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Moira Ricci, tutti i miei lavori riguardano me e la mia storia.

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Articolo di Giovanna Sparapani

“…Ho cominciato a fare le foto in spiaggia, l’estate, al  Lido di Savio. Otto chilometri sotto il sole avanti e indietro..” (MR).

Sperando di guadagnare qualche spicciolo, Moira chiedeva ai bagnanti e alle persone sotto l’ombrellone se gradivano essere fotografati, ma le risposte erano per lo più negative e spesso anche sgarbate. Non perdendosi d’animo, la giovane li ha fotografati di nascosto per poi ritagliarli a mo’ di piccole figurine che ha collocato in ordine sparso sopra un autoritratto che la immortala sdraiata su una spiaggia, coperta da una coltre di sabbia da cui fuoriescono solo una parte del viso, un  piede e le mani: la ragazza appare come un gigante, mentre i personaggi che affollano la spiaggia sono dei ridicoli lillipuziani dalle dimensioni molto ridotte. Da lì l’ironico e calzante titolo, “ ALidiput”, 2003 .

Moira Ricci, nata nel 1977 a Orbetello in provincia di Grosseto, si è diplomata in fotografia a Milano nel 1998 per continuare gli studi in Arti visive e Comunicazione multimediale presso l’Accademia di belle Arti della città lombarda dove prevalentemente risiede, alternando lunghi soggiorni in Maremma. Il vasto e variegato territorio toscano è ricco di ricordi legati alla sua infanzia e adolescenza ed è da lei profondamente amato per le sue radici contadine che conservano vivida memoria di celebri leggende e incredibili avvenimenti.

Fotografia di Moira Ricci ©MOIRA RICCI

I suoi racconti visivi sono per lo più ispirati ad un mondo di tracce personali desunte dal passato, fatta eccezione per un lavoro particolare -“Da buio a buio” del 2009 – in cui si ispira a strani personaggi un po’ paurosi e un po’ grotteschi, tratti dalle fiabe popolari che  la  mamma le narrava  quando era piccolina: l’uomo sasso, i gemellini, la bambina mezza cinghiale, Il lupo mannaro, secondo il senso del magico e talvolta del terribile che permea alcune storie tipiche della civiltà contadina. La mostra relativa a questo lavoro affianca alle fotografie anche interviste registrate, video, stralci di giornale e ricerche scientifiche;  le immagini che vengono racchiuse in vecchie cornici trovate nei mercatini o nelle case di parenti, contribuiscono a creare un’atmosfera antica e familiare.

Fotografie di Moira Ricci ©MOIRA RICCI

A sua madre Loriana, scomparsa prematuramente all’età di cinquanta anni per una caduta accidentale, è dedicato il suo lavoro fotografico più importante, dal titolo assai esplicativo “ 20.12.53 – 10.08.04”(nascita-morte) , confluito in un libro edito da Corraini che contiene 50 fotografie, una per ogni anno in cui è vissuta l’amata mamma. Moira ha sofferto moltissimo per questa perdita e, quasi per illudersi di starle sempre a fianco, grazie al sapiente uso di tecniche digitali, ha inserito sé stessa all’interno di fotografie d’epoca che parlano della Toscana grossetana, che ci raccontano della sua famiglia, dei parenti, dei compaesani, dei luoghi più frequentati e vissuti. Lei stessa racconta la genesi delle sue immagini: “Ho cercato le sue foto vecchie, sono andata nei posti, mi sono vestita, ho cercato la posizione giusta, poi mi sono infilata nella foto…”. Il lavoro è durato dieci anni e ha avuto un’evidente funzione terapeutica nell’elaborazione del lutto. Dotata di una sensibilità delicata e profonda, Moira si inserisce nella foto come se volesse far compagnia a sua madre e nel contempo avvertirla della disgrazia che le sta per accadere: il reale e la finzione si fondono a meraviglia in uno struggente racconto visivo di notevole forza comunicativa.

In un progetto più recente, “Dove il cielo è più vicino”, confluito in una interessante mostra con immagini e video, lo sguardo della fotografa si allontana dall’ autobiografia, concentrandosi su una tematica sociale, quella dei poderi abbandonati da parte dei contadini impoveriti: “…. è una preghiera al cielo, ma anche una minaccia a chi ci controlla dall’alto, è un ritratto di poderi che hanno perso la loro identità e il loro significato, è un tentativo di fuga e allo stesso tempo l’incapacità di metterla in atto”. (MR)

Moira Ricci termina il ritratto che fa di sé stessa con queste concise parole: “Io sto bene solo quando lavoro. Calma il vuoto. Tutti i miei lavori riguardano me e la mia storia, insomma quello che mi è successo. L’autoritratto è sottinteso” (MR)

Autoritratto ©MOIRA RICCI

ARTICOLO DI GIOVANNA SPARAPANI

Concita De Gregorio “Chi sono io?” ed. Contrasto, Roma 2017.

Il libro fotografico dell’artista Moira Ricci dedicato alla madre

Angela Madesani art tribune

“Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di proprietà dell’autore e
hanno solo scopo didattico e informativo”

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