Banksy, contaminazioni fotografiche

Ciao, di recente sono stata al Mudec per visitare la mostra sul famoso street artist, Banksy: A Visual Protest.

La mostra, come sempre, non è stata autorizzata dall’artista, che ha anche vietato il merchandising in vendita nel bookshop. Il catalogo è disponibile.

Ho trovato la mostra molto interessante, soprattutto la parte audiovisiva, che ci mostra l’ambientazione originaria dei “graffiti” di Banksy.
Non sono presenti infatti in mostra suoi lavori sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza certificata. Non aspettatevi quindi di trovare graffiti staccati dai muri (per fortuna!), ma solo riproduzioni.

Tra le opere che mi hanno più colpito, ci sono le tre che vi mostro di seguito, che prendono spunto da famosissime fotografie, le cui storie abbiamo tra l’altro raccontato in questo blog. Banksy reinterpreta il fotogramma inserendo elementi alternativi, con cui esprime il suo pensiero provocatorio.

Anna

Napalm

Vietnam, 1972 il fotografo Nick Ut scatta una delle foto più celebri del Novecento: nubi grige in lontananza e militari sul fondo, mentre in primo piano alcuni bambini scappano disperati dal loro villaggio appena bombardato col napalm. La disperazione della bambina al centro è, nella reinterpretazione di Banksy, accompagnata dal sorriso di due mascotte dell’odierno entertainment, che avanzano gioiose vero lo spettatore.
Un contrasto stridente e provocatorio, che sintetizza in un colpo d’occhio il pensiero di Banksy sulle responsabilità sociali e sul ruolo politico delle grandi multinazionali.

Golf sale

Pechino, 1989. Il fotografo Jeff Widener (tra gli altri) immortala l’immagine simbolo della cosiddetta “primavera democratica cinese”: in Piazza Tienanmen un giovane manifestante sta fermo davanti ad una colonna di carri armati inviati a reprimere la protesta popolare. Banksy devia il senso della scena inserendo un elemento incongruo: l’anonimo manifestante esibisce qui un avviso commerciale “golf sale”. Ma, più che prendersi gioco di quella protesta, con questo lavoro l’artista sembra bersagliare la pubblicità. L’avviso dei saldi pare inteso ad indirizzare altrove le truppe armate, distogliendole dalla battaglia e dallo scontro, per inseguire piuttosto l’ultimo sconto.

Flag

In questo lavoro Banksy fa riferimento all’iconica fotografia di Joe Rosenthal Alzabandiera a Iwo Jima (ripresa anche nella locandina di un famoso film, Flags of our fathers) scattata nel febbraio 1945 durante la seconda guerra mondiale. Originariamente ritraeva sei marines americani, sulla vetta del monte Suribachi e vinse il premio Pulitzer diventando nel giro di poco un simbolo del patriottismo americano. Nella versione di Banksy, invece, i marines sono sostituiti da un gruppo di bambini indisciplinati di Harlem, nell’atto di issare la bandiera americana su di un’auto incendiata.

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