La fotografia di specialisti per specialisti

Un'opera d'arte astratta composta da un tessuto stropicciato bianco e blu, che evoca un paesaggio montano o marino con tonalità di blu e bianchi che si sovrappongono.

Da “Lapilli” – Sara Munari – A detail of a volcano on Lanzarote

Il dibattito sulla fotografia contemporanea, o meglio, sul sistema che la circonda, è sempre più urgente. Spesso mi chiedo: per chi lavoriamo? Per chi scattiamo? In un’epoca in cui l’immagine è ovunque, la fotografia d’autore sembra essersi allontanata dal suo interlocutore naturale: il pubblico.

Certo, le mostre e i festival attirano folle, ma si tratta di un pubblico che partecipa a un evento, non che dialoga con un’opera. È un pubblico catturato dall’esperienza mediatica, dagli allestimenti spettacolari, dai maxi-schermi e dalle luci. L’evento in sé diventa il protagonista, eclissando l’opera e, di conseguenza, il messaggio che l’autore intende comunicare.

Come accade? Le presentazioni dei lavori e delle opere sono spesso incomprensibili ai più, piene di termini accademici e riferimenti a teorie personali o filosofiche. L’opera stessa non parla più attraverso la sua forza visiva o narrativa, ma si basa su un concetto che richiede un libretto di istruzioni per essere decifrato. Si è perso il gusto per il racconto, per l’emozione, per la connessione immediata che un’immagine può generare. Invece di farci sentire, la fotografia ci costringe a pensare in modo astratto, che fa sentire inadeguati i più, perché non hanno gli strumenti per decodificarla.

La funzione sociale della fotografia, la sua capacità di raccontare, di interrogare e di far riflettere un pubblico vasto e diversificato, sembra essersi estinta. I temi trattati diventano complessi e autoreferenziali, le poetiche si fanno ermetiche, e l’accesso all’opera richiede un bagaglio culturale che solo una minoranza possiede. Il pubblico non è più un interlocutore, ma un passante, un visitatore da contare e da intrattenere.

Il risultato è una fotografia di specialisti per specialisti. Un linguaggio che si autocelebra.

Questa dinamica crea un paradosso profondo. La fotografia, per sua natura, è un mezzo democratico, nato per essere visto e compreso da tutti. Eppure, oggi, la fotografia si è trasformata in un club esclusivo, in cui la narrazione è sostituita dal concetto e l’emozione dall’intellettualismo. L’autore, invece di cercare un dialogo con la gente, si rivolge a un pubblico selezionato, che certifica il valore della sua opera in base a criteri di mercato o di appartenenza a una determinata corrente estetica più che altro.

La fotografia non dovrebbe essere un monologo, ma un confronto. L’autore non dovrebbe essere un solista, ma un mediatore, in grado di connettere la sua visione con la sensibilità di chi osserva. Se il pubblico viene estromesso, se diventa un semplice spettatore passivo, la fotografia rischia di perdere la sua anima e di trasformarsi in un oggetto “vuoto”.

Il mio lavoro mi porta a incontrare innumerevoli fotografi, e spesso mi ritrovo a osservare un fenomeno collegato a ciò di cui ho parlato: il modo in cui anche l’approccio amatoriale alla fotografia ha assorbito, purtroppo in modo superficiale, le logiche e i linguaggi della fotografia contemporanea più blasonata.

Se la fotografia autoriale, come ho scritto, si è spesso chiusa in un mondo di specialisti, il suo eco si è propagato, creando un fiume in piena di progetti concettuali che mancano però di una base solida. Vedo continuamente serie fotografiche che imitano lo stile minimalista, le narrative frammentate o l’uso di simbolismi complessi, ma lo fanno senza avere una vera ricerca alle spalle.

Il problema non è che la fotografia amatoriale non abbia valore, anzi, come sapete e ho mille volte detto, oggi è il motore di tutto il mondo artistico, nel bene e nel male. Il problema è che spesso, nella ricerca di una presunta “serietà artistica”, si perde la spontaneità e l’unicità. Invece di fotografare ciò che si sente e ciò che si vive con sincerità, si cerca di imitare linguaggi e temi che si ritiene “giusti” per essere considerati “autori”.

Questo crea una marea di progetti omologati e tutti uguali.

La fotografia non dovrebbe essere una gara a chi si avvicina di più all’ultima tendenza, ma un percorso personale. Per chi ama la fotografia, l’invito è a ripartire dall’autenticità: raccontare la propria storia, fotografare ciò che si “ha nel cuore “sente” e non ciò che si allinea alle tendenze. Magari scriverò più approfonditamente su questo argomento.

Tornando al discorso precedente, è tempo di invertire la rotta, di riportare la fotografia a contatto con la vita, con le persone, e di restituirle il suo ruolo di strumento per raccontare il mondo e la sua complessità. La vera sfida non è creare un evento, ma costruire un dialogo.

Ciao

Sara Munari

Cosa succede da Musa fotografia a Febbraio?

Collage di immagini rappresentative della fotografia, inclusi un bambino, un fiore, un fotografo, un volto con un uccello, bambini che giocano, un primo piano di un volto, astronauti e un cane in movimento. Testo sovrapposto: 'MUSA FOTOGRAFIA DAI LUCE ALLA TUA VISIONE'.

Ciao a tutti!

72.png Febbraio porta con sé nuove occasioni per crescere insieme nella fotografia.
Tra corsi, incontri ed eventi, il mese sarà ricco di momenti di confronto, creatività e ispirazione. Ti aspettiamo per continuare questo percorso insieme

1__#$!@%!#__72.png EVENTO IN PRIMA LINEA
2__#$!@%!#__72.png 25 febbraio 2026 – Incontro con la casa editrice Emuse
3__#$!@%!#__72.png Ore19.15 – Online
Un incontro esclusivo con la casa editrice Emuse, per scoprire da vicino il loro percorso, la visione editoriale e il lavoro dietro alla produzione di libri fotografici. Non perdere l’opportunità di partecipare!
4__#$!@%!#__72.png Richiedi il link per l’incontro a info@musafotografia.it

1__#$!@%!#__72.png CORSI IN PARTENZA
Non è mai troppo tardi per approfondire la tua passione per la fotografia! Ecco i corsi che partono a febbraio:

Poster del corso di fotografia con immagini in bianco e nero di fotografie vintage e il testo 'Percorso progettare libri e fanzine in aula'.
  • Come costruire un libro fotografico (in aula)  7 febbraio 2026
  • Come costruire una fanzine (in aula) 8 febbraio 2026
  • Diario fotografico, conoscenza di se ed espressione creativa (online) 12 febbraio 2026
  • Lightroom di base (online) 24 febbraio 2026

5__#$!@%!#__72.png i corsi online permettono di seguire il percorso formativo con maggiore flessibilità, adattando lo studio ai propri tempi senza rinunciare allo scambio con docenti e compagni di corso.

1__#$!@%!#__72.png LETTURE PORTFOLIO GRATUITE con Sara Munari
Come sempre, offriamo letture portfolio gratuite con la nostra fondatrice e docente, Sara Munari. Se vuoi confrontarti con lei su come migliorare il tuo lavoro, prenota la tua sessione! Iscriviti qui

72.png Ti aspettiamo a gennaio per un mese ricco di formazione, condivisione e nuove idee. Non vediamo l’ora di continuare a crescere insieme a te!
A presto,
Il team di Musa Fotografia
Sara Munari

Tutti i corsi in partenza in ordine di inizio fino a fine aprile

Photoediting funzionale online
Esercizi sul linguaggio fotografico workshop in aula
Ritratto fotografico base online

Marzo: 14 Marzo 2026 Incontro con Davide Grossi – Mostra “Tassonomia del paesaggio” e incontro con autore ore 18.00 – Via Sant’Antonino, 6 Malgrate Lecco

Ritratto fotografico avanzato online
Strategie per autori in crescita workshop online
Photoshop  di base online
Esercizi sul Racconto fotografico workshop in aula
Ritratto fotografico intermedio online

Lo stile fotografico, come trovarlo online

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Elena Zottola – Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito

Una vista notturna di fuochi d'artificio illuminati da nuvole, con siluette di piante in primo piano.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito
Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito è un autoritratto composto di materiali d’archivio e fotografie raccolte negli ultimi anni trascorsi nel ritorno a casa in Basilicata.

Una geografia affettiva del ritorno alla montagna che instaura un dialogo con la mitologia familiare, il trascorrere del tempo e l’identità personale, interrogandosi sulla riscrittura del senso di luoghi di cui
quasi più nessuno sembra curarsi.

Attraverso materiali d’archivio, fotografie, installazioni e oggetti, l’opera indaga la possibilità, e la tensione del restare in luoghi segnati da migrazioni e spopolamenti.

Seguendo la scia di Vito Teti e di quella tradizione di pensiero etnografico che si è definita “periferica”, il lavoro assume periferia e liminarità come condizioni esistenziali e poetiche nelle quali la soglia è
abitata e attraversata traducendo l’identità culturale in una materia viva, porosa e vulnerabile: la Lucania, terra di ricordi e fughe, può ospitare il futuro?

Elena Zottola

www.elenazottola.com
@elenazottola_
elenazottola95@gmail.com

Tutte le immagini sono di Elena Zottola, vietata la riproduzione o l’uso improprio.

Memoria e oblio

Ciao a tutti! Come sapete tengo questo blog dal 2015, voglio cambiare un pochino! Non scrivo solo io, ma ogni articolo scritto da me in senso “critico” sarà un piccolo tentativo di fare il contrario di ciò che il tempo ci chiede: inseguire il presente, rincorrere la moda, adeguarsi. Io preferisco l’anacronismo. Non perché sia romantico o “figo”, ma perché è l’unico modo per inventare davvero qualcosa di mio e, forse, anche di vostro. Qui si parla di immagini che non hanno fretta, di estetiche che non viaggiano sui trend topic e di scelte visive che spesso fanno storcere il naso. E se riusciremo a ridere un po’ delle nostre stesse fissazioni, ancora meglio. Perché l’ironia, ve lo assicuro, è l’unico filtro che rende sopportabile il mondo della fotografia contemporanea. Benvenuti quindi in questa serie: un viaggio fuori tempo, con qualche deviazione imprevista, un paio di scivoloni controllati e la speranza che, alla fine, qualcuno possa davvero guardare il mondo in modo un po’ diverso. A chi pensa che mi rivolga a tutti con parole semplici perché non saprei fare di più: venite a testarmi, invitatemi al vostro tavolo! Immergetevi nel mio lavoro e capirete che spiegare, comunicare e farsi capire non è mai banale, che semplice non significa superficiale.” Sara Munari

Finlandia – Sara Munari

Le fotografie non si contano più e forse nemmeno contano più: scorrono nei feed e raramente lasciano traccia, centinaia di migliaia al giorno, tutte destinate a sparire dopo pochi secondi. In questo mare in tempesta, la fotografia sembra perdere il suo timone: da progetto diventa consumo, da memoria diventa distrazione. Ma in questa abbondanza – o meglio, saturazione – la fotografia rischia di perdere la sua funzione originaria: essere progetto, memoria, racconto condivisibile.

Paradossalmente, è più reale una foto “piaciuta” a mille sconosciuti che una stampata, incorniciata e conservata in casa. Ma la presenza sui media ha un prezzo: l’immagine deve piegarsi alle loro regole. Rapida, funzionale, adatta a catturare l’attenzione per tre secondi (cinque se siamo fortunati e l’utente non ha già abbassato lo sguardo sulla notifica successiva), esteticamente inserita nei canoni contemporanei.

Il valore della fotografia non viene misurato nella profondità o nella capacità di generare memoria, ma nella velocità con cui attira uno sguardo, strappa un like e viene poi dimenticata.

La fotografia non detta più i tempi: li detta l’algoritmo. E così l’autore si trova costretto a produrre non immagini pensate, ma contenuti aggiornati. Un fotografo diventa, suo malgrado, un manutentore del feed. Non sono più i media ad accogliere la fotografia come linguaggio autonomo, ma è la fotografia stessa che si piega alle esigenze della piattaforma.

In questa corsa, si smarrisce un aspetto cruciale: la responsabilità della creazione. Ogni progetto fotografico necessita di tempo, cura, sedimentazione. Ma come si fa a sedimentare qualcosa su una piattaforma progettata per dimenticare? È come cercare di scrivere “Sara” sulla sabbia bagnata, mentre l’onda si prepara già a cancellarla.

Il rischio è che il fotografo rinunci del tutto alla profondità, adattandosi a produrre solo ciò che può “funzionare”: un tramonto perfetto, un volto sorridente, un’inquadratura accattivante. Tutto valido, tutto piacevole, ma spesso privo di quella dimensione che trasforma una fotografia in memoria condivisa. Il fotografo non ha più il tempo – e spesso neanche lo spazio – per costruire un progetto che possa crescere, sedimentare, diventare patrimonio collettivo. L’urgenza del presente, la pressione della visibilità immediata, cancellano la possibilità di un’elaborazione lenta e di un senso duraturo. La fotografia diventa “contenuto” e smette di essere testimonianza.

Oggi si scatta non per ricordare, ma per non sparire. L’archivio, che un tempo custodiva le immagini come stratificazione di vita e storia, è stato sostituito da un flusso in cui nulla si conserva davvero. Ogni immagine è destinata a essere inghiottita dall’algoritmico.

È il regno dell’istantaneo: un’immagine vale finché resta in alto nel feed, poi svanisce. Come dice qualcuno, se non l’hai postata, “non è mai successo” — una battuta che però racconta bene il problema.

E allora che fare? Accettare che la fotografia sia un contenuto tra gli altri, un ingrediente leggero per la dieta quotidiana dei media? O tentare di restituirle una funzione diversa, più lenta, più resistente?

Forse la sfida è proprio questa: non rinunciare alla possibilità di costruire progetti che restino, anche quando i media chiedono l’opposto. Non si tratta di rifiutare del tutto i canali digitali, ma di usarli senza esserne usati. La fotografia può ancora essere memoria, racconto, traccia. A patto che chi fotografa decida di non cedere del tutto al tempo veloce dell’oblio.

Alla fine, la domanda resta: vogliamo che le nostre foto siano come fast food — consumate in fretta, dimenticate in un attimo — o come un pranzo cucinato con cura, che lascia il sapore in bocca e il ricordo nella memoria? Ritrovare il senso della progettualità significa opporsi alla velocità dell’oblio, reclamare spazi dove la fotografia non è solo visibilità istantanea, ma anche memoria che resiste.
La fotografia sta solo aspettando che qualcuno le restituisca il tempo di respirare.

Sara Munari

La luce sul volto. Gli schemi di illuminazione nel ritratto.

Nel mondo della fotografia di ritratto, la luce è molto più di un semplice strumento tecnico: è un linguaggio espressivo, un mezzo capace di dare forma alle emozioni e rivelare l’identità più profonda del soggetto. Nel suo libro, Maurizio Valdarnini invita lettori e fotografi a riscoprire questa dimensione attraverso un percorso teorico e pratico che intreccia arte, tecnica e simbologia. L’autore analizza il ritratto come relazione tra fotografo, soggetto e illuminazione, studiando sia gli schemi classici sia quelli più sperimentali, sempre letti in chiave emotiva e simbolica. Attraverso esempi pratici, schede tecniche e riferimenti iconografici, la luce e l’ombra diventano strumenti narrativi capaci di rivelare l’identità del soggetto. Il libro si propone quindi come una guida completa e formativa per comprendere il potere comunicativo della luce nella fotografia di ritratto. Buona lettura! Sara Munari

«Conoscere le caratteristiche proprie delle luci che illuminano il volto ci consente di realizzare ritratti di grande espressività grazie alla potente carica simbolica degli schemi di illuminazione»— Maurizio Valdarnini

Book cover for 'La luce sul volto' by Maurizio Valdarnini, featuring geometric shapes in yellow, red, and black with the subtitle 'Gli schemi d'illuminazione nel ritratto'.

Nel processo di raffigurazione del volto l’equilibrio tra distribuzione formale e potenzialità espressiva delle ombre determina la logica che ha guidato gli artisti che ci hanno preceduto e che oggi troviamo codificata negli schemi d’illuminazione. Un ristretto numero di punti luce collocati nello spazio intorno al soggetto da ritrarre ognuno dei quali determina un particolare disegno di ombre sul viso del soggetto, ciascuno col suo specifico significato. La carica espressiva delle ombre, nel loro modellare il volto umano, acquista un valore ancestrale ed indipendente dalle singole fisionomie a cui si applicano, consentendo l’individuazione di proprietà comunicative e simboliche autonome del segno luminoso e della sua origine. Schede tecniche e riferimenti iconografici completano le informazioni utili a realizzare un’illuminazione corretta sul piano formale e significativa su quello espressivo.

Copertina del libro 'La luce sul volto' di Maurizio Valdarnini, con un design moderno su sfondo giallo.

Contenuto:

INTRODUZIONE

1. RIFLESSIONI – Il ritratto come relazione – La logica degli schemi – Disposizioni

2. SCHEMI DI ILLUMINAZIONE – Luce dall’alto – Luce farfalla – Luce frontale – Luce laterale – Luce Rembrandt – Luce loop – Luce contraria – Luce dal basso

3. INTEGRAZIONI ILLUMINOTECNICHE – Schemi visti di taglio – Luci secondarie o di complemento

CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Biografia dell’autore

Fotografo ritrattista, ha collaborato con alcune delle più importanti riviste ed agenzie di pubblicità e con importanti artisti del panorama internazionale come Fabio Mauri, Errò e Luigi Ontani. Diplomato allo IED, è autore dei libri di ritratti fotografici Visus e SOLO. Portrait d’Artistes.

Laureato in Sociologia è docente all’Accademia di Belle Arti di Roma e per 39 anni all’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma dove è stato per 18 anni direttore. Ha tenuto corsi presso Officine Fotografiche ed è stato membro del comitato scientifico in diverse edizioni di Fotoleggendo e membro di numerose giurie di concorsi fotografici.

Al suo lavoro professionale affianca da sempre un’intensa attività di sperimentazione fotografica e un impegno didattico e formativo sulle future generazioni di fotografi e performer.

Ha esposto in importanti gallerie e al Festival Internazionale di Fotografia di Roma. Alcuni dei suoi lavori di ricerca sono conservati presso musei nazionali e collezioni private. Giornalista pubblicista è stato Esperto fino al 2020 alla Platform du Conseil International du Cinéma, de la Television et de la Comunication Audiovisuelle del Ministero della Cultura Francese.

Per l’acquisto

Amazon – https://amzn.eu/d/eb3qAMW

Postcard edizioni – https://www.postcart.com/libro/9788831363044

Il sito dell’autore: https://www.mauriziovaldarnini.com/

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Luciana Trappolino – Tra-me

Un uomo in piedi di spalle, vestito con abiti tradizionali di pelliccia, davanti a un fondo bianco, in un ambiente naturale con una struttura in legno sullo sfondo.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

Tra-me

“Ritratti decontestualizzati, donne africane provenienti dalle sperdute tribù del sud dell’Angola, riprese di spalle: una scelta intenzionale dettata dal voler rappresentare la dura condizione di donne la cui cultura patriarcale dominante, nelle rispettive tribù di appartenenza, prevarica costringendole a subire ingiustizie, violenze e soprusi o a intraprendere quotidiane lotte indifesa dei propri diritti essenziali.

La figura femminile, cui cerco di dare voce attraverso le mie foto, vive in una condizione di marginalizzazione ed esclusione che opprime o annulla ogni anelito di libertà. Donne che apparentemente provano a emanciparsi attraverso la creatività che in loro è caratterizzata da abbigliamento e acconciature; queste ultime, in particolare, si presentano come vere e proprie sculture, in forma d’intreccio o corno, forgiate con fango, erbe, grasso, sterco di vacca, impreziosite da conchiglie e centinaia di perline e bottoni multicolori.

Eppure, anche in questa espressione estetica, si conformano a condizionamenti sociali, culturali e spirituali che determinano e richiedono precise rappresentazioni simboliche.

L’aspetto spirituale si riconduce alla religione animista che, attraverso le forme e i canoni dettati dai riti ancestrali della tribù, tramanda le sue credenze attraverso dei simboli. Essendo i capelli la parte più estrema dell’individuo rivolta verso il cielo, si ritiene che la comunicazione con gli Dei e gli Spiriti degli antenati passi attraverso di essi per raggiungere l’anima: da qui l’importanza della capigliatura.

Le implicazioni sociali e culturali si ravvedono in multiformi caratterizzazioni: ogni tipo di capigliatura femminile connota l’appartenenza ad un’etnia; oppure, in uno stesso ambito sociale, una diversa età, l’ingresso nell’età adulta attraverso la prima mestruazione o un particolare status civile e sociale.”

Luciana Trappolino

Mail: traluce64@gmail.com
Sito: www.lucianatrappolino.it
Fb: https://www.facebook.com/luciana.trappolino
Instagram: https://www.instagram.com/traluce64/

Tutte le immagini sono di Luciana Trappolino, vietata la riproduzione o l’uso improprio.