Patrick Willocq, le sue fotografie mi lasciano a bocca aperta

Ciao a tutti!

Oggi vi presento questo fotografo francese di origini africane.

I suoi ritratti coloratissimi sono davvero molto belli e i suoi soggetti sempre affascinanti.

A prima vista si notano l’estetica perfetta ed il sapiente uso del colore, ma in realtà le sue opere veicolano importanti messaggi sociologici e umanistici.

Ho visto una sua mostra qualche anno fa al Photolux di Lucca, le sue stampe di grandi dimensioni catturano l’occhio del fruitore. Sarei rimasta ore a guardare ogni singolo particolare di quelle immagini magnetiche e di quegli allestimenti curatissimi e perfetti.

Che ne dite?

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Bellissimo progetto di Régis Feugère, nuovo autore Mu.Sa.

 

Use your illusions

Durante una residenza fotografica a Royan, Francia, ho costruito un lavoro combinando ritratti di teenagers e paesaggi del loro territorio. All’opposto della visione di un adulto, ho deciso di rappresentare gli adolescenti con espressioni quasi preoccupate, seriose. In mostra, vengono mostrati tutti i ritratti e i paesaggi. Il mio obiettivo era quello di mostrare quanto la nostra epoca possa essere dura anche per loro.

During a photographic residency in Royan, France I build a work between teenagers’s portraits and landscapes from their territory. At the opposite of adult’s vision of youth I decided to show them in a more concerned way. At the exhibition, all portraits and landscapes were shown. My goal was to figure how our time can be hard even for them.
Bio
Régis Feugère sta costruendo un mondo improbable, ai limiti della percezione, mettendo costantemente in dubbio i nostri codici visuali. Possiamo precepire la ricchezza di riferimenti all’interno del suo lavoro: dal Romanticismo alle Avanguardie, il cui punto focale surrealistico rimane distante, mentre l’elementarietà così prossima a Moholy Nagy, mi sembra avvicinarsi di più alle reali intenzioni di Régis Feugère.L’artista mette in gioco con grande precisione le differenti tendenze della storia della fotografia, entro i limiti dell’insorgenza e dell’equilibrio tra luce e ombra.
Régis Feugère is building an improbable world, on the edge of perception, constantly questioning our codes of vision. We can perceive how much his work is rich in reference: from Romantism to the Avant-Gardes, the surrealistic focus points of which remain distant, whereas the elementarity so near to Moholy Nagy appear to me to be closer to Régis Feugère’s real options. The artist calls into play with great precision the different trends in historical photography, within the limits of onset and the balance between shadow and light.
 
Anna

Un fotografo a volte considerato scandaloso e controverso: Antoine d’Agata

Nato a Marsiglia, Antoine d’Agata lasciò la Francia nel 1983 e rimase oltreoceano per i successivi 10 anni. Trovandosi a New York nel 1990, cominciò ad interessarsi alla fotografia frequentando corsi all’ International Center of Photography, con insegnanti del calibro di Larry Clark e Nan Goldin, tra gli altri.

Durante la sua esperienza newyorchese, negli anni 1991-1992, D’Agata lavorò come stagista nel dipartimento editoriale di Magnum ma, nonostante le sue esperienze e la sua formazione statunitense, dopo il suo ritorno in Francia nel 1993, si prese una pausa di 4 anni dalla fotografia. I suoi primi libri di fotografia, De Mala Muerte e Mala Noche, furono pubblicati nel 1998, e l’anno successivo la Galerie Vu cominciò a distribuire il suo lavoro. Nel 2001 pubblicò Hometown e vinse il Niépce Prize per giovani fotografi. Continuò a pubblicare regolarmente: Vortex e Insomnia apparvero nel 2003, accompagnando la sua mostra 1001 Nuits, che inaugurò a Parigi in settembre; Stigma fu pubblicato nel 2004 e Manifeste nel 2005.

Nel 2004 d’Agata si unì a Magnum Photos e nello stesso anno, girò il suo primo cortometraggio, Le Ventre du Monde; questo esperimento lo condusse al suo lungometraggio Aka Ana, girato a Tokyo nel 2006.

Dal 2005 Antoine d’Agata non ha un luogo fisso di residenza e lavora in giro per il mondo.

Qua la sua pagina su Magnum e qui una recente intervista

Born in Marseilles, Antoine d’Agata left France in 1983 and remained overseas for the next ten years. Finding himself in New York in 1990, he pursued an interest in photography by taking courses at the International Center of Photography, where his teachers included Larry Clark and Nan Goldin.

During his time in New York , in 1991-92, d’Agata worked as an intern in the editorial department of Magnum, but despite his experiences and training in the US, after his return to France in 1993 he took a four-year break from photography. His first books of photographs, De Mala Muerte and Mala Noche, were published in 1998, and the following year Galerie Vu began distributing his work. In 2001 he published Hometown, and won the Niépce Prize for young photographers. He continued to publish regularly: Vortex and Insomnia appeared in 2003, accompanying his exhibition 1001 Nuits, which opened in Paris in September; Stigma was published in 2004, and Manifeste in 2005.

In 2004 d’Agata joined Magnum Photos and in the same year, shot his first short film, Le Ventre du Monde (The World’s Belly); this experiment led to his long feature film Aka Ana, shot in 2006 in Tokyo.

Since 2005 Antoine d’Agata has had no settled place of residence but has worked around the world.

Here‘s his page on Magnum Photos and here a recent interview

Un altro grande fotoreporter Magnum: Jerome Sessini

Jerome Sessini si è appassionato alla fotografia scoprendo la fotografia documentaria attraverso libri mostratigli da un amico fotografo. Ha quindi iniziato la sua attività, scattando immagini di persone, paesaggi e vite quotidiane nella sua zona di nascita della Francia dell’est (avendo in mente modelli come Diane Arbus, Lee Friedlander e Mark Cohen)

Nel 1998, sebbene nulla lasciasse pensare che si sarebbe trasformato in un giornalista, Sessini arriva a Parigi. L’agenzia fotografica Gamma gli offre l’opportunità di coprire il conflitto in corso in Kosovo.

Da allora Sessini ha coperto la maggior parte degli eventi di attualità a livello internaizonale: Palestina, Iraq (dal 2003 al 2008), La caduta di Aristide ad Haiti (2004), la conquista di Mogadiscio da parte delle milizie islamiche e la guerra in Libano (2006).

Il lavoro di Sessini viene immediatamente risoncosciuto a livello internazionale. Viene pubblicato da giornali e riviste prestigiosi, tra cui Newsweek, Stern, Paris-Match così come Le Monde e The Wall Street Journal.

Le sue fotografie sono state oggetto anche di mostre personali al Visa Photo Festival di Perpignan, ai Rencontres d’Arles, alla Bibliothèque nationale François-Mitterrand, e anche al Ministero della cultura francese.

Nel 2008, Jerome Sessini inizia il progetto messicano: “So far from God, too close from the US”, un tuffo nella guerra tra i cartelli della droga in Messico. Il progetto, tutt’ora in corso, gli vale per due volte il F-Award e un Getty Grant.

Da questo confronto diretto con la violenza. Sessini ha riconosciuto uno stato delle cose che costiutuisce il cuore del suo lavoro, “Le persone comuni sono sempre perdenti, siano esse in Iraq, Messico o Francia”.Evolvendosi in un equilibrio precario tra realismo cinico e un’agitazione diretta, Sessini è molto attento alla “correttezza” deil suo lavoro fotografico. Rifiuta l’idealismo e la spiritualità, che non tengono in considerazione alcune parti della realtà.

Qui la sua pagina sul sito di Magnum Photos

Qui Sessini intervistato per Vogue

Jérôme Sessini builds a passion for photography, discovering documentary photography through books shown by a friend,a photographer. He initiates his own practice, shooting people, landscapes and daily lives of those around his native Eastern France (with Diane Arbus, Lee Friedlander, Mark Cohen, in mind).
In 1998, although nothing predicted he would turn to journalism, Sessini arrives in Paris. Gamma photo agency gives him the opportunity to coverthe ongoing conflict in Kosovo.
Sessini has since then covered most of the international current events: Palestine, Iraq (from 2003 to 2008) , Aristide’s fall in Haiti (2004), the conquest of Mogadishu by the Islamic militias and the war in Lebanon (2006).
Sessini’s work is immediately internationally acknowledged. It is published by prestigious newspapers and magazines among which, Newsweek, Stern, Paris-Match as well as Le Monde and the Wall Street Journal.
His photography also leads to single exhibitions at the Visa Photo Festival in Perpignan, at the Rencontres d’Arles, the Bibliothèque nationale François-Mitterrand, as well as with the French Ministry of Culture.
In 2008, Jerome Sessini starts the Mexican project: « So far from God, too close from the US”, a dive into the drug cartels’ war in Mexico. This yet ongoing project has already been awarded twice with the F-Award and a Getty Grant.
From this direct confrontation with violence, Sessini has recognized a state of things which is at the heart of his work, “Ordinary fellows arealways those losing, either it being in Iraq, Mexico or France”.
Evolving within an uncertain balance of cynical realism and straight upset, Sessini is very careful with the “rightness” of his photographic work. He rejects idealism and other worldliness, which do not take in account some pieces of reality.

Here an interview

Anna

Una fotografa francese, Claudine Doury

Claudine Doury (nata nel 1959 a Blois) è una fotografa francese che vive a Parigi.

La sua prima monografia, Peuples de Sibérie, è stato pubblicato nel 1999. Da allora, ha pubblicato Artek, un été en Crimée (2004), Loulan Beauty (2007) e Sasha (2011).

Ha vinto il Leica Oskar Barnack award nel 1999, il World Press Photo Award nel 2000 e il Prix Niepce nel 2004.

Nel 2006 il suo lavoro Beyond the steppes è stato esposto a Les Rencontres d’Arles.

La Doury è memebro dell’Agence Vu dal 199 ed è rappresentata da Camera Obscura Gallery a Parigi.

Qua il suo sito e qua la sua pagina sul sito di Agence Vu

Claudine Doury (born 1959 in Blois) is a French photographer living in Paris.

Doury’s first monograph, Peuples de Sibérie, was published in 1999. Since then she has published Artek, un été en Crimée (2004), Loulan Beauty (2007) and Sasha (2011).

She received the Leica Oskar Barnack award in 1999, the World Press Photo Award in 2000 and the Prix Niepce in 2004.

In 2006, she exhibited Beyond the Steppes at Rencontres d’Arles.

Doury has been a member of Agence Vu since 1991 and is represented by Camera Obscura Gallery in Paris.

Here her Website and here her page on Agence Vu website

An interview with Claudine can be found here

Anna