Le icone: la donna armena

Una donna armena di 106 anni siede davanti alla sua casa, sorvegliandola con un fucile, nel villaggio di Degh, vicino alla città di Goris, nel sud dell’Armenia. I conflitti armati hanno avuto luogo nel vicino Nagorno-Karabakh, un territorio dell’Azerbaigian rivendicato anche dall’Armenia. La guerra del Nagorno-Karabakh ha fatto sfollare centinaia di migliaia di persone dalle loro case.

Una donna armena di 106 anni protegge la sua casa con un AKM, 1990 (Photo credit: Armineh Johannes / United Nations Photo).

L’Armenia fu invasa dai turchi e la guerra si concluse con l’incorporazione dell’Armenia nell’Unione Sovietica. Una volta terminato questo periodo l’Armenia fu coinvolta in una guerra molto sanguinosa con i suoi vicini di casa, gli Azerbaigiani.

Negli anni ’20, il governo sovietico istituì la Regione autonoma del Nagorno-Karabakh – dove il 95% della popolazione è di etnia armena – all’interno dell’Azerbaigian.

Nel 1993, l’Armenia controllava il Nagorno-Karabakh e occupava il 20% del territorio azero circostante. Nel 1994, la Russia ha mediato un cessate il fuoco che è rimasto in vigore da allora. A causa del conflitto sono sfollati 230.000 armeni dall’Azerbaigian e 800.000 azeri dall’Armenia e dal Karabakh.

Il fucile che l’anziana signora armena porta con sé non è un AK-47 o un AK-74.

Da Rare historical photos

L’articolo ha solo scopo didattico. Le fotografie sono di proprietà degli autori presentati e non possono essere vendute o diffuse.

Ancora in merito alla violenza nelle fotografie

Sto scrivendo il 15 luglio, il giorno successivo alla tragedia di Nizza.

Sto scorrendo gli articoli su vari giornali, italiani e stranieri e le immagini di quei corpi mi colpiscono profondamente. E Nizza viene dopo Istanbul, Baghdad, Parigi, Bruxelles e potrei continuare ancora per molto, andando indietro negli anni, ma mi fermo qui.
Poichè praticamente ogni giorno siamo esposti ad immagini che mostrano atti di violenza e di morte, in modo anche molto esplicito, l’argomento mi fa sempre riflettere. Pubblicare o non pubblicare?
La pubblicazione di immagini cruente contribuisce alla divulgazione delle notizie e alla risoluzione dei conflitti o invece la continua esposizione ci ha reso talmente assuefatti che ormai vediamo tutto quasi con indifferenza?
Ho letto recentemente questo articolo apparso sul Time nel 2014, che raccoglie diverse opinioni e punti di vista, anche di persone qualificate in ambito giornalistico e scientifico, e ho pensato di tradurlo per condividerlo con voi. E’ un po’ lungo, ma offre spunti secondo me molto interessanti e nonostante non recentissimo, è più che mai di attualità.

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