Mostre fotografiche da non perdere in Aprile

Approfittiamo delle lunghe giornate di primavera per goderci qualche mostra di fotografia!

Anna

Bruce Gilden. A closer look

Bruce Gilden, <em>Amber</em>, Kensington, Philadelphia, Pennsylvania, USA, 2023. © Bruce Gilden/Magnum Photo
Bruce Gilden, Amber, Kensington, Philadelphia, Pennsylvania, USA, 2023. © Bruce Gilden/Magnum Photo

Un unico progetto, presentato per la prima volta in Italia a Brescia, composto da una mostra – A closer look, al Museo di Santa Giulia – e una installazione site specific – Grace / Grazia. Bruce Gilden per Raffaello alla Pinacoteca Tosio Martinengo – rende omaggio alla carriera di uno dei pionieri della Street Photography, attraverso un importante progetto espositivo concepito in stretto dialogo con l’artista stesso.

L’iniziativa espositiva è uno degli appuntamenti più attesi della IX edizione del Brescia Photo Festival.

A cura di Denis Curti

Dal 27 marzo al 23 agosto 2026, Brescia diventa la prima città italiana a ospitare un progetto espositivo dedicato a Bruce Gilden (New York, 1946), membro effettivo dell’agenzia Magnum Photos e conosciuto come uno dei pionieri della Street Photography, con un unico progetto composto da una mostra e da una installazione site specifc, allestite al Museo di Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo, per la prima volta in Italia.

L’iniziativa, curata da Denis Curti sviluppata in collaborazione diretta con l’artista, organizzata dalla Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Magnum Photos, rappresenta un progetto di respiro internazionale e uno degli appuntamenti più significativi della IX edizione del Brescia Photo Festival (dal 26 al 29 marzo 2026) promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Cavallerizza- centro della fotografia italiana, e prosegue il filone d’indagine sui fotografi contemporanei statunitensi, iniziato dall’Istituzione bresciana nel 2023 con David La Chapelle e proseguita lo scorso anno con Joel Meyerowitz.

L’esposizione, dal titolo A closer look, la prima grande monografica dedicata a Bruce Gilden e mai presentata in Italia, ospitata dal Museo di Santa Giulia, presenta un corpus di 80 fotografie; il percorso ruota attorno a Faces (2013-2024), ritratti di persone caratterizzati dall’accento dinamico, dalle particolari qualità grafiche e dal modo originale e diretto con il quale Gilden fotografa i volti con l’ausilio del flash; sono scatti realizzati come cronaca figurativa di città in giro per il mondo: dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per il Messico, la Grecia e la Colombia; sono opere che nascono da una relazione e da un dialogo fortemente cercato con i soggetti, ma che non rinunciano a un approccio diretto e senza sconti, tipico della sua cifra espressiva.

Accanto ad esse, sarà presentata una serie di fotografie in bianco e nero degli esordi (1968), realizzate in Giappone con alcuni rappresentanti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), in Europa, tra Francia (1994-2015), Irlanda (1996-1997) e Inghilterra (2000-2012), ma soprattutto nella sua città natale: New York (1969-1995). Completano la rassegna due contributi audiovisivi: il primo è una intervista del fotografo e reporter britannico Martin Parr, nella quale Bruce Gilden racconterà le sue vicende biografiche e la sua carriera professionale; il secondo sarà un video realizzato dall’Agenzia Magnum Photos.

L’installazione site-specific dal titolo Grace / Grazia. Bruce Gilden per Raffaello, realizzata appositamente per questa prima presentazione italiana, vede esposto il dittico fotografico commissionato da Fondazione Brescia Musei al fotografo newyorkese per arricchire la collezione dei Musei Civici di Brescia. L’opera reinterpreta il concetto di “grazia”, esemplificato dalle due opere di Raffaello in prestito alla mostra Raffaello: Sublime Poetry al Metropolitan Museum of Art di New York dal 29 marzo, ed è allestita dal 27 marzo al 12 luglio presso la Pinacoteca Tosio Martinengo.

Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. L’intento è stato quello di affermare la fotografia come principale mezzo artistico della contemporaneità, capace di confrontarsi con i grandi temi dell’arte del passato, attraverso il coinvolgimento diretto di uno dei suoi protagonisti più autorevoli.

Le due mostre saranno accompagnate da un catalogo unico, edito da Skira.

Dal 27 Marzo 2026 al 23 Agosto 2026

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Back to peace? La guerra vista dai grandi fotografi Magnum

David Seymour, Venice, Italy, 1950 courtesy © David Seymour/Magnum Photos
David Seymour, Venice, Italy, 1950 courtesy © David Seymour/Magnum Photos

Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia ospita una nuova e grande mostra del cartellone di eventi di GO! 2025, Nova Gorica – Gorizia Capitale europea della Cultura: Back to Peace? La guerra vista dai grandi fotografi Magnum, un progetto espositivo di eccezionale valore simbolico e storico. Una mostra-evento unica nel suo genere, in esclusiva per l’Italia, che racconta il secolo della guerra e della pace attraverso gli sguardi dei più grandi maestri della fotografia mondiale.

Organizzata da Erpac – Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, prodotta da Suazes in collaborazione con Magnum Photos, la mostra è curata da Andrea Holzherr e Marco Minuz. Per la prima volta viene presentata la più ampia raccolta di fotografie dei grandi autori della storica agenzia Magnum Photos dedicate ai reportage realizzati durante la Seconda guerra mondiale e nei primi anni del dopoguerra.

Oltre 200 fotografie, accompagnate da installazioni video e paesaggi sonori, conducono il visitatore in un percorso emozionante che attraversa i fronti, le città distrutte, i volti dei sopravvissuti e la difficile ricostruzione della pace. Un itinerario che acquista un significato ancora più profondo nella città di Gorizia, simbolo dei confini e delle ferite del Novecento, oggi cuore del progetto GO! 2025 Nova Gorica–Gorizia Capitale europea della Cultura.

Il percorso espositivo si apre con le celebri immagini di Robert Capa, tra cui le iconiche fotografie dello sbarco in Normandia (D-Day), e con gli scatti di George Rodger che documentano la liberazione dei campi di concentramento che verranno per l’occasione messi in dialogo con i celebri disegni di Zoran Music sui campi di concentramento di Dachau. Segue il toccante reportage di Wayne Miller sugli effetti delle bombe atomiche in Giappone, accanto al film Le Retour di Henri Cartier-Bresson, che racconta il ritorno dei prigionieri di guerra in Francia.

La mostra prosegue con le fotografie di Werner Bischof, testimone della devastazione in Europa tra Olanda, Italia, Romania, Grecia, Francia, Germania, Slovacchia, Polonia e Finlandia; e con gli scatti di David Seymour (Chim) dedicati ai bambini vittime della guerra, in un progetto realizzato con il sostegno dell’UNICEF. Tra le sezioni più suggestive, le immagini di Herbert List sulle macerie del dopoguerra, e il progetto Generazione X, Lavoro commissionato da una rivista tedesca per raccontare le speranze e la ricostruzione della gioventù europea. Il percorso si conclude con le fotografie dedicate alla costruzione del Muro di Berlino, simbolo delle nuove divisioni che ancora segnavano l’Europa – un tema che trova in Gorizia un’eco potente e attuale.

Back to Peace? non è solo una mostra fotografica: è una riflessione collettiva sulla memoria, sulla fragilità dell’uomo e sulla ricerca della pace. Realizzarla a Gorizia, città che ha vissuto in prima persona le lacerazioni del Novecento, significa restituire voce e immagine a un passato che ancora ci interroga, e al tempo stesso lanciare un messaggio di speranza per il futuro.

La mostra sarà accompagnata da installazioni multimediali che permetteranno al visitatore di entrare emotivamente nella storia di questi reportage. Nell’occasione sono state commissionate anche due colonne sonore a due importanti compositori italiani.

Il percorso sarà arricchito anche dall’esposizione di pezzi storici militari collegati alle fotografie che verranno esibite.

Il progetto è realizzato con Magnum Photos Parigi, ICP International Center of Photography New York, Fondazione Henri Cartier-Bresson Parigi, Estate Werner Bischof Zurigo, Musée de La Libération Parigi.

Dal 20 Dicembre 2025 al 3 Maggio 2026 – Palazzo Attems Petzenstein – Gorizia

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EYES ON THE STREET – AA VV

Due uomini in abiti formali camminano per strada, uno con una sigaretta in bocca e l'altro indossa una cravatta colorata. Una scimmia è seduta sulla spalla di uno di loro.

Leica Camera Italia inaugura la sua nuova casa nel cuore di Milano, in piazza Duomo: un punto di riferimento, aperto a tutti e dedicato alla promozione della cultura fotografica, tra tradizione e innovazione con uno sguardo sempre rivolto al futuroUno spazio completamente ripensato, ampliato su due livelli, concepito come un luogo di incontro, conoscenza e condivisione. Un vero hub dedicato all’immagine, capace di accogliere appassionati, professionisti, collezionisti e curiosi in un ambiente accessibile e sempre animato anche grazie a mostre, presentazioni editoriali, talk e attività formative.

Per celebrare il nuovo spazio Leica Camera Italia presenta Eyes on the street. The eyes that meet, in the magic of the street, una mostra collettiva con oltre 40 opere di 26 fotografi, a cura di Giada Triolafino al 9 maggio 2026. Diverse generazioni e diversi mondi: dagli scatti degli anni ’60 di William KleinThomas Hoepker e Joel Meyerowitz, alla New York degli anni ’90 di Jeff Mermelstein, la Bosnia di Edward Serotta, l’India di Alex Webb e l’Islanda di Ragnar Axelsson. Con loro Stefano Guindani,  l’intensità di Paolo Pellegrin nel documentare lo sguardo che attraversa il dolore, l’ironia e la poetica delle scene urbane di Stefano Mirabella, la verità di Andrea Boccalini, il surrealismo di Robbie McIntosh fino all’empatia di Gianni Berengo Gardin.

Curiosità, attesa, sfida, allegria, dolore negli occhi di chi guarda: immagini iconiche dell’Archivio Leica di Wetzlar e opere di 9 fotografi italiani contemporanei scrivono un racconto visivo composito, tra colore e bianco e nero. 

dal 5 marzo 2026 al 9 maggio 2026 – Leica Store & Galerie – Milano

Exposed Photo Festival

Manifesto del Torino Photo Festival intitolato 'Mettersi a nudo' con data dal 09.04 al 02.06.2026 e immagine di un uomo in posa.

Dal 9 aprile al 2 giugno vi attende un grande viaggio intorno alla fotografia, dall’Ottocento a oggi, con protagonisti artisti e istituzioni nazionali e internazionali: 18 mostre, incontri, eventi speciali e iniziative in tutta la città –  visitabili gratuitamente o a prezzo ridotto con il PASS EXPOSED – che animeranno musei, sedi culturali, gallerie, strade, portici, cancellate e persino un parcheggio, dando vita a una costellazione di sguardi e prospettive in dialogo fra loro

Tanti spazi e tante visioni, intrecciate dal tema Mettersi a nudo: un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, a interrogare la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, visibile e invisibile. 

E a guidarvi sarà il “miglio della fotografia”, un percorso diffuso tra i luoghi espositivi del Festival che metterà in relazione autrici e autori celebri e sconosciuti, giovani emergenti e maestri del passato. Un itinerario da attraversare a piedi, in bicicletta o come preferite, lasciandovi sorprendere, tappa dopo tappa, dalle molte forme della fotografia.

Dal 9 aprile al 2 giugno – Torino – sedi varie

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Sono le braci di un’unica stella. Fotografie di Lisetta Carmi e Jacopo Benassi

Manifesto dell'esposizione di Lisetta Carmi con titoli e nomi dei curatori.

A oltre cinquant’anni dalla pubblicazione de I Travestiti (1972), lavoro fondamentale di Lisetta Carmi, il Museo ne riattualizza la forza poetica e civile attraverso un percorso che intreccia opere storiche e nuove acquisizioni. In mostra sedici opere dell’autrice — vintage in bianco e nero (1965–1972), già presenti in collezione, e stampe a colori acquisite recentemente — che restituiscono uno sguardo partecipe sui temi dell’identità, della marginalità e del diritto all’esistenza. In dialogo con esse, otto opere in bianco e nero che Jacopo Benassi ha realizzato nel 2015 come omaggio diretto, personale e contemporaneo, al lavoro di Carmi.

Il percorso costruisce un confronto interno all’opera di Carmi — tra vintage e nuove acquisizioni — e un dialogo esplicito tra due autori profondamente differenti come estetica ma accomunati dalla stessa sincerità e da una sintonia con le fragilità dell’altro che prende forma attraverso l’immagine.

Si ringraziano le gallerie Martini&Ronchetti, Genova Francesca Minini, MilanoLe acquisizioni sono state rese possibili grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, nell’ambito dell’avviso pubblico Strategia Fotografia 2022.

22.03.2026 > 07.06.2026 – MUSEO NAZIONALE DI FOTOGRAFIA – Cinisello Balsamo (MI)

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Dayanita Singh. Archivio

Dayanita Singh, Mahmoodabad, 2025
© Dayanita Singh/Archivio | Dayanita Singh, Mahmoodabad, 2025

Per la prima volta nella sua storia, l’Archivio di Stato di Venezia aprirà al pubblico come sede espositiva, con ARCHIVIO di Dayanita Singh.
ARCHIVIO è il tributo di Singh sia agli archivi italiani che ha fotografato negli ultimi 10 anni, che al proprio archivio di immagini realizzate in Italia negli ultimi 25. La mostra inaugura il 16 aprile 2026 presso l’Archivio di Stato di Venezia e presenta l’intrecciarsi di due nuclei del lavoro dell’artista: il lungo impegno di Singh con gli archivi istituzionali e il suo dialogo visivo pluridecennale con l’architettura, gli spazi interni, le opere d’arte, gli amici, gli archivisti, i fiori e altro ancora.

La mostra è curata da Andrea Anastasio e, dopo l’Archivio di Stato di Venezia, si sposterà al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, al MAO-Museo d’Arte Orientale di Torino e all’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi.

In ARCHIVIOl’atto di fotografare diventa una forma di catalogazione, un tentativo continuo di comprendere come la memoria viene plasmata, strutturata e conservata. Singh rivisita le immagini che ha realizzato nelle città italiane dalla fine degli anni ‘90, mettendole in dialogo con i suoi approfonditi studi sugli archivi realizzati in India e altrove. Attraverso questo incontro, l’esposizione mostra l’archivio non come un magazzino statico, ma come un organismo vivente, continuamente riorganizzato attraverso il processo editoriale dell’artista, le strutture espositive e la variazione di sequenza delle immagini.

Il curatore Andrea Anastasio colloca la pratica di Singh all’interno di una riflessione più ampia su come si costruisce la memoria culturale. L’allestimento riflette il suo interesse per la risonanza poetica e filosofica del lavoro di archiviazione – ordinare, contenere, proteggere –, e al contempo consente alle fotografie di Singh di rimanere aperte e porose, mutevoli in ogni nuovo contesto.

ARCHIVIO prosegue l’esplorazione intrapresa da Singh sul tema del museo come libro e del libro come museo: architetture portatili e ricomponibili per la conoscenza. La mostra evidenzia la convinzione dell’artista che l’archivio non sia soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio generativo capace di plasmare le storie che raccontiamo, e quelle che restano ancora da scoprire.

La mostra, che sarà aperta durante la 19^ edizione di Incroci di civiltà, sarà accompagnata da un Public Program di incontri, conferenze e presentazioni di libri, ideato dall’artista e da Chiara Spangaro, in collaborazione con Università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, Dipartimento di Studi Umanistici, Università Iuav di Venezia, e altre istituzioni, che si svolgeranno dal 18 aprile al termine della mostra.
Inoltre, l’artista sarà impegnata in un programma di mentoring per studentesse e studenti universitari, ideato e diretto con la collaborazione di Università Iuav di Venezia in occasione del centenario dell’istituzione, e con i dipartimenti di Filosofia e Beni Culturali e di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

La tappa veneziana dell’esposizione ARCHIVIO ha il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, India, e dall’Archivio di Stato di Venezia. La mostra è realizzata anche con la collaborazione di Università Iuav di Venezia e Università Ca’ Foscari Venezia.

Si ringrazia lo Studio Sonnoli per il progetto grafico dell’identità della mostra, a cura di Irene Bacchi e Leonardo Sonnoli.

Dal 17 Aprile 2026 al 31 Luglio 2026 – Venezia – Archivio di Stato

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Nick Brandt. The Day May Break

Una donna seduta a un tavolo sott'acqua, con due sedie vuote intorno.

Le Gallerie d’Italia – Torino presentano la mostra Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno, curata da Arianna Rinaldo e aperta al pubblico dal 18 marzo al 6 settembre 2026.

Il progetto The Day May Break, iniziato nel 2020, è una serie di circa 60 opere suddivise in quattro capitoli che ritrae persone e animali colpiti dal cambiamento climatico, dal degrado e dalla devastazione ambientale, mettendo in luce l’impatto profondamente sproporzionato che la crisi climatica esercita sulle popolazioni più vulnerabili del pianeta. 

Per la prima volta, alle Gallerie d’Italia – Torino, tutti e quattro i capitoli di The Day May Break, di cui l’ultimo commissionato da Intesa Sanpaolo, sono presentati insieme, immergendoci in una visione dura ma poetica di ciò che resta, per ora, e che può ancora offrire speranza.

Chapter One (2021), realizzato in Kenya e Zimbabwe, e Chapter Two (2022), realizzato in Bolivia, presentano ritratti potenti e toccanti di persone e animali nello stesso fotogramma, entrambi duramente colpiti da siccità estreme o inondazioni che hanno distrutto case e mezzi di sostentamento. Le fotografie sono state realizzate in diversi santuari e riserve, dove gli animali sono sopravvissuti a ogni sorta di calamità, dalla distruzione dell’habitat al traffico illegale della fauna selvatica.

Chapter Three – SINK / RISE (2023), realizzato nelle Fiji, propone una visione simbolica e pre-apocalittica dell’innalzamento dei mari. I soggetti protagonisti, ripresi direttamente sott’acqua, rappresentano le molte comunità che nei prossimi decenni perderanno case, terre e identità a causa dell’aumento delle acque dovuto al cambiamento climatico.

Chapter Four – The Echo of Our Voices (2024), realizzato nel deserto della Giordania, ritrae famiglie di rifugiati che hanno lasciato la Siria a causa della guerra e che vivono ancora in uno stato di continuo sfollamento, in un mondo arido in larga parte a causa del cambiamento climatico. In questo capitolo, Brandt offre un commento profondo e delicato sulla resilienza e le connessioni umane di fronte alle avversità.

Dal 18 marzo al 6 settembre 2026 – Gallerie d’Italia – Torino

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AGNÈS VARDA. QUI E LÀ TRA PARIGI E ROMA

Agnès Varda, Autoritratto davanti a un dipinto di Gentile Bellini, Venezia, 1959
© Succession Agnès Varda – Fonds Agnès Varda déposé à l’Institut pour la photographie | Agnès Varda, Autoritratto davanti a un dipinto di Gentile Bellini, Venezia, 1959

Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici rende omaggio all’opera fotografica dell’artista e regista Agnès Varda (1928-2019) attraverso la prima grande retrospettiva a lei dedicata in Italia, e in occasione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma. La mostra invita a un’immersione nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Agnès Varda per quasi sette decenni, inscindibile dalla sua opera. Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici. Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare. Il suo lavoro sarà inoltre protagonista di Viva Varda (6 marzo 2026 – 7 febbraio 2027), un’esposizione alla Galleria Modernissimo della Cineteca di Bologna realizzata in collaborazione con la Cinémathèque française. La mostra ripercorrerà l’intera opera della prima cineasta ad aver ricevuto l’Oscar onorario per l’intero arco della sua carriera.

La Parigi di Agnès Varda
La mostra a Villa Medici mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. Ideata dal musée Carnavalet – Histoire de Paris e a cura di Anne de Mondenard e di Paris Musées, è stata presentata a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025. L’esposizione è il frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e si basa sul fondo fotografico di Agnès Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.

Il percorso traccia gli esordi di Agnès Varda come fotografa e il suo insediamento all’inizio degli anni cinquanta nel cortile-atelier di rue Daguerre, trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventa il cuore pulsante del suo universo. Fotografie ed estratti di film mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale, venato di umorismo e di singolarità, che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come Cléo de 5 à 7 (1962) o Daguerréotypes (1975), la mostra evidenzia in particolare la sua attenzione costante per le donne e per le vite marginali.

La mostra riunisce le opere di diversi artisti presentate in dialogo con le fotografie e i film di Agnès Varda: Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr.

L’Italia di Agnès Varda
In continuità con la mostra, L’Italia di Agnès Varda illumina i legami profondi che unirono l’artista all’Italia attraverso una selezione di fotografie inedite realizzate durante due soggiorni, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Agnès Varda era conosciuta come fotografa teatrale e lavorava su numerose commissioni di reportage per la stampa in Francia e in Europa.

Nel 1959 esplora Venezia e la sua regione alla ricerca di luoghi di ripresa per La Mélangite (ou Les Amours de Valentin), un film che non vedrà mai la luce. Le sue fotografie testimoniano la scoperta dell’Italia e il suo gusto per il pittoresco. Le vedute di Venezia e dei suoi abitanti rispecchiano pienamente il suo spirito. Alla pratica spontanea della fotografia si affianca l’attrazione per scene grafiche che giocano con ombre e contrasti. Alla Villa della Torre, nei pressi di Verona, e nei Giardini di Bomarzo nel Latio, i materiali e la singolarità delle sculture la affascinano.
Nel maggio 1963, la rivista francese Réalités le commissiona un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per Il Gattopardo. Parte per Roma con tre macchine fotografiche. Provini a contatto e fotografie a colori documentano la sessione con quello che la stampa definiva il “principe taciturno del cinema italiano”. Nello stesso periodo Jean-Luc Godard gira Il disprezzo negli studi Titanus: Varda si reca sul set e fotografa il suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.

Una cinquantina di stampe originali della collezione di Rosalie Varda, nonché documenti provenienti dai suoi archivi e dal fondo depositato presso l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France raccontano per la prima volta il rapporto di Agnès Varda con l’Italia.

Agnès Varda in 9 capitoli
 
Prima di rue Daguerre
Giunta a Parigi nel 1943, Agnès Varda frequenta l’École du Louvre e sceglie di dedicarsi alla fotografia, una pratica che le consente di coniugare dimensione manuale e riflessione intellettuale. Durante gli anni di apprendistato condivide un appartamento nei pressi di Pigalle con tre altre giovani donne. Le coinquiline diventano i primi soggetti dei suoi ritratti, mentre le rive della Senna si impongono come i suoi primi paesaggi parigini. In questa fase iniziale si affermano già il suo stile — caratterizzato da una sottile qualità enigmatica di matrice surrealista — e la sua identità artistica.
 
Il cortile di rue Daguerre
Nel 1951 Agnès Varda si trasferisce al numero 86 di rue Daguerre, uno spazio dal carattere singolare. Riconverte due ex negozi, separati da una corte-vicolo, in atelier, studio e laboratorio. Questo luogo di lavoro e di creazione diventa anche uno spazio di vita condivisa con la scultrice Valentine Schlegel e con una famiglia di rifugiati spagnoli. Nella corte organizza la sua prima esposizione nel 1954 e vi realizza i suoi primi film.

Drôle de Paris
Negli anni cinquanta Agnès Varda ricopre il ruolo di fotografa ufficiale del Théâtre national populaire di Jean Vilar e del Festival di Avignone. Questa esperienza le apre le porte del mondo artistico parigino: realizza numerosi ritratti e servizi fotografici, immortalando figure quali Calder, Brassaï, Suzanne Flon, Giulietta Masina e Fellini. Unendo ironia e una sottile qualità enigmatica, fino a toccare talvolta una dimensione più cupa, si afferma progressivamente come una voce singolare della scena intellettuale del dopoguerra.

Foto-scrittura
Agnès Varda eccelle nel reportage, affermando al contempo, in alcuni soggetti, un’estetica e un metodo segnati dal linguaggio cinematografico. Come farebbe un regista, mette in scena le sue riprese e dirige i suoi modelli: una bambina travestita da angelo o giovani attori che mimano diversi comportamenti amorosi.

La città in eco
Nel 1961, con Cléo de 5 à 7, Agnès Varda firma insieme un ritratto femminile e un documentario su Parigi, in cui la città diventa specchio degli stati d’animo della protagonista, turbata dal timore del cancro. Nel 1967 torna a filmare Parigi in risonanza con le emozioni che attraversano una giovane madre, angosciata dalla guerra in Vietnam. Vicina ai cineasti della Nouvelle Vague, Agnès Varda inscrive il suo sguardo sulla città in un dialogo continuo tra sfera intima e dimensione politica.

Donne, persone
Nelle sue fotografie e, in seguito, nei suoi film, Agnès Varda interroga il modo in cui le donne vengono guardate e rappresentate, in particolare in L’une chante, l’autre pas, dove prende posizione a favore dei diritti femminili e della contraccezione. Il suo femminismo si inscrive in un’attenzione più ampia rivolta all’umano: già negli anni cinquanta porta alla luce la popolazione impoverita che anima il mercato di rue Mouffetard (L’Opéra-Mouffe, 1958). Più tardi, in Daguerréotypes (1975), si concentra sui commercianti di rue Daguerre, da lei definiti la “maggioranza silenziosa”. Ne registra gesti, volti e narrazioni della vita quotidiana con una poetica sincerità, in bilico tra documentario sociale e omaggio surrealista.

L’Italia
Focus speciale per Villa Medici
Nel 1959, durante una ricognizione a Venezia e nei dintorni, Agnès Varda coglie scene di vita quotidiana e motivi ricorrenti come il bucato alle finestre e i passaggi in ombra. In occasione di questo viaggio realizza uno dei suoi celebri autoritratti davanti a una tela di Gentile Bellini, giocando con umorismo sulla sua acconciatura ormai divenuta iconica. Inviata a Roma nel 1963 per fotografare Luchino Visconti, fa visita a Jean-Luc Godard sul set del Disprezzo e ritrae Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.

La corte-giardino
Fino alla metà degli anni Sessanta, Agnès Varda realizza nella sua corte ritratti di giovani attrici e attori, tra cui Delphine Seyrig e Gérard Depardieu. Dopo aver reso celebri i commercianti del vicinato in Daguerréotypes (1975), si identifica sempre più con la sua strada, al punto da definirsi “daguerréotipista”. Nel corso degli anni, la corte-atelier si trasforma in una corte-giardino, che talvolta si estende fino a rue Daguerre, come nell’“autodocumentario” Les Plages d’Agnès (2008). È anche il luogo in cui Agnès Varda si racconta, si mette in scena e dal quale la sua opera si diffonde e prende forma.
 
Viaggio in città
A Parigi, Agnès Varda non si lascia sedurre dagli aspetti più pittoreschi della capitale. Rivolge invece lo sguardo a ciò che passa inosservato e ai luoghi che le sono più familiari: il suo quartiere e le rive della Senna. Gli estratti presentati in mostra rivelano il modo in cui la sua macchina da presa attraversa lo spazio urbano. Essi attingono a tutti i generi — finzione, documentario, pubblicità — e a una pluralità di formati, dai lungometraggi ai cortometraggi, fino ai frammenti di prova.

Dal 25 Febbraio 2026 al 25 Maggio 2026 – Accademia di Francia a Roma – Villa Medici


Anne Geene e Arjan de Nooy: Bestiary

Foglie verdi disposte in modo artistico, alcune con lettere o numeri scritti sopra, su sfondo bianco.
l Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noiAlfabeto creato dai morsi degli insetti

I bestiari sono antichi manoscritti che intrecciano racconti di creature reali e immaginarie con storie di pietre e alberi. Non descrivono questi elementi in modo oggettivo: li usano invece per rappresentare il mondo come riflesso di una verità divina. Attraverso la natura e le vicende di esseri grandi e piccoli, i bestiari trasmettono insegnamenti morali; hanno tutti origine da un’opera greca nota come Physiologus. Scritta tra il II e il IV secolo d.C. da un autore sconosciuto, questa raccolta divenne uno dei libri più letti e amati del Medioevo.

In Bestiary, Anne Geene e Arjan de Nooy realizzano un bestiario fotografico contemporaneo ispirato a quella fonte antica. Prendendo spunto da citazioni tratte da una traduzione recente e mescolando immagini trovate con fotografie proprie, danno nuova vita a questo testo mistico. Pur non adottando un approccio né cristiano né didattico, i comportamenti messi in scena dalle creature di Bestiary continuano a suggerire narrazioni da cui possono affiorare, in modo indiretto, intuizioni morali.

Dal 18 marzo al 18 aprile – MICamera – Milano

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Non sono più lì – Cristian Iacono

Mostra vincitrice del concorso Idee Photo Contest con una fotografia che mostra mani che tengono un pezzo di vetro trasparente tra il verde dell'erba, sotto un cielo blu con nuvole bianche. Dettagli sulla mostra sono inclusi.

Università degli Studi di Milano ospita la mostra vincitrice di Idee Photo Contest: “Non sono più lì” con la serie fotografica omonima di Cristian Iacono (primo premio), l’esposizione è a cura di Anna Mola.

Idee Photo Contest è un concorso fotografico ideato dall’agenzia AM PhotoIdeas di Anna Mola. Giunto alla sua sesta edizione, ha visto l’iscrizione di centinaia di partecipanti.

Gli altri vincitori del concorso sono: Veronica Benedetti, vincitrice del premio speciale Unimi, con la serie “Ofelia”; Mara Scampoli con il progetto “Mixed”, vincitrice del premio speciale Il Fotografo. Sono state infine assegnate tre menzioni d’onore a Giulio Brega, Nicole Danelli e Carlos Fulgoso Sueiro.

“Le cose esistono e persistono soltanto perché perdono”

Tim Ingold

Il progetto di Cristian, che è anche il suo lavoro di tesi, è intriso di concetti filosofici, antropologici, letterari, sulla base di un linguaggio fotografico con una fortissima impronta personale.

Si potrebbe dire – già dal titolo – che il tema è la perdita ma questo comporterebbe una lettura unicamente negativa della serie mentre l’intenzione dell’autore è quella di offrire anche una lettura positiva di questa circostanza della vita, da cui possono derivare un senso di rinascita e di positività.

Il denominatore comune di questo progetto è la natura: uno sfondo su cui si stagliano e prendono vita i pensieri e le percezioni dell’autore. Vediamo quindi l’impressione luminescente di un albero, una candela bruciante in una grotta, mani che cercano di afferrare una distesa d’acqua.

Tutto quello che vediamo non deve essere “preso alla lettera” ma come un simbolo o un’interpretazione; prendiamo per esempio la foto delle braccia tese al di sopra di un campo erboso che distendono verso il sole un foglio di carta riflettente: non è solo un’immagine esteticamente elegante ma potrebbe anche essere un riferimento a quel “pensiero magico” definito da Joan Didion nel celebre libro scritto dopo la morte del marito. La scrittrice parla, per esempio, del suo voler trattenere le scarpe del defunto compagno perché – irrazionalmente – potrebbe averne bisogno al suo impossibile ritorno; allo stesso modo il gesto nella foto descritta è un tentativo di trattenere la luce per produrne qualcosa di alchemico, forse, di energico e potente.

Con questa chiave di lettura, invitiamo i visitatori a esplorare la mostra, condividendo i loro pensieri.


Testo critico di Anna Mola

Dal 15 aprile al 6 maggio – Università degli Studi di Milano – Atrio della Facoltà di beni culturali

61° Wildlife Photographer of the Year

© Bence Máté, Wildlife Photographer of the Year
© Bence Máté, Wildlife Photographer of the Year

La mostra Wildlife Photographer of the Year, giunta al suo sessantunesimo anno, promossa dal Museo di Storia Naturale di Londra, arriva al Forte di Bard dal 21 marzo al 12 luglio 2026, presentando alcune delle più eccezionali fotografie naturalistiche scattate oggi nel mondo. L’esposizione accende i riflettori su immagini potenti e affascinanti che catturano comportamenti animali poco noti, specie spettacolari e contesti naturali molto diversi tra loro. Utilizzando l’esclusivo potere emotivo della fotografia, le immagini condividono storie e specie da tutto il mondo, incoraggiando un futuro di difesa del pianeta. 
 
Il concorso di quest’anno ha registrato oltre 60.000 candidature da parte di fotografi di ogni età e livello di esperienza, provenienti da 113 Paesi. Le opere sono state giudicate in forma anonima per creatività, originalità ed eccellenza tecnica da una giuria internazionale di esperti del settore. L’inquietante scena di una iena bruna tra i resti scheletrici di una città mineraria di diamanti abbandonata da tempo a Kolmanskop, in Namibia, del fotografo sudafricano Wim van den Heever è l’immagine vincitrice del Wildlife Photographer of the Year 2025. Uno scatto davvero eccezionale: per realizzare Ghost Town Visitor (Visitatore della città fantasma), con la tecnologia delle foto-trappole, il fotografo naturalista sudafricano ha atteso un decennio dopo aver notato per la prima volta le tracce dell’animale. Il titolo di Young Wildlife Photographer of the Year 2025 è stato vinto da Andrea Dominizi, il primo italiano in assoluto a vincere il prestigioso premio per fotografi naturalisti di età pari o inferiore a 17 anni. La sua immagine After the Destruction (Dopo la distruzione) racconta una toccante storia di perdita di habitat, quella di un coleottero delle specie Cerambycidae in un’area disboscata sui Monti Lepini, nell’Italia centrale.
 
Gli altri italiani che si sono distinti al concorso sono: il sudtirolese Philipp Egger, vincitore nella categoria “Ritratti di Animali” con lo scatto Shadow Hunter (Cacciatore di ombre), un gufo reale nelle montagne di Naturno (Bolzano) che emerge dal buio con il luccichio arancione degli occhi e la luce della sera sulle piume, e tre finalisti con menzione d’onore: Fortunato Gatto con The frozen swan (Il cigno congelato) nella categoria “Arte della natura”, Roberto Marchegiani con The calm after the storm (La calma dopo la tempesta) e Shadowlands (Terre d’ombra) nella categoria “Animali nel loro ambiente” e Gabriella Comi con Wake-up call (Sveglia) nella categoria “Comportamento: Mammiferi”.
 
Kathy Moran, presidente della giuria del Wildlife Photographer of the Year: «Come sostenitrice del potere della fotografia, non c’è nulla di più gratificante o emozionante che vedere il nostro rapporto con il mondo naturale, in tutta la sua complessità e splendore, condiviso sulla più grande piattaforma mondiale dedicata alla fotografia naturalistica». 
 
Doug Gurr, direttore del Natural History Museum: «Giunti al sessantunesimo anno, siamo entusiasti di continuare a fare del Wildlife Photographer of the Year una potente piattaforma di narrazione visiva, mostrando la diversità, la bellezza e la complessità del mondo naturale e il rapporto dell’umanità con esso. Grazie all’inclusione del Biodiversity Intactness Index, la mostra di quest’anno rappresenta la migliore combinazione tra grande arte e scienza all’avanguardia, ispirando i visitatori a diventare difensori del nostro pianeta». 
 
Ornella Badery, presidente del Forte di Bard: «Widlife Photogtapher of the Year è uno dei cardini dell’offerta espositiva del Forte, atteso ogni anno da migliaia di appassionati di fotografia. La potenza delle immagini e delle storie che ognuna porta con sé è il modo migliore per sensibilizzare il pubblico sulle tematiche legate all’ambiente, alla flora e alla fauna sempre più in pericolo in ogni parte del mondo».

Dal 21 marzo 2026 al 12 luglio 2026 – Forte di Bard – Aosta

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Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero

Gianni Berengo Gardin, Venezia 1958 - Campo Santa Margherita: bambini giocano al salto della corda, <span class="content-dipinti">Collezione della Fondazione di Venezia, courtesy  © Archivio Gianni Berengo Gardin</span>
Gianni Berengo Gardin, Venezia 1958 – Campo Santa Margherita: bambini giocano al salto della corda, Collezione della Fondazione di Venezia, courtesy  © Archivio Gianni Berengo Gardin

Un dialogo silenzioso tra due visionari separati da cinque secoli di storia, ma uniti dalla stessa, identica meraviglia: quella per “la più gioconda veduta del mondo”. È questa la suggestione che introduce alla mostra Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero, realizzata dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con la Fondazione Le Stanze della Fotografia.

Un dialogo silenzioso tra due visionari separati da cinque secoli di storia, ma uniti dalla stessa, identica meraviglia: quella per “la più gioconda veduta del mondo”. È questa la suggestione che introduce alla mostra Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero, realizzata dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con la Fondazione Le Stanze della Fotografia.

Curata da Denis Curti, è la prima esposizione organizzata dalla Fondazione nella nuova sede di Palazzo Flangini, dove sarà visitabile a ingresso gratuito fino al 30 giugno 2026: un momento simbolico, in cui la Fondazione di Venezia apre le porte della sua nuova casa alla città mettendo in mostra le opere di Gianni Berengo Gardin, che ha intessuto con la Fondazione un legame di profonda intesa artistica culminato con la donazione, nel 2021, di trentasei stampe fotografiche in bianco e nero, parte del progetto “La più gioconda veduta del mondo” ed entrate a fare parte della collezione fotografica permanente della Fondazione di Venezia.

Dal 27 febbraio 2026 al 30 giugno 2026 – Palazzo Flangini – Venezia

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Mezzogiorno by Marco Zanella

Uomo che cammina lungo una strada sterrata, indossando un completo scuro e una maschera facciale, mentre tiene un giornale in mano.

Mezzogiorno is a photographic exploration that has unfolded over more than a decade across Southern Italy. The title is an italian word that carries a double meaning, “noon” and “the South” as a cardinal point, and is commonly used to refer to the southern region of Italy. It evokes a dual tension between time and place, light and shadow, myth and reality.
It is a investigation into landscapes, social fragility, religion and traditions, shaped through errancy, encounters, and quiet presence. Resisting nostalgia and folklore, the work documents a landscape marked by economic uncertainty, unfinished architecture, and complex social layers. Rituals, ruins, and rhythms of abandonment become signs of broader transformations.
Mezzogiorno seeks to question dominant narratives, offering a lens through which to reinterpret the present. It attempts to move beyond postcard clichés, portraying Southern Italy not as a fixed memory, but as a fractured and living reflection of contemporary dynamics. The project aims to shape a new visual language, politically aware, anthropologically grounded, and emotionally resonant.

Dal 21 marzo al 17 maggio – Festival Circulation(s) – Le CENTQUATRE – PARIS

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Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways. Fotografie di Francesco Conversano

John King, Mayor of Lewistown, Illinois 2014
John King, Mayor of Lewistown, Illinois 2014

Il Museo di Roma in Trastevere presenta la mostra fotografica “Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways”, una selezione di novanta scatti in bianco e nero e a colori realizzati negli Stati Uniti dal regista di cinema del reale Francesco Conversano fra il 1999 e il 2017, durante le riprese che portarono alla realizzazione di vari film documentari girati insieme a Nene Grignaffini e prodotti con RAI CINEMA e per Rai Radiotelevisione Italiana/ Rai 3. 

La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina, è curata dalla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina, Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Il viaggio lungo le “strade blu” è un viaggio di scoperta, di conoscenza e di rivelazioni, un viaggio geografico e antropologico, un viaggio nel meraviglioso quotidiano e nell’immaginario collettivo di un Paese complesso che a volte sembra fermo nelle mitologie e negli stereotipi e che intreccia la vita delle persone e gli avvenimenti storici. Europa, Asia e America sono stati raccontati nei momenti di trasformazione sociale attraversando macrocosmi e microcosmi, villaggi e megalopoli, paesaggi geografici e umani fatti di scambi, relazioni e solitudine. Lo scatto ferma l’attimo delle connessioni tra l’uomo e il paesaggio, l’umano e ciò che lo circonda, nutrendosi della potenza della memoria e dell’incanto della poesia. Questo modo di interpretare il cinema del reale che segue una visione di tipo antropologico, si intreccia con il cinema della memoria e il cinema di poesia, grazie all’esplorazione degli infiniti spazi e dei territori compresi tra la realtà e immaginario.

La mostra fotografica si sviluppa secondo questa visione. Realtà, memoria e poesia si intrecciano lungo le strade blu della provincia americana, rielaborando percorsi dell’immaginario collettivo e rievocando inevitabilmente luoghi e storie: la poesia di Walt Whitman e gli epitaffi di Edgar Lee Masters, la letteratura epica di John Steinbeck, l’universo minimalista dell’ordinary people di Raymond Carver, l’America di Truman Capote di “A sangue freddo”, primo romanzo-reportage, paradigma assoluto e geniale invenzione di un nuovo genere letterario; il Texas e i racconti di frontiera di Joe R. Lansdale, l’umanità precaria e surreale dei personaggi di Barry Gifford; i silenzi inquietanti e sospesi, la solitudine e l’attesa dei paesaggi umani dei dipinti di Edward Hopper; la fotografia sociale di Walker Evans e Dorothea Lange del progetto del Presidente Roosevelt della Farm Security Administration e lo sguardo sui volti dei farmers e dei pionieri durante la Grande Depressione; il riecheggiare di suoni e di canzoni del soundtrack della nostra vita, una colonna sonora immortale, dal western swing al blues, dal rock al folk passando da Pete Seeger e Woody Guthrie per finire a Bob Dylan; il filo che lega l’esperienza visionaria di David Lynch, le sue rappresentazioni oniriche dell’inconscio e dell’invisibile nascosto nella quotidianità al cinema della memoria dei luoghi e delle storie di Peter Bogdanovich. Come non ricordare “The Last Picture Show”, sintesi assoluta e moderna del cinema dei grandi Maestri, sospesa tra paesaggi, drammi interiori e memoria, riti di iniziazione e maturità.

Dal 18 marzo 2026 al 4 ottobre 2026 – Museo di Roma in Trastevere

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Tutti i premi fotografici in scadenza ad Aprile

Buongiorno, ecco tutti i premi fotografici in scadenza ad Aprile! Partecipate! Ciao

Annalisa

Creative Photo Awards 2026

Logo degli Creative Photo Awards 2026 in stile moderno con testo in nero e arancione.

I Creative Photo Awards rappresentano il concorso di punta per fotografi professionisti e amatoriali di tutto il mondo. La nostra giuria internazionale, composta da illustri fotografi, editori ed esperti del settore, valuta le candidature con un occhio attento all’innovazione e alla creatività.

Una suggestiva mostra, intitolata “I Wonder If You Can”, con le immagini vincitrici e le menzioni d’onore, verrà allestita nella splendida città di Siena.

Deadline: 1 April 2026

Website: https://www.sienawards.com/it/creative

Hasselblad Foundation Photo Book Grants 2026

Una pila di libri con copertine di vari colori, etichette apposte su alcuni di essi, su uno sfondo bianco. All'apice, si trova il logo della Hasselblad Foundation.

Le borse di studio sono aperte a tutti i professionisti che lavorano con la fotografia, inclusi fotografi, artisti, curatori, ricercatori e scrittori.

Il libro può essere in qualsiasi lingua; tuttavia, la descrizione del progetto deve essere presentata in inglese. I libri non pubblicati in svedese o in inglese devono includere una traduzione del testo nella descrizione del progetto, se il testo è di fondamentale importanza per l’opera.

Le borse di studio sono destinate a progetti editoriali in gran parte già curati e impaginati. Il libro non deve essere ancora stato pubblicato.

Se si presenta il lavoro sotto forma di mockup, è necessario specificare chiaramente se si tratta di un mockup fisico o realizzato con intelligenza artificiale o altri strumenti digitali.

Deadline: 1 April 2026

Website: https://site.picter.com/hasselblad-foundation-photobook-grant-2026

PORTALS: New Perspectives

Un'immagine che mostra una donna che versa del tè in una tazza, riflessa in uno specchio rotondo. Sul tavolo sono presenti piatti impilati. L'ambiente è caratterizzato da pareti grigie e quadri appesi.

Un portale suggerisce un passaggio. Ci invita a guardare attraverso, ad andare oltre o a immaginare cosa si cela dall’altra parte.

Per “Portals: New Perspectives” invitiamo a presentare fotografie che esplorino aperture, soglie e punti di transizione. Finestre, porte, specchi, cancelli, archi, riflessi e cornici all’interno di altre cornici possono fungere da portali letterali, mentre variazioni di luce, ombra o prospettiva possono trasformare spazi familiari in qualcosa di inaspettato.

Accogliamo con favore anche approcci più interpretativi. Un portale può rappresentare cambiamento, movimento, memoria o transizione emotiva. Che siano urbane o rurali, interne o esterne, documentaristiche o concettuali, mostrateci come la fotografia apre nuove vie di visione.

Deadline: 6 April 2026

Website: https://bit.ly/PPG-PortalsNP

Sarajevo Photography Festival 2026

Testo promozionale per un evento con la scritta 'SAVE THE DATE' e dettagli sull'apertura e le esposizioni di giugno.

Il Sarajevo Photography Festival (SPF) è un evento internazionale annuale della durata di un mese, dedicato alla fotografia e che si svolge nel cuore della Bosnia ed Erzegovina. Riunendo fotografi emergenti e affermati, il festival funge da piattaforma per lo scambio artistico, il dialogo culturale e l’impegno sociale.

La settimana di apertura dell’edizione 2026 si terrà dal 1° al 7 giugno e prevede un programma di mostre, workshop, conferenze, tavole rotonde, revisioni di portfolio ed eventi di networking. Le mostre rimarranno allestite per tutto il mese di giugno. Con una forte attenzione alle tematiche di rilevanza sociale, l’SPF offre uno spazio a voci e narrazioni diverse, affrontando argomenti come i diritti umani, l’identità e il patrimonio culturale.

Deadline: 10 April 2026

Website: https://sarajevophotofest.com/

Talent Latent 2026 

Manifesto dell'Open Call per il Festival Internazionale della Fotografia SCAN Tarragona con le parole 'TALENT LATENT'.

SCAN, il festival internazionale di fotografia organizzato dal Comune di Tarragona, ha aperto il bando di concorso Talent Latent, rivolto a creatori di tutto il mondo che utilizzano la fotografia come mezzo di espressione essenziale e privilegiato. I progetti e gli artisti selezionati in questa edizione parteciperanno alla mostra Talent Latent che si terrà presso Tinglado 2 al Porto di Tarragona dal 16 ottobre al 29 novembre 2026.

Tema dei progetti: Metamorfosi

Pubblicato nel 1915, nel pieno di una profonda crisi, “La Metamorfosi” di Kafka è diventato una metafora intramontabile per riflettere sulle trasformazioni che plasmano il nostro mondo contemporaneo. La metamorfosi non è un semplice cambiamento di aspetto, ma un processo profondo attraverso il quale una realtà si trasforma in un’altra.

Oggi, in un mondo segnato da alienazione, disumanizzazione e crisi di valori, le strutture che un tempo sembravano solide diventano liquide, mutevoli o sull’orlo della scomparsa. Identità, territori, forme di lavoro, relazioni personali ed ecosistemi vengono costantemente ridefiniti, dando origine a nuovi modi di abitare il mondo.

In questo contesto, anche la fotografia ha subito la sua metamorfosi: da impronta di luce legata alla cattura di un singolo istante, a costrutto ibrido, digitale e algoritmico, aperto a molteplici forme e significati.

La mostra invita fotografi emergenti a esplorare la condizione metamorfica del presente, affrontando le trasformazioni che interessano individui, comunità e ambienti attraverso pratiche analogiche, digitali e ampliate, e proponendo nuove prospettive per aiutarci a comprendere i tempi in cui viviamo.

Deadline: 12 April 2026

Website: https://scan.cat/en/

Street Photography Barcelona Contest 2026

Testo promozionale per un concorso di fotografia di strada a Barcellona, con uno sfondo colorato di strisce verticali.

Il concorso di fotografia di strada di Barcellona (SPBC) è nato con l’obiettivo di dare riconoscimento internazionale a fotografi professionisti e amatoriali che sviluppano la fotografia di strada con rigore, creatività e autenticità. Il festival offre uno spazio espositivo, sia fisico che virtuale, affinché le opere partecipanti possano essere apprezzate, valorizzate, riconosciute e, infine, acquisite.

Per SPBC, l’essenza della fotografia di strada risiede nella capacità di osservare l’ambiente e catturare l’autenticità di un momento unico di realtà. Si tratta di identificare e documentare quei momenti unici offerti dagli spazi urbani e dai loro protagonisti anonimi in qualsiasi parte del mondo, elevandoli alla categoria di opere d’arte uniche.

Deadline: 15 April 2026

Website: https://www.streetphotographybarcelona.com/

Open Call: Scatti di solidarietà

Silhouette di un uomo che versa acqua al tramonto con nuvole nel cielo.

In dirittura d’arrivo il concorso Scatti di Solidarietà. Il premio è interessante perché oltre al compenso in denaro di € 2000 gli organizzatori daranno la possibilità al vincitore di incontrare personaggi del mondo della fotografia, dell’editoria e della pubblicità, incontri da cui potrebbero nasce opportunità di lavoro.

Una selezione delle foto sarà pubblicata sulla rivista Tutti Fotografi e il sito www.fotografia.it

Inoltre è prevista un’esposizione nella galleria Underfactory

Il tema Scatti di Solidarietà lascia ampia possibilità di interpretazione ai partecipanti

Ricordiamo che il concorso è riservato ai giovani fino a 30 anni

Scadenza: 30 aprile 2026

LINK PER PARTECIPARE: https://www.fotografia.it/concorsi/scatti-di-solidarieta/

Women in Photography Grant 2026

Un'immagine che mostra un'individuo con lunghi capelli neri, mentre tiene una pianta appesa, in un ambiente interno con tende bianche. Sul lato destro, ci sono dettagli su una borsa di studio per donne nella fotografia nel 2026, con informazioni su tema, date e premio.

La Leica Society International (LSI) è lieta di annunciare la quarta edizione del suo bando annuale “Women in Photography Grant”. TEMA: “Dove ci troviamo”.

LSI invita le fotografe a presentare progetti radicati nell’esperienza vissuta o in relazioni consolidate e responsabili. Cerchiamo lavori plasmati dalla prossimità, progetti realizzati all’interno delle comunità o sviluppati attraverso un impegno a lungo termine basato sulla fiducia. Il lavoro deve riflettere la comprensione della posizione della fotografa in relazione alle persone e alle storie rappresentate.

Deadline: 24 April 2026

Website: https://leicasocietyinternational.org/2026-women-in-photography-grant

ND Awards 2026

Annuncio per i ND Awards 2026, promuovendo premi in denaro e visibilità internazionale per la fotografia.

Il prestigioso concorso internazionale ND AWARDS continua a essere una vetrina vibrante per alcuni dei talenti fotografici più eccezionali al mondo. Ogni opera vincitrice ottiene riconoscimento, visibilità e prestigio immediati. Considera questo un invito aperto: fatti avanti e partecipa al concorso del 2026!

Negli ultimi anni, ND AWARDS ha consolidato la sua posizione come uno dei concorsi professionali più ambiti per i fotografi di tutto il mondo. Il nostro segno distintivo è una visione contemporanea della fotografia che rimane saldamente radicata nella sua tradizione artistica. In ND AWARDS, i partecipanti sono al centro di tutto ciò che facciamo; questo concorso esiste grazie ai suoi contributori e noi li apprezziamo tanto quanto loro apprezzano la piattaforma che offriamo. Con questo spirito di crescita reciproca, continuiamo a promuovere la creatività, a sostenere artisti emergenti e affermati e a mettere in luce il lavoro di coloro che stanno plasmando il futuro del mezzo.

Deadline: 26 April 2026

Website: https://ndawards.net

2026 London Photography Awards

Immagine colorata che promuove i London Photography Awards 2026, con un grande pupazzo in costume e ombrelli colorati appesi sopra un gruppo di persone in abiti tradizionali danzanti.

Il programma London Photography Awards celebra, onora e riconosce l’eccellenza nella fotografia a livello mondiale, sostenendo coloro che danno vita alle idee con tecniche e approcci creativi diversi, mettendo in luce la storia millenaria della “Città Swing” e la sua bellezza in continua evoluzione.

Questo premio riconosce la diversità degli stili fotografici che abbracciano il mondo, provenienti da vari settori della società, dalle pubblicazioni ai video, dai servizi alle imprese alle discipline scientifiche, fino al settore artistico e fotografico stesso. Ciò che conta di più è la visione creativa individuale e la capacità di trasformarla in opere d’arte straordinarie, destinate a durare nel tempo come la storia di Londra, e a essere custodite per i millenni a venire.

Deadline: 30 April 2026

Website: http://londonphotographyawards.com

International Photo Awards (IPA) 2026

Testo del logo per il 23° premio IPA

Gli International Photography Awards™ organizzano un concorso annuale per fotografi professionisti, amatoriali e studenti a livello globale, dando vita a uno dei concorsi fotografici più ambiziosi e completi del mondo della fotografia.

I vincitori di categoria, sia a livello professionale che amatoriale, elencati qui, si contenderanno i due premi principali dell’IPA, che saranno annunciati durante il Gala annuale degli IPA Awards. Il premio principale per i professionisti è quello di Fotografo Internazionale dell’Anno, selezionato tra gli 11 vincitori di categoria, che si aggiudicherà l’ambito Trofeo IPA e un premio in denaro di 10.000 dollari. Gli 11 vincitori di categoria nelle categorie amatoriali/studenti si contenderanno il titolo di Rivelazione dell’Anno. Anche il vincitore riceverà il Trofeo IPA e un premio in denaro di 5.000 dollari.

Deadline: 30 April 2026

Website: https://www.photoawards.com/

Photojournalism Prize 2026

Un gruppo di persone che osserva piccioni in volo davanti a un grande edificio decorato, con un cartello che invita a condividere storie.

Fondato da Hossein Farmani, la mente visionaria dietro gli International Photography Awards e i Lucie Awards, il Premio mette in luce i fotoreporter che, con contesto, coraggio e umanità, raccontano storie globali urgenti. Le categorie spaziano dalle notizie dell’ultima ora ai reportage e ai reportage fotografici approfonditi, e tutte le opere vengono valutate in forma anonima da una giuria internazionale composta da stimati editori, curatori e leader del settore.

“Il fotogiornalismo non è solo una forma d’arte, è un atto essenziale di narrazione della verità”, ha affermato Farmani. “Con questo premio, rendiamo omaggio ai fotografi che rischiano molto per garantire che storie cruciali vengano viste e ricordate”.

Questa missione è condivisa da Hannah Lillethun, direttrice del programma del Premio, che ha aggiunto: “I fotoreporter sono spesso i primi a mostrarci cosa sta succedendo, eppure troppo spesso il loro contributo viene trascurato. Questo Premio riconosce il loro lavoro come indispensabile: atti di coraggio, resistenza e responsabilità in un momento in cui ne abbiamo più bisogno”.

Deadline: 30 April 2026

Website: https://photojournalismprize.com/#home-latest-entries

2nd International Aerial Photographer of the Year 2026

Logo del concorso internazionale Aerial Photographer of the Year

Al concorso International Aerial Photographer of the Year, crediamo che ci siano molti modi per creare fotografie aeree mozzafiato. Che usiate un drone o una mongolfiera, un elicottero o un aereo a reazione, non spetta a noi dirvi come scattare le vostre foto aeree. Non spetta nemmeno a noi dirvi come modificare i vostri file, ma sta a voi sorprenderci con angolazioni diverse, location insolite e nuove idee creative! E poi lasciate a noi il difficile compito di premiare le 101 migliori fotografie aeree dell’anno.

Non abbiamo categorie e l’unica regola è che non potete usare l’intelligenza artificiale per generare contenuti. Vogliamo vedere ciò che avete catturato o creato personalmente.

Deadline: 30 April 2026

Website: https://internationalaerialphotographer.com

Lab Art Prize – MILANO 2026

Un'immagine astratta con uno sfondo nero che mostra pennellate spesse. In alto a sinistra ci sono le parole 'DEADLINE - APRIL 9, 2026' e 'LAB ART PRIZE', mentre in basso al centro è scritto 'MILAN 2026'.

Lab Art Prize è un concorso artistico aperto a tutti gli artisti visuali. Le opere ammesse al premio d’arte sono: disegno, pittura, scultura, fotografia, grafica, tecnica mista, grafica digitale e video. Una grande opportunità per gli artisti che hanno la possibilità di esporre le proprie opere a Maggio 2026 a Milano e molto altro. 

Deadline: 9 April 2026

Website:  https://www.lab.malamegi.com/it.com

Impressum_AFFOpencall scadenza 26 Aprile 2026

Testo in evidenza su sfondo montano con la parola 'Impressum' e '_AFFopencall'.

 Impressum_AFFOpencall è un concorso fotografico la cui partecipazione è aperta a tutti i fotografi professionisti, autodidatti.
I fotografi potranno scegliere per inviare le proprie foto tra sette categorie: Natura, Urban, Storie, Notturno, Astratto, Aerea, Fotogiornalismo, e due sezioni di progetti: Progetto fotografico analogico e progetto di immagini create con AI, entrambe i progetti avranno il tema #rigenrare – Dove il cammino cura.

Deadline: 26 April 2026

Website: http://www.impressumphotoaward.it/

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori!

Musa fotografia

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Marialucia Campanella – Non ti scordar di me

A page with a soft white background featuring the text 'Non ti scordar di me' and an exploration of Alzheimer's disease through photography.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

Non ti scordar di me

La prima volta che ho sentito parlare del morbo di Alzheimer ero una bambina.

Mia nonna era una donna autonoma con una vita semplice e piena di piccole abitudini.

Un gruppo di uccelli neri che volano in formazione nel cielo grigio.

Con il tempo, la malattia si è insinuata silenziosamente nella nostra vita, trasformando ogni gesto, ogni sguardo, ogni ricordo condiviso.

“Non ti scordar di me” è un progetto fotografico che esplora il morbo di Alzheimer attraverso la storia di mia nonna.

L’ obiettivo è restituire visivamente il processo di perdita della memoria e dell’identità, mettendo in dialogo fotografie d’archivio, immagini contemporanee e paesaggi naturali.

Il progetto si muove tra passato e presente, tra memoria e oscurità, per raccontare il fragile confine tra ciò che resta e ciò che scompare.
Gli alberi diventano la metafora visiva della malattia: corpi vivi ma svuotati, che conservano la forma mentre perdono la linfa.

Un'immagine sfocata di una persona, con tratti indistinti, che appare in un contesto luminoso e minimalista.

Marialucia Campanella
Cell: +39 3204467963
Email: marialucia.campanella95@gmail.com
@marialucia_campanella

Tutte le immagini sono di Marialucia Campanella, vietata la riproduzione o l’uso improprio.

I premi fotografici in scadenza a Marzo

Buongiorno, ecco tutti i premi fotografici in scadenza a Marzo! Partecipate! Ciao

Annalisa

Belfast Photo Festival 2026 Open Submission

Poster per la call aperta del Belfast Photo Festival 2026, che mostra un uomo in abito verde, con un piede nudo e un sorriso stilizzato. Include informazioni su premi, pubblicazione, esposizione e premio in denaro.

Descritto come “Uno dei migliori festival di fotografia al mondo” (Capture Magazine), l’annuale Belfast Photo Festival offre la piattaforma perfetta per chi cerca una nuova o maggiore visibilità sia al pubblico internazionale che a quello del settore.

Il Belfast Photo Festival offre a fotografi affermati ed emergenti l’opportunità di vedere il proprio lavoro valutato da una giuria autorevole, ricevere una serie di premi e un investimento nella produzione e promozione del proprio lavoro attraverso mostre e attività di sensibilizzazione del Festival.

Il tema aperto elimina la maggior parte delle barriere. Le candidature devono essere fotografiche o basate sull’uso di obiettivi, ma possono includere combinazioni con altre forme d’arte come performance, pittura, scultura, musica, letteratura e altro ancora.

Deadline: 2 March 2026

Website: http://www.belfastphotofestival.com/

World Report Award | Documenting Humanity 2026

Un bambino e un adulto seduti su un tronco in un ambiente naturale, con il bambino che guarda l'adulto. Entrambi sono sporchi di fango, evidenziando le difficoltà dell'ambiente circostante.

Il World Report Award | Documenting Humanity promuove una rinnovata forma di impegno sociale attraverso la fotografia. Aperto a fotografi professionisti e amatoriali di tutto il mondo, il premio mette in luce storie visive incentrate sulle persone e sulle loro realtà sociali o culturali. Queste possono includere narrazioni pubbliche o private, momenti minori o cruciali, grandi tragedie umane o esperienze di vita quotidiana, nonché connessioni umane intime e personali. Sono incoraggiati anche progetti incentrati su questioni ambientali, conservazione della fauna selvatica e fotogiornalismo orientato alla ricerca di soluzioni.

Ogni anno, il concorso presenta un ampio e avvincente affresco che celebra l’eccellenza nel fotogiornalismo e nella fotografia documentaria. Il World Report Award | Documenting Humanity non è semplicemente un concorso che, attraverso i suoi premi, sostiene economicamente coloro che sono attivamente impegnati in questi difficili settori della fotografia, ma offre anche l’accesso a una comunità solida e collaborativa costruita negli ultimi 15 anni, composta da professionisti attivamente coinvolti nella nostra organizzazione.

Deadline: 3 March 2026

Websitehttps://site.picter.com/world-report-award-or-documenting-humanity-2026

Landscape is the theme for this months competition.

Immagine promozionale di un concorso di fotografia paesaggistica con testo che evidenzia un premio fino a $10,000 e la possibilità di vincere copie di software di fotoritocco.

Siamo lieti di annunciare il nostro concorso annuale di fotografia paesaggistica, un invito aperto a tutti i fotografi a condividere le loro prospettive uniche sul mondo naturale. Questo concorso è alla ricerca di immagini che catturino non solo la bellezza del paesaggio, ma anche il senso del luogo, l’atmosfera e il momento che lo definiscono.

Incoraggiamo la presentazione di fotografie che vadano oltre l’ovvio: fotografie che riflettano una composizione ponderata, un uso intenzionale della luce e un legame autentico con l’ambiente. Da panorami mozzafiato a scene delicate e intime, accogliamo con favore lavori che trasmettano atmosfera, storia e consapevolezza spaziale in un singolo scatto.

Le opere saranno valutate da una giuria esperta, che presterà attenzione all’originalità, all’impatto visivo, all’esecuzione tecnica e alla risonanza emotiva. Le opere selezionate saranno esposte in una mostra curata da esperti e premiate con premi che onorano sia fotografi emergenti che affermati.

Questo concorso è pensato per celebrare il rapporto duraturo tra territorio e osservatore. Invitiamo i fotografi a rallentare, osservare attentamente e inviare immagini che rivelino i paesaggi così come vengono vissuti, non solo visti.

Deadline: 7 March 2026

Website: https://www.motifcollective.com/feb-2026-landscape-photography-competition.html

Summer / Winter Photography Exhibition

Immagine promozionale per la galleria fotografica internazionale 'Solas / Shadow', che annuncia una chiamata per le scuole fotografiche estive e invernali, con un cielo stellato e aurore boreali sullo sfondo.

Estate/Inverno è una polarità annuale che si sperimenta in tutto il mondo a vari livelli.

Il tema può essere più di un semplice cambiamento di temperatura o di stagione: può esplorare contrasti come crescita e dormienza, abbondanza e immobilità, vivacità e quiete.

Riflette i cambiamenti nel paesaggio e nella vita quotidiana: dalle lunghe giornate estive alle lunghe notti invernali, il contrasto tra i due può essere netto.

I fotografi possono osservare le differenze negli ambienti fisici, nelle tradizioni culturali e nei cambiamenti sottili e drammatici di queste stagioni.

Ai fotografi viene chiesto di esplorare questo tema come preferiscono, concentrandosi su un aspetto o su entrambi nei loro lavori.

Deadline: 12 March 2026

Website: https://solas-shadowgallery.com/open-calls

MAGAZINE SELECTION #36 – international call

Una giovane donna con capelli colorati e un copricapo di fiori. Ha occhi truccati con ombre di colore viola e giallo e indossa gioielli per il naso. Il testo sovrapposto promuove la selezione per un magazine.

La nostra edizione cartacea è uno strumento solido per presentare il tuo lavoro al mondo. Pur adottando il formato di una rivista, è concepita come un volume artistico e curatoriale, progettato per durare e per collocare ogni progetto nel contesto che merita. Questo approccio permette all’opera di andare oltre il consumo fugace, consentendole di circolare, viaggiare ed essere scoperta in spazi in cui la fotografia contemporanea viene esaminata e valorizzata in modo approfondito.

Ogni edizione raggiunge curatori, direttori di festival, gallerie e redattori che sono attivamente alla ricerca di nuove voci. Essere selezionati significa entrare in questo circuito professionale e posizionare il proprio lavoro in un contesto di visibilità internazionale e credibilità editoriale. La selezione non si basa esclusivamente su criteri formali, ma sulla capacità di ciascun progetto di contribuire con una prospettiva distintiva e rilevante al dibattito visivo odierno. Per questo motivo, far parte di questa edizione significa che il lavoro non si esaurisce con la stampa, ma inizia una vera e propria traiettoria oltre la pagina.

Deadline: 8 March 2026

Website: https://www.dodho.com/call-for-entries/

Jacques Chirac Photography Award 2026

Testo del premio fotografico del Musée du Quai Branly - Jacques Chirac

Fin dal suo lancio nel 2008, il Premio per la Fotografia del Musée du Quai Branly – Jacques Chirac sostiene la creazione fotografica contemporanea. Ogni anno, il museo finanzia le opere di due vincitori, selezionati sulla base di un progetto originale, coerente con il loro percorso estetico personale. Sostiene inoltre la produzione finale di una selezione di queste opere, che entreranno a far parte della collezione del museo. Il premio è aperto a fotografi o artisti non europei che utilizzano la fotografia, senza limiti di età. Mira a promuovere la diversità delle pratiche e delle forme fotografiche nella creazione contemporanea internazionale. Verrà data preferenza ai progetti che dimostrano un approccio artistico originale e non si limitano alle forme tradizionali del documentario o del reportage. Il premio non ha un tema. Sebbene questo bando non richieda una raccomandazione, non è rivolto a fotografi alle prime armi. Particolare attenzione sarà prestata alla qualità dei riferimenti e all’esperienza.

Deadline: 15 March 2026

Website: https://site.picter.com/musee-quai-branly-photography-award-2026

People 2026 Open Call 2026 Grid Photo Gallery

Ritratto di una donna con orecchini e collana tradizionale in un paesaggio africano al tramonto, con il testo 'Nuovo Open Call per Fotografia' e scadenza del 15 marzo 2026.

People 2026, presso la Grid Photo Gallery, è un open call internazionale che invita fotografi di tutto il mondo a presentare opere avvincenti che coinvolgano la figura umana in tutta la sua ricchezza visiva e concettuale. Senza uno stile, un processo o un quadro narrativo prestabilito, il tema People abbraccia un ampio spettro di approcci fotografici – tra cui ritrattistica, documentario, street photography, fotogiornalismo e lavori in studio – ovunque la presenza umana si esprima attraverso gesti, composizione, contesto o relazione all’interno dell’inquadratura.

Piuttosto che definire le “persone” attraverso un’unica lente visiva o concettuale, questo bando celebra la diversità di interpretazione ed espressione. Le proposte devono riflettere l’approccio individuale di ciascun fotografo alla rappresentazione della presenza umana – in posa o spontanea, singolare o collettiva, osservata o immaginata – in modi che rivelino chiarezza di intenti e coerenza visiva. Una selezione curata di opere selezionate sarà presentata in una mostra online globale accessibile a livello mondiale.

Deadline: 15 March 2026

Website: https://gridphotogallery.com/

ENTANGLEMENT – take part in the next PEP exhibition in Berlin!

Un'immagine che mostra un grande pezzo di ragnatela trasparente, appeso tra dei rami in un ambiente boschivo, con un'atmosfera misteriosa e sfumature blu. In primo piano, il testo 'OPEN CALL ENTANGLEMENT GROUP EXHIBITION BERLIN' è visibile.

“Entanglement” invita i fotografi a esplorare le intricate reti di connessioni che definiscono l’esperienza contemporanea. Dalle relazioni umane più intime ai vasti sistemi che plasmano il nostro pianeta, l’esistenza si dispiega attraverso reti di dipendenza, influenza e trasformazione reciproca.

Nulla può esistere veramente in isolamento. In natura, le foreste comunicano sottoterra attraverso reti fungine nascoste; la vita si basa sulla luce solare, sull’acqua e su cicli che superano la percezione umana. L’interdipendenza è altrettanto inevitabile in un mondo globalizzato, dove catene di produzione, strutture urbane e sistemi sociali si intrecciano oltre i confini e le città. A livello umano, l’intreccio emerge attraverso relazioni, collaborazioni e legami intimi. Le nostre identità e i nostri percorsi di vita sono plasmati dai sistemi emotivi, sociali e culturali in cui viviamo, dove cura e connessione coesistono con tensione e vulnerabilità.

Il tema richiama anche il concetto di entanglement nella fisica quantistica, dove particelle distanti rimangono fondamentalmente connesse indipendentemente dallo spazio: un promemoria poetico che la separazione può essere un’illusione e la connessione uno stato fondamentale dell’essere.

Deadline: 26 March 2026

Website: http://www.pep.photography/calls

KLPA 2026 Portrait Prize: A Stranger’s Face – Travel Portraits

Cinque donne in abbigliamento tradizionale che posano insieme su una spiaggia, con il mare sullo sfondo. Il testo promuove il KLPA Portrait Prize con scadenza del bando al 31 marzo 2026.

Uno dei generi fotografici più popolari è la fotografia di viaggio e, per quanto gratificante possa essere visitare luoghi lontani, terre esotiche e assaggiare nuove cucine, le persone che si incontrano sono spesso la parte più memorabile di qualsiasi viaggio, vicino o lontano. Per la nostra 18a edizione, KLPA è alla ricerca di ritratti scattati durante i vostri viaggi recenti. Per quanto semplice possa sembrare, creare ritratti enigmatici e coinvolgenti di sconosciuti richiede più di incontri casuali, fortuna e istantanee veloci.

Un cenno di assenso o un sorriso possono portare a una conversazione amichevole e offrire nuovi spunti e opportunità per guadagnare fiducia, fare nuove amicizie e catturare momenti fotografici memorabili. Nuove prospettive permettono di vedere il mondo e le persone che lo abitano sotto una luce completamente nuova.

Deadline: 31 March 2026

Website: https://site.picter.com/klphotoawards-2026

“Shadows” A Photography Exhibition

Un piccione seduto su una superficie di cemento, accanto a un bicchiere di plastica bianco, in una zona illuminata da un raggio di sole.

Viviamo in un mondo di luce, ma sono le ombre a definire il modo in cui lo vediamo. Luce e oscurità non sono opposti isolati, ma esistono in continua tensione, producendo contrasto e strutturando l’esperienza. L’ombra delinea i limiti dell’illuminazione, ricordandoci che la percezione è contingente piuttosto che assoluta.

Oltre il regno fisico, l’ombra ha un peso morale e filosofico. Questa open call invita a presentare opere fotografiche in cui l’ombra trasmette profondità concettuale.

Deadline: 10 March 2026

Website: https://www.carlottagallery.co.uk/opencalls

Prix Picto de la Mode 2026

Grafica promozionale per il Prix Picto de la Mode, con scadenza per le candidature il 13 marzo 2026.

La 28a edizione del PICTO Fashion Photography Award riveste un significato speciale per la Fondazione PICTO. Dopo il 2025, anno in cui PICTO ha celebrato il suo 75° anniversario, il 2026 segna il 10° anniversario del fondo di dotazione della “Fondazione PICTO”. Quest’anno coincide anche con una pietra miliare importante nella storia della fotografia: la celebrazione del suo bicentenario.

Il Premio Picto per la Fotografia di Moda è un pilastro delle iniziative guidate da PICTO, attore storico dell’ecosistema fotografico, a sostegno della creazione e dei talenti emergenti. Istituito quasi 30 anni fa, il premio riflette un impegno di lunga data per la fotografia e, nel 2026, risuona con la celebrazione del suo bicentenario.

Il nostro obiettivo è rendere l’edizione 2026 un evento eccezionale per questi talenti emergenti, finalisti e vincitori, che riceveranno i quattro premi assegnati quest’anno.

Deadline: 13 March 2026

Website: https://www.pictofoundation.fr/en/prix-picto-de-la-mode-call-for-applications-2026/

Sirmione Photo Residency 2026

Immagine promozionale per la residenza fotografica Sirmione 2026, con testo che invita a presentare domande.

Il Comune di Sirmione, in Italia, ti offre una grande opportunità: una Residenza Fotografica di due settimane sul Lago di Garda per realizzare un progetto fotografico in completa libertà, supportato da due esperti internazionali di fotografia.

Durante le due settimane di ottobre 2026 avrai la possibilità di sviluppare e produrre il tuo progetto fotografico personale a Sirmione.

La Residenza Fotografica di Sirmione è una residenza di ricerca e sviluppo in cui la fotografia può diventare lo strumento chiave per tracciare punti di unione tra le diverse dimensioni della vita collettiva e tradursi in un’opportunità di crescita culturale ed etica della società.

Deadline: 31 March 2026

Website: https://sirmionefotografia.it/en/concorso/sirmione-photo-residency/

Der Greif Photobook Feature – In Focus

Un uomo o una donna sta sfogliando un libro con pagine bianche e contenuti grafici, con il titolo "DER GREIF" visibile in alto.

Der Greif invita editori e artisti a presentare libri fotografici e libri d’artista di recente pubblicazione. Questo bando è concepito come uno spazio di incontro tra pratiche, geografie e modi di pensare il libro come forma critica e poetica.

I libri fotografici sono più di semplici contenitori di immagini. Sono luoghi di autorialità, collaborazione, circolazione e resistenza. Modellano il modo in cui un’opera viene letta, condivisa e ricordata. In un momento definito da flussi di immagini accelerati e da economie di attenzione mutevoli, il libro fotografico rimane un luogo di lentezza, intenzione e profondità, dove il linguaggio visivo può dispiegarsi secondo i propri termini.

Accettiamo proposte che sfidino, espandano o reinventino ciò che un libro fotografico può essere: da opere intime autopubblicate a edizioni sperimentali, progetti collettivi e comunicati stampa. Siamo interessati a pubblicazioni che si confrontano criticamente con la vita contemporanea, la cultura visiva e le politiche della rappresentazione, così come a quelle che mettono in primo piano la materialità, il design e la narrazione come parte integrante dell’opera.

Deadline: 31 March 2026

Website: https://site.picter.com/der-greif-photobook-feature

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori!

Musa fotografia

Mostre di fotografia consigliate a marzo

L’avvicinarsi della primavera ci porta tante mostre di fotografia da non perdere! Date un’occhiata di seguito.

Anna

IRVING PENN. PHOTOGRAPHS 1939 – 2007. Capolavori dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi

Irving Penn, <em>Picasso (1 of 6)</em>, Cannes, 1957, Collection Maison Européenne de la Photographie, Paris | © The Irving Penn Foundation<br />
Irving Penn, Picasso (1 of 6), Cannes, 1957, Collection Maison Européenne de la Photographie, Paris | © The Irving Penn Foundation

d inaugurare il programma espositivo del neonato Centro della Fotografia di Roma è la grande mostra IRVING PENN. PHOTOGRAPHS 1939 – 2007, dal 30 gennaio sino al 29 giugno 2026, che presenta al pubblico una selezione di 109 stampe provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, realizzate tra il 1939 e il 2007.
La collezione della MEP è il risultato di un lungo rapporto di collaborazione con l’artista e, negli anni più recenti, di un dialogo continuo con la Irving Penn Foundation, istituzione fondata dallo stesso Irving Penn per preservare e promuovere il suo lascito artistico.
La mostra è curata da Pascal Hoël, Head of Collections MEP, Frédérique Dolivet Deputy to Head of Collections MEP e Alessandra Mauro curatrice per il Centro della Fotografia di Roma, promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e Musei. La Maison Europe enne de la Photographie ed il Centro di Fotografia ringraziano la Irving Penn Foundation di New York per la collaborazione. 

Ogni immagine è il risultato di lunghe riflessioni che hanno portato a composizioni senza tempo, realizzate con sofisticate tecniche di stampa. Gran parte di queste opere sono diventate icone intramontabili della storia della fotografia” , affermano i curatori della mostra.

Irving Penn (1917–2009) è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento. Per oltre sessant’anni protagonista della scena internazionale e firma storica della rivista Vogue, Penn ha rivoluzionato i generi della fotografia di moda, del ritratto e della natura morta, con uno stile inconfondibile fatto di rigore formale, eleganza essenziale e straordinaria attenzione ai dettagli. Le sue immagini, per lo più realizzate in studio, sono celebri per la loro apparente semplicità e per la capacità di restituire, con la stessa intensità, soggetti famosi e persone comuni. Accanto ai ritratti di artisti, scrittori e celebrità, Penn ha dedicato grande attenzione a progetti personali diventati iconici, come le nature morte con mozziconi di sigarette o oggetti abbandonati, trasformati in immagini di sorprendente bellezza. La mostra, articolata in sei sezioni, offre una panoramica completa della sua opera, mettendo in luce non solo la potenza della sua visione artistica, ma anche la sua straordinaria abilità di stampatore. Penn seguiva, infatti, ogni fase del processo con estrema cura, sperimentando tecniche raffinate come la stampa al platino, per ottenere immagini senza tempo, oggi considerate pietre miliari della storia della fotografia.

Il percorso espositivo si apre con i Primi lavori (1939-1947), cioe le prime fotografie che realizza lungo le strade di New York, poi nel sud degli Stati Uniti e poi ancora in Messico nel 1941. Nel 1945 e in Europa e in Italia, come autista volontario di ambulanze dell’esercito americano e utilizza la sua macchina fotografica per raccogliere testimonianze visive di quel periodo travagliato. In mostra anche la celebre fotografia dedicata al “gruppo d’intellettuali italiani al Caffe Greco” realizzata a Roma da Irving Penn per Vogue nel 1948. La seconda sezione e dedicata ai numerosi Viaggi tra il 1948 ed il 1971 per Vogue, dal Peru al Nepal, dal Camerun alla Nuova Guinea, nei quali realizza ritratti degli indigeni immersi nella luce naturale, dopo averli isolati dal loro ambiente in uno spazio neutro. La sezione numero tre riguarda invece i Ritratti (1947 – 1996) soprattutto delle celebrita e che vengono fotografate per lo piu nel suo studio, dove Penn crea i suoi set. Nella quarta sezione troviamo i Nudi (1949 – 1967): una serie molto personale di fotografie di nudi femminili, per i quali sceglie modelle professioniste per pittori e scultori con l’obiettivo di inquadrare i corpi il piu da vicino possibile, senza mai mostrare i volti, celebrando la loro bellezza scultorea. Sottopone poi i suoi negativi a tecniche di stampa sperimentali, sbiancando e rielaborando le sue stampe fino a ottenere toni diafani che variano sempre da una stampa all’altra. La sua forza creativa e evidente anche nel lavoro che realizza nel 1967 per il Dancers’ Workshop di San Francisco in cui non cerca di dare un preciso significato a una coreografia specifica, ma piuttosto sceglie un’interpretazione piu libera dei corpi in movimento che si esibiscono solo per essere fotografati. Infine, le ultime due sezioni: Moda e bellezza (1949 – 2007), durante la sua lunga carriera per Vogue, la moda e parte essenziale del suo lavoro e Still Life (1949 – 2007), nella quale dimostra grande creativita nella messa in scena di oggetti inanimati, con una costante determinazione a rimuovere il superfluo. Spesso include nelle sue realizzazioni riferimenti alla Vanitas e al memento mori dell’arte antica, che conferiscono alle sue immagini un potere e una presenza senza tempo. E anche interessato a soggetti che a prima vista possono sembrare banali, insignificanti o ripugnanti, come i mozziconi di sigarette trovate in strada o le gomme da masticare usate, che Penn glorifica in sontuose stampe al platino-palladio. Così , esplorando nuovi soggetti con nuove tecniche, continua sempre a forzare i confini creativi del mezzo fotografico.

Dal 30 gennaio 2026 al 29 giugno 2026 – Centro della Fotografia Roma

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SAUL LEITER – Una finestra punteggiata di gocce di pioggia

Vista dall'alto di un ombrello marrone mentre due persone camminano su una strada bagnata.

“Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici.

Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante”

– Saul Leiter –

126 fotografie in bianco e nero (tra stampe vintage e moderne), 40 fotografie a colori, 42 dipinti, 5 riviste originali dell’epoca e un documento filmico.

Saul Leiter raccontò con sguardo lirico e intimista la New York del secondo ‘900, ritraendo scene urbane e ritratti, e prestando il suo obiettivo al mondo della moda.

Antidivo e refrattario alla fama, stampò in vita solo alcuni dei tanti scatti realizzati, riemersi dopo la sua morte e rappresentativi del realismo fiabesco tipico del suo stile.

Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation, il patrocinio del Comune di Bologna e con la curatela di Anne Morin, presenta a Palazzo Pallavicini di Bologna, dal 5 marzo al 19 luglio 2026, la grande mostra dedicata a Saul Leiter, uno dei più raffinati maestri della fotografia del XX secolo.

Intitolata “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, l’esposizione riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio — tra cui riviste originali d’epoca e un documento filmico. La mostra comprende sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar.

Un percorso che mette in luce ciò che distingue Leiter dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi.

L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico.

New York in un gesto, un dettaglio, quasi nulla

Mentre i fotografi della sua epoca miravano a rappresentare la grandezza e la modernità di New York, Saul Leiter scelse una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. Nelle sue immagini il reale diventa lirico — il vapore che sale dai tombini, gli ombrelli nella pioggia, i riflessi sulle vetrine — frammenti discreti e sognanti di una città colta più per allusioni che per descrizioni.

La sua visione rifiuta l’approccio documentaristico dominante del dopoguerra per creare invece “haiku fotografici”, brevi rivelazioni dove realtà e astrazione si fondono.

“Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità — spiega la curatrice Anne Morin —. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che si cela negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili.”

Perché questa mostra è straordinaria

Viviamo un paradosso affascinante: mentre gli algoritmi perfezionano ossessivamente ogni pixel, il pubblico, logorato da instagram, torna a desiderare ciò che è fuori fuoco, appena evocato, impreciso. L’arte, ancora una volta, vive di contraddizioni.

Le fotografie non perfette parlano un linguaggio involontario ma potente.

Foto che altri avrebbero scartato ma che Saul Leiter ha invece cercato e sono il cuore della sua poetica: l’ostruzione diventa linguaggio, il taglio fotografico non centrato diventa stile. Leiter avrebbe rifiutato la perfezione ossessiva dei nostri contemporanei, preferendo la sporcatura casuale e naturale alla definizione perfetta.

A differenza dei colleghi che cercavano nitidezza e definizione, Leiter abbracciava l’imperfezione, fotografando attraverso vetri appannati, tende, pioggia o neve — elementi che trasformava in parte integrante della composizione. Le sue immagini, dense di livelli e trasparenze, sfumano il confine tra fotografia e pittura.

Già nel 1948 iniziò a sperimentare con il colore, in un’epoca in cui questo era considerato commerciale o frivolo. Leiter invece ne fece un linguaggio poetico, anticipando di decenni l’accettazione del colore nell’arte fotografica. Le sue tonalità audaci e vellutate trasformano le scene di strada in composizioni astratte e sensuali, attirando presto l’attenzione del mondo della moda.

Collaborò così con Esquire, Harper’s Bazaar e, nei due decenni successivi, con Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova.

Un timido pittore con la Leica

La mostra sottolinea la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, rivelando come la sua sensibilità pittorica abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione nelle arti visive gli permise di affrontare la fotografia a colori con un’eleganza e una delicatezza uniche, trattando ogni immagine come una tela.

“Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica — diceva Leiter —. Guardo attraverso l’obiettivo e scatto. Le mie fotografie sono solo una piccola parte di ciò che vedo e che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite.”

Antidivo per natura, refrattario alla fama, Leiter pubblicò e mostrò solo una parte del suo vasto corpus. Molti negativi rimasero inediti, custodendo l’aspetto più intimo e poetico della sua ricerca. Nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse una serie poco conosciuta di nudi in bianco e nero — scattati tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60 — realizzati in collaborazione con le donne della sua vita.

Il suo lavoro, intriso di un ordine segreto e di un equilibrio misterioso, rivela il poeta nascosto dietro il fotografo.

Saul Leiter secondo Anne Morin

“Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni di realtà. Realizzate con una maestria e una metrica che ricordano gli haiku. Il suo gesto è quello di un calligrafo: veloce, preciso, senza scuse.”

5 marzo 2026 – 19 luglio 2026 – Bologna, Palazzo Pallavicini

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Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972

Una sciatrice che scia su una pista innevata, mentre la neve viene sollevata intorno a lei.
La quindicenne prodigio dello sci Andrea Mead Lawrence si allena per i Giochi olimpici invernali. Pico Peak, Vermont, Stati Uniti. Immagine di George Silk. © 1947. The Picture Collection LLC. Tutti i diritti riservati.

Dopo un decennio di chiusura, il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri riapre al pubblico e torna a essere uno spazio vivo di produzione culturale e confronto. Dal 20 febbraio, i suggestivi ambienti sotterranei nel cuore di Verona accolgono la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972” che intreccia fotografia, sport, storia e immaginario collettivo, inserendosi nel palinsesto di iniziative che accompagnano la città nel percorso verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui Verona è protagonista.

Attraverso questa mostra, gli Scavi Scaligeri non segnano soltanto la riapertura di un luogo emblematico per la fotografia italiana, ma ribadiscono anche la centralità di Verona come polo di produzione culturale, confronto internazionale e riflessione sull’immaginario contemporaneo. Un ritorno a lungo atteso, fortemente voluto dall’Amministrazione attraverso l’Assessorato alla Cultura, che restituisce al pubblico uno spazio affascinante e unico, capace di guardare al futuro a partire da immagini che hanno segnato la storia.

La mostra, da un’idea di Giuseppe Ceroni e curata da Simone Azzoni, è promossa dal Comune di Verona e prodotta da Silvana Editoriale, in collaborazione con PEP Artists e Grenze Arsenali Fotografici, e porta negli Scavi Scaligeri uno sguardo iconico e senza tempo: quello della storica rivista LIFE, uno dei magazine fotografici più influenti del Novecento. A rendere unica questa esposizione è l’assoluta originalità del progetto, pensato e realizzato ad hoc per Verona e per questa occasione.

L’esposizione è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, Il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici e valorizzerà il dialogo tra arte, cultura e sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

Il percorso espositivo prende avvio dagli sport invernali, ma va ben oltre la dimensione della competizione e della pura performance atletica.

Le circa cento immagini selezionate, molte delle quali inedite, restituiscono lo sport come esperienza condivisa, spettacolo, rito collettivo e potente specchio del proprio tempo. Dalle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen del 1936 a quelle di Sapporo del 1972, passando per la storica edizione di Cortina 1956, LIFE racconta quasi quarant’anni di storia segnati da guerre, ricostruzioni, crescita economica e tensioni geopolitiche.

Fondata nel 1936 da Henry Luce, LIFE ha profondamente trasformato il linguaggio del giornalismo, ponendo la fotografia al centro della narrazione. Non si trattava soltanto di mostrare i fatti, ma di farli vivere: “vedere la vita, vedere il mondo; essere testimoni oculari dei grandi eventi”. Le immagini dovevano emozionare, coinvolgere, rendere il lettore parte dell’esperienza. Experienced era la parola chiave. Una visione che emerge con forza anche in questa mostra, dove il rigore documentario si intreccia al senso dello spettacolo e a una raffinata attenzione per l’estetica del gesto atletico.

Firmate da maestri della fotografia quali Alfred Eisenstaedt, George Silk, Ralph Crane e John Dominis, le immagini in mostra restituiscono il ritratto di un mondo in profonda trasformazione. L’eleganza dello sci alpino, la potenza del bob e la grazia sospesa del pattinaggio artistico si fanno metafore visive dei mutamenti sociali e culturali dell’Occidente. Gli atleti non sono rappresentati soltanto come campioni, ma come corpi in movimento, volti concentrati, individui colti in un equilibrio sottile tra tensione e leggerezza.

Accanto ai grandi appuntamenti sportivi, LIFE ha sempre riservato uno sguardo attento anche alla dimensione quotidiana e popolare dello sport. Vacanze in montagna, resort americani, mode sciistiche e nuovi modi di vivere il tempo libero raccontano come gli sport invernali diventino emblema di un’idea di progresso e benessere capace di ridefinire il rapporto con il paesaggio, la natura e il tempo libero. In questo racconto, lo sport non è mai autoreferenziale: è epica e competizione ideologica, ma anche gioco, evasione e strumento di costruzione di un immaginario e di un’identità collettiva.

Il percorso espositivo si articola in sei aree tematiche – Ice Lines, People, Experienced, Cortina 1956, Garmisch-Partenkirchen 1936 e Fun out of Life – che guidano il visitatore attraverso diversi livelli di lettura, offrendo una narrazione fluida e immersiva. Un vero e proprio viaggio nella memoria visiva del Novecento, capace di rendere il pubblico testimone e partecipe allo stesso tempo.

La visita alla mostra offre un’occasione speciale per riscoprire gli Scavi Scaligeri, che tornano accessibili al pubblico proprio in concomitanza con l’esposizione, dopo dieci anni di importanti lavori di restauro e valorizzazione. Con un unico biglietto, i visitatori potranno accedere sia alla mostra sia all’area archeologica, riscoprendo un luogo di straordinario valore storico, all’interno del quale si snoda l’allestimento, in un dialogo suggestivo tra fotografie, architettura e stratificazioni del passato.

Fitto il calendario degli appuntamenti che accompagnano la mostra. Un programma di incontri con docenti ed esperti approfondirà il rapporto tra sport e paesaggio, educazione e fotogiornalismo.

20 febbraio – 2 giugno 2026 – Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri – Verona

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BIENNALE DELLA FOTOGRAFIA FEMMINILE – Mantova

Una donna in posa di forza sopra un pesce dipinto, indossando un top nero e pantaloni corti, pubblicità della Biennale della Fotografia Femminile di Mantova 2026.

Giunta alla sua quarta edizione, la Biennale della Fotografia Femminile di Mantova (BFFMantova) inaugurerà il 6 marzo 2026, confermandosi come un appuntamento unico nel panorama mondiale. Per oltre un mese la città lombarda diventerà una vetrina internazionale che darà spazio a importanti artiste, talvolta poco conosciute nel nostro Paese. L’evento è promosso dall’Associazione La Papessa con il sostegno del Comune di Mantova e di FUJIFILM, il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Mantova. Il festival è diretto, come nelle edizioni precedenti, da Alessia Locatelli. Il team della BFF quest’anno ha scelto come titolo “Liminal”, termine che racchiude significati molteplici, attuali e affascinanti

“Liminal” è la soglia, lo spazio indefinito che precede l’arrivo a una destinazione. Un limbo da attraversare per raggiungere un traguardo vicino, ma ancora non del tutto delineato. In questa fase di passaggio, le regole considerate valide fino a quel momento possono perdere forza. Chi vive questa dimensione ambigua si trova a fare i conti con incertezza e smarrimento, consapevole che, se il passato è ormai fissato, il presente si sta trasformando sotto i propri piedi e il futuro appare più che mai nebuloso, privo di un approdo prevedibile. L’unica certezza è che è in corso un profondo processo di cambiamento, capace di scuotere le fondamenta della normalità e dell’ordine stabilito: talvolta aprendo a visioni di un futuro luminoso, talvolta riportando alla luce oscurità sopite che si agitano nelle viscere del mondo. È un tempo in cui tutto viene rimesso in discussione e le trasformazioni si accelerano, nel bene come nel male.

La Biennale Internazionale della Fotografia Femminile ha da sempre un’attenzione particolare verso i grandi temi sociali e geopolitici. Tra questi rientrano l’istruzione, le disuguaglianze di classe, le conseguenze delle migrazioni — che comportano la perdita di terre, risorse economiche e libertà civili — fino ad arrivare alle dinamiche del neo-colonialismo.

L’edizione 2026 segue lo stesso formato delle precedenti, con mostre principali di fotografe italiane e internazionali: Nadia Bseiso (Giordania) Infertile Crescent, Mackenzie Calle (USA) The Gay Space Agency, Lisa Elmaleh (USA) Tierra Prometida, Julia Fullerton-Batten (Germania) Contortion, Lee Grant (Australia) Ancestral Constellations, Pia-Paulina Guilmoth (USA) Flowers Drink the River, Keerthana Kunnath (India) Not What You Saw, Barbara Peacock (USA) American Bedroom, Gaia Squarci (Italia) The Cooling Solution (ricerca del team ENERGYA, a cura di Kublaiklan e coordinamento di Elementsix), Abbie Trayler-Smith (Regno Unito) The Big O e Kiss it! e una mostra d’archivio dal titolo Shifting the Focus che rilegge la rivoluzionaria opera di una pioniera della fotografia americana Imogen Cunningham (Portland 1883 – San Francisco, 1976). Numerose sono le altre iniziative, tra le quali una Open Call per un Circuito Off, letture portfolio, workshop, conferenze, laboratori didattici per bambini.

I luoghi deputati per le esposizioni sono Casa di Rigoletto, Casa del Mantegna, Galleria Disegno, Spazio Arrivabene2, Casa del Pittore.

La quarta edizione della Biennale di Fotografia Femminile conferma il progetto culturale solido e in continua crescita, sostenuto da partner storici e da un numero sempre più ampio di realtà che riconoscono il valore della cultura come motore di cambiamento sociale. L’edizione 2026 si fonda su una rete rinnovata e in espansione di partner e supporter, che contribuiscono attivamente alla realizzazione della manifestazione.

6-29 marzo 2026 – Mantova, varie sedi

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Ruth Orkin – The Illusion of Time

Due persone sorridenti su uno scooter vintage in una strada cittadina, con negozi sullo sfondo. Annuncio della mostra 'Ruth Orkin' al Palazzo Pallavicini di Bologna, datato dal 5 marzo al 19 luglio 2026.

Cresciuta in un ambiente profondamente legato al mondo dello spettacolo — figlia dell’attrice del cinema muto Mary Ruby e testimone diretta del dietro le quinte della Hollywood degli anni ruggenti — Ruth Orkin accarezzò inizialmente il sogno di diventare regista, ma in un’epoca in cui alle donne era spesso precluso l’accesso alla macchina da presa, fu costretta a cercare altrove il proprio spazio espressivo. L’ostacolo iniziale non le impedì, infatti, di inseguire con determinazione la sua visione artistica. Grazie anche alla sua prima macchina fotografica — una Univex da 39 centesimi ricevuta in dono quando aveva solo dieci anni — Orkin trasformò quel sogno in un nuovo percorso, dando vita a un linguaggio fotografico originale e profondamente innovativo, capace di celebrare la vita nelle sue molteplici sfaccettature. Nelle sue opere emerge con forza il dialogo tra immagine fissa e movimento, una duplice dimensione temporale che richiama il linguaggio cinematografico. Il suo scatto più celebre, American Girl in Italy, che ritrae la ventitreenne Nina Lee Craig mentre attraversa una strada di Firenze sotto lo sguardo ammiccante di un gruppo di giovani uomini italiani, è emblematico di questo approccio: un’immagine capace di racchiudere in un solo fotogramma la forza narrativa del cinema, attivando l’immaginazione dello spettatore. In mostra 187 fotografie, due macchine fotografiche e alcuni importanti documenti, volti a consolidare il ruolo cruciale che spetta all’opera della Orkin nella storia della fotografia. Per l’artista statunitense, la narrazione visiva si costruisce attraverso una successione dinamica di immagini, caratteristica che si riscontra nell’affascinante serie Road Movie, realizzata nel 1939 durante il viaggio in bicicletta da Los Angeles a New York. L’influenza del cinema è altrettanto evidente nella serie Dall’alto, nella quale Orkin osserva e cattura la vita quotidiana dalla finestra, trasformando la strada in un palcoscenico spontaneo. I soggetti, inconsapevoli del proprio ruolo, diventano protagonisti di una narrazione scandita da alternanze di movimento e immobilità, conferendo al racconto una fluidità magnetica. Altrettanto ammalianti per lo sguardo i ritratti di personalità celebri come Albert Einstein, Marlon Brando, Robert Capa, Alfred Hitchcock, Orson Welles: immagini che mostrano in modo emblematico la sua capacità di narrare persone e ambienti con grande immediatezza ed efficacia espressiva. Oggi il lavoro di Ruth Orkin, riconosciuta come una delle più importanti fotoreporter del Novecento, viene riscoperto e riletto alla luce di una nuova prospettiva critica, restituendo piena attualità e valore a una produzione che ha segnato la storia della fotografia.

La mostra è stata promossa da Pallavicini srl, in collaborazione con diChroma photography, patrocinata dal Comune di Bologna, dalla FIAF Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e AIRF Associazione Italiana Reporters Fotografi.

05/03/2026– 19/07/2026 – Bologna, Palazzo Pallavicini

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Le mostre del FESTIVAL FOTOGRAFICO EUROPEO 2025

Tre donne anziane sedute in un salone di bellezza, ognuna sotto un asciugacapelli, mentre sorseggiano bevande e chiacchierano.
Martin Parr Parrucchieri di Susan, The Black Country, West Bromwich, Inghilterra, 2011 Copyright © Martin Parr Magnum Photos

Dopo il grande successo della tredicesima edizione del Festival Fotografico Europeo, torna l’AFI, organizzato dall’Archivio Fotografico Italian, con il patrocinio della Commissione Europea e delle Amministrazioni Comunali di LegnanoBusto Arsizio, Castellanza e Olgiate Olona. L’iniziativa, curata da Claudio Argentiero, si avvale della collaborazione di numerosi partner culturali e istituzionali, tra cui la Rivista Africa, l’Istituto Italiano di Fotografia e l’Istituto Superiore “Giovanni Falcone” di Gallarate, oltre a gallerie e realtà private quali Galleria Boragno (Busto Arsizio), Albè & Associati – Studio Legale (Busto Arsizio e Milano), Spazio Immagine (Busto Arsizio) e Andreella Photo.

l programma 2026 comprende venti mostre in un percorso espositivo dedicato prevalentemente alla dimensione umana, riunito sotto il titolo Geografie Umane. Palazzo Marliani Cicogna (Busto Arsizio (VA), 8 marzo-26 aprile) ospita un tributo dedicato a Martin Parr, il fotografo e documentarista inglese recentemente scomparso. Sempre a Busto Arsizio, nell’ex Carcere e Palazzo Cicogna (21 marzo-26 aprile), sono presenti le mostre firmate da Giorgio Bianchi dal titolo Cosa resta di Palmira e La battaglia per salvare i tesori della Siria. La moda di primo Novecento la si scopre al Museo del tessile (Busto Arsizio (VA), 7 marzo-26 aprile) con un percorso che espone fotografie d’epoca. Infine, sempre a Busto Arsizio (VA), dall’11 al 19 aprile, il progetto Insomnia Brasiliensis di Luca Bonaccini è ospitato alla Galleria Boragno. All’aeroporto di Malpensa (Photo Square, terminal 1, 9 aprile-31 maggio) è presente una selezione di ritratti (1970-2000) di Gabriele Maria Pagnini. Nella città di Legnano (MI), Palazzo Leone da Perego (8 marzo-26 aprile) accoglie la ricerca visiva di Monika Bulaj (premio alla carriera 2026), Khashayar Javanmardi, Emanuele Carpenzano, Elisabetta Rosso e del collettivo In God’s country. A Villa Pomini (8 marzo-19 aprile), a Castellanza (VA), il visitatore può intercettare, oltre a una scelta di scatti realizzati da un gruppo di fotografe irachene, le opere di Francesco Cito e Paolo Patruno. Al Monastero di Santa Maria Assunta (Cairate (VA), 15 marzo-19 aprile), il percorso espositivo pone in luce il dialogo tra l’uomo e l’ambiente grazie a una collettiva di autori. 

dal 7 marzo al 26 aprile – Varie sedi in provincia di Varese e Milano

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Davide Sartori. Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri

Davide Sartori, Renderti Orgoglioso, 2024
Davide Sartori, Renderti Orgoglioso, 2024

La ricerca di Davide Sartori indaga il rapporto tra presenza e assenza e il modo in cui la fotografia può influenzare la costruzione dei ricordi personali e collettivi. Il suo lavoro ha vinto la dodicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, iniziativa promossa insieme al Comune di Reggio Emilia, dedicata alla valorizzazione dei giovani talenti della fotografia in Italia.

La mostra The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know è intimamente legata alla figura del padre dell’artista e affronta temi di vulnerabilità e trauma intergenerazionale, mettendo in discussione norme socialmente consolidate. Il percorso si sviluppa attraverso una serie di tentativi di avvicinamento al padre, utilizzando la fotografia come strumento centrale per indagare il loro rapporto.
Attraverso azioni collaborative documentate fotograficamente, ritratti e materiali d’archivio, il progetto restituisce al contempo distanza e desiderio di connessione.

Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri è un progetto promosso dal Comune di Reggio Emilia, di cui Triennale Milano è partner dal 2022, dedicato alla valorizzazione di talenti emergenti della fotografia in Italia. L’iniziativa è realizzata con la partnership di Fondazione Luigi Ghirri e Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e in collaborazione con GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, Fotografia Europea; Fotodok, Utrecht; Fotofestiwal Łódz in Polonia; Photoworks, Brighton. Con il contributo di Reire srl, Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Reggio Emilia. Il progetto GFI#12 | Premio Luigi Ghirri 2025 è stato realizzato grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna.

Dall’11 febbraio 2026 al 22 marzo 2026- Triennale Milano

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Stefanie Moshammer – Grandmother said it’s okay

Una donna seduta su una sedia rossa, indossando una camicia grigia con strisce, si trova di fronte a uno sfondo di legno chiaro con un'espressione seria.
Stefanie Moshammer photographed by Anna Breit

Pordenone si prepara ad accogliere l’opera della fotografa austriaca Stefanie Moshammer (1988), che si inserisce all’interno della rassegna promossa dal Comune e dall’Assessorato alla Cultura di Pordenone, prodotta e organizzata da Suazes con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

La programmazione, già avviata lo scorso autunno per rendere Pordenone protagonista della scena artistica nazionale, rappresenta un percorso strategico indirizzato al 2027, anno in cui la città sarà Capitale Italiana della Cultura. Il filo conduttore di questa stagione è la parola “leggere”: un termine quanto mai appropriato per Pordenone che, storicamente, funge da cartina di tornasole delle dinamiche economiche e culturali del nostro Paese.

L’esposizione, curata da Marco Minuz e realizzata in collaborazione con Fotohof, rimarrà aperta al pubblico dal 14 febbraio fino al 6 aprile, fa parte di un progetto espositivo diffuso che abiterà gli spazi del Museo Civico d’Arte Ricchieri e i nuovi ambiti dei Mercati Culturali, all’interno della galleria “Die Gelbe Wand”.

Il progetto: “Grandmother said it’s okay”

Con il titolo evocativo Grandmother said it’s okay, Stefanie Moshammer presenta un’esplorazione profonda e sfaccettata delle culture della memoria familiare e del valore intrinseco degli oggetti quotidiani. Il progetto non è solo una cronaca visiva, ma una forma poetica e potente di empowerment che permette all’artista di confrontarsi con il proprio passato, mettendolo in discussione e reinterpretandolo attraverso il dialogo con le figure che costituiscono il fondamento della sua storia personale.

Il punto di partenza della ricerca sono le fotografie, i racconti e gli oggetti trovati legati alla vita dei suoi nonni nel Mühlviertel, in Alta Austria. Si tratta di un’esistenza caratterizzata da una semplicità creativa e da un uso estremamente rispettoso e sostenibile delle risorse, valori che Moshammer traduce in un linguaggio visivo contemporaneo.

Una narrazione tra documento e messa in scena

A distanza di anni, l’artista ricostruisce questi ricordi davanti alla sua macchina fotografica, creando un complesso intreccio di metafore visive. Il lavoro della Moshammer si distingue per la capacità di combinare l’approccio documentaristico con la fotografia messa in scena: gli oggetti d’uso comune vengono assemblati in modi nuovi e sorprendenti, trasformando il quotidiano in straordinario.

Attraverso questa ricerca visiva di tracce, il colore e le somiglianze anatomiche fungono da collante narrativo, mentre il suo linguaggio — sensibile e acuto al tempo stesso — gioca con le aspettative del fruitore e sovverte i cliché consolidati. Il risultato è un’opera che riflette sui temi della vecchiaia, dei rituali quotidiani e della transitorietà della vita.

Riflessioni sul tempo e sulla sostenibilità

L’esposizione invita il visitatore a una riflessione più ampia sulla cultura materiale e sul cambiamento: cosa perdura nel tempo e come si trasforma il nostro rapporto con le cose? Con un mix di umorismo stravagante e osservazione intima, Moshammer evoca una speciale vicinanza alla casa e alle storie dei suoi nonni, trasformando il ricordo stesso in un vero e proprio atto artistico.

Grandmother said it’s okay diventa così un invito universale a riflettere sulla visibilità, sulla cura e sulla bellezza che si nasconde nelle pieghe della quotidianità.

14 febbraio – 6 aprile 2026 – Pordenone, Museo Civico d’Arte Ricchieri e Mercati Culturali

Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo

Silvia Camporesi, Omaggio al Mattatoio #03,  2025
© Silvia Camporesi | Silvia Camporesi, Omaggio al Mattatoio #03, 2025

“C’è un tèmpo è un luogo giusto pèrchè qualsiasi cosa abbia principio è finè…”
dal film Picnic at Hanging Rock (1975) di Peter Weir

La mostra C’è un tempo e un luogo, che apre al pubblico sino al 29 giugno nei nuovi spazi del Centro della Fotografia di Roma Capitale, è curata da Federica Muzzarelli, ed è dedicata al lavoro fotografico di Silvia Camporesi.
Il titolo trae ispirazione dal film Picnic at Hanging Rock (1975) di Peter Weir, opera cult intrisa di mistero e sospensione temporale, in cui i luoghi diventano protagonisti assoluti di una narrazione senza soluzione e nasce da una riflessione profonda sul concetto di frattura: tra reale e artificiale, natura e cultura, presenza e assenza, passato e presente.
Come nel film, anche nelle immagini di Silvia Camporesi il tempo sembra arrestarsi e lo spazio si carica di un’ènèrgia ènigmatica. I luoghi – veri, alterati, ricostruiti o immaginati – non sono mai sèmplici soggètti, ma l’èsito visibilè di un procèsso più profondo: il viaggio, l’èspèriènza fisica è mèntalè dèll’artista attravèrso tèrritori gèografici, storici èd èmotivi.

“Sono i luoghi i protagonisti indiscussi delle fotografie di Silvia Camporesi: veri, falsi, modificati, inventati, vissuti, stravolti o, invece, solo trovati. Ma questi luoghi, queste fotografie, sono il punto finale, l’esito oggettuale, di qualcosa di molto più importante e fondante per il suo lavoro di artista. Che è il percorso, l’esperienza, il viaggio attraverso e insieme a quei luoghi. Da La terza Venezia a Journey to Armenia, da Atlas Italie ad Almanacco Sentimentale e da Mirabilia all’Omaggio al Mattatoio, il lavoro di Silvia Camporesi rappresenta molto bene quella speciale e magica fusione tra l’espressione artistica e il bisogno autobiografico che la fotografia riesce a rendere in modo speciale. Un’attrazione verso quello che non sta dove dovrebbe stare, e che ti chiede di essere aiutato e sostenuto per essere reso ancora più strano e perturbante. In sostanza, quel segreto che sta dentro le cose, e che per questo non può che stare anche dentro l’anima della fotografia”, dichiara la curatrice Federica Muzzarelli, Profèssorèssa Ordinaria di Storia dèlla Fotografia prèsso il Dipartimènto dèllè Arti, Univèrsita di Bologna è coordinatricè dèl Cèntro di Ricèrca FAF (Fotografia Artè Fèmminismi).

Il percorso espositivo, che si articola in cinque sezioni e riunisce cinque serie fondamentali rèalizzatè nèll’arco di quindici anni di attività: La terza Venezia, Journey to Armenia, Atlas Italiæ, Almanacco sentimentale e Mirabilia, contempla anche Omaggio al Mattatoio, opera che entrerà a far parte del neonato Archivio del Centro della Fotografia. Progetti diversi ma interconnessi, che testimoniano una pratica fotografica in equilibrio costante tra documento e finzione, rigore metodologico e libertà immaginativa.
Dalla Vènèzia sospèsa è rèinvèntata, alla stratificazionè storica è umana dèll’Armènia; dai paesi abbandonati italiani, luoghi di memoria e cura, fino alla ricostruzione fotografica di eventi mai avvenuti o irrisolti e alle architetture visionarie di Mirabilia, Camporesi costruisce un atlante poetico in cui la fotografia diventa strumento di conoscenza, controllo e insieme di smarrimento.
Al cèntro dèlla ricèrca èmèrgè l’idèa dèlla fotografia comè èspèriènza di fratturè: frattura temporale, che costringe passato e presente a coesistere; ontologica, tra verità e manipolazione; simbolica, tra apparenza e sostanza. In questa tensione si colloca una pratica artistica chè uniscè il bisogno autobiografico all’indaginè sul paèsaggio, trasformando l’immaginè in luogo di mèditazionè, silènzio è mistèro. Una riflèssionè sulla fotografia comè confine: tra vero e falso, naturale e artificiale, passato e presente. Le immagini mettono in discussione ciò che vediamo e ciò che crediamo di conoscere, invitando lo spettatore a rallèntarè lo sguardo è ad accèttarè l’incèrtèzza comè partè dèll’èspèriènza.

C’è un tempo e un luogo è quindi un racconto per immagini che parla di memoria, fragilità e trasformazione. Una mostra che invita a perdersi nei luoghi e nei loro segreti, ricordandoci che, come nella fotografia, anche nella realtà esistono spazi e momenti che sfuggono a ogni spiegazione. La mostra restituisce una visione coerente e stratificata del lavoro di Silvia Camporesi, confermandone il ruolo centrale nel panorama della fotografia contemporanea italiana: una ricerca capace di rivelare, attraverso i luoghi, ciò che resta nascosto, fragile e indicibile.

La mostra è promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e Musei.
Accompagna la mostra un catalogo a cura di Cimorelli Editore.

Dal 29 gennaio 2026 al 29 giugno 2026 –  Centro della Fotografia Roma

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JAPAN. Corpi, memorie, visioni

Higurashi Asakai, Distance series
Higurashi Asakai, Distance series

Il Magazzino delle Idee di Trieste presenta, dal 14 febbraio al 7 giugno 2026, la mostra JAPAN. Corpi, memorie, visioni prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia e a cura di Filippo Maggia e Guido Comis.

La mostra di Trieste intende raccogliere attorno a tre temi – Memoria e Identità, Corpo e Corpi, Realtà e Visione – un nucleo di lavori di artisti giapponesi contemporanei che attraverso l’utilizzo delle immagini offrono una panoramica di grande respiro sull’attuale scena fotografica e video nipponica, dal dialogo con i maestri alle ricerche delle nuove generazioni impegnate a rileggere la storia recente del Giappone, interrogandosi sulle questioni di genere, sul quotidiano e usando talvolta il corpo come mezzo politico. 

«Riconosciuta sin dagli anni Trenta del secolo scorso come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea – osserva il curatore Filippo Maggia – sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale».  Se infatti la fotografia giapponese del Novecento è stata a lungo caratterizzata da un linguaggio fortemente identitario e autoreferenziale, si assiste oggi a un cambio di direzione significativo: molti artisti giovani e già affermati assumono come riferimento non solo la complessità del proprio Paese, ma anche i mutamenti globali, costruendo un dialogo serrato con temi di matrice occidentale, quali le questioni di genere, la memoria collettiva, le relazioni sociali, l’ambiente e la percezione dell’immagine.

Memoria e Identità

Gli sguardi di Noriko Hayashi e Tomoko Yoneda rileggono periodi e avvenimenti cruciali della storia giapponese recente attraverso un approccio insieme documentaristico e partecipato. Susumu Shimonishi, con una ripresa zenitale e un’immagine in movimento che diventa misura del tempo, riflette sulla continuità e sulle fratture del passato. La vita quotidiana della penisola di Okunoto – ancora oggi sospesa tra tradizione e marginalità – è al centro delle opere di Naoki Ishikawa, allievo di Moriyama. Le celebrazioni e i riti che definiscono il tessuto culturale del Paese emergono nelle fotografie di Keijiro Kai, mentre i video di Miyagi Futoshi indagano la memoria personale e la costruzione dell’identità di genere, attraverso un racconto intimo di ricordi e relazioni.
 
Corpo e Corpi
Una seconda sezione è dedicata al corpo. Corpo come spazio sociale, come luogo politico, come materia viva che risponde ai mutamenti del contemporaneo. Aya Momose lavora sulla distanza – e talvolta sull’incomprensione – fra codici visivi orientali e occidentali. Yurie Nagashima restituisce la delicatezza del quotidiano familiare, mentre Ryoko Suzuki affronta in modo diretto i temi della violenza e della pressione sociale sulla donna. Le fotografie di Sakiko Nomura, per anni assistente di Araki, raccontano attraverso i nudi maschili una timidezza esistenziale che sembra filtrata dal ritmo dispersivo di Tokyo, immensa e impersonale.

Realtà e Visione
Nella sezione Realtà e Visione, il dialogo fra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraversa le opere di Hiroshi Sugimoto, maestro nel rendere il tempo materia tangibile. Le sue immagini essenziali e meditative si confrontano con le scenografie luminose di Tokihiro Sato, costruite con interventi tecnici che trasformano la fotografia in spazio narrativo. Le grandi visioni di Risaku Suzuki emergono dalla foresta come quadri sospesi, mentre Daisuke Yokota dissolve contorni e riferimenti in immagini evanescenti. Nel lavoro di Rinko Kawauchi il reale diventa un palcoscenico emotivo, dove sono le sensazioni, più che i soggetti, a emergere. Yoko Asakai invita infine lo spettatore a “varcare lo schermo”, trasformando il flusso di immagini video in un’esperienza che sembra germogliare dentro lo sguardo.

Gli artisti in mostra:
Asakai Yoko, Hayashi Noriko, Ishikawa Naoki, Kai Keijiro, Kawauchi Rinko, Momose Aya, Nagashima Yurie, Nomura Sakiko, Shimonishi Susumu, Sato Tokihiro, Sugimoto Hiroshi, Suzuki Risaku, Suzuki Ryoko, Tomoko Yoneda, Miyagi Futoshi, Yokota Daisuke.

Dal 13 Febbraio 2026 al 7 Giugno 2026 – Magazzino delle Idee – Trieste

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Steve McCurry – Umbria

Steve McCurry, Bambini giocano a calcio. Città della Pieve, Umbria, Italia, 2022
© Steve McCurry | Steve McCurry, Bambini giocano a calcio. Città della Pieve, Umbria, Italia, 2022

Una straordinaria avventura visiva approda nel cuore dell’Umbria, nello splendido borgo di Montefalco, con uno sguardo unico e potente. Dopo oltre 10 anni dalla prima esposizione “Sensational Umbria”, il celebre fotografo americano Steve McCurry torna in Umbria con il suo racconto dedicato a questa terra straordinaria.

Dal 4 dicembre 2025 al 3 maggio 2026 il Complesso museale San Francesco di Montefalco (Pg) ospita la mostra “Steve McCurry – Umbria”, curata da Biba Giacchetti.
A Montefalco McCurry, maestro della fotografia mondiale, porta alcuni degli scatti più iconici del suo archivio personale e alcune immagini inedite, esposte per la prima volta al pubblico. Sessanta fotografie permetteranno di ammirare l’Umbria vista con gli occhi di uno dei fotografi più amati al mondo. Uno storytelling di luoghi, persone, storie, feste, colori,eventi, paesaggi e comunità che trasmette tutto il calore e le emozioni provate da McCurry durante il suo viaggio.

La mostra è promossa da Comune di Montefalco e Regione Umbria con il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia, Anci e Unione dei Comuni Terre dell’Olio e del Sagrantino, in collaborazione con Orion57. Partner sono Camera di Commercio dell’Umbria, Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, Fondazione Perugia, Consorzio Tutela Vini Montefalco e La Strada del Sagrantino. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura e Turismo.

Spiega Steve McCurry:Sentivo che fosse giunto il momento di tornare con una mostra in un luogo che mi aveva dato così tanto. Gli anni trascorsi lavorando a Sensational Umbria sono stati pieni di calore, curiosità e scoperte inattese. Tornare a Montefalco con immagini note e con una serie di inediti è stato come chiudere un cerchio o, forse, aprirne uno nuovo. C’era ancora molto da dire sullo spirito di questa regione e volevo condividerlo”.

L’esposizione narra il viaggio che McCurry ha compiuto in diverse occasioni e del fascino che l’Umbria e la gente di questi luoghi hanno esercitato su di lui. Una terra dai colori vivi e un popolo intrisi di suggestioni ed echi di un passato millenario, fatto di solidi e forti valori che ne costituiscono l’identità. Da Montefalco a Gubbio, passando per Foligno, Bevagna, Assisi, Perugia, Orvieto, Spoleto, Trevi, il lago Trasimeno e tanti luoghi inaspettati, oltre ai grandi eventi come Umbria Jazz, la Quintana di Foligno, la Festa dei Ceri, le Gaite di Bevagna e il Festival dei Due Mondi.
Gente comune, artisti e celebrità che si uniscono in un mosaico chiamato Umbria. Perché la mostra di McCurry non è una semplice antologia: è un racconto libero, affettuoso, intimo. Una sorprendente galleria di immagini dinamiche e vere.

Spiega la curatrice Biba Giacchetti: “L’Umbria è una terra che non si attraversa: si vive. In questi anni ho accompagnato Steve McCurry in un viaggio profondo tra borghi, feste, botteghe, musei e paesaggi che custodiscono un patrimonio umano e artistico unico. L’Umbria lo ha accolto con una gentilezza discreta e autentica, rivelandosi in tutta la sua spiritualità, nelle sue tradizioni e nella forza silenziosa delle persone che la abitano.
Per Montefalco, ho riletto con Steve l’intero corpus del lavoro, riscoprendo fotografie inedite, come quella usata per comunicare la mostra, che, accanto alle immagini più note, aggiungono nuove sfumature al racconto. Ne nasce una selezione costruita appositamente per questa mostra: non una semplice raccolta, ma un percorso intimo e libero che restituisce la magia di una regione capace di sorprendere a ogni ritorno. Questa mostra è il mio omaggio a quell’incontro: un invito a ritrovare, nelle fotografie di Steve, l’essenza più profonda dell’Umbria e l’inizio di un viaggio che desideriamo continuare insieme”.

La mostra al Complesso museale di Montefalco è arricchita da un video esplicativo sulle esperienze vissute da Steve McCurry durante il suo viaggio in Umbria. Il visitatore potrà così rivivere quei momenti e scoprire come nascono i suoi scatti iconici.
Grazie alla sua capacità narrativa, ogni fotografia di McCurry diventa una finestra sui luoghi e sulla vitadei soggetti raffigurati, ed è capace di trasmettere storie antiche, segreti condivisi e vita autentica. Quel senso di magia che l’Umbria sa creare senza sforzo.

Dal 3 Dicembre 2025 al 3 Maggio 2026 – Complesso museale San Francesco – Montefalco (Perugia)

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Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis

Franco Fontana, Los Angeles, 1990
© Franco Fontana | Franco Fontana, Los Angeles, 1990

Sarà dedicata alla collezione di Valerio De Paolis la mostra Lanterne magiche, ospitata al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese dal 14 febbraio al 6 settembre 2026.

L’esposizione, a cura di Alessandra MauroRoberto Koch con Suleima Autore, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è organizzata da Cinema con la collaborazione di Contrasto. Il catalogo è edito da Contrasto. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura.

La mostra Lanterne magiche propone una serie di itinerari visivi all’interno della collezione De Paolis, mettendo in dialogo sguardi, spazi e contesti differenti, protagonisti e luoghi emblematici della contemporaneità. L’esposizione presenta per la prima volta al pubblico una selezione di capolavori della fotografia internazionale, offrendo un’occasione inedita per esplorare la ricchezza e la profondità della collezione.

Considerata uno dei primi dispositivi di narrazione per immagini, antesignana tanto della fotografia quanto del cinema, la lanterna magica permetteva di proiettare su uno schermo, da una scatola chiusa contenente la luce di una candela, vedute esotiche, monumenti, ritratti e sequenze figurative, dando vita a veri e propri racconti visivi. Queste proiezioni, statiche o animate, hanno a lungo affascinato gli spettatori e continuano ancora oggi a evocare mondi lontani, a sorprendere e a risvegliare emozioni e memorie.
Come tante proiezioni di lanterna magica, le fotografie della collezione De Paolis danno vita a uno spettacolo di immagini unico ed emozionante.

Valerio De Paolis
 ha costruito il proprio percorso umano e professionale all’insegna delle immagini: il cinema ha rappresentato il fulcro della sua attività per molti anni, declinata in ruoli diversi, dal direttore di produzione al produttore, fino al distributore di film. Parallelamente, De Paolis ha sviluppato nel tempo un intenso interesse anche per altre passioni “di immagini”, collezionando nel tempo opere d’arte, pittura, scultura e, appunto, fotografia. Accanto al linguaggio cinematografico, la fotografia ha assunto per lui un ruolo centrale come spazio di memoria, confronto e riconoscimento visivo: immagini scelte per affinità formali, per echi di visioni precedenti o per la capacità di evocare esperienze e sguardi sedimentati lungo il suo percorso professionale.

La mostra si articola in tre nuclei tematici. La prima sezioneUn’idea di donna, mette a confronto le interpretazioni del corpo femminile attraverso le visioni di fotografe e fotografi, dando vita a un dialogo che attraversa i temi della seduzione, dell’identità e dello sguardo. La seconda sezioneUn’idea di spazio, è dedicata alla rappresentazione dello spazio — prevalentemente urbano — indagato e analizzato da alcuni dei maggiori protagonisti della fotografia, con un’attenzione particolare all’opera di Luigi Ghirri, presente con un ampio gruppo di lavori. Chiude il percorso la terza sezioneLo spazio dell’arte, dove le ricerche dei grandi autori delle avanguardie si intrecciano in un confronto tra protagonisti e installazioni.

L’esposizione riunisce oltre cento fotografie di formati differenti, firmate da alcuni tra i più importanti protagonisti della scena internazionale, tra cui Nobuyoshi ArakiLillian BassmanLetizia BattagliaGianni Berengo GardinLuca CampigottoHenri Cartier-BressonElisabetta CatalanoTracy EminLuigi GhirriRen HangCandida HöferDennis HopperMimmo JodiceAbbas KiarostamiSaul LeiterFlaminia LizzaniVera LutterDora MaarMan RayDomingo MilellaTina ModottiAbelardo MorellYoussef NabilShirin NeshatGianluca PolliniHerb RittsThomas RuffMario SchifanoCindy ShermanPaolo VenturaEdward Weston e Francesca Woodman.

La mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis sarà accompagnata da un ciclo di proiezioni curato nell’ambito della collaborazione tra la Casa del Cinema e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Dal 14 Febbraio 2026 al 6 Settembre 2026 – Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese – Roma

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THE NATURE OF HOPE. Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato

Jane Goodall. Courtesy of Vital Impacts
Jane Goodall. Courtesy of Vital Impacts

Cremona si prepara a ospitare un viaggio visivo straordinario che intreccia scienza, etica e il potere dello sguardo femminile.
Protagonisti gli scatti iconici di Michael Nichols e la visione di Ami Vitale, in una mostra che è molto più di un’esposizione: è un manifesto per il Pianeta.
 
Cosa significa avere speranza oggi? Non è un sentimento astratto, ma una forza concreta, un motore di cambiamento. È questa l’essenza di “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato“, la nuova esposizione ospitata nella splendida cornice del Museo Diocesano di Cremona.
Il progetto, nato in seno al Festival della Fotografia Etica e già presentato con grande successo a Lodi nel 2024, approda a Cremona in una veste rinnovata. Si tratta di un’occasione unica per riflettere sul nostro legame con il mondo naturale attraverso gli occhi di chi ha dedicato la vita a raccontarlo.
 
Una vita per il Pianeta: l’eredità di Jane Goodall
Al centro della mostra c’è lei, Jane Goodall. Figura leggendaria della ricerca scientifica, la Goodall ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali, dimostrando che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto più sottile di quanto pensassimo. Ma la mostra non celebra solo la scienziata: celebra la donna, la visionaria e l’attivista che ha mostrato a intere generazioni di donne come la propria voce possa realmente cambiare il corso della storia.
 
Il percorso espositivo: tra icone e nuove prospettive
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dal lavoro di Michael “Nick” Nichols, leggenda del National Geographic e tra i più influenti fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha seguito Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i momenti di profonda intimità e connessione spirituale con gli scimpanzé. I suoi scatti sono diventati simboli universali di conservazione ambientale, capaci di catturare l’anima della foresta e di chi la abita.
 
“The Nature of Hope” è anche un palcoscenico per lo sguardo femminile. Accanto a Nichols, spicca la partecipazione di Ami Vitale, fotografa pluripremiata e fondatrice di Vital Impacts e fresca vincitrice del prestigioso riconoscimento Explorers at Large del National Geographic.
Vitale è celebre per aver documentato storie di incredibile resilienza, come il ritorno in natura degli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali o il lavoro delle comunità locali in Africa per la protezione degli elefanti. Il suo approccio non si ferma alla denuncia, ma cerca sempre la bellezza e la speranza, trasformando la fotografia in uno strumento di empatia universale.
La partecipazione di numerose fotografe donne non è casuale: è una dichiarazione d’intenti che mira a riconoscere il contributo fondamentale del genere femminile nella fotografia naturalistica e nella conservazione ambientale. Il risultato è una trama corale che racconta la fragilità e, allo stesso tempo, l’incredibile forza della nostra “Madre Terra”.
 

Dal 7 Marzo 2026 al 17 Maggio 2026 – Museo Diocesano – Cremona

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Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Martina Simonato – L’infinito istante

Mappa aerea in bianco e nero che mostra una vasta area agricola con campi rettangolari e strade sinuose.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

L’infinito istante

Non è mai esistita un’Arcadia ideale, un posto incontaminato, immune al passaggio del tempo.
L’uomo ha incessantemente disegnato delle linee labili che si sono aggregate, si sono sovrapposte, andando a costituire quello che oggi chiamiamo Paesaggio.

L’infinito istante è un itinerario e insieme una fuga. E’ il racconto di incontri, amici, oggetti, in
cui si rispecchia e scandisce il cammino umano. E’ il racconto di un’Italia comune,
apparentemente marginale, dove la natura perde i richiami mitici ad una illusione vernacolare in
favore di un’antropizzazione da sempre presente, magari sobria, armoniosa, ma comunque
rispondente ai soli bisogni dettati da una quotidianità spesso più dura di quanto si ammetta.

Ogni segno è la risposta ad una necessità, ad un bisogno che mano a mano si abbassa, si estende, si mischia e perde la sua apparente natura. Una moltitudine di relazioni, di interdipendenze che assumono un valore testimoniale unico.

Il progetto si allontana dalla Storia, andando alla ricerca dei paesaggi delle storie. L’intreccio di
immagini di archivio e reportage traccia linee sottili, racconti che vibrano leggeri su una tela
grigia, dentro uno spazio latente a cui non appartengono in pieno. Parla di un tempo che scorre
costante, di paesi che, da sopra le cime delle colline, scivolano fino alle zone artigianali a valle.
Mostra un territorio che non si sottrae a sedimentazioni, sfaccettature e contraddizioni, un luogo che, lontano dalla ricerca di un estetismo sempre più insoddisfatto, può rappresentare l’Italia intera.

Martina Simonato
Cell: +39 3494128022
Sito: https://www.martinasimonato.com/
email: martina.simonato.1@gmail.com
Ig: @martinasimonato

Immagine aerea di un paesaggio rurale, mostrando campi verdi e bruni, un fiume che attraversa la zona, e un piccolo abitato circondato da vegetazione.

Tutte le immagini sono di Martina Simonato, vietata la riproduzione o l’uso improprio.

Logo e marchi dei sponsor e partner del Premio Musa per Fotografe 2025 su sfondo bianco.

Vincitrici del Premio Musa per fotografe 2025: Elena Zottola – Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito

Una vista notturna di fuochi d'artificio illuminati da nuvole, con siluette di piante in primo piano.

Benvenuti! Siamo davvero felici di avervi qui.

Questo è lo spazio del Premio Musa per Fotografe 2025, un progetto che mi sta particolarmente a cuore. Ogni anno cerchiamo di raccontare e valorizzare il lavoro di fotografe che ci hanno colpito, che hanno qualcosa di importante da dire attraverso le loro immagini.

Quest’anno abbiamo selezionato delle fotografe straordinarie. Donne che sanno usare la fotografia per raccontare storie, per farci vedere il mondo da prospettive nuove, per farci sentire qualcosa.

Qui troverete i loro lavori, ascolterete le interviste dove ci parlano di come sono nati i loro lavori, di cosa c’è dietro a un’immagine che a prima vista sembra semplice ma nasconde un mondo. Scoprirete anche i loro percorsi, non sempre facili, ma autentici.

Buona visione! Sara Munari

Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito
Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito è un autoritratto composto di materiali d’archivio e fotografie raccolte negli ultimi anni trascorsi nel ritorno a casa in Basilicata.

Una geografia affettiva del ritorno alla montagna che instaura un dialogo con la mitologia familiare, il trascorrere del tempo e l’identità personale, interrogandosi sulla riscrittura del senso di luoghi di cui
quasi più nessuno sembra curarsi.

Attraverso materiali d’archivio, fotografie, installazioni e oggetti, l’opera indaga la possibilità, e la tensione del restare in luoghi segnati da migrazioni e spopolamenti.

Seguendo la scia di Vito Teti e di quella tradizione di pensiero etnografico che si è definita “periferica”, il lavoro assume periferia e liminarità come condizioni esistenziali e poetiche nelle quali la soglia è
abitata e attraversata traducendo l’identità culturale in una materia viva, porosa e vulnerabile: la Lucania, terra di ricordi e fughe, può ospitare il futuro?

Elena Zottola

www.elenazottola.com
@elenazottola_
elenazottola95@gmail.com

Tutte le immagini sono di Elena Zottola, vietata la riproduzione o l’uso improprio.