Mostre di fotografia consigliate per luglio

Il mese di luglio offre numerose mostre di fotografia da ammirare, sia che siate in vacanza, sia che rimaniate a casa. Guardate un po’!

Anna

Elliott Erwitt

© Elliott Erwitt | Elliott Erwitt, Marilyn Monroe, New York, 1956

Dai cani agli esseri umani, dalle persone comuni ai grandi personaggi come Marilyn Monroe, JFK, Muhammad Ali e tanti altri: ecco le foto divenute icone della nostra società. La mostra è di altissimo livello qualitativo: il team curatoriale ha scelto, infatti, una selezione inedita con le foto più iconiche e significative dalla summa della produzione del Maestro, con in mostra le serie ICONS, Kolor, Family, Self Portrait. 190 opere, di cui 110 in mostra e oltre 80 in una video proiezione in HD. L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Federico II con il Patrocinio del Ministero della Cultura, del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America Napoli. Spazio anche all’inclusione sociale: quattro persone con disabilità hanno firmato un contratto di lavoro stagionale e saranno impiegati proprio per fare fronte ai grandi flussi attesi per la mostra.

La Fondazione Federico II ha presentato a Palazzo Reale di Palermo la mostra di uno dei più grandi fotografi della storia: Elliott Erwitt, noto in tutto il mondo per i suoi scatti, divenuti simbolo della nostra società, veri e propri sistemi di riferimento antropologico per approfondire ed evocare gli accadimenti storici più importanti. Erwitt rappresenta una delle figure più influenti e originali del mondo della fotografia perchè fu capace di catturare con una visione unica momenti di vita quotidiana, rendendoli in immagini iconiche che combinano umorismo e profondità di
osservazione. Già Presidente della celebre Magnum Photos, Elliott Erwitt sintetizza nelle sue opere l’interesse per l’uomo e il gusto dell’attimo che sa cogliere con ineguagliabile magia.Tra i suoi soggetti preferiti figurano i cani: la sua capacità di osservare e rappresentare le abitudini di questi animali e dei loro proprietari ha dato vita a immagini che raccontano molto sulla società e sulle relazioni umane. Le sue fotografie canine sono state raccolte in diversi libri, veri e propri riferimenti per gli amanti della fotografia e degli animali. Non meno importante è il suo lavoro come fotografo di personaggi famosi. Erwitt ha immortalato figure leggendarie come Marilyn Monroe, John F. Kennedy, Muhammad Ali, realizzando veri e propri ritratti che vanno oltre la semplice schematizzazione, per rivelare introspezioni e aspetti sorprendenti dei suoi soggetti. Celebre è la foto di Marilyn Monroe con il vestito che si solleva, scattata sul set di “Quando la moglie è in vacanza”, un’immagine che è diventata parte dell’iconografia del XX secolo, con un valore pressoché identico a quello dei più noti quadri della storia dell’arte.
“La Fondazione Federico II – ha detto Gaetano Galvagno, Presidente dell’Ars e della stessa Fondazione – vuole essere protagonista della scena internazionale, proponendo al quasi milione di visitatori che nell’anno 2024 hanno ammirato le bellezze storiche del Palazzo Reale di Palermo, un’importante offerta espositiva dal respiro cosmopolita. Con la mostra di Elliott Erwitt, il Palazzo Reale di Palermo continua a vivere un’appassionante stagione di arte contemporanea, regalando ai fruitori un intero secolo di cronaca e di raffinati studi che l’artista ci presenta attraverso il suo obiettivo fotografico”.
“Elliott Erwitt – ha detto Biba Giacchetti, co-curatrice della mostra, una delle massime conoscitrici di Erwitt a livello internazionale – non è stato solo un fotografo, ma un narratore visivo senza eguali, capace di trasformare l’istante in storia, il quotidiano in arte, l’ironia in poesia. Le sue immagini evocano in chi le osserva emozioni che si muovono su registri diversi, dalla commozione al sorriso, fino al divertimento più spontaneo. Scomparso nel novembre del 2023 all’età di 95 anni, ci ha lasciato un’eredità immensa: un archivio di fotografie che attraversano epoche, culture e sentimenti con un linguaggio universale, invitandoci a guardare il mondo con più indulgenza e meraviglia, mettendosi sempre al nostro fianco in quella leggerezza profonda che lui stesso definiva “The Art of Observation”. “Elliott Erwitt – ha commentato il co-curatore Gabriele Accornero – è, come le sue fotografie: ironico, enigmatico, sfuggente, aereo. Dietro a tutto questo si percepiscono una grande personalità e un’acuta intelligenza, quasi spiazzanti. II valore artistico dell’opera di Erwitt pare raggiungersi quasi incidentalmente, non è mai perseguito e forse per questo è così spesso centrato. Non si addicono a Erwitt sterili schemi di lettura mutuati dalla Storia dell’Arte, lui si preoccupa solo di fare buone fotografie; le fotografie di Erwitt sono generalmente leggere, spensierate, luminose. Ma ciò non toglie che alcune immagini assurgano a manifesti”.

Dal 29 May 2025 al 30 November 2025 – Palazzo Reale – Palermo

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Roger Ballen: Animalism

Roger Ballen, Sheep on cupboard, 2003
Roger Ballen, Sheep on cupboard, 2003

Dal 27 maggio al 27 luglio 2025, il Padiglione 9a del Mattatoio di Roma presenta Roger Ballen Animalism, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con ISTMO, a cura di Alessandro Dandini de Sylva in collaborazione con Marguerite Rossouw e con un’installazione sonora di Cobi van Tonder. 

Roger Ballen (nato a New York nel 1950, vive da oltre quaranta anni in South Africa) è uno dei maggiori e più noti fotografi contemporanei. Con Animalism, una ricerca che conduce da oltre due decenni, esplora il rapporto profondo e spesso inquietante tra esseri umani e animali. Le immagini in mostra sfumano il confine tra comportamento umano e animale, mettendo in discussione la natura stessa di questa distinzione. Pensata per lo spazio espositivo del Mattatoio di Roma – un ex macello dove un tempo venivano uccisi gli animali per l’alimentazione degli umani – la mostra è concepita come un’unica installazione: un teatro tipicamente “ballenesco”, in cui regnano l’assurdo e gli istinti primordiali. Il Mattatoio stesso, simbolo di violenza storica e del dominio umano sugli animali, diventa parte dell’opera, reinventato come spazio di riflessione. 

La mostra si snoda in tre ambienti offrendo un’esperienza immersiva e al contempo contemplativa dei lavori di Ballen: si passa da un luminoso spazio introduttivo in cui è esposta una selezione di ventuno fotografie realizzate tra il 1996 e il 2016, a un spazio oscuro centrale animato da otto proiettori che presentano, in modo asincrono, oltre ottanta fotografie appartenenti ai principali progetti di Ballen, tra cui Outland, Shadow Chamber, Boarding House, Asylum of the Birds e Roger’s Rats; per giungere, infine, allo spazio caratterizzato da quattro lightbox e da una video-animazione della serie Apparitions. L’ambiente centrale del Padiglione, immerso nell’oscurità, è concepito per coinvolgere e avvolgere i visitatori e le visitatrici. Le fotografie disposte cronologicamente, dall’ingresso verso il fondo, tracciano un percorso che riflette l’evoluzione del linguaggio visivo dell’artista: da una pratica più propriamente documentaria a un’intensa messa in scena dello spazio fotografico, fino alle creazioni più sperimentali e di impatto pittorico.

Attraverso composizioni surreali e un’oscura assurdità, Animalism rivela come l’animale sia al tempo stesso una presenza esterna e una parte intrinseca della psiche umana, svelando le profonde connessioni tra civiltà e natura selvaggia.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Quodlibet, disegnato da Filippo Nostri, con una conversazione tra Roger Ballen e il curatore Alessandro Dandini de Sylva e le tavole di tutte le immagini esposte.

Infine, Roger Ballen, che ha più volte dichiarato la sua ammirazione e il suo debito artistico nei confronti di Mario Giacomelli, è presente, in un dialogo diretto, nel percorso espositivo della mostra “Mario Giacomelli. Il fotografo e l’artista” visitabile a Palazzo Esposizioni Roma dal 20 maggio al 3 agosto 2025. Dal 5 giugno al 30 settembre 2025, inoltre, Ballen parteciperà con l’installazione di una sua capanna alla quarta edizione del Festival des cabanes 2025 in programma presso l’Accademia di Francia a Roma -Villa Medici.

Dal 27 maggio 2025 al 27 luglio 2025 – Mattatoio di Roma

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BRASSAÏ. L’occhio di Parigi

Dal 19 luglio al 9 novembre 2025 torna al Centro Saint-Bénin di Aosta la grande fotografia internazionale con la mostra Brassaï. L’occhio di Parigi. La retrospettiva, promossa dall’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta e prodotta da Silvana Editoriale, è curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo che detiene un’inestimabile collezione di stampe di Brassaï e un’estesa documentazione relativa al suo lavoro di artista.

La mostra presenterà più di 150 stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo, per un approfondito e inedito sguardo sull’opera di Brassaï, con particolare attenzione alle celebri immagini dedicate alla capitale francese e alla sua vita.

Le sue fotografie dedicate alla Ville Lumière – dai quartieri operai ai grandi monumenti simbolo, dalla moda ai ritratti degli amici artisti, fino ai graffiti e alla vita notturna – sono oggi immagini iconiche che nell’immaginario collettivo identificano immediatamente il volto di Parigi.

Ungherese di nascita – il suo vero nome è Gyula Halász, sostituito dallo pseudonimo Brassaï in onore di Brassó, la sua città natale – ma parigino d’adozione, Brassaï è stato uno dei protagonisti della fotografia del XX secolo, definito dall’amico Henry Miller “l’occhio vivo” della fotografia.

In stretta relazione con artisti quali Picasso, Dalí e Matisse, e vicino al movimento surrealista, a partire dal 1924 fu partecipe del grande fermento culturale che investì Parigi in quegli anni. Brassaï è stato tra i primi fotografi in grado di catturare l’atmosfera notturna della Parigi dell’epoca e il suo popolo: lavoratori, prostitute, clochard, artisti, girovaghi solitari. Nelle sue passeggiate il fotografo non si limitava alla rappresentazione del paesaggio o alle vedute architettoniche, ma si avventurava anche in spazi interni più intimi e confinati, dove la società si incontrava e si divertiva.

È del 1933 il suo volume Paris de Nuit, un’opera fondamentale nella storia della fotografia francese.

Le sue immagini furono anche pubblicate sulla rivista surrealista “Minotaure”, di cui Brassaï divenne collaboratore e attraverso la quale conobbe scrittori e poeti surrealisti come Breton, Éluard, Desnos, Benjamin Péret e Man Ray.

“Esporre oggi Brassaï – afferma Philippe Ribeyrolles, curatore della mostra – significa rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale André Kertész. Quest’ultimo esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau.”

Brassaï appartiene a quella “scuola” francese di fotografia definita umanista per la presenza essenziale di donne, uomini e bambini all’interno dei suoi scatti sebbene riassumere il suo lavoro solo sotto questo aspetto sarebbe riduttivo.

Oltre alla fotografia di soggetto, la sua esplorazione dei muri di Parigi e dei loro innumerevoli graffiti testimonia il legame di Brassaï con le arti marginali e l’art brut di Jean Dubuffet.

Nel corso della sua carriera il suo originale lavoro viene notato da Edward Steichen, che lo invita a esporre al Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 1956: la mostra “Language of the Wall. Parisian Graffiti Photographed by Brassaï” riscuote un enorme successo.

I legami di Brassaï con l’America si concretizzano anche in una assidua collaborazione con la rivista “Harper’s Bazaar”, di cui Aleksej Brodovič fu il rivoluzionario direttore artistico dal 1934 al 1958. Per “Harper’s Bazaar” il fotografo ritrae molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, con i quali era solito socializzare. I soggetti ritratti in quest’occasione saranno pubblicati nel volume Les artistes de ma vie, del 1982, due anni prima della sua morte.

Brassaï scompare il 7 luglio 1984, subito dopo aver terminato la redazione di un libro su Proust al quale aveva dedicato diversi anni della sua vita. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.

19 luglio – 9 novembre 2025 – Aosta, Centro Saint-Bénin

Le mostre di Cortona On The Move 2025 – Come together

©Christopher-Anderson-Marion-Durand

Il tema di quest’anno è nato alla chiusura dell’edizione precedente del festival che è avvenuta il 4 di Novembre. Il giorno prima delle elezioni Americane. Al risultato di quelle mi sono reso conto che siamo in un mondo sempre più diviso, con fratture che si allargano fino a diventare ferite aperte e estremismi che si nutrono di polarizzazione, dove le parti opposte non comunicano ma urlano.

Mi sono chiesto se il festival dovesse essere lo specchio di questo mondo o cercare di indirizzare lo sguardo verso qualcosa di molto più difficile da raccontare ma molto più importate da realizzare. La riconciliazione. Quindi il tema della 15ª edizione di Cortona On The Move sarà “Come Together”. Ci occuperemo di ferite e guarigione. “Come Together” esplorerà il motivo per cui la riconciliazione è l’unica opzione possibile, analizzando alcuni dei molti modi per raggiungerla a livello sociale, politico e personale. Perché in effetti la riconciliazione non riguarda solo l’altro, ma soprattutto se stessi.

Questa edizione per il 15° anniversario non si propone di offrire risposte semplici. Piuttosto, esploreremo gli spazi tra le rotture e le riparazioni, tra il conflitto e l’unità, per comprendere cosa significhi trovare un terreno comune quando il terreno stesso sembra spesso cedere sotto i nostri piedi. Esplorando le complessità, ci rendiamo conto che la riconciliazione non è solo un compromesso, ma richiede cambiamenti di paradigma e il coraggio di nuovi modi di essere.

“Come Together” sarà bello, ma anche crudo, disordinato e ruvido. Si tratta della forza e del coraggio che ci spingono a tentare di ricucire le relazioni incrinate, sia all’interno delle famiglie, sia attraverso i confini, sia nel silenzioso e disperato tentativo di riconciliarsi con il proprio io. Osservando storie in cui la guarigione è possibile, anche se incompleta e imperfetta, “Come Together” vorrebbe offrire una visione del mondo non solo così com’è, ma anche come potrebbe essere.

Come cantava chi ha ispirato il titolo di questa edizione: “I know you, you know me. One thing I can tell you is you got to be free. Come together. Right now.”

Paolo Woods

Dal 17 luglio al 2 novembre – Cortona (AR) – sedi varie

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Alex Webb. Errand and Epiphany

CIttà del Messico, Messico, 2003. © Alex Webb/Magnum Photos

EARTH Foundation presenta, in collaborazione con Magnum Photos, il nuovo progetto espositivo Errand and Epiphany: personale del fotografo americano Alex Webb (San Francisco, 1952), membro dell’agenzia Magnum Photos. La mostra è aperta al pubblico da giovedì 27 marzo a domenica 21 settembre 2025 presso l’Art House di Eataly Verona.

Errand and Epiphany è stata presentata per la prima volta nel 2023 al Museum Helmond, nei Paesi Bassi, come prima indagine istituzionale sull’opera di Webb degli ultimi trent’anni, e arriva a Verona con un nuovo allestimento, pensato appositamente per gli spazi della Fondazione.

Il percorso espositivo include 78 fotografie che svelano l’originalità di uno dei pionieri della seconda generazione di fotografi attivi con il colore, capace di trasformare il linguaggio visivo in una narrazione emotiva e vibrante. A suggerire il titolo è la scrittrice americana Rebecca Solnit, che in un suo scritto afferma «La magia della strada è il connubio tra missione ed epifania». Per Webb la missione è raccogliere frammenti di storie di gente in luoghi remoti della terra e l’epifania è il momento della rivelazione, in cui la banalità si trasforma in sorpresa.

on una formazione storico-letteraria, Alex Webb decide poco più che ventenne di dedicarsi alla fotografia come fotoreporter. Dopo un primo esercizio in bianco e nero, che immortala la vita di una piccola cittadina dell’America del Sud, Webb inizia a scattare a colori nei suoi lunghi viaggi che lo portano ai confini del mondo: Haiti, Messico, Africa subsahariana, India, Turchia, Stati Uniti, sono i paesi in cui ricerca, con sguardo famelico e curioso, storie di vita quotidiana, di emarginazione e soprusi, per trasformarle in narrazioni dal tono magico.

Le fotografie di Alex Webb raccolte in mostra ne rivelano lo spirito da street photographer, come lui stesso si definisce. Il suo approccio è mosso dal senso di curiosità e di scoperta verso i luoghi e le persone che li abitano: «Ogni progetto è un viaggio senza una destinazione chiara. Una volta iniziato il viaggio, è la fotografia a indicarmi dove andare». Gli scenari immortalati da Webb non solo raccontano storie, ma suggeriscono visioni e prospettive inaspettate. Racchiusa in composizioni armoniche, ogni immagine svela scene quotidiane di lavoro, svago, gioco, fuga, attesa, in un alternarsi di ombre marcate e geometrie nette, in cui i soggetti, spesso inconsapevoli, diventano protagonisti di un teatro quotidiano che in alcuni casi non manca di lasciare inquieto chi li osserva.

Scattando per strada, Alex Webb cattura istanti di pura vivacità destinati a trasformarsi in tutt’altro in pochissimo tempo. Lo stile del fotografo è definito un caos organizzato, al limite della saturazione, non solo per l’uso di colori vividi, ma anche per la moltitudine di soggetti che popolano i suoi scatti. Webb è capace di sintetizzare nell’immagine la sua visione delle cose, attenta ai dettagli e alla narrazione, che ritorna nella sovrapposizione di più piani fino allo sfondo, a chiudere una scenografia complessa.

L’uso della pellicola a colori connota in modo personalissimo la ricerca fotografica di Alex Webb, affascinato dalla luce accecante e dai colori intensi dei territori che visita. «Per me il colore è fondato sulle emozioni. Non si tratta di vedere i colori, ma di percepire l’emozione che trasmettono», afferma l’artista. I colori giocano un ruolo decisivo anche nel processo creativo di Webb, che lo guidano visivamente ed emotivamente nei suoi viaggi di scoperta. La componente emozionale è quindi centrale nel lavoro del fotografo americano, che si muove libero da preconcetti, spinto dalla curiosità e dall’intuito. La fotografia di Alex Webb tiene conto anche delle influenze letterarie degli anni giovanili, da Graham Green a Gabriele García Màrquez, e di quelle filosofiche, che ne hanno ispirato l’immaginario poetico.

Dal 27 marzo al 21 settembre 2025 – Art House di Eataly Verona

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Langhe Photo Festival – Possibilità

©Rinko Kawauchi

Il festival internazionale di fotografia nel cuore delle Langhe. Dal 6 luglio al 2 novembre 2025, 8 mostre con oltre 250 fotografie esposte.

Torna con la terza edizione il LanghePhotoFestival, evento dedicato alla fotografia d’autore che, attraverso mostre diffuse in edifici storici e spazi a cielo aperto, porta autori di rilievo internazionale tra le vie del borgo di Neive (CN).

Il tema Possibilita’ interroga la fotografia come linguaggio aperto, capace di accogliere l’unicità di chi osserva e scatta.
È l’autore, con la sua singolarità, a rendere possibile l’immagine: non esiste fotografia senza uno sguardo che la generi, senza una coscienza che scelga cosa mostrare e cosa escludere.

Scegliere di guardare significa scegliere di affermare.
Ogni fotografia è, in questo senso, una forma di apertura al mondo e di svelamento.
Mostrare ciò che c’è di invisibile per gli altri, non solo in termini visivi, ma soprattutto esperienziali.
Un linguaggio, declinabile in infinite forme e dimensioni, capace più di tutti, di raccontare universalmente altrettante infinite prospettive.

Il LanghePhotoFestival diventa così teatro di un linguaggio polifonico, dove ogni nota può dialogare o scontrarsi con le altre.
Le soggettività si sovrappongono, creando un punto bianco che accoglie ogni riflesso.
Non è un vuoto, ma uno spazio aperto in cui ciascuno può trovare la propria prospettiva e il proprio significato.

Tra le mostre di quest’edizione segnaliamo in particolare: Rinko Kawauchi – M/E, Francesco Comello – L’isola della salvezza, Francesco Anselmi – Borderlands

Dal 6 luglio al 2 novembre 2025 – Neive (CN)

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Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi

Tina Modotti, Giorno dell'inaugurazione della Escuela Libre de Agricultura No. 2 Emiliano Zapata a Ocopulco, 1928
Tina Modotti, Giorno dell’inaugurazione della Escuela Libre de Agricultura No. 2 Emiliano Zapata a Ocopulco, 1928

Circa 60 tra fotografie, lettere, testi, documenti e articoli raccontano la vita e l’opera della fotografa, attrice e attivista politica italo-americana protagonista della mostra Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi, figura di rilievo che accomuna la cultura italiana e quella messicana.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata a cura dell’associazione Storia e Memoria Aps di Albano Laziale, in collaborazione con la Segreteria di Cultura del Governo del Messico, l’archivio della Fototeca Nazionale dell’INAH. Media partner NOIDONNE, servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Le opere in mostra illustrano il percorso di Tina Modotti fotografa della realtà sociale messicana, la sua integrazione, il vincolo sentimentale e artistico con gli ambienti culturali dell’epoca e la radicalizzazione nelPartito Comunista Messicano, fino alle ultime foto scattate durante l’esilio di Berlino, nel 1930.

Completano la mostra anche numerosi documenti che contribuiscono a illustrare le vicende umane e politiche di Tina Modotti dell’ultima fase, quale componente del Partito Comunista, nonché Dirigente delle Brigate Internazionali del Soccorso Rosso, fino alla morte, avvenuta a Città del Messico nel 1942 a soli 45 anni.

Dal 14 maggio 2025 al 21 settembre 2025 – Museo di Roma in Trastevere

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ANIMATI. God, Human, Animal, Machine

Per la prima volta in Italia, l’archivio fotografico di un museo pubblico viene analizzato attraverso la computer vision. Un dialogo tra arte e intelligenza artificiale prende forma al Museo di Fotografia Contemporanea.

Un esperimento pionieristico in cui l’intelligenza artificiale viene applicata al processo curatoriale, dialogando con uno dei più importanti archivi fotografici pubblici italiani. La rete neurale CLIP di Open-AI ha analizzato il patrimonio del MUFOCO, interrogandolo con parole chiave radicali e universali: coscienza, anima, morte, nascita, conflitto, famiglia. Attraverso un motore di ricerca locale creato ad hoc per la mostra, l’algoritmo seleziona le immagini rispondendo a query che ruotano attorno alla domanda: cosa significa essere umani oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale? Il risultato è una nuova forma di curatela aumentata, dove l’intelligenza artificiale partecipa attivamente all’interpretazione iconografica.

La mostra propone 137 immagini di 77 autoriitaliani e internazionali: da Gabriele Basilico, Lisetta Carmi a Mimmo e Franceso Jodice, da Günter Brus a Bernard Plossu. Le fotografie sono esposte senza indicare a quale parola chiave corrispondano, lasciando spazio a libere associazioni. “ANIMATI” è un’esperienza immersiva e riflessiva, che ridefinisce il confine tra arte e tecnologia e invita a immaginare nuovi scenari per il futuro della cultura. In un tempo in cui le macchine imparano anche a vedere.

ANIMATI. God, Human, Animal, Machine” è molto più di una mostra: è un laboratorio aperto sul senso delle immagini nell’era algoritmica, un invito a riconsiderare la fotografia non solo come documento o arte, ma come specchio delle nostre domande più profonde. In un mondo in cui le macchine imparano a vedere, il gesto umano dell’osservare assume un valore nuovo. Una riflessione urgente e poetica sul nostro tempo, sul confine tra naturale e artificiale, tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.

Dal 18 maggio al 31 agosto 2025 – MUFOCO – Museo di Fotografica Contemporanea – Cinisello Balsamo (MI)

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Juergen Teller. 7 ½

La Fondazione Sabbioneta Heritage annuncia un evento imperdibile per gli appassionati di arte contemporanea: dal 13 aprile al 23 novembre 2025, la Galleria degli Antichi e la Sala degli Specchi di Palazzo Giardino ospiteranno “7 1/2“, la nuova mostra personale del celebre fotografo Juergen Teller.

Curata da Mario Codognato, l’esposizione rappresenta il progetto più intimo e personale dell’artista, che racconta gli ultimi anni del suo percorso creativo. Teller, noto per il suo stile iconico e anticonvenzionale, ha saputo rivoluzionare la fotografia di moda e influenzare profondamente il linguaggio visivo contemporaneo. “7 1/2” si concentra sul suo recente rinnovamento artistico, arricchito dal sodalizio con la moglie Dovile Drizyte, con cui condivide un’intensa ricerca espressiva.

L’allestimento, concepito dallo stesso Teller insieme a Codognato e progettato da Federico Fedel, si inserisce armoniosamente nella maestosa cornice di Palazzo Giardino. La Galleria degli Antichi, con i suoi 97 metri di lunghezza, e la suggestiva Sala degli Specchi offrono lo spazio ideale per un dialogo tra la fotografia contemporanea e l’architettura rinascimentale di Sabbioneta.

La mostra, accompagnata da un catalogo bilingue edito da Marsilio, è realizzata con il patrocinio del Comune di Sabbioneta e il supporto di Regione Lombardia, Fondazione Banca Agricola Mantovana e Fondazione della Comunità Mantovana, insieme a numerosi sponsor privati.

Il Direttore della Fondazione Sabbioneta Heritage, Ezio Zani, sottolinea l’importanza di questa esposizione nel percorso di valorizzazione del patrimonio culturale della città: “Ospitare Juergen Teller significa confermare Sabbioneta come palcoscenico internazionale per l’arte contemporanea, offrendo ai visitatori un’esperienza unica e coinvolgente”.

13/04/2025 – 23/11/2025 – Sabbioneta, Palazzo Giardino, Galleria degli Antichi e Sala degli Specchi

PORTO ROMA. Mohamed Keita

Mohamed Keita, Corso D'Italia, 2024
© Mohamed Keita | Mohamed Keita, Corso D’Italia, 2024

Dal 27 maggio al 27 luglio 2025, il Padiglione 9b del Mattatoio di Roma presenta PORTO ROMA Mohamed Keita, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Mosaico Studio, a cura di Carmen Pilotto.

La mostra racconta la città di Roma attraverso lo sguardo unico di Mohamed Keita, giovane fotografo nato in Costa d’Avorio che oggi vive e lavora tra Roma e Bamako (Mali). Le sue immagini, estranee ai luoghi comuni e alle rappresentazioni patinate, conducono in un universo di dettagli nascosti, paesaggi urbani intimi e presenze umane che narrano storie di quotidianità e resilienza.

Visitatori e visitatrici sono invitati a immergersi nel continuo vagare di Keita per Roma, alla ricerca del soggetto da immortalare, per scoprirla a misura d’uomo, con le sue imperfezioni, meraviglie e segreti.

Il titolo della mostra, Porto Roma, rispecchia la visione personale del fotografo, restituendo al pubblico la Roma vissuta da Keita attraverso la sua ricerca: non solo città eterna ma porto dell’anima, dove l’antico dialoga col presente, l’umanità si fonde col silenzio degli spazi. La mostra, nel suo insieme, è un ritratto di Roma: porto d’accoglienza, luogo aperto a chi arriva da fuori, come è accaduto al fotografo, ma anche punto di partenza per chi la lascia, come i romani che sono andati via; luogo in cui il tempo scorre e si intreccia con le vite di chi vi abita e vi transita, al contempo casa, rifugio e palcoscenico di incontri.

Il percorso espositivo inizia con alcune delle fotografie realizzate da Keita durante i primi dieci anni trascorsi a Roma e raccolte nel volume Roma 10/20. La mostra prosegue con la sua più recente ricerca fotografica, che documenta il suo incessante ritorno negli stessi luoghi per coglierne mutamenti e suggestioni: ogni fotografia diventa una meditazione sul tempo e sui cambiamenti che trasformano i luoghi, sulle ombre fugaci che raccontano storie diverse, sui volti che si confondono nel paesaggio, ridefinendolo. Il suo sguardo di flâneur trasforma ogni scorcio urbano in un’opera da contemplare. La spontaneità dello scatto, il gioco di luci e ombre, i dettagli spesso trascurati diventano elementi chiave della sua poetica visiva.

 ritratti presentati sono punti cardine di una mappa artistica e personale della capitale. Attraverso questi scatti Roma si svela nella sua complessità e ricchezza culturale, offrendo un contenuto autentico e in continua evoluzione. Il punto di partenza simbolico è la Stazione Termini, luogo chiave per Keita, essendo stato il primo spazio vissuto al suo arrivo a Roma. La sua prima fotografia è stata scattata proprio qui, e il progetto rilegge i luoghi della sua esperienza romana, espandendosi dal centro alle periferie, raccontando una città profondamente stratificata e multietnica. Prima-Dopo, nasce invece dall’urgenza di documentare i cambiamenti dei luoghi e delle cose giorno dopo giorno. Keita ritorna ripetutamente negli stessi posti, catturandone le trasformazioni e gli effetti della luce e del passare del tempo sul paesaggio urbano, mettendo in dialogo passato e presente.

La mostra è accompagnata da un catalogo edizioni Drago, con testi di Massimiliano Smeriglio, Marco Delogu, Luigi Bartone e Felice Castrignanò, della curatrice Carmen Pilotto e le tavole delle immagini esposte.

Dal 27 maggio 2025 al 27 luglio 2025 – Mattatoio di Roma

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ISOLE MINORI Note sul fotografico dal 1990 ad oggi

Foto © Massimo Vitali

Il MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e la Galleria comunale d’arte di Cagliari, sono lieti di presentare Isole minori. Isole minori. Note sul fotografico dal 1990 ad oggi, grande mostra fotografica che riunisce sedici progetti di autori e autrici internazionali sul tema della rappresentazione dell’isola dall’inizio del nuovo secolo ad oggi.

Con inaugurazione prevista per il 26 giugno a Cagliari e il 27 giugno a Nuoro, il progetto espositivo orienta la sua riflessione non solo alla dimensione geografica, ma anche alla dimensione culturale e sociale dell’idea di isolanità. Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, la mostra presenta le opere fotografiche di Jacopo Benassi, Paola De Pietri, Charles Freger, Ralph Gibson, Mimmo Jodice, Salvatore Ligios, Bernard Plossu, Marinella Senatore, Giovanna Silva, Massimo Vitali, Lorenzo Vitturi, Vanessa Winship e George Georgeou (a Nuoro); Arianna Arcara, Francois Xavier Gbré, Luca Spano, Karla Hiraldo Voleau (a Cagliari).

Fotografata in passato da grandi autori come August Sander, Henri Cartier-Bresson, Lisetta Carmi e tanti altri, nella maggior parte dei casi la Sardegna è stata interpretata e trasmessa secondo una lettura reportagistica del territorio e delle comunità che abitavano le sue aree interne. Tali testimonianze hanno alimentato un immaginario sociale polarizzato tra stato centrale e periferia, che ha prodotto rappresentazioni, miti e ideologie che, nel corso del tempo, hanno condizionato sia il modo di vedersi degli isolani, sia la percezione del contesto da parte di chi alla Sardegna guardava. La percezione stereotipata di luogo al di fuori del tempo, una sorta di Eden, si alternava alla visione incrinata dalla presenza – non meno esotica – dei banditi protagonisti della cronaca nera, della periferia lontana e di altri riferimenti inerenti il tema del sottosviluppo.

La mostra mette in rilievo come tale rappresentazione si sia modificata nel corso degli ultimi 25 anni, con un ampliamento dell’indagine visiva a nuove modalità di azione e relazione con territorio e comunità. Le rappresentazioni simboliche e ideologiche dello spazio insulare che ne emergono offrono uno spaccato di tematiche differenti, che vanno dalla storia delle culture alla trasformazione della società contemporanea, lasciando intravedere in trasparenza elementi di persistente subalternità. Guardando le coste ed il mare, nonché l’interno dei contesti urbani più estesi, artisti e artiste restituiscono un vocabolario visivo della Sardegna che ne consente una contestualizzazione culturale nell’area mediterranea allargata prima ancora che in quella italiana.

Apre la mostra un prologo-omaggio a quattro grandi autori attivi da molti anni, che hanno dedicato all’isola alcune fotografie significative sia all’interno del loro percorso che nella rilettura del paesaggio sardo: la metafisica marina legata alla cultura mediterranea di Mimmo Jodice ripresa a Punta Pedrosa (1998) e a Molara (1999), i vagabondaggi poetici di Bernard Plossu tra Carloforte e La Maddalena (2002), l’ironica rivisitazione del tema del nudo di Ralph Gibson (1986) e la spettacolare documentazione della presenza turistica in spiagge come il Poetto (1995)  di Massimo Vitali introducono lo spettatore nella mostra e nel nuovo secolo.

Divisi in stanze monografiche, gli autori presenti al MAN di Nuoro leggono la contemporaneità nella persistenza del ruolo della maschera nel racconto di antiche tradizioni e rituali, rivisitate da Salvatore Ligios per mettere in discussione la coscienza identitaria e la perdita degli elementi culturali locali (2007) oppure da Charles Fréger (2010-2011); oppure ancora nell’attesa eterna (e spesso invana) di una rinascita sociale, culturale ed economica come per l’evento di inaugurazione delle architetture per il mancato summit della Maddalena (Giovanna Silva, 2009); o nel rapporto tra passato e presente nel Monumento a Garibaldi e nelle fortificazioni di granito nell’isola di Caprera (Paola De Pietri, 2022). Pratiche di interazione e partecipazione tra arte e comunità si manifestano nel racconto delle diverse idee di cittadinanza nelle opere di Marinella Senatore (2013) e Vanessa Winship e George Georgeou (2014). Jacopo Benassi (2021) e Lorenzo Vitturi (2022) agiscono rispettivamente a Donori e in Valle della Luna, per affrontare concettualmente l’idea di isolamento.

Nella sede di Cagliari sono presenti quattro autori accomunati dal rapporto tra fotografia e letteratura, a fornire un’ulteriore interpretazione e formalizzazione di tematiche come quella dei rapporti interpersonali sui quali si concentrano, a partire dalla lettura dei racconti di Sergio Atzeni, il lavoro inedito di  Arianna Arcara (2025) e quello di Karla Hiraldo Voleau che cerca di rileggere la Generazione Z attraverso il lascito pasoliniano di Comizi d’amore (2023), mentre le costruzioni di mondi tra immaginazione e documentazione di Luca Spano (2020-2021) guardano all’esperienza letteraria di DH Lawrence. Il tema del viaggio e della nuova lettura del territorio è riscontrabile nei lavori di Francois Xavier Gbré dove viene mostrata la nuova configurazione sociale ed economica successiva al fenomeno delle migrazioni, con tutte le conseguenze che esso comporta.

La mostra presenta opere di straordinaria qualità visiva e propone visioni nuove di luoghi noti, attraverso le quali si possono aprire riflessioni di diversa natura intorno ai tanti temi sollevati dalle opere esposte. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue edito da Interlinea, contenente un dialogo fra i due curatori, la riproduzione delle opere esposte e le schede biografiche e critiche degli autori e delle autrici incluse nel progetto espositivo.

27 giugno – 16 novembre 2025 – MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e Galleria comunale d’arte di Cagliari

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The Heart of the Matter – Carrie Mae Weems

Carrie Mae Weems, Welcome Home, 1978–84. Dalla serie Family Pictures and Stories. © Carrie Mae Weems. Courtesy of the artist and Gladstone Gallery, New York, Fraenkel Gallery, San Francisco, and Galerie Barbara Thumm, Berlin

Le Gallerie d’Italia – Torino presentano la mostra dell’artista americana Carrie Mae Weems, aperta al pubblico dal 17 aprile al 7 settembre 2025 realizzata in collaborazione con Aperture, con la curatela di Sarah Meister, già curatrice del dipartimento di fotografia del MoMA di New York. La mostra è parte del programma principale della seconda edizione di EXPOSED Torino Foto Festival dal titolo Beneath The Surface, a cura di Menno Liauw e Salvatore Vitale.

Una nuova grande mostra dedicata all’artista di fama internazionale Carrie Mae Weems, nota per le sue indagini fotografiche sui temi dell’identità culturale, del sessismo e dell’appartenenza di classe.

In anteprima assoluta un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo per questa esposizione, che si inserisce in una incisiva retrospettiva costituita da opere tratte dalle serie fotografiche più famose, che condurranno il visitatore lungo l’arco di tutta la carriera dell’artista, tracciandone un percorso spirituale e personale.

Le opere selezionate per questa mostra sottolineano il valore unico di Carrie Mae Weems nell’affrontare le complessità e le ingiustizie del mondo che ci circonda, radicando le sua fotografia in luoghi spesso esclusi dalle narrazioni: studi d’artista, piantagioni del sud degli Stati Uniti, spazi domestici, fino ad arrivare alle “istituzioni invisibili” nate come luoghi di culto della comunità nera durante le oppressioni, accostate a immagini di monumenti e musei che sono stati storicamente luoghi di esclusione.

Al centro della mostra c’è il nuovo progetto Preach, realizzato per questa esposizione su committenza originale, un’ambiziosa e intensa installazione che ripercorre la religione e spiritualità per gli afrodiscendenti americani attraverso le generazioni. La serie celebra le forme di culto profonde, appassionate e gioiose che definiscono l’esperienza della Chiesa nera di Weems, e al tempo stesso denuncia la violenza e l’oppressione che sono elementi inseparabili di questa storia. Weems scrive nel nuovo testo poetico che accompagna questa installazione: “Nelle fiamme e tra le bombe, prega dove e quando puoi, nei porti e nelle capanne, nei palazzi e nei seminterrati, nei teatri e nei club. Dal tuo nascondiglio segreto hai scoperto nuove forme di culto…” Usando sé stessa come musa e guida, Weems ci invita a unirci a questo risveglio spirituale e condannare la persecuzione che rende questi spazi sacri luoghi di rifugio e di attivismo. Preach intreccia insieme le prime immagini da Harlem, San Diego, e Sea Island, Georgia, con una vasta gamma di nuovi lavori che evocano la realtà trascendentale e profana dell’espressione religiosa per gli americani neri di oggi.

La retrospettiva comprende anche molti dei primi lavori di Weems, come la storica Kitchen Table Series (1990) e Museums (2006 – in corso); una selezione di progetti più recenti, come Scenes and Takes (2016) e Painting the Town (2021); e importanti installazioni video tra cui The Shape of Things (2021) e Leave Now! (2022). Insieme, queste opere accompagnano i visitatori in un viaggio che abbraccia l’intero arco della sua carriera, mostrando la profondità e la varietà del suo linguaggio artistico.

La mostra vede inoltre la collaborazione di Fondazione Compagnia di San Paolo che si concretizza in attività ispirate ai valori legati all’inclusione e alla valorizzazione di tutte le differenze come fonte di ricchezza, temi che vengono sollecitati dai contenuti in mostra e che caratterizzano le sfide strategiche della Fondazione stessa. La fotografia è strumento di racconto, di documentazione, ma anche di costruzione di identità capace di contribuire al processo di inclusione e creazione di comunità. Attraverso la realizzazione di campagne di comunicazione diffusa negli spazi urbani e la collaborazione nella realizzazione del public program #Inside, le attività della Fondazione hanno l’obiettivo di favorire la partecipazione e allargare a pubblici sempre più eterogenei i temi sollecitati dalla mostra, anche in considerazione della co-presenza in città del festival della Fotografia di Torino Exposed 2025.

L’esposizione “Carrie Mae Weems: The Heart of the Matter” sarà accompagnata da un catalogo co-pubblicato da Società Editrice Allemandi / Aperture. Oltre a numerose immagini delle opere dell’artista americana sarà arricchito da contributi di studiosi appartenenti a diverse generazioni, sottolineando il valore unico della visione di Carrie Mae Weems nell’affrontare queste tematiche.

Dal 17 aprile al 7 settembre 2025 – Gallerie d’Italia di Torino

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Albert Watson. Roma Codex

© Albert Watson | Albert Watson, Roma World, Bird Lady Giovanna, 2024

Dal 29 maggio Palazzo Esposizioni Roma presenta Roma Codex, la più grande mostra fotografica mai realizzata in Italia dedicata al fotografo Albert Watson, tra i più iconici del nostro tempo.

Promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo con Studio F.P., la mostra – curata da Clara Tosi Pamphili – offre uno sguardo fotografico potente e intuitivo sulla città di Roma, esplorata ben oltre i suoi stereotipi visivi.

Il fotografo newyorkese Albert Watson sfida le rappresentazioni convenzionali della Città eterna, delineando un racconto antropologico contemporaneo della sua essenza più autentica.

In oltre cinque decenni di carriera, dal 1970 ad oggi, Watson si è affermato come uno dei fotografi più influenti e prolifici a livello mondiale. Fondendo arte, moda e fotografia commerciale con una versatilità e profondità senza pari, ha creato icone che sono entrate nell’immaginario collettivo.

Roma Codex è un progetto nato da un’idea originale di Studio F.P. che insieme all’Azienda Speciale Palaexpo, ha curato e prodotto interamente il lavoro fotografico interpretato dal grande fotografo ‘sir Albert Watson’, seguendolo durante tutte le riprese, coordinando le location, i soggetti e contribuendo alla narrazione artistica e visiva del progetto. Si ringrazia il primo municipio di Roma Capitale per la collaborazione alla realizzazione del progetto.

Roma vissuta, non solo osservata
Per oltre due anni Albert Watson ha percorso Roma senza un itinerario prestabilito. Guidato dal ritmo della Città e catturandone l’energia tra i suoi volti, le sue architetture e i suoi movimenti, il fotografo ne ha rintracciato lo spirito più autentico per un’esplorazione fotografica della dialettica tra grandeur storica e vitalità quotidiana. 

«Non ho voluto osservare Roma con idee preconcette o con la pressione di dover immortalare ciò che il pubblico si aspetta di vedere. La città trabocca di storia, ma io ero interessato a ciò che accade tra i monumenti, nell’energia delle sue strade, nei volti, nel movimento. Ho fotografato in modo istintivo, passando da scuole di danza a club underground, da studi d’artista a caffè notturni. Alcuni momenti erano pianificati, molti altri sono stati frutto del caso. È questa la magia di Roma: si svela, strato dopo strato, se si ha la pazienza di guardarla» – Albert Watson.

Tracciando un ritratto della Roma contemporanea, sospesa tra l’ingombro della sua storia e l’energia e avanguardia del presente, Albert Watson rifugge dall’ovvio. Roma Codex è un atlante stratificato dello spirito effervescente e pulsante della Città, un luogo in continua evoluzione sin dai tempi più remoti, crocevia di culture e mondi diversi. 

200 fotografie, una città da decifrare
La mostra presenta 200 fotografie in bianco e nero e a colori, spesso di grande formato, allestite nelle prime tre principali sale di Palazzo Esposizioni Roma. Le immagini sono disposte secondo una logica istintiva e non tematica, per riflettere una fruizione libera e contemporanea. Nel vasto spazio espositivo, momenti umani intimi e spontanei sono accostati all’imponenza architettonica e storica della Città, in un gioco di rimandi tra Roma e coloro che la abitano e la definiscono. Albert Watson abbatte le gerarchie: un ritratto, un paesaggio, un interno, un volto anonimo o una celebrità convivono con la stessa intensità narrativa. Nel suo complesso Roma Codex offre una bussola visiva, al tempo stesso istintiva e meticolosa, per decifrare una città ricca di contrasti.

Luoghi simbolici e ritratti inattesi
Tra i luoghi fotografati: il Colosseo, la Fontana di Trevi, l’Ara Pacis, il Foro Romano, Villa Medici, l’Altare della Patria, ma anche luoghi meno convenzionali come Cinecittà Studios, la Cripta dei Cappuccini, Campo de’ Fiori, la Via Appia Antica, la Terrazza del Gianicolo, Porta Portese, il Parco Archeologico di Ostia Antica, il Jazz Image Festival, l’Imperial Circus.

Un ritratto collettivo della Roma di oggi
La mostra è anche un omaggio al tessuto umano della città. Tra i protagonisti ritratti: Paolo Sorrentino, Valeria Golino, Luca Bigazzi, Luca Zingaretti, Isabella Ferrari, Benedetta Porcaroli, Riccardo Scamarcio, Celeste Della Porta, Kasia Smutniak, Saul Nanni, Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Roberto Bolle, Eleonora Abbagnato, Giuseppe Ducrot, Elisabetta Benassi, Pietro Ruffo, il Cardinale Silvano Maria Tomasi, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta Giancarlo Giammetti.

Dal 29 maggio 2025 al 3 agosto 2025 – Palazzo Esposizioni Roma

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Grenze Arsenali Fotografici – festival internazionale di fotografia a Verona

Grenze Arsenali Fotografici 6a Edizione

7 settembre – 30 ottobre 2023

Sesta edizione per Grenze Arsenali Fotografici, il festival internazionale di fotografia organizzato in collaborazione con Assessorato alla Cultura – Turismo – Spettacolo – Rapporti con l’UNESCO del Comune di Verona e l’Università Pontificia IUSVE

            Più giorni e più sedi tra cui il Bastione delle Maddalene per il Festival Internazionale di Fotografia Grenze che si svolgerà nel quartiere di Veronetta.

La formula è quella collaudata negli anni: forte vocazione internazionale, presenza degli artisti da tutto il mondo, mostre, formazione, laboratori, workshop e collaborazioni con le associazioni del territorio locale e nazionale.

            Più giorni rispetto all’edizione precedente perché alcune sedi espositive saranno coinvolte in Art Verona con mostre inaugurate in ottobre ed esposte fino alla fine del mese.

            Tema dell’edizione che inaugura il 7 settembre è Staunen: meraviglia. I progetti esposti sono stati selezionati per raccontare le sfumature dello stupore davanti a quell’inatteso che non si può comprendere o dire. Lo stupore è apertura all’altro, è deviazione dallo sguardo comune sulle cose, è gioia della novità ma anche trauma e angoscia davanti all’ignoto.

            La curatela e la direzione artistica del festival sono di Simone Azzoni, docente universitario e critico d’arte, e Francesca Marra, fotografa e docente, affiancati da un team giovane e dinamico di studiosi, studenti e appassionati di fotografia.

 

            Gli autori

EXHIBITION

          Mostre

  Anche per l’edizione 2023 si ripropone il respiro internazionale che ha contraddistinto il festival nelle precedenti edizioni, con mostre di fotografi nazionali e internazionali provenienti da Australia, Stati Uniti, Grecia, Cuba, Kosovo, Spagna, Serbia, Belgio e naturalmente Italia

            Per la main section:

            Da “Il Miracolo degli occhi”. Progetto didattico con i ragazzi delle enclave serbe in Kosovo e Metohija, a cura di Monika Bulaj

            Francesco Comello | L’isola della salvezza

            Anna Maria Antoinette D’Addario | Deep in Their Roots, All Flowers Keep the Light

            BLACK7EVEN | Manifesto, opera NFT

            Manuel Almenares | NIÑOS CUBANOS

            Mitar Simikič | Mila

            Glòria Giménez Carrillo | TRANSLITERALITAT

            Caterina Morigi | Sea Bones

Per la sezione OFF a cura di Sara Munari e Lisangela Perigozzo presso Il Lazzaretto e con la collaborazione dell’Associazione Amici del Lazzaretto di Verona

            Alicia Lehmann The Hammer of Witches

            Anna Sempreboni Feeling Blue

            Chiara Innocenti MERAVIGLIE PRESENTA

            Francesco Capasso Oltre i miei occhi

            Roman Kosh Gold

            Pola Rader Monotown

            Milda Vyšniauskaitė Boys

            Le sedi

Tradizione e novità nella scelta delle diverse location che ospiteranno le mostre dell’edizione 2023.

Al Bastione delle Maddalene di Vicolo Madonnina12è esposta la sezione principale

Le mostre di Charles H. Traub – Dolce Via Nova – e di Benedetta Sanrocco –  CHOCOLATE & DIRTY CLOTHES del Premio Musa nato in collaborazione con l’omonima scuola milanese, saranno esposti presso Grenze | Galleria d’Arte Contemporanea, in collaborazione con Isolo17, in via XX Settembre.

In Fonderia Fonderia 20.9 ci sarà ASPETTATIVE TRADITE di Chiara Bandino, Gloria Pasotti, Nicolò Lucchi, Arielle Bonne Année

Il Lazzaretto di Verona ospita la sezione OFF mentre Lo Spazio Veronetta propone W O W uàu progetto di Jessica Noy Laufer, Chiara Fogliatti e Ginevra Gadioli

Quattro le nuove sedi:

            Le Serre Comunali si aprono al pubblico proponendo tra limoni e sempreverdi due progetti: Ottantuno di Isacco Emiliani e Capre o Pecore di Kevin Horan

            Il Teatro Nuovo in occasione della rassegna Theatre Art Verona, espone Teatro e fotografia una antologica di Enrico Fedrigoli

            Porta Vescovo che accoglierà lo spazio dedicato al libro di fotografia e alcuni incontri con gli autori.

            Infine, inaugurato in maggio Il Meccanico, nuovo spazio espositivo del Festival in Via San Vitale 2b, espone in settembre una scelta dalla collezione dal Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, il progetto di Petros Efstathiadis ESCAPE PODS e in ottobre, in collaborazione con Art Verona: Laure Winants con Albedo, Isacco Emiliani e la sua ultima ricognizione artica Climate Change e Elodie Cavallaro con Mère

            Eventi

BOOK CORNER
CONFERENCE

Per tutta la durata del festival la programmazione si allarga con eventi, conferenze, workshop e laboratori.

Presso Porta Vescovo dal 7 al 17 settembre sarà allestito un Book Corner con prodotti editoriali curati e scelti da: Limond, Magazzini Fotografici, Lazy Dog Press e Yogurt Magazine – Paper Room, che poi verrà collocato presso Il Meccanico fino alla fine di ottobre.

8 settembre 

Porta Vescovo alle ore 17

Presentazione libro: A MIA MADRE di Yvonne De Rosa Roberto Nicolucci Editore. Testo di Simone Maria Azzoni Progetto Grafico di Luigi Cecconi di Yogurt Agency

Galleria d’Arte Contemporanea alle ore 18.30 Talk con Erik Kessels e Yvonne De Rosa

9 settembre

Aula Magna Santa Marta – Silos ore 10 Talk conclusivo di Tank2 Sviluppare l’immaginario

Lo stupore del trauma Con Riccardo Panattoni e Federico Leoni dell’Università di Verona – Dipartimento Scienze Umane; Padre Benedetto, Giovanni Cocco, Federica Troisi dell’Associazione Amici di Dečani (Kosovo); Dušan Milić regista; Ettore Napione (UNESCO); Giusi Pasqualini di Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri. Tank è promosso dal Centro Internazionale Scavi Scaligeri – Comune di Verona e Grenze–Arsenali Fotografici in collaborazione con l’Università di Verona–Contemporanea

OPENING e Tour con artisti e curatori dalle 15–22:

ore 15 Il Meccanico

ore 16 Galleria d’Arte Contemporanea

ore 17 Fonderia 20.9

ore 18 Bastione delle Maddalene

            Workshop incontri laboratori

Workshop: “Sul Paesaggio” 9 e 10 settembre con Alessandro Mallamaci

WORKSHOP

Laboratorio di Cianotipia per bambini e pre-adolescenti10 settembre a cura di Sara Pellizzer

LAB

Portfolio Review 10 settembre con i lettori: Luisa Bondoni, Paola Riccardi, Umberto Verdoliva

PORTFOLIO REVIEW

Lecture con Charles H. Traub e Luigi Ballerini Galleria D’Arte Contemporanea 10 settembre ore 17.30

Scarica il programma

Informazioni

Tutte le sedi sono ad ingresso gratuito, info e orari di ogni location sul sito del Festival: www.grenzearsenalifotografici.com

            Sponsor e collaborazioni

Il Festival è sostenuto dal Comune di Verona, dallo IUSVE, dalla Fondazione Zanotto e

Fimauto.

Fondamentale e unica nel panorama la rete di paternariati e collaborazioni che coinvolgono enti e associazioni, istituti e realtà internazionali quali:

 Ufficio Unesco e Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri del Comune di Verona

 Università di Verona–Contemporanea

 Art Verona

 Belgrado Photo Month

 OFF Bratislava

 Magazzini Fotografici (Napoli)

 Musa Fotografia

 Spazio Via Mazzini 43 (Sassuolo)

 PerAspera Festival (Bologna)

Media Partner: ClickMagazine, ArtDoc. Photography Magazine e Heraldo, 3BMeteo

| Grenze Arsenali Fotografici | www.grenzearsenalifotografici.com |

| Ufficio Stampa: grenze.ufficiostampa@gmail.com |

| Pietro Marini Martina Guardini |

| 0039_3483490521 |

La fotografia in poltrona

Ciao a tutti, normalmente in questo periodo comincio a documentarmi sulle mostre per il mese successivo, per proporvi qualcosa di interessante.

Ma ahime il lockdown ci ha tolto la possibilità di visitare le mostre di persona. Che fare? Come restare in contatto con la fotografia anche in momenti in cui dobbiamo restare in casa?

Io, personalmente, mi dedico ai libri. Come ho già avuto modo di raccontarvi, ho una vera e propria passione per la carta stampata.

E allora, ecco che affronto la mia libreria alla ricerca del volume che ho acquistato e che poi ho infilato tra gli altri, dicendomi, ma si poi lo guarderò con calma, ma il momento non è mai arrivato. Ecco, ora è il momento adatto. Immagino che sia successo anche a voi, quindi forza!

Una piccola parte della mia libreria dedicata ad arte e fotografia

Oppure è il momento di darsi alle riviste fotografiche, ce ne sono tante anche di altissimo livello, alcune sembrano quasi libri. Io prediligo le riviste senza recensioni di fotocamere, obiettivi ecc…, semplicemente progetti fotografici con un testo di presentazione.

Per esempio, in Italia Gente di Fotografia e EyesOpen!, oppure a livello internazionale, British Journal of Photography, Foam, Aperture, sole per citarne alcune.

Tra l’altro sui siti di questi magazine, trovate anche delle versioni online dei contenuti e un sacco di cose interessanti.

Se ne conoscete altre, segnalate pure!

Oppure, sempre per restare sul digitale, ci sono tante iniziative di vario genere.

Per esempio la presentazione di un libro, in questo caso di Suite n. 5, organizzata dall’Associazione culturale 36° fotogramma, in collaborazione con Palazzo Ducale di Genova.

Con i fotografi Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Comello, Francesco Faraci, Sara Munari, Lorenzo Zoppolato e con Grazia Dell’Oro. Introduce e modera Federico Montaldo.

L’evento è venerdì 27 novembre alle 21 su piattaforma Zoom.

Link: https://us02web.zoom.us/j/83064359403?pwd=cUFFb3E3dHpLQitzOVhkdFVBcHd2dz09#success 

Un altro esempio: Camera – Centro Italiano per la Fotografia, propone la visione in streaming gratuito del documentario Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities. Per vedere il film sarà sufficiente accedere alla piattaforma Streen.org. Il film sarà in streaming dalle 18.30 alle 24.00 di giovedì 19 novembre (OGGI!!!). Sulla piattaforma poi trovate anche altri film o documentari davvero interessanti.

Altra alternativa sono le letture portfolio, che pure ormai tutti offrono online. Le letture di Musa sono il 29/11, per esempio.

Sul canale Youtube @madeintomorrowoff trovate un tour on line di mostre fotografiche, ospitate nelle settimane scorse in spazi espositivi ormai non accessibili a causa dell’emergenza sanitaria.

Vi segnalo inoltre questa mostra virtuale LA BELLEZZA CAMBIA IL MONDO? A cura di Riccardo Costantini, con lavori di Ilaria Abbiento, Maura Banfo, Gianpiero Fanuli, Pierluigi Fresia, Patrizia Musso, Claudio Orlandi, Giorgio Racca, Edoardo Romagnoli. Trovate tutto qua!

Un’iniziativa originale è anche quella organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio, OPERE AL TELEFONO, un progetto che, sulla scia delle fiabe raccontate al telefono del celebre Gianni Rodari, darà la possibilità di “visitare” le mostre “True Fictions, Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi” e “Atlanti, ritratti e altre storie”, chiacchierando con uno degli esperti della Fondazione, a cui si potranno porre domande sulle tecniche utilizzate, sulla vita degli artisti e sui loro progetti, parlando degli aneddoti legati alle immagini, delle idee che sottendono ogni lavoro, e di tutte le verità e le finzioni che queste fotografie nascondono

E non dimentichiamo la DAD, acronimo che ormai è entrato far parte del nostro dizionario. Ormai tutte le scuole di fotografia hanno una vasta offerta di corsi online. Qua trovate per esempio i corsi di Musa. Imparare un sacco di cose seduti comodamente in poltrona, ma vuoi mettere?

Inoltre, grande fonte d’ispirazione per la fotografia è anche l’arte in genere, in qualunque sua forma, quindi sbizzarritevi sui siti dei musei, che ormai in molti propongono online!

Per esempio, la triennale di Milano, propone l’iniziativa Triennale Upside Down, con un articolato palinsesto in continua evoluzione di video, podcast, visite guidate, attività didattiche, incontri e performance online, masterclass.

Oppure la Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia , lancia il museo online, sul sito e su FacebookInstagramTwitterLinkedIn e YouTube dove troverete vivaci Art Talk dedicati ai capolavori e agli artisti della Collezione, brevi tutorial che portano ogni domenica i Kids Day direttamente nelle vostre case, curiosità su opere del museo meno conosciute, aneddoti sugli artisti più amati da chi ci segue, le tante mostre che hanno segnato i primi 40 anni del museo e molto altro ancora.

Non mi voglio dilungare oltre, credo che ci siano sufficienti fonti d’ispirazione per tenervi occupati per un po’ .

Continuerò comunque a cercare cose interessanti per voi e ve le proporrò in seguito.

Ciao a tutti e mi raccomando, rimanete in casa!

Anna


Suite n°5 – Comello, Cicconi Massi, Faraci, Munari Zoppolato

FRANCESCO COMELLO, LORENZO CICCONI MASSI, FRANCESCO FARACI, SARA MUNARI, LORENZO ZOPPOLATO


Suite n°5 è un progetto collettivo di Francesco Comello, Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Faraci, Sara Munari e Lorenzo Zoppolato, nato durante i quarantadue giorni di lockdown nella primavera 2020, il tentativo sincero di raccontare, attraverso punti di vista differenti, gli effetti profondi dei cambiamenti che stanno, in qualche modo, condizionando il nostro stare insieme.
I cinque lavori contenuti nel volume, un insieme di brani pensati per essere suonati insieme, dialogano tra loro sotto diversi profili, dalle suggestioni reciproche agli editing incrociati, e con il lettore attraverso le immagini e le riflessioni nate durante quel tempo incerto.
Suite n°5 ci parla di vicinanza e lontananza, di tempo, di corpi, di sogni, di limiti e del tentativo di dare forma alle cose. Il quadro d’insieme è un manifesto per la fotografia come possibilità di aprirsi alla meraviglia: perché è la meraviglia, e non il coraggio, il sentimento che può contrastare il disorientamento e la paura. Questo lavoro e questa pubblicazione ci raccontano che la fotografia è, in fondo, un modo per stare insieme.

Acquista in prevendita una copia del volume fotografico a un prezzo scontato oppure acquistalo insieme a un’edizione limitata di una delle fotografie, scegliendo tra le opere disponibili nel menu a tendina a seguire.

Il volume sarà disponibile a partire dal 13 ottobre 2020.

Questo volume contiene 94 fotografie a colori e in bianco e nero accompagnate da testi e riflessioni di Lorenzo Zoppolato, Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Faraci, Sara Munari e Francesco Comello.
Introduzione di Grazia Dell’Oro.

Preview su youtube : https://youtu.be/opYFtGAxK24

Per ogni autore è possibile acquistare una fotografia, questa la mia:

Fotografia di Sara Munari

Qui il link per l’acquisto di libro e fotografie

Spero vi piaccia perchè per noi è stata una bellissima esperienza di gruppo e confronto. Ciao Sara

Silenzio ma non troppo: la fotografia non è in quarantena!

Buongiorno a tutti!

Molti mi chiedono cosa stia facendo in questo momento, se fotografo, cosa fotografo.

Adesso posso parlarvi di questo progetto che sto affrontando con altri amici, fotografi.

Abbiamo iniziato a lavorare, con Grazia Dell’Oro della casa editrice Emuse, siamo in cinque fotografi: io, Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Comello, Francesco Faraci e Lorenzo Zoppolato.

Sparsi qua e là per l’Italia, chiusi in casa, da alcune settimane abbiamo appuntamento fisso il mercoledì: accendiamo PC, videocamera e guardiamo le nostre belle facce.


Noi tutti in chat

“Quello che ci importa è lavorare insieme e restare vigili. Mi sembra importante stimolare l’impulso alla riflessione e cercare di dargli una possibile forma, un qualche esito. Perché, come dice Pierluigi Cappello, Se c’è un punto di non ritorno nel dolore è quando il silenzio produce silenzio, nient’altro che silenzio”, ci ha detto Grazia la prima volta che ci siamo sentiti.

Ed è stato facile e bello. Tutti ricettivi, tutti pronti, tutti estremamente presenti alla situazione.

All’inizio ci raccontavamo quello che stavamo producendo. Ognuno libero di farlo con il suo linguaggio, con i suoi modi.

È stato subito chiaro che ne sarebbe uscito qualcosa.

Il lavoro sta andando avanti, ma ora sappiamo che nascerà un libro, che sarà pubblicato non appena sarà possibile.

Un libro con i nostri lavori di questi giorni, ma fatto anche di parole e confronto. Una specie di rielaborazione di questo momento in cui tutto sembra precipitare e dove si cerca continuamente di fare sintesi per non perdersi.

“È come se in mezzo a tutto questo silenzio e in mezzo a tutto questo tempo, ognuno di noi stesse recuperando le fila di discorsi che vengono da lontano, riflessioni sulle nostre vite, sul nostro lavoro, su come evolve, su come possiamo piegarlo alla situazione che stiamo vivendo in un modo che abbia un senso. E vengono fuori cose che pensavamo, e forse speravamo, di non poter dire”, diceva Lorenzo Cicconi Massi l’altro giorno.

Cerchiamo allora di non mettere silenzio sopra silenzio, proviamo a guardare in faccia questa situazione e a cavarci qualcosa. Prendiamo le misure, indaghiamo quello che ci sta succedendo a livello personale e collettivo, cerchiamo di interpretare qualcosa che non conosciamo.

Ci sono i racconti di Faraci sulla Palermo asciugata all’essenziale: “Una Palermo che non si era mai vista, né mai lontanamente immaginata, gesti nuovi, gente levigata, quasi raccolta”.

Immagine che contiene esterni, edificio, strada, scena

Descrizione generata automaticamente
Francesco Faraci

E Zoppolato che indaga il rapporto tra spazio e tempo: “Guardando fuori dalle finestre cerco di riappropriarmi di una quotidianità che sento sospesa e ingrovigliata nella matassa di un tempo nuovo di cui mai avevo fatto esperienza prima d’ora”.

Immagine che contiene interni, giallo, piccolo, tavolo

Descrizione generata automaticamente
Lorenzo Zoppolato

Poi, ragazzi, c’è Comello che va la notte al fiume dietro casa a seguire il volo delle anatre: “Perché se questo momento ci insegna qualcosa è trovare nella natura e nei suoi cicli un orizzonte certo, più calmo e più vero”.

Francesco Comello

Ah, c’è anche Lorenzo Cicconi Massi che ci ha scelto perché siamo una squadra, siamo diversi dagli altri, ci amiamo, ci ammucchiamo, ci riprodurremo. 

Eccolo qui che sta stirando le sue fotografie, per ora nessuna anticipazione!

Lorenzo Cicconi Massi che stira

Poi ci sono io, strattonata tra storie famigliari e corsi online, che compongo gli oggetti del mio orizzonte.

Sara Munari

Presto ci saranno bellissime novità, non vedo l’ora… collaborare con queste persone è stupendo e mi da un po’ di serenità, grazie a loro e a Grazia.

Bella la fotografia quando è questa.

Ciao

Sara

Eventi Musa Maggio

Presentazioni libri

Secondo Capitolo di Anna Brenna 3 Maggio ore 19.00

Secondo capitolo è un progetto che sto seguendo da qualche anno e che mi ha consentito di conoscere persone meravigliose. 
Persone provenienti da altre nazioni, che hanno scelto più o meno consapevolmente, di vivere in Italia.

Ho scelto di cominciare a raccontare le storie di queste persone circa due anni fa, momento in cui l’emergenza migranti sembrava aver raggiunto il culmine. Le notizie delle migliaia di morti nel Mediterraneo entravano con la forza di una sofferenza pervasiva nel mio quotidiano “quieto vivere”, un vero pugno nello stomaco. Ovunque anche molto lontano dai punti di ingresso dei migranti nel nostro Paese, venivano creati dei campi di accoglienza ed improvvisate soluzioni per ospitare questa gente in fuga.
In fuga dalle guerre, da conflitti etnici, persecuzioni o mancato riconoscimento di diritti essenziali, in cerca di un futuro.

Anna Brenna

Yo soy Fidel di Francesco Comello 24 Maggio ore 19.00

Dal 28 novembre al 4 dicembre 2016 si svolgono a Cuba i funerali di Stato di Fidel Castro, il lider maximo. Francesco Comello, fotografo freelance friulano è presente. Conquistato dallo spirito del popolo cubano ci torna due mesi più tardi. Questa volta sulle tracce lasciate da un famoso giornalista italiano, che a Cuba visse gli anni della rivoluzione, dalla crisi dei missili agli anni delle rivolte studentesche e operaie europee. Saverio Tutino invia articoli e reportages e scrive libri da Cuba, ma a Comello interessano le tracce che Saverio Tutino lascia nelle lettere a sua figlia Barbara, che a dieci anni considera Cuba una seconda patria, perché ci abita il suo papà. Per i suoi diciotto anni, finalmente Saverio accompagnerà Barbara a Cuba, dove una realtà meno idilliaca del suo immaginario, non basterà a scalfirne il mito. In questo viaggio Saverio Tutino presenta Barbara ai suoi amici cubani, in particolare a Norberto Fuentes, tra i più importanti scrittori cubani ancora viventi. Dall’incontro tra queste persone sulla scia della memoria, scaturisce il presente volume, fatto di sguardi diversi che bucano il tempo fondendosi nei magistrali scatti di un grande fotografo.

Francesco Comello

MOSTRE

Francesco Comello –

Yo soy Fidel 24 Maggio ore 19.00

Dal 28 novembre al 4 dicembre 2016 si svolgono a Cuba i funerali di Stato di Fidel Castro, il lider maximo. Francesco Comello, fotografo freelance friulano è presente. Conquistato dallo spirito del popolo cubano ci torna due mesi più tardi. Questa volta sulle tracce lasciate da un famoso giornalista italiano, che a Cuba visse gli anni della rivoluzione, dalla crisi dei missili agli anni delle rivolte studentesche e operaie europee. Saverio Tutino invia articoli e reportages e scrive libri da Cuba, ma a Comello interessano le tracce che Saverio Tutino lascia nelle lettere a sua figlia Barbara, che a dieci anni considera Cuba una seconda patria, perché ci abita il suo papà. Per i suoi diciotto anni, finalmente Saverio accompagnerà Barbara a Cuba, dove una realtà meno idilliaca del suo immaginario, non basterà a scalfirne il mito. In questo viaggio Saverio Tutino presenta Barbara ai suoi amici cubani, in particolare a Norberto Fuentes, tra i più importanti scrittori cubani ancora viventi. Dall’incontro tra queste persone sulla scia della memoria, scaturisce il presente volume, fatto di sguardi diversi che bucano il tempo fondendosi nei magistrali scatti di un grande fotografo.

Francesco Comello

WORKSHOP

Francesco Comello – Trovare la storia

Questo corso si propone come obiettivo di indicare quali siano le modalità della narrazione fotografica.
Il corso è basato sulla discussione dei propri progetti.
Il corso avviene tramite la lettura dei lavori dei corsisti che saranno stabiliti in numero limitato. 
Le immagini dovranno essere portate stampate oppure in formato digitale su chiavetta o pc.
Il corso si rivolge ad amatori e professionisti che vogliono approfondire le conoscenze di struttura e editing di un progetto fotografico pensato ed esteso. Verrà spiegato come pensare, svolgere, organizzare e presentare un portfolio fotografico compiuto, imparando a portare le conoscenze tecniche a favore della visione personale per un racconto fotografico articolato.
A fine lavoro, ogni partecipante, avrà sistemato uno o due  portfolio finiti da presentare a gallerie, letture portfolio, premi fotografici o agenzie fotografiche. Maggiori info

“Trovare le storia” con Francesco Comello

Francesco Comello – Trovare la storia

Questo corso si propone come obiettivo di indicare quali siano le modalità della narrazione fotografica.
Il corso è basato sulla discussione dei propri progetti.
Il corso avviene tramite la lettura dei lavori dei corsisti che saranno stabiliti in numero limitato. 
Le immagini dovranno essere portate stampate oppure in formato digitale su chiavetta o pc.
Il corso si rivolge ad amatori e professionisti che vogliono approfondire le conoscenze di struttura e editing di un progetto fotografico pensato ed esteso. Verrà spiegato come pensare, svolgere, organizzare e presentare un portfolio fotografico compiuto, imparando a portare le conoscenze tecniche a favore della visione personale per un racconto fotografico articolato.
A fine lavoro, ogni partecipante, avrà sistemato uno o due  portfolio finiti da presentare a gallerie, letture portfolio, premi fotografici o agenzie fotografiche. Maggiori info

TEMI AFFRONTATI
> Idea
> Narrazione visiva
> Come emozionare
> L’interpretazione personale
> Coerenza stilistica e post produzione
> Creatività e Semplicità
> Editing
INFORMAZIONI
DATA INIZIO: 25 Maggio 2019 
DURATA CORSO: weekend
ORE DI CORSO: 14/16 circa 
COSTO: 240 EURO iva compresa
NUMERO MINIMO PARTECIPANTI: 6
NUMERO MASSIMO PARTECIPANTI: 12
L’acconto di 140 euro verrà versato tramite bonifico Bancario, indicare nella causale, il workshop/corso a cui si vuole partecipare, alla data di iscrizione, 100 euro durante la prima lezione del corso in data 25 Maggio 2019.

DATE
25 e 26 Maggio 2019 
ORARIO 10.00-18.00 SIA SABATO CHE DOMENICA
Pausa Pranzo: di solito si mangia un panino veloce in un bar nelle vicinanze e si riprende
DOCENTE: Il corso è tenuto da Francesco Comello

Maggiori info, iscriviti!

Chi è Francesco:

È nato a Udine nel 1963. Dopo aver frequentato la Scuola d’Arte e preso il diploma, lavora con Studi e Agenzie fino al 1996, anno in cui decide di mettersi in proprio e operare come freelance. Fin dal tempo della scuola si appassiona di fotografia, ma solo in questi ultimi anni intensifica il suo interesse, con l’intento di produrre dei racconti fotografici. Per far questo compie dei viaggi che lo mettono in contatto con realtà lontane e culturalmente diverse dalla sua. Numerose le esposizioni personali e collettive cui ha partecipato: Collettiva FacePhotoNews – Sassoferrato (2014); Personale Galleria San Fedele – Milano (2013), partecipazione alla mostra “Uno sguardo inadeguato” di Francesco Zizola (CIFA 2013); Collettiva Festival di Fotografia Europea – Reggio Emilia (2013); Photo Vernissage Saint Petersburg (2011). Fra i numerosi riconoscimenti ottenuti: 1° Premio Rosignano Fotofestival 2016 e 1° Premio Spot Light Award (World Report Award 2016); 1° Premio Rovereto Immagini (2011 e 2014); 1° Premio Trentino Immagini (2014); Autore dell’anno FIAF – Friuli Venezia-Giulia (2013); 1° Premio 12° Trieste PhotoFestival (2013); 3° Premio World Press Photo 2017 Daily Life Stories.

Francesco Comello – Yo soy Fidel


Sede dei corsi

La sede a Monza è a 150 metri dalla stazione dei treni, degli autobus e da un ampio parcheggio, gratuito la sera e nei festivi. Monza – Via Mentana, 6 vedi mappa
Iscrizione Per iscriversi ai corsi è necessario compilare una scheda di partecipazione. Chiedi la scheda di partecipazione a corsi@musafotografia.it. 
La prenotazione sarà considerata effettiva solo al ricevimento del saldo o dell’acconto e la scheda compilata. La scheda di partecipazione va compilata in formato word o pdf (no fotografie o jpg). Le prenotazioni devono avvenire entro i sette giorni precedenti all’inizio del corso. Se pagate tramite bonifico bancario inviare a sara@saramunari.it il numero della transazione. Indicate nel bonifico il nome del corso e della persona che lo deve seguire. In caso di mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti, verrà restituita l’intera somma versata. Non verrà restituita alcuna cifra, in nessun caso, per mancata partecipazione al corso. La caparra andrà a coprire i costi di organizzazione. La scheda di partecipazione va compilata in formato word o pdf (no fotografie o jpg).