Mostre per luglio

Ciao,

nuove bellissime mostre vi aspettano anche per il mese di luglio.

Fateci un giro!

E qua trovate tutte le mostre in corso sempre aggiornate!

Anna

Memoria – James Nachtwey

Réalisée en étroite collaboration avec James Nachtwey et Roberto Koch, cette exposition est la plus grande rétrospective jamais dédiée au travail du photographe. À travers son regard personnel, elle propose une remarquable réflexion sur le thème de la guerre, dont la portée est nécessairement collective. Dix-sept sections différentes constituent le parcours de l’exposition, formant un ensemble de près de deux cents photographies.Elle rassemble ainsi les images de celui que l’on peut considérer comme le photoreporter le plus prolifique de ces dernières décennies, un observateur exceptionnel de notre monde contemporain et probablement l’un de ses témoins les plus clairvoyants.

James Nachtwey, dont la carrière est jalonnée par de nombreux prix et récompenses dans des domaines variés, est mondialement reconnu comme l’héritier de Robert Capa. Sa force morale et ses engagements sociaux et civils l’ont mené à consacrer sa vie entière à la photographie documentaire. Il n’a de cesse de photographier la douleur, l’injustice, la violence et la mort. Mais pour que jamais ne soient oubliées la souffrance et la solitude humaines, il crée des images d’une beauté vertigineuse, impeccablement cadrées et éclairées, et aux effets quasi cinématographiques. L’extraordinaire beauté et l’infinie tendresse qui en émanent sont autant de moyens de lutter et de résister.

Dans une posture toujours de compassion, il saisit des scènes et des contextes variés : en Bosnie, à Mostar, où un tireur d’élite vise à travers une fenêtre, la famine au Darfour, les malades de la tuberculose ou bien encore les terribles effets de l’agent orange au Vietnam.
Les photographies de l’exposition sont issues des reportages les plus significatifs de James Nachtwey : Le Salvador, les Territoires palestiniens, l’Indonésie, le Japon, la Roumanie, la Somalie, le Soudan, le Rwanda, l’Irak, l’Afghanistan, le Népal, les États-Unis avec entre autres un témoignage singulier des attentats du 11 septembre, ainsi que de nombreux autres pays. L’exposition s’achève sur un reportage traitant de l’immigration en Europe, aujourd’hui plus que jamais d’actualité.

James Nachtwey dépeint la guerre depuis 40 ans, montrant sans détour le sort des populations qui en font la terrible expérience. Ses images révèlent une humanité mutilée par la violence, dévastée par les maladies et la faim, une humanité qui, par nature, semble se fourvoyer.

« J’ai été un témoin. Un témoin de ces gens à qui l’on a tout pris – leurs maisons, leurs familles, leurs bras et leurs jambes, et jusqu’au discernement. Et pourtant, une chose ne leur avait été soustraite, la dignité, cet élément irréductible de l’être humain. Ces images en sont mon témoignage. »

James Nachtwey

30.05.2018 – 29.07.2018 – Maison Européenne de la Photographie – Paris

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ROMANO CAGNONI / THE PHENOMENON OF LIFE

LABottega è lieta di presentare The Phenomenon of Life, la prima mostra tributo dedicata a Romano Cagnoni, uno dei fotoreporter più importanti del Ventesimo secolo, scomparso a gennaio di quest’anno.L’esposizione, a cura di Benedetta Donato e Serena Del Soldato, vuole ripercorrere, con uno sguardo inedito, l’esperienza professionale e umana dell’autore che si definiva “Fotografo Totale”.

Come ha dichiarato più volte Cagnoni: «La Fotografia Totale racconta la storia dell’uomo, il rapporto con se stesso, con il prossimo e la società in cui vive».

In questa narrazione, la vasta opera realizzata dal fotografo, viene proposta attraverso un’attenta selezione, che lungi dal pretendere di essere esaustiva, è finalizzata ad offrire una lettura incentrata su uno degli aspetti considerati tra i più significativi, per comprendere la produzione del fotografo. Si tratta di quella tensione e di quell’atteggiamento mantenuto da Romano Cagnoni nel ricercare, in ogni evento drammatico da egli ripreso, la visione oltre la realtà di ciò che gli si presentava davanti. Rimanendo fedele al genere del fotogiornalismo, di cui ha sempre condiviso l’importanza fondamentale dell’immagine nell’informazione, per l’innegabile impatto che essa riesce a restituire, il suo obiettivo si è sempre focalizzato sull’esistenza che sceglieva di raccontare.

Seguendo l’attitudine dell’autore, in mostra verrà esposta una selezione di fotografie accompagnate dai provini a contatto. Oltre alla rappresentazione del percorso di selezione operato dall’autore, attraverso l’esposizione dei provini a contatto, sarà possibile individuare i momenti che hanno caratterizzato situazioni ancora sconosciute, aneddoti visivi meno diffusi, alla ricerca di un’immagine in particolare che inviti alla riflessione e alla presa di coscienza.

L’allestimento ideato mira a far conoscere e comprendere ancora più da vicino l’opera di Romano Cagnoni, noto per immagini oramai entrate a far parte della nostra memoria collettiva, come ad esempio le fotografie realizzate in Biafra durante la guerra civile in Nigeria, il ritratto del Presidente Ho Chi Minh in Nord Vietnam o in Nuova Guinea, di cui si ricorda immediatamente la poesia della ragazza incinta che cammina su una palafitta.

Non c’è fotografia che non racconti la sua verità , perchè frutto di un attento percorso di scelta, mosso da grande vivacità e immaginazione, lontano da qualunque retorica, alimentato dalla rara capacità di visione e dalla ricerca dell’immagine che desti meraviglia… Di quelle fotografie che sappiano raccontare messaggi precisi, capaci di connettersi direttamente al fenomeno della vita.

dal 17 Giugno al 2 Settembre 2018 – LABottega – Marina di Pietrasanta

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ROBERT DOISNEAU. Pescatore d’immagini

Dal 23 giugno al 30 settembre 2018, il Palazzo delle Paure di Lecco ospita la mostra di Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.

La mostra dedicata a Robert Doisneau  – sottolinea il Sindaco di Lecco Virginio Brivio – persegue l’obiettivo di rendere sempre più attrattiva la proposta culturale offerta dalla città di Lecco, nell’ottica di un potenziamento del turismo di matrice culturale, che potrà beneficiare nell’abito del contesto espositivo di Palazzo delle Paure sia di mostre temporanee come questa, sia dai percorsi espositivi permanenti, ivi compreso un gioiello come l’Osservatorio Alpinistico Lecchese”.La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con Piero Pozzi, col patrocinio del Comune di Lecco, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Different, presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese.

Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come “Le Baiser de l’Hôtel de Ville”,” Les pains de Picasso”, “Prévert au guéridon”, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese. I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.

Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e qui presente con uno scatto “Prévert au guéridon” che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta [Robert Doisneau, Les frères, rue du Docteur Lecène, 1934 @ Atelier Robert Doisneau]Com’ebbe modo di ricordare lo stesso Doisneau “Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che si trova nelle strade”.

A Lecco, si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori più famosi, tra cui “il Bacio dell’Hotel de Ville”, scattata nel 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come un simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana Life, e chiese ai due giovani di posare per lui.

Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini; ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti. È il caso di “Les pains de Picasso”, in cui l’artista spagnolo, vestito con la sua tipica maglietta a righe, gioca a farsi ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che surrogano, con la loro forma, le sue mani.

L’esposizione è la prima del programma triennale (2018-2020), messo a punto dal Comune di Lecco in collaborazione con ViDi – Visit Different, che porterà a Palazzo delle Paure i grandi nomi dell’arte e che proseguirà dal 19 ottobre al 20 gennaio 2019, con L’Ottocento lombardo. Da Hayez a Segantini che approfondirà attraverso cinquanta opere dei maggiori autori del XIX secolo, l’evoluzione artistica e l’ambiente culturale fioriti in Lombardia nell’Ottocento.

Lecco, Palazzo delle Paure (piazza XX Settembre) – 23 giugno – 30 settembre 2018

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Henri Cartier-Bresson. Landscapes

Dal 17 giugno al 21 ottobre 2018 la mostra Landscapes realizzata dal Forte di Bard in collaborazione con Magnum Photos International e Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, presenta 105 immagini in bianco e nero personalmente selezionate da Henri Cartier-Bresson, scattate tra gli anni Trenta e gli anni Novanta fra Europa, Asia e America.

Ciascuna fotografia è rappresentazione di quell’‘istante decisivo’ che per il maestro è il “riconoscimento immediato, nella frazione di un secondo, del significato di un fatto e, contemporaneamente, della rigorosa organizzazione della forma che esprime quel fatto”. Sebbene in alcune foto compaiano anche delle persone, l’attenzione dell’autore è concentrata in modo particolare sull’ambiente, tanto che si può parlare di Paesaggio della Natura e Paesaggio dell’Uomo.

Come ha affermato il poeta e saggista Gérard Macé nella prefazione al catalogo Paysage (Delpire, 2001), “Cartier Bresson è riuscito a fare entrare nello spazio ristretto dell’immagine fotografica il mondo immenso del paesaggio, rispettando i tre principi fondamentali che  compongono la sua personale geometria: la molteplicità dei piani, la giustezza/armonia delle proporzioni e la ricerca di equilibrio”. Nato nel 1908 a Chanteloup, Seine-et-Marne, Cartier-Bresson fu co-fondatore nel 1947 della celebre agenzia Magnum, figura mitica nella storia della fotografia del Novecento.

Dal 17 giugno al 21 ottobre 2018  – Forte di Bard – Aosta

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HENRI CARTIER-BRESSON. IN AMERICA

Dal 16 giugno all’11 novembre 2018 il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art accende i riflettori sulla mostra fotografica “Henri Cartier-Bresson. In America”,  a cura di Maurizio Vanni, organizzata in collaborazione con Magnum Photos e Fondation Henri Cartier-Bresson con il supporto di MVIVA.

L’esposizione, che si compone di 101 immagini in bianco e nero, riunisce gli scatti che il fotografo parigino – fondatore della Magnum Photos insieme a Robert Capa, George Rodger, David ‘Chim’ Seymour e William Vandivert – realizzò negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni Trenta, quando visitò per la prima volta il Paese, fino alla fine degli anni Sessanta. Questi lavori sono riusciti a catturare la realtà e l’essenza della vita americana di allora, mostrando in particolare la diversità della ricca società americana.

“Cartier-Bresson – sottolinea il curatore Maurizio Vanni – posa il suo sguardo sulla società dei consumi per eccellenza e sul suo mondo effimero frapponendo la sua arte senza tempo, durevole e solida alla fragilità e fugacità di una comunità che ha smarrito il senso vero dell’esistenza. La rincorsa di un modello di vita utopico, votato all’eccesso, al sogno, alla grandezza, alla rottura delle convenzioni, alla tecnologia  risulta essere più vicino alla fiction che alla realtà, che si manifesta così in tutta la sua banalità, disperazione e crudezza”.

“C’era un sacco di sfarzo in America negli anni Sessanta e Settanta, sì e negli anni Quaranta, l’era delle immagini – scrive Arthur Miller –, ma chiaramente Cartier-Bresson cercava di metterselo alle spalle per arrivare alla sostanza della società americana. E dal momento che la sua è fondamentalmente una visione tragica, ha reagito con maggiore sensibilità a ciò che in America ha visto come correlato al suo decadimento, al suo dolore”. Il paesaggio americano passa in secondo piano ed esce rafforzato l’elemento umano, il valore delle persone e dei loro gesti.

Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art,  16 giugno – 11 novembre 2018

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ABITANTI. Sette sguardi sull’Italia di oggi

All’interno di Milano Photo Week (4-10 giugno 2018), il Museo di Fotografia Contemporanea e La Triennale di Milano presentano al Palazzo dell’Arte la mostra ABITANTI. Sette sguardi sull’Italia di oggi, a cura di Matteo Balduzzi, aperta al pubblico da sabato 9 giugno a domenica 9 settembre 2018: una riflessione collettiva sul tema dell’abitare contemporaneo realizzata da fotografi under 35 selezionati nell’ambito della call pubblica ABITARE, promossa dal MiBACT – Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie urbane, in collaborazione con La Triennale e il MUFOCO e con la partecipazione di Geico.

Sette progetti inediti affrontano alcune delle tematiche più attuali legate alle modalità di abitare i luoghi, su tutto il territorio italiano, alla luce delle trasformazioni sociali ed economiche in corso. Con strategie visive che vanno dalla fotografia documentaria all’immagine di fiction, dall’arte pubblica all’applicazione di tecnologie informatiche, gli autori vivono e indagano realtà quali la condivisione abitativa per ragioni di reddito o di mutua assistenza, la sopravvivenza dei borghi rurali, l’occupazione e autogestione degli immobili, le interazioni tra tecnologia, immagine, corpo, luoghi fisici e spazi virtuali.

Il progetto intende fornire un contributo all’attuale riflessione sullo statuto della committenza pubblica, proponendo una radicale modifica tanto nelle procedure di accesso, improntate alla massima apertura e al dialogo, quanto nell’estensione a nuovi linguaggi e pratiche, ormai consolidate tra le nuove generazioni, mantenendo inalterate la profondità di analisi del reale unita alla forte tensione civile.

Autori in mostra: Dario Bosio, Saverio Cantoni e Viola Castellano, Francesca Cirilli, Gloria Guglielmo e Marco Passaro, Rachele Maistrello, Tommaso Mori e Flavio Moriniello.

09 giugno – 09 settembre 2018 – LA TRIENNALE DI MILANO

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W. Eugene Smith – Pittsburgh ritratto di una città industriale

La Fondazione MAST presenta per la prima volta in Italia una mostra interamente dedicata al fotografo americano W. Eugene Smith (1918-1978) e alla monumentale opera realizzata a partire dal 1955 a Pittsburgh, all’epoca la principale città industriale del mondo.

Il progetto, considerato da Smith l’impresa più ambiziosa della propria carriera, segnò un momento di svolta nella sua vita professionale e personale. A trentasei anni, dopo la fama e il successo ottenuti come fotoreporter inviato di “Life” sui luoghi dei principali avvenimenti della seconda guerra mondiale, decise di chiudere con i mal tollerati vincoli imposti dai media, per dedicarsi alla fotografia con totale libertà espressiva.

Il primo incarico come freelance fu la realizzazione di un centinaio di fotografie su Pittsburgh per un libro sul bicentenario della sua fondazione. La città era in pieno boom economico grazie alla crescita dell’industria siderurgica e in particolare delle acciaierie, che garantivano lavoro e attiravano operai da tutto il mondo.

Smith rimase affascinato dalla Città dell’Acciaio, dai volti dei lavoratori, dalle strade, dalle fabbriche, dagli infiniti particolari e dalle contraddizioni del tessuto sociale di questa metropoli brulicante di vita. Si mise in cerca della vera anima della città, mosso dal desiderio di trovare l’assoluto, di essere davvero pronto e presente nei rarissimi attimi in cui la verità della vita si manifesta nelle apparenze del mondo.Pittsburgh diventò ben presto un’ossessione. Invece che per un paio di mesi, Smith continuò a fotografare per due o tre anni, restando impegnato per il resto della vita in innumerevoli tentativi di produrre, a partire dai quasi 20.000 negativi e 2.000 masterprints, il libro che avrebbe rivelato l’anima della città senza lasciare fuori nulla, un’opera senza precedenti nella storia della fotografia. L’incarico non fu mai portato a compimento e solo un numero limitato di immagini arrivò al pubblico.

L’esposizione al MAST, a cura di Urs Stahel, propone il nucleo principale di questo lavoro magnifico e sofferto attraverso oltre 170 fotografie che compongono un ritratto grandioso e autentico di Pittsburgh e insieme dell’America degli anni cinquanta, tra luci, ombre e promesse di felicità e progresso.

La mostra è organizzata dalla Fondazione MAST in collaborazione con Carnegie Museum of Art, Pittsburgh.

MAST Bologna – dal 16 maggio al 16 settembre 2018

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DOLOMITI. IL CUORE DI PIETRA DEL MONDO

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In mostra la straordinaria bellezza delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale dell’Umanità

Le Dolomiti sono un monumento d’arte diffuso che l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità per la loro straordinaria bellezza e importanza scientifica per la storia della Terra. Ora, per la prima volta in mostra a Roma, questa magnificenza è documentata da una quarantina di prestigiosi scatti del fotografo Georg Tappeiner. L’autore, che vive nelle Dolomiti, ha “respirato” quella bellezza che ci affascina e scattando le foto ci ha restituito arte, nell’arte.

In Sala Fontana, con un allestimento che valorizza ancor più le vedute dolomitiche di Tappeiner, “Dolomiti. Il cuore di pietra del mondo” sarà visitabile fino al 2 settembre. Queste panoramiche delle Dolomiti esaltano, attraverso la luce, il dettaglio e lo sguardo professionale, la straordinaria bellezza che ha conquistato e continua a “stregare” milioni di persone nel mondo.

Quelle di Georg Tappeiner sono vedute stupefacenti che diventano creazioni artistiche del paesaggio e tornano a restituire all’arte della fotografia quella dignità che pareva essere smarrita. Non a caso il National Geographic, la prestigiosa rivista nata per ‘esplorare il mondo e prendersi cura della Terra’, ha pubblicato per prima alcuni dei bellissimi scatti di Tappeiner e proprio a seguito di questa iniziativa è nata la mostra “Dolomiti. Il cuore di pietra del mondo“. Lo sguardo del fotografo è di grande efficacia comunicativa e, al contempo, immortala con assoluta potenza la straordinarietà del Bene Naturale Dolomiti. L’autore ha esposto parte di questi scatti a Praga, a Zagabria e ora, finalmente, a Roma.

Grazie ad una sinergia impeccabile con i vertici del Palazzo Esposizioni a corredo della mostra, oltre al catalogo, ci saranno supporti informativi della Fondazione Dolomiti UNESCO, tra cui un documentario (parte di un reportage di Piero Badaloni realizzato con la collaborazione di Fausta Slanzi, fotografia e montaggio di Nicola Berti) che documenta quanti personaggi del mondo dell’arte, della musica, della scrittura si siano ispirati alle Dolomiti: non solo pittori (Tiziano Vecellio), scrittori (Dino Buzzati), musicisti (Gustav Mahler), fumettisti (Aurelio Galleppini, Galep uno degli autori di Tex Willer) e fotografi di tutto il mondo, ma anche centinaia e centinaia di migliaia di persone sedotti dalla bellezza strepitosa delle Dolomiti.

20 giugno > 2 settembre 2018 – Spazio fontana – Palazzo delle Esposizioni – Roma

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