Ecco le mostre di fotografia da non perdere a ottobre!

Ciao a tutti!

Eccoci, come tutti i mesi, al consueto appuntamento con le mostre. Di seguito trovate le mie segnalazioni per il mese di ottobre. Le mostre sono davvero tante e una più bella dell’altra!

Sulla pagina dedicata, trovate tutte le mostre in corso.

Anna

Sguardi (Dinamiche del volto) – AAVV

Dall’iconico ritratto di Marella Agnelli, il Cigno di Richard Avedon, all’ironia degli scatti di Gianni Berengo Gardin e Piergiorgio Branzi, ai miti dello spettacolo immortalati nelle fotografie di Federico Garolla ed Elliott Erwitt, alle interpretazioni più contemporanee e misteriose del tema nelle coloratissime opere di Bill Armstrong e Janet Sternburg, la mostra propone inoltre alcuni scatti di Sebastião Salgado e Marco Gualazzini, oltre a Martin Schoeller, quest’ultimo noto per i suoi a volte impietosi “close up”.

Il titolo della mostra è preso a prestito da un interessante saggio sull’argomento dello scrittore Paolo Donini, che si sofferma sull’etimologia della parola volto: “Viso deriva da visum, participio passato del verbo videre, e sta per cosa vista, immagine, visione apparizione. L’etimo è illuminante: visum è nella sua radice ciò che è visto; l’immagine. Il pittore nel dipingere il viso, dipinge il visum. Egli dichiara in arte ciò che è visto e l’immagine-volto diviene la sua dichiarazione di poetica. (…)

Volto deriva dal latino voltum, con una corrispondenza che alcuni studiosi allegano al gotico *uel che è vedere. (…) il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva. Un’ultima ricognizione lessicale rimanda poi a volto come participio passato del verbo volgere.

Volto sta per rivolto, girato. In questa accezione, la pittura del volto è l’arte di ciò che è rivolto, girato, voltato. Legando infine le accezioni delle parole viso e volto nel loro disvelamento etimologico complessivo, ecco che la pittura di viso e di volto diverrà la pittura di ciò che è in vista e, ad un tempo, girato: la pittura del mistero di portare alla vista ciò che è voltato.(…) Ancora il volto si radica nel visum: in ciò che è visto, nel suo atto – il vedere – e nel suo oggetto – l’immagine. Vale a dire nel luogo e nell’atto specifici dell’arte visiva”.

Il ritratto inteso dunque come chiave di lettura delle specificità di un artista, pittore o fotografo,  come forma espressiva del sé attraverso il volto dell’altro.

dal 19 settembre al 23 dicembre 2019 – Forma Meravigli – Milano

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ELLIOTT ERWITT. FAMILY

Niente è più assoluto e relativo, mutevole, universale e altrettanto particolare come il tema della famiglia. La famiglia ha a che fare con la genetica, il sociale, il diritto, la sicurezza, la protezione e l’abuso; la felicità e l’infelicità. Mai come oggi è tutto ed il suo contrario, e niente è capace di scaldare di più gli animi, accendere polemiche, unire e dividere come il senso da attribuire al termine famiglia. Solido, eppure così delicato. Là, dove la parola si ferma o si espande a dismisura, può intervenire la fotografia, che sin dalla sua nascita tanto fu legata proprio a questo tema.
Il suo diffondersi nelle classi sociali della media borghesia accompagnava il desiderio di un racconto privato e personale degli eventi che ne segnavano le tappe: i ritratti degli avi, le nascite, i matrimoni, le ricorrenze, tutto condensato in quei volumi che nelle prime decadi dello scorso secolo arredavano il salotto buono. Gli album di famiglia.
Abbiamo chiesto ad uno dei più importanti fotografi viventi, che ha attraversato quasi un secolo, di crearne uno personale e pubblico, storico e contemporaneo, serissimo ed ironico e di dedicarlo in una anteprima assoluta al Mudec Photo. Questa la genesi della mostra, Elliott Erwitt. Family.
Elliott Erwitt, ha acconsentito e selezionato personalmente con Biba Giacchetti, curatrice della mostra, le immagini che a suo sentire avrebbero potuto illustrare alcune delle sfaccettature di questo inesprimibile e totalizzante concetto.

Elliott, che ha attraversato la storia del mondo, ci offre istanti di vita dei potenti della terra come Jackie al funerale di JFK, accanto a scene privatissime, come la celebre foto della bambina neonata sul letto, che poi è Ellen, la sua primogenita. La collezione selezionata per Mudec Photo alterna immagini ironiche a spaccati sociali, matrimoni nudisti, famiglie allargate, o molto singolari, metafore e finali aperti come la fotografia del matrimonio di Bratsk.
Come sempre Elliott Erwitt ci racconta i grandi eventi che hanno fatto la storia e i piccoli accidenti della quotidianità, ci ricorda che possiamo essere la famiglia che scegliamo, quella americana, ingessata e rigida che posa sul sofà negli anni Sessanta, o quella che infrange la barriera della solitudine eleggendo a membro l’animale prediletto. Famiglie diverse, in cui riconoscersi, o da cui prendere le distanze con un sorriso.
Un tema universale, che riguarda l’umanità, interpretato da Elliott Erwitt con il suo stile unico, potente e leggero, romantico o gentilmente ironico, cifra che ha reso questo autore uno dei fotografi più amati e seguiti di sempre.

Dal 16 ottobre 2019 al 15 marzo 2020 – Mudec Milano

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Le mostre del Festival della Fotografia Etica

Come di consueto, ormai da diversi anni, ad ottobre ci aspetta il Festival della Fotografia Etica a Lodi. Quest’anno ci proporranno ben 23 mostre con oltre 600 foto esposte ed il programma è quanto mai ricco.

Le sezioni proposte sono :

Spazio tematico con le mostre di Letizia Battaglia, Mariano Silletti e Terraproject, tra gli altri

Spazio approfondimento con la mostra di Monica Bulaj, Broken Songlines

Uno sguardo sul mondo, con le mostre dei fotografi AFP, Marco Zorxanello e Nick Hannes, tra gli altri

Il consueto Spazio No profit, quest’anno dedicato al vincitore della sezione dedicata del World Report Award, Giulio Piscitelli per Emergency

World Report Award che include tutti i vincitori delle varie categorie del concorso

Corporate for festival, per festeggiare i suoi 20 anni Banca Etica propone un’esposizione di immagini liberamente tratte dal proprio archivio storico

Spazio Ludesan Life, indagine sulla realtà degli immigrati nel territorio Lodigiano attraverso il potere delle immagini.

Potete comunque trovare tutto il programma del festival qua

Dal 5 al 27 ottobre – Lodi

WO | MAN RAY. Le seduzioni della fotografia

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra WO | MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica.

In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria – giocosa e raffinatissima – riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza di Juliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943-1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni.

Ma queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina.

Una mostra unica, dunque, sia per la qualità delle fotografie esposte, sia per il taglio innovativo nell’accostamento insieme biografico e artistico dei protagonisti di queste vicende. Un grande repertorio di immagini a disposizione del pubblico reso possibile grazie alla collaborazione con numerose istituzioni e gallerie nazionali e internazionali dallo CSAC di Parma all’ASAC di Venezia, dal Lee Miller Archive del Sussex al Mast di Bologna alla Fondazione Marconi di Milano. Realtà che hanno contribuito, tanto con i prestiti quanto con le proprie competenze scientifiche, a rendere il più esaustiva possibile tale ricognizione su uno dei periodi più innovativi del Novecento, con autentici capolavori dell’arte fotografica come i portfoli “Electricitè” (1931) e il rarissimo “Les mannequins. Résurrection des mannequins” (1938), testimonianza unica di uno degli eventi cruciali della storia del surrealismo e delle pratiche espositive del XX secolo, l’Exposition Internationale du Surréalisme di Parigi del 1938.

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020-  CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Le mostre di Colorno Photo Life

Ritorna ad ottobre il festival di Colorno Photo Life, giunto alla sua decima edizione.

Numerose le mostre proposte, tra cui vi segnaliamo in particolare:

LUIGI GHIRRI – IL LABIRINTO E LA SUA MAPPA, Luoghi dispersi salvati dalla bellezza, dalle collezioni CSAC

SARA MUNARI – POLVERE

FRANCESCO COMELLO – YO SOY FIDEL

LORENZO ZOPPOLATO – LA LUCE NECESSARIA

e nella location collegata di Palazzo Pigorini a Parma

MARCO GUALAZZINI – RESILIENT

Dal 18 al 20 ottobre 2019 – Reggia di Colorno (PR)

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Gerry JohanssonAmerica so far, 1962-2018

Mettete su un disco jazz, qualcosa come Kind of Blue di Miles Davis con il sassofono contralto di Cannonball Adderley, immaginate di essere nei primi anni ’60.

E’ mattina presto e seduto su un pullman dal New Jersey a New York c’è un adolescente svedese di nome Gerry Johansson. È qui che inizia il nostro viaggio.
È prima delle fotografie quadrate che conosciamo. Con le immagini di Paul Strand in mente, un adolescente Gerry Johansson trascorre le giornate vagando per la Grande Mela e scattando foto. Frequenta il Village Camera Club e ha portato dalla Svezia un ingranditore per sviluppare e stampare in camera oscura – cosa che fa e ama fare tutt’ora, sperimentando con diverse carte per trovare sempre il supporto perfetto per ogni immagine. (Allo stesso modo, costruisce da sé anche le cornici, dipingendole in tonalità di bianco leggermente diverse per abbinarle alle stampe)

Ma ora siamo nei primi anni settanta. Nel corso del tempo, Johansson assimila il lavoro di Lee Friedlander e Garry Winogrand, cui seguono William Eggleston e Robert Adams.
Gli Stati Uniti, la musica jazz e la cultura di questo paese, avranno una grande influenza su di lui. Tornerà a vivere in Svezia, viaggiando qui comunque spesso: sarà a Chicago nel 1976, attraverserà il paese dalla costa occidentale a quella orientale nel 1983. Nel 1993 è negli stati del sud. E altre visite seguiranno nel corso degli anni, scattando immagini che verranno pubblicate in diversi libri. L’ultimo, American Winter (MACK, 2018) raccoglie fotografie realizzate negli stati centro-occidentali tra il 2017 e il 2018: Kansas, Nebraska, South Dakota, North Dakota, Montana, Wyoming e Colorado.

Per la mostra di Milano, abbiamo chiesto all’autore di ripartire dal principio e di percorrere, appunto, un lungo viaggio, presentando una selezione di 32 immagini scattate negli Stati Uniti nell’arco di quasi 60 anni. E’ un viaggio incredibile e prezioso che comprende diversi formati e persino immagini a colori; dalla street photography dei primi anni ’60 ai paesaggi quadrati dove, pur mancando le persone, la presenza umana è fortemente percepita, perché Johansson fotografa l’effetto che gli uomini hanno sull’ambiente circostante. Come dice l’autore, “Tutto quello che fotografo è creato dall’uomo“.

La fotografia di Johansson è in gran parte guidata dall’intuizione ma poi organizzata con logica e un ordine rigorosi. In genere evita di creare storie, considera ogni immagine a sé stante, individuale. Questa mostra è una sorta di eccezione, ha un certo sottofondo jazz, evidente nella selezione che scorre armoniosamente attraverso una carriera straordinaria, includendo liberamente toni diversi che fanno risuonare in noi le immagini di Lee Friedlander o Mark Steinmetz, o di Robert Adams, per arrivare a un chiaro e definito stile Gerry Johansson.

Come diceva Charles Mingus: “Rendere complicato il semplice è cosa banale; trasformare ciò che è complicato in qualcosa di semplice, incredibilmente semplice: questa è creatività“.

20 settembre – 19 ottobre 2019 – Micamera – Milano

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Tutte le immagini dormono – Kensuke Koike

La poliedrica ricerca dell’artista giapponese Kenuske Koike (Nagoya, 1980) è protagonista di una mostra personale a Palazzo Zuckermann dove verranno esposti oltre trenta lavori realizzati manipolando delle fotografie vintage di gusto vernacolare come ritratti d’epoca, cartoline di paesaggi e immagini di famiglia. Il risultato è suggestivo, e a tratti destabilizzante, perché l’autore con un intervento minimale sovverte il senso originario delle fotografie rendendole surreali, ironiche e talvolta inquietanti. Il processo dell’artista è mosso – per citare le sue parole – dalla volontà di «scoprire dove nasce l’immaginazione e quando si manifesta». L’autore, attraverso la sua ricerca, rivela come ogni immagine «nasconde la potenzialità di diventare qualcosa d’altro, basta che ci si confronti con essa. Fino a quel momento tutte le immagini dormono attendendo l’occasione per rivivere modificate».
Le opere di Kensuke Koike entreranno in dialogo con Palazzo Zuckermann – pregiato museo di arti applicate e decorative – attraverso un allestimento che sfrutta una serie di teche che usualmente contengono manufatti e documenti antichi. Il visitatore si troverà così di fronte ad un display sospeso tra passato e presente, come le opere dell’artista che conferiscono una nuova ‘vita’ e delle suggestioni contemporanee a immagini prima dimenticate in cassetti domestici e mercatini d’antiquariato.

dal 21/09 al 27/10/2019 – Palazzo Zuckermann – Padova

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OBSOLETE & DISCONTINUED: THE EXHIBITION

Il 20 settembre 2019 alle 19:00 Magazzini Fotografici dà il via ad una nuova grande stagione di mostre portando nelle sue sale Obsolete & Discontinued, un progetto che attraverso la raccolta di materiali fotografici di scarto, restituisce nuova vita alla fotografia analogica considerata obsoleta.

Nel marzo 2015 il fotografo e stampatore inglese Mike Crawford riceve in regalo da un cliente una grossa quantità di carta e film fotografici obsoleti: numerose scatole e pacchetti, la maggior parte dei quali vecchi oltre i 20-30 anni, andati da molto tempo fuori produzione. La carta fotografica ha una durata di conservazione solitamente limitata ma con grande stupore, dopo aver effettuato alcuni test, Crawford si rende conto che i risultati ottenuti sono invece incoraggianti. Le carte che sembravano inutilizzabili e degradate rispondevano bene alle tecniche di stampa moderne.

Ed è per questo motivo che decide di dare il via al progetto Obsolete&Discontinued: Crawford chiama a raccolta oltre 50 grandi nomi della fotografia e dell’arte, affinché accettassero la sfida di produrre nuovi lavori usando quella carta destinata al macero.

Tra i fotografi partecipanti:  Melanie King, Jaden Hastings, Yaz Norris, Joan Teixidor ,Angela Easterling, Peter Moseley, Tina Rowe, Helen Nias, Andrew Whittle, Brian Griffin, Robin Gillanders, Hiro Matsuoka, Gabriela Mazowiecka, Rosie Holtom, David Bruce, Andrew Firth, Borut Peterlin, Guillaume Zuili, Jim Lister, Nicola Jane Maskrey, Andy Billington, Asya Gefter, Beth Dow, Wolfgang Moersch, Anna C. Wagner and Tobias D. Kern, Andres Pantoja, Morten Kolve, Debbie Sears, Keith Taylor, Tanja Verlak, Joakim Ahnfelt, Sheila McKinney, Joachim Falck-Hansen, Laura Ellenberger, Sebnem Ugural, Anna C. Wagner, Laurie Baggett, Douglas Nicolson, Andrew Chisholm, Angela Easterling, Constanza Isaza Martinez, Molly Behagg, Mike Crawford, Claus Dieter Geissler, Ky Lewis, Myka Baum, Hannah Fletcher, Holly Shackleton, Madaleine Trigg, Brittonie Fletcher, Daniel P. Berrange, Andrej Lamut, Jacqueline Butler, Evan Thomas, Guy Paterson, Almudena Romero. Le opere riconsegnate erano state sviluppate con i processi più disparati come gelatina d’argento, litografia, collodio umido, carta negativa e diverse tecniche ibride analogiche e digitali, componendo un progetto che esalta totalmente il potenziale unico della fotografia analogica.

Dal 20 settembre al 3 novembre 2019 – Magazzini Fotografici – Napoli

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Leggere – Steve McCurry

L’esposizione presenta 70 immagini del fotografo statunitense, dedicate alla passione universale per la lettura, che ritraggono persone, còlte in ogni angolo del mondo, nell’intimo atto di leggere.

Dal 13 settembre 2019 al 6 gennaio 2020, la Sala Mostre delle Gallerie Estensi di Modena ospita la mostra Leggere di Steve McCurry, uno dei fotografi più celebrati a livello internazionale per la sua capacità d’interpretare il tempo e la società attuale.

L’esposizione, promossa dalle Galleria Estensi Modena, organizzata da Civita Mostre e Musei, curata da Biba Giacchetti, con i contributi letterari dello scrittore Roberto Cotroneo, presenta 70 immagini, dedicate alla passione universale per la lettura, realizzate dall’artista americano (Philadelphia, 1950) in quarant’anni di carriera e che comprendono la serie che egli stesso ha riunito in un volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész, uno dei suoi maestri.

Gli scatti ritraggono persone di tutto il mondo, assorte nell’atto intimo di leggere, còlte dall’obiettivo di McCurry che testimoniano la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati, nei ricordi, nel presente, nel passato e nel futuro e nella mente dell’uomo.

I contesti sono i più vari, dai i luoghi di preghiera in Turchia, alle strade dei mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Sono immagini che documentano momenti di quiete durante i quali le persone si immergono nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici; per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura.

In una sorta di percorso parallelo, le fotografie sono accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di McCurry, coinvolgendo il visitatore in un rapporto intimo e diretto con la lettura e con le immagini.

La mostra è completata dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione di questa mostra. Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate per le copertine, che sono spesso le icone che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Dal 13 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 – Gallerie Estensi di Modena

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La battaglia di Mosul di Emanuele Satolli
Life, Still di Alessio Romenzi

Syria, Raqqa: A totally destroyed by airstrike building in front of the National Hospital. Alessio Romenzi

Rovine di cemento e colonne di fumo disegnano il paesaggio della guerra più assurda e incomprensibile che 
avremmo mai potuto immaginare: Mondo contro Stato Islamico.  
Renata Ferri

Osservare la guerra oggi significa declinare una nuova grammatica dell’atto del guardare. 
Porsi in una relazione intima tra chi guarda e il mondo guardato.
Tenere insieme la cronaca e la storia.
Francesca Mannocchi

Emanuele Satolli

Si inaugura martedì 10 settembre alle 18.30 a Forma Meravigli, Milano, la mostra Di fronte a una guerra che presenta i lavori dei due fotografi che hanno vinto le ultime edizioni del Premio Amilcare Ponchielli: “La battaglia di Mosul” di Emanuele Satolli (2017) e “Life; Still” di Alessio Romenzi (2018). L’esposizione promossa e organizzata dal GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale), a cura di Renata Ferri, è a ingresso gratuito e resterà aperta fino al 20 ottobre 2019. Forma Meravigli è una iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto. Il Premio Amilcare G. Ponchielli, riservato a fotografi italiani o residenti in Italia, è stato creato dal GRIN nel 2004 e premia ogni anno un progetto fotografico pensato per la pubblicazione su un giornale, un sito web o di un libro.

Le fotografie di Satolli e Romenzi – simili per formazione ed esperienza, differenti per scelta linguistica e formale – che hanno documentato con profonda sensibilità e grande professionalità la guerra alla brama di un assurdo califfato del terzo millennio, la guerra dell’Isis. Un conflitto che ha cambiato per sempre l’immaginario dei conflitti contemporanei, imprimendo drammaticamente nei nostri occhi scene di apocalisse cinematografica colme di echi di guerre passate.

Emanuele Satolli, vincitore dell’edizione 2017, ha ricevuto il riconoscimento per il lavoro “La battaglia di Mosul”: una straordinaria documentazione della guerra che ha visto Mosul, seconda città più popolosa dell’Iraq, cadere nelle mani dello Stato Islamico nel giugno del 2014. Due anni dopo è iniziata la battaglia dell’esercito iracheno, affiancato dai curdi pashmerga e dalle forze speciali americane, per liberarla. Un anno di guerra che si è concluso il 10 luglio 2017 con un bilancio terrificante di migliaia di vittime civili, non a caso definito il più duro conflitto urbano dalla fine della Seconda guerra mondiale. Satolli durante questo periodo ha compiuto sei viaggi, spesso embedded con le forze irachene, alcuni su commissione di testate internazionali, altri come freelance. Il suo lavoro esposto è una sintesi di questo impegno, coraggioso e paziente, che trova negli sguardi degli innocenti la denuncia dell’orrore. Si avvicina ai prigionieri, catturati ovunque e ammassati sul selciato, segue le milizie per testimoniare le deflagrazioni, fotografa i soccorsi ai feriti, la fuga delle donne con i bambini in braccio.

Alessio Romenzi ha vinto l’ultima edizione del Premio Ponchielli con il lavoro “Life, Still”. Il teatro di guerra è lo stesso o meglio, è ancora più ampio, comprende la Libia, la Siria e l’Iraq. La battaglia si è appena conclusa e il nemico, l’Isis, forse è sconfitto. Romenzi realizza questa serie tra dicembre 2018 e aprile 2019. Abbandona la sua lunga e significativa esperienza di fotoreporter per una fotografia più lenta e riflessiva. Il corpo immobile, il cavalletto, il formato panoramico a dilatare la scena, la ricerca e l’attesa per la migliore inquadratura. Il fotografo non corre più tra i sibili dei proiettili e il fragore delle granate. Nel silenzio dell’apocalisse si guarda intorno. Davanti ai suoi occhi cumuli di macerie, Mosul, Raqqa e Sirte, città fantasma in cui piccole tracce di vita si manifestano con timore: un semaforo acceso, due ragazzi sullo scooter, un negozio di vernici circondato da edifici ridotti in polvere.

Dal 10 settembre al 20 ottobre – Forma Meravigli – Milano

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Lorenzo Castore «A Beginning »

Exhibited for the first time in Paris, the series 1994-2001 | A Beginning is the first chapter of a life-story that is a hybrid between a memoir and a literary autobiography, where reality and fiction merge. This deeply personal series consists of photographs taken around the world between 1994 and 2001 and it is about a boy becoming a young man, childhood memories and brotherhood, rites of passage and discovering.

September 13 – October 26 – Galerie Folia – Paris

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Contatti e contrasti – AAVV

South Ossetia, 2008. A woman celebrating the recognition of independence by Russia. Claimed by Georgia, and de facto independent, South Ossetia, is recognized Sovereign state by Russia in the August 26th 2008, followed by Nicaragua and Venezuela.

S’intitola ‘Contatti & contrasti‘ la mostra di Maestri della fotografia edizione 2019, appuntamento che galleria Valeria Bella organizza dal 2012, a cura di Michele Bella.

Una collettiva con fotografie – tra gli altri – di Ugo Mulas, Luigi Ghirri, Carlo Orsi, Toni Thorimbert, Davide Monteleone e Guido Guidi.

dal 4 al 24 ottobre 2019 – Galleria Valeria Bella – Milano

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Viaggio, Racconto, Memoria. Ferdinando Scianna 

Non sono più sicuro, una volta lo ero, che si possa migliorare il mondo con una fotografia. Rimango convinto, però, del fatto che le cattive fotografie lo peggioranoFerdinando Scianna

La mostra ripercorre oltre 50 anni di carriera del fotografo siciliano, attraverso 180 opere in bianco e nero, divise in tre grandi temi – Viaggio, Racconto, Memoria. Per l’occasione, verrà esposta una serie d’immagini di moda che Scianna ha realizzato a Venezia come testimonianza del suo forte legame con la città lagunare.

Ferdinando Scianna ha iniziato ad appassionarsi alla fotografia negli anni sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia.

Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.

In oltre 50 anni di narrazioni, non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e con la sua modella icona Marpessa. Poi i reportage (è il primo italiano a far parte, dal 1982, dell’agenzia fotogiornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Dotato di grande autoironia, Scianna ha scelto un testo di Giorgio Manganelli per sintetizzare questa sua mostra: “Una antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…“.

Come fotografo – ha affermato lo stesso Scianna, parlando del suo lavoro – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo“.

Dal 31/08/19 al 02/02/20 Casa dei Tre Oci – Venezia

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Le mostre di Phest

See Beyond the Sea.

“Noi siamo una grande penisola gettata nel Mediterraneo e certe volte ce ne dimentichiamo.”

Franco Cassano, Il pensiero meridiano, 1996

PhEST è fotografia, cinema, musica, arte, contaminazioni dal Mediterraneo.

Torna dal 6 settembre al 3 novembre il festival internazionale di fotografia di Monopoli, con un’edizione a tema Religioni e Miti, quanto mai ricca di spunti interessanti.

Tra gli altri, vi segnaliamo le mostre di Giulia Bianchi, Sanne De Wilde, Michela Benaglia e Alinka Echeverria, ma date un’occhiata al programma completo che trovate qua

Dal 6 settembre al 3 novembre – Monopoli (BA) Sedi Varie

Cristina Vatielli Sin Hombre

La Galleria del Cembalo propone fino al 30 novembre 2019 Sin Hombre, una mostra di fotografie di Cristina Vatielli dedicate alle vicende di due donne realmente vissute in Galizia, nel nord della Spagna, alla fine dell’Ottocento. Dopo Le donne di Picasso, Cristina Vatielli prosegue la sua personale ricerca su emblematiche figure femminili vissute a cavallo dei due secoli passati. Sin Hombre è, infatti, la prima tappa di un nuovo progetto, ampio e complesso, che vuole indagare storie di donne che nell’ombra hanno lasciato un segno nella storia. Sin Hombre è la libera ricostruzione di un amore difficile, impossibile, in un ambiente dominato da una cultura prevalentemente maschile, ispirata al libro biografico di Narciso de Gabriel, che narra le vicende di Elisa Sánchez Lorica e Marcela Gracia Ibeas che ebbero luogo in Galizia all’inizio del 1900, a La Coruña. Cristina Vatielli per rappresentare la storia adotta lo stile che più le è congeniale: la messa in scena. Sceglie Antonella, attrice di teatro e Maria, illustratrice e tarologa. La casa di un’anziana guaritrice in Abruzzo diventa l’ambiente perfetto per riprodurre il periodo in cui le donne vivevano insieme in povertà. A fare da sfondo, i paesaggi forti della Galizia, metafora del rapporto tra le protagoniste. Lavora prevalentemente in inverno, ricreando le atmosfere di una storia dura, ricca di ombre, profondamente intense. 
dal 25 settembre al 30 novembre 2019 – Galleria Del Cembalo – Roma

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Ladies – Lady Tarin

L’esposizione, curata da Denis Curti, propone 25 scatti, tra cui molti inediti, provenienti dai nuovi progetti ‘Untitled (The Fight)’ e ‘Girls Love Bar Basso’.

«Ladies è il titolo della mia mostra – afferma l’autrice -, dove attraverso le mie immagini voglio esorcizzare la sensazione della colpa che accompagna troppo spesso la vita di una donna e vorrei anche lo spettatore si astenesse dal giudizio, non attribuisse colpe, per riuscire a vedere una figura femminile sensuale e libera». 

La volontà di Lady Tarin è quella di liberare la donna da una bellezza costruita per compiacere l’uomo e quasi mai se stessa, di restituire all’eros femminile la spontaneità e la consapevolezza troppo spesso negata.

Le ragazze che Lady Tarin immortala sembrano raggiungere l’obiettivo, forse proprio perché accompagnate da uno sguardo femminile e quindi complice, in grado di coglierne e interpretare i desideri più intimi.

“In questi scatti, in particolare, ho cercato di catturare la massima espressione di libertà anche grazie alla sinergia con le “Ladies”.  Consapevolezza e spontaneità sono elementi necessari nel mio lavoro, uniti alla forte energia che si crea sul set “

11 ottobre – 10 novembre 2019 – Still Fotografia – Milano

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UBIF – Una breve indagine fotografica

Una mostra fotografica collettiva di giovani autori che racconta anche il disastro della tempesta di Vaia che ha colpito lo scorso anno le montagne del Triveneto. “UBIF – Una breve indagine fotografica” è una mostra collettiva che presenta sei progetti realizzati durante il percorso formativo curato da Alberto Sinigaglia e Teresa Piardi. Si terrà a Vicenza, presso lo Spazio Nadir, dal 18 settembre al 5 ottobre 2019. I lavori dei partecipanti sono stati realizzati durante un anno di formazione sui linguaggi della fotografia contemporanea, portando avanti una riflessione sul mezzo fotografico attraverso le sue evoluzioni storiche.
Lara Bacchiega (spazio libero cosmo), Valentina Gerolimetto (l’amar), Roberta Moras (RUZEN), Sacha Catalano (Ongoing project), Giovanni Ongaro (There is no elsewhere) e Stefano Pevarello (Sun Down) sono i fotografi che hanno lavorato sui diversi temi che saranno esposti e che vanno dalla costruzione di una “mitologia personale” attraverso la memoria alla recente tempesta di Vaia sulle montagne del Triveneto. Dal paesaggio dei luoghi balneari nel silenzio dell’inverno ai dialoghi sorprendenti di immagini apparentemente distanti fra loro, fino ad arrivare all’evocazione di quello “spazio di passaggio” che può rappresentare una casa di riposo.
Per ogni progetto è stato realizzato un libro in copie limitate; la mostra e tutti i libri saranno presentati dagli autori il 28 settembre presso lo Spazio Nadir alle ore 18.30. In quell’occasione sarà presentata la seconda edizione del percorso formativo di UBIF che inizierà il prossimo fine ottobre.

18 Settembre – 5 Ottobre 2019 – Spazio Nadir – Vicenza

Sulle mie ossa – Andrea Lombardo

La mostra Sulle mie ossa, di Andrea Lombardo, a cura di Emanuele Salvagno, verrà inaugurata sabato 21 settembre alle ore 11.00 negli spazi espositivi di Spazio Cartabianca, la mostra fa parte del circuito FuoriFestival di Photo Open Up.

La mostra, aperta al pubblico fino a sabato 26 ottobre 2019, prosegue il ciclo di mostre fotografiche per la promozione dei giovani fotografi emergenti che da sempre ha caratterizzato la proposta culturale della nostra galleria.

“Qui, dove il tempo non scorre, è ben naturale che le ossa recenti, e meno recenti e antichissime, rimangano, ugualmente presenti, dinanzi al piede del passeggero.” Carlo Levi

Nelle sue immagini, Andrea Lombardo rappresenta la società urbana contemporanea, la decontestualizza e la amplifica immergendola nel silenzio di una nostra futuribile assenza, priva di mezzi e persone in movimento, come se tutto fosse finito e di noi fosse rimasto soltanto il cemento. Le strade sopraelevate, ossatura di città stratificate, si fanno fossili silenziosi e imponenti della nostra civiltà al massimo del suo splendore, antiche e moderne campate che sostengono il tessuto urbano e sociale in un intreccio quasi morboso, nella ricerca di raggiungere sempre più velocemente luoghi lontani.
Grazie alle fotografie in mostra, come in un viaggio nel tempo riusciamo a fermarci e a contemplare ciò che di solito scorre ignorato al di là dei finestrini, una testimonianza architettonica e sociale di città a noi vicine e lontane, ma accomunate dalla stessa necessità sociale di ascendere verso l’utopia di un mondo più vicino.

Dal 21 settembre al 26 ottbre 2019 – Spazio Cartabianca – Albignasego (PD)

Tutte le info qua

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