Mostre di fotografia da non perdere a novembre

Non perdetevi le nuove mostre da visitare a novembre!

Anna

Steve McCurry. In viaggio attraverso le fotografie di McCurry

Steve McCurry, Un uomo anziano della tribù Rabari, Rajasthan, India, 2010
© Steve McCurry | Steve McCurry, Un uomo anziano della tribù Rabari, Rajasthan, India, 2010

Steve McCurry non è soltanto uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, pluripremiato con il prestigioso World Press Photo Award – spesso considerato il “Premio Nobel” della fotografia –, ma continua ad essere un punto di riferimento per un vastissimo pubblico, specialmente tra i giovani. Nelle sue immagini, molti riconoscono un modo unico di guardare il mondo e, in qualche modo, se stessi.

Dal 22 novembre 2025 al 12 aprile 2026, Steve McCurry sarà protagonista a Parma con una grande mostra allestita a Palazzo Pigorini, nei suggestivi spazi del primo e secondo piano. A curare l’esposizione sarà Biba Giacchetti, profonda conoscitrice del lavoro di McCurry. Le fotografie non seguiranno un criterio cronologico o geografico, ma saranno accostate per affinità di soggetti, emozioni e atmosfere, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi, anche lontanissimi tra loro.

L’allestimento evoca quel senso profondo di umanità che si respira in ogni scatto di McCurry. In mostra non mancheranno le sue immagini più celebri, come l’indimenticabile ritratto della ragazza afghana, fotografie realizzate in oltre quarant’anni di carriera: scatti intensi dal Sud-Est asiatico, dalla Cina, dal Sud America e da molte altre parti del mondo. Ogni volto ritratto da McCurry è un concentrato di storie, emozioni, dolore, speranza, paura e bellezza. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te», racconta il fotografo.

Instancabile viaggiatore, McCurry ha fatto del movimento una filosofia di vita:
«Il solo fatto di viaggiare e conoscere culture diverse mi dà gioia e una carica inesauribile».

Dal 22 Novembre 2025 al 12 Aprile 2026 – Palazzo Pigorini – Parma

Ferdinando Scianna. La moda, la vita

Ferdinando Scianna, Marpessa, Caltagirone 1987
© Ferdinando Scianna | Ferdinando Scianna, Marpessa, Caltagirone 1987

La Castiglia di Saluzzo (CN), antica fortezza e residenza marchionale, oggi spazio museale e luogo del contemporaneo, che negli ultimi due anni ha accolto progetti dedicati ai grandi maestri Magnum Photos, prosegue la sua vocazione alla narrazione fotografica ospitando, dal 24 ottobre 2025 al 1° marzo 2026, la personale di Ferdinando Scianna (Bagheria, PA, 1943), primo fotografo italiano a essere annoverato tra i membri della prestigiosa agenzia internazionale.
 
La mostra, dal titolo “La moda, la vita”, curata da Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia a Venezia, esplora per la prima volta, uno dei capitoli meno noti della carriera di Scianna: la moda. Un ambito che l’autore affronta con il suo linguaggio da fotogiornalista, scardinando ogni estetica patinata a favore di una narrazione più umana. Iconica, in questo percorso, la campagna per Dolce&Gabbana con la modella Marpessa, ambientata nei paesi della Sicilia: una moda vissuta nella realtà e nella strada, più che costruita in posa, che darà vita ad una delle collaborazioni meglio riuscite nella storia della fotografia.
 
Il percorso espositivo presenta, attraverso oltre novanta fotografie, la produzione che Scianna ha realizzato tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi del decennio successivo, per alcune delle più importanti riviste al mondo come “Vogue”, “Vanity Fair” e “Stern”. Nei suoi scatti si fondono etica e stile, memoria e intuizione, fotografia e letteratura, un approccio che gli ha consentito di interpretare e capovolgere i modelli di rappresentazione comunemente consacrati al glamour delle passerelle, trasformando la fotografia di moda in racconto visivo, mantenendo intatto il legame tra immagine, verità e cultura.

Dal 24 Ottobre 2025 al 1 Marzo 2026 – La Castiglia di Saluzzo (CN)

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Letizia Battaglia – L’opera: 1970-2020

Ritratto in bianco e nero di una giovane ragazza con lunghi capelli scuri, seduta in un vicolo, con uno sguardo intenso e riflessivo.
Letizia Battaglia Via Calderai Palermo, 1991 © Letizia Battaglia / Courtesy of Archivio Letizia Battaglia

Un racconto composto da oltre 200 fotografie tra vita privata e impegno professionale e civile: dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 arriva al Museo Civico San Domenico di Forlì la grande fotografa siciliana Letizia Battaglia con una mostra presentata per la prima volta in Italia, ideata e prodotta da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, dal museo Jeu de Paume di Parigi, con la collaborazione dell’Archivio Letizia Battaglia, e organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dal Comune di Forlì.

LETIZIA BATTAGLIA. L’opera: 1970-2020, a cura di Walter Guadagnini, esplora l’intero percorso creativo di Letizia Battaglia (1935 – 2022) attraverso fotografie, libri, giornali e riviste provenienti dal suo archivio, testimoniando la varietà dei suoi interessi e la continuità del suo impegno civile.

Presentata nel 2024 al Jeu de Paume di Tours e al festival internazionale Rencontres d’Arles nel 2025, per la tappa forlivese il progetto è stato aggiornato e arricchito arrivando a comprendere alcune fotografie inedite, 22 riviste con cui la fotografa ha collaborato e delle quali in alcuni casi è stata anche fondatrice ed editrice, nonché un docufilm sulla sua vita.

Lo straordinario patrimonio frutto della sua opera e della sua vita fa ormai parte della storia della fotografia e della società italiana e il Museo Civico San Domenico è orgoglioso di ricostruire e riportare al pubblico gli indimenticabili scatti di questa rigorosissima artista, che già in passato aveva intessuto un legame con Forlì e le sue attività culturali.

dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 – Museo Civico San Domenico – Forlì

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World Press Photo Exhibition 2025

<span>Samar Abu Elouf, Mahmoud Ajjour, nove anni </span><span>© Samar Abu Elouf, The New York Times. World Press Photo of the Year</span><br />
Samar Abu Elouf, Mahmoud Ajjour, nove anni © Samar Abu Elouf, The New York Times. World Press Photo of the Year

World Press Photo Exhibition 2025, la più prestigiosa mostra di fotogiornalismo al mondo, torna a Torino: le 144 immagini che la compongono saranno esposte nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, all’Accademia Albertina delle Belle Arti, in via Accademia Albertina 6, da venerdì 19 settembre a lunedì 8 dicembre.
L’esposizione presenta i lavori di fotogiornalismo e fotografia documentaristica vincitori della 68ª edizione del concorso, firmati per le maggiori testate internazionali, come New York Times, Washington Post, Der Spiegel, Time, le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters, Tass: immagini che offrono una panoramica sul presente e rappresentano un’opportunità per un viaggio critico nell’attualità, affrontando questioni come conflitti, disordini politici, crisi climatica, viaggi dei migranti.
Le 144 immagini sono state selezionate tra le 59.320 scattate da 3778 fotografi provenienti da 141 paesi.
A Torino l’esposizione torna per il nono anno consecutivo ed è organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam.
L’apertura al pubblico è prevista per venerdì 19 settembre alle 16. Anche quest’anno, la mostra, che gode del patrocinio della Città di Torino, sarà accompagnata da conferenze dedicate alla fotografia e ai grandi temi dell’attualità.

L’edizione 2025

World Press Photo Contest 2025 ha coinvolto sei giurie regionali e una giuria globale, che è stata presieduta dall’italiana Lucy Conticello, direttrice della fotografia per M, il magazine di Le Monde. Il processo di selezione ha richiesto due mesi di intenso lavoro, tra gennaio e febbraio 2025.
Il concorso è stato suddiviso in sei aree geografiche: Africa, Asia Pacifica e Oceania, Europa, Nord e Centro America, America del Sud, Asia Occidentale, Centrale e Meridionale. Questo approccio regionale ha permesso di ottenere una visione e un racconto globale di ciò che accade sul nostro Pianeta. Una volta selezionati i vincitori per ogni area, si è proceduto alla scelta dei vincitori assoluti.
Quattro, invece, sono state le categorie in cui è stato suddiviso il concorso: Singole, Storie, Progetti a lungo termine Open Format, dedicata all’interazione tra fotografia e altri linguaggi.

«Il World Press Photo Contest rappresenta un importante riconoscimento per professionisti che lavorano in condizioni difficili ed è anche un riassunto, per quanto incompleto, dei principali avvenimenti internazionali. Come giurati, siamo andati in cerca di immagini che possano favorire il dialogo» afferma Lucy Conticello, presidente della giuria mondiale.
I fotografi selezionati nel 2025 sono originari di Bangladesh, Bielorussia, Brasile, Colombia, Corea del Sud, Germania, Spagna, Stati Uniti, Francia, Haiti, Indonesia, Iran, Iran/Canada, Italia, Myanmar, Nigeria, Palestina, Olanda, Perù/Messico, Filippine, Portogallo, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Germania, Salvador, Sudan, Thailandia, Turchia, Regno Unito e Venezuela.

I vincitori

A vincere il titolo di World Press Photo of the Year 2025 è stata la palestinese Samar Abu Elouf con un’immagine che ritrae Mahmoud Ajjour, 9 anni, un bambino mutilato da un attacco israeliano sulla Striscia di Gaza, nel marzo 2024. Questa immagine è stata pubblicata sul New York Times.

Durante la fuga, Mahmoud si è voltato per esortare la famiglia a fare presto. Un’esplosione ha intercettato le braccia tese e le ha distrutte. Dopo le cure mediche, la famiglia è stata evacuata in Qatar, dove il bambino sta imparando a scrivere con i piedi. La fotografa Samar Abu Elouf è stata, invece, evacuata da Gaza nel dicembre 2023 e vive ora a Doha, nello stesso complesso di appartamenti di Mahmoud.

Due sono finalisti per la Foto dell’Anno del World Press Photo: richiamano l’attenzione su altre due questioni di grande attualità, l’immigrazione e il cambiamento climatico.
Lo statunitense John Moore ha vinto con “Attraversamento notturno” che testimonia il fenomeno dell’immigrazione cinese clandestina negli Stati Uniti con un’immagine di alcuni migranti che cercano di scaldarsi sotto la pioggia, dopo avere attraversato il confine del Messico. È stata scattata in California il 7 marzo 2024 per Getty Images.
Il peruviano-messicano Masuk Nolte si è classificato finalista con “Siccità in Amazzonia”, realizzata per Panos Piciture, Bertha Foundation. Rappresenta un giovane costretto a percorrere a piedi due chilometri sul letto del fiume in secca per portare cibo a sua madre che vive in un villaggio un tempo accessibile in barca. È stata scattata il 5 ottobre 2024.
 Tra i temi trattati anche l’attentato a Donald Trump, la campagna elettorale in Venezuela, la violenza delle gang a Haiti, le proteste anti governative in Kenya, Georgia e Bangladesh.
Tra i progetti a lungo termine premiati c’è quello dell’unica fotografa italiana selezionata, Cinzia Canneri, che ha seguito le vite di alcune donne in fuga dal regime repressivo in Eritrea e dal conflitto in Etiopia. La bielorussa Tatsiana Chypsanava, invece, ha raccontato come una comunità maori difende la sua identità culturale in Nuova Zelanda, mentre Aliona Kardash è tornata nel suo paese d’origine, la Russia, per capire come la repressione e la propaganda abbiano trasformato le persone che sono rimaste. In America Centrale, Carlos Barrera ha documentato la violenza del governo di Nayib Bukele in Salvador, mentre Federico Ríos ha attraversato la regione selvaggia tra Panama e Colombia insieme ai migranti che rischiano la vita per arrivare negli Stati Uniti. Ancora, Ebrahim Alipoor è arrivato sulle montagne impervie del Kurdistan iraniano per conoscere le storie dei kolbar, i corrieri che trasportano illegalmente merci tra Iraq, Turchia e Iran.

La mostra a Torino
«Torino si conferma capitale culturale e civica dell’informazione visiva. Per il nono anno consecutivo, la World Press Photo Exhibition torna in città, rinnovando l’impegno a offrire uno sguardo lucido e internazionale sulle storie che definiscono il nostro tempo. Una cultura che è anche servizio pubblico – dice Vito Cramarossa, direttore di CIME, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam – Il pubblico torinese – cittadini, scuole, professionisti, famiglie – cresce di anno in anno: un segnale di comunità viva, curiosa ed esigente, consapevole del valore del giornalismo e del fotogiornalismo nel comprendere la complessità del presente. La mostra diventa così uno spazio condiviso di confronto, sensibilizzazione e partecipazione alla vita democratica».

Aggiunge Cramarossa: «Per la prima volta, quest’anno, la mostra approda all’Accademia Albertina di Belle Arti: una cornice che unisce arte, bellezza e responsabilità dell’informare. Per l’Accademia e per i suoi studenti è un’occasione concreta di dialogo con linguaggi, etiche e pratiche del giornalismo visivo contemporaneo. Ringraziamo la Città di Torino e l’Accademia Albertina per la collaborazione e la fiducia. Con questa edizione riaffermiamo il valore dell’informazione di qualità e delle arti come beni comuni, e rendiamo omaggio al lavoro rigoroso e coraggioso dei giornalisti e fotogiornalisti nel mondo».

Dal 19 Settembre 2025 al 8 Dicembre 2025 –  Accademia Albertina – Torino

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61° Wildlife Photographer of The Year

<em>Wildlife Photographer of the Year 2025 </em>| © Gabriella Comi<em><br /></em>
Wildlife Photographer of the Year 2025 | © Gabriella Comi

Il concorso di fotografia naturalistica più importante al mondo, Wildlife Photographer of the Year, presenta un’anteprima della sua sessantunesima edizione, che sarà in mostra al Natural History Museum di Londra da venerdì 17 ottobre 2025. L’esposizione sarà ospitata anche presso il Museo della Permanente a Milano dal 15 novembre 2025 al 25 gennaio 2026.

La mostra presenterà le 100 suggestive e potenti immagini del nostro mondo naturale, selezionate tra un numero record di 60.636 candidature e giudicate in forma anonima, in base alla loro creatività, originalità ed eccellenza tecnica, da una giuria internazionale di esperti in fotografia naturalistica, cinema, scienza e conservazione.

Tra le immagini svelate in anteprima spiccano un drammatico scontro tra un leone e un cobra di Gabriella Comi, un ritratto di un curioso branco di lupi artici di Amit Eshel e splendide fotografie di fenicotteri, coyote e cervi rossi realizzate da alcuni dei migliori giovani fotografi naturalisti emergenti, alcuni dei quali di appena nove anni.

I vincitori di categoria e i prestigiosi premi Grand Title e Young Grand Title saranno annunciati martedì 14 ottobre 2025 durante la cerimonia ospitata al Natural History Museum, condotta dai presentatori e conservazionisti Chris Packham e Megan McCubbin (diretta sul canale YouTube del NHM). La sessantunesima edizione della mostra offrirà inoltre ai visitatori la possibilità di comprendere meglio come stanno cambiando gli habitat del nostro pianeta. Oltre alle fotografie premiate, saranno a disposizione approfondimenti su alcuni degli habitat raffigurati grazie al rivoluzionario indice sviluppato dal museo, il Biodiversity Intactness Index (BII) che misura quanto rimane della biodiversità naturale di una regione, su una scala da 0 a 100%. Adottato come indicatore ufficiale del Global Framework Biodiversity per le decisioni politiche, è uno strumento essenziale per capire, monitorare e comunicare i cambiamenti della biodiversità su scala globale e per tracciare i progressi verso gli obiettivi internazionali di conservazione.

Roberto Di Leo, presidente dell’Associazione Culturale Radicediunopercento, organizzatore della mostra presso il Museo della Permanente di Milano, dichiara:
“Da oltre tredici anni portiamo a Milano il Wildlife Photographer of the Year, trasformando la città in un punto di riferimento per chi ama la fotografia, la natura e la cultura scientifica. Nella tappa milanese le immagini prendono vita in grande formato, retroilluminate da cornici a LED che ne esaltano la forza visiva e rendono l’esperienza ancora più immersiva. A rendere speciale questa edizione è anche il privilegio della contemporaneità con Londra: un’occasione rara che ci consente di condividere con il pubblico italiano, quasi in tempo reale, le stesse emozioni che si vivono al Natural History Museum. Accanto alla visita, il programma propone diverse soluzioni di visite guidate e almeno quattro incontri gratuiti con ospiti prestigiosi della fotografia e della divulgazione scientifica. Per noi è motivo di orgoglio portare avanti questo progetto, che ogni anno coinvolge scuole, famiglie e comunità in un dialogo vivo e condiviso con il mondo naturale.”

Kathy Moran, presidente della giuria del Wildlife Photographer of the Year, afferma: “Selezionate da un numero record di oltre 60.000 immagini, queste anticipazioni offrono solo un piccolo assaggio delle 100 fotografie straordinarie, toccanti e di grande impatto che attendono i visitatori della mostra di ottobre. Come sostenitrice del potere della fotografia, posso dire che non c’è nulla di più gratificante o commovente che vedere il nostro rapporto con il mondo naturale, in tutta la sua complessità e splendore, condiviso sulla più importante piattaforma mondiale di fotografia naturalistica.”

Il dottor Doug Gurr, direttore del Natural History Museum, aggiunge: “Giunta al suo sessantunesimo anno, siamo entusiasti di portare avanti il Wildlife Photographer of the Year come una potente piattaforma di narrazione visiva, che mostra la diversità, la bellezza e la complessità del mondo naturale e del rapporto dell’umanità con esso. Con l’inclusione del nostro Biodiversity Intactness Index, questa edizione sarà la migliore combinazione di grande arte e scienza all’avanguardia, ispirando i visitatori a diventare sostenitori del nostro pianeta.”

Dal 15 Novembre 2025 al 25 Gennaio 2026 – Museo della Permanente – Milano

Helmut Newton. Intrecci

Helmut Newton, Heather looking through a keyhole, Paris 1994
© Helmut Newton Foundation | Helmut Newton, Heather looking through a keyhole, Paris 1994

Dopo il successo dello scorso anno delle esposizioni dedicate a Robert Doisneau e Elliott Erwitt, la grande fotografia d’autore torna protagonista dell’offerta culturale autunnale in provincia di Cuneo.

Dal prossimo ottobre, il Filatoio di Caraglio e la Castiglia di Saluzzo, gioielli del patrimonio architettonico piemontese, ospitano le monografiche di due protagonisti assoluti della fotografia del NovecentoHelmut Newton (1920-2004) e Ferdinando Scianna (1943). I progetti espositivi, promossi e realizzati da Fondazione Artea, offrono un percorso originale, approfondendo aspetti inediti o poco esplorati nelle carriere dei due autori. Al tempo stesso, grazie a una stretta collaborazione curatoriale, le mostre sono concepite per dialogare tra loro, offrendo al pubblico due visioni complementari della moda, vista da Scianna come racconto della vita e da Newton come provocazione dell’immaginario.

Al Filatoio di Caraglio (CN), antico setificio seicentesco, tra i più importanti d’Europa, oggi polo culturale e sede del Museo del Setificio Piemontese, dal 23 ottobre 2025 al 1° marzo 2026, sarà allestita la mostra “Helmut Newton. Intrecci”. L’esposizione riunisce oltre 100 fotografie, tra cui diversi scatti inediti, frutto delle prestigiose collaborazioni con brand di fama internazionale, come Yves Saint Laurent, Wolford, Ca’ del Bosco, Blumarine, Absolut Vodka e Lavazza.

La rassegna, curata da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino, introdotta da una selezione delle fotografie che hanno consacrato Newton come uno dei più celebri fotografi di moda al mondo, restituisce l’audace sguardo di un autore capace di creare scenari onirici, ambigui e provocatori. La complicità con modelle come Monica Bellucci, Nadja Auermann, Kate Moss, Carla Bruni ed Eva Herzigová, unita alla fiducia conquistata da parte di stilisti, riviste e brand internazionali, gli ha permesso di ridefinire i canoni della fotografia patinata, trasformandola in un linguaggio teatrale ed evocativo.

È nel passaggio dalla fotografia editoriale a quella commerciale che si rivela l’eclettismo del suo sguardo. Nel corso degli anni, Newton ha infatti approcciato le grandi committenze della moda e i progetti per prestigiosi marchi del mondo produttivo, come Lavazza, esplorando attraverso di esse aspetti nuovi ma coerenti di uno stile radicale e al contempo iconico.

Dal 23 Ottobre 2025 al 1 Marzo 2026 – Il Filatoio – Caraglio (CN)

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Bernd & Hilla Becher – History of a Method

Un'illustrazione in bianco e nero di un vecchio stabilimento industriale, con torri di estrazione e strutture fatiscenti in un paesaggio rurale.
Bernd and Hilla Becher: Seven Sisters Pit, South Wales, GB 1966 ©  Estate Bernd & Hilla Becher, represented by Max Becher, courtesy Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur – Bernd und Hilla Becher Archiv

An exhibition of Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur in cooperation with the Bernd & Hilla Becher Studio, Düsseldorf

The artist couple Bernd and Hilla Becher (1931-2007/1934-2015) has written photographic history. With their joint work, which they developed from 1959 until the 2000s on the basis of an almost uninterrupted photographic activity in the industrial regions of Germany, the Benelux countries, Great Britain, France, Italy, the USA and Canada, they created a new artistically motivated documentary style.

For the first time in Europe, this exhibition will present the methodological and thematic range of their oeuvre in great detail with over 300 original black and white photographs and other exhibits by the artist couple. In the individual sections, almost all of Becher’s found subjects can be located in a compilation and sequencing largely determined by themselves. Photographs of landscapes, winding towers, blast furnaces, cooling towers, gas tanks or even views of entire collieries etc. are considered her trademark. The juxtaposition of the groups of works authentically conveys the pictorial grammar developed by Bernd and Hilla Becher and their continuously reflected systematics and conceptual approach.

The exhibits come from the Bernd and Hilla Becher Archive in Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur and the Bernd & Hilla Becher Studio, Düsseldorf, in collaboration with Max Becher under the supervision of the Bernd & Hilla Becher Estate. There are also loans from Sprüth Magers and the LVR-Landesmuseum Bonn.

The publication accompanying the exhibition will be published by Schirmer/Mosel Verlag, with texts by Max Becher, Gabriele Conrath-Scholl, Marianne Kapfer and Urs Stahel.

September 5, 2025 – February 1, 2026 – Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur – Colonia (D)

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I TEMPI DELLO SGUARDO. 90 anni di fotografia italiana in due atti

Un uomo che cammina lungo una strada sterrata circondata da paesaggi montani, con imponenti cime montuose sullo sfondo e un cielo blu parzialmente nuvoloso.

Si preannuncia come un progetto con molti aspetti di originalità, quello che THE POOL NYC presenta dall’8 ottobre 2025 al 28 febbraio 2026, in Palazzo Fagnani Ronzoni nel cuore più antico di Milano (via Santa Maria Fulcorina, 20), a partire dal format che prevede due mostre in momenti diversi ma consecutivi, riunite nel titolo I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana in due atti.

L’iniziativa, curata da THE POOL NYC, suddivisa in due capitoli dedicati ognuno a un tema particolare – il primo a Il Colore; il secondo a Il Bianco e Nero – raccoglie un totale di 194 opere di 55 autori italiani e internazionali, che hanno scritto la storia della fotografia del Novecento.

Il titolo del progetto allude alla capacità degli artisti di segnare con il loro sguardo un’epoca, “un tempo” della nostra storia, e insieme invita a ritrovare il tempo – fuori dagli eccessi di produzione visiva di oggi – per riscoprire gli straordinari talenti che hanno reso unica, anche a livello internazionale, la fotografia italiana.

In ogni capitolo della mostra, gli autori italiani dialogheranno insieme a una straordinaria selezione di artisti internazionali, tra cui Horst P. Horst, Tracey Moffatt, William Klein, Wim Delvoye, creando insoliti e illuminanti accostamenti.

Il primo appuntamento, in programma dall’8 ottobre al 20 dicembre 2025 (inaugurazione martedì 7 ottobre, dalle 18.00 alle 21.00), propone le esperienze di quei maestri che hanno avuto nell’uso del colore una delle loro cifre più caratteristiche.

Nel percorso espositivo composto da 115 fotografie, si trovano, tra gli altri, le opere di Luigi Ghirri, maestro della luce e della quiete, di Giovanni Chiaramonteche si muove a Venezia per catturare i luoghi più nascosti della città, di FrancoFontana che proprio attraverso il colore plasma il paesaggio, dalle visioni urbane geometriche degli anni ’70 fino alla sensualità astratta della serie Piscina, ai paesaggi italiani trasfigurati in campi cromatici.

La mostra prosegue con Guido Guidi che fa della fotografia un atto di attesa, con Mario Schifano, irriverente e sperimentale, che opera con la stessa libertà creativa con cui ha interpretato la pittura, mentre Paolo Gioli, l’alchimista, pur partendo da materiale sensibile fotografico, lo considera una “materia” da plasmare e manipolare.

Se da un lato, Leonardo Genovese cattura frammenti di sogno attraverso una luce feroce e rivelatrice, la “controra” lucana, che incide i corpi e deforma le apparenze, Rita Lintz, invece, trasforma gli scarti in reliquie: gli stracci diventano tappeti e il rifiuto si fa bellezza.

Il primo atto della rassegna si completa con gli scatti di artisti internazionali, tra cui Denis Brihat, Wim Delvoye, Claus Goedicke, Béatrice Helg, John Hilliard, Tracey Moffatt, Jiang Zhi, Wang Qingsong.

Il secondo episodio – dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026 (inaugurazione giovedì 15 gennaio) -, dedicato al Bianco e Nero, prende avvio dal Futurismo di Renato Di Bosso, seguito dal Neorealismo di Alfredo Camisa, passando per le sperimentazioni formali del primo Mario De Biasi, quindi approdando agli straordinari capitoli del realismo astratto e magico di Mario Giacomelli e Antonio Biasiucci, che insieme esplorano le tracce della cultura contadina nel sud Italia, dove riti e memorie diventano oggetto da interrogare, in un dialogo crudo e spirituale con l’identità collettiva.

Mario Giacomelli si presenta con un triplice racconto: i ritratti degli esordi parlano dell’uomo attraverso una luce primordiale; le nature morte diventano esercizi domestici di poesia visiva; i paesaggi si trasformano in scenari cosmici ricchi di segni.

Franco Vaccari trasforma il banale in significativo, il marginale in poetico, e il quotidiano in arte. La sua fotografia è un manifesto che anticipa molte delle riflessioni contemporanee sull’arte partecipativa, sulla fotografia come documento, e sull’identità collettiva.

Mario Cresci cattura l’essenza della memoria e dell’identità, con uno sguardo che attraversa paesaggi e interni popolari, traducendo in immagini le tracce sottili di culture sospese tra tradizione e mutamento. Luigi Erba lavora per ripetizione e variazione, costruendo griglie sottili in cui lo spazio si sfalda in segni minimi che rimandano a un reale ormai lontano.

Le opere di Andrea Galvani sono costruzioni concettuali che evocano freddezza e inquietudine; le sue immagini riflettono sull’ambivalenza dell’intelligenza e sull’ambiguità del male come struttura razionale.

Anche per questo secondo momento espositivo, si instaurerà un dialogo con fotografi internazionali, tra cui Elliott Erwitt, Jan Groover, Horst P. Horst, Michael Kenna, William Klein, Minor White.

Durante il periodo di apertura delle mostre, Palazzo Fagnani Ronzoni ospiterà una serie di eventi collaterali, come incontri, talk, presentazione di libri, serate a tema con artisti, storici e critici della fotografia.

IL COLORE
8 ottobre – 20 dicembre 2025

IL BIANCO E NERO
16 gennaio – 28 febbraio 2026

The Pool NYC | Palazzo Fagnani Ronzoni – Milano

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Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960

Poster for the exhibition 'Margaret Bourke-White. L'opera 1930-1960' featuring a vintage photograph of Margaret Bourke-White standing with a camera beside an aircraft, against a black background with exhibition details.

Dopo l’esposizione a Torino nel 2024, la mostra prodotta da CAMERA, Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960 arriva dal 25 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026 nelle sale dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia.

Attraverso oltre 150 fotografie di straordinaria forza, l’esposizione racconta le profonde trasformazioni del mondo moderno e offre un ritratto vivido di una delle figure più emblematiche della fotografia del Novecento. Un percorso affascinante, a cura di Monica Poggi, che ripercorre il lavoro, la vita e l’esperienza umana di Margaret Bourke-White, testimone instancabile del suo tempo e pioniera capace di superare barriere e confini di genere.

Durante il periodo di mostra, con un programma di incontri pubblici con i più importanti specialisti del settore, sarà approfondito il cosiddetto “Secolo americano”, insieme di caratteri storici, culturali, ideologici, economici e sociologici che hanno segnato il secolo trascorso e ancora incidono profondamente nella cultura e nelle vicende del presente.

dal 25 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026 – Chiostri di San Pietro – Reggio Emilia

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Newton, Riviera + Dialogues. Collection FOTOGRAFIS x Helmut Newton

A sinistra, una donna con capelli ricci solleva una grande roccia nel bel mezzo di un paesaggio roccioso. A destra, una ballerina nuda si appoggia con grazia a una porta di emergenza in un ambiente interno, circondata da attrezzature.

On 4 September 2025, the Helmut Newton Foundation in Berlin opened its new double exhibitionNewton, Riviera and Dialogues. Collection FOTOGRAFIS × Helmut Newton. In the summer of 2022, the Helmut Newton Foundation’s director Matthias Harder and Guillaume de Sardes co-curated the exhibition Newton, Riviera for the historic Villa Sauber in Monte Carlo. For the first time, this late-life home of the Newtons – and the surrounding region where many of Helmut Newton’s iconic images were created – took center stage. A selection from that exhibition will now be shown in Berlin, running in parallel with Dialogues. Collection FOTOGRAFIS × Helmut Newton. This continues the foundation’s focus on Newton’s personal and professional environments, following acclaimed exhibitions such as Hollywood (2022) and Berlin, Berlin (2024/25).

September 5, 2025 – February 15, 2026 – Helmut Newton Foundation – Berlin (D)

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Antonio Beato. Ritorno a Venezia. Fotografie tra viaggio, architettura e paesaggio

Poster della mostra 'Antonio Beato. Ritorno a Venezia' al Museo Fortuny di Venezia, con un'immagine storica della piramide a gradoni di Djoser.

L’Egitto, il Mediterraneo, il Medio Oriente di Antonio Beato, e non solo: il Museo Fortuny dedica una mostra al fotografo veneziano pioniere, insieme al fratello, della fotografia di viaggio. Accanto, autori coevi che hanno immortalato gli stessi luoghi, testimoni di eventi storici, fino ad interpreti dell’Egitto di oggi, tra memoria e innovazione. 
 
A quasi duecento anni dalla nascita di Antonio Beato (ca. 1835–1905/1906), il Museo Fortuny di Venezia dedica una mostra a uno dei protagonisti più significativi della fotografia ottocentesca. L’esposizione ripercorre il lungo viaggio del fotografo veneziano attraverso l’Oriente e il Mediterraneo, andata e ritorno, offrendo una lettura inedita del suo lavoro pionieristico, messo in dialogo con le opere di altri autori che, nel corso della seconda metà del XIX secolo e fino ai nostri giorni, hanno raccontato gli stessi luoghi. Una collocazione perfetta quella della casa-atelier di Mariano Fortuny: uno spazio dove arte, viaggio e sperimentazione visiva si intrecciano, creando un incontro fecondo tra l’approccio analitico di Beato e lo sguardo più intimo e sensibile di Fortuny. Due autori accomunati da una curiosità intellettuale verso l’altro e una straordinaria capacità di narrare il mondo. Non ultimo, dall’utilizzo del mezzo fotografico – tra i campi di sperimentazione artistica di Fortuny – e dalla comune conoscenza e attrazione per l’Oriente e la cultura islamica.
 
Antonio Beato, fratello di Felice, fu tra i primi fotografi europei a stabilirsi permanentemente in Medio Oriente. Tra il 1860 e il 1880 documentò con straordinaria precisione, in particolare, l’Egitto, catturando paesaggi, architetture e siti archeologici di un mondo allora pressoché sconosciuto all’Occidente. Le sue immagini, raccolte in album pregiati o come singole stampe, entrarono nelle collezioni dell’élite europea, contribuendo a costruire un immaginario visivo sull’Oriente che anticipò la nascita della fotografia documentaria
 
La mostra si articola in quattro sezioni. La prima, Il Mediterraneo, corrispondente agli anni di formazione, è dedicata ai viaggi che Antonio e Felice Beato, insieme al cognato James Robertson, compiono tra il 1854 e il 1857, con base a Costantinopoli, verso Atene, Malta, Gerusalemme e il Cairo. È un periodo breve ma fondamentale, icui i due fratelli consolidano la loro tecnica fotografica e gettano le basi per il loro futuro percorso artistico. La seconda sezioneLe guerre, accoglie le immagini che i fratelli Beato e James Robertson realizzano tra il 1855 e il 1859 nei teatri di guerra in Crimea e in India. Si tratta di scatti intensi e talvolta disturbanti, che testimoniano il nascere del reportage di guerra, oscillando tra attrazione estetica e crudezza documentaria e presentando all’Europa del XIX secolo una finestra rara e preziosa su un Oriente ancora in gran parte sconosciuto. 
 
Il cuore della mostra è rappresentato dalla terza e più estesa sezioneGli anni egiziani, che documenta il lungo soggiorno di Antonio Beato in Egitto, dal 1860 al 1905. Le fotografie sono organizzate per località e affiancate da disegni delle planimetrie dei principali siti archeologici, in un percorso ideale che dal Cairo risale il Nilo fino alla Nubia. Queste mappe rivelano i monumenti non come entità isolate, ma come parte integrante del paesaggio e del contesto culturale che li accoglie. In questa sezione spiccano gli scatti di luoghi iconici come Luxor, Abu Simbel, Il Cairo e Giza, accostati a immagini di altri autori che propongono prospettive sorprendenti, sia coevi come Pascal Sébah Félix Bonfils, sia dello scorso secolo come l’emblematica fotografia della grande piramide di Cheope realizzata da Lee Miller nel 1938, il cui sguardo profondo attraversa i grandi eventi del XX secolo lungo le coste del Mediterraneo, creando un ponte ideale tra il documentarismo di Beato e le innovazioni visive del secolo successivo.
 
La quarta e ultima sezione, Dopo Beato, propone una riflessione sulle trasformazioni dello statuto disciplinare della fotografia. Qui il dialogo si apre agli sguardi di autori contemporanei che operano in Egitto, come Anthony Hamboussi, Paul Geday, Denis Dailleux e Bryony Dunne. Le loro immagini raccontano un Cairo in continua trasformazione, esplorando le sfide e le evoluzioni sociali, culturali e politiche della capitale egiziana. 
 
Completa questa sezione la piccola sala laterale dedicata al viaggio in Egitto di Mariano Fortuny e Henriette Nigrin nel 1938. Vi sono esposti fotografie, taccuini e schizzi che raccontano un Egitto sospeso tra tradizione e modernità, con scorci al tempo meno noti come l’oasi di El-Fayyum, Abu Simbel e Wadi Halfa, immortalati attraverso volti, mercati e scene quotidiane. Questi documenti visivi influenzarono profondamente l’arte tessile di Fortuny, che reinterpretò motivi decorativi egizi nei suoi celebri velluti stampati, dando vita a un dialogo senza tempo tra Oriente e Occidente.
 
Accanto a questi materiali, una video-intervista a Italo Zannier, grande storico della fotografia, chiude idealmente il percorso: un ritorno sull’opera dei fratelli Beato a quarant’anni dalla prima mostra veneziana, a Ikona Gallery, che ne riafferma la centralità nella storia della fotografia.
 
La mostra presenta una selezione di stampe originali provenienti da prestigiose istituzioni internazionali, tra cui Archivi AlinariFondazione di VeneziaLee Miller Archives e il Museo Egizio di Torino, affiancate da riproduzioni fotografiche di collezioni come il Getty Research Institute di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la New York Public Library. Attraverso questo percorso visivo che abbraccia epoche e sguardi differenti, il pubblico è invitato a intraprendere un viaggio ricco di riflessioni, dove la fotografia diventa un potente strumento di conoscenza e riscoperta di un Oriente in costante evoluzione.
 
A corollario dell’esposizione, è stato redatto un raffinato catalogo a cura di bruno. Questo volume, oltre a documentare le opere esposte, segna un momento fondamentale per l’istituzione: esso inaugura la nuova linea editoriale del Museo, uno strumento essenziale che andrà a definire con coerenza e chiarezza l’identità, la visione e l’approccio curatoriale delle future mostre e pubblicazioni.

Dal 15 Ottobre 2025 al 12 Gennaio 2026 – Museo Fortuny – Venezia

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Bird Photographer of the Year

 Best Portrait, Bronze

La grande fotografia naturalistica torna in scena al Forte di Bard con un progetto del tutto inedito, presentato per la prima volta in Europa: si tratta di Bird Photographer of the Year, concorso internazionale che premia le migliori fotografie di uccelli, suddivise in dodici categorie.

L’edizione 2025 è la numero dieci e debutterà in Italia al Forte di Bard.
Dal 25 ottobre 2025 al 1° marzo 2026.

Bird Photographer of the Year è un concorso che celebra la bellezza e la diversità del mondo dei volatili attraverso la straordinaria potenza della fotografia. A vincere l’edizione 2025 è l’immagine di una magnifica Fregata che si staglia contro un’eclissi solare totale. A realizzarla in Messico è stato il fotografo canadese Liron Gertsman. Due gli italiani premiati: Francesco Guffanti con l’immagine Angelo o Demone, scattata in Valle d’Aosta, che ritrae un’aquila reale mentre si ciba di una carcassa di cervo rosso, ha vinto il primo premio nella categoria Comportamento degli uccelli; Philippe Egger, con lo scatto Fotografia d’arte, che vede protagonista un Martin pescatore comune in un suggestivo volo su un’opera d’arte, ha vinto il primo premio nella categoria Prospettive creative.

Dal 25 ottobre 2025 al 1° marzo 2026 – Forte di Bard – Aosta

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Cristian Chironi. Abitare l’immagine

Una squadra di calcio degli anni '70 in un'immagine storica, con giocatori in maglietta e pantaloni corti. In primo piano, un giocatore in posizione di partenza, mentre sullo sfondo si intravedono altri membri della squadra e spettatori.
Cristian Chironi, Offside, 2007 © Cristian Chironi

Il 24 ottobre 2025 apre nella Project Room di CAMERA la mostra Cristian Chironi. Abitare l’immagine dedicata alla lettura del rapporto tra fotografia e performance nell’opera multidisciplinare dell’artista sardo (Nuoro, 1974).

Curato da Giangavino Pazzola, il percorso espositivo include una selezione dei lavori che ripercorrono la ricerca dell’artista dagli esordi sino ad oggi, mostrando come le strategie di autoritratto, di messa in scena, di creazione dei personaggi e di costruzione dell’ambientazione prendano parte al valore costruttivo ed espressivo delle immagini.
È evidente già dai lavori a cavallo degli anni Duemila, infatti, che la poetica dell’autore non consideri solamente l’uso della fotografia come documento orientato a immortalare l’azione del corpo in movimento: le modalità inedite adottate in progetti come Lina (2004), Offside (2007), DK (2009) o Cutter (2010) rivelano il ruolo centrale dell’immagine fotografica nell’indagare la complessità delle relazioni personali, della propria identità, del rapporto con le culture mondiali attraverso la creazione di un immaginario di fantasia che altera la percezione della realtà.

Progetti più recenti come My house is a Le Corbusier (2015 – in corso) completano il racconto della sua pratica, allargando all’uso ibrido dell’immagine che l’artista raggiunge con l’utilizzo del collage, del video e dell’installazione.

24 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026 – Project Room Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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GIULIA IACOLUTTI: DOPAMINA

Un uomo anziano indossa un completo scuro e usa un bastone mentre si volta verso un fondale bianco, sollevando un braccio in un gesto espressivo.

Dieci stampe compiono un intero giro di tango sulle pareti della galleria: è un capitolo della più ampia ricerca di Giulia Iacolutti dedicata alla dopamina e ai neurotrasmettitori dei circuiti nervosi che governano i movimenti e la sfera emotiva. Sono gli ormoni del piacere, della ricompensa, dell’innamoramento e della maternità e se – come dimostra la scienza – la loro carenza è all’origine di malattie come il Parkinson, esistono al contrario dei modi per stimolarli. (*)

L’amore può quindi essere stimolato e guarirci?

A Palermo nel 2020 Iacolutti, durante la residenza artistica Liquida presso lo studio Minumum, collabora con APIS (Azione Parkinson in Sicilia) e frequenta alcune lezioni di tango-terapia per persone che vivono con il Parkinson: il piacere derivante dal ballo è terapeutico perché stimola la produzione di serotonina e dopamina.

Iacolutti allestisce un set ispirato all’estetica di certe pubblicazioni scientifiche di fine ‘800 – inizio ‘900 (la Salpêtrière e l’Archivio Vincenzo Neri) e inizia unendosi al ballo: queste immagini nascono così. Le persone vengono quindi condotte in una danza ideale che diventa immagine poetica della gestualità del piacere, il ballo diventa solitario e simbolico e l’immaginario della persona malata viene de-stigmatizzato.

Il set che le contiene resta evidente nelle opere finali: i segni fatti con lo scotch nero a terra riconducono allo studio sull’equilibrio o alla capacità d’orientamento, il margine del fondale segna l’orizzonte. Quantopiù è evidente la costruzione, tantopiù i protagonisti trascendono l’immagine, portandoci, con un giro di tango, oltre i confini di una visione stereotipata.

Siete tutti invitati a fare con noi un ingresso danzante nel ventitreesimo anno di Micamera.

Dal 6 novembre al 30 dicembre – MICamera – MIlano

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Mostre di fotografia da non perdere a ottobre

Fantastiche mostre ci aspettano nel mese di ottobre, guardate qua!

Anna

Nan Goldin – This Will Not End Well

Exhibition poster for 'This Will Not End Well' by Nan Goldin at Pirelli HangarBicocca, featuring a blurred figure draped in fabric against a gradient background, with exhibition dates from October 11, 2025 to February 15, 2026.

Dall’11 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026, Pirelli HangarBicocca presenta “This Will Not End Well“, la prima retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin (nata a Washington D.C. nel 1953) come filmmaker.

A Milano la mostra riunisce il più grande corpus di slideshow mai presentato. L’esposizione include: The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022)capolavoro di Goldin; The Other Side (1992-2021), ritratto storico, omaggio agli amici trans attraverso scatti intimi e privati realizzati tra il 1972 e il 2010; Sisters, Saints and Sibyls (2004-2022), testimonianza sul trauma familiare e sul suicidio; Fire Leap (2010-2022), incursione nel mondo dell’infanzia; Memory Lost  (2019-2021), trip claustrofobico nell’astinenza da sostanze stupefacenti; e infine Sirens (2019-2020), viaggio nell’estasi della droga.

Le Navate di Pirelli HangarBicocca ospitano due slideshow aggiuntivi: You Never Did Anything Wrong (2024), il primo lavoro astratto di Goldin — ispirato a un antico mito secondo cui un’eclissi sarebbe causata da animali che rubano il sole — una meditazione poetica sulla vita, la morte e i cicli naturali che collegano tutti gli esseri viventi. La seconda opera, Stendhal Syndrome  (2024), si basa su sei miti tratti dalle “Metamorfosi” di Ovidio che prendono vita attraverso i ritratti degli amici di Goldin in un dialogo visivo attraverso il tempo, e in cui l’esperienza personale dell’artista si intreccia con i suoi scatti di dipinti e sculture provenienti da musei di tutto il mondo.

Inoltre, l’esposizione si apre con una nuova installazione sonora del duo Soundwalk Collective, che l’ha concepita in stretta collaborazione con l’artista. Come una sorta di preludio, l’opera guida i visitatori verso il simbolico villaggio di slideshow di Goldin.
La retrospettiva è allestita in diverse strutture architettoniche, definite come padiglioni, progettati dall’architetta Hala Wardé, che già in varie occasioni ha collaborato con Goldin. Ciascun padiglione è ideato in risposta a un’opera specifica, e tutti insieme formano un villaggio.

11.10.2025 – 15.02.2026 – Pirelli Hangar Bicocca – Milano

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LEE MILLER. Opere 1930-1955

Una donna che ride, seduta su un'auto d'epoca, indossa un bikini a pois e un fiore tra i capelli.
Lee Miller, Nusch Éluard accanto a un’auto. Golfe Juan, Francia, 1937 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

L’autunno di CAMERA vedrà protagonista una figura straordinaria della cultura mondiale del Novecento: la fotografa americana Lee Miller.
La nuova mostra, curata da Walter Guadagnini, presenterà dal 1° ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 oltre 160 immagini tutte provenienti dai Lee Miller Archivies, molte delle quali pressoché inedite, per una chiave di lettura sia pubblica che intima del suo lavoro e della sua straordinaria personalità. L’esposizione dà inoltre il via ai festeggiamenti per i 10 anni del Centro che proporrà un programma ampio e articolato dedicato al mondo della fotografia nelle sue infinite sfaccettature.

Il percorso espositivo si concentra sull’attività della fotografa tra gli anni Trenta e Cinquanta, documentando il suo ruolo di ponte tra gli Stati Uniti, l’Europa e l’Africa, dove visse esperienze fondamentali per la sua arte. Lee Miller fu protagonista del movimento surrealista, collaborando con Man Ray e contribuendo alla scoperta della solarizzazione. Fu vicina a figure come Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Éluard, e realizzò immagini emblematiche sia artistiche che documentaristiche. Dopo una parentesi in Egitto, tornò in Europa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, lavorando per Vogue e testimoniando il conflitto con fotografie drammatiche dei campi di concentramento e della caduta del regime nazista. Dopo la guerra si ritirò nella campagna inglese, ma il suo spirito creativo continuò a emergere anche nella vita privata.

1 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026 – Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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INGE MORATH. Le mie storie

Autoritratto in bianco e nero di una donna con capelli scuri, che indossa una maglietta a righe, mentre tiene una macchina fotografica di fronte a uno specchio.

A Pordenone la nuova stagione della grande fotografia internazionale si apre con un’esposizione inedita sull’autrice Inge Morath.

Questa esposizione rappresenta l’inizio di un percorso espositivo ricco ed articolato, che nei mesi successivi porterà a Pordenone grandi protagonisti della fotografia internazionale, con molte anteprime nazionali. Una nuova stagione dedicata all’esercizio “Del leggere”: l’avvio di un progetto culturale che pone al centro il tema della lettura in tutte le sue declinazioni, rimarcando così il ruolo culturale di Pordenone che negli anni ha costruito una straordinaria offerta culturale di rilievo nazionale.  Un contributo che s’integrerà nel percorso operativo che porterà Pordenone verso il 2027, anno in cui alla città verrà riconosciuto il ruolo di Capitale Italiana della Cultura.

A partire dal 13 settembre 2025, la città si prepara ad accogliere una nuova ed ambiziosa stagione dedicata alla fotografia d’autore, con un calendario di mostre che porterà in città alcuni tra i nomi più rilevanti del panorama fotografico internazionale. Ad aprire questa nuova proposta, sarà una grande esposizione dedicata a Inge Morath (Graz 1923 – New York 2002), figura centrale del fotogiornalismo del Novecento e prima donna entrata a far parte della celebre agenzia Magnum Photos. Un progetto, promosso dal Comune di Pordenone ed organizzato da Suazes.

In questi anni le occasioni in Italia per approfondire aspetti del suo lavoro diverse, ma la mostra di Pordenone, intitolata “Inge Morath. Le mie storie”, svela ed approfondisce una nuova parte della sua produzione, quella rappresentata dal ritratto con un’attenzione particolare al mondo della letteratura. 

La mostra, che resterà aperta fino al 16 novembre 2025, proporrà un approccio originale e poco esplorato nella produzione della fotografa austriaca, focalizzandosi prevalentemente sulla seconda parte della sua vita, segnata dall’incontro avvenuto nel set del film “The Misfits” di John Houston e dal successivo matrimonio con il drammaturgo Arthur Miller.

Il percorso espositivo raccoglierà circa 110 fotografie e sarà ospitato all’interno degli spazi espositivi di Galleria Harry Bertoia, luogo dove lo scorso si sono tenute le due anteprime nazionali dedicate a Italo Zannier e Bruno Barbey con il progetto “Les Italiens”.

La mostra è promossa dal Comune di Pordenone e organizzata da Suazes in collaborazione con Fotohof. Sarà curata da Brigitte Blüml Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz.

13 settembre -16 novembre 2025 – Pordenone, Galleria Harry Bertoia

Persona. Fotografie di Paolo Pellegrin

© Paolo Pellegrin/Magnum Photos
© Paolo Pellegrin/Magnum Photos

In occasione del 25° anniversario di Officine Fotografiche, siamo lieti di presentare “Persona”, una mostra fotografica di Paolo Pellegrin, uno dei maestri indiscussi della fotografia contemporanea.

Curata da Annalisa D’Angelo, l’esposizione rappresenta un’occasione unica per esplorare un aspetto intimo e poco conosciuto della produzione dell’autore: il ritratto come forma di indagine, relazione e memoria.

Nelle parole della curatrice si coglie l’essenza di questa mostra: “Il ritratto da sempre terreno di confronto e riflessione, è specchio dell’anima per alcuni, furto della stessa per altri. È spazio di verità e rappresentazione, ma anche di sottrazione. È politica e paesaggio insieme. Nella visione di Paolo Pellegrin, il ritratto si fa linguaggio capace di attraversare le vite altrui con rispetto, delicatezza e intensità”.

Per la prima volta in Italia, la mostra presenta una selezione inedita di ritratti che attraversano l’intera carriera del fotografo: dai primi scatti nei campi rom italiani degli anni ’80 e ’90, ai volti e corpi segnati dei feriti di Gaza, dai coloni israeliani durante le proteste del 2005, alle immagini sospese di Haiti e degli Stati Uniti contemporanei, fino alle fotografie posate di attori hollywoodiani pubblicate come copertine del New York Times.

Ogni ritratto è un frammento di storia, testimonianza viva che continua a trasformarsi nello sguardo di chi osserva.

L’esposizione indaga anche il rapporto tra immagine e potere: dall’ambiguo ritratto di Donald Trump, colto attraverso uno schermo durante la cerimonia del suo insediamento, a un cancello spezzato che lascia intravedere la Gaza di ieri, fino a opere recenti dedicate al tema della sorveglianza.

In mostra, una varietà di tecniche e formati — stampe vintage, serigrafie, digitali e gigantografie — accompagna il visitatore in un percorso visivo che sottolinea come, per Pellegrin, il ritratto non appartenga mai solo al fotografo: è del soggetto, dello spettatore, della memoria collettiva.

“Festeggiare i venticinque anni di Officine Fotografiche con una mostra di Paolo Pellegrin – afferma Emilio D’Itri direttore e fondatore della famosa associazione – non è una scelta casuale, ma profondamente simbolica. La nostra storia è legata all’idea che la fotografia sia insieme linguaggio artistico, strumento di indagine e possibilità di relazione: esattamente ciò che il lavoro di Pellegrin incarna in maniera magistrale. In questi anni Officine è diventata un luogo d’incontro, formazione e crescita per generazioni di fotografi e appassionati, ma anche uno spazio in cui riflettere sul mondo attraverso le immagini. Con Persona abbiamo voluto restituire al pubblico un percorso che attraversa la carriera di un autore capace di trasformare il ritratto in memoria viva e testimonianza universale. Crediamo che celebrare questo traguardo con il lavoro di uno dei più grandi maestri contemporanei significhi riaffermare la nostra missione: continuare a nutrire una comunità attenta, curiosa e consapevole, e ribadire la centralità della fotografia come forma di conoscenza, cultura e impegno civile”. 

“Persona” ci invita a riflettere su ciò che è visibile e su ciò che rimane invisibile. Un dialogo tra conflitto e intimità, celebrità e anonimato, che ci accompagna nelle pieghe più profonde dell’umano.

Dal 3 Ottobre 2025 al 31 Ottobre 2025 – Officine Fotografiche Roma

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Festival della Fotografia Etica di Lodi. XVI Edizione

Loay Ayyoub, The Tragedy of Gaza
© Loay Ayyoub | Loay Ayyoub, The Tragedy of Gaza

Il Festival della Fotografia Etica di Lodi è felice di annunciare i vincitori del World Report Award|Documenting Humanity 2025 e della Open Call per il no-profit.

Tra i 1002 fotografi da 80 paesi diversi e 5 continenti, che hanno inviato oltre un migliaio di progetti, sono 7 i fotografi che si sono aggiudicati la vittoria, o la menzione speciale, nelle 5 categorie che costituiscono il Premio e che saranno esposti nel corso della sedicesima edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi, dal 27 settembre al 26 ottobre.

I vincitori del World Report Award e della Open Call per le ONG sono stati selezionati dalla giuria internazionale composta Alexa Keefe, photo editor a capo del dipartimento che si occupa di fauna selvatica presso il National Geographic Magazine, Elizabeth Krist, photo editor per la rivista National Geographic per oltre 20 anni ed è attualmente membro del consiglio di Women Photograph e del W. Eugene Smith Fund, MaryAnne Golon, già direttrice della fotografia al Washington Post, Alberto Prina, Aldo Mendichi e Laura Covelli coordinatori del Festival.

Il World Report Award, ricordiamo, si pone l’obiettivo di condividere una nuova forma di impegno sociale attraverso la fotografia e si rivolge a tutti i fotografi italiani e stranieri, professionisti e non. Il soggetto è l’uomo con le sue vicende pubbliche e private, le sue piccole e grandi storie; i fenomeni sociali, i costumi, le civiltà, le grandi tragedie e le piccole gioie quotidiane.
Ecco i premiati e le menzioni speciali:

Federico Rios per il reportage Paths of Desperate Hope, 1° classificato nella sezione Master Award. Il premio sarà di 7.000 euro.
Tra il 2021 e il 2024 oltre un milione di persone hanno attraversato il Darién nell’intento di raggiungere gli Stati Uniti. Nel 2024 la maggior parte dei migranti erano venezuelani, ma a loro si sono aggiunti afghani, cinesi, haitiani ed ecuadoregni così come persone provenienti da altri paesi. Oggigiorno sono oltre cento le nazionalità rappresentate da coloro che attraversano questa fitta giungla al confine tra Panama e Colombia, camminando lungo il pericoloso tratto di circa 25.000 chilometri quadrati, indossando ciabatte, con i loro averi in borse di plastica, e portando i loro bambini in braccio. Non è chiaro quanti di loro riescano ad arrivare a destinazione.

Cinzia Canneri per il reportage Women’s Bodies as Battlefields, menzione speciale nella sezione Master Award.
Questo progetto affronta la condizione delle donne eritree e tigrine, scappate attraverso Eritrea, Etiopia e Sudan. Inizialmente focalizzato sulle donne eritree che fuggivano da uno dei peggiori regimi dittatoriali del mondo, il progetto si è poi esteso includendo anche le donne coinvolte nella guerra nella regione del Tigray. Durante il conflitto, le Forze di Difesa Eritrea utilizzavano la violenza sessuale come arma di guerra prendendo di mira le donne eritree per punirle e quelle tigrine per sterminarle. A prescindere dalla nazionalità a cui appartenevano, i loro corpi diventavano campi di battaglia.

Diego Fedele per il reportage The Price of Choice, 1° classificato nella sezione Spotlight Award. Il premio sarà di 3.000 euro.
La guerra nell’Est dell’Ucraina continua ad intensificarsi per il terzo anno consecutivo da quando il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’invasione nel febbraio 2022 dopo un lungo periodo di tensioni diplomatiche. Le ostilità nelle regioni a Est sono iniziate nel 2014 e da allora molti civili sono stati costretti a spostarsi nei territori a Ovest o in altri paesi europei. Gli incessanti bombardamenti hanno lasciato una scia di distruzione, paralizzando le infrastrutture, l’economia e lo stile di vita dell’Ucraina.

Loay Ayyoub per il reportage The Tragedy of Gaza, 1° classificato nella sezione Short Story Award. Il premio sarà di 2.000 euro.
Per sei mesi, a partire dalle prime ore che sono seguite all’attacco inaspettato su Israele il 7 Ottobre 2023 e fino a marzo 2024 – Loay Ayyoub ha fotografato per il Washington Post la guerra a Gaza, uno dei conflitti più devastanti di questo secolo che ha strappato decine di migliaia di vite, ha portato al più largo esodo nella regione dalla creazione dello stato di Israele nel 1948, e ha ridotto almeno la metà della popolazione in condizioni di carestia.

Md Zobayer Hossain Joati con We Live to Fight, 1° classificato nella sezione Student Award. Il premio sarà di 1.500 euro.
Questo progetto indaga quello che sta alla base delle culture, gli stili di vita, le emozioni, la storia, la politica, le vicende nascoste e gli scenari di tensioni clandestine di alcune comunità di arti marziali in Bangladesh. Le arti marziali fungono sia da forma di autodifesa — soprattutto per bambini e ragazze — sia da intrattenimento. Sebbene siano praticate da diversi gruppi, comprese le comunità indigene, le arti marziali soffrono spesso di scarsi finanziamenti e di una copertura mediatica limitata, nonostante i risultati ottenuti dagli atleti bengalesi a livello internazionale.

Julius Nieweler per il reportage Whispers Say: “War is Coming”, menzione speciale nella sezione Student Award.
Questo progetto offre uno spaccato dell’approccio della società alla vigilia delle elezioni in Moldavia, con un particolare focus sull’influenza della Russia.

Afshin Ismaeli con l’immagine The Price of War, 1° classificato nella sezione Single Shot Award. Il premio sarà di 1.500 euro.
Lo scatto singolo racconta le conseguenze della guerra attraverso la storia di un padre, veterano mutilato, che si intreccia con la presenza silenziosa e fragile del figlio: due generazioni unite da una ferita collettiva che va oltre la dimensione individuale del legame familiare.

Tante anche le candidature inviate dalle ONG di tutto il mondo alla Open Call. Sin dalla sua prima edizione, il Festival della Fotografia Etica ha dedicato particolare attenzione all’utilizzo della fotografia da parte di organizzazioni che si occupano di tematiche sensibili dal punto di vista sociale. Quest’anno sono state selezionate 4 organizzazioni che verranno esposte nell’area tematica relativa: Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) Roma Blind Football, Nyodeema Foundation, Minority Rights Group International ed EMERGENCY.

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Roma Blind Football nasce nel 2024 come naturale evoluzione della precedente ASDRoma2000 ed ha come oggetto principale l’esercizio in via stabile dell’organizzazione e gestione dell’attività sportiva dilettantistica Calcio a 5 per non vedenti e per ipovedenti, ivi compresa la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza per lo sviluppo dell’attività sportiva paralimpica.

Nyodeema Foundation è un’organizzazione senza scopo di lucro che promuove la consapevolezza internazionale, la tolleranza in tutti gli ambiti culturali, la comprensione tra i popoli, i diritti umani, la tutela dell’ambiente e la parità di diritti tra donne e uomini, con l’obiettivo di favorire la loro indipendenza economica e finanziaria a lungo termine.

Minority Rights Group è una delle principali organizzazioni per i diritti umani che lavora a fianco di minoranze etniche, religiose e linguistiche, e dei popoli indigeni in tutto il mondo. L’organizzazione sostiene minoranze e popoli indigeni nella difesa dei loro diritti: dalla terra su cui vivono, alle lingue che parlano, dalle credenze che praticano, alle culture di cui fanno parte, dalle pari opportunità nell’istruzione e nel lavoro, alla piena partecipazione alla vita pubblica.

EMERGENCY è un’Associazione internazionale nata in Italia nel 1994 con due obiettivi: garantire cure di qualità e gratuite alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà e, allo stesso tempo, promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Dal 1994 EMERGENCY ha lavorato in 21 Paesi di tutto il mondo offrendo cure gratuite e di alta qualità a chi ne ha più bisogno, secondo i principi di eguaglianza, qualità e responsabilità sociale. Dalla sua fondazione a oggi, in tutte le strutture sanitarie di EMERGENCY sono state curate gratuitamente oltre 13 milioni di persone.

A partire dal prossimo 27 settembre oltre 20 mostre da visitare in un mese speciale dedicato alla fotografia, tra cui quella del World Press Photo, unica tappa lombarda della mostra internazionale itinerante. Il grande concorso internazionale di fotogiornalismo e fotografia documentaria più famoso al mondo che si svolge da oltre 50 anni e indetto dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, torna a Lodi per il quarto anno. Quasi 150 immagini che arrivano dai 5 continenti per raccontare storie incredibili.

Dal 27 Settembre 2025 al 26 Ottobre 2025 – Lodi – sedi varie

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Vera Fotografia, Gianni Berengo Gardin

Una coppia si bacia in un elegante corridoio con colonne e lampioni, ritratta in bianco e nero.
Gianni Berengo Gardin, Piazza San Marco, Venezia, 1959 – Courtesy of the artist & Polka Galerie

For the first time, Galerie Polka dedicates an exhibition to Gianni Berengo Gardin, a major figure in Italian photography. On this occasion, nine iconic platinum-palladium prints, each limited to ten editions, are presented. This process, renowned for its tonal depth and longevity, reveals the full subtlety of the photographer’s humanist and committed vision. Complementing the exhibition are a selection of vintage silver gelatin prints carefully chosen from his studio in Milan, enriching this unique presentation. This inaugural show at Polka pays tribute to a rare body of work—both discreet and essential—rooted in the visual memory of the 20th century. 

Dall’11 settembre al 25 Ottobre – Galerie Polka – Parigi

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HOT POT – Autori Vari

“Hot Pot” (l’Hot pot consiste in molte varietà di stufato dell’est asiatico) prende il nome da un diffuso piatto che si consuma in Cina, simbolo di condivisione e fusione di sapori, riflettendo l’idea di un melting pot culturale e sociale. Otto autori diversi, otto prospettive uniche, un’unica narrazione visiva: quella della cultura contemporanea cinese e delle sue trasformazioni. Il lavoro si presenta come un affascinante mosaico di immagini che esplorano i cambiamenti sociali, culturali e architettonici delle città moderne. Ciascuno degli otto fotografi coinvolti ha scelto un tema specifico, fornendo un contributo personale e originale che si inserisce nel quadro complessivo della mostra. Gli autori hanno esplorato il concetto di fluidità nella vita urbana, documentando i mutamenti nei flussi di persone all’interno delle metropoli, catturando l’essenza del movimento costante e della trasformazione, raccontando storie di individui che vivono e lavorano negli ambienti urbani, offrendo uno spaccato della diversità dell’esperienza umana segnata da vita che potrebbe essere considerata comune in più luoghi del mondo per arrivare agli eccessi di cui la società cinese è intrisa. Sono state raccontate le nuove forme architettoniche che stanno ridefinendo lo skyline urbano, mettendo in luce l’innovazione e la creatività che caratterizzano la progettazione degli spazi contemporanei per arrivare al racconto di angoli dimenticati immortalando edifici e spazi che raccontano storie che evocano sensazioni di nostalgia e dando ampio spazio a riflessioni e sentimenti contrastanti. Il dialogo tra tradizione e modernità, documenta come le pratiche culturali tradizionali si integrano e si trasformano nella società contemporanea, celebrando la resilienza e l’adattabilità delle culture urbane così come l’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana, mostrando come dispositivi digitali e connessioni virtuali stiano ridisegnando le interazioni umane e gli spazi pubblici, offrendo uno sguardo critico sulle nuove dinamiche sociali. Interessante l’esplorazione del concetto di identità collettiva e il ruolo degli spazi pubblici come luoghi di aggregazione e confronto, evidenziando l’importanza di questi spazi nel favorire la coesione sociale e il senso di comunità. “Hot Pot” è una sinfonia visiva che invita il pubblico a riflettere sulle molteplici dimensioni della vita urbana contemporanea in Cina. Ogni fotografo contribuisce con il proprio linguaggio visivo, creando un’esperienza ricca e stratificata che rispecchia la complessità della società odierna. Questa mostra rappresenta un’opportunità unica per immergersi nei cambiamenti che stanno ridisegnando le città cinesi e, attraverso gli occhi degli otto autori, si possono esplorare le molteplici sfaccettature della cultura attuale, un piccolo viaggio attraverso il tempo e lo spazio urbano, un dialogo visivo che invita alla contemplazione e alla scoperta della Cina contemporanea. Sara Munari

Dal 27 settembre al 26 ottobre – Spazio Vigne del Teatro alle Vigne – Lodi

Fotografia tra reale e surreale – RODNEY SMITH

Immagine in bianco e nero di cinque persone che indossano abiti eleganti e tengono ombrelli, con il profilo delle Torri Gemelle sullo sfondo, in una scena che suggerisce un'atmosfera nostalgica e stilistica.
Skyline, Hudson River, New York, 1995 © Rodney Smith

“Mi avventuro nel mondo per respirare la sua dubbia reputazione e il suo umorismo, per vedere più chiaramente, per cercare finalità e conoscenza, per aprirmi, per cogliere in modo esuberante e inesorabile la luce.” Rodney Smith

Per la prima volta in Italia, arriva a Palazzo Roverella una grande mostra monografica che celebra l’opera dell’acclamato fotografo newyorkese Rodney Smith (1947-2016).

L’ampia retrospettiva, che espone oltre cento opere evocative di Smith, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con diChroma photography, il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Silvana Editoriale. Sarà possibile visitare l’esposizione curata da Anne Morin dal 4 ottobre al primo febbraio 2026.

La mostra introduce il pubblico italiano a un grande protagonista della fotografia, noto per la sua inconfondibile estetica: un raffinato connubio di eleganza classica, composizione rigorosa e ironia elegante e surreale, che ha richiamato paragoni con le opere del pittore René Magritte. A lungo acclamato per le iconiche immagini in bianco e nero che combinano ritratto e paesaggio, Rodney Smith ha dato vita a mondi incantati e visionari pieni di sottili contraddizioni e sorprese. Realizzate con il solo ausilio di pellicola e luce naturale, le sue immagini oniriche, mai ritoccate, si distinguono per una meticolosa cura artigianale e una straordinaria precisione formale.

Allievo di Walker Evans, influenzato da Ansel Adams e ispirato dall’opera di Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson e William Eugene Smith, le sue fotografie sono apparse su pubblicazioni di spicco quali “TIME”, “Wall Street Journal”, “The New York Times”, “Vanity Fair” e molte altre. Non da ultimo, Smith ha ottenuto grandi riconoscimenti per la sua fotografia di moda in collaborazione con rinomati marchi tra cui Ralph Lauren, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman.

L’estetica di Smith mostra inoltre evidenti parallelismi con la tradizione cinematografica, e si avvale di netti rimandi all’opera di registi del calibro di Alfred Hitchcock, Terrence Malick e Wes Anderson, e a leggende del cinema muto quali Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd.

Rodney Smith, uomo colto e studioso di teologia e filosofia, mosso da una ricerca continua del significato della vita, ha trovato nella fotografia il linguaggio che gli ha consentito di esprimersi al meglio.

Proprio Smith che si descriveva come un “ansioso solitario”, trovava conforto nel catturare immagini considerandole un modo per “riconciliare il quotidiano con l’ideale”, per tradurre le proprie emozioni nella forma e per tramutarsi da osservatore a partecipe.

Le sue immagini iconiche catturano il mondo con humour, grazia e ottimismo. Con il suo stile distintivo ha affinato la percezione, portando ordine nel caos.

Le fotografie di Rodney Smith stupiscono, affascinano e intrigano, conducendo l’osservatore in regni poetici di riflessi e riflessioni. Sereni luoghi immaginari evocano un senso di benessere e inducono chi li osserva a sorridere e ad abbandonarsi alla tenerezza e, grazie a questa apertura e distensione, a provare stupore e ammirazione.

Così la curatrice Anne Morin descrive il lavoro di Rodney Smith:

“Ogni immagine creata da Smith, con la cura e la precisione di un orafo, è un tentativo sempre nuovo di ricreare questa armonia divina e di raggiungere uno stato superiore, anche solo per un istante. Ogni immagine è eterea ed estatica.

(…) In qualsiasi punto dell’immagine si posi lo sguardo, l’occhio è immediatamente sedotto dalla grazia, dalla raffinatezza, dallo squisito accostamento di forme e contro forme, dalla diversità delle materie e dalla ricchezza narrativa che eccelle per sobrietà, parsimonia e silenzio.”

Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni tematiche: La divina proporzioneGravitàSpazi etereiAttraverso lo specchioIl tempo, la luce e la permanenzaPassaggi.

La maggior parte delle opere esposte sono in bianco e nero, a testimonianza del fatto che Smith ha iniziato a lavorare con il colore solo a partire dal 2002.

Come spiega lo stesso fotografo: “Dopo quarantacinque anni e migliaia di rullini, provo ancora questo amore incondizionato per la pellicola in bianco e nero. Tuttavia, contrariamente a quanto pensavano molti miei conoscenti, ho cambiato idea e circa otto anni fa ho iniziato a scattare anche a colori. Assolve a una funzione diversa per me, e ne parlerò più avanti, tuttavia non c’è niente per me come l’oscurità e la sfolgorante intensità del bianco e nero. È un’astrazione che avviene per aggiunta. Sì, c’è molto più colore nel bianco e nero di quanto non ve ne sia nel colore”.

Di fatto, una volta che Smith ha abbracciato il colore e la fotografia di grande formato, i risultati sono stati sorprendenti.

Le opere di Rodney Smith sono ora esposte in musei, gallerie e importanti collezioni private in tutto il mondo.

L’imminente retrospettiva monografica che aprirà i battenti a Palazzo Roverella il 3 ottobre 2025, offrirà l’opportunità anche al pubblico italiano di lasciarsi trasportare nel mondo incantato di Rodney Smith e di approfondire la conoscenza di questo fotografo, maestro indiscusso di un’eleganza senza tempo.

4 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026 – Rovigo, Palazzo Roverella

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World Press Photo Exhibition 2025

<span>Samar Abu Elouf, Mahmoud Ajjour, nove anni </span><span>© Samar Abu Elouf, The New York Times. World Press Photo of the Year</span><br />
Samar Abu Elouf, Mahmoud Ajjour, nove anni © Samar Abu Elouf, The New York Times. World Press Photo of the Year

World Press Photo Exhibition 2025, la più prestigiosa mostra di fotogiornalismo al mondo, torna a Torino: le 144 immagini che la compongono saranno esposte nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, all’Accademia Albertina delle Belle Arti, in via Accademia Albertina 6, da venerdì 19 settembre a lunedì 8 dicembre.
L’esposizione presenta i lavori di fotogiornalismo e fotografia documentaristica vincitori della 68ª edizione del concorso, firmati per le maggiori testate internazionali, come New York Times, Washington Post, Der Spiegel, Time, le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters, Tass: immagini che offrono una panoramica sul presente e rappresentano un’opportunità per un viaggio critico nell’attualità, affrontando questioni come conflitti, disordini politici, crisi climatica, viaggi dei migranti.
Le 144 immagini sono state selezionate tra le 59.320 scattate da 3778 fotografi provenienti da 141 paesi.
A Torino l’esposizione torna per il nono anno consecutivo ed è organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam.
L’apertura al pubblico è prevista per venerdì 19 settembre alle 16. Anche quest’anno, la mostra, che gode del patrocinio della Città di Torino, sarà accompagnata da conferenze dedicate alla fotografia e ai grandi temi dell’attualità.

L’edizione 2025

World Press Photo Contest 2025 ha coinvolto sei giurie regionali e una giuria globale, che è stata presieduta dall’italiana Lucy Conticello, direttrice della fotografia per M, il magazine di Le Monde. Il processo di selezione ha richiesto due mesi di intenso lavoro, tra gennaio e febbraio 2025.
Il concorso è stato suddiviso in sei aree geografiche: Africa, Asia Pacifica e Oceania, Europa, Nord e Centro America, America del Sud, Asia Occidentale, Centrale e Meridionale. Questo approccio regionale ha permesso di ottenere una visione e un racconto globale di ciò che accade sul nostro Pianeta. Una volta selezionati i vincitori per ogni area, si è proceduto alla scelta dei vincitori assoluti.
Quattro, invece, sono state le categorie in cui è stato suddiviso il concorso: Singole, Storie, Progetti a lungo termine Open Format, dedicata all’interazione tra fotografia e altri linguaggi.

«Il World Press Photo Contest rappresenta un importante riconoscimento per professionisti che lavorano in condizioni difficili ed è anche un riassunto, per quanto incompleto, dei principali avvenimenti internazionali. Come giurati, siamo andati in cerca di immagini che possano favorire il dialogo» afferma Lucy Conticello, presidente della giuria mondiale.
I fotografi selezionati nel 2025 sono originari di Bangladesh, Bielorussia, Brasile, Colombia, Corea del Sud, Germania, Spagna, Stati Uniti, Francia, Haiti, Indonesia, Iran, Iran/Canada, Italia, Myanmar, Nigeria, Palestina, Olanda, Perù/Messico, Filippine, Portogallo, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Germania, Salvador, Sudan, Thailandia, Turchia, Regno Unito e Venezuela.

I vincitori

A vincere il titolo di World Press Photo of the Year 2025 è stata la palestinese Samar Abu Elouf con un’immagine che ritrae Mahmoud Ajjour, 9 anni, un bambino mutilato da un attacco israeliano sulla Striscia di Gaza, nel marzo 2024. Questa immagine è stata pubblicata sul New York Times.

Durante la fuga, Mahmoud si è voltato per esortare la famiglia a fare presto. Un’esplosione ha intercettato le braccia tese e le ha distrutte. Dopo le cure mediche, la famiglia è stata evacuata in Qatar, dove il bambino sta imparando a scrivere con i piedi. La fotografa Samar Abu Elouf è stata, invece, evacuata da Gaza nel dicembre 2023 e vive ora a Doha, nello stesso complesso di appartamenti di Mahmoud.

Due sono finalisti per la Foto dell’Anno del World Press Photo: richiamano l’attenzione su altre due questioni di grande attualità, l’immigrazione e il cambiamento climatico.
Lo statunitense John Moore ha vinto con “Attraversamento notturno” che testimonia il fenomeno dell’immigrazione cinese clandestina negli Stati Uniti con un’immagine di alcuni migranti che cercano di scaldarsi sotto la pioggia, dopo avere attraversato il confine del Messico. È stata scattata in California il 7 marzo 2024 per Getty Images.
Il peruviano-messicano Masuk Nolte si è classificato finalista con “Siccità in Amazzonia”, realizzata per Panos Piciture, Bertha Foundation. Rappresenta un giovane costretto a percorrere a piedi due chilometri sul letto del fiume in secca per portare cibo a sua madre che vive in un villaggio un tempo accessibile in barca. È stata scattata il 5 ottobre 2024.
 Tra i temi trattati anche l’attentato a Donald Trump, la campagna elettorale in Venezuela, la violenza delle gang a Haiti, le proteste anti governative in Kenya, Georgia e Bangladesh.
Tra i progetti a lungo termine premiati c’è quello dell’unica fotografa italiana selezionata, Cinzia Canneri, che ha seguito le vite di alcune donne in fuga dal regime repressivo in Eritrea e dal conflitto in Etiopia. La bielorussa Tatsiana Chypsanava, invece, ha raccontato come una comunità maori difende la sua identità culturale in Nuova Zelanda, mentre Aliona Kardash è tornata nel suo paese d’origine, la Russia, per capire come la repressione e la propaganda abbiano trasformato le persone che sono rimaste. In America Centrale, Carlos Barrera ha documentato la violenza del governo di Nayib Bukele in Salvador, mentre Federico Ríos ha attraversato la regione selvaggia tra Panama e Colombia insieme ai migranti che rischiano la vita per arrivare negli Stati Uniti. Ancora, Ebrahim Alipoor è arrivato sulle montagne impervie del Kurdistan iraniano per conoscere le storie dei kolbar, i corrieri che trasportano illegalmente merci tra Iraq, Turchia e Iran.

La mostra a Torino
«Torino si conferma capitale culturale e civica dell’informazione visiva. Per il nono anno consecutivo, la World Press Photo Exhibition torna in città, rinnovando l’impegno a offrire uno sguardo lucido e internazionale sulle storie che definiscono il nostro tempo. Una cultura che è anche servizio pubblico – dice Vito Cramarossa, direttore di CIME, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam – Il pubblico torinese – cittadini, scuole, professionisti, famiglie – cresce di anno in anno: un segnale di comunità viva, curiosa ed esigente, consapevole del valore del giornalismo e del fotogiornalismo nel comprendere la complessità del presente. La mostra diventa così uno spazio condiviso di confronto, sensibilizzazione e partecipazione alla vita democratica».

Aggiunge Cramarossa: «Per la prima volta, quest’anno, la mostra approda all’Accademia Albertina di Belle Arti: una cornice che unisce arte, bellezza e responsabilità dell’informare. Per l’Accademia e per i suoi studenti è un’occasione concreta di dialogo con linguaggi, etiche e pratiche del giornalismo visivo contemporaneo. Ringraziamo la Città di Torino e l’Accademia Albertina per la collaborazione e la fiducia. Con questa edizione riaffermiamo il valore dell’informazione di qualità e delle arti come beni comuni, e rendiamo omaggio al lavoro rigoroso e coraggioso dei giornalisti e fotogiornalisti nel mondo».

Dal 19 Settembre 2025 al 8 Dicembre 2025 – Accademia Albertina – Torino

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CONTRO LA GUERRA – sguardi e immaginari

CONTRO LA GUERRA - sguardi e immaginari, Palazzo dei Musei, Reggio Emilia

L’esposizione “CONTRO LA GUERRA – sguardi e immaginari”è un progetto di EMERGENCY a cura di CHEAP ed è un percorso immersivo sul tema della guerra nei suoi effetti fisici, psicologici, sociali e politici che si struttura attraverso diversi livelli visivi e gradi di coinvolgimento.  
 
La mostra si interroga sulla possibilità di entrare, in modo intimo ma non voyeuristico, nelle storie delle vittime, così come nella resistenza di chi vi si oppone, praticando la disobbedienza civile, protestando pubblicamente, rivendicando disarmo e solidarietà. E curando le ferite degli altri, come fa EMERGENCY dal maggio 1994, data di fondazione di un’organizzazione che pratica la medicina anche come strumento di pace. 
 
Tratte dall’archivio storico, le grandi fotografie in bianco e nero sulle attività di cura di EMERGENCY, dall’Afghanistan all’Iraq, si alternano ai poster di CHEAP, provenienti da alcuni degli interventi più importanti realizzati dal collettivo negli ultimi anni – “Disobbedite con generosità”, “Sabotate con grazia”, “Agitatevi” – e a quelli delle artiste e degli artisti invitati a partecipare alla mostra, dall’Italia al Brasile, dalla Spagna alla Polonia. Geografie lontane e sensibilità diverse, accomunate dalla convinzione che – come dichiarano i messaggi incisi lungo il percorso espositivo – “nessuna guerra è inevitabile” e che “la guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri”.Lo testimoniano peraltro le immagini all’interno di un box, riparate da una feritoia: fotografie di persone e dei loro corpi sopraffatti dalla violenza della guerra, ma schermati e non a vista, possono infatti essere guardate solo se ci si avvicina alla feritoria. Sono fotografie di dimensioni più ridotte, esplicite, crude che richiedono uno sguardo attento, consapevole. Sono un appello che EMERGENCY e CHEAP rivolgono al pubblico, una richiesta di avvicinamento, di assunzione di responsabilità. 

Dal 4 Settembre 2025 al 26 Ottobre 2025 – Palazzo dei Musei – Reggio Emilia

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‘OM/MOTHER – Barbara Debeuckelaere e le donne di Tel Rumeida

Vista panoramica su una città con edifici di varie altezze, in primo piano spuntano alcuni fiori.

Mercoledì 15 ottobre 2025 Spazio Labo’ inaugura la mostra ‘Om/Mother: un progetto collaborativo tra la fotografa belga Barbara Debeuckelaere e le donne di otto famiglie palestinesi di Tel Rumeida, un quartiere di Hebron/H2 in Cisgiordania.

Per l’occasione l’artista sarà presente in galleria e alcune delle donne di Tel Rumeida saranno in collegamento da remoto. Durante l’inaugurazione è prevista una tavola rotonda per discutere insieme a loro e ad altri ospiti tra cui Issa Amro, attivista palestinese con sede a Hebron e cofondatore ed ex coordinatore del gruppo Youth Against Settlements e Adam Broomberg, fotografo, educatore e attivista sudafricano con sede a Berlino.
Parleremo insieme della situazione in Palestina oggi, sentiremo le voci di chi sta vivendo in una città palestinese assediata da coloni e soldati israeliani illegali e radicali e ovviamente della situazione a Gaza, che è sempre più tragica con un genocidio in atto e verso la quale come centro culturale non possiamo non prendere una posizione netta.

Nel progetto a più mani ‘Om/Mother, coordinato da Debeuckelaere, le donne palestinesi di Tel Rumeida rivendicano la propria autonomia usando personalmente la macchina fotografica per documentare le loro vite, le loro case e l’ambiente circostante. La fotografia viene utilizzata per mostrare la loro perseveranza e denunciare la propria condizione. Mostrando al mondo la loro determinazione a continuare la loro vita quotidiana sotto occupazione, queste donne partecipano all’atto di resistenza più estremo.

Oltre a Gerusalemme, Hebron è l’unico luogo in Cisgiordania in cui coloni israeliani radicali vivono nel cuore di una città palestinese, e ospita diversi luoghi sacri sia per gli ebrei che per gli arabi. L’intreccio di piccoli insediamenti pesantemente sorvegliati suddivide i quartieri storici in piccoli settori con posti di blocco, limitando gravemente la libertà di movimento dei residenti palestinesi. Poiché solo il due percento della popolazione della Città Vecchia è israeliana, protetta da più del doppio dei soldati, le tensioni in questa società divisa aumentano regolarmente.
Oltre al conflitto persistente e all’occupazione illegale, i palestinesi sono sotto costante sorveglianza e affrontano la minaccia immediata delle molestie violente dei loro vicini coloni, che agiscono impunemente. Sebbene sia gli uomini che le donne soffrano di questa situazione, le donne sono raramente sentite o viste, poiché rimangono per lo più a casa, temendo per la propria sicurezza e quella dei propri figli e figlie. Ma la loro azione quotidiana di resistenza alla violenza e al sopruso è parte fondamentale della vita in Cisgiordania e le loro voci vanno quanto più ascoltate e condivise e anche l’arte può e deve avere un suo ruolo in questo.

15.10.2025 / 22.01.2026 – Spazio Labò – Bologna

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Siena Awards 2025

© Muhammed Muheisen
© Muhammed Muheisen

From September 26 to November 23, a rich program of events and photographic exhibitions confirms the festival as a must-see event of the autumn season.

The Siena Awards Festival 2025 kicks off on September 26 with three unmissable events: starting with the SIPA Talks, featuring leading masters of photography, followed by Ars Lucis, a spectacular video mapping show on the Palazzo Pubblico and Torre del Mangia, and concluding with the highly anticipated interview with Steve McCurry, hosted by Gianluca Gazzoli.

A festival to be savored slowly, strolling through the alleys, squares, and historic landmarks of Siena‘s city center, as well as the charming villages of Castelnuovo Berardenga and Sovicille.

Four extraordinary solo exhibitions showcase the work of outstanding photographers: Muhammed Muheisen takes us through two decades of war, exile, and resilience; Elliot Ross highlights the deep inequalities in access to water in the United States; Katie Orlinsky tells the dramatic story of the disappearing caribou in the Arctic; and Adrees Latif explores the complex reality of migration along the U.S.-Mexico border.

In addition to the solo shows, the Siena Awards Photo Festival 2025 offers a rich exhibition program featuring: the prestigious group exhibition of the SIPA-Siena International Photo Awards, the cutting-edge selection of the Creative Photo Awards, the breathtaking aerial images of the Drone Photo Awards, and the powerful solo exhibition by Kiana Hayeri, No Woman’s Land – an intense narrative on what it means to be a woman in lands marked by conflict and transformation.

Forty installations displayed on the facades of buildings in the historic center of Sovicille – set within old, bricked-up doors and windows – transform this charming Tuscan village into an open-air museum. A unique opportunity to experience art in a timeless and evocative setting.

Dal 26 Settembre 2025 al 23 Novembre 2025 – Siena – sedi varie

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Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Carla Sozzani

Horst P. Horst, <em>"Hands, Hands, Hands…”</em>, New York, 1941, Horst P Horst, Vogue © Condé Nast
Horst P. Horst, “Hands, Hands, Hands…”, New York, 1941, Horst P Horst, Vogue © Condé Nast

Dal 18 ottobre 2025 al 22 marzo 2026 il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia apre le sue sale alla grande fotografia con Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Carla Sozzani, a cura di Maddalena Scarzella.
 
La mostra presenta un’ampia selezione di opere fotografiche provenienti dalla collezione privata di una delle figure più influenti della cultura visuale degli ultimi cinquant’anni. Ispiratrice e anticipatrice di gusti, Carla Sozzani ha messo insieme, fin dagli esordi della sua carriera di giornalista, editrice e gallerista, una prestigiosa raccolta che attraversa tutte le epoche della storia della fotografia.
 
Karl Blossfeldt, David LaChapelle, Horst P. Horst, Urs Lüthi, László Moholy-Nagy, Sarah Moon, Helmut Newton, Man Ray, Paolo Roversi, Alfred Stieglitz: sono solo alcuni degli artisti presenti in mostra. Una selezione di oltre cento fotografie racconta la visione di una collezionista che — in un processo simile alla fotosintesi — ha trasformato le riviste che ha diretto, come Elle e i numeri speciali di Vogue Italia, e gli spazi che ha fondato, come 10 Corso Como e la Fondazione Sozzani, in vere e proprie piattaforme di innovazione visiva, generando nuovi linguaggi che hanno segnato la cultura, la moda e l’editoria dagli anni ’80 a oggi.
 
Nelle parole del Direttore Antonio Grulli: “È per me un grande onore poter inaugurare questa prestigiosa mostra. Carla Sozzani è una delle figure che maggiormente ha plasmato la cultura visuale degli ultimi decenni a livello internazionale, facendo tantissimo per la fotografia e i fotografi, non solo collezionando ma agendo in prima persona attraverso il dialogo con gli artisti e con la sua galleria. L’esposizione si pone in dialogo con la collezione permanente, all’interno della quale è presente un corpus di alta qualità di fotografie che attraversa la storia del Novecento, dalle avanguardie storiche fino a oggi, passando per un utilizzo del mezzo fotografico in rapporto a pratiche come la performance, l’arte concettuale e processuale. Ci tengo infine a ringraziare di cuore l’Associazione Amici del CAMeC, senza il cui aiuto gestionale e intellettuale questa mostra non sarebbe stata possibile”.
 
“Sono orgogliosa che la mia collezione prenda vita nelle sale del CAMeC della Spezia, nel museo di arte moderna e contemporanea che custodisce una così importante collezione permanente di fotografia. Sono profondamente grata al direttore Grulli e a tutto il museo per aver creduto in questo progetto e averlo reso possibile”, dichiara Carla Sozzani.
 
“È per me un privilegio curare questa mostra che porta al CAMeC della Spezia la collezione di Carla Sozzani: una visione del mondo, del femminile e della bellezza che attraversa la storia della fotografia e trova in questa raccolta la sua sintesi. In Fotosintesi, le opere provenienti dall’Archivio della Fondazione Sozzani si incontrano in una nuova selezione, dando vita a un dialogo inedito”, dichiara Maddalena Scarzella, curatrice Archivio Fondazione Sozzani.
 
“La nuova mostra del CAMeC si inserisce pienamente nel grande percorso di valorizzazione e rilancio che il Comune in partnership con Fondazione Carispezia sta offrendo al nostro museo d’arte contemporanea – dichiara il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini – “Fotosintesi. Fotografie dalla collezione di Carla Sozzani” non ha solo un valore intrinseco, ma si coniuga perfettamente con il nucleo di opere fotografiche già presenti nelle raccolte, rafforzando ancora una volta il valore storico-documentale delle collezioni civiche.”
 
“A quasi un anno dalla riapertura, con questa nuova mostra dedicata alla grande fotografia internazionale prosegue con convinzione il percorso di rilancio del CAMeC che Fondazione Carispezia ha intrapreso insieme al Comune della Spezia – dichiara Andrea CorradinoPresidente di Fondazione Carispezia. Dopo la riapertura del museo e l’importante esposizione dedicata a Morandi e Fontana, l’arrivo della collezione fotografica di Carla Sozzani segna un ulteriore passo in avanti nel consolidare il ruolo del CAMeC come polo culturale di riferimento, capace di rafforzare l’attrattività del territorio anche oltre i confini locali. È un’occasione unica per il nostro territorio: un dialogo di altissimo livello tra la fotografia d’autore e le raccolte del museo, che conferma il valore di investire nella cultura come leva di crescita e innovazione.”
 
“Con questa mostra il CAMeC prosegue, grazie alla Fondazione Sozzani e al nuovo direttore Antonio Grulli, il proprio racconto: una grande collezione permanente, ancora tutta da scoprire, entra in dialogo con una straordinaria raccolta di capolavori della fotografia moderna e contemporanea, confermando così la vocazione del museo ad affermarsi come centro di ricerca e di cultura su tutto il panorama nazionale”, dichiara il Presidente del Comitato di Gestione del CAMeC, l’avvocato Giacomo Bei.
 
La mostra verrà presentata mercoledì 1° ottobre alle ore 11.30 a Milano, presso la Fondazione Sozzani Bovisa, via Bovisasca 87.
Interverranno Giacomo Bei, Presidente del Comitato di gestione del museo, Andrea Corradino, Presidente di Fondazione Carispezia, Antonio Grulli, neo-direttore del CAMeC, Pierluigi Peracchini, Sindaco della Spezia, Maddalena Scarzella, curatrice Archivio Fondazione Sozzani, Carla Sozzani, presidente Fondazione Sozzani.

Dal 18 Ottobre 2025 al 22 Marzo 2026 – CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea – La Spezia

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Olivo Barbieri. Altre Tempeste

Dettaglio di un affresco storico con colonne e figure che rappresentano una scena mitologica, parte di un'interior design in un museo.
Olivo Barbieri, Castelfranco Veneto, tratta da Altre Tempeste 2023-25

Dal 26 settembre al 2 novembre 2025 il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto ospita la mostra “Altre Tempeste”, un dialogo immaginario tra le fotografie di Olivo Barbieri e le opere di Giorgione in un confronto suggestivo tra passato e presente, tra pittura e fotografia.
 
In anteprima assoluta, l’esposizione presenta 32 opere realizzate nell’ambito della ricerca fotografica “Altre Tempeste”, che si concentra sulla trasformazione del paesaggio veneto rileggendolo attraverso l’interpretazione di Barbieri e il lascito visivo di Giorgione, promossa da OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est. Il progetto OMNE LAND. Altre Tempeste, a cura di Stefania Rössl, Massimo Sordi e Matteo Melchiorreè sostenuto da Strategia Fotografia 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura (versione inglese “The project is supported by Strategia Fotografia 2024, promoted by the Directorate-General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Culture”).
 
Il progetto, nato per sensibilizzare il pubblico sull’importanza e le criticità del territorio contemporaneo attraverso la fotografia, vuole porre l’attenzione sul ruolo del paesaggio, trattandolo non come semplice sfondo, ma come protagonista, proprio come fece Giorgione, tra i primi artisti a riconoscere al paesaggio dignità espressiva e narrativa.
Tra i suoi lavori significativa è l’opera “La Tempesta”, che restituisce uno sguardo interrogativo sulla realtà e sulla sua rappresentazione, diventando il punto di partenza per una riflessione che attraversa epoche e tecniche diverse e che crea nuovi immaginari e prospettive di lettura.
 
Su questo terreno si muove la ricerca di Barbieri, invitato a realizzare un insieme inedito di opere ispirate all’arte del Giorgione, che entreranno a far parte delle Civiche Collezioni Museali.
 
Il suo lavoro, cominciatonel settembre 2023, si concentra sui cambiamenti urbanistici, architettonici e culturali del territorio veneto intrecciando riferimenti storici e prospettive contemporanee. Al centro, il legame profondo tra pittura e fotografia, tra immaginari antichi e scenari attuali.
 
Barbieri ha visitato più volte Castelfranco Veneto e i suoi dintorni. La sua ricerca ha investigato esempi emblematici di architettura come Villa Parco Bolasco, la Tomba Brion di Carlo Scarpa ad Altivole e la Gypsotheca di Antonio Canova a Possagno, ma anche paesaggi aperti dove le criticità ambientali convivono con un antico equilibrio. Le sue immagini offrono una lettura complessa e riflessiva del paesaggio dove ampie vedute si alternano a dettagli silenziosi, tensioni visive a tracce di memoria, andando a comporre un insieme complesso e riflessivo. Da sempre la sua attenzione è rivolta allo studio del colore e alla percezione dello stesso.
 
L’esposizione sarà anticipata da un ciclo di appuntamenti che coinvolgeranno l’autore in seminari, laboratori, mostre e pubblicazioni, con l’obiettivo di approfondire il rapporto tra fotografia e rappresentazione, tra pratiche artistiche e didattica.
 
Inoltre, in occasione della mostra, sarà pubblicato il volume Altre Tempeste, edito da Quodlibet, con tutte le trentadue opere esposte. Il volume sarà presentato il giorno dell’inaugurazione alla presenza dell’autore, dei curatori di OMNE Stefania Rössl e Massimo Sordi, del Direttore del Museo Giorgione Matteo Melchiorre.
 
Infine, presso il Museo Giorgione, durante il periodo di apertura della mostra, saranno organizzati laboratori didattici per ragazzi, volti ad approfondire la relazione tra le fotografie del progetto “Altre Tempeste” e i dipinti di Giorgione.
 
La mostra sarà riproposta nell’autunno 2025 in una sede ancora da definire, con un nuovo allestimento nel quale le 32 opere selezionate dialogheranno con una selezione di video e film realizzati da Olivo Barbieri sul tema del paesaggio contemporaneo.

Dal 26 Settembre 2025 al 2 Novembre 2025 – Museo Casa Giorgione – Castelfranco Veneto (TV)

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Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito

Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito, MyOwnGallery, Milano
Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito, MyOwnGallery, Milano

Un viaggio visivo unico per scoprire Frida Kahlo attraverso 75 fotografie che raccontano la nascita di un’icona.

La mostra esplora il profondo legame tra l’artista e l’immagine fotografica, rivelando come Frida abbia costruito consapevolmente il proprio mito, anticipando l’era dell’autonarrazione visiva.

Attraverso gli scatti di celebri fotografi come Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Gisele Freund e molti altri, il pubblico potrà ammirare non solo la figura dell’artista, ma anche la donna che ha saputo trasformare la propria vita in una leggenda.

Una sezione speciale è dedicata alla fotografa Graciela Iturbide, che ritrae l’assenza di Frida attraverso gli oggetti intimi rimasti nella sua stanza da bagno, aperta dopo 50 anni dalla sua morte.

Dal 8 Ottobre 2025 al 11 Gennaio 2026 – MyOwnGallery – Milano