Munari In sostanza con il fotoritocco potete migliorare alcune cose, ma non esagerate mai.
Se la foto necessita di fotoritocco per carenze tecniche, migliorare la tecnica, non la postproduzione!

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8) Siamo sicuri di aver mandato il giusto messaggio?

Quando scattiamo una fotografia, spesso ci dimentichiamo che, in un modo o nell’altro, questa immagine porta con sé un messaggio. Certamente le possibili interpretazioni di fronte ad una foto sono molteplici, ma da fotografi, dobbiamo metterci nelle condizioni di far arrivare un contenuto preciso con il nostro lavoro. Se l’immagine fa parte di un progetto, è probabile che il messaggio si percepisca dal lavoro nel suo insieme.

Se è una fotografia singola che stiamo proponendo, spesso si è certi che nella foto sia portatrice di un messaggio, di cui manco si vede l’ombra.

Dico sempre ai ragazzi “nella foto, c’è quello che c’è nella foto e basta”. Chi guarda la foto non sa in che condizioni eravate voi, cosa avete provato, non conosce i contesti e le situazioni, quindi imparate a non dare niente per scontato.

9) Siamo sicuri che la foto non sia l’ennesima riproduzione di altre foto simili?

Evitate di fare ennesime produzioni di cose già viste e riviste. So che non è facile, ma dovete studiare, capire cosa è già stato fatto e cercare di portare un tassello in più, alla totalità delle immagini prodotte, che sia diverso per l’interpretazione del soggetto che potreste essere in grado di fare.

Ricordiamoci sempre che se non abbiamo un cazzo da dire, possiamo anche stare zitti e non fotografare.

Ciao

Sara

Come ci si presenta ad una lettura portfolio

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Cosa è una lettura portfolio? Come ci si presenta?
La lettura portfolio, di solito organizzata da festival di fotografia o organismi di settore, è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, operatori nei musei, photoeditor e fotografi.
Prima di partecipare, informatevi sul profilo professionale dell’esperto. Scegliete in base all’intento per il quale avete prodotto il vostro portfolio: editare un libro, ottenere un parere, preparare un’esposizione, essere pubblicati su un giornale, preparare la partecipazione a un premio.
Il proprio lavoro può essere sottoposto agli esperti per tre motivazioni principali:
• Si ha la necessità di migliorare il proprio portfolio. In questo caso il critico dovrebbe suggerirvi come potete migliorare la vostra produzione. Cosa togliere, aggiungere e cambiare affinché la comunicazione delle vostre immagini risulti più chiara al fruitore finale.

• Si ha la necessità di trovare una collocazione per il proprio lavoro. Si sceglieranno galleristi e operatori nei musei, nel caso l’intento sia espositivo, photoeditor di giornali o agenzie, se il proposito è quello legato alla possibilità di cominciare collaborazioni lavorative.
• Si ha la necessità di un confronto. In questo caso si preferiranno colleghi fotografi.

In ognuno dei casi dovreste ricevere informazioni precise e pareri pratici per perfezionare il portfolio e per giungere all’obiettivo prefisso. Ogni critica dovrebbe essere costruttiva e aiutarvi a crescere dal punto di vista fotografico.
È probabile che questi incontri non cambino repentinamente la vostra situazione come fotografo, ma vi saranno sicuramente utili per prendere contatti e sviluppare la vostra tecnica.
Dal punto di vista pratico è bene non portare più di due progetti (il tempo a disposizione si aggira di solito attorno ai venti minuti), dovrete essere chiari, precisi e possibilmente credere nel vostro lavoro.
Il numero di stampe dipende dalla tipologia di progetto e dalle finalità e può variare da 15 a 30.

Evitate in ogni caso di portare centinaia di fotografie. L’attenzione del lettore si perde se le fotografie non hanno una sequenza e una qualità accattivante che li tenga concentrati.
Non incollate le foto su cartoncini o supporti di nessun tipo. Le foto devono essere stampate (20×30 o 13×19 cm andrà benissimo), per dare l’opportunità a coloro ai quali le sottoponete, di spostarle e editarle in modi differenti. La qualità di stampa deve essere il più curata possibile.
Se credete, aggiungete alle fotografie dei pass-partout, ma assicuratevi che siano di buona qualità, possibilmente che non vadano a intaccare la fotografia con acidi o scotch.
Non portate libri fotografici. Un lavoro editato in un libro presuppone che siate già certi del risultato, quindi, perché state facendo la lettura? Portate un libro nel caso in cui vogliate presentarvi a qualcuno, ma se costui vi darà un parere negativo sull’editing che avete scelto o sulle fotografie, cosa potete fare? Strappare le pagine?
Sono ormai accettati tablet alle letture portfolio, anche se la visione generale del progetto non sarà possibile, se non a dimensioni ridotte, cosa che potrebbe essere controproducente nel caso in cui necessitiate di un nuovo editing.

Se il lettore vi sembra interessato l’ideale è lasciare un cd con i vostri lavori e un biglietto da visita, sul quale ci siano i vostri contatti e il sito web.

Cercate di essere umili, professionali e sempre pronti a modificare le vostre convinzioni per confrontarvi liberamente con chi avete davanti.

Questo e molto altro sul portfolio sul mio libro IL PORTFOLIO FOTOGRAFICO: ISTRUZIONI IMPERFETTE PER L’USO

imagesCopyright Sara Munari. Citare la fonte.