Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.
D I F E T T O S A
Questo progetto indaga una malattia incomprensibile e lo fa in modo metaforico, in un’atmosfera surreale ed enigmatica.
Il mio giovane corpo nascondeva un segreto al suo interno, una rosa già appassita.
I medici mi hanno studiata per anni, senza capire il motivo dei miei dolori.
Le mie gambe pesano come se ai piedi avessi attaccati dei macigni. Le mani faticano a muoversi e vengono colpite da scosse di fulmini. A volte ho l’impressione di spezzarmi, come un albero che lotta contro il vento.
Tre pasticche al giorno tutti i giorni e lo stomaco non vuole più assumere altro cibo. La rabbia sale insieme al pianto, ed i capelli cadono come le gocce sul viso.
Tutti nella vita veniamo scossi da situazioni difficili, spesso complicate, a volte irrisolvibili.
Il punto sta nel come affrontiamo tali situazioni.
Il cervello, nostro centro di controllo, influenza ogni parte di noi: cellule, organi e funzioni.
Un atteggiamento positivo può davvero plasmare le sorti di una malattia e cambiare tutta la mia vita?
Camilla Miliani è una giovane fotografa italiana. Nasce in una delle piccole isole dell’arcipelago toscano, l’Isola d’Elba, ma fin da piccola sente il bisogno di esplorare il mondo al di là del mare.
La fotografia è il suo lascia passare per l’evasione.
Nel 2017 si iscrive alla Libera Accedemia di Belle Arti di Firenze.
Nel 2020 vince il premio “Canon giovani fotografi” come seconda classificata, con il progetto “Luna splendida”, che verrà esposto al festival di Cortona on the move e al Terra di tutti film festival di Bologna.
Buongiorno, queste sono alcune considerazioni che derivano da una mia lezione di fotografia a scuola, trascritte da una mia alunna (folle, ha riscritto un anno di registrazioni). Spero possano farvi pensare anche solo un pochino. Buona giornata Sara
Crea un’identità che permetta di riconoscersi nelle situazioni del reportage sia personale, sia di documentazione effettiva. Il fotografo “vince” quando riesce a creare un filo che lo colleghi a chi guarda le sue foto, quindi in sostanza chi guarda, può riconoscersi in quella situazione specifica. Più trattiamo temi che riguardano l’uomo in generale e più avremo la possibilità che questo filo si crei. Nel caso in cui si trattino argomenti molto specifici o argomenti con linguaggi particolari, è più facile che il pubblico coinvolto sia numericamente inferiore e la storia interesserà direttamente solo chi ha a che fare con il tema scelto. Non è un bene o un male, è un ragionamento che si fa prima di cominciare, per necessità, per motivi differenti che ci spingono ad approfondire discorsi più personali e meno riconducibili ad un pubblico generico.
Chi è capace di raccontare storie, riesce a dare un senso alle avventure, negative o positive che riguardano l’uomo; una cosa atroce prende senso, anche se è collegata alla morte, perché fa parte della storia dell’uomo e quindi il fotografo organizzando il suo lavoro, riesce a concedere un significato a qualsiasi situazione (anche difficile da digerire). Un buon fotografo da significato a tutte le vicissitudini dell’uomo.
Lo storyteller crea una memoria storica e si assicura che chi arriverà dopo, possa capire come hanno vissuto i suoi predecessori (per esempio: noi sappiamo come vivevano negli anni ’50 perché vediamo le foto di quel periodo, perché ne leggiamo i testi, vediamo film ecc.).
Il fotografo potrebbe anche essere in grado di direzionare l’opinione del pubblico. Questo avviene soprattutto nel fotogiornalismo e nel reportage più in generale…quindi quando raccontate una storia che affronta temi sociali (non solo) sappiate di avere una grande responsabilità! Alcuni dei vostri progetti potrebbero essere in grado di far cambiare idea alle persone sulle cose.
Gli stessi concetti e molto altro sono proposti nel mio libro, edito da Emuse
Buongiorno, ecco alcuni lavori dalle fotografe segnalate durante la giuria del Premio Musa per donne fotografe, perché particolarmente interessanti.
HIDDEN FEMININE PRAYERS
La mancata uguaglianza tra uomini e donne continua ancora oggi a generare molteplici forme discriminatorie nella maggior parte delle religioni, costringendo la donna ad un ruolo subalterno e marginale.
La cultura patriarcale e sessista che si è imposta negli ultimi cinque millenni ha estromesso le donne da ogni funzione di potere, arrivando a privarle della propria autonomia persino nella preghiera.
A loro è preclusa la possibilità di osservare liberamente il proprio culto, o almeno di farlo pubblicamente.
Ecco allora che alcune di loro scelgono di sfidare i divieti e di vivere ugualmente la spiritualità che le anima nella clandestinità, cercando rifugio in luoghi nascosti.
Al riparo da giudizio e condanna si riuniscono in segreto per realizzare il contatto col Divino. Nel raggiungimento dell’estasi, accompagnate dal ritmo dei loro tamburi, sia le sciamane che le dervisce giungono all’apice della propria ricerca spirituale.
Donne coraggiose che vivono nell’ombra e che nell’affermazione di sé stesse operano per il riscatto umano e spirituale del Femminile attingendo alla sua forza primordiale.
Biografia: Nata a Verona nel 1979, ha studiato Fotografia seguendo workshop con diversi fotografi tra i quali Giovanni Umicini, Christopher Anderson e Ivo Saglietti. Nel 2014 realizza White Shadow – under the mango tree, racconto fotografico sulla difficile situazione degli albini in Africa centrale, esposto durante il Festival Internazionale di Fotografia Photolux di Lucca e a Magazzini Fotografici di Napoli. Nel 2018 viene premiata con una menzione d’onore al 12th Julia Margaret Cameron Award e con la Silver winner al Tokyo International Awards con il progetto Al Batin / The hidden, reportage a lungo termine sulle donne e il sacro. La sua attenzione è rivolta alla fotografia documentaristica caratterizzata da forti temi sociali. Attualmente vive e lavora a Verona.
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Provare a farsi conoscere come fotografo oggi non è semplice. Riuscire a capire come muoversi in questa realtà con le sue regole, i suoi referenti e le sue dinamiche diventa più facile se qualcuno con esperienza ci prende per mano e ci guida. Alessia Locatelli, curatrice e critica fotografica indipendente, attraverso esempi pratici ed immagini vi aiuterà in modo semplice e concreto a capire come iniziare a presentarsi e presentare il proprio lavoro ai foto festival – con tutte le informazioni inerenti e un Case Study su Arles – cosa sono e come partecipare alle Open call, ai premi e conoscere i festival Off.
Ciao! Buona giornata!
A prescindere che tu segua i percorsi o meno, se ti iscrivi contemporaneamente a quattro corsi, ottieni uno sconto del 10%Questo anno scolastico è ricco di novità!
Da Musa puoi seguire due tipi di formazione:
I PERCORSI DI STUDIOcomposti da più corsi singoli e strutturati secondo una cronologia che permette di seguire un percorso di crescita omogeneo in un determinato settore della fotografia.
IL SOGNO DI LARA di Ylenia Bonacina Lara ha 14 anni e da grande sogna di diventare una campionessa mondiale di nuoto sincronizzato. Per raggiungere questo suo grande obiettivo si allena quotidianamente nelle piscine di Seregno. Fatica, sacrificio e grandi soddisfazioni solo le parole che meglio descrivono il vortice dell’agonismo in cui è Lara. Dieci anni fa io ero Lara. Come lei sognavo di diventare una campionessa. A questo sport riconosco oggi il merito di avermi regalato grandi soddisfazioni e preziosi insegnamenti pur comprendendo quanti sacrifici mi sia costato. Questo progetto, non ancora terminato, si propone di raccontare la vita quotidiana di una ragazza disposta a rinunciare a tutto pur di raggiungere il suo più grande sogno.
Il mio nome è Ylenia Bonacina, sono nata nel gennaio del 1995 e attualmente vivo e lavoro in provincia di Monza e Brianza. Sono una giovane fotografa che ha appena terminato gli studi presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Prima di intraprendere questo percorso specializzante ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano laureandomi in Comunicazione e didattica dell’Arte.
Negli ultimi due anni come studentessa del corso professionale biennale dell’Istituto Italiano di Fotografia ho affinato le mie capacità fotografiche in diversi ambiti riscontrando una preferenza per il mondo del fotogiornalismo, della fotografia documentaria e del ritratto.
Mi piace viaggiare e vorrei aver la possibilità di scoprire e ammirare ogni angolo del pianeta in compagnia della mia macchina fotografica.
“La scrivente Società in qualità di Concessionaria […] della Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta…
NOTIFICA
Il Decreto Motivato nr. 36 del 04.07.2014, emesso dal Commissario Delegato per l’emergenza determinatasi nel settore del Traffico e della Mobilità nel territorio […], con il quale è stata autorizzata l’occupazione d’urgenza, […] con determinazione dell’indennità […] di espropriazione relativa agli immobili di Vs. proprietà”.
Dietro il freddo di queste parole e la Superstrada di 94 km che attraversa le province di Vicenza e Treviso, ci sono persone, emozioni, gioie, dolori e ricordi.
Storie che S.P.V. sta seppellendo sotto il cemento e l’asfalto: una di queste ha come protagoniste due sorelle di Montecchio Maggiore. Esse hanno dovuto subire l’esproprio di diversi ettari coltivati, ma soprattutto hanno dovuto lottare per salvare “Spino” dall’abbattimento, l’albero a cui l’amato padre era legato.
SATELLITE, UN QUARTIERE CHE OSCILLA di Claudia Verga “Due sentimenti eterni in perenne lotta: la ricerca dell’ordine e il fascino del caos. Dentro questa lotta abita l’uomo, lì ci siamo noi, tutti. Ordine e disordine. Cerchiamo regole, forme, canoni, ma non cogliamo mai il reale funzionamento del mondo. La vera forma di tutto ciò che è fuori di noi, come di tutto ciò che è dentro di noi, è per gli uomini un eterno mistero. L’incapacità di risolvere questo mistero ci terrorizza, ci costringe a oscillare tra la ricerca di un’armonia impossibile e l’abbandono al caos. Ma è quando ci accorgiamo del divario che c’è tra noi e il mondo, tra noi e noi, tra noi e Dio, allora scopriamo che possiamo ancora provare stupore e che possiamo gettare uno sguardo intorno a noi come se fossimo davvero capaci di vedere per la prima volta” [“Il rosso ed il blu”, S.Piccioni]
Nel quartiere Satellite di Pioltello, alle porte di Milano, in un chilometro quadrato vivono 10.000 abitanti di circa settanta nazionalità differenti, molti in difficoltà economica e sociale. Diverse anime, come diversi sono i musicisti a cui sono dedicate le vie del quartiere. Trovare un’armonia sociale, di suoni e profumi, è una sfida che ogni giorno impegna gli abitanti stessi, in perenne e precario equilibrio tra il potenziale di vita di un quartiere multietnico e il temibile caos sempre pronto a ingoiare vie, case, abitanti. É una sfida raccolta anche dalle associazioni, dai servizi del territorio e dagli operatori sociali impegnati in progetti di sviluppo di comunità. Il Comune di Pioltello è stato scelto tra i contesti finanziati dal Bando Periferie (Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie, DPCM del 25 maggio 2016). La Libera Compagnia di Arti&Mestieri Sociali è capofila dell’azione di Coesione Sociale, finanziata dal bando, che ha sede dall’aprile 2018 in uno spazio in quartiere denominato Bottega del Fare e Desiderare. Insieme al centro di aggregazione giovanile, presente sul territorio dal 2010, è un punto di riferimento per i ragazzi che vogliono rendersi protagonisti del loro futuro e del loro quartiere, ma è anche aperta agli adulti che desiderano prendersi cura della propria comunità, attivando risorse comuni per rispondere ai bisogni. La Bottega esiste per far emergere i desideri e valorizzare le competenze delle persone, attraverso il fare insieme. La narrazione fotografica di questa realtà, raccolta tra gennaio e luglio 2020, ha l’intento di creare un dialogo tra gli spazi urbani e chi quegli spazi li vive quotidianamente. Crediamo che il racconto che si snoda attraverso i volti dei suoi abitanti possa stringere un legame sociale e spaziale con il quartiere, nutrire in loro senso di appartenenza e vicinanza. Una narrazione che ambisce a favorire in chi osserva questo quartiere, laboratorio di integrazione, la possibilità di provare ancora stupore, come se fossimo davvero capaci di vedere per la prima volta.
Biografia
Sono nata in provincia di Milano nel 1979. Fotografo come sogno, in bianco e nero. Osservo in silenzio, sentendo profondamente ciò che vedo. Ho l’ossessione del tempo, pieno e vuoto, presenza e assenza. Credo che lo sguardo sia guida fondamentale della nostra storia, personale e collettiva. Attraverso la fotografia cerco di tenere traccia di un percorso a cui tornare e, a volte, da cui allontanarmi. Ho frequentato diversi workshop fotografici per poi perfezionarmi presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano e Musa Fotografia in un master di Fotogiornalismo con Pierpaolo Mittica. Dal 2017 partecipo all’organizzazione del Festival della Fotografia Etica di Lodi e da qualche anno ho iniziato ad approfondire l’utilizzo della fotografia nelle relazioni educative, sperimentazione con camera minutera e stampa in cianotipia. In collaborazione con Libera Compagnia di Arti e Mestieri Sociali di San Donato Milanese, sto attualmente lavorando ad un progetto a lungo termine sul quartiere popolare Satellite di Pioltello, alle porte di Milano. Una prima parte del progetto è stata esposta al circuito Off del Festival di Fotografia Etica di Lodi a ottobre 2020. https://www.instagram.com/cla.verga/ https://www.festivaldellafotografiaetica.it/2020-mostreoff-ita/ https://storiediquartieres.wixsite.com/bottega/blog/categories/sguardi-ritrattidi-quartiere
GIORGIO di Pierangelo Orizio
La mia e’ una breve storia su Giorgio Viola, di Carzago, in provincia di Brescia. Un ragazzo quarantenne con un deficit motorio e verbale : nonostante gli ostacoli fisici cerca di non farsi condizionare dalla vita e dagli eventi, per sviluppare al meglio tutte le sue opportunità o almeno ci prova . Si ,perche’ la sua tetraparesi spastica parziale distonica nasconde le sue vere capacita’ sotto forma di difficolta’ di linguaggio e deambulazione .
Prima di giudicare il suo aspetto ho cercato di conoscerlo. E’ laureato in informatica , lavora in un’azienda del suo paese come impiegato in ufficio . Quando e’ libero scrive sul suo blog e social; e’ intento a preparare un sito dedicato alla passione della bicicletta : “Pedala con Giorgino”.
Sciatore , ciclista, pratica pilates e yoga , riceve trattamenti di Tuina e Riflessologia, tutto questo per un buon mantenimento psicomotorio . Lo sport lo prepara ad avere un corpo piu’ sciolto. I suoi Miti sono : Alex Zanardi , Marco Pantani , Alberto Tomba.
Ho chiesto a Giorgio se era interessato ad essere il soggetto del mio reportage. Subito ha accettato e mi ha invitato a seguire la sua giornata tipo. La mia storia vuole evidenziare la motivazione che mette nelle sue attivita’ per affrontare la vita …work in Progress.
La Passione per la fotografia ha radici profonde e fin da da giovanissimo mi ha spinto a raccontare la natura. Oggi mi considero un Fotografo Freelance Poliedrico.
I miei scatti spaziano in molti ambiti: natura, paesaggio, street , ritratto, glamour compresi progetti personali e lavori in studio. Il mio motto e’ Carpe Diem
Ho iniziato in Pellicola (1999) passando poi al digitale (2004) utilizzando tutti i formati da apsc a full frame e dal (2016) sono passato a mirrorless in formato 4/3. Nei miei studi, nei corsi e workshop frequentati ho sempre cercato di approfondire e personalizzare al meglio tutto quello che mi insegnavano.
Ma una domanda continuo a farmela prima di ogni scatto: Cosa mi racconta questa scena ? Cosa puo’ raccontare a chi la osserva ? Non sempre la risposta determina il CLICK perfetto, ma è valsa la pena provarci.
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Quando è nata la fotografia, fino ad un passato, non troppo lontano, il fotografo era concentrato quasi esclusivamente sul fissare valori legati alla bellezza naturale del paesaggio. Dopo questo primo periodo, le necessità si sono fatte più documentarie e si sono spostate sull’approfondimento visivo legato alle grandi trasformazioni del territorio, ai mutamenti in corso. La metamorfosi del territorio stesso, è diventata oggetto di analisi. Il perché del cambiamento diventa una delle spinte maggiori e il fotografo sembra avere il compito o la necessità, di stabilire che direzione avrebbe preso l’uomo per adattarsi ai nuovi mutamenti legati alla propria terra, al paesaggio circostante. La complessità di questa operazione, in termini fotografici, mi è sempre sembrata grandissima anche perché, da un certo punto in poi, dal fotografo ci si aspettava una sorta di rivelazione e non solamente una rappresentazione del proprio punto di vista. Quando la fotografia è libera da disposizioni di tipo documentativo o istituzionale, si orienta verso un atteggiamento più riflessivo che accompagna il fotografo nella rappresentazione del mondo che lo circonda. Giacomelli guarda alla terra Senigallese, la interpreta cogliendo i segni di un cambiamento, che oggi, a distanza di anni, riusciamo a comprendere anche grazie alle sue immagini. Con un taglio poetico/ surreale, legato all’esigenza artistica personale dell’autore e un piglio documentativo, di cui il fotografo era sicuramente cosciente, Giacomelli fa emergere il valore di avere fermato una realtà che oggi è mutata aiutandoci a ricostruire l’evoluzione del suo territorio. Comprendere l’atteggiamento con il quale un fotografo, il cui compito interpretativo oggi è sicuramente condiviso, esamina l’oggetto della sua ricerca, risulta sempre interessante, soprattutto per chi, come me, ha fatto dell’interpretazione del proprio mondo, motivo continuo di indagine e approfondimento.
Fotografia di Mario Giacomelli
Il libro “Mario Giacomelli. Terra e luce. I cambiamenti del territorio senigalliese nelle fotografie del maestro” , scritto da Simona Guerra e Marco Lion, ha come scopo principale di valorizzare il paesaggio Senigallese attraverso un confronto tra le immagini del fotografo e la situazione odierna del territorio, per comprendere i cambiamenti avvenuti . Il libro è accompagnato da una mappa che indica percorso che si estende su una grande zona della campagna senigalliese. Un percorso di 10,4 km diviso in 4 stazioni, segnalate sul posto, dalle quali è possibile osservare il mutamento del territorio, rispetto al periodo in cui Giacomelli ha ripreso le sue immagini dello stesso luogo. Un’interessantissima operazione voluta dall’Associazione Confluenze per valorizzare la propria terra.
Fotografia di Mario Giacomelli
“Il paesaggio vero nasce nel momento in cui ho capito che la terra era la grande Madre, non solo mia ma di tutti noi. Una grande Madre con le braccia aperte, sempre calda, sempre pronta ad abbracciarti. Il contadino riponeva tutte le sue speranze in questa terra e questo per me era importante. Guardando le mani del contadino e la terra che lui lavorava, mi accorgevo che erano fatte della stessa materia, con gli stessi segni. Non ha la pelle liscia come la mia, il contadino: è ruvida come la terra; questi segni che vedi qui, queste venature, sono le venature che ha la terra; i fossi dove si fa passare l’acqua per me sono le vene della terra. La terra vive. Per questo dico che è la grande Madre.” Mario Giacomelli