Ciao,
oggi vorrei parlarvi di questa fotografia che – attenzione – è stata scattata nel 1904!
Se vi incuriosisce, vedete un po’ di che si tratta
Anna
Edward Steichen si trovava a Mamaroneck, vicino a New York a casa del suo amico e critico d’arte Charles Caffin.
La fotografia raffigura una foresta dietro ad uno stagno, con uno spicchio di luna che appare all’orizzonte tra gli alberi.
Quest’immagine vi sembra una fotografia o un dipinto? Potrebbe anche sembrare un quadro impressionista…
In realtà è entrambe le cose, poichè i colori sono stati ottenuti in camera oscura, e questo era esattamente lo scopo di Steichen che, come saprete, insieme ad Alfred Stieglitz, fu uno dei principali esponenti del movimento pittorialista in fotografia. Scopo dei pittorialisti era trasformare la fotografia, fino ad allora utilizzata solo per scopi pratici, in un’arte a tutti gli effetti, esattamente come la pittura.
Come ha ottenuto questo effetto? C’è chi dice applicando a mano degli strati di gelatine fotosensibili, altri che l’autore ha proprio dipinto alcune parti con delle tonalità di blu e forse ha pure aggiunto la luna e le canne e gli steli d’erba in primo piano. (personalmente sarei stata curiosa di vedere lo scatto originale ;-))
Questo intervento ha di fatto reso ognuna delle tre stampe esistenti di questa immagine un esemplare unico. Pensate che nel 2006, una di queste stampe è stat venduta all’asta per 2,9 milioni di dollari, all’epoca il prezzo più alto pagato per una fotografia. Le altre due stampe sono conservate nelle collezioni di musei.
L’anno prima di scattare questa fotografia, Steichen aveva scritto un saggio, sostenendo che l’alterazione delle fotografie (in camera oscura) non era niente di diverso dalla scelta del fotografo di quando e dove premere il pulsante di scatto.
Egli affermava che i fotografi hanno sempre una prospettiva personale che necessariamente distorce l’autenticità delle loro immagini. Sostanzialmente nel fotogramma non appare la realtà oggettiva, ma comunque la visione del fotografo di parte di questa realtà.
In pratica, ai giorni nostri, avrebbe sdoganato interventi anche abbastanza pesanti in post-produzione.
Io personalmente non condanno a priori l’uso del ritocco fotografico, anche in maniera pesante, ma chiaramente deve essere dichiarato dal’autore e percepibile. E naturalmente non nel fotogiornalismo che intende documentare fatti realmente accaduti, ma in altri generi di fotografia.
Giusto per farvi un esempio, queste opere di Izumi Miyazaki sono chiaramente create con un software di fotoritocco, ma è palese e l’effetto ottenuto a me piace.
Voi che ne pensate?
