Chernobyl, di Pierpaolo Mittica

Il mio viaggio personale a Chernobyl è iniziato nel 2002 e ho capito subito che lassù c’era molto da raccontare: storie incredibili, storie nascoste, vite spezzate, ingiustizie, ma anche resilienza e amore per quella terra persa per sempre. Da allora, non ho mai smesso di andare in quelle terre. Sono stato affascinato e rapito da Chernobyl e mi sono immediatamente innamorato del luogo e della sua gente. Chernobyl è diventata parte di me e della mia vita e da vent’anni racconto le sue storie, perché quando si entra in certi luoghi si entra nella storia e si documentano eventi che hanno cambiato profondamente la vita di milioni di persone, il corso dell’umanità e la storia stessa.

Il 26 aprile 1986, all’1:24, si verificò la peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna, con conseguenze sulla vita di milioni di persone. Quella notte esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl. L’esplosione liberò nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che, trasportata dai venti, contaminò entrambi gli emisferi del pianeta, depositandosi ovunque piovesse. Quasi tutta l’Europa fu contaminata: sessantacinque milioni di persone furono colpite. Oggi, nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale continuano a vivere in aree con livelli di radioattività molto elevati e consumano cibo e acqua contaminati. L’80% della popolazione di Bielorussia, Russia occidentale e Ucraina settentrionale soffre di numerose malattie legate alle radiazioni. Dopo l’incidente di Chernobyl, è stata creata una zona di esclusione intorno alla centrale nucleare con un raggio di trenta chilometri. Tutti gli abitanti dell’area furono evacuati. Ma l’area che doveva essere una zona di esclusione non lo è mai stata. Nella zona c’è molta vita e oggi più di 4.000 persone fanno parte della comunità della zona di esclusione di Chernobyl. Ecco perché negli ultimi sei anni mi sono concentrato sul racconto delle storie che esistono sia all’interno che all’esterno della Zona di esclusione.

Questo libro raccoglie gli ultimi sei anni di lavoro che ho svolto a Chernobyl, dal 2014 al 2019, dove ho documentato la vita all’interno e all’esterno della Zona di esclusione, in particolare le storie che non erano state raccontate prima, come gli Stalkers di Chernobyl, il pellegrinaggio degli ebrei Hassidi, o il riciclo dei metalli radioattivi. Ho anche raccontato le conseguenze del disastro di Chernobyl sulle persone e sull’ambiente, perché questo non può e non deve essere dimenticato. La maggior parte dei bambini malati di radiazioni che ho fotografato non sono più in vita oggi, così come molti anziani che ho fotografato e che vivevano nei villaggi della Zona di esclusione. Solo le loro fotografie rimangono a ricordare il loro mondo. Le radiazioni non cancellano solo le persone, ma anche la memoria di un luogo e la sua storia. Vorrei che questo libro fosse la memoria di quel luogo e di quelle persone per i posteri.

Vorrei realizzare questo libro perché Chernobyl è un mondo unico e pieno di contrasti, dove storie di vita e di morte si intrecciano e dove la natura è sempre la prima a pagare il prezzo dell’impatto dell’uomo sul pianeta Terra. La “zona morta” di Chernobyl oggi è piena di vita, vita colpita e mutata dal più grande e catastrofico incidente tecnologico che l’umanità abbia mai subito, un’umanità che non ha voce e che ne ha subito tutte le conseguenze.

Il lavoro su Chernobyl è stato pubblicato dalle principali riviste internazionali, tra cui:

National Geographic

Life goes on at Chernobyl 35 years after the world’s worst nuclear accident

https://www.nationalgeographic.com/newsletters/article/life-at-chernobyl-35-years-later-20210426

See Photos Taken on Illegal Visits to Chernobyl’s Dead Zone

https://www.nationalgeographic.com/travel/article/exclusion-zone-chernobyl-ukraine

Descendants of Chernobyl’s Jewish dynasty return to the exclusion zone 

https://www.nationalgeographic.com/travel/article/hasidic-jewish-ancestry-chernobyl

SPIEGEL

Die Stalker von Tschernobyl
https://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/tschernobyl-sperrgebiet-wie-die-letzten-menschen-auf-der-erde-a-1186440.html

süddeutsche zeitung

Leben im Sperrgebiet 
https://sz-magazin.sueddeutsche.de/neue-fotografie/leben-im-sperrgebiet-83170

Con il vostro aiuto vorrei pubblicare questo libro, che vuole essere una testimonianza del più grande disastro tecnologico dell’era moderna, un ricordo di una delle più grandi ingiustizie mai accadute contro le persone, ma anche una raccolta di storie di umanità e di amore eterno. E avrò l’opportunità di rendere omaggio a tutte le persone che ho incontrato nel corso degli anni, molte delle quali non sono più tra noi. Grazie per il vostro aiuto.

Sono un fotoreporter che ama la vita e il nostro mondo e odia le ingiustizie. Per questo motivo, da oltre venticinque anni, racconto storie legate all’ambiente e alle questioni sociali. Cerco di dare voce a chi non ha voce. Da vent’anni mi occupo di ambiente e di disastri ambientali causati dall’uomo, perché credo che l’emergenza ambientale sia il problema più grande che l’umanità si trovi ad affrontare. Oltre a Chernobyl, ho documentato i disastri nucleari di Fukushima e Mayak, l’eredità lasciata dal poligono nucleare sovietico di Semipalatinsk in Kazakistan, l’inquinamento industriale in Russia e molte altre storie. Sono stato pubblicato da importanti testate internazionali come l’Espresso, Internazionale, Corriere della Sera, Repubblica, Days Japan International, Asahi Shinbum, The Telegraph, The Guardian, Sueddeutsche Zeitung, Spiegel, Die Zeit, Wired USA, Asian Geo, Newsweek, National Geographic USA, e ho ricevuto più di novanta premi internazionali.

Sono anche regista e videomaker e coautore con Alessandro Tesei di venticinque documentari brevi e tre lunghi, tra cui “The Zone, Road to Chernobyl”, trasmessi da Amazon Video, Al Jazeera, Discovery Channel USA, RSI Swiss TV, TVN 24 (Polonia), Societé Radio Canada (Canada), Slovakia 1 E 2 (Slovacchia), InsideOver, Internazionale.

ho pubblicato sette libri:

Balcani, dalla Bosnia al Kosovo (Interattiva, Italia 2000),

Chernobyl la herencia oculta (Ellago ediciones, Spagna 2006),

Chernobyl the hidden legacy (Trolley LTD, Regno Unito 2007),

Cip is not Afraid (CRO – CRAF, Italia 2010),

Chernobyl 20 anni dopo (Kashiwa Shobo, Giappone 2011),

Ashes/Ceneri Storie di un fotoreporter (Comune di Pordenone, Italia 2014),

Tokai, A life in Chains (Torri del Vento Edizioni, Italia 2022).

Link per acquisto:

https://www.kickstarter.com/projects/gblimitededitions/chernobyl-by-pierpaolo-mittica?ref=ajge4t&token=bdd66066

GOST BOOK

Fondata nel 2012, GOST Books è una casa editrice indipendente di arti visive e fotografia con sede a Londra, e uno degli editori di fotografia più innovativi e importanti al mondo oggi. Ha pubblicato molti libri premiati.

Ha una produzione non categorizzabile di soggetti e design diversi: dalla cronaca di sette uomini che sostengono di essere il Messia, a uno studio sulle soap opera turche, alle opere d’arte ispirate alla più grande area di riproduzione di fenicotteri dell’emisfero meridionale, alle fotografie d’archivio del dipartimento di polizia di Città del Messico, fino ai ritratti dei vincitori di concorsi statali in Bielorussia.

L’obiettivo di GOST non è solo quello di fornire una piattaforma per il lavoro di artisti emergenti, ma anche di contribuire a stampare il lascito dei maestri del settore. Ha pubblicato autori emergenti e grandi fotografi che hanno fatto la storia tra gli altri Don McCullin, Bruce Gilden, Elliot Erwitt, Moises Saman, Ian Berry, Marc Power, Larry Towell, Martin Parr.

Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di Pierpaolo Mittica

Chernobyl, reportage e video di un disastro.

Il disastro di Černobyl’ è stato il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare. Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 circa, presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale (all’epoca parte dell’Unione Sovietica), a 3 km dalla città di Pryp”jat’ e 18 km da quella di Černobyl’, 16 km a sud del confine con la Bielorussia. Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico sia dirigenziale, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell’impianto stesso e della sua errata gestione economica e amministrativa. Nel corso di un test definito “di sicurezza”, il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore n. 4 della centrale: si determinò la scissione dell’acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l’aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore e di conseguenza causò un vasto incendio.

Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336 000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America. Da Wikipedia

Danny Cooke (classe 1985) ha girato questo video per la Cbs. Il video riprende Chernobyl, a 30 anni dall’esplosione del reattore della nucleare.

Dal 2002 Pierpaolo Mittica, frequenta la zona di esclusione di Chernobyl e fino ad oggi ha effettuato più di 20 viaggi realizzando diversi servizi fotografici pubblicati su riviste internazionali tra le quali National Geographic Usa, Der Spiegel, Wired Usa, Panorama etc. e diretto un documentario su Chernobyl “The zone, post atomic Journey”.

Afferma di aver girato tutta la zona di esclusione, sia legalmente che illegalmente, per poterci raccontare cosa rimane e cosa è avvenuto.

L’oro radioattivo di Chernobyl (Ucraina 2015-2016)
I “dead men walking” caricano metallo arrugginito tutto il giorno, e non basta una doccia calda la sera per ripulirsi. Il metallo è quello radioattivo di Chernobyl: a oggi sono ancora un milione le tonnellate di materiale abbandonato nella zona di esclusione, proveniente dal reattore Uno ma anche da navi, automezzi, binari. Il riciclo di questo metallo rappresenta un business dal valore di circa un miliardo di dollari, rimasto per decenni in mano ai contrabbandieri e solo dal 2007 (oltre trent’anni dopo il disastro nucleare, avvenuto nel 1986) regolato e legalizzato dallo stato ucraino. I “dead men walking” sono una dozzina in tutto, guidati da Victor e dipendenti di una delle tre ditte ufficiali autorizzate da Kiev. Lavorano con scarse protezioni (anche se sono obbligatorie) e camminano per ore in mezzo a nubi tossiche, generate dal processo di sabbiatura per la decontaminazione dei metalli che vengono poi rivenduti all’estero a circa 10 centesimi di euro al chilo (un trenta per cento in meno rispetto al prezzo di mercato). L’attività è pericolosissima, quasi una lenta condanna a morte che obbliga gli operai a respirare in continuazione particelle radioattive come il Cesio, lo Stronzio, il Plutonio. Ma questo non basta a dissuaderli dal continuare. Forti del vitto e alloggio gratuiti, di uno stipendio più alto della media (si arriva a 8000 grivnie al mese, circa 280 euro) e di una certezza purtroppo falsa, sintetizzata da Sasha: “E poi c’è la vodka che, pulisce tutto…

Ecco alcune fotografie del progetto:

reattore numero cinque e magazzino per il riciclo dei metalli radioattivi
Pavel mentre ripara il motore del sistema di ventilazione all’interno del magazzino per il riciclo dei metalli radioattivi
Un cane randagio a Chernobyl città

Per vedere il lavoro completo vai al sito di Pierpaolo Mittica

Chernobyl 30 anni dopo (Ucraina 2014-2016)

Era il 26 aprile del 1986. All’una e ventiquattro di notte un evento disastroso, definito come la più grande catastrofe tecnologica dell’era moderna, entrò nella storia segnando la vita di milioni di persone. Quella notte esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl.  L’esplosione sprigionò nell’aria tonnellate di sostanze radioattive che trasportate dal vento contaminarono entrambi gli emisferi del nostro pianeta, depositandosi dove il caso ha voluto che piovesse. L’emissione di radioattività durò per 10 giorni e dal reattore esploso uscirono non meno di 2 miliardi di Curie di sostanze radioattive (contro i 200 milioni di Curie stimati dall’AIEA e dall’Unione Sovietica). Fu investita quasi tutta l’Europa: sulla base dei rilevamenti venne registrato un alto livello di radioattività il 29 aprile 1986 in Polonia, Germania, Austria, Romania, Finlandia e Svezia, il 30 aprile in Svizzera e Italia, il 2 maggio in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Grecia. La dispersione delle sostanze radioattive fu globale: il 2 maggio vennero registrate in Giappone, il 3 maggio in Israele, Kuwait e Turchia, il 4 maggio in Cina, il 5 maggio in India, il 6 maggio negli Stati Uniti ed in Canada. 65 milioni di persone furono contaminate. In meno di due settimane Chernobyl diventò un problema per il mondo intero. Lo stato più colpito fu la Bielorussia con il 30% del territorio reso inutilizzabile per millenni. È stato calcolato che le zone contaminate, 260 mila km2 di terra, (quasi quanto la superficie dell’Italia) ritorneranno ai livelli normali di radioattività solamente tra centomila anni. Sono passati trent’anni, ne mancano solo novantanovemilanovecentosettanta…

400 mila persone furono costrette all’evacuazione perdendo la casa, i propri beni, il lavoro, insieme ai loro legami economici, sociali e familiari. Furono evacuati 500 villaggi e piccole cittadine, di questi più di cento sono stati interrati per sempre. Il costo sociale di questa catastrofe è incalcolabile e, in un trentennio, è stimato in migliaia di miliardi di dollari. Attualmente nove milioni di persone in Bielorussia, Ucraina  e Russia occidentale continuano a vivere in terre con livelli di radioattività altissimi mangiando cibi e bevendo acqua avvelenati. L’ 80% della popolazione della Bielorussia, della Russia occidentale e dell’Ucraina del nord è colpita da varie patologie. Dopo Chernobyl nelle zone contaminate c’è stato un aumento dell’incidenza dei tumori alla tiroide e delle anemie di 100 volte e di altri tumori legati alle radiazioni, quali leucemie, tumori delle ossa e del cervello di 50 volte. L’incidenza delle malformazioni dovute a mutazioni genetiche, delle patologie cardio – vascolari, degli organi sensoriali, dei sistemi ossei, muscolari e tessuti connettivali, delle malattie del sistema nervoso e turbe psichiche, è aumentata di 30 volte. L’incidenza dei bambini nati prematuri è aumentata di 20 volte. E il peggio arriverà adesso, quando inizieranno a partorire le ragazze che all’epoca avevano meno di sei anni, solo ora si inizieranno a capire quali saranno gli effetti delle mutazioni genetiche sulle generazioni future.

E oggi che cosa succede dentro la zona di esclusione?
Dopo l’incidente nucleare di Chernobyl, fu creata una zona di esclusione di 30 km di raggio intorno alla centrale nucleare. Tutti gli abitanti dell’area furono evacuati.
Ma la zona, che doveva essere di esclusione, alla fine non lo è mai stata. C’è vita dentro la zona e migliaia di persone ogni giorno varcano il confine delle radiazioni.
A Chernobyl città oggi vivono 4 mila persone, sono gli addetti alla sicurezza della zona e dei reattori ancora non dismessi.Lavorano 15 giorni dentro la zona e poi fanno 15 giorni di decontaminazione nelle loro case fuori dalla zona di esclusione. Chernobyl appare come una normale cittadina con i principali servizi come market, cafè, un hotel per i turisti, una chiesa con il pope che celebra la messa.
A questi 4 mila lavoratori e abitanti di Chernobyl se ne sono aggiunti altri 2 mila negli ultimi anni, e sono i lavoratori addetti alla costruzione del nuovo sarcofago che sarà completato nel novembre 2017. Altre 2000 lavoratori ogni giorno arrivano dalla vicina città di Slavutich, città di servizio per la zona di esclusione creata subito dopo l’incidente di Chernobyl.
In mezzo alle radiazioni scorre una vita normale come in qualsiasi altra cittadina dell’ex unione sovietica, fatto salvo che qui è una zona di esclusione, che qui ci sono le radiazioni, che qui rimarrà così per millenni. Una vita normale in un luogo totalmente anormale.

Ma oggi, dopo 30 anni, come è la situazione dei reattori nucleari più pericolosi del pianeta?
Il sarcofago del reattore numero 4 è al collasso, 2.000 lavoratori stanno costruendo il nuovo sarcofago per seppellire il reattore numero 4. La società è una società Internazionale – ucraina, e il nuovo contenitore è alto 110 metri, largo 164 metri, e lungo 257 metri. E’ stato completato nel novembre 2016 con un costo di 1,5 miliardi di euro. La sua durata è prevista per un centinaio di anni.
I reattori 1-2-3 continuarono a lavorare fino al 2000 quando furono chiusi e 2.000 lavoratori sono coinvolti nella sicurezza di questi reattori, fino al momento in cui possono essere smantellati. Questo sarà solo nel 2065, quando saranno diminuiti i livelli di radioattività all’interno del reattore e sarà possibile avviare i lavori di disattivazione.
Oggi, dopo 30 anni le condizioni di lavoro sono ancora molto difficili, perché i livelli di radiazioni fuori dai reattori e anche all’interno degli edifici sono molto elevati e rappresentano un grave rischio per la salute dei lavoratori.

Ma altre persone vivono ancora all’interno della zona, e fin dall’inizio. Al momento dell’esplosione, gli abitanti della zona furono evacuati e trasferiti alla periferia di Kiev. Ma alcuni di loro, circa 1.200 persone, decisero che la vita della città non era per loro, troppo difficile vivere in una grande città con una misera pensione e senza i prodotti della terra. E troppo forte il legame con la loro terra.
Dopo qualche mese ritornarono a vivere nelle loro case, sfidando il divieto del governo sovietico. Hanno resistito e il governo ha dovuto riconoscerli come residenti della zona di esclusione. Diventarono quello che oggi chiamiamo i coloni.
Per 30 anni hanno resistito al governo e alle radiazioni, perché prima avevano resistito alla seconda guerra mondiale e alla fame. Ed è per questo che non hanno paura delle radiazioni. Hanno deciso di vivere nelle loro case, nella loro terra, per non dimenticare le proprie origini. Sono l’ultimo esempio di una resistenza pacifica.
Gli ultimi sopravvissuti sono ormai ottuagenari. Oggi sono meno di cento, il tempo e le radiazioni li ha portati via. Con gli ultimi si concluderà una cultura, la cultura della sopravvivenza a Chernobyl. I pochi villaggi abitati della zona di esclusione spariranno definitivamente e le loro case e gli oggetti personali, che li hanno accompagnati per tutta la vita, saranno inghiottiti dalla vegetazione e distrutti dal tempo.

E quale è la situazione intorno alla zona di esclusione?

Radinka è un villaggio altamente contaminato situato a 300 metri dal confine con la zona di esclusione di Chernobyl. A 30 anni dal peggior disastro nucleare della storia, Radinka è l’esempio di cosa c’è intorno alla zona di esclusione di Chernobyl, una zona altamente contaminata e abitata, totalmente dimenticata.
Un combattente solitario, Lo scienziato bielorusso Yuriy Bandazhevsky, da anni sta studiando le conseguenze di questa contaminazione sui bambini residenti a Radinka e neila provincia di Ivankov e combatte contro le autorità locali, internazionali e la lobby atomica per far conoscere la verità, rischiando la propria vita come è successo in passato. Oggi la popolazione delle terre contaminate da Chernobyl continua a soffrire e a morire per le conseguenze del disastro nucleare di Chernobyl.
L’80% degli oltre 3700 bambini esaminati, e che vivono in queste terre ai confini con la zona di esclusione, ha turbe del ritmo cardiaco, in relazione diretta con la quantità di cesio incorporata. Inoltre il 30% presenta una contaminazione interna da cesio 137 sopra i 50 Bq/kg, livello in cui si sviluppano tutte le patologie.
Chernobyl dopo 30 anni è solo all’inizio della sua storia.

Ecco alcune fotografie del lavoro:

la volpe radioattiva nella piazza principale di Pripyat. Gli animali selvatici, grazie all’assenza degli esseri umani, hanno preso possesso dell'ambiente. Nella zona ora c’è abbondanza di animali selvatici come volpi, lupi, cinghiali, alci e persino orsi
Vladik, 7 anni e Igor, 6 anni, vivono a Radinka, uno dei villaggi più contaminati intorno alla zona di esclusione di Chernobyl.
L'addetto alle relazioni pubbliche mentre spiega le regole di sicurezza per i lavoratori all'interno del reattore numero 4. Centrale nucleare di Chernobyl

Per vedere il lavoro completo vai al sito di Pierpaolo Mittica

SE vi interessa l’argomento, Pierpaolo ha affrontato altri reportage che potete trovare qui

Ricordo che Pierpaolo è docente di un Master in Reportage presso Musa Fotografia, a Monza, se siete interessati, ecco il LINK

Ciao Sara!