L’intuizione nella fotografia.

La fotografia è alla portata di tutti.
Appena si prende una macchina fotografica in mano, fa il suo dovere, tu schiacci il pulsante, lei produce immagini. Niente di più semplice.
Inoltre per imparare la tecnica di base, ci vogliono davvero pochi giorni. Non sto sminuendo l’insegnamento della tecnica, non partite coi post pirata!

Diciamo che, le cose da imparare per scattare una foto tecnicamente corretta (senza far stupidi paragoni con eccelsi Autori che hanno fatto della tecnica, la loro grandezza) non sono molte.
Due dettagli che riguardano il fare foto, non si possono insegnare, almeno non in breve tempo, la capacità di riconoscere la “luce” e l’intuizione che rendono una certa foto, una foto certa.

H.C.Bresson diceva:

La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità. […] Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere. (da Henri Cartier-Bresson, Contrasto, 2004)

Riga 2010

Trovo questa frase interessante per ricollegarmi a cosa possa fare un fotografo:

  • Conoscere la tecnica (scontato)
  • Conoscere il soggetto (doveroso)
  • Intuire (comprendere la qualità estetica, formale e concettuale di uno scatto)
  • Interpretare quindi scattare

La sensibilità non può essere sostituita dalla tecnica, così come una persona con una bella calligrafia non scrive necessariamente bei romanzi.

Sia per intuire che per interpretare serve “sensibilità”.
La tecnica è necessaria, ripeto, non fraintendetemi, ma deve essere al servizio di chi utilizzandola, accresce la sua capacità di parlare attraverso le immagini.

Credo che la conoscenza sia la chiave per migliorare.
Ogni conoscenza di cui ci avvaliamo accresce le nostre doti da fotografo.
Dobbiamo essere in grado di interpretare e il “conoscere” è alla base dei ragionamenti che un buon fotografo deve fare per per rivelare “storie”.
Una volta padroni della tecnica ci si impadronisce del pensiero e la conoscenza ci aiuterà a muoverci spontaneamente nelle storie che vogliamo raccontare.
Il soggetto e il fotografo arrivano a amalgamarsi in un’unica pasta ed ogni intuizione diventa realtà fotografica.
Le proprie fantasie si trasferiscono nell’identificazione col soggetto che è un tutt’uno con noi, questo vale nel atto della creazione del lavoro, poi ci si lascia (qualche volta non ci si lascia mai) e ognuno torna per la propria strada.
In qualche caso il fotografo rappresenta se’ stesso nelle sue immagini, ci si butta dentro e dall’amalgama, non riesce più ad uscire. In questi casi la fotografia diventa una specie di incontro con l’analista. Una terapia.
Chi vede la luce poi, è davvero raro. Sono pochi anche i grandi fotografi che riconoscono una luce eccezionale sulla loro strada. Molti imparano ad usarla, ma pochi la vedono indipendentemente dalle conoscenze tecniche. È un dono che trasforma immagini banali, in capolavori. È un dono ricevuto da pochi.
E io me ne sto qui a scrivere e fuori c’è il sole. Esco. Ciao!