Lettera di Stephen Shore ad un suo studente! Bellissima!

Ho trovato e tradotto (spero decentemente) questa lettera di Stephen Shore ad un giovane artista potenziale, un suo studente.
Mi sembra interessante quello che dice e lo condivido qui:

shorecvr

Caro giovane artista,
sì, penso che tu possa ottenere tutte e due le cose: partecipare al mondo dell’arte, e mantenere la tua integrità. Ma il successo nel fare questo, dipende dal rapporto che hai tu, con la tua arte.
Ho insegnato al Bard College, più di vent’anni. Ho anche avuto l’opportunità di incontrare studenti laureati provenienti da varie istituzioni. Per la maggior parte, però, incontro studenti trascinati dal desiderio di essere artisti affermati. Certamente non tutti; ma vedo in loro questa tendenza.
E’ comprensibile. Per me, però, ciò ha davvero poco a che fare coi motivi per i quali io faccio arte. Si fa arte per esplorare il mondo e la cultura, approfondire lo strumento scelto, esplorare se stessi. Si fa arte per comunicare – mediante il linguaggio di questo strumento – una sensazione, un’osservazione, una comprensione, uno stato mentale o emozionale. Si fa arte per rispondere – o tentare di rispondere – a domande. Si fa arte per divertimento. In breve, lo si fa per rispondere a necessità di natura personale.
Uno studente potrebbe vedere un’opera d’arte grandiosa e dire a se stesso “Questa è proprio fantastica! Anch’io voglio creare opere d’arte eccezionali”. Di conseguenza, lo studente si mette al lavoro per cercare d’ottenere questo risultato. Se ha talento, potrebbe produrre qualcosa che assomiglia ad un’opera d’arte.. Chi ne sa poco, magari la considera tale. Ma il vero problema è che quel grandioso manufatto così tanto ammirato dallo studente, non è nato da motivazioni proprie. E’ il risultato della ricerca personale dell’artista.
Avere ambizioni non è una cosa negativa. Di fatto, l’ambizione è necessaria affinché ci si ritagli il tempo per produrre il proprio lavoro tra la marea di altre esigenze che la vita ti impone. La vera domanda è verso cosa risulta indirizzata la tua ambizione. Se sei coerente col tuo percorso personale, fare mostre e vendere opere non ti danneggerà. Potresti guadagnare a sufficienza per vivere e vivere bene. Non c’è niente di male in questo. I problemi arrivano quando il mercato comincia ad influenzare le tue decisioni. Se il tuo lavoro ha la necessità di evolvere e cambiare, potrebbe anche significare di dover abbandonare il tuo approccio che è quello che ti ha portato riconoscimenti.
E’ chiaro: tu vuoi affermarti come artista e “sviluppare la tua personale percezione delle cose”. Se aspetti sino a che non hai la certezza di avercela fatta, rischi di non fare una determinata mostra. Trovare la propria voce può benissimo diventare il percorso, non l’obiettivo. Ho studenti che iniziano a studiare fotografia al college e mi dicono che vogliono “esprimere se stessi”. Tra me e me, io penso: “Hai solo diciott’anni, come puoi esprimere te stesso se ancora non ti conosci ancora?”… Ma ciò non deve dissuaderli. Perché praticare l’arte, possono imbarcarsi sulla rotta che li porta successivamente a trovare sé stessi.
Ho un’ultima cosa da aggiungere. Nel farlo, potrei fraintenderti o renderti un pessimo servizio… ma ho avuto l’impressione – dal tono della tua lettera – che tu stia utilizzando il tuo dilemma morale come pretesto per non impegnarti nel tuo lavoro d’artistae che tu stia usando la tua fragilità per schivare i miei giudizi critici. Non farlo!
Buona fortuna e auguri,
Stephen Shore
Tivoli, New York

English version

Biografia

Nato a New York City nel 1947, riceve la sua prima macchina fotografica, una 35 mm, da bambino e a soli nove anni scatta divertito le sue prime foto. È un atto di coraggio a infondergli la sicurezza di potercela fare: a 14 anni si presenta da Edward Steichen, l’allora curatore della sezione fotografia al MoMa, per mostrargli il suo lavoro. Steichen acquista tre dei suoi scatti. Tre anni più tardi inizia a frequentare The Factory, lo studio di Andy Warhol, ritraendo gli artisti di passaggio. Attualmente vive a New York, dove, dal 1982, dirige il dipartimento di fotografia del Bard College.

About Stephen Shore

Stephen Shore’s work has been widely published and exhibited for the past forty years. He was the first living photographer to have a one-man show at the Metropolitan Museum of Art in New York since Alfred Stieglitz, forty years earlier. He has also had one-man shows at the Museum of Modern Art, New York; George Eastman House, Rochester; Kunsthalle, Dusseldorf; Hammer Museum, Los Angeles; Jeu de Paume, Paris; and Art Institute of Chicago and has received fellowships from the Guggenheim Foundation and the National Endowment for the Arts. His series of exhibitions at Light Gallery in New York in the early 1970s sparked new interest in color photography and in the use of the view camera for documentary work.

Books of his photographs include Uncommon Places: The Complete Works; Essex County; The Velvet Years, Andy Warhol’s Factory, 1965 – 1967; American Surfaces, A Road Trip Journal, and Stephen Shore, a retrospective monograph in Phaidon’s Contemporary Artists series. Stephen also wrote The Nature of Photographs, published by Phaidon Press, which addresses how a photograph functions visually. His work is represented by 303 Gallery, New York; and Sprüth Magers, London and Berlin. Since 1982 he has been the director of the Photography Program at Bard College, Annandale-on-Hudson, NY, where he is the Susan Weber Professor in the Arts.

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