Lavori dei miei studenti. Workshop a Cuba. Soddisfatta!

Buongiorno!

Ecco i lavori dei miei studenti a Cuba, sono soddisfatta del risultato, non sono professionisti e hanno livelli differenti, posso dire comunque che si sono impegnati, raggiungendo risultati coerenti e in qualche caso molto buoni, Ciao, divertitevi! Sara

I lavori non seguono nessun ordine particolare.

Per chi fosse interessato a venire ai prossimi workshop, ho in programma Santiago de Compostela e Tokyo. Qui le info

Baci


Fidel c’è (Che)!

Cuba la stragrande maggioranza della popolazione è atea come da tradizione socialista), ma crede comunque in qualcosa : negli ideali rivoluzionari; e le onnipresenti
immagini dei leaders della Revolucìon sono come le iconedi una pseudo-religione socialista.

La Revolucìon, che ha comunque portato a Cuba la dittatura al potere, ha innescato come reazione un embargo da parte dei paesi Occidentali (gli USA in primis), che dura ormai da circa sessant’anni. A causa di questo, il prezzo che il popolo paga in termini di povertà è altissimo.

I cubani allora possono trovareconforto, per la mancanza di libertà e per le enormi difficoltà che affrontano ogni giorno, solo nella consapevolezza che tutto questo sia servito veramente aqualcosa, e quindi il loro credo può solo essere quello incarnato dal Che (il più grande mito della Revolucìon):

Hasta la victoria siempre !

Pagina di Francesco Cammarata


Yo soy
(màs qué uniforme)

Sono molte le uniformi che si incrociano per le strade de L’Avana.
Praticamente ogni lavoro che ha un legame con lo stato o con il pubblico ne ha una, assolutamente caratteristica: le indossano studenti, poliziotti, infermiere, cuochi, impiegati dei ministeri e statali.
Ogni persona è rappresentata dal lavoro che indossa e al tempo stesso ne è il volto.
Ognuno mantiene la propria identità, veste in modo personale i colori e il ruolo della divisa, esprime sé stesso attraverso l’abito istituzionale.
Anche fuori dall’orario lavorativo, per tutta la giornata vissuta in strada, la divisa rimane addosso e contribuisce, insieme ai mille colori, rumori e profumi, a creare l’atmosfera vibrante di Cuba.

Sito di Alessandro Guzzeloni


Esperar

Sotto i portici de L’Avana, tra le colonne, gruppi di persone in attesa: davanti a una bottega per essere servite, aspettando un taxi o di passaggio da quelle parti. Persone osservate in spazi delimitati da colonne o elementi verticali. Accanto alle cornici in cui sono state trovate, spazi analoghi, ma senza nessuno: spazi vuoti con muri variopinti, porte aperte o chiuse, altri possibili mondi paralleli.

Sito di Giuseppe Perico


Mi nombre

Ho lavorato a questo progetto per raccontarvi una città segreta, lontana da occhi stranieri. Cuba, violata e distinta, aggredita e abusata dal turismo e dal suo passato, vive una vita in cerca di stabilità.

Un adolescente che si ribella per confermare la propria identità e che vorrebbe aprirsi al mondo. Da una parte il desiderio di autonomia e indipendenza, dall’altra la paura di perdere la sua personalità, ti affascina con le sue contraddizioni.

Con le sue ferite, alcune chiuse e altre aperte non dimentica la sua ricchezza e bellezza, la musica diventa aria da respirare. All’interno delle case buie e ristrette convivono occhi curiosi, religioni diverse e ombre misteriose.

Ruvida ma accogliente, mi ha portato in un altro mondo, dentro le sue abitazioni, dentro le parole della gente, uno sguardo dietro le sbarre delle case chiedevo alle persone di aprirmi e raccontare la loro storia e quella della loro cultura.

Uscire da questo racconto è stato come mordere un frutto dolce amaro.

Sito di Elsa Falciani


Figaros

A l’Havana ci sono barbieri e parrucchieri in ogni via, collocati in minuscoli locali, spesso ricavati nella propria abitazione. Frequentemente sono gestiti da ragazzi molto giovani che propongono e realizzano per pochi pesos tagli ed acconciature particolarmente elaborate e fantasiose. Sfoggiare una testa scolpita o comunque molto curata sembra far parte del culto del corpo dei cubani, e parrebbe andare incontro al loro bisogno di stimarsi, distinguersi ed attirare l’attenzione. Un modo forse per affermare la propria individualità in un contesto in cui molti aspetti della vita sono gestiti dallo Stato.

Sito di Daniela Borsari


Machisima gente

Cuba è un paese con una storia segnata dalla forza. Le persone stesse sono forti e orgogliose e questo si avverte nell’importanza che viene data all’aspetto fisico e alla cura del corpo.

Di recente, per rendere accessibile la pratica delle attività sportive in un contesto sociale in cui la capacità economica è piuttosto limitata, si stanno diffondendo i gimnasios particulares, sparsi nei barrios e nei pueblos di tutte le dimensioni.

Difficilmente queste palestre hanno un sito internet o una pagina facebook, per trovarle bisogna muoversi con pazienza per strada e chiedere indicazioni alla gente, ottenendo un prezioso contatto umano che nessun navigatore satellitare può sostituire.

In ogni spazio incontriamo poche persone alla volta, fino a una trentina al massimo dove l’attività è più sviluppata.

L’allenamento è assistito da un entrenador che cura la precisione degli esercizi, praticati con attrezzi spesso autocostruiti.

Frequentare una palestra per un cubano è molto più che sviluppare i muscoli o coltivare un passatempo salutare, è una forza essenziale della persona, è ser macho.

Sito di Annalisa Bravi


Esquinas – Angoli

Agli incroci delle vie de L’Avana alcune persone arrivano verso gli angoli delle case e, superato lo spigolo, proseguono verso la propria meta. Potrebbero incontrarsi ma sono bloccati nel loro movimento. Muri segnati dal tempo sono lo sfondo di attimi di sospensione in prospettiva.

Sito di Giuseppe Perico

Storytelling, i lavori degli alunni del mio corso.

Ciao a tutti, ecco i progetti dei miei studenti elaborati durante il corso di Storytelling.

Sono molto fiera di loro. Partire da zero e creare un portfolio che soddisfi prima di tutto chi si è impegnato a seguirti, è una bellissima soddisfazione.  Purtroppo non sono i lavori di tutti i ragazzi…

Spero piacciano anche a voi. I progetti sono in ordine sparso.

Ciao Sara


“Andrea su questo pianeta” Alessandro mazzola

Premessa:
Andrea è mio nipote. Ha 23 anni e soffre di un ritardo dovuto ad un problema avuto al momento della nascita. La sua “diversità” lo porta a non esprimersi in modo corretto e, in generale, a non essere completamente autosufficiente nella vita di tutti i giorni. Frequenta un istituto per ragazzi come lui che lo impegna durante il giorno nella preparazione di dolci, in attività fisiche e ricreative.
Andrea ha una sorella, Simona, di 19 anni. I suoi genitori sono Fulvio e Daniela, mia sorella. Nel realizzare la mia storia mi sono ispirato a “Il piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry.
Con “Andrea su questo pianeta” vorrei raccontare la sua quotidianità fatta di semplici gesti, ripetitivi, a cui lui è molto affezionato. Uno dei “temi” o messaggi dello storytelling vorrei che fosse, come nel racconto di Saint-Exupery, l’importanza che devono avere i legami, le cose semplici rispetto alle cose futili e superficiali a cui tutti tendiamo a dare importanza.

Sinossi “Andrea su questo pianeta”
Andrea è arrivato su questo pianeta per insegnarci il valore delle cose semplici. Non si è mai preparati quando un fiore con qualche petalo in meno arriva nel nostro giardino. A volte ci si chiede “perché?” e ci si domanda “cosa faccio ora?” e poi con il tempo la Sua quotidianità diventa la Tua.
Fatta di gesti semplici e ripetitivi: giocare con le matite smangiucchiate, passeggiare al parco, aiutarci nella spesa al supermercato, fare un giro in macchina e manipolare le carte con i nonni.
Appena prima mettersi le ciabattine per stare più comodo. E appena dopo mettersi in poltrona davanti al “51”, il suo canale preferito, dove poter guardare con dolce attenzione il meteo ed il telegiornale. Come se ad Andrea importasse ciò che accade nel mondo e l’avanzare dello stagioni quasi a sdrammatizzare il riflesso dei pensieri della sua famiglia sul “domani” e su ciò che lo circonda.
Andrea richiede una forma di addomesticamento gentile. I suoi occhi azzurri ti insegnano che è nelle cose di tutti i giorni, semplici, che si nasconde il vero senso di ciò per cui siamo qui su questo pianeta. E lui, un piccolo principe dei giorni nostri, ti porta nel suo mondo. Alla sua famiglia è chiesto di prendersi cura di questa rosa, a voi, che scorrerete le sue fotografie, di pensare a questo racconto, rallentare per un attimo e sorridere delle superflue necessità perché l’essenziale è invisibile agli occhi.

Il progetto di Alessandro è diventato un bellissimo libro che potete vedere in parte qui:

Epilogo
Andrea frequenta il Centro Diurno Disabili (CDD) Ferraris un centro accreditato dalla Regione Lombardia, specializzato nella proposta di attività sociali e sanitarie per persone con disabilità grave. Il CDD Ferraris si colloca all’interno di una Cooperativa di solidarietà sociale denominata “Cascina Biblioteca” una realtà aperta al territorio, luogo di incontro e aggregazione, e allo stesso tempo una realtà specializzata nell’offrire risposte a persone con fragilità.

Cascina Biblioteca Società Cooperativa Sociale Di Solidarietà A R.L. Onlus.
Via Casoria, 50 – 20134 Milano (MI)
Tel: 0221591143 – Fax: 0221592427
Email: cascinabiblioteca@cascinabiblioteca.it

Alcuni brani estratti dal libro “Il Piccolo Principe”
“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
“Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.”
“Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice.”
“’Da te, gli uomini’, disse il Piccolo Principe, ‘coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano… E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua… Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore’.”

Alessandro Mazzola
3338895064
mazzola.alessandro@gmail.com
Contatto Alessandro


 

Di stanze siderali – Daniela Borsari

Con questo lavoro voglio raccontare i miei sentimenti di fronte alla violenta trasformazione del rapporto con mio figlio.

E’ una storia di nostalgia per una relazione affettuosa e serena; di solitudine per i muri posti con le parole, i gesti, la tecnologia; di disorientamento di fronte al nostro caos emotivo ed al disordine interiore ed esteriore che ne deriva.

E’ una storia di alternanza di allontanamenti e rari avvicinamenti, di distanze siderali e sfuggenti momenti di intimità e delle strategie utilizzate per sopravvivere a questa incredibile tempesta.

Il lavoro si compone di un video: “Once Upon a Time”, a cui seguono le fotografie.

 

Contatti e Sito Daniela Borsari


 

Questo gioco lento – Margherita Bertoldo

L’idea di fotografare i soci e le attività del Circolo Anziani del paese in cui vivo, Meolo, era nata per offrire una testimonianza e un ricordo per loro e per le generazioni future. Con il passare dei mesi la conoscenza sempre più approfondita degli anziani mi ha permesso di non fermarmi alle apparenze dei molteplici passatempi che svolgono, ma di comprendere i loro stati d’animo, desideri, difficoltà che ho cercato quindi di interpretare con le foto. Il “gioco lento” quindi, è il gioco delle carte, delle bocce, della ginnastica, della tombola, svolti con ritmi costanti e abitudinari, ma anche di una vita che non vuole sbiadirsi, di nostalgie di giovinezza, di sogni di libertà che spesso si scontrano con l’inevitabile declino. La lentezza è forse un modo per fermare il tempo che avanza, per nascondere una sottile e costante paura che si insinua tra i momenti di gioia e i pensieri per l’avvenire.

Contatto di Margherita Bertoldo mail  ghitab@libero.it


Annalisa Melas

AddA

Il Mondo è spesso ingombrante e la frenesia, che caratterizza la quotidianità, lascia poco spazio alla libertà di vivere assecondando le vie dell’immaginazione.

Questo lavoro vuole portare via, creando un “non-luogo” in cui tutto è leggero ed impalpabile, dove il silenzio può essere un piacevole passatempo e la leggerezza una culla, nella quale riposare dalla quotidianità.

– “Arrivederci mondo” – ho sempre pensato iniziando a percorrere le sponde del fiume, lasciandomi alle spalle un mondo pieno di rumore, dove tutto passava in fretta togliendo il piacere delle piccole cose e – “benvenuta leggerezza” – ho pensato, lasciandomi cullare dal tempo, dalla luce e dall’acqua.

Ho scelto l’Adda, perché nello scorrere discreto di alcuni suoi tratti è facile perdersi: abbandonarsi al silenzio e svanire lasciando alla luce che rimbalza sull’acqua, costringendo gli occhi a socchiudersi, il potere di dar vita ad immagini che vanno al di là del luogo reale in cui si sta camminando.

 

Arrivasti all’attracco di un battello,

nemmeno troppo sicura di dove, quel viaggio, t’avrebbe condotta.

Quà e là i segni lasciati dall’uomo, ma non l’uomo.

Terra di confine, punto di congiunzione per due mondi lontani:

un mondo lontano dal cuore, il cuore lontano del mondo.

Cerchi d’acqua di vite segrete,

luce, che avvolge i rumori e riporta

in vita, il tempo intimo dei pensieri.

Appare quasi all’improvviso il non-luogo sognato nei sogni:

perdi la rabbia, il dolore

si lascia cullare dall’acqua,

raccogli i rumori e li nascondi dietro bagliori di luce disarmanti.

E la luce decide, continuando a giocare in superficie:

prende in giro la realtà

sfumando i contorni delle cose,

mentre l’acqua scorre cheta verso il mare, avvolta dalle braccia della terra,

mostra al cielo se stesso,

confondendo gli sguardi.

Respiri e sospiri, camminando lentamente accanto all’acqua.

Si ferma il tempo,

due mondi si fondono e confondono.

Muovendo ancora i piedi vola via

l’ultimo residuo di realtà,

Luce evoca Bellezza: ferisce lo sguardo liberando i sogni e l’immaginazione.

Contatto Annalisa


 

Christian Roveda – Ti vedo

” Il teleschermo riceveva e trasmetteva simultaneamente. Qualsiasi suono che Winston avesse prodotto, al disopra d’un sommesso bisbiglio, sarebbe stato colto; per tutto il tempo, inoltre, in cui egli fosse rimasto nel campo visivo comandato dalla placca di metallo, avrebbe potuto essere, oltre che udito, anche veduto. Naturalmente non vi era nessun modo per sapere esattamente in quale determinato momento vi si stava guardando.”

1984 – Orwell

Sono passati più di trent’anni da quel 1984, anno in cui si sarebbe dovuta verificare la “profezia” di Orwell, ma il tempo è arrivato. Non è possibile camminare, parlare, appartarsi o fare qualsiasi cosa senza essere costantemente sotto gli occhi vigili delle telecamere.

Di sicurezza o di controllo, nessun attimo della nostra vita è immune da un occhio che ci spia e memorizza tutti i nostri gesti, tutte le nostre parole e forse tutti i nostri pensieri.

Contatto Christian 


 

Lorenzo Pasquali – Nel buio del mare

Questo portfolio riflette un mio percorso interiore alla ricerca di mondi paralleli, fantastici e surreali, fatti di luce, di buio e di acqua in cui si possono percorrere sogni alienanti, a tratti anche spaventosi.

Nel mio viaggio lungo gli scenari della mia infanzia ho ricercato immagini che rievocassero i film fantastici della mia gioventù.

In molti casi questi stessi scenari riattivavano in me un misto di paura e terrore ma soprattutto di curiosità, che ho cercato di trasmettere attraverso le foto che ho scattato.

Contatto Lorenzo


 

Albertina Vago – ABCD

Perché questo libro?

Perché il lettore possa percepire cosa significa vivere in un mondo che sembra non vederti più.

L’afasico diventa “invisibile”

L’idea si sviluppa attorno a un lavoro creativo che Andrea ha sviluppato utilizzando le competenze acquisite nella nuova realtà.

Le angosce derivate dalla convivenza con la difficoltà di comunicare col linguaggio sono diventate più accettabili quando nasce interesse, anzi passione per disegno ed incisione.

E’ questo che può ridare entusiasmo .

E’ questo che Andrea vuol dire a chi deve ricominciare dall’ABCD.

Nelle immagini possiamo sentire tutta la solitudine e l’isolamento di chi  non sembra più essere accettato della società.  Ma non c’è disperazione, qualche volta rabbia sì, ma sempre speranza di porte che anche se chiuse si possono sempre aprire quando si voglia veramente ricominciare .

Ecco alcune delle immagini del libro

SE NON PARLI NON SEI NESSUNO

La frase è di Don Milani ed è il titolo perfetto per parlare e informare sugli aspetti e le problematiche legate all’afasia, un dramma che colpisce circa 20.000 persone all’anno in Italia.

E’ un male sconosciuto che isola dalla società le persone colpite. Solo una rieducazione adeguata può migliorare a diversi livelli la loro condizione di vita.

Fino a poco fa, probabilmente non avevate mai sentito parlare di afasia (letteralmente assenza di linguaggio), né tanto meno incontrato una persona afasica.

Quando, a causa di una lesione cerebrale, una o più componenti del linguaggio sono danneggiati, siamo di fronte ad afasia che provoca incapacità ad usare il linguaggio. La persona non riesce ad esprimersi o a volte anche a comprendere ciò che gli viene detto soprattutto quando si trova nel rumore o in presenza di chi parla velocemente. Parlare, trovare le parole giuste, capire ciò che gli altri dicono, leggere, scrivere, produrre e capire gesti significativi sono solo alcuni esempi dell’uso del linguaggio.

Spesso il disturbo si associa ad una paralisi della metà destra del corpo e ad altri sintomi, quali ad esempio difficoltà di attenzione o di memoria Si prova la stessa sensazione di non comprendere o non potersi esprimere in una lingua straniera. Le persone colpite hanno un problema simile nella vita di ogni giorno, proprio perché hanno perso la funzione del linguaggio.

L’Afasia può presentarsi in forme diverse, sia da un punto di vista quantitativo (gravità del deficit), che qualitativo, a seconda della sede e dell’estensione della lesione cerebrale. Altri fattori che possono rivestire un ruolo importante nel caratterizzare il quadro sono la competenza linguistica e la personalità. Alcuni soggetti non hanno difficoltà a comprendere il linguaggio, ma non riescono a trovare le parole per esprimersi e costruire delle frasi corrette. Altri invece hanno un linguaggio fluente ma difficile da comprendere a causa degli errori sia a livello di singole parole che di frasi; di solito in questi ultimi vi è un deficit di comprensione del linguaggio scritto e parlato. Nella maggior parte dei casi il quadro afasico si situa fra questi due estremi.

Un punto importante è che i pazienti afasici mantengono intatta l’intelligenza e non devono essere confusi o trattati come sordi o dementi!

Solitamente il quadro afasico tende a migliorare spontaneamente nei primi tempi dopo l’evento traumatico, anche se il recupero non è completo   e solo attraverso l’impegno del paziente e l’aiuto della logoterapia, si può avere un ulteriore continuo miglioramento del deficit afasico.

Senza la ricerca e l’impegno della Prof.Anna Basso nello studio dell’afasia condotto negli anni, forse molti pazienti non avrebbero potuto recuperare fino ai risultati un tempo impensabili. La sua ricerca ha fatto scuola ed ha addestrato ottimi logopedisti che possono solo essere ringraziati per l’impegno e la capacità di fare recupero mirato per ogni situazione.

Il lavoro di Albertina Vago è sfociato in un bellissimo libro:

Anna Basso: la parola alle persone afasiche – oppure vai ai link seguenti.

Video prima parte by: www.youtube.com/watch?v=llxvA5GJvho

Seconda parte: www.youtube.com/watch?v=AgEUH9aoHU0

A.I.T.A. Associazione Italiana Afasici (www.aita-onlus.it).

Associazione Nuovamente Lecco: www.nuova-mente.net/mostravelatamente.htm

Contatto di Albertina

Ciao a tutti e grazie per la visione! Sara