La Cina sbarca da Mu.Sa. con Hot Pot

Ciao a tutti, venerdì 31 gennaio alle 20.30 inaugura la mostra collettiva Hot Pot presso la sede Mu.Sa. di Monza. Vi aspettiamo numerosi!

“Hot Pot” (l’Hot pot consiste in molte varietà di stufato dell’est asiatico) prende il nome da un diffuso piatto che si consuma in Cina, simbolo di condivisione e fusione di sapori, riflettendo l’idea di un melting pot culturale e sociale. Otto autori diversi, otto prospettive uniche, un’unica narrazione visiva: quella della cultura contemporanea cinese e delle sue trasformazioni. Il lavoro si presenta come un affascinante mosaico di immagini che esplorano i cambiamenti sociali, culturali e architettonici delle città moderne. Ciascuno degli otto fotografi coinvolti ha scelto un tema specifico, fornendo un contributo personale e originale che si inserisce nel quadro complessivo della mostra. Gli autori hanno esplorato il concetto di fluidità nella vita urbana, documentando i mutamenti nei flussi di persone all’interno delle metropoli, catturando l’essenza del movimento costante e della trasformazione, raccontando storie di individui che vivono e lavorano negli ambienti urbani, offrendo uno spaccato della diversità dell’esperienza umana segnata da vita che potrebbe essere considerata comune in più luoghi del mondo per arrivare agli eccessi di cui la società cinese è intrisa. Sono state raccontate le nuove forme architettoniche che stanno ridefinendo lo skyline urbano, mettendo in luce l’innovazione e la creatività che caratterizzano la progettazione degli spazi contemporanei per arrivare al racconto di angoli dimenticati immortalando edifici e spazi che raccontano storie che evocano sensazioni di nostalgia e dando ampio spazio a riflessioni e sentimenti contrastanti. Il dialogo tra tradizione e modernità, documenta come le pratiche culturali tradizionali si integrano e si trasformano nella società contemporanea, celebrando la resilienza e l’adattabilità delle culture urbane così come l’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana, mostrando come dispositivi digitali e connessioni virtuali stiano ridisegnando le interazioni umane e gli spazi pubblici, offrendo uno sguardo critico sulle nuove dinamiche sociali. Interessante l’esplorazione del concetto di identità collettiva e il ruolo degli spazi pubblici come luoghi di aggregazione e confronto, evidenziando l’importanza di questi spazi nel favorire la coesione sociale e il senso di comunità. “Hot Pot” è una sinfonia visiva che invita il pubblico a riflettere sulle molteplici dimensioni della vita urbana contemporanea in Cina. Ogni fotografo contribuisce con il proprio linguaggio visivo, creando un’esperienza ricca e stratificata che rispecchia la complessità della società odierna. Questa mostra rappresenta un’opportunità unica per immergersi nei cambiamenti che stanno ridisegnando le città cinesi e, attraverso gli occhi degli otto autori, si possono esplorare le molteplici sfaccettature della cultura attuale, un piccolo viaggio attraverso il tempo e lo spazio urbano, un dialogo visivo che invita alla contemplazione e alla scoperta della Cina contemporanea. Sara Munari

HOT POT – 31 Gennaio 2025 ore 20,30 –

Via Mentana 6 Monza

Segue rinfresco in compagnia!

Catalogo disponibile a 15 euro

Cristina Barbieri – S.P.Q.C. Sono pazzi questi cinesi

Colorati, esagerati, buffi, eccessivi, calati in situazioni inconsapevolmente umoristiche, i cinesi suscitano il nostro stupore e ci strappano un sorriso divertito. Perchè, se spesso ci appaiono inconsapevoli del carattere assurdo di quello che fanno o delle combinazioni che creano, altre volte sembrano divertirsi con le loro trovate, che siano un copricapo, un dispositivo improbabile o un costume, magari indossato addirittura da un cane. Anche gli animali, infatti, sono coinvolti a loro insaputa nelle situazioni più surreali. Camminando lungo le strade si incontrano animali giocattolo e pupazzi di dimensioni giganti che coabitano con arredi e persone, manichini animati, a prima vista indistinguibili da esseri umani, che si mescolano e alternano a questi provocando disorientamento in chi cinese non è, e statue in bronzo di
persone colte nell’atto di svolgere gesti quotidiani che diventano richiestissimi coprotagonisti di selfie, per scattare i quali ci si mette in fila. Disneyland, la massima espressione dell’americanismo, è sbarcata in Cina. L’iperrealtà, che scardina il confine tra vero e finto e affascina perchè trasforma i sogni in realtà, incontra il gusto per la copia e la predisposizione all’assurdo dei cinesi, dando vita ad un connubio fertile. Ma sembra di essere a Disneyland anche fuori da Disneyland: è normale che le persone si travestano in modo da sembrare finte, cosicchè personaggi che sembrano usciti dalle fiabe o dalla storia girano tranquillamente per la città, senza suscitare alcun moto di stupore nella folla. Ci si traveste anche da animali di peluche… e contemporaneamente si travestono gli animali da esseri umani con vestiti e addirittura scarpe o da supereroi o da animali mitologici, quali il leone del capodanno cinese: in Cina si può vivere un giorno da imperatori o principesse e anche i cani possono vivere un giorno da leoni.

Anna Brenna – CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart)

“È tutto reale… è tutto vero… non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto… è semplicemente controllato” The Truman Show

La citazione riflette quella che per me costituisce l’essenza del progetto, in cui la verità appare manipolata e controllata, ma mai completamente nascosta. Le immagini vogliono mostrare la dualità delle metropoli cinesi: città all’avanguardia, moderne e tecnologiche, ma anche piene di contraddizioni e dettagli perturbanti, che creano una sensazione di disagio sotto una superficie di apparente normalità, in bilico tra il presente e un futuro immaginato.
Ogni fotografia presenta una scena apparentemente perfetta e armoniosa, ma nasconde un dettaglio inquietante che sfugge al controllo, un’atmosfera surreale, che invita chi guarda a scoprire il lato nascosto della realtà. I particolari disturbanti sono inseriti per sembrare fuori posto, ma non immediatamente visibili. Questi dettagli sfuggono al primo sguardo, richiedendo una riflessione più profonda e attenta da parte dello spettatore. “Captcha” affronta temi come il controllo sociale, la percezione della realtà e la tensione tra apparenza e verità. In un mondo dove la tecnologia e il monitoraggio costante influenzano ogni aspetto della vita, cosa significa veramente essere liberi? Quali sono i limiti tra ciò che è reale e ciò che è controllato? Questo progetto fotografico invita a interrogarsi su queste domande, rivelando la fragilità della nostra percezione e la complessità della realtà moderna.

Ivano Cetta – C’era una corte. . . e forse c’è ancora

C’era una volta
È così che iniziano molte favole.
Mi piace, però, l’idea che ogni tanto
possa essere diverso.
Vabbè, ricominciamo

C’era una corte, intorno ad un pozzo
C’era la vita, con ogni mezzo
C’era chi dormiva, c’era chi lavorava
C’era chi sognava e c’era chi giocava

C’era una donna con i suoi bambini
C’era chi invece aiutava i vicini
C’era un mondo, lontano dal tempo
C’era la lentezza che non dava scampo

C’era chi attendeva la fine del giorno
C’era chi a casa faceva ritorno
C’era un uccello che non volava più via
C’era uno sguardo, pieno di poesia

C’era nell’aria un mondo di odori
C’era chi addosso aveva i colori
C’era chi seduto se ne stava in disparte
C’era chi ardeva per la musica e l’arte

C’era vita lungo il cammino
C’era chi di un sogno ha fatto giardino
C’era chi dava le spalle alla storia
C’era a chi non restava che la memoria

C’era una volta…e forse c’è ancora
Ci sono gli hutong, una fotografia che
mai scolora

Valeria Cristofoli – Sul vedere e sul guardare

Il primo strumento utilizzato dal governo cinese per monitorare i propri cittadini sono le telecamere, circa mezzo miliardo installate su tutto il territorio. Le telecamere, dotate per lo più del sistema di riconoscimento facciale, sono collocate non solo nelle aree più affollate e sensibili per la sicurezza nazionale, ma anche in luoghi dove si svolge la vita quotidiana più profonda e intima. Queste telecamere sono in grado di determinare il volto delle persone, il sesso, la razza e il vestiario creando così un enorme banca dati che scheda ogni singolo cittadino dell’1,4 miliardi di cinesi. Un materiale onnicomprensivo che alimenta la nuova Era dell’Intelligenza Artificiale. Da tempo i cinesi sono abituati a essere controllati, visti dagli occhi delle telecamere governative che idealmente rendono le loro vite più sicure e facili. Oggi i cittadini cinesi non sono solo visti, ma anche guardati: “Scoprite perché un uomo agisce, osservate come agisce, esaminate quello che lo appaga. Che cos’altro potrebbe ancora nascondervi?” (Confucio).

Alessandro Guzzeloni – Still City – China’s Urban Spectacle

Negli ultimi anni, la Cina ha subito una trasformazione urbana senza precedenti, caratterizzata da un rapido sviluppo, imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari. Questa trasformazione è più evidente nelle sue principali città, ognuna con la sua miscela unica di architettura storica e moderna. Nelle grandi città si assiste a una spinta verso la spettacolarizzazione delle trasformazioni urbane, culminate nelle architetture iconiche degli anni 2000 volte a ridefinire l’immagine e la narrativa della Cina contemporanea, in risposta prima ai mercati globali e poi all’arrivo delle Olimpiadi del 2008. Pechino, la capitale, è un ottimo esempio di questa metamorfosi urbana. La città vanta un mix di monumenti antichi e meraviglie moderne. Il Centro Acquatico Nazionale (Water Cube) e lo Stadio Nazionale (Bird’s Nest) sono esempi di questa tendenza. Queste strutture non servono solo a scopi funzionali, ma simboleggiano anche le aspirazioni e i risultati conseguiti dalla Cina sulla scena globale. Shanghai è un’altra città che incarna la rapida urbanizzazione della Cina, offrendo un sorprendente contrasto tra gli edifici di epoca coloniale e lo skyline futuristico. Questa giustapposizione evidenzia il significato storico della città e il suo ruolo di potenza finanziaria. La trasformazione urbana della Cina è un fenomeno dalle molteplici sfaccettature. Ogni edificio racconta una storia. Resti Art Déco della Cina pre-comunista si affiancano a condomini dell’era comunista, mentre recenti strutture iconiche ed eleganti simboleggiano il progresso. La diversità architettonica è una narrazione visiva della complessa storia della Cina e della sua rapida modernizzazione, e non solo documenta i cambiamenti fisici, ma offre anche spunti sui cambiamenti culturali e sociali che si verificano nella Cina contemporanea.

Sara Munari – Il topo di metallo

Durante il mio soggiorno in Cina ho intrapreso un viaggio fotografico che si è trasformato in una profonda esplorazione della vita urbana e delle sue caratteristiche peculiari. Con la mia fotocamera in mano, ho camminato per le strade affollate, cercando di catturare l’essenza dinamica e contraddittoria di città in perenne movimento. Ogni scatto è diventato il riflesso di momenti fugaci, una nota in una sinfonia visiva che racconta storie di vite intrecciate. La spontaneità è stata la mia compagna costante, permettendomi di cogliere dettagli inattesi e di rendere speciale l’ordinario. Ho cercato di scomparire nella trama urbana, di diventare parte integrante di quel flusso continuo di persone, luci e ombre, senza mai interromperlo. La macchina fotografica si è fatta, una volta in più, estensione del mio sguardo, registrando senza intervenire, immortalando l’imprevedibilità della quotidianità. In questo lavoro, il mio approccio voleva approfondire una vera e propria riflessione sull’essenza della vita urbana, su quei frammenti di realtà che, altrimenti, sarebbero sfuggiti anche ai miei ricordi. Ricordare la mia esperienza “cinese” è per me fondamentale, perché ho imparato tanto. Il mio obiettivo è stato quello di cristallizzare, di trasformare la fugacità in una possibile testimonianza, offrendo una finestra attraverso cui osservare la complessità e la bellezza nascosta tra le strade delle metropoli cinesi.

Giuseppe Perico – 氣 Qi Energia vitale

Mantenere e ricercare l’equilibrio e il benessere del corpo e dell’anima fa parte della cultura diffusa di molti cinesi. Il Qi è uno dei concetti che si tramanda dal pensiero antico cinese ed è visto come la forza che origina tutte le funzioni fisiche e psicologiche. Questo trova molteplici applicazioni nella medicina tradizionale cinese, nelle arti marziali, ma anche in molti altri aspetti della vita. Oggi, nelle città, i parchi (molto numerosi e curati) sono spazi privilegiati in cui moltissimi cinesi si ritrovano, vivono del tempo, e ricercano in molti modi il proprio equilibrio psicofisico. Fin dal mattino in tanti si ritrovano sia da soli, tra gli alberi, in angoli appartati, oppure in piccoli o grandi gruppi nelle piazze del parco, per svolgere un’incredibile varietà di attività. Anziani, adulti, bambini senza nessun imbarazzo, praticano gli sport più diffusi, arti marziali, ginnastica, meditazione, giochi vari, ma anche balli, canti, piccoli concerti ed esibizioni con i più svariati strumenti. Gli uni accanto e quasi sovrapposti agli altri, senza soluzione di continuità. L’unica regola sembra essere quella di dare spazio alla libertà di giocare, ballare, suonare, cantare, fare ciò che più piace, scegliendo e anche reinventando ogni attività per farla aderire alla propria personalità, e dare voce alla propria 氣 Qi Energia vitale.

Marta Ugolini – Malerba

Al tempo della Rivoluzione Culturale, quasi tutte le opere letterarie erano considerate erbe velenose. Non solo quelle straniere, ma anche quelle di alcuni autori cinesi, nonché la letteratura rivoluzionaria del periodo sovietico. La biblioteconomia, negli ultimi anni, ha subito un’accelerazione e il mercato editoriale è in continua crescita. In questo contesto, sono state costruite, anche da studi di architettura esteri, innovative e imponenti strutture bibliotecarie e si sono sviluppate catene di librerie private. In questi luoghi si incontrano le più svariate persone e tanti bambini accompagnati che si riuniscono in appositi spazi a loro dedicati. Nonostante le dimensioni e la disponibilità di posti a sedere, gli avventori si trovano a leggere magari seduti per terra o sulle scale che uniscono due piani o nei corridoi. Queste aree sono intese non solo come luoghi di ricerca e di studio, ma anche spazi dove trascorrere del tempo. E, quando subentra la stanchezza, si possono anche chiudere gli occhi per rilassarsi, tanto questi spazi risultano gradevoli e accoglienti.

Cristina Barbieri
S.P.Q.C. (Sono Pazzi Questi Cinesi)
www.cristinabarbieri.it
@cribarbieri

Anna Brenna
CAPTCHA
www.annabrenna.com
@nnbrnn

Ivano Cetta
C’era una corte… e forse c’è ancora
www.ivanocetta.com
@ivano4u

Valeria Cristofoli
Sul vedere e sul guardare
@valeria_cristofoli

Alessandro Guzzeloni
Still city
www.aguzz.net
@aaaguzz

Sara Munari
Il topo di metallo
www.saramunari.it
@munari.sara

Giuseppe Perico
氣 Qi Energia vitale
www.giuseppeperico.it
@giuseppeperico

Marta Ugolini
Malerba
www.martaugolini.it
@martaugo

Alessandro Guzzeloni – Still city – Imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari

Buongiorno a tutti!

Sono entusiasta di condividere con voi i progetti straordinari dei partecipanti ai due workshop di fotografia che ho avuto il privilegio di organizzare, tenutisi a Shanghai nel 2020 e a Pechino nel 2024. queste esperienze hanno rappresentato per me e per i partecipanti un viaggio creativo unico, segnato non solo dalla crescita artistica, ma anche dalla forza del legame umano tra noi.

Nel 2020, a Shanghai, ho guidato in questo percorso, un gruppo di fotografi completamente diversi tra loro e ho visto ognuno di loro scoprire nuovi modi di vedere e interpretare il mondo attraverso l’obiettivo. I risultati sono stati eccezionali: una collezione di immagini che raccontano storie uniche, catturano emozioni profonde e celebrano la diversità della vita delle due città.

Quattro anni dopo, nel 2024, ci siamo ritrovati a Pechino e mi ha riempito di gioia vedere come il tempo avesse rafforzato lo spirito di collaborazione e la passione condivisa per la fotografia. Questo secondo incontro è stato un’occasione per riflettere sulla nostra evoluzione artistica e per creare nuovi progetti che riflettessero le esperienze e le sfide affrontate nel corso degli ultimi difficili anni. Le fotografie realizzate a Pechino testimoniano una maturità artistica sorprendente e una coesione che raramente si incontra nei gruppi di lavoro.

Voglio esprimere la mia più profonda stima e affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di sostenersi a vicenda hanno reso questi workshop momenti indimenticabili. Ogni progetto presentato è una testimonianza del loro talento e della loro dedizione.

Non vedo l’ora di vedere dove ci porterà il prossimo capitolo del nostro viaggio. Ciao a tutti! Sara

Qui potete vedere il lavoro di Alessandro Guzzeloni.

Fotografie di Alessandro Guzzeloni vietata la vendita o la riproduzione.

Grazie ai partecipanti per avermi ricordato che, indipendentemente dal passare del tempo, la passione per la fotografia può unire, ispirare e produrre opere di straordinaria bellezza.

Negli ultimi anni, la Cina ha subito una trasformazione urbana senza precedenti, caratterizzata da un rapido sviluppo, imponenti grattacieli e infrastrutture tentacolari. 
Nelle grandi città si manifesta una spinta verso la spettacolarizzazione delle trasformazioni urbane, culminanti nelle architetture-icona degli anni 2000 mirate a ridefinire l’immagine e la narrazione della Cina contemporanea, in risposta prima ai mercati globali e poi all’arrivo delle Olimpiadi del 2008.
Ogni edificio racconta una storia. I resti art-déco della Cina pre-comunista si affiancano ai condomini dell’era comunista, mentre le recenti strutture iconiche ed eleganti simboleggiano il progresso.

In recent years, China has undergone an unprecedented urban transformation, characterized by rapid development, towering skyscrapers and sprawling infrastructure. 

In large cities there is a push towards the spectacularisation of urban transformations, culminating in the iconic architecture of the 2000s aimed at redefining the image and narrative of contemporary China, in response first to global markets and then to the arrival of the 2008 Olympics .

Every building tells a story. Art-deco remnants of pre-communist China stand alongside communist-era apartment blocks, while recent iconic and elegant structures symbolize progress.

Contatti di Alessandro

Sito https://www.aguzz.net/about

Instagram https://www.instagram.com/aaaguzz/

Per informazioni sui workshop di viaggio con Sara Munari, vai qui

Lavori dei miei studenti. Workshop a Cuba. Soddisfatta!

Buongiorno!

Ecco i lavori dei miei studenti a Cuba, sono soddisfatta del risultato, non sono professionisti e hanno livelli differenti, posso dire comunque che si sono impegnati, raggiungendo risultati coerenti e in qualche caso molto buoni, Ciao, divertitevi! Sara

I lavori non seguono nessun ordine particolare.

Per chi fosse interessato a venire ai prossimi workshop, ho in programma Santiago de Compostela e Tokyo. Qui le info

Baci


Fidel c’è (Che)!

Cuba la stragrande maggioranza della popolazione è atea come da tradizione socialista), ma crede comunque in qualcosa : negli ideali rivoluzionari; e le onnipresenti
immagini dei leaders della Revolucìon sono come le iconedi una pseudo-religione socialista.

La Revolucìon, che ha comunque portato a Cuba la dittatura al potere, ha innescato come reazione un embargo da parte dei paesi Occidentali (gli USA in primis), che dura ormai da circa sessant’anni. A causa di questo, il prezzo che il popolo paga in termini di povertà è altissimo.

I cubani allora possono trovareconforto, per la mancanza di libertà e per le enormi difficoltà che affrontano ogni giorno, solo nella consapevolezza che tutto questo sia servito veramente aqualcosa, e quindi il loro credo può solo essere quello incarnato dal Che (il più grande mito della Revolucìon):

Hasta la victoria siempre !

Pagina di Francesco Cammarata


Yo soy
(màs qué uniforme)

Sono molte le uniformi che si incrociano per le strade de L’Avana.
Praticamente ogni lavoro che ha un legame con lo stato o con il pubblico ne ha una, assolutamente caratteristica: le indossano studenti, poliziotti, infermiere, cuochi, impiegati dei ministeri e statali.
Ogni persona è rappresentata dal lavoro che indossa e al tempo stesso ne è il volto.
Ognuno mantiene la propria identità, veste in modo personale i colori e il ruolo della divisa, esprime sé stesso attraverso l’abito istituzionale.
Anche fuori dall’orario lavorativo, per tutta la giornata vissuta in strada, la divisa rimane addosso e contribuisce, insieme ai mille colori, rumori e profumi, a creare l’atmosfera vibrante di Cuba.

Sito di Alessandro Guzzeloni


Esperar

Sotto i portici de L’Avana, tra le colonne, gruppi di persone in attesa: davanti a una bottega per essere servite, aspettando un taxi o di passaggio da quelle parti. Persone osservate in spazi delimitati da colonne o elementi verticali. Accanto alle cornici in cui sono state trovate, spazi analoghi, ma senza nessuno: spazi vuoti con muri variopinti, porte aperte o chiuse, altri possibili mondi paralleli.

Sito di Giuseppe Perico


Mi nombre

Ho lavorato a questo progetto per raccontarvi una città segreta, lontana da occhi stranieri. Cuba, violata e distinta, aggredita e abusata dal turismo e dal suo passato, vive una vita in cerca di stabilità.

Un adolescente che si ribella per confermare la propria identità e che vorrebbe aprirsi al mondo. Da una parte il desiderio di autonomia e indipendenza, dall’altra la paura di perdere la sua personalità, ti affascina con le sue contraddizioni.

Con le sue ferite, alcune chiuse e altre aperte non dimentica la sua ricchezza e bellezza, la musica diventa aria da respirare. All’interno delle case buie e ristrette convivono occhi curiosi, religioni diverse e ombre misteriose.

Ruvida ma accogliente, mi ha portato in un altro mondo, dentro le sue abitazioni, dentro le parole della gente, uno sguardo dietro le sbarre delle case chiedevo alle persone di aprirmi e raccontare la loro storia e quella della loro cultura.

Uscire da questo racconto è stato come mordere un frutto dolce amaro.

Sito di Elsa Falciani


Figaros

A l’Havana ci sono barbieri e parrucchieri in ogni via, collocati in minuscoli locali, spesso ricavati nella propria abitazione. Frequentemente sono gestiti da ragazzi molto giovani che propongono e realizzano per pochi pesos tagli ed acconciature particolarmente elaborate e fantasiose. Sfoggiare una testa scolpita o comunque molto curata sembra far parte del culto del corpo dei cubani, e parrebbe andare incontro al loro bisogno di stimarsi, distinguersi ed attirare l’attenzione. Un modo forse per affermare la propria individualità in un contesto in cui molti aspetti della vita sono gestiti dallo Stato.

Sito di Daniela Borsari


Machisima gente

Cuba è un paese con una storia segnata dalla forza. Le persone stesse sono forti e orgogliose e questo si avverte nell’importanza che viene data all’aspetto fisico e alla cura del corpo.

Di recente, per rendere accessibile la pratica delle attività sportive in un contesto sociale in cui la capacità economica è piuttosto limitata, si stanno diffondendo i gimnasios particulares, sparsi nei barrios e nei pueblos di tutte le dimensioni.

Difficilmente queste palestre hanno un sito internet o una pagina facebook, per trovarle bisogna muoversi con pazienza per strada e chiedere indicazioni alla gente, ottenendo un prezioso contatto umano che nessun navigatore satellitare può sostituire.

In ogni spazio incontriamo poche persone alla volta, fino a una trentina al massimo dove l’attività è più sviluppata.

L’allenamento è assistito da un entrenador che cura la precisione degli esercizi, praticati con attrezzi spesso autocostruiti.

Frequentare una palestra per un cubano è molto più che sviluppare i muscoli o coltivare un passatempo salutare, è una forza essenziale della persona, è ser macho.

Sito di Annalisa Bravi


Esquinas – Angoli

Agli incroci delle vie de L’Avana alcune persone arrivano verso gli angoli delle case e, superato lo spigolo, proseguono verso la propria meta. Potrebbero incontrarsi ma sono bloccati nel loro movimento. Muri segnati dal tempo sono lo sfondo di attimi di sospensione in prospettiva.

Sito di Giuseppe Perico

Ecco i lavori dei miei studenti a New York! Bravissimi!

Ciao a tutti, ecco i lavori che hanno prodotto i miei studenti a New York.

Ognuno segue un progetto che viene studiato e preparato prima della partenza e durante il soggiorno, vengono effettuati gli scatti.

L’ordine dei lavori è sparso.

Titolo: #### di Fulvio Arbasi

New York, la città che non dorme mai! Descritta sempre come una città animata da un’energia inesauribile dove chiunque può trovare una propria dimensione ideale. Basta attraversarla seguendo una qualsiasi direttrice per scoprire un universo fatto di tanti mondi creati da un’infinita varietà umana.

Se però cambiamo, anche di poco, la nostra prospettiva scopriamo una città che toglie il respiro. Una città che con le sue architetture vuole intrappolare tutti e tutto come se un gigante “hashtag” fatto da infinite costruzioni di vetro e acciaio volesse circondare e catturare tutto ciò che circonda uomini e alberi compresi, privandoli anche della vista del cielo.

 


 Sol-A di Alessandro Guzzeloni

Testo italiano:

Steve Sola è un italo-americano che vive a New York. La passione per la musica e il talento come produttore e ingegnere del suono lo hanno portato nel 2009 ad aprire il suo studio di registrazione a Manhattan. Da allora si dedica a far crescere giovani musicisti e collabora con musicisti famosi; i suoi artisti hanno venduto in totale più di 20 milioni di dischi.

Testo inglese:

Steve Sola is an Italian American living in New York. The passion for music and talent as a producer and sound engineer led him to open his recording studio in Manhattan, in 2009. Since then he dedicates to grow up many young musicians and works with famous musicians; his artists have sold over 20 million records in total.

Link al sito di Steve Sola:

http://www.themixking.com/

Link al mio sito:

http://www.aguzz.net/sol-a

 


New York by light di Annalisa Bravi

Un filo rosso attraversa la notte di New York, da nord a sud, da ovest a est.

E’ un lungo tubo al neon che dagli anni ‘20 collega e illumina la tradizione americana di consumare la cena fuori casa.

Comincia qui una passeggiata tra i diner della metropoli.

Gli occhi si riempiono di colori mentre le vetrine restituiscono un’atmosfera di festa perenne.

Ma il passo si affretta perché, quasi un secolo dopo la loro comparsa, le insegne al neon stanno cominciando a spegnersi, per lasciare il posto alle più economiche lampade a fluorescenza o ai colossali pannelli a LED.

La prima insegna a neon di uso commerciale compare a New York nel 1924, con una tecnologia importata dalla Francia da Georges Claude, che ne brevetta la produzione.

Partita da una gamma di colori inizialmente molto ridotta, legata alle misture di argo e mercurio utilizzate, dopo la Seconda Guerra Mondiale e fino a tutti gli anni 60 la tecnologia rende disponibili circa due dozzine di tonalità, grazie anche agli studi per produrre gli schermi televisivi. Al giorno d’oggi i colori sono un centinaio.

Per quanto le insegne a neon abbiano una durata piuttosto lunga, dovuta al fatto che il gas è sigillato in un tubo, negli ultimi decenni sono state largamente sostituite dall’impiego dei LED, molto più luminosi e meno costosi.

Dove sono ancora installate le scritte al neon conferiscono ai locali un aspetto retrò e senza tempo.

La città di New York ha una commissione, la Landmark Preservation Commission, che si occupa tra l’altro di censire e mantenere protette le più storiche insegne a neon.

Link: http://www.annalisabravi.com/nybylight

NY by Light_MAP

 


In punta di piedi di Laura Maffina

Se penso a New York penso al grande sogno, il sogno che tutti noi abbiamo nel cassetto. E come ogni desiderio che si rispetti, per essere raggiunto, c’è bisogno di sacrificio ed è stato per questo che ho scelto di fotografare una scuola di danza, dove ci si allena per ore ed ore per arrivare al “palcoscenico”. Inizia così il mio progetto: alla Broadway Dance Center, durante la mia permanenza nella Grande Mela, partecipo alle lezioni frequentate da studenti di tutte le età, non ci si stanca mai di credere ai propri sogni. E’ stata in esperienza molto intensa e faticosa, non è di certo facile affrontare un lavoro simile in una città così particolare senza farsi distrarre dall’immensità di New York. Un ringraziamento va a Sara che con molta pazienza e professionalità mi ha accompagnato in questo lavoro, e ai miei amici di viaggio, compagni di idee e di risate.

Sito web: www.lauramaffina.com


 

Timeless New York di Maria Simbula

New York, la città che non dorme mai, stupisce per l’infinità di luoghi, dall’aspetto vintage, che ci riportano indietro nel tempo. In un lungo cammino che inizia nell’Upper West Side, si dispiega dal West all’East Village e giunge fino a Brooklyn nell’ atmosfera surreale di Coney Island, il lato più rétro, e forse anche più autentico, della Grande Mela sembra trasportarci in una dimensione fuori tempo, in forte contrasto con il senso di modernità che da sempre ci propone l’immaginario collettivo.

Indirizzo email: Maria Ausilia Simbula <mausi.simbula@gmail.com>

 


 

New light New York di Francesca Semerano

Camminare a lungo sola con un obbiettivo e senza una meta, perdermi e ritrovarmi mi ha portato a scoprire una NY nuova, dove la chiarezza vince sul caos e il silenzio copre il rumore. Mi ha preso un’atmosfera sospesa in un tempo dilatato in cui la foto non è solo un momento del presente, ma anche del passato e del futuro. Assumo la consapevolezza di voler negare lo scatto dell’attimo fuggente, il divenire mi si mostra come un’apparenza perché l’essenza di queste immagini sfugge ad una catalogazione temporale e può venire dal passato, essere nel presente, proiettarsi nel futuro. Ad una lettura successiva allo scatto mi rendo conto che il punto di fuga è divenuto metaforicamente un percorso esistenziale. La figura umana dunque è presente, ma si perde in un vuoto fatto di luce; il gesto dell’uomo, impercettibile in una visione globale, attraverso l’immagine diventa permanente, in un bianco che buca la materia.

Sito web: www.francescasemerano.it

 


 xXx di Alessandro Guzzeloni

Testo italiano:

A Manhattan, l’High Line Park si estende da Gansevoort Street fino alla 34a Strada e fornisce una vista sopraelevata su diverse strade e incroci della West Side. Da questi punti di vista i suoni della metropoli arrivano attenuati e la visuale appare statica e simmetrica.

La High Line è un parco lineare di New York realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line. La High Line Park utilizza la sezione meridionale della West Side Line di 2,33 km, che corre lungo il lato occidentale di Manhattan. La ristrutturazione della ferrovia in parco urbano è iniziata nel 2006, con la prima fase di apertura nel 2009 e la seconda fase inaugurata nel 2011. La terza ed ultima fase è stata ufficialmente aperta al pubblico il 21 settembre 2014.

Testo inglese: The High Line Park extends from Gansevoort Street to 34th Street and it gives an elevated view over many streets and crossings of the West Side. From these points of view, the sounds of the metropolis are softened and the visuals look static and symmetrical.

The High Line (also known as the High Line Park) is a 1.45-mile-long New York City linear park built in Manhattan on an elevated section of a disused New York Central Railroad spur called the West Side Line. The High Line Park is built on the southern portion of the West Side Line running to the Lower West Side of Manhattan. Repurposing of the railway into an urban park began construction in 2006, with the first phase opening in 2009, and the second phase opening in 2011. The third and final phase officially opened to the public on September 21, 2014.

Link al sito dell’High Line Park:

http://www.thehighline.org/visit

Link al mio sito:

http://www.aguzz.net/xxx

 

Spero vi siate divertiti e vi siano piaciuti, presto pubblicherò le date dei nuovi orkshop e corsi per ottobre qui

www.musafotografia.it e 

www.saramunari.it 

Recensioni sui corsi qui

http://www.saramunari.it/leggi_commenti_e_impressioni_sui_corsi-a6830
ciao Sara