I lavori dei corsisti di Storytelling con Sara Munari

Questi quattro progetti racchiudono quello che accade quando una domanda vera incontra uno sguardo consapevole. Non è stato un corso di tecnica o di “come diventare virali”: è stato uno spazio dove mettere a fuoco ciò che davvero vi interessa raccontare, e perché.

Erika, Fortunata, Luca e Adri hanno iniziato con storie diverse, l’hanno scavata dentro, l’hanno costruita con coerenza e onestà visiva. Questo è storytelling: non il racconto che piace a tutti, ma il racconto che non poteva essere diverso. Non tutti i corsisti hanno deciso di condividere i propri progetti, mi sembra giusto rispettare le necessità di ognuno, ma vi assicuro che sono davvero tutti interessanti!

Sono sinceramente soddisfatta del percorso che abbiamo fatto insieme. Vi dico grazie per aver portato rigore, dubbi legittimi e curiosità dentro uno spazio che raramente si vede così pieno.

Se state leggendo e siete interessati al prossimo ciclo di Storytelling fotografico, trovate tutte le informazioni qui: https://www.musafotografia.it/storytellingfotografico.html

Perché la fotografia serve a una sola cosa, alla fine: capire il mondo attraverso lo sguardo.

PENSIERO MAGICO – Erika Baggiani

Erika osserva come le slot machine abbiano trasformato il gioco da rituale condiviso a relazione illusoria con una macchina. Il suo progetto racconta questa solitudine metabolizzata: il “pensiero magico” di chi attribuisce senso a sequenze casuali, cercando significato dove il sistema è programmato solo per simulare risposta. È l’IA applicata al comportamento umano, raccontata attraverso l’assenza di sguardo.

Pensiero Magico

Il progetto nasce dall’osservazione di un cambiamento silenzioso ma radicale: la trasformazione dei luoghi e delle modalità della socialità. Il gioco, storicamente, è stato uno spazio di relazione all’interno di bar, di circoli e simili; il gesto del giocare non era solo funzionale alla competizione o al passatempo, ma costituiva un rituale condiviso: fatto di sguardi, attese, interruzioni, contatto fisico e presenza reciproca. Con l’introduzione e la diffusione delle slot machine, questo stesso gesto viene progressivamente isolato. Il giocatore non si confronta più con altri individui, ma con un sistema chiuso, progettato per simulare risposta e coinvolgimento senza richiedere una reale relazione. All’interno di questo sistema si attiva il cosiddetto “pensiero magico”: una modalità cognitiva in cui il caso viene interpretato come significativo, controllabile o indirizzabile. Il giocatore attribuisce senso a sequenze casuali, sviluppando una relazione illusoria con la macchina, che appare reattiva, quasi intenzionale. In questo passaggio avviene una doppia trasformazione: lo spazio si svuota della sua funzione sociale, pur mantenendo una forma di aggregazione apparente, e la relazione si sposta dall’umano alla macchina, assumendo caratteristiche simulate. L’intelligenza artificiale, all’interno del progetto, rappresenta il punto limite di questo processo: non più solo una macchina con cui si stabilisce una relazione illusoria, ma un sistema che ne replica i meccanismi, rendendo superflua la presenza umana.

📸 Sito: https://erikabaggiani.it/

Instagram: @erika_baggian


I PAVONI SONO DI DESTRA O DI SINISTRA? – Fortunata Scarponi

A Punta Marina vivono oltre cento pavoni: eredità di un abbandono trasformato in coabitazione. Fortunata fotografa questa convivenza ordinaria e controversa, interrogandosi su come una specie non prevista ridisegni i confini dell’abitare. Non è sociologia. È l’osservazione di come uomini e animali ridefiniscono quotidianamente chi ha diritto a uno spazio.

Fortunata Scarponi

I pavoni sono di destra o di sinistra?

A Punta Marina, località balneare della Riviera romagnola, vive una colonia di oltre cento pavoni. La loro presenza risalirebbe ad alcuni esemplari introdotti o abbandonati anni fa da un privato nell’area della pineta; nel tempo gli animali si sono riprodotti fino a diventare parte integrante del paesaggio del paese.

Oggi il loro insediamento divide gli abitanti tra chi li considera un simbolo del luogo e chi li vive come un problema da risolvere. Nel frattempo i pavoni continuano ad attraversare strade, sostare nei cortili, frequentare giardini e cantieri, occupando spazi pensati per l’uomo.

Con  queste fotografie il progetto osserva una convivenza tanto ordinaria quanto controversa, interrogandosi su come la presenza di una specie non prevista possa trasformare la percezione del territorio e modificare i perimetri  dell’abitare.

Sullo sfondo di un dibattito che continua a dividere il paese, il lavoro analizza come uomini e animali ridefiniscano quotidianamente i confini di uno spazio condiviso.

📸 Instagram: @fortu_people / @fortu_wildlife_nature


HEALTH FACTORY – Luca Safina

Luca applica la lente di Taylor e Ford alla sanità: quando l’efficienza industriale incontra la cura. Il suo ragionamento non è banale: come la standardizzazione dei processi trasforma un’attività complessa e umana in qualcosa di meccanico. È una domanda etica fotografata.

HEALTH FACTORY     LUCA SAFINA

L’applicazione dei principi di efficienza industriale, attraverso il cambio di gestione aziendale da parte di imprenditori quali l’industriale Henry Ford e l’ingegnere Frederick Taylor, hanno ottimizzato i flussi di lavoro, ridotto i tempi e tramite la iper-divisione dei compiti standardizzando i processi, hanno incrementato la produzione.

Questo modello applicato alla sanità solleva dei dibattiti etici e umanistici sulla possibile ”spersonalizzazione” della cura al paziente, trasformando un’attività complessa e umana in un processo (quasi) meccanico.

Instagram: in costruzione


SENZACENTRO – Adri Susca

Periferie, parcheggi, strade: spazi costruiti per funzionare, non per essere vissuti. Adri non racconta il degrado estetico, racconta la frattura. Quella sensazione di essere un cerchio senza centro, una forma impossibile da disegnare. Il paesaggio urbano come autoritratto involontario di chi lo attraversa.

Senzacentro è un progetto fotografico sui margini urbani: periferie, aree commerciali, piazzali, strade, edifici costruiti per funzionare, più che per essere vissuti davvero.

Non mi interessa raccontare la periferia come tema sociale o come estetica del degrado. Mi interessa fotografarla come spazio di frattura dove il centro che manca non è solo quello cittadino. È un punto di appartenenza, un riferimento stabile, qualcosa che permetta all’individuo di riconoscersi nello spazio.

In queste immagini il paesaggio urbano diventa un ritratto indiretto di questa condizione. Parcheggi, strade, palazzi compongono una tensione silenziosa, dove la presenza umana resta implicita e dissolta.

Il punto non è raccontare cosa c’è in questi luoghi, ma cosa fanno a chi li attraversa.

SENZACENTRO

Ci sono luoghi che ti costringono a indossare una maschera e al tempo stesso cercano di strappartela via.

Dove ti senti un cerchio senza centro. Una forma impossibile da disegnare, che quindi non riesce ad esistere.

                                                                                                                                                                    Adri Susca

📸 Instagram: @imm.a.ginando

Vi aspetto su www.musafotografia.it. Un abbraccio. Sara