Storia di una fotografia: Pyongyang IV – Andreas Gursky

Buongiorno, inizio questa serie di articoli che avevo abbandonato tempo fa, sulla storia di alcune singole fotografie di grandi autori che mi hanno particolarmente colpita negli ultimi anni, spero coinvolgano voi quanto me, ciao

Sara

“La mia fotografia cerca di rappresentare il mondo in una forma che rifletta la complessità della realtà contemporanea.” Andreas Gursky

FOTOGRAFIA di Andreas Gursky -Pyongyang IV – Anno 2007

Questo è l’occhio di Andreas Gursky, il fotografo tedesco che ha catturato l’essenza dei giochi di Arirang a Pyongyang. Non si tratta di una semplice documentazione, bensì di una trasfigurazione della realtà in un’opera d’arte che sfida la nostra percezione.

Nel 2007, il fotografo tedesco Andreas Gursky ha realizzato “Pyongyang IV”, una delle immagini più emblematiche della sua serie dedicata alla Corea del Nord. La fotografia ritrae una scena dei Mass Games dell’Arirang Festival, un evento annuale che celebra il leader defunto Kim Il Sung. In questa manifestazione, oltre 50.000 ginnasti eseguono coreografie sincronizzate davanti a 30.000 bambini che, con cartoncini colorati, creano giganteschi mosaici umani come sfondo. Gursky ha catturato l’essenza di questo spettacolo di massa, evidenziando la natura militaristica e totalitaria del regime nordcoreano.

Gursky non si limita a mostrarci un evento, ma ci costringe a interrogarci sulla natura stessa della massa, sulla sua capacità di trasformarsi in un organismo unico, pulsante, quasi astratto. Le ballerine, migliaia di punti colorati, si fondono in un disegno ipnotico, dove il singolo scompare nell’insieme.

La prospettiva aerea, marchio di fabbrica di Gursky, ci priva di un punto di riferimento, ci disorienta. Siamo sospesi, come osservatori di un mondo alieno, dove la disciplina e la sincronia raggiungono livelli estremi. La fotografia diventa così una riflessione sulla potenza del collettivo, sulla sua capacità di creare bellezza e terrore allo stesso tempo.

E poi c’è il contesto, la Corea del Nord, un regime che fa della propaganda un’arma. I giochi di Arirang sono uno spettacolo grandioso, un’esibizione di forza e unità. Gursky, però, non si lascia ingannare dall’apparenza. La sua fotografia non è una celebrazione del regime, ma una meditazione sulla condizione umana, sulla nostra vulnerabilità di fronte al potere.

“Pyongyang IV” è un’opera che ci interroga, che ci sfida a guardare oltre la superficie, a cercare il significato nascosto dietro l’immagine. È un’esperienza visiva che ci lascia senza fiato, che ci fa sentire piccoli e insignificanti di fronte alla vastità del mondo.

Biografia

Andreas Gursky è nato nel 1955 a Lipsia, Germania, e attualmente vive e lavora a Düsseldorf. È noto per le sue fotografie di grande formato che rappresentano scene di vita quotidiana, spesso manipolate digitalmente per enfatizzare pattern e dettagli. Le sue opere sono esposte in musei di tutto il mondo e hanno stabilito record nelle aste d’arte contemporanea.

In qualità di fondatrice di Musa Fotografia, una scuola dedicata all’arte della fotografia, desidero chiarire l’utilizzo di immagini di grandi autori sul mio blog.

Le fotografie di maestri come Andreas Gursky, che appaiono nei miei articoli, sono utilizzate esclusivamente a scopo didattico e divulgativo. Il mio intento è quello di analizzare e condividere la bellezza e la tecnica di queste opere con i miei studenti e con tutti gli appassionati di fotografia.

Tengo a sottolineare che:

Nessuna delle immagini viene utilizzata a scopo di lucro. Il blog non genera entrate dirette attraverso la vendita di immagini o pubblicità.
Gli articoli sono scritti con intenti didattici. L’obiettivo è quello di fornire spunti di riflessione e di approfondimento sulla storia della fotografia e sulle diverse tecniche utilizzate dai grandi maestri.
Il mio impegno è verso la diffusione della cultura fotografica. Credo che l’analisi di opere significative sia fondamentale per la crescita e l’apprendimento di ogni fotografo.
Sono consapevole dell’importanza del rispetto del diritto d’autore e mi impegno a citare sempre la fonte delle immagini utilizzate. Se dovessi ricevere segnalazioni di violazioni del copyright, provvederò immediatamente a rimuovere il materiale contestato.

Spero che questa dichiarazione possa chiarire il mio approccio e la mia passione per la fotografia.

👉 Serata con Erminio Annunzi, maestro del paesaggio in bianco e nero – Musa Fotografia

Buongiorno a tutti!

Con immenso onore e profonda ammirazione, vi invitiamo a partecipare ad una serata straordinaria dedicata al maestro del bianco e nero, Erminio Annunzi. Attraverso l’obiettivo di Annunzi, il mondo si trasforma e le sfumature del grigio rivelano la bellezza più autentica e profonda della realtà. Musa Fotografia è lieta di presentare questo evento esclusivo, un’occasione unica per immergersi nell’universo creativo di Erminio Annunzi, la sua tecnica raffinata e la sua sensibilità artistica trasformano ogni immagine in un’esperienza emotiva e spirituale.

Durante questa serata, avrete l’opportunità di scoprire le sue fotografie, immergendovi nel suo processo creativo e lasciandovi ispirare dalla sua visione unica del mondo. Attraverso una selezione curata delle sue opere più significative, sarete trasportati in un viaggio emozionante.

Un’atmosfera di raffinata eleganza accompagnerà questa serata, dove l’arte e la bellezza si fonderanno armoniosamente per creare un’esperienza indimenticabile per tutti gli amanti della fotografia e dell’estetica. Vi aspettiamo numerosi per celebrare insieme Erminio Annunzi e lasciarci affascinare dalla sua straordinaria visione del mondo attraverso l’obiettivo.

Fotografie di Erminio Annunzi

Data Incontro

30 Maggio alle ore 20,30

Vi aspettiamo da Musa per conoscerlo?

Musa fotografia, Via Mentana, 6 Monza


Nato a San Benedetto Del Tronto (AP) il 31 Luglio 1960, vive ad Assago in provincia di Milano.
Dal 1987 si occupa con grande impegno di fotografia: reportage, paesaggio, natura. È stato responsabile del Demo e Training Center e dal 1996 al 2000 ha ricoperto il ruolo di responsabile della galleria fotografica Agfa. Inizia nel 1992 una collaborazione con l’agenzia fotografica “Daily for Press” e per l’agenzia “Associated Press”, occupandosi di fotografia sportiva e reportage; è grazie a queste collaborazioni che pubblica fotografie sulle maggiori testate giornalistiche italiane (Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, la Voce, Il Giornale, La Repubblica).

Erminio Annunzi

Fra le sue mostre: “Paesaggi porzioni di spazio e tempo” nel ’99 alla Galleria F45 e “Il Chiaroscuro della violenza” nel 2000 a Palazzo della Triennale di Milano, “Miniature” studio di Paesaggio con Alberi, presso la fototeca Nazionale di Sesto San Giovanni nel Novembre 2016. Nell’ Aprile del 2015 un suo lavoro, “Miniature, studio di Paesaggi con Alberi”, è stato pubblicato dalla rivista EyesOpen. Nel 2016 ha ricevuto il premio nazionale Pino Fantini, come riconoscimento della sua opera fotografica dedicata al Paesaggio. A partire dal 2007 inizia la sua collaborazione con Canon Italia.

Le fotografie sono di Erminio Annunzi

Per informazioni https://www.musafotografia.it/eventi.html

Incontri coi fotografi. Stefano Mirabella, Erminio Annunzi e Lorenzo Vitali da Musa fotografia

Musa presenta una serie di incontri dedicati alla fotografia, offrendo una piattaforma per importanti fotografi a livello italiano per condividere il loro lavoro e la loro passione con il pubblico. Ecco una panoramica degli eventi e degli autori in programma:

Stefano Mirabella – Maestro della Street Photography:
Stefano Mirabella, rinomato su tutto il territorio per la sua maestria nella street photography, sarà uno dei protagonisti degli incontri. La sua capacità di catturare momenti unici e autentici nelle strade delle città si traduce in immagini che raccontano storie profonde e coinvolgenti della vita quotidiana.

24 Maggio ore 20,30 presso

Musa fotografia – Via Mentana, 6 Monza


Erminio Annunzi – Maestro del Bianco e Nero:
Erminio Annunzi porta avanti la ricerca e l’arte della fotografia in bianco e nero con maestria e passione. Le sue fotografie sono caratterizzate da una profonda sensibilità artistica e da una capacità tecnica unica , creando immagini che colpiscono per la loro intensità emotiva.

30 Maggio ore 20,30 presso

Musa fotografia – Via Mentana, 6 Monza


Lorenzo Vitali e il progetto “They Have Gone”:
Lorenzo Vitali presenterà il suo progetto intitolato “They Have Gone”, nato dal suo personale desiderio di esplorare il legame emotivo-affettivo con il paesaggio del Veneto Orientale. Attraverso il suo lavoro, esplora la presenza delle case coloniche, un elemento fondamentale e integrante del paesaggio, approfondendo il significato emotivo e storico che queste strutture portano con sé.

8 Giugno ore 18,00 presso

Musa fotografia – Via Mentana, 6 Monza

Ogni incontro promette di offrire una prospettiva unica e affascinante sulla fotografia, permettendo al pubblico di immergersi nelle diverse sfaccettature di questo affascinante medium artistico.

Segnatevi le date e venite accompagnati!

Prossimi corsi da Musa fotografia:

Per informazioni

Melissa Spitz – Nothing to worry about

Buona lettura! Sara

Il racconto virtuale delle nostre vite prende sempre più spazio e la forma narrativa dell’album di famiglia, per il quale avevamo scelto le foto migliori, viene sostituito da una storia che si modella sul quotidiano e che non considera gli scatti dei giorni precedenti, né pensa agli scatti di domani. Esistono però profili Instagram di fotografi che ricorrono alle tecniche dello storytelling classico per “costruire” la propria pagina, anche se, nel mare magnum di immagini, coinvolgere gli utenti in una narrazione pensata e logica non è affatto semplice.
Il profilo di Melissa Spitz @nothing_to_worry_about conta oggi 51.600 follower, grazie al lavoro dall’omonimo titolo You have nothing to worry about, ha ottenuto il riconoscimento di fotografa dell’anno 2017 su Instagram per il Time. Nella sua pagina, la fotografa ha raccolto momenti di vita con sua madre Deborah Adams, tossicodipendente, alla quale sono stati diagnosticati sia il disturbo bipolare che il disturbo dissociativo dell’identità. Un esempio di medicina narrativa che fa uso del potere congiunto di immagini e social media.

Melissa Spitz, da: You have nothing to worry about

Il racconto assume un triplice valore: l’informazione verso chi segue il progredire della malattia della donna, la presa di coscienza da parte della fotografa e la condivisione dell’esperienza vissuta anche da
molti follower che hanno in qualche modo rassicurato la ragazza.
Il lavoro in sé inizia per una consegna scolastica, ma dal 2014 la fotografa pubblica regolarmente su Instagram le fotografie, insieme a didascalie aneddotiche. In un primo momento, le foto erano tutte candid (non messe in posa), ma da quando Deborah è diventata più consapevole di ciò che sua figlia stava facendo, ha contribuito con idee creative, addirittura preparando alcuni scatti.
Melissa ha più volte detto che il suo intento è quello di lasciare una traccia, una testimonianza reale della complessità della malattia mentale.

Per conoscere il lavoro di Melissa su Instagram @nothing_to_worry_about

Il sito dell’autrice https://www.melissaspitz.com/

il suo lavoro sul sito https://www.melissaspitz.com/yhntwa-2022

Un estratto del mio libro “Troppa fotografia, poca fotografia | Riflessioni sui linguaggi contemporanei”

Per l’acquisto del libro

Graciela Iturbide, testimone della dimensione magica e poetica dell’uomo

Articolo di Giovanna Sparapani

“Io sono una testimone della dimensione magica e poetica dell’uomo, fino ad arrivare al lato mistico della vita quotidiana, forse…” (G.I)

Graciela Iturbide, autoritratto

Nata a Città del Messico nel 1942,  figura di spicco nell’ambito della  fotografia messicana, è stata allieva del famoso Manuel Alvarez Bravo, dei cui insegnamenti conserverà per tutta la vita preziosi ricordi: “… Questo grande uomo mi ha dato la libertà di essere chi sono…”

©Graciela Graciela Iturbide

Graciela inizialmente mostrò interesse per il mondo del  cinema frequentando il Centro Universitario di studi cinematografici presso l’Università del Messico, ma fu l’incontro con Don Manuel, di cui divenne assistente, a instradarla nel mondo della fotografia. Il Maestro allora sessantenne, non ancora giunto alle vette della fama, praticava una tecnica fotografica lontana dalla mobilità delle sequenze cinematografiche, usando il cavalletto e prediligendo le Immagini statiche. Graciela al suo fianco, durante le frequenti escursioni fotografiche, percepì e assorbì la passione di Alvarez, sviluppando una visione personale con la creazione di scatti originali che oscillano tra una visione documentaria ed una magicamente lirica. La morte di sua figlia Claudia nel 1970 la indusse a riflettere sul ruolo della fotografia,  il cui scopo non può limitarsi ad una  mera documentazione  rivolta alla produzione di immagini riprese direttamente dalla realtà. Per esorcizzare la paura della morte,  ben presente quotidianamente nell’animo del popolo messicano, la fotografa attinse ispirazione per i suoi scatti dagli angelitos, bambini defunti con indosso abiti bianchi, circondati da fiori e nastri. La ricerca e lo studio accurato di questa tradizione funzionò per lei come terapia, allontanandola gradatamente da sensazioni luttuose che la attanagliavano. Nel suo ritorno alla vita vissuta, la macchina fotografica diventò la sua compagna inseparabile, fornendole uno strumento utile per uscire dal proprio mondo luttuoso attraverso la vicinanza con altre persone, soprattutto gente semplice incontrata durante le diffuse feste di paese. Nelle immagini dalle inquadrature spesso decentrate, caratterizzate da un bianconero fortemente contrastato, immortala situazioni in cui si sente immersa e partecipe senza aver concepito un vero e proprio progetto a priori, ma abbandonandosi all’istinto, coinvolta dalla gioia di vivere e dall’allegria  dei suoi conterranei. ” In definitiva, penso che la fotografia sia un rituale per me. Partire con la mia macchina fotografica, osservare, catturare la parte più mitica dell’uomo, poi andare nell’oscurità, sviluppare, scegliere il simbolismo… “ (G. I.)

©Graciela Graciela Iturbide

Nei molteplici viaggi ha fotografato le persone e anche gli oggetti che più hanno attirato la sua attenzione principalmente in paesi come il Messico, ma anche la Germania, la Spagna, l’ Ecuador, il Giappone, gli Stati Uniti, l’India, il Madagascar, l’Argentina, il Perù e Panama. Togliendosi di dosso l’etichetta di appartenenza al realismo magico o alle correnti surrealiste a cui è stata spesso associata, Graciela Iturbide  spiega che a lei interessa conferire “un tocco di poesia e immaginazione”  a ciò che incontra nel suo girovagare, ricercando “ la sorpresa nell’ordinario”.

 I lavori incentrati sulla condizione delle donne nelle loro mansioni quotidiane, messe a fuoco al’interno di comunità messicane ricche di tradizioni legate ad un mondo prevalentemente arcaico, si impongono con una forza e talvolta con una crudezza che le rende emblematiche del loro stile di vita.  Di grande valore anche dal punto di vista sociale, la sua indagine sulle donne del Mozambico che pone l’accento in modo magistrale sulla lotta alle malattie che travagliano l’universo femminile. Anche il mondo animale affascina la Iturbide e famose sono le immagini inquietanti dei neri uccelli che solcano cieli biancastri in campagna o in zone urbane oppure le foto delle selvagge iguane di cui circa una dozzina albergano in precario equilibrio sopra i capelli corvini di una imponente signora fotografata in Juchitàn (Messico) nel 1979.

©Graciela Iturbide

Mujer Angel, Sonora Desert  ( 1979 ) è un’immagine paradigmatica della sua originale visione, costituendo un’estrema sintesi del suo lavoro: protagonista è  una donna indigena ripresa di schiena che si allontana di corsa da un paesaggio roccioso per lanciarsi verso una pianura desertica dall’aspetto quasi lunare con indosso un abito dalla foggia antica; a sorpresa, tiene nella mano destra una radio portatile, indicando le contraddizioni  e gli insanabili contrasti tra un mondo tradizionale arcaico ed un futuro tecnologico.

Graciela ci consegna una visione originale della società messicanam visione che, grazie alla profondità di analisi e al suo sguardo lirico e poetico, assume una rilevanza universale.

Bibliografia

Alfredo Lopez Austin e Roberto Tejada, Graciela Iturbide Image of the spirit, New York, 1996

Elena Poniatowska, Jughitán de las mujeres, Toledo, Mexico 1989

Graciela Iturbide, El baño de Frida Kahlo, galeria Quiroga, Messico 2009

Michel Frizot, Graciela Iturbide, Photo Poche – Actes Sud, 2011

  1. Graciela Iturbide – Italia | Profilo dell’artista | NMWA
  2. Mexico Photography: Graciela Iturbide | digitalartteacher
  3. La fotografa Graciela Iturbide: “Noto il dolore e la bellezza” | Fotografia | Il Guardiano (theguardian.com)
  4. Graciela Iturbide la più famosa fotografa messicana vivente (fotografaremag.it)

5. Graciela Iturbide: in Messico nella casa della fotografa progettata da suo figlio | Architectural Digest Italia (ad-italia.it)

Graciela Iturbide, autoritratto

La post-fotografia di  Isabelle Minh

Articolo di Giovanna Sparapani

Nata a Schötmar in Germania nel 1965, vive e lavora in Francia, a Parigi.

Ha studiato matematica e si è laureata in ingegneria all’École Nationale Supérieure d’Ingenieurs  a Caen in Normandia, frequentando contemporaneamente l’École Nationale Supérieure de la Photographie di Arles: dopo i suoi primi lavori svolti a Berlino in qualità di ingegnere, ha lasciato la sua professione per dedicarsi interamente alla fotografia, fino a diventare un’artista concettuale a tutto tondo.

Flickr, after Paul Sharits

“ Alcuni anni fa, quando mi sono resa conto di quanto la rivoluzione digitale avesse cambiato decisamente il nostro rapporto con la fotografia, ho deciso di abbandonare la mia pratica tradizionale del mezzo….” (I. LM) . Allontanatasi gradualmente dalla riproduzione del mondo reale, si è concentrata ad analizzare  il ruolo della fotografia nella società contemporanea, al fine di comprenderne l’essenza più profonda. Ha dedicato i suoi studi con metodica precisione – derivatale senza dubbio dalla sua formazione scientifica – ai mezzi e ai dispositivi che permettono di fissare le immagini dalle quali oggi siamo letteralmente invasi.

Al 2008 risale una serie di fotografie dal significativo titolo “ Trop tôt, trop tard” in cui Isabelle si dedica ad analizzare alcune immagini fotografiche del grandissimo Henry Cartier Bresson, con la finalità di destrutturare la teoria dell’ “istante decisivo”. “Henry Cartier Bresson è stato un modello per molti che si avvicinavano alla fotografia verso la fine degli anni ’80, per i quali il rispetto di alcune regole quale ‘l’istante decisivo’, la composizione bilanciata…erano garanzie di riuscita dell’immagine” (I. LM).La Le Minh intuisce che, con il diffondersi della tecnica digitale, questa teoria inizia a scricchiolare perché l’uso di Photoshop permette di intervenire per superare i difetti e ricomporre le immagini a nostro piacimento: il mondo della fotografia ha subito una trasformazione radicale. Con coraggio decide di destrutturare alcune delle foto più celebri di Cartier Bresson, togliendo ciò che per il fotografo francese incarnava “il momento decisivo” come ad esempio  il famoso ‘salto’: ne escono fuori delle immagini completamente diverse in cui la cifra dominante diviene la solitudine e il silenzio. Inoltre grazie a queste fotografie ‘destrutturate’  comprendiamo la robusta impalcatura geometrica e il deciso contrasto di ombre e luci che stanno alla base delle fotografie del grande francese.

Isabelle Le Minh, da Cartier Bresson Cartier Bresson

 Si tratta di un’operazione altamente concettuale che ci invita a riflettere sull’essenza stessa della fotografia, sui suoi limiti, sull’originalità delle immagini in un mondo in cui possono essere manipolate all’infinito.

Mi piace ricordare, in mezzo a importanti lavori che hanno visto Isabelle protagonista di numerose esposizioni in tutto il mondo, l’imponente mostra del 2017 in Normandia a Rouen, dal titolo assai esplicativo “ After Photography &Beyond”, in cui l’artista esplora i diversi campi della fotografia, soffermandosi sulla storia, gli oggetti, le tecniche, gli usi e  i principali fondamenti teorici di essa.

 Celebre la sua serie di foto del 2015, dedicata ad immortalare obiettivi fotografici delle più svariate epoche che campeggiano come geometriche sculture cilindriche su fondi rigorosamente bianchi, in composizioni che richiamano in modo esplicito le immagini degli  edifici industriali dei coniugi Becher, da cui il titolo “ Objektiv, after Bernand and Hilla Becher”.

Isabelle Le Minh, Objektiv

… non più la fotografia come mezzo per rappresentare il mondo, ma l’arte come mezzo per mettere in discussione la fotografia” (I. LM)

BIBLIOGRAFIA

A.A.V.V. After Photography & Beyond, catalogo dell’esposizione “ After Photography” presentata a Frac Normandie Rouen, Sotteville-les-Rouen nel 2017. Ed. Dilecta, Parigi

Per conoscere il lavoro dell’artista:  https:/ galeriegaillard.com Isabelle Le Minh

Tutte le immagini sono di proprietà dell’artista e sono proposte esclusivamente per scopo didattico e culturale.

Articolo di Giovanna Sparapani

“Elle” lo sciamanesimo femminile, di Valeria Gradizzi

Buongiorno, oggi vi presentiamo il libro di Valeria Gradizzi “Elle” edito dalla casa editrice EMUSEBOOKS

Elle

Dall’inizio di questo secolo assistiamo al ritorno dello sciamanismo in Europa e in Italia, attraverso istanze collettive in evidente crescita e che valorizzano la dimensione della spiritualità nella vita dei singoli e delle comunità. C’è un vento che spira, sia da Oriente che da Occidente, che porta visioni del mondo che credevamo sepolte sotto secoli di storia. È un mondo carico di spiritualità in cui le donne, attraverso pratiche mistiche fuori dai binari delle religioni organizzate, trovano consapevolezza di sé e del loro ruolo nella società, una ricerca volta alla trasformazione personale attraverso la sacralizzazione della natura, in costante riferimento all’energia cosmica.

Valeria Gradizzi ha accompagnato e fotografato donne sciamane attraverso i boschi, di notte, intorno al fuoco e al chiarore della luna piena, accompagnata dai loro canti e dalle urla. Il risultato è un lavoro in cui gli spazi temporali si sovrappongono: il presente dello scatto rielabora un passato in completa armonia con la natura e proietta a un futuro ideale di rispetto verso Madre Terra. Un lavoro in cui la donna, in armonia e fusione con gli elementi naturali, esprime se stessa e la propria spiritualità libera da ogni condizionamento esterno.

Elle è un viaggio fotografico all’interno delle pratiche sciamaniche femminili dell’Italia contemporanea, arricchito dalla presenza di poesie di ispirazione sciamanica e dai testi di approfondimento storico-antropologico sul significato dello sciamanesimo oggi di Morena Luciani Russo e Enrica Tedeschi.

Illustrazione di copertina di Elisa Seitzinger, visual artist, in cui la composizione grafica lascia spazio alla forte carica simbolica.

Sinossi breve ITA (1200)

Quello dello sciamanesimo femminile è un mondo carico di spiritualità in cui le donne, attraverso pratiche mistiche fuori dai binari delle religioni organizzate, trovano consapevolezza di sé e del loro ruolo nella società, una ricerca volta alla trasformazione personale attraverso la sacralizzazione della natura, in costante riferimento all’energia cosmica.

Valeria Gradizzi ha accompagnato e fotografato donne sciamane, nei boschi, la notte intorno al fuoco al battito dei tamburi e al chiarore della luna piena. Il risultato è un lavoro in cui gli spazi temporali si sovrappongono: il presente dello scatto rielabora un passato in completa armonia con la natura e proietta a un futuro ideale di rispetto verso Madre Terra. Un lavoro in cui la donna, in armonia e fusione con gli elementi naturali, si esprime libera da ogni condizionamento esterno. Elle è un viaggio fotografico all’interno delle pratiche sciamaniche femminili dell’Italia contemporanea, arricchito dalla presenza di poesie di ispirazione sciamanica e dai testi di approfondimento storico-antropologico di Morena Luciani Russo e Enrica Tedeschi. L’illustrazione di copertina, dalla forte carica simbolica, è di Elisa Seitzinger.

L’autrice

Valeria Gradizzi
Valeria Gradizzi (1979) è una fotografa documentarista italiana.

Si è specializzata con Giovanni Umicini, Christopher Anderson e Ivo Saglietti.
Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui, nel 2018, una menzione d’onore al 12° Julia Margaret Cameron Award e la Silver Winner ai Tokyo International Awards per il progetto Al Batin / The hidden, reportage a lungo termine sulla presenza delle donne all’interno del misticismo islamico.
Ha esposto in mostre personali e collettive in gallerie private e spazi pubblici. Tra gli altri: Photolux Festival (Italia), FotoValid (Spagna), Soho Photo Gallery (New York). Attualmente vive e lavora a Verona.

PER ACQUISTO DEL LIBRO

Titolo: Elle

Autore: Valeria Gradizzi

Testi: Valeria Gradizzi, Morena Luciani Russo, Ivo Saglietti, Enrica Tedeschi

Progetto grafico: Stefano Pallavisini

Illustrazione di copertina: Elisa Seitzinger

Data di pubblicazione: 09/06/2023

Prezzo: 40,00

Pagine: 160

Dimensioni: 16,8 x 22,2

Peso:

Rilegatura: cartonato telato con stampa in serigrafia  

Link sito: www.emusebooks.com/libri/elle

Collana: Portfolio

Isbn: 9788832007626