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Quando il collezionista “non esiste”.

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Grazie all’impegno del gallerista Federico Vavassori è stata recentemente smascherata una serie di falsi collezionisti che si erano costruiti una fitta rete in Instagram. Una strana operazione che sfiora l’assurdo, e che ha portato uno o più personaggi a creare falsi profili sul social e a presentarsi come esperti d’arte.
Pier Paolo Lonati, Carlo Alberto Ferri, Beatrice Rinaldi e Raffaele Sartori non esistono né tantomeno collezionano arte. I loro profili avevano ricevuto credito e considerazione: queste persone facevano finta di creare eventi, compravano e vendevano opere. Nella trappola sono caduti anche galleristi e operatori del settore molto conosciuti.
A rendere pubblica la notizia un giornalista de Il Sole 24 ore, che aveva intervistato uno dei collezionisti chiedendogli peraltro suggerimenti per acquisti d’arte che avrebbe poi riportato ai lettori.

Un post di Instagram che smaschera il presunto “collezionista” Carlo Alberto Ferri.


I profili erano aperti da anni e sembra che fossero stati creati per architettare una strategia che valorizzasse alcuni artisti, promossi proprio da questi falsi collezionisti, dei quali crescevano fama e
quotazione.
Tutto questo è stato possibile grazie allo sfruttamento del mondo online, accentuato dalla situazione pandemica degli ultimi due anni.

La fragilità del sistema dell’arte rischia dando credito a processi di validazione di artisti e collezionisti attraverso il virtuale che sappiamo essere fonte di molti fraintendimenti e problemi di valutazione.

Dal vivo, sarebbe stato molto più complicato, dal vivo è più difficile “camuffare”

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