Mostre di fotografia in programma a ottobre

Ciao a tutti!

E’ quanto mai ricco il calendario delle mostre da vedere ad ottobre.

Spero ne troviate qualcuna di vostro interesse.

Ciao

Anna

Don’t let my mother know

Sara Munari

Mi chiamo Sara Munari, sono nata nel 1930 a Milano, in Italia.

La mia famiglia è emigrata a New York l’anno successivo. Quasi per caso, a 18 anni, inizio a lavorare per l’Ente spaziale Americano, che allora si chiamava Naca (National Advisory Committee for Aeronautics) formata nel 1915 e nata per supervisionare e gestire gli studi scientifici legati al ‘volo’. Nel 1958 fondiamo la Nasa (National Aeronautics and Space Administration) l’agenzia governativa civile responsabile del programma spaziale degli Stati Uniti d’America e della ricerca aerospaziale. Nel 1959 creo un settore personale la RASA (Rational Aeronautics and Space Administration e acronimo del mio nome) che si occupa solo di avvenimenti considerati realmente accaduti perché scientificamente provati (da qui Rational) Io sono quello che viene definito ‘membro occulto’ quindi il mio nome non è mai potuto comparire per ragioni di sicurezza,  così come il settore RASA. Dopo innumerevoli studi, tenuti nascosti fino ad oggi, posso dire di aver scoperto la vita su un altro Pianeta. Il nome che ho dato al pianeta è Musa 23. Gli abitanti sono umanoidi e io mi sono confrontata sempre e solo con uno di loro, l’ho chiamato x23. Sono stata su musa 23 in diverse occasioni. Ho 88 anni, ho piena facoltà di intendere e di volere. Qui ci sono i miei studi e le mie scoperte. Dopo quello che vi mostrerò non avrete più dubbi.

Finalmente posso raccontare tutto.

Sara Munari

Inaugurazione Giovedi 1 Ottobre ore 19.00

Musa fotografia – Via Mentana, 6 – Monza

Solo per un giorno.

Prima, donna. Margaret Bourke-White

Construction workers and taxi dancers enjoying a night out in bar room in frontier town. LIFE magazine’s first photo essay.

Una straordinaria retrospettiva per ricordare un’importante fotografa, una grande donna, la sua visione e la sua vita controcorrente.

La mostra raccoglie, in una selezione del tutto inedita, le più straordinarie immagini realizzate da Margaret Bourke-White – tra le figure più rappresentative ed emblematiche del fotogiornalismo – nel corso della sua lunga carriera. Accanto alle fotografie, una serie di documenti e immagini personali, video e testi autobiografici, raccontano la personalità di un’importante fotografa, una grande donna, la sua visione e la sua vita controcorrente.

Pioniera dell’informazione e dell’immagine, Margaret Bourke-White ha esplorato ogni aspetto della fotografia: dalle prime immagini dedicate al mondo dell’industria e ai progetti corporate fino ai grandi reportage per le testate più importanti come Fortune Life; dalle cronache visive del secondo conflitto mondiale ai celebri ritratti di Stalin e Gandhi, dal Sud Africa dell’apartheid all’America dei conflitti razziali fino al brivido delle visioni aeree del continente americano.

Sarà possibile ammirare oltre 100 immagini, provenienti dall’archivio Life di New York e divise in 11 gruppi tematici – L’incanto delle acciaierieConca di PolvereLifeSguardi sulla RussiaSul fronte dimenticatoNei campiL’India, Sud AfricaVoci del Sud biancoIn alto e a casaLa mia misteriosa malattia – che, in una visione cronologica, rintracciano il filo del percorso esistenziale di Margaret Bourke-White e mostrano la sua capacità visionaria e insieme narrativa, in grado di comporre “storie” fotografiche dense e folgoranti.

L’esposizione rientra ne “I talenti delle donne”, un palinsesto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicato all’universo delle donne: “I talenti delle donne” intende far conoscere al grande pubblico quanto, nel passato e nel presente – spesso in condizioni non favorevoli – le donne siano state e siano artefici di espressività artistiche originali e, insieme, di istanze sociali di mutamento. Si vuole  rendere visibili i contributi che le donne nel corso del tempo hanno offerto e offrono in tutte le aree della vita collettiva, a partire da quella culturale ma anche in ambito scientifico e imprenditoriale, al progresso dell’umanità. L’obiettivo è non solo produrre nuovi livelli di consapevolezza sul ruolo delle figure femminili nella vita sociale ma anche aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e culture quotidiane.

Dal 25 settembre al 14 febbraio 2021 – Palazzo Reale – Milano

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Cindy Sherman at Fondation Louis Vuitton

Cindy Sherman, 45 anni di «selfie»: la fotografia come strategia di genere

The Fondation Louis Vuitton is hosting the first show dedicated to Cindy Sherman since her 2006 solo exhibition at the Jeu de Paume.  “Cindy Sherman at Fondation Louis Vuitton” (initially scheduled for April 2 to August 31, 2020) brings together some 170 works by the artist produced between 1975 and 2020 – more than 300 images from series including Untitled film stills, Rear Screen Projections, Fashion, History Portraits, Disasters, Headshots, Clowns, Society Portraits, Murals, and Flappers, as well as a new set of images presenting male figures and couples.  In a scenography designed in close collaboration with Cindy Sherman, this presentation covers her entire career while also focusing on works she has created since the beginning of the last decade, including a series of very recent and previously unseen works.

To coincide with this retrospective, Fondation Louis Vuitton will present “Crossing Views” a selection of works from its Collection, chosen together with Cindy Sherman. Echoing her work, the installed artworks, spread out over two floors, will be centered on the theme of the portrait and its interpretations across different disciplines and mediums: painting, photography, sculpture, video, installation.  The exhibition brings together some 20 French and international artists of different generations and backgrounds through some 60 works, many of which are being shown for the very first time at the Fondation. 

From 23 September 2020 to 3 January 2021 – Fondation Louis Vuitton – Paris

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CAPA IN COLOR

Curata dall’International Center of Photography (ICP) di New York, presenta per la prima volta al grande pubblico le fotografie a colori di Robert Capa.

Per la prima volta in Italia, i Musei Reali presentano una raccolta di oltre 150 immagini a colori del grande fotografo. 

L’esposizione è nata da un progetto di Cynthia Young, curatrice della collezione al Centro Internazionale di Fotografia di New York, per illustrare il particolare approccio di Capa verso i nuovi mezzi fotografici e la sua straordinaria capacità di integrare l’uso del colore nei reportage realizzati tra il 1941 e il 1954, anno della morte.

La mostra è organizzata dai Musei Reali con il Centro Internazionale di Fotografia di New York e Ares Torino.

Dal 26 Settembre 2020 al 31 Gennaio 2021 – Musei Reali Torino – Sale Chiablese

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ROBERT DOISNEAU

Il più bel bacio della storia della fotografia? Impossibile, certo, stabilirlo.
Ma è certo che un posto sul podio spetta all’immagine di questa giovane coppia, indifferente alla folla dei passanti e al traffico della place de l’Hôtel de Ville di Parigi.
L’autore è Robert Doisneau, il grande maestro della fotografia cui Palazzo Roverella renderà omaggio nell’autunno 2020 attraverso una mostra originale, capace di rivelare al pubblico delle opere la cui vocazione è, appunto, catturare momenti di felicità come questo.
Insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Con il suo obiettivo cattura la vita quotidiana degli uomini e delle donne che popolano Parigi e la sua banlieue, con tutte le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati.
Il suo è un racconto leggero, ironico, che strizza l’occhio con simpatia alla gente. Che diventa persino teneramente partecipe quando fotografa innamorati e bambini.
“Quello che cercavo di mostrare era – ricorda l’artista – un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. “
“Mi piacciono – continua – le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. È una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori.”
“Il fotografo deve essere come carta assorbente, deve lasciarsi penetrare dal momento poetico. La sua tecnica dovrebbe essere come una funzione animale, deve agire automaticamente.”

Doisneau nasce nel 1912 nel sobborgo parigino di Gentilly, la sua formazione come fotografo nasce dall’apprendistato nel laboratorio di un fotografo pubblicitario. Ma la sua attenzione si trasferisce presto ai quartieri popolari di Parigi e della banlieue, immagini che cominciano a comparir sulle riviste attraverso l’agenzia Rapho, di cui è uno dei membri più importanti. Poi la guerra lo spinge a mettersi a disposizione della resistenza per dare nuova identità ai ricercati. Dopo la Liberazione, ecco alcuni reportages per “Vogue” e, nel ’49 il libro realizzato in collaborazione col suo sodale, il celebre scrittore Blaise Cendrars, La Banlieue de Paris, la prima sintesi dei molti racconti per immagini che dedicherà a questo mondo. Doisneau ne descrive la quotidianità, componendo un racconto visivo in cui si mescolano una profonda umanità e una nota di umorismo, sempre presente nel suo lavoro.

Dal 26 Settembre 2020 al 31 Gennaio 2021 – Rovigo -Palazzo Roverella

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Le mostre del Festival della Fotografia Etica di Lodi

L’undicesimo anno è, per il Festival della Fotografia Etica di Lodi, il momento di mutare pelle e rinnovarsi. E succede in un anno, il 2020, in cui molto è cambiato e sta cambiando a livello globale, come raramente è capitato nei tempi moderni.
Sguardi sul nuovo mondo è infatti, e non a caso, la lente attraverso la quale pensare a questa nuova edizione in cui saremo come esploratori appena giunti su terre sconosciute. Il linguaggio attraverso cui conoscere i fatti e le dinamiche del nuovo mondo sarà, come sempre, quello universale della fotografia. Con l’obiettivo di tendere non tanto a un giudizio definitivo sulle cose del mondo, quanto alla comprensione della sua complessità. Magari ponendo il dubbio su opinioni e certezze che avevamo fino a poco prima.

Ecco un assaggio di cosa vi attenderà a Lodi, in attesa del programma definitivo.

Cuore del Festival, il World Report Award. Sei le sezioni che lo comporranno, con i relativi vincitori scelti dalla Giuria composta da Alberto Prina – Festival della Fotografia Etica, Aldo Mendichi – Festival della Fotografia Etica, Sarah Leen- Ex Photo Editor del National Geographic, Peter Bitzer, Direttore dell’agenzia Laif.
A partire dalla categoria MASTER, vinta dal russo Nikita Teryoshin con Nothing Personal – the back office of war, viaggio nel dietro le quinte del business mondiale della difesa e il back office della guerra; la categoria SPOTLIGHT va alla britannica Mary Turner e alla sua Dispossessed, racconto dei problemi sociali del nord-est dell’Inghilterra a causa della crisi dell’industria carbone; la sezione SINGLE SHOT con lo scatto singolo di Francesca Mangiatordi sull’infermiera di Cremona; la categoria SHORT STORY è stata vinta dall’italiana Rosa Mariniello con Vitiligo, racconto intimo nel mondo della vitiligine; il tedesco Ingmar Björn Nolting si è aggiudicato la categoria STUDENT con il lavoro Measure and Middle – a journey through Germany during the COVID-19 Pandemic, un viaggio che racconta la Germania durante il lockdown; infine la categoria MADRE TERRA, che è anche lo spazio tematico del Festival, vinta dall’italiano Dario De Dominicis con To the Left of Christ, che ci porta nella baia di Guanabara, il porto naturale di Rio de Janeiro, dove lo sviluppo industriale si sta accaparrando il territorio a discapito della pesca tradizionale.

Madre Terra sarà anche il nome del nuovo spazio che racchiude tre reportage sul tema: Pablo Ernesto Piovano con l’intensa The awakening of ancient voices, in cui storia racconta la lotta per la propria sopravvivenza della comunità Mapuche in Sudamerica; il pluripremiato fotografo canadese Aaron Vincent Elkaim con A State of Erosion: 2016-2019, che racconta le difficoltà delle comunità dei nativi nella provincia di Manitoba, in Canada, a seguito della crisi del settore idroelettrico; infine l’olandese Jasper Doest con Flamingo Bob, bellissima storia di un fenicottero rosso divenuto testimonial ufficiale FDOC. Queste mostre saranno all’aperto, negli spazi pubblici della città. La fotografia esce quindi dai palazzi e dalle sedi espositive per incontrare il pubblico nelle strade e nei parchi.

Ma tornando al sottotitolo dell’edizione di quest’anno, grande attenzione sarà per la sezione Uno Sguardo sul Mondo che propone quattro percorsi: due sono proposti da AFP che attraverso lo sguardo di diversi fotografi andrà a raccontare il Covid nel mondo e le recentissime proteste ad Hong Kong; il britannico Andrew Testa, invece, con la sua A nation divided racconterà, tra il 2015 e il 2020, l’Inghilterra al tempo della Brexit; l’australiano Matthew Abbott ci porta nella Black Summer, ossia la stagione degli incendi che ogni anno devasta violentemente l’entroterra della sua isola.

Uno spazio del tutto nuovo sarà Storie di Coraggio, che ospiterà due mostre di grande impatto: la fotografa americana Maggie Stebber, che ha documentato il primo trapianto facciale negli Stati Uniti ad una paziente molto giovane; il neozelandese Robin Hammond con un importante lavoro sulle questioni di genere.

Il mondo delle organizzazioni umanitarie sarà piuttosto articolato: a partire dalla mostra del fotografo Alessio Romenzi che ha seguito Medici Senza Frontiere in azione proprio nel Lodigiano durante l’emergenza Covid.
Sono previsti altri spazi per ONG che utilizzano la fotografia come strumento di comunicazione.

Immancabile l’appuntamento con il Premio Voglino che quest’anno è stato assegnato al torinese Giorgio Negro e al suo Pathos, che racconta la dualità Bene e Male, che è sempre affilata durante il tempo di guerra che il fotografo ha sperimentato in prima persona.

Altra importante novità di quest’anno, il coinvolgimento e il sostegno del Comune di Codogno, prima città della zona rossa. Attraverso la collaborazione con Roma Fotografia e il magazine Il Fotografo sarà raccontato l’impatto del virus che ha cambiato il pianeta attraverso storie che offriranno una visione globale e una locale del periodo storico che stiamo vivendo.

Contemporaneamente al Festival si svolgerà FFE OFF, un circuito di mostre fotografiche, esposte in negozi, bar, ristoranti, gallerie, circoli culturali e aree pubbliche della città.

Dal 26 settembre al 25 ottobre – Lodi e Codogno – sedi varie

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Ren Hang, photography

La Fondazione Sozzani presenta “Ren Hang, photography” per la prima volta a Milano. Con oltre ottanta fotografie, video, libri e riviste, la retrospettiva è dedicata a uno dei più importanti fotografi della Cina contemporanea, tragicamente scomparso nel 2017 a soli ventinove anni. La fotografia di Ren Hang è un inno all’uomo, al suo corpo, alla sessualità, alla bellezza e alla vulnerabilità. Le sue immagini mettono in relazione i sentimenti, i desideri, le paure e la solitudine delle giovani generazioni in Cina in modo quasi ironico, attraverso la loro corporeità. Il nudo è al centro del suo lavoro perché, racconta Ren: “gli esseri umani vengono al mondo nudi, quindi il corpo nudo rappresenta la versione originaria delle persone. Fotografando nudi, si coglie l’esistenza più reale e autentica”.

13 settembre 2020 – 29 novembre 2020 – Galleria Sozzani – Milano

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Le mostre di Colorno Photo Life

“Il Tempo, intorno a noi”, questo il tema dell’edizione 2020 di ColornoPhotoLife la manifestazione dedicata alla fotografia allestita nella Reggia di Colorno dal 12 settembre all’ 8 novembre. .

Nel piano nobile torna la grande fotografia con gli scatti di importanti fotografi del panorama nazionale e internazionale; un grande fotografo emiliano Franco Fontana e le sue immagini della Route 66 saranno i protagonisti insieme all’ inglese Michael Kenna con il nuovo e inedito progetto dedicato al Po. Entrambe le mostre sono a cura di Sandro Parmiggiani.

Il festival fotografico giunto all’undicesima edizione è organizzato dal Circolo Fotografico Color’s Light e da Antea. Progetti e Servizi per la Cultura e il Turismo grazie alla collaborazione con la Provincia di Parma, il patrocinio del Comune di Colorno e il sostegno di importanti istituzioni cittadine.

12 settembre al 8 novembre 2020 – Franco Fontana “Route 66”

16 ottobre al 8 novembre 2020 – Michael Kenna “Fiume Po”

Reggia di Colorno (PR)

Attraversare l’immagine
Donne e fotografia tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta

La Biennale Donna è lieta di comunicare le nuove date e la nuova sede in cui si svolgerà la XVIII edizione della manifestazione.
La mostra Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, a cura di Angela Madesani, inizialmente prevista in aprile, sarà allestita presso i suggestivi spazi di Palazzina Marfisa d’Este (Corso Giovecca 170, Ferrara) dal 20 settembre al 22 novembre 2020. 
Presenterà le opere di 13 fotografe italiane e internazionali: Paola Agosti, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Giovanna Borgese, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Françoise Demulder, Mari Mahr, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Leena Saraste, Francesca Woodman e Petra Wunderlich.
Il progetto si inserisce nella riflessione che dal 1984 lUDI – Unione Donne in Italia, dedica alla creatività femminile in tutte le sue forme e linguaggi. Dopo le mostre che hanno presentato alcune delle artiste più rilevanti della scena internazionale, ultima delle quali Ketty La Rocca (2018), Attraversare l’immagine indagherà il mondo della fotografia al femminile mettendone in luce i filoni di ricerca più originali.
 
Numerose sono state, soprattutto negli ultimi anni, le rassegne dedicate alla fotografia delle donne. Nella maggior parte dei casi si è trattato di esposizioni che hanno presentato le opere di artiste e fotografe senza porre differenze fra i diversi ambiti di ricerca. Attraversare l’immagine invece si concentra sulle fotografe attive in un periodo di impegno politico e sociale portante nella storia del cosiddetto secolo breve, caratterizzato da grandi mutamenti di cui le donne sono state protagoniste.
La mostra si apre con ricerche a sfondo antropologico della fine degli anni Cinquanta per arrivare agli anni Sessanta, che hanno segnato l’avvio di significative lotte in nome di un cambiamento radicale della cultura e della società, per il raggiungimento di libertà individuali e di conquiste democratiche. Raggiungimenti che gli anni Settanta avrebbero estremizzato, animando, sullo sfondo di drammatici conflitti, il rapporto tra politica e cultura. Gli anni Ottanta hanno poi costituito in qualche modo il momento del riflusso: le grandi battaglie condotte per i diritti civili, per l’emancipazione delle classi sociali, delle donne, degli emarginati, sono defluite verso modi diversi di avvertire l’esistenza, soppiantando le pratiche collettive, delle quali l’arte e la fotografia si erano rese interpreti, a favore di un sentire più individuale.
Le fotografe hanno saputo registrare tali cambiamenti, concentrando il proprio sguardo su temi scottanti connessi al sociale, al patrimonio antropologico, alla sfera psicologica.
 
La mostra si apre con l’opera di Diane Arbus (1923-1971), una delle più interessanti artiste della seconda metà del XX secolo, la cui ricerca ha fatto da cerniera, da punto di svolta, a quanto era stato fatto sino a quel momento nel campo dell’immagine. Le sue fotografie hanno come soggetto i mondi paralleli alla normalità, mondi negati, che Arbus riesce a raccontare nella sua verità e crudezza, arrivando a realizzare alcune fra le fotografie più iconiche dei nostri tempi.
Continuando nel percorso espositivo, due sono i lavori che potremmo collocare nell’ambito del fotoreportage tradizionale, con una chiara propensione all’indagine sociale e antropologica. Di Chiara Samugheo (1935), alcune fotografie di ambito neorealista, parte della serie dedicata alle tarantate salentine della fine degli anni Cinquanta. Di Lori Sammartino (1924-1971), le fotografie tratte da La domenica degli italiani, un volume del 1961, corredato da un testo di Ennio Flaiano, che racconta un’Italia semplice negli anni precedenti il boom economico.
Presente una selezione di opere da Morire di classe di Carla Cerati (1926-2016), pubblicato nel 1969 con Gianni Berengo Gardin per Einaudi. Una delle ricerche più significative e conosciute dell’artista, che ha contribuito a mutare la situazione manicomiale nel nostro Paese.
Di grande forza le immagini di Letizia Battaglia (1935), che in sessant’anni di ricerca ha indagato potere criminale, prepotenza e corruzione in Sicilia, di cui sono esposte una serie di fotografie dedicate al mondo femminile.
La mostra propone anche riflessioni dedicate ai mondi extraeuropei: due reportage di guerra ambientati in Libano e in Cambogia della francese Françoise Demulder (1947-2008), la prima donna a vincere nel 1977 il World Press Photo, il più prestigioso premio fotografico del mondo; mentre della finlandese Leena Saraste (1942) sono presentate le immagini dedicate alle “rovine” umane e architettoniche del conflitto israelo-palestinese dell’inizio degli anni Ottanta.
Impegnata nella documentazione del mutamento della condizione femminile è Paola Agosti (1947), tra le più acute fotogiornaliste italiane, di cui viene presentato un intenso reportage sull’apartheid realizzato negli anni Ottanta in Sudafrica.
È legata al mondo genovese del porto la preziosa indagine di Lisetta Carmi (1924): una ricerca in cui l’uomo, il paesaggio, l’architettura giocano ruoli equivalenti.
Sono dedicati al mondo dell’industria, nel momento della sua trasformazione, anche i partecipati scatti di Giovanna Borgese (1939), in cui i protagonisti sono i lavoratori e gli scioperanti – oltre agli edifici abbandonati, veri e propri esempi di fotografia industriale. 
La ricerca di Petra Wunderlich (1954), di matrice prettamente architettonica, travalica i confini fra generi e temi aprendo nuovi scenari. Le sue opere indagano il paesaggio dell’uomo e, in particolar modo, quelle esposte in mostra, raccontano dettagli di edifici religiosi tra Germania e Belgio.
Di Mari Mahr (1941), fotografa anglo-ungherese, nata in Cile da genitori ebrei ungheresi, è la raffinata serie, di matrice letteraria e artistica, dedicata a Lili Brik, la scrittrice, artista, attrice russa, compagna e musa di Vladimir Majakovskij.
Chiude la rassegna una piccola ma significativa selezione di opere di Francesca Woodman (1958-1981), artista che ha lavorato sul disagio femminile, il proprio, dando vita a immagini di grande forza e poesia.

Dal 20 Settembre 2020 al 22 Novembre 2020 – Palazzina Marfisa d’Este – Ferrara

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LA PROSSIMA IMMAGINE

Apre mercoledì 30 settembre 2020 alle ore 15 a Forma Meravigli, Milano, La prossima immagine, un progetto espositivo prodotto da Contrasto in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto Galleria. La mostra, che resterà aperta fino al 18 dicembre, raccoglie e mette a confronto una serie di antiche e pregiate albumine dell’Ottocento, provenienti dal Fondo Antonetto di Fondazione Forma per la Fotografia, con le recenti, insolite, colorate elaborazioni digitali del fotografo americano Bill Armstrong.

Forma Meravigli è un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Contrasto.

30 settembre – 18 dicembre 2020 – Forma Meravigli – Milano

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NELLO SPAZIO FA FREDDO – AA.VV.

Chippendale Studio inaugura il 7 ottobre a Milano la mostra collettiva multimediale Nello spazio fa freddo.
Le case a igloo del quartiere milanese La Maggiolina, dove lo studio ha sede, hanno ispirato i curatori della mostra che, partendo dalla forma semisferica, ne hanno indagato la ricchezza di significati. Igloo quindi non è solo da intendersi come modello abitativo ma soprattutto come struttura elementare capace di contenere diverse valenze. Da quella di cosmo a quella di utero, fonte di vita, da quella di arca portatrice di salvezza a quella di navicella spaziale, cellula di esplorazione.
Sulla base di una mappa concettuale appositamente disegnata dai curatori della mostra, che esplora i possibili significati da loro individuati intorno al concetto di igloo, gli artisti sono stati invitati a dare la propria interpretazione sul tema.
I contributi raccolti riflettono una molteplicità di significati di carattere biologico e cosmologico, ma anche di stampo sociologico, fantascientifico e poetico. Così il titolo dell’esibizione, Nello spazio fa freddo, vuole evocare lo spazio astronomico, popolato da corpi celesti in equilibrio dinamico, e lo spazio fisico, inteso come distanza e isolamento.
Lavorando sull’idea di accumulo, i video, le fotografie e gli oggetti esposti danno origine a un’esperienza ricca di contaminazioni. Il pubblico è invitato a visitare le diverse postazioni dell’esibizione, avendo così la possibilità di sedersi e soffermarsi su ogni diverso contributo, spaziando dalle immagini stampate ai video, dai file audio ai testi autoriali.
Lo spazio espositivo si trasforma così in un archivio dove i documenti sono le opere in mostra e l’eterogeneità dei significati e dei collegamenti ne sono i protagonisti.
Il progetto è sempre aperto a nuovi contributi e si avvale al momento delle opere di oltre settanta artisti.

7 ottobre – 8 novembre 2020 – CHIPPENDALE STUDIO – Milano

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CONDOMINIUM – LOREDANA CELANO

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Condominium è il progetto fotografico che Loredana Celano ha realizzato nei mesi in cui abbiamo dovuto rimanere in casa a causa del Covid 19.
L’autrice vive in un appartamento di una classica casa di ringhiera milanese in cui le abitazioni private si affacciano su spazi comuni condivisi.
La ricerca della Celano si rivolge con una delicatezza e un profondo senso di vicinanza a coloro che abitano accanto a lei (e anche a se stessa). Lo sguardo si muove sicuro alla ricerca di un contatto, almeno visivo, in un momento di privazione e la struttura stessa dell’edificio la asseconda, facilitando l’incontro e la socialità.
Due i rimandi immediati che questo lavoro mi ha suggerito: la fotografia di Robert Doisneau La maison des locataires e il romanzo di Georges Perec La vita Istruzioni per l’uso. Ne Gli inquilini, questo il titolo con cui è conosciuta in Italiano la fotografia, Doisneau dimostra le sue doti di sperimentatore montando sulla facciata di un palazzo gli interni delle diverse abitazioni e la vita quotidiana che vi si svolge.
L’interno portato all’esterno. Anche Perec immagina uno stabile a cui sia stata tolta la facciata rendendo così immediatamente e simultaneamente visibili le stanze interne. Ogni dettaglio concorre alla costruzione del racconto in un’esplorazione continua lungo le stanze del condominio. Calvino, che ha definito iper-romanzo questo di Perec, scrive: “il senso dell’oggi che è anche fatto di accumulazione del passato e di vertigine del
vuoto, la compresenza continua d’ironia e angoscia, insomma il modo in cui il perseguimento d’un progetto strutturale e l’imponderabile della poesia diventano una cosa sola”.
Loredana Celano compone, muovendosi sulla soglia e alternando bianco e nero e colore, una serie di scatti dalla grande potenza rassicurante e amorevole. Sono finestre e sedie vuote, ringhiere e scale, ritratti. È il dentro e il fuori, il lavoro e l’attesa, la paura e il sorriso, il riposo e l’attività. La quotidianità di ognuno, uguale e differente, l’universale e il particolare. È la vita che scorre. Quando tutto sembra bloccato, quando le strade sono vuote e le persone in casa, si sente forte il silenzio e il battito del cuore.
L’esposizione propone una serie di connessioni (formali, di significato o libere associazioni) e si sviluppa lungo i muri dell’ingresso del condominio stesso e nel cortile. Un omaggio dell’autrice ai suoi vicini di casa.
A cura di Laura Davì

Dal 7 al 31 ottobre – via Resegone, 3 – MILANO

INHABITED DESERTS – John R. Pepper

Lo splendido scenario del centro storico di Todi ospita, dal 3 ottobre al 28 novembre, la mostra fotografica di John R. Pepper dal titolo “Inhabited Deserts”, allestita negli spazi Museo civico e Pinacoteca e nel Complesso del “Nido dell’Aquila”.

In 53 immagini analogiche della sua Leica M6, stampate in grande formato in bianco e nero, senza artifici in post-produzione, John R. Pepper narra il suo viaggio nei più remoti deserti del mondo, facendo scoprire al visitatore della mostra, che lo segue in questa sua formidabile avventura, qualcosa di nuovo su se stesso. Il percorso espositivo è accompagnato da video sul backstage del fotografo, con interviste alle guide che lo hanno accompagnato e ai personaggi incontrati. Un “dietro le quinte” attraverso cui il visitatore potrà comprendere il complesso processo creativo fotografico di Pepper, dai preparativi, allo scatto e alla stampa, condividendo così la piena esperienza dell’artista come se fosse la propria.

 “I deserti hanno sempre affascinato i fotografi” – dicePepper – “La ragione che spesso li porta lì è catturare la bellezza del paesaggio. Una bella sfida, ma non era quello che cercavo: io volevo andare oltre. La mia idea, il mio intento, è stato usare il deserto come il pittore sfrutta la verginità di una tela bianca. Ho cercato di scoprire quali immagini si offrivano al mio sguardo – a volte erano visioni figurative, altre volte astratte e la simbiosi tra il paesaggio che avevo davanti e le immagini sepolte dentro di me. Alla fine di questa ricerca subliminale, la mia fotografia, la mia “tela”, si fa espressione del mio essere profondo, delle mie percezioni di artista”.

Tre anni di lavoro, 18.000 chilometri percorsi nei deserti di Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania, Oman, Russia e Stati Uniti, hanno permesso a Pepper di scoprire luoghi che esprimono complessità e diversità emotive oltre che geografiche. Un viaggio soprattutto interiore che emerge dai silenzi delle immagini e palesa la scoperta di quanto questi accomunino l’umanità in incontri intensi e profondi. La mostra “Inhabited Deserts” arriva a Todi dopo aver debuttato nel 2017 a Parigi in occasione della fiera Paris-Photo e compiuto un ciclo espositivo che ha toccato Teheran, Dubai, San Pietroburgo e Tel Aviv dove ha rappresentato l’Italia alla sesta edizione del festival “Photo Is:Rael”.

Dal 3 ottobre al 28 novembre – Museo civico e Pinacoteca Todi

MERISTA’Fatima Bianchi e Ilaria Turba

“Meristà” è la nuova mostra che dal 17 ottobre 2020 Casa Testori dedicherà all’arte contemporanea nel ciclo Pocket Pair. Curata da Giulia Zorzi, presenta il lavoro di due artiste visuali, Ilaria Turba e Fatima Bianchi. Entrambe prendono spunto da elementi della vita personale e familiare e innescano un dialogo incrociato fra di loro che, seguendo i diversi ambienti della casa, la storia del luogo e delle persone che lo hanno abitato in passato e intrecciando diversi linguaggi espressivi, rielaborano il proprio ricordo rendendolo universale. Una memoria fertile e generativa dunque: non solo ricordo, ma vero terreno di scoperte e rivelazioni. Da qui il titolo della mostra “Meristà”, parola inventata che ha origine nel termine meristema, che prende spunto dal suo significato: tessuto vegetale le cui cellule sono capaci di dividersi e riprodursi. Un neologismo che è anche omaggio a Giovanni Testori, grandissimo inventore di lingue proprie.

A completare l’esposizione è un lavoro a quattro mani sull’archivio fotografico della famiglia Testori: una selezione di immagini presentata in due letture intrecciate delle due artiste.

Pocket Pair, ciclo di mostre coordinato da Marta Cereda avviato da Casa Testori nel 2018, riprende un’espressione del gioco del poker che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte, di uguale valore, e deve scommettere su di esse. Allo stesso modo, i curatori scommettono su talenti emergenti, due artiste/i dal pari valore, per dar vita a una bipersonale di elevata qualità, allestita al pian terreno di Casa Testori dove sono liberi di incontrarsi, anche all’interno delle singole stanze, di farsi visita, di dialogare da vicino.

dal 17 ottobre al 15 novembre – Casa Testori – Novate Milanese

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GIOVANNI GASTEL. THE PEOPLE I LIKE

«Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un “incontro” tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto».

Il maestro fotografo si svela nella sua più intima autenticità e consacra il “ritratto” opera artistica d’eccellenza. Al pari della cultura umanistica, Gastel restituisce valore all’uomo e dignità al soggetto autonomo e, attraverso i suoi 200 ritratti in mostra, documenta una parte importante del suo lavoro d’artista in oltre quarant’anni di attività.

Modelle, attrici, artisti, operatori del settore, vip, cantanti, musicisti, politici, giornalisti, designer, cuochi fanno parte del caleidoscopio di fotografie esposte senza un ordine preciso, o un’appartenenza ad un determinato settore o categoria. Come lo stesso Gastel afferma: «The people I like racconta il mio mondo, le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima».

15 Settembre 2020 – 22 Novembre 2020 – MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – ROMA

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L’impronta del reale. William Henry Fox Talbot. Alle origini della fotografia

“La fotografia è l’arte di fissare un’ombra” diceva William Henry Fox Talbot (1800-1877), l’inventore della fotografia su carta, al quale le Gallerie Estensi dedicano, dal 12 settembre 2020 al 10 gennaio 2021, “L’impronta del reale. William Henry Fox Talbot. Alle origini della fotografia”. Si tratta della prima grande retrospettiva italiana che documenta l’attività di questo pioniere della fotografia, mettendo a confronto il suo lavoro con quello di altri fotografi, artisti, scienziati, e documentando i suoi legami con l’Italia, in particolare con Modena. 

Attraverso oltre 100 opere esposte, fra cui disegni fotogenici, calotipi, dagherrotipi, incisioni da dagherrotipi, fotografie contemporanee, la mostra ripercorre le esperienze che portarono alla nascita di questa nuova forma di rappresentazione della realtà. La rassegna propone anche la straordinaria corrispondenza autografa tra William Henry Fox Talbot e l’ottico, matematico, astronomo e studioso di scienze naturali modenese Giovanni Battista Amici (1786-1863), mostrando alcuni strumenti scientifici che furono alla base del rapporto fra i due inventori. Talbot intrattenne, infatti, con lo scienziato modenese, considerato il più importante costruttore italiano di strumenti ottici del XIX secolo, una relazione testimoniata da una serie di lettere e da alcune ‘prove fotografiche’ conservate nella Biblioteca Estense, che l’inventore inglese donò ad Amici. Proprio il ritrovamento di questi materiali, avvenuto nel 1977, diede vita a una mostra curata da Italo Zannier che si tenne al Palazzo dei Musei di Modena.

A quarant’anni da quella iniziativa, “L’impronta del reale. William Henry Fox Talbot. Alle origini della fotografia”, curata da Silvia Urbini con Chiara Dall’Olio, in collaborazione con Fondazione Modena Arti Visive e partner del festival Fotografia Europea, rappresenta, quindi, un approfondimento eccezionale dello studio delle collezioni delle Gallerie Estensi, e allo stesso tempo un’esposizione, attualissima, un evento imperdibile per tutti coloro che si interessano alla storia e all’evoluzione della cultura visiva.

12 settembre 2020 – 10 gennaio 2021 – Galleria Estense – Modena

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Il rigore dello sguardo – AAVV

Franco Fontana

L’archivio della Fondazione 3M custodisce opere composte con quel rigore dello sguardo che accomuna immagini realizzate in epoche diverse da autori famosi e da altri più giovani in un panorama che si offre al piacere della visione. Con l’architettura si misurano Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Ferruccio Leiss e autrici dal gusto contemporaneo come Gianna Spirito e Lia Stein. La ricerca di prospettive insolite accosta Gianni Borghesan, Piergiorgio Branzi, Roberto Spampinato a donne dallo sguardo curioso come Chiara Samugheo e Giancarla Pancera. Leggono il paesaggio come spazio dell’essenzialità Franco Fontana, Federico Vender e Mario Finazzi, interpreta la moda Elio Luxardo, gioca con le forme Lucrezia Roda.

1/15 ottobre – Milano – Palazzo Castiglioni

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SGUARDI A FIOR DI PELLE

Nella sua storia, la fotografia non è rimasta immutabile, ma si è di volta in volta trasformata non solo dal punto di vista estetico e stilistico, ma anche da quello tecnico, passando dalle stampe all’albumina a quelle digitali.
Questa mostra raccoglie un panorama di importanti autori italiani e internazionali che si sono misurati dalla seconda metà dell’Ottocento ad oggi con i più diversi generi, dal ritratto al nudo, dal paesaggio al reportage, dallo still life alla ricerca.
L’elemento che lega fra di loro queste fotografie è la capacità di trasformarsi mantenendo la propria identità che è propria di ogni sistema. Proprio come l’azienda farmaceutica Giuliani, che nel video e nel catalogo che accompagnano la mostra racconta la sua storia fatta di profonde innovazioni. 

05 – 25.10.2020 – Centro Culturale di Milano

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SERGEI VASILIEV. RUSSIAN CRIMINAL TATTOO

In occasione dell’apertura della sua nuova sede, ONO arte è lieta di presentare la mostra “Sergei Vasiliev – Russian Criminal Tattoo” una personale del fotografo Sergei Vasiliev dedicata ad una delle sue serie più famose – quella sui tatuaggi dei detenuti delle carceri russe – che è a tutti gli effetti una storia della Russia dagli anni Settanta alla fine dell’era Sovietica raccontata sulla pelle dei suoi cittadini. La mostra è realizzata in collaborazione con l’associazione Amici dell’Ermitage e Francesco Bigazzi.
 
I tattoo dei criminali sono simboli sbiaditi di una vita dedicata al sangue, alla violenza e come nella tradizione di quest’arte sono portatori di un codice ben definito ed accessibile a pochi. Lontano da essere una variegata collezione di disegni e scritte, ogni tatuaggio ha il suo significato e, per chi li sa codificare, possono essere letti come una sorta curriculum vitae. Queste immagini, a volte inquietanti, altre tragiche o irridenti, sono state scattate da Vasiliev che eccezionalmente ottenne l’accesso a più di 30 delle prigioni più dure della Russia in un periodo di oltre 40 anni, che tocca il suo apice negli anni ‘80. Gli uomini nelle foto sono tutti membri di gang, rinchiusi per una varietà di crimini tra cui furto, racket e omicidio: un pugnale al collo significa che il soggetto ha ucciso e avrebbe ucciso di nuovo al giusto prezzo (il numero di gocce di sangue sulla lama indica il numero di omicidi che ha commesso), mentre una rosa sulla spalla significa che ha compiuto 18 anni in prigione.
I bianchi e neri di Vasiliev, e la sua cifra stilistica, raccontano per immagini un mondo nel quale l’isolamento delle persone più che fisico era spesso soprattutto mentale.
 
I tatuaggi criminali hanno, oramai da anni, iniziato a destare interesse e ad influenzare fotografi, registi, scrittori e, più in generale, i creativi occidentali e al tempo stesso hanno riportato alla luce un aspetto della Russia e del suo mondo criminale rimasto segreto almeno fino alla fine dell’Unione Sovietica. Sono infatti a tutti gli effetti un aspetto culturale che contraddistingue il mondo russo, in cui la pelle era forse l’unica vera proprietà privata, e rispecchiano il passaggio non indolore dall’Unione Sovietica alla moderna Russia.

Dal 10 Settembre 2020 al 31 Ottobre 2020 – Bologna – Ono Arte Contemporanea

LINKhttp://www.onoarte.com/

Nell’ombra di un sogno – Mario Mencacci

Circa trenta immagini, riprese nel villaggio di Crespi d’Adda da un punto di vista molto personale, fanno parte della mostra fotografica del toscano Mario Mencacci che si terrà al Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda (Mi) dal 3 all’11 ottobre, con il patrocinio dello stesso Comune. 

L’allestimento della mostra è stato realizzato in collaborazione con la CASTELLO SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE ONLUS, di cui ricorre il 40° anno di attività proprio in questo strano 2020. Le foto esposte, stampate fine art su carta Epson Enhanced Matte 190 g da stampatore professionista e applicate su supporto realizzato a mano, sono esemplari unici e saranno in vendita a scopo benefico a favore della stessa Cooperativa Castello

dal 3 all’11 ottobre – Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda (Mi)

Ecco le mostre di fotografia da non perdere a ottobre!

Ciao a tutti!

Eccoci, come tutti i mesi, al consueto appuntamento con le mostre. Di seguito trovate le mie segnalazioni per il mese di ottobre. Le mostre sono davvero tante e una più bella dell’altra!

Sulla pagina dedicata, trovate tutte le mostre in corso.

Anna

Sguardi (Dinamiche del volto) – AAVV

Dall’iconico ritratto di Marella Agnelli, il Cigno di Richard Avedon, all’ironia degli scatti di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi, ai miti dello spettacolo immortalati nelle fotografie di Federico Garolla ed Elliott Erwitt, alle interpretazioni più contemporanee e misteriose del tema nelle coloratissime opere di Bill Armstrong e Janet Sternburg, la mostra propone inoltre alcuni scatti di Sebastião Salgado e Marco Gualazzini, oltre a Martin Schoeller, quest’ultimo noto per i suoi a volte impietosi “close up”.

Il titolo della mostra è preso a prestito da un interessante saggio sull’argomento dello scrittore Paolo Donini, che si sofferma sull’etimologia della parola volto: “Viso deriva da visum, participio passato del verbo videre, e sta per cosa vista, immagine, visione apparizione. L’etimo è illuminante: visum è nella sua radice ciò che è visto; l’immagine. Il pittore nel dipingere il viso, dipinge il visum. Egli dichiara in arte ciò che è visto e l’immagine-volto diviene la sua dichiarazione di poetica. (…)

Volto deriva dal latino voltum, con una corrispondenza che alcuni studiosi allegano al gotico *uel che è vedere. (…) il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva. Un’ultima ricognizione lessicale rimanda poi a volto come participio passato del verbo volgere.

Volto sta per rivolto, girato. In questa accezione, la pittura del volto è l’arte di ciò che è rivolto, girato, voltato. Legando infine le accezioni delle parole viso e volto nel loro disvelamento etimologico complessivo, ecco che la pittura di viso e di volto diverrà la pittura di ciò che è in vista e, ad un tempo, girato: la pittura del mistero di portare alla vista ciò che è voltato.(…) Ancora il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva”.

Il ritratto inteso dunque come chiave di lettura delle specificità di un artista, pittore o fotografo,  come forma espressiva del sé attraverso il volto dell’altro.

dal 19 settembre al 23 dicembre 2019 – Forma Meravigli – Milano

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ELLIOTT ERWITT. FAMILY

Niente è più assoluto e relativo, mutevole, universale e altrettanto particolare come il tema della famiglia. La famiglia ha a che fare con la genetica, il sociale, il diritto, la sicurezza, la protezione e l’abuso; la felicità e l’infelicità. Mai come oggi è tutto ed il suo contrario, e niente è capace di scaldare di più gli animi, accendere polemiche, unire e dividere come il senso da attribuire al termine famiglia. Solido, eppure così delicato. Là, dove la parola si ferma o si espande a dismisura, può intervenire la fotografia, che sin dalla sua nascita tanto fu legata proprio a questo tema.
Il suo diffondersi nelle classi sociali della media borghesia accompagnava il desiderio di un racconto privato e personale degli eventi che ne segnavano le tappe: i ritratti degli avi, le nascite, i matrimoni, le ricorrenze, tutto condensato in quei volumi che nelle prime decadi dello scorso secolo arredavano il salotto buono. Gli album di famiglia.
Abbiamo chiesto ad uno dei più importanti fotografi viventi, che ha attraversato quasi un secolo, di crearne uno personale e pubblico, storico e contemporaneo, serissimo ed ironico e di dedicarlo in una anteprima assoluta al Mudec Photo. Questa la genesi della mostra, Elliott Erwitt. Family.
Elliott Erwitt, ha acconsentito e selezionato personalmente con Biba Giacchetti, curatrice della mostra, le immagini che a suo sentire avrebbero potuto illustrare alcune delle sfaccettature di questo inesprimibile e totalizzante concetto.

Elliott, che ha attraversato la storia del mondo, ci offre istanti di vita dei potenti della terra come Jackie al funerale di JFK, accanto a scene privatissime, come la celebre foto della bambina neonata sul letto, che poi è Ellen, la sua primogenita. La collezione selezionata per Mudec Photo alterna immagini ironiche a spaccati sociali, matrimoni nudisti, famiglie allargate, o molto singolari, metafore e finali aperti come la fotografia del matrimonio di Bratsk.
Come sempre Elliott Erwitt ci racconta i grandi eventi che hanno fatto la storia e i piccoli accidenti della quotidianità, ci ricorda che possiamo essere la famiglia che scegliamo, quella americana, ingessata e rigida che posa sul sofà negli anni Sessanta, o quella che infrange la barriera della solitudine eleggendo a membro l’animale prediletto. Famiglie diverse, in cui riconoscersi, o da cui prendere le distanze con un sorriso.
Un tema universale, che riguarda l’umanità, interpretato da Elliott Erwitt con il suo stile unico, potente e leggero, romantico o gentilmente ironico, cifra che ha reso questo autore uno dei fotografi più amati e seguiti di sempre.

Dal 16 ottobre 2019 al 15 marzo 2020 – Mudec Milano

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Le mostre del Festival della Fotografia Etica

Come di consueto, ormai da diversi anni, ad ottobre ci aspetta il Festival della Fotografia Etica a Lodi. Quest’anno ci proporranno ben 23 mostre con oltre 600 foto esposte ed il programma è quanto mai ricco.

Le sezioni proposte sono :

Spazio tematico con le mostre di Letizia Battaglia, Mariano Silletti e Terraproject, tra gli altri

Spazio approfondimento con la mostra di Monica Bulaj, Broken Songlines

Uno sguardo sul mondo, con le mostre dei fotografi AFP, Marco Zorxanello e Nick Hannes, tra gli altri

Il consueto Spazio No profit, quest’anno dedicato al vincitore della sezione dedicata del World Report Award, Giulio Piscitelli per Emergency

World Report Award che include tutti i vincitori delle varie categorie del concorso

Corporate for festival, per festeggiare i suoi 20 anni Banca Etica propone un’esposizione di immagini liberamente tratte dal proprio archivio storico

Spazio Ludesan Life, indagine sulla realtà degli immigrati nel territorio Lodigiano attraverso il potere delle immagini.

Potete comunque trovare tutto il programma del festival qua

Dal 5 al 27 ottobre – Lodi

WO | MAN RAY. Le seduzioni della fotografia

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra WO | MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica.

In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria – giocosa e raffinatissima – riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza di Juliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943-1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni.

Ma queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina.

Una mostra unica, dunque, sia per la qualità delle fotografie esposte, sia per il taglio innovativo nell’accostamento insieme biografico e artistico dei protagonisti di queste vicende. Un grande repertorio di immagini a disposizione del pubblico reso possibile grazie alla collaborazione con numerose istituzioni e gallerie nazionali e internazionali dallo CSAC di Parma all’ASAC di Venezia, dal Lee Miller Archive del Sussex al Mast di Bologna alla Fondazione Marconi di Milano. Realtà che hanno contribuito, tanto con i prestiti quanto con le proprie competenze scientifiche, a rendere il più esaustiva possibile tale ricognizione su uno dei periodi più innovativi del Novecento, con autentici capolavori dell’arte fotografica come i portfoli “Electricitè” (1931) e il rarissimo “Les mannequins. Résurrection des mannequins” (1938), testimonianza unica di uno degli eventi cruciali della storia del surrealismo e delle pratiche espositive del XX secolo, l’Exposition Internationale du Surréalisme di Parigi del 1938.

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020-  CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Le mostre di Colorno Photo Life

Ritorna ad ottobre il festival di Colorno Photo Life, giunto alla sua decima edizione.

Numerose le mostre proposte, tra cui vi segnaliamo in particolare:

LUIGI GHIRRI – IL LABIRINTO E LA SUA MAPPA, Luoghi dispersi salvati dalla bellezza, dalle collezioni CSAC

SARA MUNARI – POLVERE

FRANCESCO COMELLO – YO SOY FIDEL

LORENZO ZOPPOLATO – LA LUCE NECESSARIA

e nella location collegata di Palazzo Pigorini a Parma

MARCO GUALAZZINI – RESILIENT

Dal 18 al 20 ottobre 2019 – Reggia di Colorno (PR)

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Gerry JohanssonAmerica so far, 1962-2018

Mettete su un disco jazz, qualcosa come Kind of Blue di Miles Davis con il sassofono contralto di Cannonball Adderley, immaginate di essere nei primi anni ’60.

E’ mattina presto e seduto su un pullman dal New Jersey a New York c’è un adolescente svedese di nome Gerry Johansson. È qui che inizia il nostro viaggio.
È prima delle fotografie quadrate che conosciamo. Con le immagini di Paul Strand in mente, un adolescente Gerry Johansson trascorre le giornate vagando per la Grande Mela e scattando foto. Frequenta il Village Camera Club e ha portato dalla Svezia un ingranditore per sviluppare e stampare in camera oscura – cosa che fa e ama fare tutt’ora, sperimentando con diverse carte per trovare sempre il supporto perfetto per ogni immagine. (Allo stesso modo, costruisce da sé anche le cornici, dipingendole in tonalità di bianco leggermente diverse per abbinarle alle stampe)

Ma ora siamo nei primi anni settanta. Nel corso del tempo, Johansson assimila il lavoro di Lee Friedlander e Garry Winogrand, cui seguono William Eggleston e Robert Adams.
Gli Stati Uniti, la musica jazz e la cultura di questo paese, avranno una grande influenza su di lui. Tornerà a vivere in Svezia, viaggiando qui comunque spesso: sarà a Chicago nel 1976, attraverserà il paese dalla costa occidentale a quella orientale nel 1983. Nel 1993 è negli stati del sud. E altre visite seguiranno nel corso degli anni, scattando immagini che verranno pubblicate in diversi libri. L’ultimo, American Winter (MACK, 2018) raccoglie fotografie realizzate negli stati centro-occidentali tra il 2017 e il 2018: Kansas, Nebraska, South Dakota, North Dakota, Montana, Wyoming e Colorado.

Per la mostra di Milano, abbiamo chiesto all’autore di ripartire dal principio e di percorrere, appunto, un lungo viaggio, presentando una selezione di 32 immagini scattate negli Stati Uniti nell’arco di quasi 60 anni. E’ un viaggio incredibile e prezioso che comprende diversi formati e persino immagini a colori; dalla street photography dei primi anni ’60 ai paesaggi quadrati dove, pur mancando le persone, la presenza umana è fortemente percepita, perché Johansson fotografa l’effetto che gli uomini hanno sull’ambiente circostante. Come dice l’autore, “Tutto quello che fotografo è creato dall’uomo“.

La fotografia di Johansson è in gran parte guidata dall’intuizione ma poi organizzata con logica e un ordine rigorosi. In genere evita di creare storie, considera ogni immagine a sé stante, individuale. Questa mostra è una sorta di eccezione, ha un certo sottofondo jazz, evidente nella selezione che scorre armoniosamente attraverso una carriera straordinaria, includendo liberamente toni diversi che fanno risuonare in noi le immagini di Lee Friedlander o Mark Steinmetz, o di Robert Adams, per arrivare a un chiaro e definito stile Gerry Johansson.

Come diceva Charles Mingus: “Rendere complicato il semplice è cosa banale; trasformare ciò che è complicato in qualcosa di semplice, incredibilmente semplice: questa è creatività“.

20 settembre – 19 ottobre 2019 – Micamera – Milano

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Tutte le immagini dormono – Kensuke Koike

La poliedrica ricerca dell’artista giapponese Kenuske Koike (Nagoya, 1980) è protagonista di una mostra personale a Palazzo Zuckermann dove verranno esposti oltre trenta lavori realizzati manipolando delle fotografie vintage di gusto vernacolare come ritratti d’epoca, cartoline di paesaggi e immagini di famiglia. Il risultato è suggestivo, e a tratti destabilizzante, perché l’autore con un intervento minimale sovverte il senso originario delle fotografie rendendole surreali, ironiche e talvolta inquietanti. Il processo dell’artista è mosso – per citare le sue parole – dalla volontà di «scoprire dove nasce l’immaginazione e quando si manifesta». L’autore, attraverso la sua ricerca, rivela come ogni immagine «nasconde la potenzialità di diventare qualcosa d’altro, basta che ci si confronti con essa. Fino a quel momento tutte le immagini dormono attendendo l’occasione per rivivere modificate».
Le opere di Kensuke Koike entreranno in dialogo con Palazzo Zuckermann – pregiato museo di arti applicate e decorative – attraverso un allestimento che sfrutta una serie di teche che usualmente contengono manufatti e documenti antichi. Il visitatore si troverà così di fronte ad un display sospeso tra passato e presente, come le opere dell’artista che conferiscono una nuova ‘vita’ e delle suggestioni contemporanee a immagini prima dimenticate in cassetti domestici e mercatini d’antiquariato.

dal 21/09 al 27/10/2019 – Palazzo Zuckermann – Padova

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OBSOLETE & DISCONTINUED: THE EXHIBITION

Il 20 settembre 2019 alle 19:00 Magazzini Fotografici dà il via ad una nuova grande stagione di mostre portando nelle sue sale Obsolete & Discontinued, un progetto che attraverso la raccolta di materiali fotografici di scarto, restituisce nuova vita alla fotografia analogica considerata obsoleta.

Nel marzo 2015 il fotografo e stampatore inglese Mike Crawford riceve in regalo da un cliente una grossa quantità di carta e film fotografici obsoleti: numerose scatole e pacchetti, la maggior parte dei quali vecchi oltre i 20-30 anni, andati da molto tempo fuori produzione. La carta fotografica ha una durata di conservazione solitamente limitata ma con grande stupore, dopo aver effettuato alcuni test, Crawford si rende conto che i risultati ottenuti sono invece incoraggianti. Le carte che sembravano inutilizzabili e degradate rispondevano bene alle tecniche di stampa moderne.

Ed è per questo motivo che decide di dare il via al progetto Obsolete&Discontinued: Crawford chiama a raccolta oltre 50 grandi nomi della fotografia e dell’arte, affinché accettassero la sfida di produrre nuovi lavori usando quella carta destinata al macero.

Tra i fotografi partecipanti:  Melanie King, Jaden Hastings, Yaz Norris, Joan Teixidor ,Angela Easterling, Peter Moseley, Tina Rowe, Helen Nias, Andrew Whittle, Brian Griffin, Robin Gillanders, Hiro Matsuoka, Gabriela Mazowiecka, Rosie Holtom, David Bruce, Andrew Firth, Borut Peterlin, Guillaume Zuili, Jim Lister, Nicola Jane Maskrey, Andy Billington, Asya Gefter, Beth Dow, Wolfgang Moersch, Anna C. Wagner and Tobias D. Kern, Andres Pantoja, Morten Kolve, Debbie Sears, Keith Taylor, Tanja Verlak, Joakim Ahnfelt, Sheila McKinney, Joachim Falck-Hansen, Laura Ellenberger, Sebnem Ugural, Anna C. Wagner, Laurie Baggett, Douglas Nicolson, Andrew Chisholm, Angela Easterling, Constanza Isaza Martinez, Molly Behagg, Mike Crawford, Claus Dieter Geissler, Ky Lewis, Myka Baum, Hannah Fletcher, Holly Shackleton, Madaleine Trigg, Brittonie Fletcher, Daniel P. Berrange, Andrej Lamut, Jacqueline Butler, Evan Thomas, Guy Paterson, Almudena Romero. Le opere riconsegnate erano state sviluppate con i processi più disparati come gelatina d’argento, litografia, collodio umido, carta negativa e diverse tecniche ibride analogiche e digitali, componendo un progetto che esalta totalmente il potenziale unico della fotografia analogica.

Dal 20 settembre al 3 novembre 2019 – Magazzini Fotografici – Napoli

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Leggere – Steve McCurry

L’esposizione presenta 70 immagini del fotografo statunitense, dedicate alla passione universale per la lettura, che ritraggono persone, còlte in ogni angolo del mondo, nell’intimo atto di leggere.

Dal 13 settembre 2019 al 6 gennaio 2020, la Sala Mostre delle Gallerie Estensi di Modena ospita la mostra Leggere di Steve McCurry, uno dei fotografi più celebrati a livello internazionale per la sua capacità d’interpretare il tempo e la società attuale.

L’esposizione, promossa dalle Galleria Estensi Modena, organizzata da Civita Mostre e Musei, curata da Biba Giacchetti, con i contributi letterari dello scrittore Roberto Cotroneo, presenta 70 immagini, dedicate alla passione universale per la lettura, realizzate dall’artista americano (Philadelphia, 1950) in quarant’anni di carriera e che comprendono la serie che egli stesso ha riunito in un volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész, uno dei suoi maestri.

Gli scatti ritraggono persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo di leggere, còlte dall’obiettivo di McCurry che testimoniano la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel futuro e nella mente dell’uomo.

I contesti sono i più vari, dai i luoghi di preghiera in Turchia, alle strade dei mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Sono immagini che documentano momenti di quiete durante i quali le persone si immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici; per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura.

In una sorta di percorso parallelo, le fotografie sono accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le immagini.

La mostra è completata dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Dal 13 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 – Gallerie Estensi di Modena

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La battaglia di Mosul di Emanuele Satolli
Life, Still di Alessio Romenzi

Syria, Raqqa: A totally destroyed by airstrike building in front of the National Hospital. Alessio Romenzi

Rovine di cemento e colonne di fumo disegnano il paesaggio della guerra più assurda e incomprensibile che 
avremmo mai potuto immaginare: Mondo contro Stato Islamico.  
Renata Ferri

Osservare la guerra oggi significa declinare una nuova grammatica dell’atto del guardare. 
Porsi in una relazione intima tra chi guarda e il mondo guardato.
Tenere insieme la cronaca e la storia.
Francesca Mannocchi

Emanuele Satolli

Si inaugura martedì 10 settembre alle 18.30 a Forma Meravigli, Milano, la mostra Di fronte a una guerra che presenta i lavori dei due fotografi che hanno vinto le ultime edizioni del Premio Amilcare Ponchielli: “La battaglia di Mosul” di Emanuele Satolli (2017) e “Life; Still” di Alessio Romenzi (2018). L’esposizione promossa e organizzata dal GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale), a cura di Renata Ferri, è a ingresso gratuito e resterà aperta fino al 20 ottobre 2019. Forma Meravigli è una iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto. Il Premio Amilcare G. Ponchielli, riservato a fotografi italiani o residenti in Italia, è stato creato dal GRIN nel 2004 e premia ogni anno un progetto fotografico pensato per la pubblicazione su un giornale, un sito web o di un libro.

Le fotografie di Satolli e Romenzi – simili per formazione ed esperienza, differenti per scelta linguistica e formale – che hanno documentato con profonda sensibilità e grande professionalità la guerra alla brama di un assurdo califfato del terzo millennio, la guerra dell’Isis. Un conflitto che ha cambiato per sempre l’immaginario dei conflitti contemporanei, imprimendo drammaticamente nei nostri occhi scene di apocalisse cinematografica colme di echi di guerre passate.

Emanuele Satolli, vincitore dell’edizione 2017, ha ricevuto il riconoscimento per il lavoro “La battaglia di Mosul”: una straordinaria documentazione della guerra che ha visto Mosul, seconda città più popolosa dell’Iraq, cadere nelle mani dello Stato Islamico nel giugno del 2014. Due anni dopo è iniziata la battaglia dell’esercito iracheno, affiancato dai curdi pashmerga e dalle forze speciali americane, per liberarla. Un anno di guerra che si è concluso il 10 luglio 2017 con un bilancio terrificante di migliaia di vittime civili, non a caso definito il più duro conflitto urbano dalla fine della Seconda guerra mondiale. Satolli durante questo periodo ha compiuto sei viaggi, spesso embedded con le forze irachene, alcuni su commissione di testate internazionali, altri come freelance. Il suo lavoro esposto è una sintesi di questo impegno, coraggioso e paziente, che trova negli sguardi degli innocenti la denuncia dell’orrore. Si avvicina ai prigionieri, catturati ovunque e ammassati sul selciato, segue le milizie per testimoniare le deflagrazioni, fotografa i soccorsi ai feriti, la fuga delle donne con i bambini in braccio.

Alessio Romenzi ha vinto l’ultima edizione del Premio Ponchielli con il lavoro “Life, Still”. Il teatro di guerra è lo stesso o meglio, è ancora più ampio, comprende la Libia, la Siria e l’Iraq. La battaglia si è appena conclusa e il nemico, l’Isis, forse è sconfitto. Romenzi realizza questa serie tra dicembre 2018 e aprile 2019. Abbandona la sua lunga e significativa esperienza di fotoreporter per una fotografia più lenta e riflessiva. Il corpo immobile, il cavalletto, il formato panoramico a dilatare la scena, la ricerca e l’attesa per la migliore inquadratura. Il fotografo non corre più tra i sibili dei proiettili e il fragore delle granate. Nel silenzio dell’apocalisse si guarda intorno. Davanti ai suoi occhi cumuli di macerie, Mosul, Raqqa e Sirte, città fantasma in cui piccole tracce di vita si manifestano con timore: un semaforo acceso, due ragazzi sullo scooter, un negozio di vernici circondato da edifici ridotti in polvere.

Dal 10 settembre al 20 ottobre – Forma Meravigli – Milano

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Lorenzo Castore «A Beginning »

Exhibited for the first time in Paris, the series 1994-2001 | A Beginning is the first chapter of a life-story that is a hybrid between a memoir and a literary autobiography, where reality and fiction merge. This deeply personal series consists of photographs taken around the world between 1994 and 2001 and it is about a boy becoming a young man, childhood memories and brotherhood, rites of passage and discovering.

September 13 – October 26 – Galerie Folia – Paris

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Contatti e contrasti – AAVV

South Ossetia, 2008. A woman celebrating the recognition of independence by Russia. Claimed by Georgia, and de facto independent, South Ossetia, is recognized Sovereign state by Russia in the August 26th 2008, followed by Nicaragua and Venezuela.

S’intitola ‘Contatti & contrasti‘ la mostra di Maestri della fotografia edizione 2019, appuntamento che galleria Valeria Bella organizza dal 2012, a cura di Michele Bella.

Una collettiva con fotografie – tra gli altri – di Ugo Mulas, Luigi Ghirri, Carlo Orsi, Toni Thorimbert, Davide Monteleone e Guido Guidi.

dal 4 al 24 ottobre 2019 – Galleria Valeria Bella – Milano

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Viaggio, Racconto, Memoria. Ferdinando Scianna 

Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggioranoFerdinando Scianna

La mostra ripercorre oltre 50 anni di carriera del fotografo siciliano, attraverso 180 opere in bianco e nero, divise in tre grandi temi – Viaggio, Racconto, Memoria. Per l’occasione, verrà esposta una serie d’immagini di moda che Scianna ha realizzato a Venezia come testimonianza del suo forte legame con la città lagunare.

Ferdinando Scianna ha iniziato ad appassionarsi alla fotografia negli anni sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia.

Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.

In oltre 50 anni di narrazioni, non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e con la sua modella icona Marpessa. Poi i reportage (è il primo italiano a far parte, dal 1982, dell’agenzia fotogiornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Dotato di grande autoironia, Scianna ha scelto un testo di Giorgio Manganelli per sintetizzare questa sua mostra: “Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…“.

Come fotografo – ha affermato lo stesso Scianna, parlando del suo lavoro – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo“.

Dal 31/08/19 al 02/02/20 Casa dei Tre Oci – Venezia

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Le mostre di Phest

See Beyond the Sea.

“Noi siamo una grande penisola gettata nel Mediterraneo e certe volte ce ne dimentichiamo.”

Franco Cassano, Il pensiero meridiano, 1996

PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo.

Torna dal 6 settembre al 3 novembre il festival internazionale di fotografia di Monopoli, con un’edizione a tema Religioni e Miti, quanto mai ricca di spunti interessanti.

Tra gli altri, vi segnaliamo le mostre di Giulia Bianchi, Sanne De Wilde, Michela Benaglia e Alinka Echeverria, ma date un’occhiata al programma completo che trovate qua

Dal 6 settembre al 3 novembre – Monopoli (BA) Sedi Varie

Cristina Vatielli Sin Hombre

La Galleria del Cembalo propone fino al 30 novembre 2019 Sin Hombre, una mostra di fotografie di Cristina Vatielli dedicate alle vicende di due donne realmente vissute in Galizia, nel nord della Spagna, alla fine dell’Ottocento. Dopo Le donne di Picasso, Cristina Vatielli prosegue la sua personale ricerca su emblematiche figure femminili vissute a cavallo dei due secoli passati. Sin Hombre è, infatti, la prima tappa di un nuovo progetto, ampio e complesso, che vuole indagare storie di donne che nell’ombra hanno lasciato un segno nella storia. Sin Hombre è la libera ricostruzione di un amore difficile, impossibile, in un ambiente dominato da una cultura prevalentemente maschile, ispirata al libro biografico di Narciso de Gabriel, che narra le vicende di Elisa Sánchez Lorica e Marcela Gracia Ibeas che ebbero luogo in Galizia all’inizio del 1900, a La Coruña. Cristina Vatielli per rappresentare la storia adotta lo stile che più le è congeniale: la messa in scena. Sceglie Antonella, attrice di teatro e Maria, illustratrice e tarologa. La casa di un’anziana guaritrice in Abruzzo diventa l’ambiente perfetto per riprodurre il periodo in cui le donne vivevano insieme in povertà. A fare da sfondo, i paesaggi forti della Galizia, metafora del rapporto tra le protagoniste. Lavora prevalentemente in inverno, ricreando le atmosfere di una storia dura, ricca di ombre, profondamente intense. 
dal 25 settembre al 30 novembre 2019 – Galleria Del Cembalo – Roma

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Ladies – Lady Tarin

L’esposizione, curata da Denis Curti, propone 25 scatti, tra cui molti inediti, provenienti dai nuovi progetti ‘Untitled (The Fight)’ e ‘Girls Love Bar Basso’.

«Ladies è il titolo della mia mostra – afferma l’autrice -, dove attraverso le mie immagini voglio esorcizzare la sensazione della colpa che accompagna troppo spesso la vita di una donna e vorrei anche lo spettatore si astenesse dal giudizio, non attribuisse colpe, per riuscire a vedere una figura femminile sensuale e libera». 

La volontà di Lady Tarin è quella di liberare la donna da una bellezza costruita per compiacere l’uomo e quasi mai se stessa, di restituire all’eros femminile la spontaneità e la consapevolezza troppo spesso negata.

Le ragazze che Lady Tarin immortala sembrano raggiungere l’obiettivo, forse proprio perché accompagnate da uno sguardo femminile e quindi complice, in grado di coglierne e interpretare i desideri più intimi.

“In questi scatti, in particolare, ho cercato di catturare la massima espressione di libertà anche grazie alla sinergia con le “Ladies”.  Consapevolezza e spontaneità sono elementi necessari nel mio lavoro, uniti alla forte energia che si crea sul set “

11 ottobre – 10 novembre 2019 – Still Fotografia – Milano

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UBIF – Una breve indagine fotografica

Una mostra fotografica collettiva di giovani autori che racconta anche il disastro della tempesta di Vaia che ha colpito lo scorso anno le montagne del Triveneto. “UBIF – Una breve indagine fotografica” è una mostra collettiva che presenta sei progetti realizzati durante il percorso formativo curato da Alberto Sinigaglia e Teresa Piardi. Si terrà a Vicenza, presso lo Spazio Nadir, dal 18 settembre al 5 ottobre 2019. I lavori dei partecipanti sono stati realizzati durante un anno di formazione sui linguaggi della fotografia contemporanea, portando avanti una riflessione sul mezzo fotografico attraverso le sue evoluzioni storiche.
Lara Bacchiega (spazio libero cosmo), Valentina Gerolimetto (l’amar), Roberta Moras (RUZEN), Sacha Catalano (Ongoing project), Giovanni Ongaro (There is no elsewhere) e Stefano Pevarello (Sun Down) sono i fotografi che hanno lavorato sui diversi temi che saranno esposti e che vanno dalla costruzione di una “mitologia personale” attraverso la memoria alla recente tempesta di Vaia sulle montagne del Triveneto. Dal paesaggio dei luoghi balneari nel silenzio dell’inverno ai dialoghi sorprendenti di immagini apparentemente distanti fra loro, fino ad arrivare all’evocazione di quello “spazio di passaggio” che può rappresentare una casa di riposo.
Per ogni progetto è stato realizzato un libro in copie limitate; la mostra e tutti i libri saranno presentati dagli autori il 28 settembre presso lo Spazio Nadir alle ore 18.30. In quell’occasione sarà presentata la seconda edizione del percorso formativo di UBIF che inizierà il prossimo fine ottobre.

18 Settembre – 5 Ottobre 2019 – Spazio Nadir – Vicenza

Sulle mie ossa – Andrea Lombardo

La mostra Sulle mie ossa, di Andrea Lombardo, a cura di Emanuele Salvagno, verrà inaugurata sabato 21 settembre alle ore 11.00 negli spazi espositivi di Spazio Cartabianca, la mostra fa parte del circuito FuoriFestival di Photo Open Up.

La mostra, aperta al pubblico fino a sabato 26 ottobre 2019, prosegue il ciclo di mostre fotografiche per la promozione dei giovani fotografi emergenti che da sempre ha caratterizzato la proposta culturale della nostra galleria.

“Qui, dove il tempo non scorre, è ben naturale che le ossa recenti, e meno recenti e antichissime, rimangano, ugualmente presenti, dinanzi al piede del passeggero.” Carlo Levi

Nelle sue immagini, Andrea Lombardo rappresenta la società urbana contemporanea, la decontestualizza e la amplifica immergendola nel silenzio di una nostra futuribile assenza, priva di mezzi e persone in movimento, come se tutto fosse finito e di noi fosse rimasto soltanto il cemento. Le strade sopraelevate, ossatura di città stratificate, si fanno fossili silenziosi e imponenti della nostra civiltà al massimo del suo splendore, antiche e moderne campate che sostengono il tessuto urbano e sociale in un intreccio quasi morboso, nella ricerca di raggiungere sempre più velocemente luoghi lontani.
Grazie alle fotografie in mostra, come in un viaggio nel tempo riusciamo a fermarci e a contemplare ciò che di solito scorre ignorato al di là dei finestrini, una testimonianza architettonica e sociale di città a noi vicine e lontane, ma accomunate dalla stessa necessità sociale di ascendere verso l’utopia di un mondo più vicino.

Dal 21 settembre al 26 ottbre 2019 – Spazio Cartabianca – Albignasego (PD)

Tutte le info qua

Mostre di fotografia da non perdere a novembre!

Quale miglior modo per trascorrere una piovosa domenica di novembre, se non godersi una di queste mostre di fotografia? Ce ne sono davvero tantissime, non lasciatevele sfuggire!

E altre ne trovate anche sulla pagina dedicata!

Buona visione! Ciao.

Anna

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Mostre da non perdere a novembre

Ciao,

come di conseueto, vi segnaliamo le principali mostre da non perdere a novembre.

L’elenco di tutte le mostre in corso, sempre aggiornato, lo trovate qua.

Ciao

Anna

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Festival fotografico a novembre: Colorno PhotoLife

COLORNOPHOTOLIFE 2015
Tra radici e nuove frontiere

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6° edizione, tema: “L’ordinario Quotidiano”
6-7-8 novembre 2015
Il concept di questa edizione, si può riassumere in questa citazione:

I giornali parlano di tutto, tranne che del giornaliero. Quello che succede veramente, quello che viviamo dov’è? Il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo descriverlo? Forse si tratta di fondare la nostra propria antropologia: quella che parlerà di noi, che andrà cercando dentro di noi quello che abbiamo rubato così a lungo agli altri.

(Georges Perec – L’infra-ordinario 1973)

Il programma è intenso e prevede mostre, conferenze, workshops e un premio di lettura portfolio “PORTFOLIO MARIA LUIGIA”

Tra le mostre, segnaliamo in particolar modo HOTEL MARINUM di Alex Majoli, di cui vi presentiamo di seguito qualche immagine.

…This Hotel is nowhere except that it does face the sea. Each room is a memory, a real story, a flash, a moment that happened in some place like this one, or maybe that happened even here, in cities like this one; it’s the story of people who spend their lives evading or can at least dream of the possibility of doing so when necessary, people who spend their lives breathing in the smell of the sea…

Qui tutte le info e il programma completo del festival.

Anna