La Cina sbarca da Mu.Sa. con Hot Pot

Ciao a tutti, venerdì 31 gennaio alle 20.30 inaugura la mostra collettiva Hot Pot presso la sede Mu.Sa. di Monza. Vi aspettiamo numerosi!

“Hot Pot” (l’Hot pot consiste in molte varietà di stufato dell’est asiatico) prende il nome da un diffuso piatto che si consuma in Cina, simbolo di condivisione e fusione di sapori, riflettendo l’idea di un melting pot culturale e sociale. Otto autori diversi, otto prospettive uniche, un’unica narrazione visiva: quella della cultura contemporanea cinese e delle sue trasformazioni. Il lavoro si presenta come un affascinante mosaico di immagini che esplorano i cambiamenti sociali, culturali e architettonici delle città moderne. Ciascuno degli otto fotografi coinvolti ha scelto un tema specifico, fornendo un contributo personale e originale che si inserisce nel quadro complessivo della mostra. Gli autori hanno esplorato il concetto di fluidità nella vita urbana, documentando i mutamenti nei flussi di persone all’interno delle metropoli, catturando l’essenza del movimento costante e della trasformazione, raccontando storie di individui che vivono e lavorano negli ambienti urbani, offrendo uno spaccato della diversità dell’esperienza umana segnata da vita che potrebbe essere considerata comune in più luoghi del mondo per arrivare agli eccessi di cui la società cinese è intrisa. Sono state raccontate le nuove forme architettoniche che stanno ridefinendo lo skyline urbano, mettendo in luce l’innovazione e la creatività che caratterizzano la progettazione degli spazi contemporanei per arrivare al racconto di angoli dimenticati immortalando edifici e spazi che raccontano storie che evocano sensazioni di nostalgia e dando ampio spazio a riflessioni e sentimenti contrastanti. Il dialogo tra tradizione e modernità, documenta come le pratiche culturali tradizionali si integrano e si trasformano nella società contemporanea, celebrando la resilienza e l’adattabilità delle culture urbane così come l’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana, mostrando come dispositivi digitali e connessioni virtuali stiano ridisegnando le interazioni umane e gli spazi pubblici, offrendo uno sguardo critico sulle nuove dinamiche sociali. Interessante l’esplorazione del concetto di identità collettiva e il ruolo degli spazi pubblici come luoghi di aggregazione e confronto, evidenziando l’importanza di questi spazi nel favorire la coesione sociale e il senso di comunità. “Hot Pot” è una sinfonia visiva che invita il pubblico a riflettere sulle molteplici dimensioni della vita urbana contemporanea in Cina. Ogni fotografo contribuisce con il proprio linguaggio visivo, creando un’esperienza ricca e stratificata che rispecchia la complessità della società odierna. Questa mostra rappresenta un’opportunità unica per immergersi nei cambiamenti che stanno ridisegnando le città cinesi e, attraverso gli occhi degli otto autori, si possono esplorare le molteplici sfaccettature della cultura attuale, un piccolo viaggio attraverso il tempo e lo spazio urbano, un dialogo visivo che invita alla contemplazione e alla scoperta della Cina contemporanea. Sara Munari

HOT POT – 31 Gennaio 2025 ore 20,30 –

Via Mentana 6 Monza

Segue rinfresco in compagnia!

Catalogo disponibile a 15 euro

Cristina Barbieri – S.P.Q.C. Sono pazzi questi cinesi

Colorati, esagerati, buffi, eccessivi, calati in situazioni inconsapevolmente umoristiche, i cinesi suscitano il nostro stupore e ci strappano un sorriso divertito. Perchè, se spesso ci appaiono inconsapevoli del carattere assurdo di quello che fanno o delle combinazioni che creano, altre volte sembrano divertirsi con le loro trovate, che siano un copricapo, un dispositivo improbabile o un costume, magari indossato addirittura da un cane. Anche gli animali, infatti, sono coinvolti a loro insaputa nelle situazioni più surreali. Camminando lungo le strade si incontrano animali giocattolo e pupazzi di dimensioni giganti che coabitano con arredi e persone, manichini animati, a prima vista indistinguibili da esseri umani, che si mescolano e alternano a questi provocando disorientamento in chi cinese non è, e statue in bronzo di
persone colte nell’atto di svolgere gesti quotidiani che diventano richiestissimi coprotagonisti di selfie, per scattare i quali ci si mette in fila. Disneyland, la massima espressione dell’americanismo, è sbarcata in Cina. L’iperrealtà, che scardina il confine tra vero e finto e affascina perchè trasforma i sogni in realtà, incontra il gusto per la copia e la predisposizione all’assurdo dei cinesi, dando vita ad un connubio fertile. Ma sembra di essere a Disneyland anche fuori da Disneyland: è normale che le persone si travestano in modo da sembrare finte, cosicchè personaggi che sembrano usciti dalle fiabe o dalla storia girano tranquillamente per la città, senza suscitare alcun moto di stupore nella folla. Ci si traveste anche da animali di peluche… e contemporaneamente si travestono gli animali da esseri umani con vestiti e addirittura scarpe o da supereroi o da animali mitologici, quali il leone del capodanno cinese: in Cina si può vivere un giorno da imperatori o principesse e anche i cani possono vivere un giorno da leoni.

Anna Brenna – CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart)

“È tutto reale… è tutto vero… non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto… è semplicemente controllato” The Truman Show

La citazione riflette quella che per me costituisce l’essenza del progetto, in cui la verità appare manipolata e controllata, ma mai completamente nascosta. Le immagini vogliono mostrare la dualità delle metropoli cinesi: città all’avanguardia, moderne e tecnologiche, ma anche piene di contraddizioni e dettagli perturbanti, che creano una sensazione di disagio sotto una superficie di apparente normalità, in bilico tra il presente e un futuro immaginato.
Ogni fotografia presenta una scena apparentemente perfetta e armoniosa, ma nasconde un dettaglio inquietante che sfugge al controllo, un’atmosfera surreale, che invita chi guarda a scoprire il lato nascosto della realtà. I particolari disturbanti sono inseriti per sembrare fuori posto, ma non immediatamente visibili. Questi dettagli sfuggono al primo sguardo, richiedendo una riflessione più profonda e attenta da parte dello spettatore. “Captcha” affronta temi come il controllo sociale, la percezione della realtà e la tensione tra apparenza e verità. In un mondo dove la tecnologia e il monitoraggio costante influenzano ogni aspetto della vita, cosa significa veramente essere liberi? Quali sono i limiti tra ciò che è reale e ciò che è controllato? Questo progetto fotografico invita a interrogarsi su queste domande, rivelando la fragilità della nostra percezione e la complessità della realtà moderna.

Ivano Cetta – C’era una corte. . . e forse c’è ancora

C’era una volta
È così che iniziano molte favole.
Mi piace, però, l’idea che ogni tanto
possa essere diverso.
Vabbè, ricominciamo

C’era una corte, intorno ad un pozzo
C’era la vita, con ogni mezzo
C’era chi dormiva, c’era chi lavorava
C’era chi sognava e c’era chi giocava

C’era una donna con i suoi bambini
C’era chi invece aiutava i vicini
C’era un mondo, lontano dal tempo
C’era la lentezza che non dava scampo

C’era chi attendeva la fine del giorno
C’era chi a casa faceva ritorno
C’era un uccello che non volava più via
C’era uno sguardo, pieno di poesia

C’era nell’aria un mondo di odori
C’era chi addosso aveva i colori
C’era chi seduto se ne stava in disparte
C’era chi ardeva per la musica e l’arte

C’era vita lungo il cammino
C’era chi di un sogno ha fatto giardino
C’era chi dava le spalle alla storia
C’era a chi non restava che la memoria

C’era una volta…e forse c’è ancora
Ci sono gli hutong, una fotografia che
mai scolora

Valeria Cristofoli – Sul vedere e sul guardare

Il primo strumento utilizzato dal governo cinese per monitorare i propri cittadini sono le telecamere, circa mezzo miliardo installate su tutto il territorio. Le telecamere, dotate per lo più del sistema di riconoscimento facciale, sono collocate non solo nelle aree più affollate e sensibili per la sicurezza nazionale, ma anche in luoghi dove si svolge la vita quotidiana più profonda e intima. Queste telecamere sono in grado di determinare il volto delle persone, il sesso, la razza e il vestiario creando così un enorme banca dati che scheda ogni singolo cittadino dell’1,4 miliardi di cinesi. Un materiale onnicomprensivo che alimenta la nuova Era dell’Intelligenza Artificiale. Da tempo i cinesi sono abituati a essere controllati, visti dagli occhi delle telecamere governative che idealmente rendono le loro vite più sicure e facili. Oggi i cittadini cinesi non sono solo visti, ma anche guardati: “Scoprite perché un uomo agisce, osservate come agisce, esaminate quello che lo appaga. Che cos’altro potrebbe ancora nascondervi?” (Confucio).

Alessandro Guzzeloni – Still City – China’s Urban Spectacle

Negli ultimi anni, la Cina ha subito una trasformazione urbana senza precedenti, caratterizzata da un rapido sviluppo, imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari. Questa trasformazione è più evidente nelle sue principali città, ognuna con la sua miscela unica di architettura storica e moderna. Nelle grandi città si assiste a una spinta verso la spettacolarizzazione delle trasformazioni urbane, culminate nelle architetture iconiche degli anni 2000 volte a ridefinire l’immagine e la narrativa della Cina contemporanea, in risposta prima ai mercati globali e poi all’arrivo delle Olimpiadi del 2008. Pechino, la capitale, è un ottimo esempio di questa metamorfosi urbana. La città vanta un mix di monumenti antichi e meraviglie moderne. Il Centro Acquatico Nazionale (Water Cube) e lo Stadio Nazionale (Bird’s Nest) sono esempi di questa tendenza. Queste strutture non servono solo a scopi funzionali, ma simboleggiano anche le aspirazioni e i risultati conseguiti dalla Cina sulla scena globale. Shanghai è un’altra città che incarna la rapida urbanizzazione della Cina, offrendo un sorprendente contrasto tra gli edifici di epoca coloniale e lo skyline futuristico. Questa giustapposizione evidenzia il significato storico della città e il suo ruolo di potenza finanziaria. La trasformazione urbana della Cina è un fenomeno dalle molteplici sfaccettature. Ogni edificio racconta una storia. Resti Art Déco della Cina pre-comunista si affiancano a condomini dell’era comunista, mentre recenti strutture iconiche ed eleganti simboleggiano il progresso. La diversità architettonica è una narrazione visiva della complessa storia della Cina e della sua rapida modernizzazione, e non solo documenta i cambiamenti fisici, ma offre anche spunti sui cambiamenti culturali e sociali che si verificano nella Cina contemporanea.

Sara Munari – Il topo di metallo

Durante il mio soggiorno in Cina ho intrapreso un viaggio fotografico che si è trasformato in una profonda esplorazione della vita urbana e delle sue caratteristiche peculiari. Con la mia fotocamera in mano, ho camminato per le strade affollate, cercando di catturare l’essenza dinamica e contraddittoria di città in perenne movimento. Ogni scatto è diventato il riflesso di momenti fugaci, una nota in una sinfonia visiva che racconta storie di vite intrecciate. La spontaneità è stata la mia compagna costante, permettendomi di cogliere dettagli inattesi e di rendere speciale l’ordinario. Ho cercato di scomparire nella trama urbana, di diventare parte integrante di quel flusso continuo di persone, luci e ombre, senza mai interromperlo. La macchina fotografica si è fatta, una volta in più, estensione del mio sguardo, registrando senza intervenire, immortalando l’imprevedibilità della quotidianità. In questo lavoro, il mio approccio voleva approfondire una vera e propria riflessione sull’essenza della vita urbana, su quei frammenti di realtà che, altrimenti, sarebbero sfuggiti anche ai miei ricordi. Ricordare la mia esperienza “cinese” è per me fondamentale, perché ho imparato tanto. Il mio obiettivo è stato quello di cristallizzare, di trasformare la fugacità in una possibile testimonianza, offrendo una finestra attraverso cui osservare la complessità e la bellezza nascosta tra le strade delle metropoli cinesi.

Giuseppe Perico – 氣 Qi Energia vitale

Mantenere e ricercare l’equilibrio e il benessere del corpo e dell’anima fa parte della cultura diffusa di molti cinesi. Il Qi è uno dei concetti che si tramanda dal pensiero antico cinese ed è visto come la forza che origina tutte le funzioni fisiche e psicologiche. Questo trova molteplici applicazioni nella medicina tradizionale cinese, nelle arti marziali, ma anche in molti altri aspetti della vita. Oggi, nelle città, i parchi (molto numerosi e curati) sono spazi privilegiati in cui moltissimi cinesi si ritrovano, vivono del tempo, e ricercano in molti modi il proprio equilibrio psicofisico. Fin dal mattino in tanti si ritrovano sia da soli, tra gli alberi, in angoli appartati, oppure in piccoli o grandi gruppi nelle piazze del parco, per svolgere un’incredibile varietà di attività. Anziani, adulti, bambini senza nessun imbarazzo, praticano gli sport più diffusi, arti marziali, ginnastica, meditazione, giochi vari, ma anche balli, canti, piccoli concerti ed esibizioni con i più svariati strumenti. Gli uni accanto e quasi sovrapposti agli altri, senza soluzione di continuità. L’unica regola sembra essere quella di dare spazio alla libertà di giocare, ballare, suonare, cantare, fare ciò che più piace, scegliendo e anche reinventando ogni attività per farla aderire alla propria personalità, e dare voce alla propria 氣 Qi Energia vitale.

Marta Ugolini – Malerba

Al tempo della Rivoluzione Culturale, quasi tutte le opere letterarie erano considerate erbe velenose. Non solo quelle straniere, ma anche quelle di alcuni autori cinesi, nonché la letteratura rivoluzionaria del periodo sovietico. La biblioteconomia, negli ultimi anni, ha subito un’accelerazione e il mercato editoriale è in continua crescita. In questo contesto, sono state costruite, anche da studi di architettura esteri, innovative e imponenti strutture bibliotecarie e si sono sviluppate catene di librerie private. In questi luoghi si incontrano le più svariate persone e tanti bambini accompagnati che si riuniscono in appositi spazi a loro dedicati. Nonostante le dimensioni e la disponibilità di posti a sedere, gli avventori si trovano a leggere magari seduti per terra o sulle scale che uniscono due piani o nei corridoi. Queste aree sono intese non solo come luoghi di ricerca e di studio, ma anche spazi dove trascorrere del tempo. E, quando subentra la stanchezza, si possono anche chiudere gli occhi per rilassarsi, tanto questi spazi risultano gradevoli e accoglienti.

Cristina Barbieri
S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi)
www.cristinabarbieri.it
@cribarbieri

Anna Brenna
CAPTCHA
www.annabrenna.com
@nnbrnn

Ivano Cetta
C’era una corte… e forse c’è ancora
www.ivanocetta.com
@ivano4u

Valeria Cristofoli
Sul vedere e sul guardare
@valeria_cristofoli

Alessandro Guzzeloni
Still city
www.aguzz.net
@aaaguzz

Sara Munari
Il topo di metallo
www.saramunari.it
@munari.sara

Giuseppe Perico
氣 Qi Energia vitale
www.giuseppeperico.it
@giuseppeperico

Marta Ugolini
Malerba
www.martaugolini.it
@martaugo

C’era una corte… e forse c’è ancora di Ivano Cetta

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Ivano Cetta.

Fotografie di Ivano Cetta vietata la vendita o la riproduzione.

Cera una corte… e forse c’è ancora

C’era una volta…

È così che iniziano molte favole.

Mi piace, però, l’idea che ogni tanto possa essere diverso.

Vabbè, ricominciamo.

C’era una corte, intorno ad un pozzo

C’era la vita, con ogni mezzo

C’era chi dormiva, c’era chi lavorava

C’era chi sognava e c’era chi giocava

C’era una donna con i suoi bambini

C’era chi invece aiutava i vicini

C’era un mondo, lontano dal tempo

C’era la lentezza che non dava scampo

C’era chi attendeva la fine del giorno

C’era chi a casa faceva ritorno

C’era un uccello che non volava più via

C’era uno sguardo, pieno di poesia

C’era nell’aria un mondo di odori

C’era chi addosso aveva i colori

C’era chi seduto se ne stava in disparte

C’era chi ardeva per la musica e l’arte

C’era vita lungo il cammino

C’era chi di un sogno ha fatto giardino

C’era chi dava le spalle alla storia

C’era a chi non restava che la memoria

C’era una volta…e forse c’è ancora

Ci sono gli hutong, una fotografia che mai scolora

Per conoscere Ivano:

SITO – www.ivanocetta.com

INSTAGRAM

https://www.instagram.com/ivano.cetta.ph

https://www.instagram.com/ivano4u

Per informazioni sui workshop di viaggio con Sara Munari, vai qui

I lavori dei miei studenti a Tokyo! Bravi!

Il mio obiettivo, durante i workshop in viaggio, è di aumentare la consapevolezza e stimolare la creatività dei partecipanti.
Lo scopo dei miei workshop è la creazione di uno o più progetti finiti che siano da considerare esercizi pratici per capire come procedere, successivamente, alla creazione dei propri lavori. I fotografi non sono professionisti, alcuni partono da zero, altri hanno già prodotto portfolio. Sono tanto soddisfatta di loro.

L’ordine dei portfolio è casuale.

Vi aspetto al prossimo workshop a Marrakech, qui le info.

Intanto divertitevi a guardare questi lavori!

Ciao

Sara


Cristina Barbieri

Mondo altro

L’iperrealtà e’ affascinante: immagini realistiche, paesaggi curati nei minimi dettagli, personaggi con svariate personalità, colonne sonore accattivanti, trame intriganti delle quali il giocatore è protagonista. Ci si misura con avversari, si mette in luce la propria abilità. Il gioco è un piccolo mondo fantastico che simula quello vero, dove ogni piccola vittoria diventa fonte di soddisfazione, divertimento, piacere. E dove tutti i problemi quotidiani sono banditi dalla mente.

Il Giappone e’ la fucina mondiale dei videogiochi ed e’ anche il luogo in cui sono giocati con un accanimento tale da portare le persone a  ritirarsi da ogni situazione sociale e a isolarsi completamente, per passare la vita davanti al computer. Il fenomeno e’ talmente pregnante e diffuso che esiste anche una parola per definire queste persone: “otaku”, tradotto in italiano come “fanatico”.

Il pellegrinaggio nel mondo delle sale gioco di Tokyo e’ stato un viaggio alla ricerca della iperrealtà, ovvero del mondo del falso assoluto, in cui le imitazioni non si limitano a riprodurre la realtà, ma cercano di imprimerle un “miglioramento”, dando vita a scenari in cui tutto è più luminoso, più grande e più divertente che nella vita quotidiana. Non solo: essendo i videogame interattivi, il giocatore  ha il potere di cambiare la storia, di decidere, per esempio, se salvare un personaggio oppure no. In confronto ai videogame, la realtà può essere deludente e frustrante. Si rischia di sentire nostalgia di quel mondo immaginario, dove si incontrano mostri, eroi, principesse, si combatte per la vita e la morte compiendo gesta epiche, potendosi sempre rifare dalle sconfitte inserendo nuove monete nella consolle e  salendo di grado nei livelli di abilita’, e si finisce per essere risucchiati nel vortice di quella dimensione fantastica.

Nelle sale giochi si incontra non solo realta’ virtuale ma anche gioco d’azzardo reale nelle versioni elettroniche tecnologicamente avanzate dei classici giochi da casino’. Qui la seduzione ipnotica del bombardamento multisensoriale di led luminosi colorati pulsanti al ritmo di poche note musicali ossessivamente ripetute si somma alla compulsione al gioco, esercitando un’ attrazione fatale.

Inchiodati ai seggiolini, i giocatori trascorrono anche l’intera giornata appiccicati ai monitor, dopo essersi sistemati accanto beveraggi e cibarie vari (prontamente erogati dagli onnipresenti distributori automatici).

Patiscono, esultano, si agitano, si disperano, si esaltano: vivono dentro a quel mondo parallelo, simulacro della realta’, diventando a loro volta simulacri di se’ stessi, individui che limitano l’esperienza della loro esistenza agli stimoli e alle emozioni incontrati in un mondo altro.

Contatto

 


Simona Cassisa

Visualmente, il Kanji 間 (leggi “ma”) raffigura un cancello, al cui interno è racchiuso il sole. Viene collegato al concetto estetico di “spazio negativo”: il vuoto, contrariamente alla nostra visione occidentale, è considerato come uno spazio necessario allo sviluppo del “ki”, 気, la forza vitale di uomini e donne.

All’interno di questo “non-contesto” il singolo abitante cresce, vive e si evolve. Come un sole rosso nel bianco più completo, come un’isola nell’oceano, come una cellula il cui ciclo vitale è però fondamentale per funzionamento del grande organo pulsante che è la società giapponese. 間.

Contatto

 


Elsa Falciani

Loosen (Sciogliersi)

Dall’altra parte del mondo conosciamo i manga erotici, le stravaganze sessuali dei giapponesi ma quando provi ad entrare, tutto assume un altro aspetto. Una forte contraddizione tra la bizzarria pornografica con una ricerca di un piacere fanciullesco, e la sofisticata tradizione erotica.

Una persona qualunque potrebbe intitolare o vedere da fuori questo mondo come losco, perverso, a volte violento, che non si puo’ neanche nominare e tanto meno provare. In Giappone la dimensione strettamente sensualistica e ludica della sessualità, sganciata da motivazioni riproduttive o affettive, non è mai stata considerata “peccato”, non ha mai suscitato angoscia morale e sensi di colpa, come nelle culture cristiane. Ogni sfumatura del mondo e’ dentro di noi e più’ lo teniamo lontano e più’ ne siamo attratti in qualche modo, quindi senza giudizi o pregiudizi il nostro sguardo dovrebbe sempre essere di accoglienza come per i giapponesi.

Non lasciamo che i nodi del kinbaku siano una metafora dei nodi morali occidentali, ma una leggera sottomissione alla varietà’ del mondo.

Sono sempre stata trattata con onorevole rispetto, anche nei quartieri più’ discreti e vietati.

Le donne presenti nelle foto sono sempre state consenzienti e mai maltrattate.

English

Loosen

On the other side of the world we know the erotic manga, the sexual extravagances of the Japanese but when you try to get in, everything takes on another aspect.

A strong contradiction between the pornographic whimsical with a search for a boyish pleasure, and the sophisticated erotic tradition. Anyone could name or see from the outside this world as shady, perverse, sometimes violent, that you can not even name, let alone try. In Japan, the strictly sensualistic and playful dimension of sexuality, released from reproductive or affective motivations, has never been considered “sin”, has never aroused moral anguish and guilt, as in Christian cultures.

Every nuance of the world is within us and the more we keep it away, the more we are attracted to it in some way, so without judgments or prejudices our eyes should always be welcoming as for the Japanese.

Let us not let the knots of kinbaku be a metaphor of Western moral knots, but a slight submission to the variety of the world.

I have always been treated with honorable respect, even in the most ‘discrete and forbidden neighborhoods.

The women in the photos have always been consenting and never mistreated.

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Lavori prodotti dai miei studenti a New York